Seattle: inaugurata la Casa Italiana a Burien

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4seattleSEATTLE\ aise\ – È stata inaugurata il 1° giugno scorso la nuova Casa Italiana di Seattle, sita a Burien. Oltre al console generale a San Francisco, Lorenzo Ortona, hanno preso parte alla cerimonia rappresentanti del governatore Inslee, del sindaco di Seattle Durkan e del sindaco di Burien, Matta.
Casa Italiana – cui la locale comunità italoamericana lavora da tempo – ospiterà anche l’Ufficio del Consolato Onorario Italiano a Seattle.
Proprio in questa occasione, Franco Tesorieri, Console Onorario d’Italia nello Stato di Washington tra il 1998 e il 2018, ha ricevuto l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia conferitagli per il suo impegno nei confronti della comunità italiana.
Il consolato generale ha ringraziato in particolare “tutti coloro che hanno contribuito a Casa Italiana e in particolare la console onoraria Elisabetta Valentini”.
A tagliare il nastro sono stati il Console Generale Ortona e il Presidente di Casa Italiana Nigrelle. (aise) 




Anthony e Joe Russo: fratelli registi degli Avangers

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Il nonno  materno partì da Spoltore all’età di 16 anni e attraversò l’Atlantico per stabilirsi, come tantissimi altri abruzzesi, nella cittadina di Steubenville (Ohio). E come tanti corregionali scelse di andare a lavorare nelle acciaierie del circondario per il resto della sua vita, accettando il duro lavoro come un’opportunità regalatagli dall’America.  Gli avi  paterni , per arrivare alla stessa destinazione, partirono  invece da Longi, un paese vicino Messina. E a ricordare la loro epopea oggi ci sono i loro nipoti, i fratelli Joe e Anthony Russo, registi affermati e altre stelle “abruzzesi” del firmamento di Hollywood.

joe anthony russo 2Anthony  è nato a Cleveland il 3 febbraio 1970  mentre Joe Russo  è nato nella stessa città il 19 luglio 1971 . Cresciuti nel quartiere italiano, hanno studiato alla  Benedictine High School laureandosi poi entrambi  alla Case Western Reserve University. E sarà proprio l’Università il loro primo set cinematografico. Qui infatti i fratelli Russo hanno scritto, prodotto e diretto il loro   primo lungometraggio, intitolato Pieces, utilizzando finanziamenti di altri studenti e una carta di credito.

Il film partecipò a una rassegna cinematografica locale alla quale era presente Steven Soderbergh che, piacevolmente colpito dal lavoro dei due giovani , si offrì di produrre il loro prossimo film. Nella società di produzione c’era anche l’attore George Clooney, che accettò con entusiasmo di recitare nella commedia    Welcome to Collinwood (nel  cast comparivano anche William H. Macy e Sam Rockwell), un remake del film di Mario Monicelli del 1958 I soliti ignoti.

Nel 2003 i due fratelli di origine siciliana e abruzzese  iniziarono a lavorare per la televisione dirigendo l’episodio pilota della serie televisiva Lucky, incontrando l’apprezzamento di  Ron Howard che assunsero i due fratelli per dirigere l’episodio pilota per la serie della Fox Arrested Development – Ti presento i miei, . Per questa seria i fratelli Russo vinsero   un Emmy Award  per la regia dell’episodio.

Nel 2006 Joe e Anthony tornarono all’universo cinematografico  per dirigere la commedia incentrata su una coppia di sposi novelli che danno ospitalità a un amico rimasto senza casa e lavoro e intitolata Tu, io e Dupree, con Owen Wilson, Kate Hudson e Matt Dillon.  Molto apprezzati nell’ambiente della TV, i fratelli Russo accettarono di  dirigere alcuni episodi di A proposito di Brian e l’anno successivo di Carpoolers, sitcom su quattro uomini che lavorano nello stesso edificio e condividono l’auto per andare al lavoro. Negli anni i registi italo-americani lavorarono  come registi e produttori esecutivi delle serie televisive Happy Endings, su due ex fidanzati che cercano di rimanere amici dopo la fine della loro storia, e Community, che racconta le vicende di un avvocato costretto a tornare al college dopo che la sua laurea è stata sospesa dall’ordine degli avvocati.

avengers endLa Disney, nel 2014 li ha scelti per dirigere il film   Captain America: The Winter Soldier per i Marvel Studios e nello stesso anno sono stati confermati    alla regia del terzo film di Capitan America, intitolato Captain America: Civil War.

Considerati  gli artisti e gli innovatori di alcuni dei film e spettacoli televisivi più famosi e di maggior successo commerciale al mondo, i Russo Brothers (come sono soprannominati nell’industria cinematografica)  per Marvel Cinematic Universe hanno diretto nel 2015 il successo da record “Avengers: Infinity War” che ha ottenuto




Nel mondo sono state somministrate più di 1,28 miliardi di dosi di vaccino

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151827793 4994861d 8e26 4fce 8fc5 9395ab8b931fAGI – Nel mondo sono state somministrate più di 1,28 miliardi di dosi in 174 Paesi, sufficienti per vaccinare completamente l’8,4% della popolazione del pianeta. È quanto emerge dai dati raccolti da Bloomberg

Negli Stati Uniti finora sono state somministrate più di 257 milioni di dosi, in Cina oltre 308 milioni. Nell’ultima settimana sono state somministrate in media 1,98 milioni di dosi al giorno.

Bloomberg avverte però che la distribuzione è sbilanciata: i cittadini dei Paesi e delle regioni a più alto reddito vengono vaccinati circa 25 volte più velocemente di quelli dei Paesi a redditi più bassi. Negli Stati Uniti, il tasso di vaccinazione è ora in media di 1.984.707 dosi al giorno e mantenendo questo ritmo ci vorranno altri 4 mesi per coprire il 75% della popolazione.

In tutta l’Ue le dosi somministrate sono più di 170 milioni, in India oltre 169 milioni. Il Regno Unito e il Brasile sono vicini al traguardo delle 52,5 milioni di dosi somministrate; la Germania è prossima a quota 34 milioni; la Francia ha superato quota 25 milioni, traguardo che sta per raggiungere la Turchia, mentre in Italia sono state somministrate oltre 24 milioni di dosi. Seguono Indonesia (21), Messico (20), Russia e Spagna (19).




La sospensione Usa dei brevetti sui vaccini è una svolta anti-pandemia

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215037226 39f7d131 2877 4e12 a0c1 99001a1c987dAGI – La svolta è arrivata con una nota ufficiale del rappresentante Usa al Congresso: il governo americano appoggia la sospensione dei brevetti sui vaccini anti-Covid e ne discuterà i dettagli in sede di Wto. Significa produzione libera dei vaccini, una mossa che può dare una spinta decisiva nella lotta alla pandemia.

Una decisione apprezzatissima dal direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, che su Twitter la definisce “un momento monumentale nella lotta contro #COVID19”.

L’ambasciatore Katherine Tai ha scritto in una nota che Washington “sostiene la rinuncia a queste protezioni per i vaccini Covid-19”.

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Vaccino Usa sospensione brevetti svolta anti-pandemia

“Questa è una crisi sanitaria globale, e le circostanze straordinarie della pandemia Covid-19 richiedono misure straordinarie”, ha aggiunto. Tai riconosce che i negoziati all’Organizzazione Mondiale del Commercio “richiederanno tempo, data la natura consensuale dell’istituzione e la complessità delle questioni coinvolte”.

“L’obiettivo dell’Amministrazione è quello di portare il maggior numero possibile di vaccini sicuri ed efficaci al maggior numero di persone il più velocemente possibile.  Mentre la nostra fornitura di vaccini per il popolo americano è assicurata, l’Amministrazione continuerà a intensificare i suoi sforzi – lavorando con il settore privato e tutti i partner possibili – per espandere la produzione e la distribuzione dei vaccini.  Lavorerà anche per aumentare le materie prime necessarie per produrre quei vaccini”.

Per il capo dell’Oms, “l’impegno di Joe Biden e dell’Ambasciatore Tai per sostenere la rinuncia alle protezioni di brevetto sui vaccini è un potente esempio degli Usa per affrontare le sfide della salute globale”.

“Elogio gli Usa per questa decisione storica per la #VaccinEquity, dando priorità al benessere di tutte le persone ovunque in un momento critico. Ora muoviamoci tutti insieme rapidamente, in solidarietà, basandoci sull’ingegnosità e sull’impegno degli scienziati che hanno prodotto i vaccini salvavita #COVID19”.

Tedros sottolinea inoltre che “il sostegno della Casa Bianca alla rinuncia temporanea ai brevetti sui vaccini #COVID19 riflette la saggezza e la leadership morale degli Usa per sostenere #VaccinEquity e lavorare per porre fine a questa pandemia. #InThisTogether”.

Intanto, già in vista del via libera all’uso del vaccino dai 12 anni in su, Pfizer-BioNTech chiederà a settembre il via alla Food and Drug Administration (Fda), per l’uso del siero per i bimbi di età compresa tra i 2 e gli 11 anni.

Il Canada è il primo Paese a dare il via libera per le vaccinazioni con età minima di 12 anni. Si comincerà lunedì 10 dall’Alberta, la provincia petrolifera è la più colpita. (AGI)




Anche l’ITALIA festeggia il suo premio Oscar 2021

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anthony giacchinoAnthony Giacchino vince il premio nella sezione documentari: la sua famiglia ha origini siciliane (Caccamo) e abruzzesi (Casoli)

11 anni dopo la storia si ripete e dopo l’Oscar a Michael, la famiglia Giacchino  festeggia un altro successo a Hollywood. Questa volta lo fa con Anthony. Il fratello minore del compositore premiato nel 2010 per la colonna Sonora del film animato “Up”, ha infatti conquistato il massimo riconoscimento dell’Academy con il film documentario “Colette” diretto e prodotto insieme ad Alice Doyard,  Il documentario racconta la resistenza francese con la testimonianza di Colette Marin-Catherine, deportata in un lager e miracolosamente sopravvissuta allo sterminio nazista.

Nato nel 1969 a  Edgewater Park, nel New Jersey, Anthony Giacchino  divide con orgoglio le sue radici tra il ramo paterno siciliano e quello materno abruzzese. Il padre di Anthony Michael Giacchino è nato infatti a Philadelphia da una famiglia proveniente da Caccamo. La mamma Josephine Fortunato, nata ad Ardmore è invece figlia di Antonio Fortunato, nato a Casoli (Chieti) e nipote  di Giuseppe Fortunato che emigrò con la famiglia dal paese abruzzese nel 1920. Antonio Fortunato si sposò con Luisa Vizzarri (anche lei abruzzese e figlia di Antonio Vizzarri e Carmela Filippone).

Laureatosi alla Villanova University di Philadelphia (ateneo fondato dai gesuiti) in lingua, storia e letteratura  tedesca,  Anthony ha ricevuto una borsa di studio Fullbright per approfondire gli studi sulla storia tedesca nell’Università di Friburgo, nella Foresta Nera

Nel 1993 si è trasferito a Lipsia per lavorare come insegnante di inglese in una scuola americana per interpreti e traduttori. Terminata l’esperienza tedesca, Anthony è tornado negli Stati Uniti per iniziare il proprio percorso di documentarista per la television. Trasferitosi a New York, si è fatto notare soprattutto per il documentario “The Camden 28”, incentrato sui fatti avvenuti il 21 agosto del 1971. Nella sua pellicola, Giacchino raccontava la storia di un gruppo di attivisti “pacifisti” che irruppero in un ufficio del consiglio di amministrazione di Camden (New Jersey) e distrussero i documenti delle bozze  e il processo che ne seguì.  La storia include anche le riflessioni di coloro che sono coinvolti nel caso, con il punto di vista di puntato a 30 anni dopo.  Nel 1971 ventotto attivisti, tra cui quattro preti cattolici e un ministro luterano, furono arrestati dall’FBI  e nel processo che ne seguì (entrato a far parte della storia del giornalismo Americano) tutti  gli imputati furono assolti, stabilendo la prima vittoria legale completa per il movimento pacifista.  In un’intervista per il “Catholic Digest” Giacchino ha dichiarato: “La concezione della maggior parte delle persone del movimento pacifista durante il Vietnam è quella che io chiamo la ‘versione di Forrest Gump’: vedono gli attivisti come  persone che si drogano, capelloni e intenti a bruciare I documenti. Certamente vi erano anche soggetti di questo tipo però nel documentario ho volute ricostruire la partecipazione dei preti, di un operaio di una fabbrica di automobili, di assistenti sociali; tutte persone normali che hanno agito nel nome della pace e contro la Guerra del Vietnam. Ho volute raccontare la “profondità del pensiero e delle motivazioni” che spinsero ad agire I pacifisti dell’epoca”.

220px poster of the movie the camden 28“The Camden 28” ha vinto sia il Premio del pubblico che il Premio della Giuria per il Miglior Documentario al Philadelphia Film Festival 2006. Il film è andato in onda anche nella serie televisiva acclamata dalla critica POV (Point of View).  Nel 2007 il documentario è stato ha avuto una “nomination” per la migliore sceneggiatura per un documentario ai Writers Guild of America Awards.

Ora con “Colette” il documentarista di origine siciliana e abruzzese ha toccato l’apice del proprio successo professionale, portando sullo schermo la testimonianza di Colette Marin-Catherine, all’epoca adolescente, e di suo fratello diciasettenne Jean Pierre. Quest’ultimo fu catturato dai nazisti e spedito nel campo di concentramento di Mittelbau-Dora, che accoglieva 20mila prigionieri costretti ai lavori forzati per l’industria bellica tedesca.

Il documentario è stato presentato per la prima uscita al Big Sky Documentary Film Festival in February 2020 ed è stato coprodotto dalla società Oculus Studios (appartenente a Facebook) e da Respawn Entertainment, mentre il “The Guardian” ha provveduto alla distribuzione del film.




I Daddario: dall’Intelligence a Hollywood

richard daddario

da sin alexandra, catherine e matthew daddarioOggi i nomi di  di Alexandra e Matthew Daddario fanno capolino nei titoli dei maggiori successi cinematografici di Hollwywood. In pochi però associano il loro nome a una storia che unisce l’Abruzzo all’America fin dalla fine dell’Ottocento. Quello dei Daddario è infatti un nome importante nella storia americana anche se ha perso la sua originalità delle radici, e nasce tra le montagne dell’Abruzzo.

attilio dante d addario mediumAttilio Dante D’Addario nacque a Ofena il 10 marzo 1890. Sua moglie, Giovina Ciovacco nacque invece a Carpineto della Nora il 5 novembre del 1893 per poi vivere la prima parte della sua vita a Loreto Aprutino. I due ragazzi, una volta sposati, intrapresero il viaggio che tanti altri conterranei avevano già fatto e si imbarcarono alla volta degli Stati Uniti.

A Ellis Island i D’Addario persero, loro malgrado, l’apostrofo divenendo per gli americani Daddario, e si stabilirono a Newton, in Massachussetts. Il 24 settembre 1918 vi nacque il quarto dei loro sei figli , Emilio Quincy  Daddario, che dopo aver frequentato le scuole pubbliche a Boston e la Tilton Academy a Newton, si laureò alla Wesleyan University di Middletown (Connecticut) nel 1939.

Emilio  frequentò  poi la   Boston University Law School dal 1939 al 1941, per poi ottenere la specializzazione alla University of Connecticut nel 1942. Nei suoi anni giovanili Emilio si distinse, oltre che per i suoi ottimi risultati negli studi, anche per le sue prestazioni sportive, divenendo uno dei protagonisti dello sport universitario.  Mentre frequentava la Wesleyan University, fu un atleta di spicco e capitanò la squadra di football americano nel 1938 ricevendo la Major Valuable Player Award (meglio noto come MVP award) sia per il football che nel baseball.

emilio daddario alla wesleyanLa guerra non lasciò indifferente il figlio degli immigrati di Ofena.  Sposatosi con Berenice Carbo nel 1940 Emilio si arruolò infatti, come tanti, nel febbraio del 1943 e venne subito contattato da Max Biagio Corvo, giovanissimo capo delle operazioni in Italia dell’ Oss, originario di Melilli, che già dalla fine del 1942 pianificò, con un dettagliato piano d’ intelligence, l’ occupazione della Sicilia dell’ estate del ‘ 43 e la successiva totale liberazione dell’ Italia dal giogo nazi-fascista.

Corvo, che conosceva Daddario per aver vissuto nella sua stessa città (Middletown) decise di voler avere nella sua squadra di “intelligence” la giovane stella  del football americano, applaudito campione nella squadra della Wesleyan University.  Emilio inoltre conosceva perfettamente diverse lingue e si integrò bene con i siciliani, consolidando con lo stesso Corvo  una amicizia che durerà per tutta la vita.

Entrato a far parte del servizio segreto con il nome in codice di Mim (774 il numero di identificazione),  Emilio partecipò a tutte le fasi della campagna d’Italia. Arrivato a Palermo nel dicembre del 1943, restò poco tempo  negli uffici dell’Oss siciliano per essere poi trasferito nel nuovo comando operativo di Brindisi con l’ incarico di vice di Corvo e il grado di capitano. Nell’ aprile del 1945, quando ormai la sorte della Repubblica di Salò erano segnata, il capitano Daddario si trovava in Svizzera alle dirette dipendente di Allen Dulles, direttore del Oss per l’ Europa e futuro capo della Cia. Fu però richiamato in Italia da Corvo per un compito della massima delicatezza: la cattura di Mussolini e di alcuni ministri della Repubblica sociale di Salò in fuga sulle montagne piemontesi. L’ufficiale italo-americano giunse in Italia senza rivelare il suo vero scopo e cercò di intuire le mosse dei partigiani che usarono la migliore strategia per per sviare ogni indizio che potesse portare gli Alleati sulle tracce del Duce. Nei terribili ultimi giorni dell’epoca fascista, Daddario tentò di anticipare in tutti i modi i partigiani per catturare vivo Mussolini ma purtroppo fallì questa missione. I  documenti di riconoscimento di Walter Aulisio erano stati firmati dallo stesso Daddario, all’oscuro degli ordini che il Cln aveva dato al “colonnello Valerio” di uccidere il Duce.

Daddario si riscattò però subito dopo, sottraendo alla giustizia dei  partigiani i generali della Rrs Rodolfo Graziani, Ruggero Bonomie Rosario Sorrentino. Graziani sarebbe poi stato recluso in un campo di prigionia ad Algeri e avrebbe testimoniato l’azione di  Daddario ringraziandolo per avergli salvato la vita.

mim daddarioInsignito della “Legion of Merit” e la stella di bronzo americana e della  medaglia d’argento italiana, una volta tornato a casa Emilio Daddario riprese la professione di avvocato e divenne membro della Connecticut National Guard; dal 1946 al 1948 fu sindaco di   Middletown, Conn., 1946-1948;  e giudice della Corte municipale della stessa città fino al 1950 . In quell’anno infatti rientrò di nuovo in servizio attivo nella  43 Divisione  del Connecticut National Guard per combattere in Corea. Daddario operò come maggiore e sul finire del conflitto fu inviato in Giappone, prima di rientrare definitivamente a casa nel 1952. L’italo-americano decise di continuare il suo impegno politico e fu eletto deputato (tra le fila dei Democratici) nel 1958 , lavorando in tale veste fino al 1971 . Nel 1970 si candidò governatore del Connecticut  e nel 1973 iniziò il  proprio servizio come direttore dell’ Office of Technology Assessment.

“Per i suoi continui contributi alla scienza e al benessere nazionale durante gli anni in cui ha servito come membro del Congresso”, Daddario ha ricevuto la Medaglia per il benessere pubblico dalla National Academy of Sciences nel 1976. È stato presidente dell’American Association for the Advancement of Science dal 1977 al 1978. Dal 1979 al 1989 è stato copresiedente dell’American Bar Association ‘s Association for the Advancement of Sciences e della Conference of Lawyers and Scientist.

Emilio Quinci Daddario morì il 7 luglio del 2010 a Washington lasciando dietro di sé i figli  Richard, Anthony e Stephen.

richard daddarioRichard ( sposato con Christina)  pubblico ministero ed ex capo dell’unità antiterrorismo del Dipartimento di polizia di New York City, è il padre di Alexandra Anna, Mattew  e Caterine, con i primi due figli destinati a diventare stelle di Hollywood.

Nata a New York il 16 marzo 1986, Alexandra decise di diventare attrice dopo aver assistito al musical di Broadway “I Miserabili”. Mantenendo fede alla tradizione di famiglia,  ha praticato con successo diversi sport, tra cui il nuoto e ha studiato per anni il pianoforte, frequentando    il prestigioso liceo femminile Brearley di New York.. Proprio nel collegio ha svolto le sue   prime attività teatrali, vestendo i panni di Ortensio ne “La bisbetica domata”.  Al secondo anno della High School decise di iscriversi alla Professional Children’s School, pensata per gli studenti impegnati nel mondo dello spettacolo, proseguendo poi gli studi nel  Marymount Manhattan College.

Dopo aver debuttato in televisione, a dodici anni, in uno spot della Barbie, Alexandra nel 2002 ha iniziato il suo percorso cinematografico lavorando nel  cortometraggio di Jim Bernfield, Best Thanksgiving Ever, presentato al 15° Columbia University Film Festival.   Nel 2009 ha ottenuto il ruolo ri di Kate in  “White Collar”    che le ha dato una discreta notorietà. Negli anni del College ha interpretato ruoli minori anche sul grande schermo, in film quali “Il calamaro e la balena”, “L’amore giovane”, “The Babysitters”, “The Attic”. Ha interpretato  il suo primo ruolo da protagonista nello slasher  Bereavement di Steven Mena, girato nel 2007, ma uscito solo nel 2011. Il grande successo cinematografico è arrivato  nel 2010 con il primo film della serie Percy Jackson “Il ladro di fulmini”. In seguito Alexandra appare in 5 episodi della terza stagione di “Parenthood” e nella commedia “Libera uscita”.  Nel 2013 è stata protagonista dell’Horror “Non aprite quella porta 3D” tornando poi sul set del secondo capitolo della saga di Percy Jackson, “Il mare dei mostri”.  Nel 2014   Alexandra è stata  una delle interpreti principali di  “Buying The Ex”  una  commedia horror   presentata fuori concorso al  Festival del Cinema di Venezia.

Nel 2015 è tornata sul grande schermo con il “San Andreas”  e nel  2016, ha avuto un piccolo ruolo nell’adattamento cinematografico del romanzo di Nicholas Sparks “The Choice. Nel 2017 è stata scritturata per il ruolo di Summer nella versione cinematografica di e nello stesso anno è stata co-protagonista della commedia “Un uragano all’improvviso”.  “We Have Always Lived in The Castle”, “Se ci conoscessimo oggi” e  “Nomis” del 2018,, “Sai tenere un segreto?” nel 2019, Lost Girl ad Love Hotels (2020) e Songbird (2021) rappresentano le ultime fatiche di un’attrice che nel 2010 è stata candidata agli MTV Awards  come attrice rivelazione per il film Percy Jasckson e gli dei dell’Olimpo – Il ladro di fulmini, nel 2013 è stata candidata   per “Non aprite quella porta 3D”, nel 2015   come miglior attrice in un film d’azione per “ San Andreas” e nel  2017, come miglior attrice di un film commedia (Baywatch).

Il fratello Matthew, nato a New York il 1 ottobre 1987, ha frequentato invece la Collegiate School  per poi studiare business a Bloomington nell’Università dell’Indiana   laureandovisi nel 2010. Ha debuttato con il corto “The Debut” del 2012 per poi iniziare il percorso cinematografico nel 2013 con il film “Passione innocente”. Sempre nel 2013 ha  interpretato la  commedia “Delivery Man . Nel 2014   ha recitato nel film “Il tempo di vincere” e l’anno seguente     in “Va a finire che ti amo”. Il 2015 lo ha visto un protagonista della serie televisiva “Shadowhunters” mentre nel 2016 dopo aver preso parte al film horror “Cabin fever”, ha diretto e interpretato “The Last Hunt” presentato al SoHo International Film Festival.

Sposatosi nel  2017,  Matthew ha collezionato negli ultimi anni una parte nel film “Trust” e ha partecipato alla serie TV “Tommy”. Anche per lui sono arrivati diversi riconoscimenti dal Mtv Fandom Award  (candidatura  per la “Ship of the Year”)  e dal Teen Choice Award.




Gaetano Bedini, difensore delle comunità cattoliche in America

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cardinal bedini“QUESTA MIA MISSIONE PIENA DI ROSE E SPINE…”

Lasciò  la vita terrena portandosi dietro il peso di aver fatto giustiziare il patriota Ugo Bassi e la storia lo ha voluto identificare come la mano operativa del potere pontificio. Di sicuro, Gaetano Bedini, fu un formidabile campione del papato, tenacissimo difensore del potere temporale in Italia e  della religione cattolica nel Mondo, senza il quale però difficilmente le comunità professe avrebbero potuto trovare il loro spazio in terra americana. Un gigante della logorante battaglia per il credo cattolico.

Era nato a Senigallia il 15 maggio del 1806, in quelle Marche che per secoli rappresentarono il serbatoio della fedeltà pontificia. Figlio di Alessandro Pellegrini e di Marianna Spadoni (originari di Ostra) Gaetano era l’ultimo di sette figli e venne destinato alla carriera ecclesiastica. Gaetano entro giovanissimo nel seminario di Senigallia e fu ordinato presbitero il 20 dicembre 1828. Nella sua città natale trascorse i primi anni del suo sacerdozio, operando come canonico del capitolo della Cattedrale cittadina dal 1829 al 1838. In un’Italia segnata dai primi moti carbonari e dalla moltiplicazione dei patrioti del risorgimento italiano, Gaetano Bedini trovò nella politica la sua propria vocazione e grazie anche all’amicizia di Giovanni Maria Mastai Ferretti, futuro papa con il nome di Pio IX, fu destinato al ruolo di uditore presso la nunziatura apostolica di Vienna, che all’epoca era retta da Lodovico Altieri, arcivescovo di Efeso. Restò nella  capitale austriaca fino all’aprile 1845, quando fu richiamato a  Roma e messo a disposizione della Santa Sede come prelato domestico di Sua Santità  e protonotario apostolico.

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Gaetano Bedini

Il 28 ottobre 1845 arrivò per lui  il primo incarico diplomatico. Bedini fu nominato infatti internunzio e inviato straordinario della Santa Sede in Brasile. Il sacerdote si distinse subito per le sue forti attenzioni alle sorti  dei fedeli cattolici immigrati tedeschi che vivevano in condizioni molto disagiate. Altrettanto fervore mostrò nel  favorire una ripresa del cattolicesimo  per contrastare la diffusione del protestantesimo  in atto nel continente. Bedini rientrò in Italia il 16  agosto 1847,  mettendosi a disposizione della Santa Sede. Prima di partire però ebbe contatti con Giuseppe Garibaldi, in quel periodo residente a Montevideo, il quale con diverse lettere cercò di avvicinarsi a Papa Pio IX. In una famosa lettera al Cardinale, il futuro eroe dei Due Mondi scrisse:

«Offro a Pio IX  la mia spada e la legione italiana per la patria e per la Chiesa, ricordando i precetti della nostra augusta religione, sempre nuovi e sempre immortali, … Pur sapendo che il trono di Pietro riposa sopra tali fondamenti che non abbisognano di aiuto, perché le forze umane non possono scuoterli.»

Gaetano Bedini decise di non dare risposte precise alle  missive di Garibaldi destinate a Pio IX,   trasmettendo  l’offerta con il massimo riserbo  direttamente al Papa che però gli fece rifiutare la proposta pur con molti ringraziamenti.

foto cardinal bedini1853Terminata la missione in Brasile e rientrato il B. a Roma il 5 marzo 1848 il conterraneo papa Pio IX, lo nominò  sostituto della Segreteria di Stato. Nell’anno della Repubblica Romana, Bedini seguì il pontefice nella fortezza di Gaeta e diede il suo primo segnale di grande autorevolezza. Convinto della necessità di ristabilire l’autorità del papa con la forza delle armi, si recò verso la fine del gennaio 1849,   segretamente a Bologna per convincere le truppe svizzere a lasciare la città e a raggiungere i reparti rimasti fedeli a Pio IX. Questo disegno fallì e Bedini ,  nominato commissario straordinario delle quattro Legazioni, fece il suo ingresso a Bologna al seguito dell’armata austriaca.

Ristabilito il potere temporale del Papa, Bedini continuò nel suo lavoro di commissario pontificio come legato a  Bologna dal 1849 al 1852.  Allorché cominciò a  stancarsi dell’invadenza austriaca, il prelato   manifestò la sua disapprovazione per l’operato delle forze di occupazione e venne sollevato   dal suo incarico all’inizio del 1852.

Dopo i fatti  rivoluzionari la Santa Sede decise di stringere rapporti più stretti con gli Stati Uniti e  la Gran Bretagna, nazioni che avevano accolto numerosi fuoriusciti nazionalisti e  rivoluzionari. A Bedini fu quindi richiesto, tra le righe, di tessere un’abile ragnatela  diplomatica tra Brasile, Stati Uniti e Gran Bretagna e di sondare la situazione delle missioni cattoliche americane, sempre più spesso oggetto di durissimi attacchi protestanti.

L’ostilità nei confronti del Vaticano non tardò a manifestarsi e il viaggio di Bedini assunse contorni drammatici. Il primo attacco arrivò da Alessandro Gavazzi, un patriota Italiano che accusò il prelato di essere il responsabile della fucilazione del patriota Ugo Bassi. Trasferitosi in Canada  il nunzio  venne accolto con ben altro entusiasmo e tutti ne apprezzarono l’operosità verso  emigrati cattolici tedeschi, italiani, francesi e portoghesi.

Bedini aiutò anche la comunità irlandese, soprattutto quella presente a Bytown città  destinata a diventare negli anni seguenti capitale federale con il nome di Ottawa  e sede di un vasto crogiolo di religioni e comunità immigrate. L’opera del religioso  andò comunque ben al di là degli interventi apostolici. Dotato di  carattere fermo e risoluto, il nunzio marchigiano, nella sua permanenza nordamericana si batté contro tutti i diritti acquisiti dal clero americano  inopinatamente. Risolse numerose controversie e si adoperò con tutte le energie  per i suoi emigranti, cui rimase legato per tutta la sua carriera  ecclesiastica.

fotografia cardinal bediniRientrato negli Stati Uniti nel 1853 Bedini fu oggetto a Buffalo e Philadephia di un altro violentissimo attacco da parte dei tedeschi che il lui vedevano il simbolo delle  loro aspirazioni frustrate (i fedeli tedeschi volevano che le loro parrocchie e le loro  scuole fossero rette soltanto da sacerdoti del loro paese), nonché da parte degli  esuli politici italiani, cui era inviso in quanto rappresentante dello Stato Pontificio. Ma  nonostante tutto (ebbe parole di grande riconoscenza per altri cattolici tedeschi  italiani e irlandesi, che si offrirono di difenderlo armi alla mano) egli portò avanti la  sua politica tesa a formare un clero autoctono per gli Stati Uniti, pronto a subentrare  ai sacerdoti  europei. La sua convinzione fu tale da impegnarlo per il resto dei suoi anni, una volta  tornato in Europa. Costretto infatti alla fuga inseguito dagli esuli,  tornò a Roma per perorare la sua idea di realizzare un Collegio per i nuovi sacerdoti  nati negli Usa, scontrandosi con una curia che non vedeva certo di buon occhio il  genuino entusiasmo per il Nuovo Mondo.

Ebbe però l’appoggio decisivo del papa  e  ottenne il segretariato di Propaganda Fide, attraverso cui realizzò il primo progetto di  nunziatura permanente negli Stati Uniti (che si realizzò solo nel 1892) e l’istituzione  del collegio americano di Roma. Dal suo nuovo posto dirigenziale, il prelato prosegui  fino agli ultimi istanti della sua vita (si spense a Viterbo nel 1864) la strenua battaglia  in favore degli emigranti. Gaetano Bedini chiese ripetutamente ai vescovi in Nordamerica e in  Brasile di dare ascolto ai vari gruppi di emigrati e di favorire l’amalgama di queste  nazionalità nell’alveo della loro patria di adozione.  Si batté quindi, primo prelato vaticano, per l’integrazione e preparò il terreno  all’azione di Giovanni Battisita Scalabrini, vera colonna portante del cattolicesimo italiano nelle Americhe.

Nel 1861 venne nominato vescovo di Viterbo e Tuscanella.  Dopo pochi mesi, nel concistoro  del 27 settembre 1861 il papa creò  Bedini cardinale dell’ordine dei presbiteri, con il titolo di Santa Maria sopra Minerva.

Bedini morì la mattina del 6 settembre 1864  a poco più di 58 anni, probabilmente per un ictus. I suoi funerali  si svolsero l’8 settembre con la cattedrale gremita di fedeli accorsi da tutta la diocesi.




Strage in un supermercato in Colorado, 10 morti compreso un agente

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051242427 153fe6e0 3e34 45c0 8bf1 103c249d410bAGI  – E’ di 10 morti il bilancio della sparatoria a Boulder, in Colorado. Tra le vittime, anche l’agente Eric Talley, 51 anni, il primo ad arrivare sulla scena del crimine, il supermercato King Sooper.

Negli Usa è la seconda sparatoria di massa in una settimana. Il 16 marzo scorso, 8 donne, tutte di origine asiatica, sono morte vicino ad Atlanta per quello che viene ritenuto un crimine d’odio. L’ultima sparatoria in un supermercato negli Stati Uniti risale invece all’agosto del 2019, in un Walmart di El Paso, in Texas. Il killer, Patrick Crusius, ancora in attesa di processo, aveva preso di mira gli ispanici, i morti furono 22.
Il movente della strage in Colorado non è ancora chiaro.

Il presunto killer è stato arrestato. In un video circolato sui social, si vede un uomo in manette a torso nudo con la gamba destra sanguinante. La polizia ha confermato che il killer e’ l’unico ferito. “Questa è una tragedia e un incubo per la contea di Boulder”, ha osservato il procuratore distrettuale Michael Dougherty.

L’agente Talley era arrivato intorno alle 14:30 al King Sooper, su Table Mesa Drive, in una zona residenziale, vicina al campus della University of Colorado. Talley era nella polizia di Boulder dal 2010 “e ha servito in molti ruoli nel dipartimento”, ha tenuto a ricordare Herold, definendo “eroica” la sua risposta alla sparatoria. “Faremo tutto il possibile per fare giustizia in questo caso”, ha assicurato Dougherty.
Il presidente Joe Biden è stato informato e sta seguendo gli sviluppi.




Washington: la qualità dell’olio d’oliva italiano al centro di un webinar dell’Ambasciata

cucchiaio con olio

cucchiaio con olioWASHINGTON\ aise\ – La qualità dell’olio d’oliva italiano e il sistema di controlli che assicurano l’elevata sicurezza dei diversi prodotti è stato il focus dell’incontro virtuale organizzato dall’Ambasciata d’Italia a Washington DC per approfondire la tematica con gli addetti ai lavori – importatori, distributori, associazioni, funzionari – ma anche con un pubblico di consumatori.
“Il consumo e la domanda di olio d’oliva negli Stati Uniti stanno attraversando un trend di crescita nonostante l’ultimo biennio sia stato caratterizzato da alcune fluttuazioni“, ha evidenziato l’ambasciatore d’Italia negli USA, Armando Varricchio, nel suo intervento introduttivo. “L’olio d’oliva è una componente sempre più rilevante nelle abitudini alimentari delle famiglie americane e l’Italia è il più importante partner degli USA in questo settore, fornendo in valore, con oltre mezzo miliardo di dollari di export, circa il 40 per cento dell’olio importato“.
Ad aprire l’evento Felice Assenza, capo dell’Ispettorato Centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari del MIPAAF, il massimo responsabile italiano del settore verifiche antifrode del settore. Al dibattito, moderato da Lucrezia Scarampi, dietista a New York, hanno partecipato Marco De Ceglie, in qualità di chair del Comitato Esecutivo della North American Olive Oil Association (NAOOA), e Maria Francesca Di Martino, imprenditrice nel settore oleario e rappresentante dell’Associazione Nazionale delle Donne dell’Olio.
Per l’Italia è strategicamente importante valorizzare i sistemi di qualità e la sicurezza di tutte le nostre produzioni, sia quelle destinate alla grande distribuzione sia quelle più di nicchia per la ristorazione e i locali specializzati, evidenziando l’eccellenza delle nostre denominazioni d’origine e l’unicità della nostra offerta. Nel farlo, l’Ambasciata è attiva con le istituzioni e le associazioni americane e segue attentamente i possibili sviluppi nell’ambito del dibattito sulla qualità dell’olio e sugli standard USA che vede coinvolti, tra gli altri, il Congresso USA e la Food and Drug Administration. Oltre il 95 percento dell’olio d’oliva consumato negli USA è importato dall’estero e l’Italia, come primo fornitore, è un partner essenziale. (aise)




Anna Bambace, la sarta che lottò per i diritti del lavoro e delle donne

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16999057 669421746573210 7169672297285399585 n5 aprile 1975. A pagina 32 del New York Times compare un breve necrologio dedicato ad Angela Bambace. Poche righe, relegate in una anonima pagina dell’importante giornale americano per ricordare una donna fondamentale per i diritti del lavoro femminile. Poche righe per rispolverare una figura che l’America intrisa di imprenditoria aveva mal digerito e sopportato e che invece rappresentò il riscatto per milioni di donne che il lavoro ben pagato lo dovevano proprio alle sue battaglie. Alle battaglie di una ragazza figlia di una coppia che partì  dalla Sicilia e dalla Calabria alla volta del Brasile per poi tornare in Italia e riprendere infine  la nave in direzione New York.

Angela Bambace era nata il 14 febbraio 1898  a Santos, figlia di Antonio (nato a Cannitello in Calabria) e Giuseppina Calabrese (nata a Leofonte in Sicilia).  Dopo essere per breve tempo rientrata in Italia, la famiglia emigrò di nuovo, questa volta negli Stati Uniti, nel 1906. Angela fece il suo secondo viaggio sull’Oceano Atlantico all’età di otto anni per stabilirsi con i genitori nel quartiere italiano di East Harlem, a New York. Angela e la sorella Maria iniziarono a lavorare giovanissime seguendo la mamma nel settore dell’abbigliamento. Come sarta iniziò a lavorare prima in casa e poi dal 1917 in fabbrica. Sono anni incandescenti per le lotte dei diritti dei lavoratori. In America non si era ancora spenta l’eco della terribile tragedia della Triangle Waist Company avvenuta il 25 marzo del 1911 e le lotte sindacali per la sicurezza sul lavoro rappresentavano il companatico delle giornate interminabili in azienda. Le donne di casa Bambace parteciparono con coraggio alle riunioni tenute dagli anarchici, dai socialisti e dei membri dell’Industrial Workers of the World. Fin da giovanissima Angela mostra un carattere indomito dimostrandosi da subito una strenua  sostenitrice dei diritti delle donne. Per combattere meglio quelle che sentiva essere le “sue” battaglie si iscrisse all’International Ladies’ Garment Workers’ Union (ILGWU), un sindacato nato nel 1900,  nel quale trovò subito il suo alveo progettuale. Alla giovane italiana venne chiesto subito di occuparsi dell’organizzazione di proteste e scioperi per il miglioramento delle condizioni di lavoro. Entrata nel 1917 nell’Italian Waist and Dressmakers ‘Local 89 nel 1917 divenne la protagonista chiave nell’organizzazione dello sciopero dei sarti del 1919 . Sposatasi nello stesso anno con Romolo Camponeschi, un giovane romano che aveva trovato lavoro come cameriere, la giovane sarta si ritirò dall’attività sindacale per alcuni anni, dedicandosi ai due figli. La famiglia intanto si era spostata a Flushing (New York) per accogliere in una casa bifamiliare sia i genitori sia Angela e il marito Romolo Camponeschi con i due figli Philip e Oscar, sia la sorella Nino e il cognato Nino Capraro (un anarchico siciliano che oltre a essere giornalista era anche un abile organizzatore sindacale) e le loro due figlie di Nino e Marie. Angela non resistette molto a stare lontana dalla lotta sindacale. Nel 1925 riprese il lavoro divenendo presto una delle attiviste di punta del sindacato e segnando la propria vita con un divorzio e la perdita della custodia dei figli. La sindacalista nata a Santos organizzò lo sciopero delle lavoratrici tessili a Elizabeth (New Jersey) nel 1932 e portò in strada ben   75.000 sarte a New York nel 1933.

angela bambace d80cc2fe 1ec0 46fc b5f5 f860a18bedb resize 750Alla fine degli anni ’20 Angela Bambace incontrò e si innamorò di Luigi Quintiliano, un sarto con idee anarchiche che servì come segretario del Comitato italiano per le vittime politiche e svolse un ruolo attivo nella difesa di Sacco e Vanzetti. Angela e Luigi formarono un sodalizio indissolubile rimanendo insieme per tutta la vita. All’inizio degli anni ’30, l’ILGWU chiese ad Angela Bambace di organizzare i lavoratori dell’abbigliamento a Baltimora e il compito temporaneo si trasformò in incarico permanente nel 1936. Nel 1942 la sindacalista fu nominata manager del nuovo distretto dell’ILGWU nel Maryland-Virginia, mantenendo tale ruolo anche dopo che la riorganizzazione del distretto in dipartimento del sud. Nel 1956, divenne la prima donna italoamericana eletta Vicepresidente dell’ILGWU e membro del Comitato esecutivo generale. Legittimando di fatto la sua nomea di tenace combattente dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Angela Bambace non si limitò oltretutto a combattere solo nelle fila del sindacato. La tenace italo-americana fu coinvolta in molte organizzazioni, tra le quali si ricordano l’Americans for Democratic Action, Baltimore Community Action Commission, United Nations Association, Southern Conference Education Fund, Maryland Commission on the Status of Women e Jewish Labour Committee.

Chiamata a ricoprire l’incarico di vice presidente del consiglio esecutivo dell’ILGWU dal 1956 al 1971 fu di fatto la prima donna a entrare nel consiglio esecutivo dell’ILGWU, fino ad allora composto esclusivamente da uomini. Nel 1972 decise infine di lasciare l’impegno sindacale sapendo di non godere di buona salute. Tre anni dopo il suo ritiro, Angela Bambace morì di   cancro a Baltimora, nel Maryland, nel 1975.

Le carte di questa grandissima combattente per i diritti del lavoro e per quelli delle Donne, sono conservate nell’archivio dell’Immigration History Research Center della University of Minnesota.