L’annuncio di Biden: “Più forze Usa in Europa e in Italia”

biden 2 1536x1024

biden 2 1536x1024Gli Usa rafforzeranno la loro presenza militare in Europa, incluse capacità difensive aeree aggiuntive in Germania e Italia. Lo ha detto il presidente americano Joe Biden aprendo il summit Nato a Madrid. “Oggi lanciamo un messaggio: la Nato è forte e unita”, ha detto Biden

“PUTIN VOLEVA MENO NATO, NE HA OTTENUTA DI PIÙ”

Putin ha sbagliato i suoi calcoli, voleva meno Nato ai confini e ha ottenuto più Nato”, ha detto ancora il presidente degli Stati Uniti.  E ha aggiunto, a proposito dell’ingresso di Finlandia e Svezia nell’Alleanza Atlantica: “Vladimir Putin voleva il ‘modello Finlandia’ per l’Europa e invece ottiene il ‘modello Nato’”. Lo ha detto il presidente Usa Joe Biden a proposito .

ag. DIRE – www.dire.it




USA: orrore per la scoperta di 46 migranti morti

more than 40 people found dead in and around tractor trailer in san antonio, texas

more than 40 people found dead in and around tractor trailer in san antonio, texas

Un totale di 46 migranti sono stati trovati morti, tra cui quattro bambini, e 16 feriti, alcuni gravemente, all’interno di un camion abbandonato a San Antonio, in Texas, in una delle peggiori tragedie legate alla migrazione negli Stati Uniti.
Un massacro dovuto alla disperazione e probabilmente dovuto al caldo torrido in Texas, dove le temperature superano da giorni i 39 gradi.
La macabra scoperta è stata fatta da agenti della Homeland Security Investigation, specializzati in casi di tratta di esseri umani e al momento le autorità hanno tre persone in detenzione preventiva.
Non è ancora chiaro se l’autista del camion, fuggito poco prima del rilevamento del veicolo, sia tra gli arrestati.
Il governatore del Texas Greg Abbott, un repubblicano, ha incolpato il presidente Joe Biden per il massacro. “Queste morti sono loro. Sono il risultato della loro politica mortale sulle frontiere aperte e mostrano le conseguenze del loro rifiuto di applicare la legge”, ha detto.
Abbott si confronta anche con la Casa Bianca per la sua posizione a favore del possesso senza controllo delle armi e per il suo netto rifiuto della legalizzazione dell’aborto.
Il repubblicano, alleato di Donald Trump, vuole completare il muro con il Messico e da tempo denuncia l’emergenza dovuta alla questione dei migranti che deve affrontare il Texas: solo nell’ultimo mese, 44mila persone hanno attraversato illegalmente il confine tra Del Río e Eagle Pass, il città più vicina al confine di San Antonio.
“Ci sono 46 migranti morti a San Antonio. Signore, abbi pietà di loro, si aspettavano una vita migliore. Dopo Uvalde, ora questo. Signore, aiutaci”, ha esclamato l’arcivescovo di San Antonio, Gustavo García-Siller.
Ha anche fatto riferimento alla tragedia di Beto O’Rourke, il candidato democratico a governatore del Texas, che ha chiesto un’azione ampia per smantellare le reti del traffico di esseri umani e sostituirle con politiche più ampie per l’immigrazione legale.
Il massacro di San Antonio è uno dei peggiori nella storia degli Stati Uniti. Nel 2003, 19 migranti sono stati trovati morti in un camion in Texas. L’autista aveva chiesto a ciascuno di loro 7.500 dollari per il “biglietto”, ma non aveva acceso l’aria condizionata e le temperature all’interno del veicolo superavano i 70 gradi.
Nel 2017, 10 migranti sono stati trovati morti, sempre in Texas, a bordo di un camion abbandonato nel parcheggio di un negozio Walmart.
In America Latina, il presidente del Guatemala, Alejandro Giammattei, ei ministri degli Esteri del Messico e dell’Honduras, sono stati tra i primi a lamentare la tragedia.
In attesa di conoscere la nazionalità delle vittime, e dato che alcuni dei bambini feriti ma sopravvissuti sono guatemaltechi, Giammattei ha twittato che è “imperdonabile che continuino a perdere vite innocenti a causa del traffico di migranti”.
“È fondamentale che si trovino meccanismi per inasprire le pene e che il contrabbando sia un crimine ai fini dell’estradizione”, ha aggiunto il presidente guatemalteco.
Della strage ha fatto riferimento anche papa Francesco, in un tweet in cui ha anche lamentato la morte di decine di migranti che tentavano di passare dal Marocco alla città spagnola di Melilla.
“Ho ricevuto con dolore la notizia delle tragedie dei #migranti nel #Texas e a #Melilla. #PregateInsieme per questi fratelli che sono morti mentre perseguivano la speranza di una vita migliore; e perché il Signore apra i nostri cuori e questi le disgrazie non si ripetono”, ha twittato Francisco. (ANSA).




Odoguardi (MAIE) a Boston: l’incontro con il Comites e con i principali esponenti della comunità italiana

odo

odoProsegue la missione di Enzo Odoguardi, coordinatore MAIE Nord America, negli Stati Uniti. Sabato 25 e domenica 26 giugno tappa a Boston, dove il coordinatore del Movimento Associativo Italiani all’Estero ha incontrato il presidente del Comites locale e i principali esponenti della comunità italiana del posto.

Tra le varie riunioni, quella con Giuseppe Mazza, responsabile del primo Comites nato in quella città americana, persona bene integrata nella comunità italiana, conosciuto e apprezzato da molti.

Mazza è titolare di un’agenzia di viaggi da moltissimi anni e nel suo percorso ha fatto parte di diverse associazioni che promuovono l’italianità nella circoscrizione consolare di Boston. E’ fondatore di una scuola italiana ed è molto conosciuto nel Rhode Island, dove vive con la propria famiglia.

Si è congratulato con Odoguardi per l’importante incarico di coordinatore MAIE Nord America: “Considero il Movimento Associativo l’unica forza politica che può davvero sostenere i connazionali residenti oltre confine e difendere i loro diritti di italiani nel mondo”, ha detto ad Odoguardi, secondo cui è fondamentale il contributo che Mazza potrà dare per la crescita del MAIE in quel territorio.

Sempre a Boston, Odoguardi si è riunito con il presidente del locale Comites, Alberto Mustone, e con una delle persone più rappresentative della comunità italiana, Domenico Susi, già consigliere Comites. Sul tavolo, diversi i temi trattati, iniziando dalle problematiche degli italiani ivi residenti, fino ad arrivare ai servizi consolari, alla cultura, al made in Italy. Dalla discussione è emersa la mancanza, da parte delle autorità consolari, di un rapporto stretto e periodico con i Comites e con le locali associazioni italiane.

“La missione di due giorni a Boston è stata importantissima – dichiara Odoguardi -: ho potuto farmi un’idea dei principali problemi da affrontare per essere ancora più vicini ai nostri fratelli italiani e per assisterli come si deve nel rapporto con le nostre autorità diplomatico-consolari. Ringrazio il presidente del Comites e i principali esponenti della comunità italiana per avermi dedicato del tempo e per essere stati così precisi nell’indicarmi quali sono i desiderata dei connazionali. Mi impegnerò fin da subito a trovare soluzioni adeguate alle loro richieste, per fare in modo di farli sentire più vicini a tutto ciò che è Italia”.

Conclusa la missione a Boston, oggi il coordinatore MAIE Nord America è in partenza per Toronto, Canada, dove lo attendono altri importanti incontri con le associazioni italiane del posto e con una delegazione di imprenditori italo-canadesi.

da italiachiamaitalia.it




Cosa succede da oggi in America dopo la sentenza della Corte Suprema sull’aborto

155940175 f5239057 a385 40d1 8dd1 750e704d8d43

155940175 f5239057 a385 40d1 8dd1 750e704d8d43Con l’annullamento della sentenza storica ‘Roe v Wade’, che quasi cinquant’anni fa stabilì il diritto all’aborto, più di metà dei cinquanta Stati americani potranno immediatamente vietare il ricorso all’interruzione di gravidanza, impattando la vita di decine di milioni di persone.

Storicamente la Corte Suprema, quando ribaltava una sentenza, lo faceva per ampliare i diritti, mentre stavolta li riduce. Ma troverà molti Stati conservatori pronti a raccogliere l’invito.

Ventisei sono quelli che aspettavano il via libera, di questi tredici sono in grado di dichiarare subito illegale l’aborto. In maggioranza sono Stati del Sud e del Midwest.

La Louisiana, per esempio, ha una legge che può entrare in vigore subito. L’Idaho, tra trenta giorni. Il Michigan ne ha una che, al momento, è ferma in tribunale. Un altro gruppo di Stati vuole vietare l’aborto nei primissimi stadi, quando ancora le donne non sanno neanche di essere incinte.

Uno è la Georgia, dove l’aborto verrà vietato al sesto mese di gravidanza. Il Texas ha messo in campo una serie di divieti su più livelli, con la costituzione di una sorta di ‘stato di polizia’ per denunciare chiunque aiuti una donna a procedere all’interruzione di gravidanza.

Per abortire, milioni di persone dovranno affrontare viaggi di migliaia di chilometri o fare a casa, da soli, di nascosto, come negli anni ’50. Secondo il Centro per i diritti riproduttivi, più del 58 per cento delle donne in età fertile – una percentuale equivalente a quaranta milioni di persone – vive in Stati che sono contrari all’aborto.

La decisione della Corte non significa che, automaticamente, c’è una legge nazionale che ne stabilisce il divieto. Quella spetterà al Congresso, con la possibilità che, se le previsioni per le elezioni di Midterm a novembre verranno confermate, sia alla Camera sia al Senato i repubblicani anti-abortisti saranno maggioranza. Ma bisogna vedere con quali numeri.

Per essere approvata, una legge ha bisogno della maggioranza dei rappresentanti della Camera e di almeno 60 voti al Senato, e poi della firma del presidente degli Stati Uniti, in questo caso Joe Biden, un cattolico ma contrario a limitare i diritti delle donne. Al momento al Senato la situazione vede cinquanta Democratici e cinquanta Repubblicani.

I conservatori dovrebbero cercare di conquistare almeno una maggioranza di otto senatori, e poi puntare sull’appoggio di quei moderati incerti, tra cui Joe Manchin, che spesso ha oltrepassato il confine per votare assieme ai Repubblicani.

In ogni caso restano gli Stati in cui questo diritto persisterà, come California e New York. Rimane un dato statistico: con questa decisione gli Stati Uniti diventano una delle quattro nazioni al mondo ad annullare il diritto all’aborto dal 1994, e il più sviluppato.

Gli altri Paesi sono Polonia, Salvador e Nicaragua. L’unica possibilità che l’America progressista ha di salvare la ‘Roe v Wade’ è di farlo attraverso una legge, vincendo nettamente le elezioni di novembre. Missione quasi impossibile, ma di fatto da oggi l’aborto sarà il tema centrale su cui i Democratici punteranno per rianimare un elettorato meno motivato di due anni fa.

agi.it




La Corte Suprema degli Stati Uniti ha revocato il diritto all’aborto

144115394 daf33465 92ae 414c 828f 9e023f7d6a97

144115394 daf33465 92ae 414c 828f 9e023f7d6a97La Corte Suprema americana ha cancellato la storica sentenza Roe v. Wade che per oltre 50 anni aveva protetto il diritto all’aborto. Ora gli Stati sono liberi di vietare l’interruzione di gravidanza.

Si tratta di un “terremoto costituzionale” che avrà conseguenze sugli anni a venire.

I tre giudici liberal – Stephen Breyer, Sonia Sotomayor e Elena Kagan – hanno votato contro: “Con dispiacere – per questa Corte, ma soprattutto per i molti milioni di donne americane che oggi hanno perso una fondamentale protezione costituzionale – dissentiamo”.

La cancellazione della sentenza è stata sostenuta da cinque giudici conservatori, tra cui i tre nominati dall’ex presidente Donald Trump.

Il presidente della Corte Suprema, John Roberts, non si è unito alla maggioranza, facendo presente di non volere il ribaltamento della sentenza Roe v. Wade ma di sostenere la legislazione del Mississipi che vieta gli aborti dopo 15 settimane.

Missouri “primo Stato a proibire aborto”

Dopo la decisione della Corte Suprema Usa, il Missouri è il primo Stato statunitense a vietare l’aborto, tranne che per le emergenze sanitarie.

Il governatore repubblicano, Mike Parson, ha infatti firmato la legge che innesca il divieto di aborto elettivo nello Stato. “Nulla nel testo, nella storia o nella tradizione della Costituzione degli Stati Uniti ha dato ai giudici federali non eletti l’autorità di regolare l’aborto”, ha aggiunto il governatore.

“Questo è un giorno monumentale per la santità della vita”, ha fatto notare il ministro della Giustizia dello Stato, Eric Schmitt.

Sono 26 gli Stati nehli Usa che aspettavano il via libera, di questi tredici sono in grado di dichiarare subito illegale l’aborto. In maggioranza sono Stati del Sud e del Midwest

Giudice Alito, “Roe vs Wade sbagliata fin dall’inizio”

“La Roe vs Wade è stata sbagliata fin dall’inizio in modo eclatante”. Lo scrive il giudice della Corte Suprema Samuel Alito nel dispositivo con cui è stata annullata la storica sentenza con cui nel 1973 si stabilì il diritto costituzionale all’aborto negli Stati Uniti.

“Il suo ragionamento – aggiunge – è stato eccezionalmente debole, e la decisione ha avuto conseguenze dannose”. “Ha infiammato il dibattito – continua – e allargato le divisioni”.

agi.it




La Corte Suprema ha esteso il diritto al porto d’armi negli Usa

175315510 4647a730 8820 4e4b 99e6 4f2bd5d793af

175315510 4647a730 8820 4e4b 99e6 4f2bd5d793afA meno di due mesi dalla strage nel supermercato di Buffalo, e a un mese da quella nella scuola elementare di Uvalde, la Corte Suprema Usa ha preso una decisione storica, estendendo il diritto a portare le armi anche lontano da casa e senza bisogno di provarne la necessità.

Con una votazione di 6 a 3, la Corte ha accolto il ricorso di due persone che avevano citato lo Stato di New York per le limitazioni al porto d’armi. Nello Stato serviva provare la “necessità” per poter girare con le armi.

I giudici supremi hanno dichiarato incostituzionale questa legge che era in vigore dal 1911, aprendo la strada a un ‘libera tutti’ sulle armi in un Paese dove dall’inizio dell’anno ci sono state già 279 sparatorie in cui sono rimaste ferite o uccise almeno tre persone.

Le conseguenze riguarderanno 83 milioni di americani, quelli dello Stato di New York e di altri sette Stati, più la capitale Washington, dove sono state presentate cause simili.

Per la Corte Suprema il Secondo Emendamento, che dà diritto a portare le armi, resta il principio madre che vale per tutti gli Stati. E questo viene sancito mentre il Senato fatica ad approvare una legge di riforma che limiti l’accesso alle armi per le persone con problemi mentali, e aumenti i controlli sugli acquirenti.

La decisione della Corte Suprema ha creato reazioni opposte, polarizzando ulteriormente il Paese. Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, si è detto “profondamente deluso”, e ha lanciato un appello agli americani “perché facciano sentire la loro voce”.

Duro il commento del sindaco di New York, Eric Adams: “Mettiamola giù semplice, questa decisione della Corte Suprema metterà i newyorkesi ancora più a rischio di finire vittime della violenza delle armi”.

Tutt’altro clima tra i ‘pro-guns’. I vertici della Nra, l’organizzazione di produttori e possessori di armi, hanno definito la disposizione della Corte una “vittoria monumentale” e una “decisione spartiacque” che garantisce agli “uomini buoni e le donne buone d’America” di poter girare armati anche lontano da casa e senza bisogno di giustificarsi.

La sentenza darà nuova linfa al mercato delle armi che fa degli Stati Uniti un Paese diverso da tutti gli altri: sono 390 milioni le armi possedute da privati, più di tutto il resto del mondo. Ma c’è anche altro sul tavolo.

La sterzata conservatrice preoccupa i progressisti che vedono sempre più probabile un’altra decisione molto attesa e molto temuta: quella che dovrebbe annullare la sentenza del 1973 che stabili’ il diritto all’aborto.

Con una proporzione di sei giudici conservatori a tre, e dopo che la bozza della sentenza era stata anticipata nelle scorse settimane, la possibilità che gli Stati Uniti tornino indietro di cinquant’anni è molto alta.

agi.it




Odoguardi (MAIE) in USA e Canada: incontri con i connazionali a New York, Boston, Toronto

odoguardi maie 768x404

odoguardi maie 768x404Settimana ricca d’incontri sul territorio per Enzo Odoguardi, coordinatore MAIE Nord America, che si trova in questi giorni a Miami per riunioni tese a rafforzare e riqualificare il network del Movimento in Florida.

Nell’agenda dell’imprenditore italo americano sono già fissate le date per New York (24 giugno), Boston (25 e 26 giugno) e Toronto (27 e 28 giugno). Dunque l’esponente del MAIE continua a lavorare in Nord America, negli Stati Uniti e in Canada, con l’obiettivo di fare arrivare al maggior numero di connazionali possibile quella che è la visione culturale e politica del Movimento Associativo Italiani all’Estero.

A New York Odoguardi incontrerà i principali esponenti della comunità italiana locale e si riunirà con una delegazione d’imprenditori italo americani che da anni vivono e lavorano nella Grande Mela: “New York è la regina AIRE del Nord America, è qui che risiede la maggior parte dei nostri connazionali, quasi 100mila italiani regolarmente iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero. Per noi è una tappa fondamentale – spiega -, proprio a New York organizzeremo presto iniziative culturali, a 360 gradi, che coinvolgeranno da vicino la comunità italiana locale”.

A Boston Odoguardi in questo viaggio punta a nominare un coordinatore MAIE che dovrà prendersi cura dei connazionali ivi residenti, affinché essi possano avere un punto di riferimento per ciò che riguarda assistenza e burocrazia.

Per la prima missione in Canada, invece, il coordinatore MAIE Nord America ha scelto Toronto, ovvero la circoscrizione consolare canadese con il maggior numero d’italiani residenti.

“A Toronto vive una fortissima comunità di origine calabrese, con cui ho rapporti da tempo e che desidero coinvolgere nel nostro progetto. I nostri connazionali si lamentano del fatto di non avere nessuno a cui poter rivolgersi in caso di necessità, nessuno che faccia sentire la loro voce a Roma. I parlamentari eletti qui si preoccupano più di partecipare a cene di gala e a eventi istituzionali, piuttosto di portare avanti le battaglie a favore degli italiani e del Sistema Italia. Lavoreremo per far fare un salto di qualità alla comunità italiana residente a Toronto e, più in generale, in tutto il Canada”, sottolinea Enzo Odoguardi, che in conclusione assicura: “Sono convinto che una forza politica come la nostra abbia una marcia in più rispetto a tutti gli altri partiti, perché il MAIE è un Movimento nato da e per gli italiani nel mondo, indipendente dalla partitocrazia romana, lontano da quella politica urlata che vediamo nei talkshow, interessato a fare sentire l’Italia più vicina ai connazionali del Nord America e gli italiani d’America più vicini all’Italia”.

da Italiachiamaitalia.it




Usa, sparatoria a Washington: ucciso 15enne

washington polizia afp

washington polizia afpUn ragazzo di 15 anni ha perso la vita e tre adulti sono rimasti feriti in una sparatoria a Washington. Lo rende noto la polizia spiegando che tra le persone ferite c’è anche un agente di polizia. Secondo quanto riporta l’Abc, la sparatoria si è verificata in una zona ricca di bar, ristoranti e negozi dove si stava svolgendo un concerto gratuito, il “Moechella”. Prima della sparatoria la polizia aveva riferito di una rissa al concerto, dove si erano radunate ”centinaia di persone”.

adnkronos.it




Ciro Moriello coordinatore Maie nel New Jersey

senza titolo 1

senza titolo 1Ciro Moriello è il nuovo coordinatore del MAIE nel New Jersey, Stati Uniti.

Originario di Monte di Procida, in Campania, Moriello è emigrato negli USA appena 18enne e col tempo è diventato un grande imprenditore nel settore della ristorazione e dello spettacolo, una figura molto apprezzata dalla comunità italiana ivi residente. È presidente del Princeton Italian American Sportsman Club e nel corso degli anni ha ricoperto diversi incarichi politici e istituzionali. Ha portato negli USA alcuni dei più importanti interpreti della musica leggera italiana.

Enzo Odoguardi, coordinatore MAIE Nord America, gli ha proposto di rappresentare il Movimento Associativo Italiani all’Estero nella sua zona di riferimento e lui ha accettato subito.
“Sono fiero di poter rappresentare nel New Jersey una forza politica che ha sempre dimostrato di essere dalla parte degli italiani nel mondo, senza se e senza ma”, commenta Moriello. “Qui sono residenti moltissimi connazionali: la maggior parte di loro ha saputo farsi strada, arrivando a raggiungere quel sogno americano tanto desiderato. Oggi sono importanti imprenditori, commercianti, liberi professionisti, uomini e donne che appartengono al mondo della cultura, dello spettacolo, dello sport. Sono un pezzo d’Italia in America che vale la pena valorizzare. Vogliamo farli sentire più vicini all’Italia, attraverso iniziative sul territorio che abbiano al centro l’italianità”.
“Ringrazio Enzo Odoguardi per la fiducia –conclude -, sto già formando una squadra di tutto rispetto che mi possa aiutare a diffondere il messaggio culturale e politico del MAIE, l’unico Movimento degli italiani all’estero presente a livello mondiale”.

Soddisfatto Odoguardi: “Come MAIE puntiamo a crescere in tutto il Nord America. Presto avremo un coordinatore in ogni circoscrizione consolare degli Stati Uniti; lo stesso accadrà in Canada. Siamo consapevoli del fatto che i partiti romani non hanno saputo raggiungere alcun obiettivo a favore dei nostri connazionali; i nostri rappresentanti eletti in Parlamento hanno fallito. Sono tanti gli italiani d’America che si sentono abbandonati a se stessi. Noi ci proponiamo come loro punto di riferimento – conclude –, ce la metteremo tutta per fare in modo che i loro diritti vengano rispettati. Auguro buon lavoro a Ciro Moriello, nell’interesse della comunità italiana del New Jersey”, conclude Odoguardi. (aise) 




Tensione alle stelle tra Cina e Usa per Taiwan

200323613 91ed3961 c15f 4c36 9f69 fdad37205d91

200323613 91ed3961 c15f 4c36 9f69 fdad37205d91Duro scontro a Singapore fra i ministri della Difesa cinese e americano, Wei Fenghe e Lloyd Austin.

A causare la lite è stata, ancora una volta, la questione di Taiwan. Pechino deve “astenersi da ulteriori azioni destabilizzanti nei confronti di Taiwan”, ha detto Austin al suo omologo in occasione del vertice ‘Shangri-La Dialogue’, secondo quanto riferisce il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.

Da parte sua, Wei ha invece avvertito che la Cina non esiterà a “distruggere in mille pezzi qualsiasi complotto di Taiwan” e che sosterrà “risolutamente l’unificazione da parte della madrepatria”.

“Se qualcuno osa dividere Taiwan dalla Cina, l’esercito cinese non esiterà a avviare una guerra, a qualsiasi costo”. È l’avvertimento che ha fatto il ministro della Difesa cinese, Wei Fenghe.

Secondo quanto riferiscono fonti ufficiali, nel colloquio fra i due esponenti di governo Wei ha sottolineato che “Taiwan è la Taiwan della Cina” e che Pechino non esiterà a “distruggere in mille pezzi qualsiasi complotto di Taiwan” e sosterrà “risolutamente l’unificazione da parte della madrepatria”.

agi.it