Ucraina, Draghi a Biden: “Putin pensava di dividerci ma ha fallito”

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draghi biden afpPutin pensava di dividerci ma ha fallito“. Così il premier Mario Draghi, incontrando il presidente americano Joe Biden alla Casa Bianca. “Dobbiamo utilizzare ogni canale per la pace, diretto e indiretto, per un cessate il fuoco” in Ucraina “e l’avvio di negoziati credibili” ha detto il presidente del Consiglio.

“Le nostre nazioni sono unite in modo forte e la guerra in Ucraina ha ulteriormente rafforzato l’unione – ha sottolineato – Siamo uniti nel condannare l’invasione in Ucraina, uniti nelle sanzioni e nell’aiutare l’Ucraina come ci ha chiesto il presidente Zelensky“.

Il premier ha affermato che “in Italia e in Europa le persone adesso vogliono la fine di questi massacri, di questa violenza e di questa macelleria e le persone pensano cosa possiamo fare per portare la pace”.

“Quello che sta succedendo in Ucraina ha portato un drastico cambiamento nell’Ue, eravamo vicini e ora siamo ancora più vicini e so che possiamo contare sul vostro sostegno come un sincero amico dell’Ue e dell’Italia” ha detto Draghi.

“Dobbiamo continuare a lavorare insieme per abbassare il costo dell’energia, per evitare il rischio di crisi alimentari nei Paesi poveri” ha rimarcato il premier.

Biden, dando il benvenuto a Draghi nel bilaterale alla Casa Bianca, ha affermato rivolto al premier: “Sei un buon amico e un grande alleato“, “abbiamo molte cose di cui parlare”. L’incontro è un’occasione per ricambiare “l’ospitalità che mi hai mostrato a Roma” l’anno scorso, in occasione del G20, ha aggiunto il presidente americano, che ha fatto riferimento alla “lunga storia di legami condivisi” tra i due Paesi e al modo in cui tanti italoamericani “sono orgogliosi” delle loro origini.

“C’è una cosa che apprezzo di te, il tuo sforzo di unire la Nato e l’Ue e ci sei riuscito. Era difficile credere che andassero di pari passo, era più probabile che si sarebbero divise ma tu sei riuscito a farle andare di pari passo” ha detto Biden rimarcando che la “cooperazione dell’Italia è fondamentale”.

C’è anche la segretaria al Tesoro Janet Yellen nella delegazione che accompagna Biden. Ci sono poi Jon Finer, assistente del presidente e primo vice consigliere per la sicurezza nazionale americana, Wendy Sherman, vice segretario di Stato, Thomas Smitham, incaricato d’affari all’ambasciata americana a Roma, Karen Donfried, assistente del segretario di Stato per agli Affari europei ed euroasiatici, Amanda Sloat, direttore per l’Europa del Consiglio per la sicurezza nazionale, e Joanna Pritchett, direttore per gli affari dell’Ue del Consiglio di sicurezza.

All’incontro Draghi è accompagnato dall’ambasciatrice italiana a Washington, Mariangela Zappia, Antonio Funiciello, capo di gabinetto, Luigi Mattiolo, consigliere diplomatico, Luigi De Leverano, consigliere militare, Francesco Giavazzi, consigliere economico, Paola Ansuini, portavoce, e Ferdinando Giuliano, consigliere per l’informazione.

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Italia – Usa: Draghi martedì alla Casa Bianca

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draghi2Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, martedì 10 maggio incontrerà alla Casa Bianca, a Washington, il Presidente degli Stati Uniti d’America, Joseph R. Biden jr. L’incontro sarà l’occasione per riaffermare la storica amicizia e il forte partenariato tra i due Paesi.
Al centro del bilaterale – anticipa Palazzo Chigi – il coordinamento con gli Alleati sulle misure a sostegno del popolo ucraino e di contrasto all’aggressione ingiustificata della Russia.
Saranno inoltre discusse le eccellenti relazioni bilaterali e riaffermata la solidità del legame transatlantico. Sarà affrontata la cooperazione nella gestione delle sfide globali, dalla sicurezza energetica al contrasto ai cambiamenti climatici, dal rilancio dell’economia allo sviluppo della sicurezza transatlantica. I due Leader si confronteranno anche su questioni regionali e sui preparativi in vista dei vertici G7 e NATO di giugno. (aise) 




Grande successo a New York per la prima edizione dell’Italian Community Resource Fair

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5fieranyGrande successo e partecipazione numerosa per la prima edizione della Italian Community Resource Fair. Accolta come una grande opportunità per la comunità italiana di New York, la fiera è stata organizzata da Deborah Cortigiani, co-fondatrice di English Language Solutions, Francesca Di Matteo, fondatrice di StrategicA Communication, e Claudia Carbone, avvocato di diritto societario, con lo scopo di aiutare gli italiani della Big Apple a indirizzare al meglio le loro abilità professionali e personali in un mercato complesso e competitivo come quello americano.
In apertura della Fiera, i saluti istituzionali da parte del console Cesare Bieller che, complimentandosi con le organizzatrici, ha sottolineato l’importanza di fare “sistema“.
“Apprezziamo molto l’impegno di alcuni italiani che si mettono insieme per organizzare qualcosa di così utile”, ha detto Bieller. “È importante per chi arriva sentire la voce di chi è qui da tanto tempo, di chi ce l’ha fatta. Noi, come Consolato, sosteniamo il modo di fare “sistema“ soprattutto dopo due anni di isolamento, quindi non possiamo che congratularci per questa iniziativa. Mi auguro che sia la prima di molte edizioni”.
“Grazie per questo invito. Sono qui in rappresentanza del sindaco di New York per quanto riguarda l’immigrazione”, ha esordito Jannet Ramirez, Community Services representative mayor’s Office of Immigration Affair. “Il nostro obiettivo è quello di informare le diverse comunità presenti nei cinque distretti di New York dei loro diritti. Ad esempio, puntiamo molto sul tema della salute e del sistema sanitario per chiunque abiti a New York grazie al progetto NYC care. Oggi è il mio giorno libero, ma ci tenevo ad essere presente a questa iniziativa per la nostra comunità italiana di New York“, ha aggiunto.
Congratulazioni per l’iniziativa sono state espresse anche da Antonino Laspina, direttore esecutivo dell’Italian Trade Agency – ICE USA, intervenuto in apertura della fiera. “Mi è piaciuta sin dall’inizio e ho operato subito per darle il patrocinio“, ha ricordato, sottolineando poi come l’ICE non sia “solo promotrice di cibo, di moda e di tecnologia, ma anche della risorsa umana. Una risorsa umana italiana indispensabile affinché il motore delle imprese possa crescere su questo mercato. Se abbiamo infatti dei problemi è perché la nostra moda, il nostro settore del food e della tecnologia non dispongono di risorse sufficienti per poter supportare quel motore di cui il sistema ha bisogno. Quindi un’iniziativa come questa rientra decisamente in quella che è la missione del nostro Istituto“. Evidenziando, dati alla mano, la grande presenza dei comparti italiani in America, Laspina ha ribadito quanto “i professionisti italiani di qualsiasi tipo siano indispensabili perché l’Italia compia passi in avanti su questo mercato“. Quanto ai dati economici, quelli di fine 2021 sono “straordinari”, ha detto: “siamo cresciuti del 20% con dei valori che nessun altro Paese ha raggiunto. Tutto il sistema moda realizza qui 12 miliardi di dollari, il food 6 miliardi e mezzo, la tecnologia più di 18 miliardi. Tutto questo settore ha dunque bisogno di un supporto professionale, di specialisti che possano dare la giusta consulenza alle aziende che arrivano su questo mercato“. Tra gli errori commessi dai marchi italiani ed europei, in generale, che sbarcano sul mercato americano, Laspina ha ricordato la mancanza di conoscenza di alcune peculiarità americane che diventano poi grandi problematiche da affrontare sul posto. “Tra i tanti sbagli che si commettono quando si arriva qui, c’è quello di guardare questo mercato come la “land of opportunities”, ma poi si compiono degli errori soprattutto dopo aver operato per molti anni sul mercato europeo, dove tutto è semplificato essendo un mercato unico. Qui, invece, ci si trova di fronte ad esempio alla FDA, Food and Drug Administration, a diverse certificazioni e a tante altre problematiche legali. È quindi fondamentale l’informazione da garantire fin dall’inizio a queste aziende e le consulenze specializzate. Grazie mille ancora agli organizzatori per questa straordinaria ed importante iniziativa“, ha concluso.
Prezioso il contributo del vice segretario generale del CGIE, Silvana Mangione, alla prima edizione dell’Italian Community Resource Fair. “Il Consiglio Generale degli Italiani all’estero è l’organismo di rappresentanza di tutte le comunità italiane nel mondo”, ha spiegato Mangione. “Il suo compito è quello di rompere l’anima al Governo e al Parlamento affinché passino le leggi e le politiche fondamentali per tutti gli italiani all’estero, da coloro appena arrivati agli italo-discendenti che vivono qui da molto tempo. Il Consolato è il nostro primo interlocutore qui a New York, il Com.It.Es il secondo”. Durante il suo intervento Silvana Mangione ha voluto sottolineare “con grande gioia” che “questa bella iniziativa oggi è stata organizzata da un gruppo di donne eccezionali. Questo significa che, quando lavoriamo insieme, il meccanismo funziona. Io sono al mio quinto mandato”, ha proseguito, “sono la memoria storica del CGIE e oggi sono qui anche per raccogliere tutti i vostri input“. Evidenziando come l’obiettivo del CGIE sia quello di raggiungere risultati concreti per gli italiani all’estero, il vice segretario generale ha sollevato una problematica di non poco conto che coinvolge la categoria dei ricercatori. “Il nostro obiettivo è arrivare sempre al risultato finale. All’estero, ad esempio, ci sono tra i tanti professionisti anche i ricercatori, una categoria per noi importantissima che non può rimanere staccata dall’Italia. Non pretendiamo che tutti ritornino, ma pretendiamo che se alcuni ricercatori vogliono tornare possano trovare un clima che consenta loro di mantenere il livello della loro professionalità eccelsa e avere una ricompensa non solo in onori, ma anche a livello salariale. Parlando oggi con le altre istituzioni qui presenti, abbiamo convenuto che c’è un gran bisogno di inventarsi una nuova scatola, pensare out of the box, per mettere in campo tutte le forze e realizzare questi progetti“, ha chiosato Mangione.
“Siamo davvero in tanti questa sera e fa davvero piacere vedere una sala così piena. Dopo due anni di pandemia, è bello tornare ad incontrarci per parlare di italianità“. A prendere la parola prima dell’inizio dell’incontro one-to-one tra i service provider e i partecipanti alla prima edizione dell’Italian Community Resource Fair, è stato Alessandro Crocco, presidente del Comitato degli italiani all’estero di New York. “Il Comites include gli italiani di New York, New Jersey, Connecticut e Bermuda”, ha ricordato Crocco. “Una comunità di 90.000 iscritti all’AIRE di cui ho l’onore e l’onere di rappresentare interamente”. Il Comites ha ripreso a lavorare “dopo alcuni anni di inattività“ e ora, ha detto Crocco, “cerchiamo di rafforzare il rapporto tra la rete istituzionale, quindi il consolato, e voi cittadini. Il nostro compito è di farlo al meglio con delle commissioni ad hoc per mettere insieme la comunità. Oggi in questa sala ci sono molti italiani, qualcuno è arrivato da poco, altri invece sono qui da tempo. In entrambi i casi, sono italiani che hanno bisogno di alcune guide. Sarebbe stato bello se un evento così ci fosse stato anche quando io sono arrivato a New York dieci anni fa“. Sottolineando una data scelta non a caso per la prima edizione di Italian Community Resource Fair, ossia il 1° maggio, festa dei lavoratori, il presidente dei Comites ha rimarcato quanto l’impegno e lo sforzo in campo lavorativo degli italiani all’estero sia da considerare doppio. “Oggi qui facciamo networking, un concetto importantissimo soprattutto in America per costruire un futuro professionale in un mercato molto competitivo come questo. Oggi in questa sala lo facciamo in una giornata come il primo maggio, una data che cambia le circostanze dell’evento perché il lavoro degli italiani all’estero vale doppio in quanto porta il nome dell’italianità nel mondo“.
Soddisfatte per “l’immenso entusiasmo” con cui l’iniziativa è stata accolta le organizzatrici dell’Italian Community Resource Fair. “Il successo del nostro evento è tutto merito vostro”, hanno commentato ricordando nel contempo “il duro lavoro di un team che ha creduto nel progetto con passione e con quel senso di comunità che all’estero ci trasforma in una sorta di grande famiglia italiana”. Ed ora Deborah Cortigiani, Francesca Di Matteo e Claudia Carbone sono già al lavoro per la prossima edizione. (aise)




Paura a New York, un fulmine ha colpito il One World Trade Center

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catturaMigliaia di newyorkesi si sono svegliati di soprassalto poco prima delle 6 di mattina e i cani domestici si sono nascosti negli angoli delle stanze, a causa di quella che è sembrata una forte esplosione, come di una bomba. Poi è emersa la verità, più rassicurante: a scuotere all’alba la città di New York era stato un potente fulmine che ha colpito il One World Trade Center, il sesto grattacielo più alto al mondo con i suoi 417 metri, antenna compresa.

Il lampo è stato immortalato dalle immagini delle web cam dei servizi meteorologici. La foto, diventata virale sui social benché confusa, mostra una lunga linea di luce sull’antenna in cima al One World, il grattacielo costruito a downtown di Manhattan, vicino all’area dove una volta c’erano le Torri Gemelle.

Sulla rete è stato pubblicato anche l’audio del tuono, apparso così potente che il momento dell’impatto del fulmine sull’antenna del grattacielo è stato sentito anche in New Jersey.

Nelle prossime ore sono attese pioggia e nebbia, ma pochi fulmini, e sarà così per tutta la settimana, fino a domenica, quando è previsto il ritorno del sole e una temperatura di 17 gradi.

agi.it




Covid, guariti con una sola dose non possono entrare negli Usa: italiani bloccati

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new yorkROMA – Cittadini italiani provvisti di green- passimmunizzati secondo le leggi italiane, che però non sono autorizzati a entrare negli Stati Uniti perché ‘non completamente vaccinati’, secondo le leggi USA: questo il corto circuito burocratico che sta rendendo impossibile l’ingresso negli Usa a tanti italiani guariti dal Covid-19 e con una dose di vaccino in attesa del richiamo.

Per entrare negli Stati Uniti è infatti necessario aver effettuato due dosi di uno dei vaccini riconosciuti dall’Fda (Food and Drug Admnistration), mentre in Europa si è considerati immunizzati anche dopo la guarigione e una dose di vaccino effettuata entro un anno dalla negativizzazione. Tra l’altro, anche per i guariti che volessero sottoporsi alla seconda dose, è comunque necessario aspettare i tempi previsti fra un richiamo e l’altro.

“Le leggi non si sono armonizzate”: per ora è solo questa la risposta dell’Ambasciata statunitense a Roma, che, contattata dalla Dire, ha confermato di star ricevendo tante lamentele per questa ragione ma di non poter rilasciare informazioni diverse da quelle sul sito. Quindi due dosi di vaccino o niente visto, a meno che non si rientri in una delle categorie speciali per cui è prevista un’eccezione: minori di 18 anni, viaggiatori che stanno partecipando a trial clinici per il Covid- 19, viaggiatori che per ragioni mediche non possono vaccinarsi o che viaggiano per motivi di emergenza o umanitari e infine chi viaggia da paesi con un tasso di vaccinazione inferiore al 10% (https://www.viaggiaresicuri.it/country/USA).

Dagli Stati Uniti, quindi, nessuna deroga per i guariti e vaccinati con una sola dose. Ma, per chi è guarito e ha urgenza di raggiungere gli Usa, quali sarebbero i rischi di anticipare la seconda dose prima dell’intervallo di 3-4 settimane previsto? “Fino a prova contraria, non ci sono rischi per l’organismo, ma può diventare un richiamo inutile“, ha risposto alla Dire il dottor Paolo Meo, specialista in Malattie infettive e direttore del Cesmet-Clinica del viaggiatore. L’obiettivo dei richiami di un vaccino, ha spiegato l’infettivologo, è infatti quello di “rafforzare la risposta immunitaria e prolungarla nel tempo e per questo è bene seguire molto attentamente i dati e i protocolli forniti. Se non sto ai tempi- ha aggiunto- c’è il rischio che non riesca a mantenere il corretto andamento della risposta interna, sia cellulare sia anticorpale”. Per chi volesse, quindi, non ci sarebbero rischi per la salute ravvicinando le due dosi di vaccino, “sempre considerando che ogni organismo funziona e reagisce diversamente”, ha precisato Meo.

agenzia DIRE – www.dire.it




Frank James: la NYPD lo cerca per la sparatoria nella subway di Brooklyn

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“Questo è Frank James”  ha twittato la NYPD alle 7 pm di martedì. “Lui è la persona che ci interessa per la sparatoria che è avvenuta nella linea N di un treno a Brooklyn. Chi ha informazioni su dove si trova chiami NYPDtips a 1-800-577-tips

Un furgone U-Haul connesso con il sospetto nella sparatoria della stazione di Sunset Park è stato localizzato martedì pomeriggio nella zona di Gravesend, ha detto la polizia.

La polizia ha anche aggiunto che James ha affittato il furgone a Filadelfia lunedì e che la chiave è stata trovata nel luogo del crimine, e questo li ha portati al veicolo.

James ha anche fatto preoccupanti e multipli post nei social media, in cui si riferiva ai senza tetto di New York e al sindaco Eric Adams. La sicurezza al sindaco Adams è stata rafforzata.

L’ispettore della NYPD James Essig ha infine annunciato martedì sera che lo sparatore ha premuto il grilletto 33 volte durante l’attacco, colpendo almeno 10 persone. Ha poi aggiunto che gli investigatori hanno ritrovato nel luogo del crimine una pistola, tre caricatori, due fumogeni detonati e due non ancora usati e una accetta.

da La Voce di New York




New York, spari in metropolitana: almeno 16 feriti

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newyorkmetro3 afpSparatoria nella metropolitana di New York: almeno 16 persone ferite. Un uomo – ancora ricercato – ha lanciato un fumogeno, provocando il panico e la calca in cui diverse persone sono rimaste ferite, e poi ha aperto il fuoco. In particolare sono 10 le persone che sono rimaste ferite da colpi di arma da fuoco, secondo quanto hanno reso noto le autorità. La polizia di New York, che ha recuperato una pistola, non sta indagando per terrorismo. La Cnn, citando due uomini delle forze dell’ordine, riferisce che la pistola usata si è ”inceppata”.

“Diversi ordigni inesplosi” sono stati trovati nella stazione di Brooklyn, secondo il dipartimento dei Vigili del fuoco di New York, che non ha fornito ulteriori dettagli. L’allarme è scattato quando è stato notato fumo uscire dalla stazione sulla 36ma strada, Brooklyn Sunset Park.

La polizia sta dando la caccia ad un uomo che indossava una maschera anti-gas ed un gilet arancione usato nei cantieri edili, come riporta il sito del New York Times citando fonti della polizia. Impegnati nella ricerca anche agenti dell’Fbi stanno partecipando alla caccia all’uomo condotta dalla Nypd per individuare il sospetto.

Tutte le scuole della zona di Brooklyn sono state messe in stato di allerta, con l’ordine di “shelter in” che significa che nessuno può lasciare l’edificio e solo gli studenti possono entrare, come rende noto il dipartimento per l’Istruzione.

Secondo quanto riportano i media americani, anche il dipartimento per la Sicurezza Interna è stato allertato, e l’attorney general, Merrick Garland sta seguendo la situazione a Brooklyn.

adnkronos




Covid, Filadelfia reintroduce obbligo di mascherina al chiuso

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pandemia nuove misure endemia covid newyork usa cdc nyc starbucks terry w sanders 620x430Agli abitanti di Filadelfia sarà nuovamente richiesto di indossare la mascherina nei luoghi al chiuso a partire dal 18 aprile, dopo un considerevole aumento dei casi di Covid-19 registrati nella città capofila della Pennsylvania.

A deciderlo è stato il sindaco dem James F. Kenney, in stretta consultazione con la commissaria per la salute cittadina Cheryl Bettigole.

La nuova regola imporrà di mantenere la mascherina in ambienti chiusi come ristoranti, scuole e negozi. Filadelfia diventa la prima grande città degli Stati Uniti a reimporre tale mandato, che era stato gradualmente rimosso in tutto il Paese (New York inclusa) con l’avvicinarsi della primavera.

La “città dell’amore fraterno”, in particolare, aveva deciso di rilassare le proprie misure anti-Covid per i suoi 1,5 milioni di abitanti più di un mese fa, quando l’ondata Omicron si era ormai esaurita dopo aver fatto registrare contagi da record nelle prime settimane dell’anno nuovo.

L’arresto, però, non si è rivelato perpetuo: la media di nuovi positivi è tornata ad aggirarsi pericolosamente intorno ai 150 nuovi casi giornalieri, ma pur sempre con meno di 50 ricoverati.

Colpevole della nuova impennata è la contagiosissima variante Omicron 2, che ha determinato secondo Reuters un aumento di casi di quasi il 70% nell’arco di una settimana in tutta la Pennsylvania.

“Potremmo essere all’inizio di una nuova ondata COVID, come quella che ha appena colpito l’Europa”, ha detto Bettigole. Che però ha aggiunto: “Non crediamo ci sia alcun motivo per farsi prendere dal panico o per evitare le attività che ci piacciono, la nostra città rimane aperta”.

da La Voce di New York




Al Metropolitan Opera di New York va in scena la Madama Butterfly di Puccini

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785x590 butterfly intro 2 620x430A New York gli amanti dell’opera possono esultare. Il Metropolitan Opera mette in scena Madama Butterfly, l’opera in tre atti di Giacomo Puccini dedicata alla regina d’Italia Elena di Montenegro. A interpretare il ruolo della tragica geisha sarà il soprano Eleonora Buratto.

Fino al 7 maggio, gli interessati potranno assistere a sei rappresentazioni dell’opera con prezzi a partire da 30 dollari, presentando la prova di completa vaccinazione contro il Covid-19 e indossando sempre la mascherina tranne quando si mangia o si beve nelle aree designate.

Iniziata nel 1901, la composizione della Madama Butterfly procedette con numerose interruzioni: l’orchestrazione venne avviata nel novembre del 1902 e portata a termine nel settembre dell’anno successivo, così soltanto nel dicembre 1903 l’opera poté dirsi completa in ogni sua parte.

Per la realizzazione del dramma, Puccini si documentò senza sosta sui vari elementi orientali che decise di inserirvi. Lo aiutarono particolarmente una nota attrice giapponese, Sada Yacco, e la moglie dell’ambasciatore nipponico, che incontrò in Italia facendosi descrivere usi e costumi del suo paese.

Il tenore Brian Jagde, qui a New York, veste i panni dell’insensibile ufficiale di marina americana che tradisce Madama Butterfly, insieme al mezzosoprano Elizabeth DeShong nel ruolo della sua devota cameriera Suzuki e al baritono David Bizic come console Sharpless.

Una curiosità: l’inno nazionale degli Stati Uniti d’America, che compare svariate volte all’interno dell’opera, in realtà ai tempi di Puccini era l’inno della Marina degli Stati Uniti d’America. Bisognerà attendere il 1931 perchè l’inno, con una risoluzione del congresso, diventi l’inno nazionale Usa.

da La Voce di New York




Orrore in Pennsylvania: italiana uccide il marito e cerca di seppellirlo in casa

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murder pennsylvania 620x430Agli operai edili aveva spiegato che quella fossa lunga 2 metri e profonda 90 cm le serviva per seppellire il suo cane, e che ci avrebbe pensato lei da sola a riempirla. La versione non ha convinto però né la ditta né le forze dell’ordine della cittadina di Chalfont, in Pennsylvania.

Poco dopo la macabra scoperta degli inquirenti: il corpo da seppellire era quello del marito della donna, ucciso due settimane prima e ormai in stato di decomposizione.

La 48enne Anna Maria Tolomello, originaria di Carini (Palermo), ha a quel punto confessato l’omicidio del marito 65enne Giovanni Gallina, anche lui originario di Carini e trasferitosi tempo fa negli USA assieme alla moglie, con la quale gestiva una rinomata pizzeria a conduzione familiare: Pina’s Pizza.

Pur ammettendo l’omicidio, compiuto con un colpo di pistola calibro 38 alla tempia dell’uomo, la donna si è appellata alla legittima difesa, sostenendo che il signor Gallina aveva provato a soffocarla in camera da letto. Gli inquirenti ritengono la tesi della donna compatibile con le ferite mortali dell’uomo.

Gran parte del merito per la scoperta del delitto va a Phillip Gallina, figlio della coppia attualmente residente in Italia. Il giovane ha iniziato a preoccuparsi quando le comunicazioni con il padre si sono bruscamente interrotte, a partire proprio da quel 16 marzo identificato come la data dell’omicidio.

Chiedendo alla madre il perché di questo silenzio prolungato, la sig.ra Tolomello rispondeva vagamente che il padre fosse partito per un viaggio di lavoro e avesse dimenticato il cellulare in pizzeria. Intanto, però, la donna avrebbe gettato un materasso intriso di sangue nel cassonetto dietro la pizzeria e avrebbe accuratamente rimosso dalla pistola le sue impronte digitali.

All’ennesimo giorno di silenzio, però, Philip ha telefonato personalmente alla polizia di Chalfont, che ha subito mandato una pattuglia sul posto. Lì l’agghiacciante scoperta degli inquirenti. Sul capo della sig.ra Tolomello ora gravano accuse di omicidio criminale, abuso di cadavere, manomissione di prove e una serie di reati correlati.

da La Voce di New York