La Basilicata rende omaggio a Rocco Petrone, il lucano d’America che contribuì alla conquista della Luna

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La Basilicata ha celebrato la figura di Rocco Petrone, l’ingegnere statunitense figlio di emigrati lucani che ebbe un ruolo determinante nel successo del programma Apollo e nello storico allunaggio del 1969.

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Rocco Petrone, figlio di emigrati lucani negli Stati Uniti, fu il direttore delle operazioni di lancio che portarono alla storica missione Apollo 11 e al primo sbarco dell’uomo sulla Luna.

Nato ad Amsterdam, nello Stato di New York, da una famiglia originaria di Sasso di Castalda, in provincia di Potenza, Petrone rappresenta una delle più straordinarie storie di successo dell’emigrazione italiana negli Stati Uniti. Dopo una brillante carriera militare e una laurea in ingegneria meccanica al Massachusetts Institute of Technology (MIT), entrò a far parte della NASA all’inizio degli anni Sessanta.

Fu lui a dirigere le operazioni di lancio del gigantesco razzo Saturn V dal Kennedy Space Center, coordinando le strutture e le procedure che resero possibile la missione Apollo 11, culminata con il primo sbarco umano sulla Luna il 20 luglio 1969. In seguito venne nominato direttore dell’intero Programma Apollo, assumendo uno dei ruoli più prestigiosi dell’agenzia spaziale americana.

A distanza di decenni, la sua terra d’origine continua a ricordarlo come uno dei figli più illustri della Basilicata nel mondo. Le celebrazioni organizzate nella regione hanno voluto sottolineare il valore del contributo offerto dagli emigrati italiani allo sviluppo scientifico e tecnologico internazionale, indicando Petrone come esempio di talento, determinazione e legame con le proprie radici.

La figura dell’ingegnere lucano è stata recentemente valorizzata anche in Italia con l’emissione di un francobollo commemorativo dedicato al centenario della sua nascita, avvenuta il 31 marzo 1926.

La storia di Rocco Petrone dimostra come l’emigrazione italiana abbia saputo lasciare un segno profondo non solo nell’economia e nella cultura dei Paesi di accoglienza, ma anche nelle più grandi imprese dell’umanità, come la conquista dello spazio.




Iran e Stati Uniti: alla fine chi ha vinto?

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Donald Trump ha annunciato con toni trionfalistici il raggiungimento di un accordo con l’Iran, presentandolo come una grande vittoria diplomatica degli Stati Uniti. Da Teheran, invece, arrivano messaggi che lasciano intendere come la Repubblica Islamica abbia resistito alle pressioni occidentali senza cedere sui propri interessi fondamentali.

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Ma allora, chi ha vinto davvero?

Probabilmente nessuno. O forse, in una certa misura, entrambi.

Gli Stati Uniti possono rivendicare di aver ottenuto ciò che consideravano prioritario: riportare l’Iran al tavolo delle trattative, ridurre i rischi legati al programma nucleare e scongiurare una guerra lunga, costosa e potenzialmente devastante per l’intera regione. Trump potrà presentare l’intesa come l’ennesima dimostrazione della sua capacità di negoziare da una posizione di forza.

L’Iran, dal canto suo, può affermare di essere sopravvissuto a una fase estremamente delicata senza subire il crollo del regime. Dopo settimane di tensioni e pressioni internazionali, la leadership iraniana resta al proprio posto e potrebbe ottenere un alleggerimento delle sanzioni economiche che da anni soffocano il Paese.

Tuttavia, osservando la situazione da una prospettiva più ampia, emerge una realtà meno trionfale.

Molti, dentro e fuori l’Iran, avevano sperato che questa crisi potesse rappresentare un punto di svolta per il popolo iraniano. Le proteste degli ultimi anni, guidate in gran parte da donne e giovani, avevano acceso la speranza di una trasformazione politica capace di garantire maggiori libertà civili, diritti individuali e aperture democratiche.

Questa speranza, almeno per ora, sembra essere stata accantonata.

Le trattative non si sono concentrate sulla libertà di espressione, sui diritti delle donne o sulle riforme democratiche. Al centro del confronto sono rimasti temi più tradizionali della geopolitica: sicurezza, nucleare, petrolio, sanzioni economiche e controllo degli equilibri regionali.

In altre parole, quella che molti avevano immaginato come una possibile occasione di cambiamento politico si è trasformata in una negoziazione tra interessi strategici.

Naturalmente, sarebbe ingenuo pensare che una guerra garantisca automaticamente la nascita di una democrazia. La storia recente offre numerosi esempi di conflitti che hanno prodotto instabilità, caos e sofferenze senza portare alla libertà promessa. Tuttavia, resta il fatto che milioni di iraniani continuano a vivere sotto un sistema che limita fortemente i diritti politici e personali.

Per questo motivo, forse la conclusione più onesta è che entrambe le parti abbiano evitato una sconfitta, ma nessuna abbia ottenuto una vera vittoria.

Trump potrà dichiarare successo davanti agli elettori americani. I leader iraniani potranno proclamare di aver resistito alle pressioni esterne. Ma il grande assente di questa vicenda resta il popolo iraniano, che continua ad attendere quelle libertà e quei diritti che non sembrano essere entrati nell’agenda dei negoziatori.

Quando tutti dichiarano di aver vinto, spesso significa che la vera vittoria non appartiene a nessuno.




Al via i Mondiali 2026 e l’Italia sta a guardare

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L’attesa è finita. Questa sera prende ufficialmente il via la #Coppa del Mondo FIFA 2026, il più grande Mondiale della storia del calcio. Per la prima volta il torneo vedrà la partecipazione di 48 nazionali e sarà organizzato congiuntamente da Messico, Stati Uniti e Canada. La manifestazione si concluderà il 19 luglio dopo oltre un mese di competizione e ben 104 partite in programma.

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L’onore di aprire il torneo spetta al Messico, che affronterà il Sudafrica nello storico Stadio Azteca di Città del Messico. Si tratta di una sfida che richiama alla memoria il Mondiale del 2010, quando le due nazionali si affrontarono nella gara inaugurale disputata a Johannesburg e conclusa sull’1-1.

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Prima del calcio d’inizio è prevista una spettacolare cerimonia inaugurale con la partecipazione di artisti internazionali provenienti da America Latina, Africa ed Europa, in uno show pensato per celebrare il carattere multiculturale della manifestazione.

L’edizione 2026 segna una svolta storica per il calcio mondiale. Le squadre partecipanti passano infatti da 32 a 48, suddivise in dodici gironi da quattro squadre. Accederanno alla fase a eliminazione diretta le prime due classificate di ogni gruppo e le otto migliori terze, dando vita a un tabellone finale che inizierà dai sedicesimi di finale.

Il Messico entra nel torneo con grandi ambizioni, forte del sostegno del pubblico di casa e di una serie di risultati positivi nelle partite di preparazione. Il Sudafrica, invece, punta a sorprendere e a superare per la prima volta la fase a gironi in una Coppa del Mondo disputata fuori dai propri confini.

Per il Messico si tratta inoltre di un primato storico: nessun altro Paese aveva mai ospitato per tre volte una fase finale dei Mondiali. Dopo le edizioni del 1970 e del 1986, il Paese azteco torna ancora una volta al centro della scena calcistica internazionale.

Da questa sera e fino a metà luglio gli occhi di miliardi di appassionati saranno puntati sul Nord America, dove prenderà forma il sogno mondiale di 48 nazioni alla ricerca del titolo più prestigioso del calcio internazionale.

 




Chicago celebra l’orgoglio italiano: oltre 700 persone all’Italian American Liberty Gala 2026

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Per una sera, le distanze tra Italia e Stati Uniti sono sembrate scomparire. Migliaia di chilometri sono stati idealmente cancellati da un evento che ha riunito comunità, istituzioni e rappresentanti del mondo associativo italiano in un unico grande momento di festa e condivisione.

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È accaduto a Chicago durante l’Italian American Liberty Gala 2026, organizzato in occasione delle celebrazioni per la Festa della Repubblica Italiana dalla JCCIA e dalla Federazione Regione Puglia Chicago.

L’appuntamento ha registrato numeri eccezionali, richiamando oltre 600 partecipanti e superando le 700 presenze nella sala principale. Una risposta straordinaria che conferma la vitalità e il forte senso di appartenenza della comunità italo-americana del Midwest.

Tra i protagonisti della serata vi è stato il MAIE (Movimento Associativo Italiani all’Estero), rappresentato dal vicepresidente Enzo Odoguardi. L’evento è stato coordinato da Patrick Capriati, responsabile del MAIE per il Midwest degli Stati Uniti, che ha guidato una manifestazione caratterizzata da un forte valore culturale e istituzionale.

Nel corso della serata, Odoguardi ha conferito la prestigiosa onorificenza MAIE “Croce di Ambasciatore delle Eccellenze Italiane” a due figure di riferimento della collettività italiana di Chicago: Ron Onesti, presidente del Joint Civic Committee of Italian Americans (JCCIA), e Vito D’Ambrosio, presidente dell’Italian American Executives of Transportation (IAET). Un riconoscimento che ha voluto premiare il loro impegno costante nella promozione dell’identità italiana negli Stati Uniti.

Grande attenzione è stata dedicata anche al rapporto sempre più stretto tra Mola di Bari e Roselle, nell’Illinois, protagoniste di un percorso di gemellaggio fortemente sostenuto da Patrick Capriati, originario proprio della cittadina pugliese.

L’iniziativa rappresenta molto più di un accordo istituzionale: è il simbolo di un legame costruito nel tempo attraverso storie familiari, tradizioni condivise e radici comuni che continuano a unire le due comunità al di qua e al di là dell’Atlantico.

Nel corso dell’evento è stato inoltre valorizzato il progetto del Turismo delle Radici, considerato uno strumento fondamentale per rafforzare il rapporto tra gli italo-discendenti e i territori d’origine delle loro famiglie. Un percorso che permette alle nuove generazioni di riscoprire la propria storia e mantenere vivo il legame con l’Italia.

Accanto agli aspetti culturali ed emotivi, la serata ha offerto anche un’importante occasione di confronto sulle prospettive economiche della Puglia. Particolarmente apprezzato l’intervento dell’assessore regionale Eugenio Di Sciascio, che ha illustrato le opportunità offerte dal territorio pugliese nei settori dello sviluppo, dell’innovazione e degli investimenti.

A rappresentare la Puglia a Chicago erano presenti il sindaco di Mola di Bari Giuseppe Colonna, il vicesindaco Angelo Rotolo, Francesco Muciaccia di Pugliapromozione, Sante Radogna e Gaia Radogna di Masseria Sanrà e Metamare, Domenico Pinto di Tenuta Pinto, l’assessore regionale Eugenio Di Sciascio, Vincenzo Celano di UnionCamere Puglia, la stilista Maria Elena di Terlizzi e la maison di moda Rossorame.

La delegazione pugliese è rientrata in Italia con la consapevolezza che il mare e gli oceani non separano i popoli, ma possono diventare ponti capaci di unire persone, famiglie e generazioni. Un messaggio che ha accompagnato l’intera manifestazione e che continua a rappresentare il valore più autentico dell’emigrazione italiana: mantenere vivo il legame con la propria terra ovunque ci si trovi nel mondo.




Lutto nella comunità italiana di Boston: è morto Alberto Mustone, presidente del Comites

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La comunità italiana e italoamericana del Massachusetts è in lutto per la scomparsa di #Alberto Mustone, presidente del Comites di Boston e figura di riferimento per gli italiani del New England. Mustone è morto il 3 giugno scorso all’età di 78 anni.

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Originario di Melito Irpino, in provincia di Avellino, viveva negli Stati Uniti dal 1974 ed era da decenni impegnato nell’associazionismo italiano. Nel corso della sua lunga attività ha guidato numerose organizzazioni della comunità, tra cui il Club Italia, la Melito Irpino Boston Association e la Federazione delle Associazioni Italiane del New England. Dal 2022 ricopriva il suo secondo mandato come presidente del Comites di Boston.

Nel ricordarlo, il Comites ha sottolineato la sua capacità di unire generazioni diverse e di trasformare ogni iniziativa in un’occasione di incontro per la comunità italiana. «Tutti insieme, vecchi, giovani e meno giovani» era una delle espressioni che più amava utilizzare per descrivere lo spirito di partecipazione che cercava di promuovere.

Anche il Consolato Generale d’Italia a Boston ha espresso profondo cordoglio, ricordando Mustone come una presenza «generosa, discreta e instancabile» che ha dedicato tempo, energie e passione al servizio degli italiani nel New England, contribuendo a mantenere vivo il legame con l’Italia e a rafforzare il senso di appartenenza della collettività.

Nel corso della sua attività è stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia, riconoscimento attribuito a personalità che si sono distinte nella promozione dell’immagine e dei rapporti dell’Italia nel mondo.

I funerali sono stati celebrati il 6 giugno nella chiesa di St. Catherine of Genoa a Somerville, città dove risiedeva da molti anni. Alla moglie Antonietta, ai figli Philip e Christina, ai nipoti e a tutti i familiari giungono le condoglianze della redazione di Fatti Nostri.

 




Washington celebra la Festa della Repubblica tra eccellenze italiane e amicizia con gli Stati Uniti

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Oltre mille ospiti hanno partecipato nella capitale americana alle celebrazioni dell’80° anniversario della Repubblica Italiana, organizzate dall’Ambasciata d’Italia negli Stati Uniti. L’evento, ospitato dall’Ambasciatore Marco Peronaci, ha rappresentato un’importante occasione per valorizzare il legame storico tra Italia e Stati Uniti e per promuovere il meglio del Made in Italy.

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La ricorrenza assume quest’anno un significato particolare, coincidente con le celebrazioni dei 250 anni della Dichiarazione d’Indipendenza americana. Un doppio anniversario che ha offerto l’opportunità di sottolineare la profondità delle relazioni tra i due Paesi, costruite nel tempo grazie ai rapporti istituzionali, economici, culturali e al contributo della numerosa comunità italo-americana.

Alla manifestazione hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni statunitensi, membri del corpo diplomatico, imprenditori, giornalisti, esponenti del mondo della cultura e della collettività italiana residente negli Stati Uniti, compresi rappresentanti dei Comites.

Nel suo intervento, l’Ambasciatore Peronaci ha evidenziato il ruolo dell’Italia come partner affidabile degli Stati Uniti e ha richiamato l’importanza della collaborazione tra le due nazioni in settori strategici quali innovazione, commercio, ricerca e sicurezza. La serata è stata inoltre un’occasione per presentare le eccellenze italiane nei campi della gastronomia, del design, della tecnologia e dell’industria, autentici simboli del “saper fare” italiano apprezzato nel mondo.

Particolarmente sentito anche il messaggio rivolto agli italiani residenti negli Stati Uniti, riconosciuti come un ponte fondamentale tra le due sponde dell’Atlantico e come protagonisti di una storia di integrazione e successo che continua ancora oggi.

Le celebrazioni di Washington si inseriscono nel calendario degli eventi organizzati dalle sedi diplomatiche italiane nel mondo per commemorare gli 80 anni della Repubblica, riaffermando i valori di democrazia, libertà e cooperazione internazionale che ne hanno accompagnato il cammino fin dalla nascita.

 




Google, scommesse milionarie e dati segreti: nei guai un ingegnere italiano

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Un brillante ingegnere informatico italiano, da oltre dieci anni dipendente di Google, si trova al centro di una clamorosa vicenda giudiziaria negli Stati Uniti.

Le autorità americane lo accusano di aver utilizzato informazioni riservate dell’azienda per ottenere profitti milionari attraverso Polymarket, una piattaforma online dove gli utenti possono scommettere sull’esito di eventi futuri.

Secondo l’accusa, Michele Spagnuolo, 36 anni, residente in Svizzera e impiegato nel settore della sicurezza informatica di Google, avrebbe avuto accesso a dati interni non ancora pubblici relativi alle tendenze di ricerca più popolari dell’anno. Grazie a queste informazioni, avrebbe effettuato una serie di puntate praticamente prive di rischio, incassando oltre 1,2 milioni di dollari.

Gli investigatori sostengono che l’ingegnere avrebbe investito circa 2,7 milioni di dollari tra ottobre e dicembre 2025, sfruttando dati considerati strettamente confidenziali all’interno dell’azienda. Le scommesse riguardavano, tra l’altro, le personalità destinate a comparire nelle classifiche annuali delle ricerche più effettuate dagli utenti di Google.

L’uomo, che operava online con lo pseudonimo “AlphaRaccoon”, è ora accusato di frode e riciclaggio di denaro. Gli inquirenti ritengono che abbia tentato di nascondere i movimenti finanziari attraverso operazioni in criptovalute, ma che gli investigatori federali siano riusciti comunque a ricostruire il percorso del denaro.

Google ha confermato di aver sospeso il dipendente e di collaborare con le autorità. Il caso potrebbe diventare un precedente importante perché riguarda il mondo dei mercati predittivi, un settore relativamente nuovo dove si scommette non su eventi sportivi ma su fatti di attualità, politica, economia e cultura.

La vicenda solleva inoltre interrogativi più ampi sul valore delle informazioni riservate nell’era digitale e sui rischi che corrono le grandi aziende tecnologiche quando dati sensibili finiscono nelle mani sbagliate.




Odoguardi (MAIE) a Chicago: missione per rafforzare la rete degli italiani negli Stati Uniti

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odoguardi usa 1140x570Il Movimento Associativo Italiani all’Estero continua a consolidare la propria presenza in Nord America. In questo contesto, il vicepresidente del MAIE, #Vincenzo Odoguardi, sarà a Chicago il prossimo 5 giugno per una serie di incontri dedicati alla comunità italiana e italoamericana.

La missione punta a rafforzare la rete del movimento negli Stati Uniti, con particolare attenzione ai temi della rappresentanza degli italiani all’estero, dei servizi consolari, del sostegno alle imprese italiane e della partecipazione democratica delle collettività italiane residenti fuori dai confini nazionali.

Chicago rappresenta una delle realtà storiche più importanti della presenza italiana negli USA, con una comunità italoamericana numerosa e radicata da generazioni nel tessuto economico, culturale e sociale della città. Chicago continua infatti a essere un punto di riferimento per migliaia di famiglie di origine italiana.

Secondo quanto emerso nelle anticipazioni diffuse dal #MAIE, gli incontri previsti durante la visita serviranno anche a rafforzare il dialogo con associazioni, imprenditori e rappresentanti della comunità italiana locale, in una fase considerata strategica per il futuro della rappresentanza degli italiani nel mondo.

Negli ultimi mesi il MAIE ha intensificato la propria attività tra Stati Uniti, Canada, Caraibi e Centro America, con nuove nomine territoriali e iniziative rivolte alle comunità italiane residenti all’estero.




Iran-Usa, trattative ancora in salita: “Proposte di Teheran inaccettabili per Washington”

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75d54a5755ade54bdd335700812ec44aRestano forti tensioni nei negoziati tra Iran e Stati Uniti nel tentativo di raggiungere un accordo che possa evitare una nuova escalation militare in Medio Oriente. Secondo fonti citate dall’emittente araba Al Arabiya, alcune delle proposte avanzate da Teheran sarebbero considerate “inaccettabili” da Washington, mentre i colloqui proseguono senza un’intesa definitiva.

La situazione viene seguita con particolare attenzione anche dalle comunità italiane all’estero, comprese quelle presenti nei Caraibi, in America Latina e negli Stati Uniti, dove cresce la preoccupazione per le conseguenze economiche e geopolitiche di un eventuale aggravarsi della crisi nel Golfo Persico.

Secondo fonti vicine ai negoziatori iraniani, i contatti diplomatici sarebbero ancora in corso attraverso la mediazione del Pakistan e di altri Paesi della regione. Teheran sostiene però che le richieste americane sarebbero “massimaliste” e accusa Washington di ostacolare il dialogo con posizioni contraddittorie.

Al centro delle trattative vi sono soprattutto la sicurezza nello Stretto di Hormuz, la questione del programma nucleare iraniano e la graduale revoca delle sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti. Secondo indiscrezioni circolate nelle ultime ore, una bozza preliminare prevederebbe il cessate il fuoco, la garanzia della libertà di navigazione nel Golfo Persico e un alleggerimento progressivo delle sanzioni. Tuttavia, diversi punti fondamentali restano ancora irrisolti.

Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato che Washington continua a sperare in un accordo, ma ha anche invitato gli alleati occidentali a preparare “un piano B” nel caso in cui l’Iran decidesse di mantenere chiuso o limitare il traffico nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio.

L’eventuale fallimento dei negoziati potrebbe avere conseguenze anche per gli italiani residenti all’estero, soprattutto sul fronte energetico e dei trasporti internazionali. Un aumento delle tensioni nella regione potrebbe infatti provocare nuove impennate dei prezzi del petrolio, con effetti immediati sul costo della vita anche nei Paesi dei Caraibi e dell’America Latina dove vivono numerose comunità italiane.

foto Ansa




USA. Trump avanti sulla guerra, la Camera ritira il voto per fermarlo

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imagoeconomica 2668953 fileminimizerIl Congresso americano non riesce a mettere un freno a Donald Trump sul conflitto con l’Iran. Alla Camera dei Rappresentanti, infatti, i repubblicani hanno deciso di ritirare una votazione che avrebbe obbligato il presidente a spiegare davanti al Congresso le ragioni della prosecuzione della guerra. La scelta è arrivata perché i numeri non garantivano l’approvazione della linea della maggioranza.

La leadership repubblicana ha preferito evitare una possibile sconfitta pubblica dopo aver già incontrato difficoltà in un precedente voto parlamentare, dove alcuni deputati conservatori si erano dissociati mentre altri erano assenti. Di fronte al rischio di perdere anche su una questione molto delicata come quella militare, il presidente della Camera, Mike Johnson, ha scelto di sospendere tutto.

Negli ultimi mesi i democratici hanno tentato più volte di limitare i poteri di guerra di Donald Trump, sostenendo che il Congresso debba autorizzare operazioni militari prolungate. Anche al Senato sono emerse crepe nel fronte repubblicano, con alcuni senatori conservatori che hanno votato insieme ai democratici per chiedere maggiori controlli sulle decisioni della Casa Bianca.

Secondo i critici dell’amministrazione, Trump starebbe conducendo il conflitto senza una strategia chiara e senza il necessario via libera parlamentare previsto dalla War Powers Resolution, la legge che limita i poteri presidenziali in materia militare. La Casa Bianca e i repubblicani più vicini al presidente sostengono invece che il comandante in capo abbia il diritto di agire per proteggere gli interessi degli Stati Uniti.

Con il Congresso ora fermo per la pausa del Memorial Day, il confronto politico dovrebbe riprendere nelle prossime settimane, quando la questione potrebbe tornare al centro del dibattito parlamentare.