Stati Uniti. Il sogno di Quinto Polidori nella terra degli Havasupai

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quinto polidoriIl suo ultimo sogno era quello di  costruire un centro per le cure palliative e alla fine anche quello divenne realtà, regalando a Quinto Polidori anche la soddisfazione post mortem di aver potuto contribuire al benessere sociale.

Oggi “The Polidori House – Hospice of Havasu” è una magnifica realtà che accoglie i pazienti della città dell’Arizona. Fu proprio questa la terra scelta da Quinto Polidori per dare corpo ai propri sogni imprenditoriali iniziati con il viaggio oceanico dalla natia Italia.

Quinto era nato a Civitella del Tronto (Teramo) il 5 maggio del 1940 figlio di Natale Polidori e Carolina Iampieri e il più piccolo di cinque fratelli (Pacina, Benito, Giuseppe e Santina). Sin da piccolo Quinto lavorò duramente come muratore ed emigrò inizialmente in Svizzera, ritrovandosi tra le migliaia di operai costretti a vivere nella massima incertezza lavorativa.  Nel 1965 decise quindi di raggiungere gli Stati Uniti e di stabilirsi a Rochester (NY) per mettere a frutto la propria maestria nel lavoro edile. La tenacia premio il giovane abruzzese che dopo qualche anno fondò la sua prima azienda, la “ “Quinto’s Construction Company”. Nel 1975 Polidori decise di lasciare la freddissima Rochester per il clima desertico dell’Arizona e si trasferì a Lake Havasu City, città situata nella  contea di Mohave,   nota principalmente per ospitare dal 1971 il London Bridge, che fu smontato da Londra dove era stato costruito nel 1834 e rimontato qui, e per le spettacolari cascate che si trovano nella riserva indiana degli Havasupai, con la sua spettacolare piscina naturale blu e verde.

polidori inside 920x383L’imprenditore italiano fondò la “Mohave Concrete and A-Block Company”, primo passo di un’attività che lo tenne   costantemente occupato con interessi commerciali e con la società di appalti “Poli-Gold”. Nel 1981 Quinto Polidori incontrò e sposò Veronica Marion Davis da cui ebbe la felicità di avere cinque figli: Natale Leo, Marcello Milo, Laya Anne, Adriana. Il successo imprenditoriale e la felicità familiari non bastarono però a preservarlo dalla malattia. L’abruzzese lottò a lungo e strenuamente contro il cancro ma alla fine dovette arrendersi. Quinto Polidori morì il 17 febbraio del 2005 all’età di 64 anni. La famiglia lo definì: “questo uomo della terra, un duro con la sua potente personalità e il suo carattere colorito ha portato la sua azienda da sogno al grande successo”. Prima della sua morte confidò alla sua famiglia del suo desiderio di vedere una struttura costruita per “Hospice of Havasu” e quel suo ultimo sogno divenne realtà tre anni dopo. Oggi  “The Polidori House – Hospice of Havasu” è una struttura che aiuta e sostiene   tutte le famiglie che affrontano un viaggio nella malattia simile a quello di Quinto e della sua famiglia .

lake havasuSulle pagine del sito della Polidori House Quinto Polidori viene ricordato come  uno dei primi colonizzatori e costruttori di Lake Havasu City: “Dalla sua nativa Italia, Quinto sbarcò in questa piccola città con nient’altro che un sogno, e lavorò duramente per rendere il sogno reale. Prima della sua morte, disse alla sua famiglia del suo desiderio di vedere una struttura costruita per Hospice of Havasu. Un grande gruppo di imprenditori professionisti, sotto la direzione di Larry D Builders, ha donato tempo e sforzi per rendere questo generoso dono una realtà, mantenendo il nome Polidori vivo a Lake Havasu City”.

 

 




Stati Uniti: Raffaella Milandri, una “crow” italiana amica dei nativi

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img 20190205 181928 742C’è chi intraprende un impegnativo corso di studi per approdare alla laurea in antropologia e iniziare l’affascinante lavoro sul campo. Raffaella Milandri ha deciso di fare il percorso inverso, iniziando direttamente sul campo l’avventura a contatto con gli usi e i costumi delle popolazioni indigene dislocate in vari posti del Mondo. E divenendo di fatto una delle voci più interessanti per la conoscenza delle culture arcaiche.

“La mia passione per i Nativi americani – spiega Raffaella –  è nata dal seguire, da piccolina, la passione di mio padre per i film di genere western e i fumetti (come ad esempio Tex Willer della Bonelli). Prendevo le mappe del mondo (allora solo cartacee) e immaginavo di esplorare il mondo e di conoscere  i popoli indigeni, per capire e studiare la loro diversità e il motivo della loro diversa cultura. Anche per un confronto con la cultura in cui sono nata e vissuta”.

E negli anni, Raffaella ha potuto confrontare in prima persona la sua passione con i popoli che ancora lottano per mantenere le loro identità, trascorrendo il suo tempo in  Papua Nuova Guinea, in Alaska, nel deserto del Kalahari, il Tibet, nel Kimberly in Australia. Tra i popoli indigeni oggetto delle sue campagne per i diritti umani, particolari attenzione sono andati ai Pigmei, ai Boscimani e agli Adivasi dell’Orissa per poi concentrarsi sui Nativi Americani.

fb 20171128 12 26 51 saved picture“Dopo i molti viaggi negli Stati Uniti, la passione per i Nativi è diventata grandissima, perché sono stata accolta benissimo nelle varie comunità e ne ho apprezzato la cultura, i principi, il modo di considerare l’ambiente e di proteggerlo. Non vale per tutti, ma ho incontrato persone eccezionali e ammiro tantissimo i Nativi Americani, la loro resilienza. La loro diversità, e il modo in cui sono stati trattati con la colonizzazione, devono far pensare, come nel caso della associazione Cowboy & Indians,nata negli STates proprio per combattere la appropriazione di terre e l’inquinamento causati dai combustibili fossili. Per la prima volta, a difesa dell’ambiente, bianchi e  indiani hanno lottato dalla stessa parte della barricata”.

Scrittrice, fotografa e viaggiatrice in solitaria, Raffaella è una fervente attivista per i diritti umani dei popoli indigeni, ed è un membro adottivo della tribù Crow (i Corvi) in Montana e membro onorario della Four Winds Cherokee Tribe in Louisiana.

“In stati come l’Alaska, il South Dakota, il Montana e il New Mexico la presenza italiana è alquanto scarsa  ma ci sono diversi americani di origine italiana. Di sicuro l’ammirazione per i Nativi americani è sempre presente negli italiani così come la curiosità di saperne di più sulle loro specifiche culture. Conosco diverse associazioni italiane appassionate di Nativi AMericani che supportano anche qualche progetto in territorio statunitense, ma bisogna fare molta attenzione: ci sono anche millantatori, che si attribuiscono una appartenenza e una spiritualità solo a scopi personali”. 

raffaella milandri e il fratello adottivo crow cedric black eagleRaffaella Milandri, iscritta alla facoltà di Antropologia della Università di Bologna, fondatrice della Mauna Kea Edizioni e della Mauna Loa Edizioni, presidente della Omnibus Omnes Onlu e titolare alla Europrinters Consulting,  ha pubblicato nel 2011 “Io e i Pigmei.Cronache di una donna nella Foresta, (Polaris),  nel 2019 i volumi “In India. Cronache per veri viaggiatori” (Mauna Kea ), “In Alaska. Il Paese degli Uomini Liberi” (Mauna Kea) , “Liberi di non Comprare. Un invito alla Rivoluzione (Mauna Kea) , “Gli Ultimi Guerrieri. Viaggio nelle Riserve Indiane” (Mauna Kea) , “Lessico Lakota. Storia, Spiritualità e Dizionario Italiano-Lakota” (Mauna Kea)  e nel 2020 “La mia Tribù.Storie autentiche di Indiani d’America” (Mauna Kea). Il 2021 l’ha vista invece firmare “Nativi Americani. Guida alle Tribù e Riserve Indiane negli Stati Uniti”.

Il mio ultimo libro si focalizza sull’esame di come siano nate le riserve indiane, di quante siano le tribù negli States, di quali tipi (riconosciute a livello federale o solo statale), di come funzioni la trust land (la terra che il governo americano  ha dato in affidamento alle riserve) e della legislazione, insieme all’elenco di informazioni e di tribù stato per stato con i dati dell’ultimo Census 2020. Ma anche di cosa significhi ad esempio essere Urban Indian, cioè vivere fuori dalle riserve. Idealmente, questo libro è a sé stante ma anche complementare a “La mia Tribù. Storie autentiche di Indiani d’America” dove ho curato in particolare la storia dei Nativi e della mia adozione presso i Crow, nella stessa famiglia Black Eagle dove è stato adottato Barack Obama. In “Lessico Cherokee”,   ho esplorato invece la storia dei Cherokee, molto diversa da quella degli Indiani delle Pianure, rappresentati coi famosi war bonnet, archi e frecce. Sono libri che non esistevano, e ho sentito forte il desiderio di colmare questa lacuna, perché molti pensano che i Nativi Americani siano quasi estinti o vivano nei teepee. Con il  Lessico Lakota e il Lessico Cherokee, che contengono i dizionari in italiano di queste lingue, ho appoggiato il DECENNIO ONU delle Lingue Indigene, che rischiano l’estinzione,  mentre ora mi sto dedicando   alla pubblicazione di una nuova opera di Lance Henson  (un poeta Cheyenne che vive in Italia) alla traduzione di opere di scrittrici Native AMericane del secolo scorso, e per il futuro vorrei curare una raccolta di leggende dei vari popoli Nativi Americani, che sono molto suggestive e basate sul rapporto tra Uomo e Natura, che è molto attuale nella visione del Climate Change”.

milandriPromotrice di numerose mostre e proiezioni sui vari temi antropologici  Raffaella Milandri nel 2011 ha ricevuto  il premio “Gran Pavese Rossoblu”, onorificenza della città di San Benedetto del Tronto per il suo impegno sociale e culturale.  Nel 2019 le sono state conferite invece i premi “ Città di Grottammare “ per  il suo libro “Liberi di non Comprare” e   Premio Adriatico Narrativa. Invitata più volte a partecipare a trasmissione televisive e radiofoniche italiane, nei suoi viaggi ha anche portato i saluti ufficiali della sua città, San Benedetto del Tronto, ai presidente delle Nazioni dei Nativi, con l’invito agli stessi di visitare il comune marchigiano adagiato sulle sponde adriatiche.

“Lo spirito originario dei Nativi   è ben presente, e in diversi angoli di mondo (Papua Nuova Guinea, Camerun, Botswana, India, Australia) i leader tribali condividono gli stessi sentimenti e gli stessi problemi. E’ davvero incredibile. E’ un mondo a parte, vittima della colonizzazione, e la loro diversità (in senso buono) mi ha folgorato spingendo a  studiarne di più e a divulgarne la cultura. I Nativi Americani, che oggi vivono con un piede nella tradizione ma sono ben presenti nei social e  studiano all’università, hanno un ruolo importante tra tutti i popoli indigeni che languono in terre meno democratiche. Basti guardare alla Deb Haaland, Segretario degli Interni degli Stati Uniti”.




La pillola anti-Covid che dimezza ricoveri e decessi

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112258688 719ea7bd 2550 4e84 8871 8e279a2e8bc7AGI – Il molnupiravir, pillola antivirale prodotta da Merck, dimezza il rischio di ricovero e morte nei pazienti affetti da Covid-19. Lo comunica la casa farmaceutica americana, la quale ha annunciato che chiederà alla Food and Drugs Administration statunitense che il farmaco venga autorizzato.

Merck ha fatto sapere di aver concluso la fase 3 di uno studio clinico, dopo che un’analisi ad interim aveva mostrato che il 7,3% dei pazienti che avevano ricevuto il farmaco erano morti, mentre tra coloro che avevano ricevuto un placebo il tasso di decessi è risultato pari al 14,1%.

Un’analisi dei dati su 775 pazienti, fa sapere ancora Merck, ha mostrato che nessuno dei soggetti che aveva ricevuto il molnupiravir era morto durante i primi 29 giorni dello studio, a fronte di 8 decessi tra chi aveva assunto un placebo.

Se il farmaco venisse approvato, diventerebbe il primo del suo genere. La pillola va assunta due volte al giorno per cinque giorni da chi si è visto diagnosticare di recente il Covid-19. Merck ha riferito che chiederà l’autorizzazione di emergenza in Usa entro le prossime due settimane per poi domandarla in altri Paesi.

Il farmaco, fa sapere l’azienda, ha dimostrato una “efficacia consistente” nei confronti di numerose varianti del nuovo coronavirus, compresa la variante Delta. Tutti i pazienti coinvolti nello studio presentavano almeno un fattore di rischio, come il diabete, l’obesità o l’età avanzata.

“Essendo il primo antivirale orale che mostra un beneficio nei pazienti di diagnosi recente, è piuttosto notevole”, ha commentato Nick Kartsonis, vicepresidente della ricerca clinica di Merck, “è chiaramente un importante punto di svolta nell’evoluzione della nostra lotta contro il Covid-19”.

Merck prevede di produrre 10 milioni di cicli di trattamento entro la fine dell’anno. Il governo degli Stati Uniti ha firmato un accordo per ottenerne circa 1,7 milioni. L’antivirale è stato prodotto in partnership con la Ridgeback Biotherapeutics, una compagnia di Miami a conduzione familiare. Finora gli unici trattamenti disponibili per curare il Covid-19 erano gli anticorpi monoclonali prodotti da Regeneron, Eli Lilly e GlaxoSmithKline, che vengono somministrati per via intravenosa.

L’avvento di una pillola antivirale è considerato dagli esperti una tappa fondamentale nella lotta per porre fine alla pandemia. La necessità che il farmaco, per essere efficace, preveda che il Covid-19 sia stato diagnosticato di recente pone nondimeno una sfida alle autorità sanitarie. Un precedente test svolto su pazienti ricoverati aveva infatti avuto risultati deludenti.




Los Angeles: un viaggio nel design italiano

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6laLOS ANGELES\ aise\ – Un viaggio attraverso le creazioni iconiche di designer e aziende di design italiani. È quanto propone l’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles che inaugura il 23 settembre la mostra “A Journey Through Italian Design”, ospitata nei locali dell’Istituto, curata da Mattia Biagi, ambasciatore 2021 del design italiano.
Far arrivare la progettazione e l’estro italiani a un vasto pubblico è sempre stato uno degli obiettivi di Biagi da quando si è trasferito a Los Angeles 18 anni fa.
Mattia Biagi ha creato installazioni in numerose gallerie e musei di tutto il mondo, come il Palais de Tokyo e il Louvre Abu Dhabi, comprese installazioni video e opere su larga scala. Il suo lavoro fa parte di collezioni permanenti in musei americani e italiani come il Mint Museum e il Castello di Rivara.
Il suo scopo con la mostra “A Journey Through Italian Design” è portare lo spettatore a scoprire una selezione di classici del design italiano. Il nostro Paese è, infatti, rinomato a livello internazionale per la trasformazione dei materiali di base come legno, tessuto, vetro, pietra e plastica in vere opere d’arte grazie al talento e alla conoscenza dei nostri artigiani. (aise) 




Trovati due cadaveri nella villa di Miami dove morì Versace il 15 luglio di 24 anni fa

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211216278 6feec94a 6c99 4315 82fa ef70479e8583AGI – La villa di Miami Beach appartenuta a Gianni Versace, dove lo stilista venne ucciso nel ’97 da Andrew Cunanan, torna a scenario di un fatto di cronaca: all’interno della residenza sono stati trovati dalla polizia i corpi di due uomini. L’allarme era stato dato dagli addetti alle pulizie.

Non sono stati forniti ulteriori dettagli sull’episodio, né si sa se possa essere legato a un macabro anniversario: proprio ventiquattro anni fa, il 15 luglio, Versace venne ucciso con due colpi di pistola sparati da Cunanan, mentre lo stilista stava rientrando nella sua residenza di lusso.

Versace aveva 50 anni. L’assassino, Cunanan, 28 anni, un tossicodipendente dedito alla prostituzione sessuale, sospettato di altri omicidi, alcuni giorni dopo venne trovato morto su una casa galleggiante in una baia.

Da allora la ‘mansion’ ha cambiato nome, diventando The Villa Casa Casuarina, un hotel di lusso con dieci camere.




Rhode Island: a settembre apre la “Saturday School” di italiano a Providence

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19scuolarhPROVIDENCE\ aise\ – A settembre 2021 aprirà SIRI, la “Saturday School” di italiano a Providence, in Rhode Island! SIRI proporrà gruppi di gioco, gruppi propedeutici alla letto-scrittura, e gruppi di lettura e scrittura per bambini italofoni fino ai 7 anni. La scuola, inoltre, si propone come punto di ritrovo per le famiglie italiane e italofone residenti in Rhode Island e dintorni.

La docente è Anna Aresi, Ph.D. (Brown, 2016), insegnante, traduttrice e mamma di un bambino e una bambina trilingui. Con un’esperienza decennale di insegnamento dell’italiano, dal 2016 lavora con bambini e famiglie bi- e multilingui. Si occupa anche di traduzione di libri per l’infanzia.

Per contattare la scuola si può inviare una email all’indirizzo scuolaitaliano.ri@gmail.com. (aise)




Vino: ad aprile rifiorisce il vino italiano in Usa (+26%) e Cina (+98%)

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18vinitalyVERONA\ aise\ – Si annuncia uno standing positivo sui mercati internazionali per le 186 imprese del vino selezionate a OperaWine, al via domani a Verona assieme a 300 tra operatori e buyer provenienti da 13 Paesi. L’evento realizzato da Vinitaly con Wine Spectator, la testata americana di riferimento per il business globale di vino, è l’inizio di una lunga e graduale ripartenza di Vinitaly in Italia e nel mondo. E con le fiere riparte la domanda, lo scorso anno in flessione anche nel mercato principale, gli Usa, e nel gigante emergente, la Cina. Domani, per la giornata inaugurazione, saranno presenti anche il Sottosegretario agli Affari Esteri, Manlio Di Stefano, e il Presidente dell’Ice, Carlo Ferro.

Secondo l’analisi dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor su base doganale, le statistiche degli ultimi mesi stanno evidenziando un forte rilancio degli ordini di vino italiano e francese nei 2 Paesi chiave del mercato. Nel mese di aprile, negli Stati Uniti l’import di vino è cresciuto mediamente a valore del 20%, con Italia (+26%) e Francia (+51%) che segnano una crescita ben oltre la media. Aprile, ma non solo, molto positivo anche per la domanda cinese, che nel mese registra un autentico boom a valore di ordini dal Belpaese (+98%) che oggi – dopo l’uscita di scena degli australiani – è diventato il terzo Paese fornitore nel Dragone.

Analizzando i risultati doganali del primo quadrimestre, in Cina il crollo australiano (-80% a valore sul pari periodo 2020) ha determinato crescite a doppia cifra di tutti i competitor, con l’import italiano a +22%. Meno della Francia (+41%), protagonista di un autentico boom degli Champagne (+110%). A riprova che anche una domanda ‘rossista’ come quella cinese si stia aprendo agli sparkling nel post-emergenza, è il dato di crescita delle bollicine: +75% nel primo quadrimestre, a fronte di un -15% dei fermi. Per i vini italiani, rileva l’Osservatorio, sono in netta crescita quelli di fascia premium con i fermi (85% dell’import dal Belpaese) che crescono del 19% a valore e di appena il 2% a volume, denotando così un incremento significativo del prezzo medio.

“Con Wine to Asia ad agosto, il Vinitaly China Roadshow di settembre e la Vinitaly special edition di ottobre – ha detto il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani alla vigilia di Operawine – mettiamo in campo una campagna senza precedenti di reclutamento buyer e di comunicazione targata Ice-Veronafiere. L’obiettivo – ha aggiunto – è sfruttare una congiuntura che può rivelarsi molto favorevole per il Made in Italy nel Dragone: i super-dazi di Pechino nei confronti dell’Australia, con il conseguente annullamento del principale fornitore, hanno lasciato sul mercato quote fondamentali che ridisegneranno la presenza dei player mondiali di vino in Cina. La sfida è intercettare il più possibile questa voragine di mercato, unitamente al fenomeno di revenge spending post-Covid che si riscontra in Cina”.

Contestualmente, secondo le elaborazioni su base doganale, i vini italiani negli Stati Uniti sono segnalati ancora in perdita nel quadrimestre (-12%) a causa di un gennaio-febbraio nero (-26%) mentre la Francia riduce il gap a valore a -3% dopo l’annus horribilis segnato dall’emergenza sanitaria e dalla scure dei dazi aggiuntivi. Il risultato è un testa a testa sul primo mercato al mondo, con l’Italia a 538 milioni di euro di vendite seguita a ruota dalla Francia (534 milioni di euro). Un tandem, quello franco-italiano, che allunga sugli altri competitor (in maggiore difficoltà) e che rappresenta in questa fase i 2/3 del totale delle importazioni a valore.

Per il responsabile di Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini: “La riapertura dei ristoranti negli Usa induce a un moderato ottimismo sulla ripresa delle importazioni di vino, come anche testimoniato dai dati di aprile che mostrano altresì una “rotazione” degli acquisti dove sono soprattutto i vini europei a beneficiarne, con Francia in testa (+51% rispetto ad aprile 2020), mentre i vini del ‘Nuovo Mondo’ evidenziano cali a doppia cifra. Un recupero sul quale influirà ulteriormente anche la recente notizia dell’accordo tra Usa e Ue per una sospensione quinquennale di dazi e altre ritorsioni tariffarie tra le due sponde dell’Atlantico, anche se tale accordo andrà soprattutto a vantaggio degli altri vini europei, visto che quello italiano era già stato esentato dai dazi aggiuntivi legati al contenzioso Airbus-Boeing”.

Riservato a operatori e stampa (su invito, dalle 14.00 alle 19.00), il grand tasting del vino tricolore vede primeggiare la Toscana con 47 produttori selezionati, seguita da Veneto (23) e Piemonte (20), le tre regioni che insieme rappresentano oltre il 68% dell’export tricolore. A trionfare, nelle valutazioni di Wine Spectator per OperaWine 2021, sono i rossi con ben 134 etichette in degustazione a Verona, in cui primeggia ancora una volta la Toscana trainata, tra le altre, da 19 Igt e 17 Brunello di Montalcino, tallonati dal Barolo (16). I vini bianchi contano 32 proposte, mentre completano la selezione le categorie bollicine (17) e vini passiti (3).

Domenica 20 giugno, OperaWine passerà il testimone a Vinitaly Preview, l’ulteriore evento che vedrà quasi 70 cantine, 5 consorzi (Consorzio di tutela Lambrusco doc, Consorzio tutela vino Lessini Durello doc, Consorzio di tutela del Prosecco doc, Consorzio di tutela vini del Trentino, Consorzio di tutela vini doc Sicilia) e l’associazione Famiglie Storiche impegnati in un due sessioni di walkaround tasting (10.30-14.30 e 14.30-18.00) e incontri con la domanda nazionale ed estera presente a Verona (link aziende Vinitaly Preview: https://bit.ly/3gtFyF2). (aise)18vinitaly




La leggenda di Louis Zamperini

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louis zamperini 4California 1934. Nella città che ha ancora nella testa le recenti Olimpiadi un ragazzo vince la prova del miglio ai campionati scolastici. Il suo nome è Louis Silvie Zamperini e si porta dietro la fama di ragazzo difficile. A spingerlo nell’agone atletico è stato il fratello Pete, con la speranza di trovare uno sfogo al giovane che fino a poche settimane prima ha fatto a pugni con i bulli nelle strade di Torrance e che per abitudine saltava clandestinamente sui treni merci diretti in Messico.

Nato il 26 gennaio del 1917 a Olean nello stato di New York, Louis è figlio di una comunità italiana ancora fiera dei successi olimpionici conquistati dall’Italia e che ancora crede nel “rinascimento” sociale, economico, culturale e politico promosso da Mussolini. La famiglia Zamperini, composta dai genitori Anthony e Louise e dai figli Pete, Louis, Virginia e Sylvia, si è trasferita a Torrance nel 1919 ma nonostante viva fin dalla nascita negli Stati Uniti, Louis non riesce a parlare bene l’inglese e viene fatto oggetto di scherno da parte dei bulli di quartiere.

Il padre lo iscrive in una palestra di boxe per aiutarlo nella difesa, ma il risultato non è quello sperato. Capace di reagire fisicamente ai lazzi dei ragazzi di quartiere, Louis si trasforma a sua volta in un ragazzo violento e incapace di rispettare le regole e l’attività sportiva diventa per il fratello Pete l’unica soluzione all’eccesso di Louis. Il giovane infatti intuisce le straordinarie doti atletiche del fratello minore e lo sprona a iscriversi a varie gare.

8pd q2xbhtgo 6tg3p8g00zxnxg2tcgfwzgue4ynwom0uw2i3cz8jfy 8wua8ai6nq733lup6j6anie9kw 9ynun9dm 0twuuijwch ypegbn8njjwLa vittoria nei campionati scolastici garantisce a Zamperini l’accesso alla University of Southern California e un posto in squadra alle Olimpiadi di Berlino del 1936. Sarà, con i suoi 19 anni, l’atleta più giovane della squadra americana.

Il giovane impressiona, con la sua prestazione olimpionica sui 5000 metri, tutti gli spettatori dello stadio e viene convocato dal cancelliere Adolf Hitler. Si è classificato ottavo ma ha corso gli ultimi metri con un’andatura da record riducendo tutti i distacchi dagli atleti affermati.

Il risultato di Berlino non sarà un semplice fuoco di paglia. Due anni dopo infatti Zamperini batte il record nazionale sul miglio che resisteva da 15 anni, meritandosi il soprannome di Torrance Tornado. Ma non ci sarà troppo tempo per i festeggiamenti e per la scalata ai vertici sportivi dell’atletica. Quattro anni dopo Louis Zamperini è impegnato in un’altra competizione: quella per la vita.

Arruolatosi nell’Aviazione con il grado di sottotenente, il giovane di Torrance viene inviato nelle isole del Pacifico, e opera nella base delle isole Funafuti.

zaynab dosso 2021 04 07t125206.811Louis opera come ricognitore aereo e il 27 maggio 1942 viene abbattuto dall’artiglieria giapponese. Sopravvissuto insieme ad altri 2 degli 11 membri dell’equipaggio, il giovane italoamericano si ritrova nelle acque dell’Oceano e ingaggia una strenua lotta contro la sete, le correnti e gli squali. Costretti a razionare il cibo e a seguire un albatros per procurarsi un po’ di pesce Zamperini e l’unico compagno superstite raggiungono le coste delle Isole Marshall per essere subito catturati dalle truppe giapponesi e condotti nel campo di prigionia di Ofuna dal quale saranno liberati soltanto alla fine della guerra.

Dichiarati morti in azione, Louis e suoi compagni sopravvivono alla denutrizione e alle sevizie degli aguzzini nipponici.  Sarà soprattutto l’indole ribelle di Louis a istigare il capo delle guardie Mutsuhiro Watanabe e a provocarne la reazione sadica. Torturato senza sosta da un uomo che il generale McArthur inserirà tra i 40 criminali di guerra giapponesi, l’italo-americano riesce comunque a rivedere la libertà e a tornare negli Stati Uniti.

Ma non dimentica.

maxresdefaultRitornato alla vita di ogni giorno, Zamperini si sposa nel 1946 con Cynthia Applewithe (con cui rimarrà sposato fino al 2001) e soffre di un grave stress post traumatico, da cui riesce a guarire grazie alla riscoperta della fede cristiana. Nel 1950, grazie alla ritrovata fede, Louis riesce a perdonare i propri aguzzini giapponesi.

Cinquantacinque anni dopo l’ex olimpionico e pluridecorato eroe di guerra torna in Giappone, a Nagano, in qualità di tedoforo per le Olimpiadi invernali e chiede d’incontrare Watanabe per concedergli il perdono cristiano ma il criminale di guerra nipponico rifiuta l’incontro e i due non si incontreranno mai più.

Zamperini, nella sua lunga vita, ha avuto numerosi riconoscimenti. Torrance gli ha dedicato uno stadio di football, una piazza e l’aeroporto. La società Kappa Sigma lo ha onorato con la medaglia d’oro.

unbrokencoverL’ex atleta olimpionico ha affidato ai libri la propria storia. Nel 1956 scrisse Devil at My Heels. L’autrice Laura Hillenbrand, dopo aver pubblicato il bestseller ‘Seabiscuit’, ha raccolto nelle pagine del suo libro “Sono ancora un uomo” (il cui sottotitolo originale è ‘A story of Survival, Resilience and Redemption’) le memorie di Louis Zamperini campione di resilienza ovvero della capacità del singolo o della comunità di far fronte agli eventi traumatici e riorganizzare la vita senza perdere la propria umanità.

Louis Zamperini morì  di polmonite il 2 luglio 2014, nella sua casa di Los Angeles all’età di 97 anni. Il leggendario veterano e mezzofondista americano però riuscì a visionare  la pellicola del film a lui dedicato,  poche ore prima di morire.

Angelina Jolie, che conobbe Louis come vicina di casa e riconobbe in lui la storia riesumata da un giornalista italiano, aveva infatti stretto una grande amicizia con il veterano decidendo di produrre e dirigere il film ispirato alla sua storia.

“Unbroken” è uscito nelle sale nel 2014 e il protagonista vero del film potè vederne una versione  sul suo computer portatile mentre era in ospedale. Dopo essersi commosso l’ex atleta si addormentò per sempre poche ore dopo.

Aveva percorso con dignità l’ultimo miglio della sua gara consegnando alla storia un campione da incorniciare nella grande tela della diaspora italiana in Nordamerica.




Stati Uniti e Ue chiedono un’indagine “trasparente” sull’origine del Covid

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191736440 6705d149 3556 4351 a07e 5ef5240e58cfAGI – Stati Uniti e Unione Europea chiederanno ufficialmente un’”indagine approfondita” sull’origine del Covid e l’avvio di una “fase due” nel segno della “trasparenza, la condivisione dei dati e libera da interferenze”. Lo riporta Bloomberg, che ha potuto visionare una bozza di dichiarazione.

La richiesta è contenuta in una bozza che Usa e Unione Europea vorrebbero adottare nel vertice in programma il 15 giugno a Bruxelles. Si chiede di fare passi avanti sulla “trasparenza” e fornire “prove documentate”, oltre a permettere un coinvolgimento diretto degli ispettori dell’Organizzazione mondiale della Sanità.

Una fonte vicina ai colloqui tra i diplomatici europei di preparazione del vertice, ha spiegato che gli Stati Uniti hanno chiesto a Bruxelles sostegno alle indagini sulle origini del Covid. Bloomberg, che non ha ricevuto risposta dalla Casa Bianca a una richiesta di commento, ha precisato che la dichiarazione è una bozza e potrebbe cambiare prima del vertice del 15 giugno a Bruxelles. Nel documento gli Stati Uniti e l’Ue “si impegnano a lavorare insieme per lo sviluppo e l’uso di mezzi rapidi e indipendenti per indagini future”.

Gli Stati Uniti sono tra i Paesi che hanno chiesto alla Cina il via libera delle ispezioni al laboratorio di Wuhan, da cui, secondo una delle ipotesi emerse, si sarebbe diffuso il virus. Lo stesso segretario di Stato, Antony Blinken, nel corso dell’audizione al Congresso di lunedì scorso, aveva auspicato un intervento comune degli Stati nei confronti di Pechino, la cui “assenza di trasparenza”, aveva spiegato Blinken, “continua anche ora”.

L’Oms, in un report pubblicato all’inizio dell’anno dopo una missione a Wuhan, ha sostenuto che l’origine del virus sia stata naturale, ma ha anche chiesto di poter portare avanti nuovi studi.




Scienza e intelligence. Così Biden apre il caso Wuhan

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134747067 bf285bb9 5bc4 4d05 b8b2 c8b5f259b423AGI –  Il caso è aperto. Non è più una provocazione trumpiana. Le indagini sono serie. Le agenzie di intelligence americane hanno aperto il file sull’origine del Covid-19: un coronavirus di pipistrello modificato nel laboratorio di Wuhan che potrebbe essere alla base della pandemia. Lo fanno trapelare funzionari del governo di Washington, mentre l’ipotesi di un’origine non naturale del Covid-19 prende slancio, con tanto di mea culpa da parte della stampa mainstream americana che l’avrebbe scartata a priori solo perché cavalcata da The Donald.

Un’indagine ad alta tensione

“È vero, penso che molta gente avesse gli occhi foderati di prosciutto”, ammette Jonathan Karl del network Abc durante il programma della domenica “This Week”, “questa è stata un’ipotesi avanzata prima da Mike Pompeo, segretario di Stato, e Donald Trump. Ebbene, alcune cose possono essere vere anche se è Donald Trump a dirle. Solo che Trump diceva anche molto altro, fuori controllo, con connotazioni razziste, parlando di ‘Kung Flu’ e ‘China virus’”. È un’indagine ad alta tensione. L’ex capo dei Cdc (Centers for Disease Control and prevention) Robert Redfield ha rivelato nei giorni scorsi di aver subito minacce di morte per aver sostenuto che il Covid proviene dal laboratorio di Wuhan.

Il virus al vaglio degli 007 statunitensi, denominato RaTG13, sarebbe stato citato per la prima volta a gennaio in un report del dipartimento di Stato. Lo stesso mese, il virologo Steven Quay (che ha partecipato a uno studio sul virus del Dipartimento di Stato) ha pubblicato una ricerca intitolata: “Un’analisi bayesiana conclude al di là di ogni ragionevole dubbio che il Sar-Cov-2 non è una zoonosi naturale, ma piuttosto derivata in laboratorio”). Quay descrive l’RaTG13 come “un’entità non puramente biologica, ma che mostra evidenze di manipolazioni genetiche in laboratorio”. Attenzione al calendario. Il 24 maggio Quay viene ascoltato al Congresso. Il 26 maggio Joe Biden annuncia un’indagine da completare entro 90 giorni sulle origini del coronavirus.

Domanda, perché ha aspettato fino a maggio? Ecco la risposta della portavoce della Casa Bianca Jen Psaki: “Il presidente ha in realtà chiesto alla comunità di intelligence di fare una valutazione, di avviare un’inchiesta interna, che gli è stata presentata a marzo. Quando è stata completata, diverse settimane fa, ha chiesto di renderla pubblica, di desecretare le informazioni. Questo è un processo che richiede tempo. Una volta ottenuto il risultato dell’indagine, ci sono state presentate una serie di opzioni per una comunicazione pubblica, e il presidente ha deciso di voler fare un esame ancora più approfondito, con i nostri scienziati di laboratorio e esperti, coinvolgendo più membri del nostro team di sicurezza nazionale, per vedere se si può scoprire qualcosa di più in questi 90 giorni. È questo il timeline giusto”.  Psaki esclude categoricamente che questa ipotesi non sia stata tempestivamente vagliata: “Chiaramente il presidente ha ordinato indagini interne, come avviene in continuazione. Raramente ne parliamo in pubblico. Ci siamo attivati per desecretarle ed è avvenuto all’inizio della sua amministrazione”.

Il report degli 007 americani

Le nubi sul laboratorio cinese si fanno sempre più dense dopo il report dei servizi americani, (inizialmente secretato) pubblicato dal Wall Street Journal, sui “tre ricercatori dell’Istituto di virologia di Wuhan che si sono ammalati a novembre del 2019”, un mese prima della divulgazione ufficiale dei primi casi di Covid-19 nella città dove tutto è partito. Sospetti accreditati nelle ultime ore da Anthony Fauci. Il virologo più noto e ascoltato del pianeta, direttore dell’Istituto nazionale di allergie e malattie infettive (Niaid) chiede alla Cina di poter vedere 9 cartelle cliniche, quelle dei 3 ricercatori di Wuhan che si sono ammalati nel 2019 e quelle dei sei minatori (di cui 3 morti) che si sono ammalati dopo essere stati in una caverna di pipistrelli nel 2012, successivamente esplorata da scienziati del laboratorio cinese per prelevare dei campioni. “Cosa dicono le cartelle cliniche di queste persone? Erano portatori del virus?

È del tutto plausibile – dice Fauci al Financial Times – sia che l’origine del Sars-CoV-2 sia nella caverna e che abbia iniziato a diffondersi in modo naturale e sia che sia che abbia fatto un passaggio in laboratorio”.

Un virologo americano che preferisce non essere citato, spiega all’AGI che l’RaTG13 non rappresenta necessariamente un immediato precursore del Sar-CoV-2 ma questo non ne riduce la rilevanza perché potrebbe fornire informazioni importanti su come possa essere stato modificato o replicato. Indiscrezioni, sospetti. Il Sunday Times di Londra, scrive di spie britanniche che inizialmente avevano escluso l’ipotesi di un’origine in laboratorio del coronavirus e che ora la considerano possibile. “Potrebbero esserci prove che ci portano in una direzione o nell’altra, ma i cinesi mentiranno in ogni caso, non credo che sapremo mai la verità”, dice al quotidiano della City uno degli 007 britannici che ora lavorano con l’intelligence americana per verificare l’ipotesi di un origine in provetta del Covid. Le indagini sono molto serie. E a Pechino hanno capito l’impatto del cambio di guida alla Casa Bianca, non c’è più Trump e con Biden ora c’è il consenso globale che prima mancava per far decollare l’inchiesta. Il caso è aperto.