I motori di Panoz

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5e4a4743 don panoz 1024x555 1Il rombo dei motori o un prato verde da golf; le piste automobilistiche o la casa farmaceutica; le dimore storiche o le auto elettriche. C’è l’imbarazzo della scelta per descrivere il successo di un nome divenuto “sigla” nel panorama americano dell’imprenditoria e sinonimo di successo nel variegato mondo dei primi della classe.

Eppure, dietro al semplice e conosciuto marchio di Panoz si cela una delle tante avventure umane che hanno accompagnato gli italiani nella loro personale conquista delle Americhe e che hanno trasformato una semplice storia professionale in un’epopea dorata.

Nel prologo del libro di successo scritto dalla Panoz vi è un volenteroso emigrante, Eugenio Panunzio e una terra antica popolata dai discendenti degli antichi Marsi, valorosi italici antagonisti indomiti delle legioni romane ai tempi della guerra civile. È infatti dalla piana del Fucino, che Eugenio mosse i primi passi della sua vita, affrontando la dura vita delle montagne abruzzesi. All’epoca Avezzano non ospitava ancora il futuristico centro di Telespazio e non produceva ancora le patate più conosciute d’Italia, limitandosi a regalare ai suoi agricoltori la razione sufficiente per sopravvivere e ai suoi signorotti (furono celebri i Torlonia) un’agiatezza che neanche l’immane catastrofe del terremoto avrebbe scalfito. Eugenio Panunzio partì alla volta degli Stati Uniti e si fermò nelle pianure dell’Ohio (nella città di Alliance) seguendo il destino di numerosi altri abruzzesi attratti da questo stato dell’Ovest americano.

Nonostante forse non conoscesse l’antica gloria che accompagnava i Marsi, Panunzio delle sue radici aveva conservato l’abilità al combattimento, seppur mediata attraverso lo sport e fu subito coinvolto nel mondo della boxe. Presentato a intraprendenti managers del settore, Eugenio divenne per gli amici Gene e per gli avversari Panoz, non potendo presentare il suo nome intero a un pubblico poco avvezzo all’idioma italiano.

Quella scelta obbligata e quella rinuncia amara al proprio cognome rappresentò una vera svolta nella vita dell’emigrante marsicano. Il suo peso leggero non gli permise in realtà di entrare nella leggenda della boxe ma i suoi pugni attirarono spettacolo. I suoi successi divennero preziosissimi per un italiano che nella boxe aveva soltanto investito a breve termine. Dopo dieci incontri ad altissimo livello, Gene Panoz abbandonò la dolorosa via sportiva per incamminarsi in quella più tranquilla di marito e di padre di famiglia. Convolato a nozze con un’affascinante irlandese, nel 1935 egli ebbe anche la felicità di diventare padre di Donald, nato nell’Ohio, e di passare il testimone del suo “strambo” nome al vero “genio” della famiglia.

Il figlio di Eugenio mantenne in un primo momento intatto il carico guerriero dei suoi cromosomi marsicani e negli anni cinquanta, diplomato in amministrazione commerciale (con buoni risultati anche in campo sportivo, dove giocò a livello semiprofessionale nel football) frequentò la Greenbrier Military Academy del West Virginia, dove incontrò anche la sua futura moglie Nancy (sposata all’età di soli 19 anni).

Divenuto ufficiale del servizio di “Intelligence”, venne inviato nelle basi americane in Giappone, e qui operò in simbiosi con la sua Nancy, impegnata come segretaria del Controspionaggio americano. Divenuti genitori, in Giappone, della loro prima figlia (in tutto la loro unione ne conterà cinque: Donna, Dena Lisa, Danny e Andrea), i coniugi Panoz rientrarono nella verde Virginia per proseguire su altri binari la loro vita professionale. Donald si iscrisse infatti alla Duquesne University, coltivando in segreto la sua grande passione per tutto quanto concerne l’automobilismo da corsa.

A Pittsburgh intanto avviò due attività commerciali che gli permisero di entrare nel mondo del commercio e investì i proventi nella sponsorizzazione della squadra locale di baseball dei Pittsburgh Pirates.

Il connubio tra Panoz e lo sport si sarebbe rivelato essenziale per imboccare la strada del successo imprenditoriale. Nel team di baseball infatti egli ebbe modo di conoscere altri imprenditori, e insieme a loro fondò la Mylan Laboratories a Morgantown, casa farmaceutica destinata a essere tra le prime compagnie pubbliche americane e distributrice dei cerotti antifumo. Tutto questo nell’anno 1960.

Per nove anni Don Panoz resse con grande fermezza e acume le sorti del suo gioiello industriale e nel 1969 decise di fare un ulteriore scelta avventurosa, abbandonando gli Stati Uniti per la verde Irlanda; insieme alla moglie infatti egli – venduto il suo pacchetto di azioni della Mylan – fondò nel paese materno un’altra compagnia farmaceutica, la Elan Corporation, il cui valore negli anni è cresciuto fino a raggiungere gli attuali 12 miliardi di dollari. La creazione della Elan fu il passo più importante intrapreso dai due intraprendenti coniugi e dalla ditta originaria nacque negli anni ben 26 consociate, sparse in vari settori di competenza (Panoz Auto Development Company , Panoz Racing School, Road Atlanta Motor Sports Center , Sebring International Raceway , Mosport International Raceway American Le Mans Series , Le Mans Series and Sportscar Racer , Elan Motorsport Technologies Group , Van Diemen International, G-Force Precision Engineering, Elan Composites, Elan Power Products, Elan Precision Products Elan Motorsports Racing, solo per citare le società sportive).

Seguendo le logiche del buon management egli diversificò infatti le attività della sua compagnia ed entrò anche nel mondo dei motori, dando finalmente corpo alla grandissima passione sportiva.

L’idea di entrare nel mondo automobilistico fu però soprattutto del figlio Danny, grande promessa delle corse americane e buon pilota delle varie formule statunitensi. Nel 1988 Danny sviluppò il suo progetto e mise l’ultimo tassello alla costruzione della fortunata saga della famiglia Panoz. Il giovane imprenditore infatti ha ereditato dal padre la passione per l’avventura imprenditoriale, pescando dalla sua passione la forza per trovare nuove strade.

Votati naturalmente verso la competizione, Don e Danny (con l’aiuto degli altri figli e della preziosissima moglie Nancy) non hanno però dimenticato gli altri settori finanziari del panorama americano. Tra i numerosi successi, quello del Chateau Elan Winery e il Resort rappresentano sicuramente il top nell’ambito della ristorazione turistica, e danno ai coniugi Panoz anche il giusto riconoscimento per il pionierismo nel settore della viticoltura in Georgia. Don e Nancy infatti iniziarono nel 1982 la loro attività di produttori di vino riadattando una azienda agricola dello Stato del Sud e trasformandolo successivamente in un albergo lussuoso con un campo da golf di caratura internazionale e un circuito equestre di ottima categoria.

I successi nei vari comparti non hanno però cambiato l’ormai affermato uomo d’affari italoamericano (nonno di dieci nipoti). Nel suo cuore dalle origini abruzzesi battono, parole della moglie, tre cose importanti: le macchine da corsa, le auto, ed ancora le auto”.

L’impegno diretto nel mondo dei motori è infatti arrivato per Don nel 1997, quando entrò al fianco del figlio nella gestione della Panoz Motors. Ritiratosi dal timone della Elan, nello stesso anno il “comandante” della corazzata Panoz entrò ufficialmente nel mondo professionistico delle competizioni e presentò al grande pubblico la Panoz Roadster, considerata un autentico gioiello di meccanica e design tra le macchine da corsa. Non ancora soddisfatto, l’ormai miliardario dalle origini marsicane acquistò quattro circuiti da corsa: Road Atlanta nella Georgia, Sebring in Florida, Mosport in Canada e Texas Motor Speedway nel Texas, per crearvi tra l’altro anche nuove competizioni. Sua è infatti la “Petit Le Mans” sul Road Atlanta, una corsa creata sulla falsariga della celebre competizione francese in 24 ore. In quest’ultima competizione internazionale il team si è qualificato ultimamente con una macchina del tutto innovativa. Attenta all’evoluzione futuristica della propulsione, la scuderia di Panoz ha infatti fatto scendere in pista per la prima volta nella storia una versione elettrica-ibrida del “GTR-1” (la Panoz Q9) per finire al secondo posto classe GT1. Era la prima volta che un’auto ibrida elettrica gareggiava in una competizione internazionale. Nel motore ruggiva l’antica forza dei Marsi, quella forza che si è spenta, attraverso Don Panoz nel 2018, all’età di 83 anni.




Killer di John Lennon chiede scusa a Yoko, atto spregevole

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epa06969060 (FILE) – People gather and sing songs by John Lennon and the Beatles during a vigil marking the 36th anniversary of Lennon’s death at the Strawberry Fields memorial in Central Park in New York, New York, USA, 08 December 2016 (reissued 24 August 2018). The British musician was murdered on 08 December 1980 by Mark David Chapman, who was sentenced to 20-years-to-life. According to media reports on 24 August 2018, Chapman was denied parole again for the tenth time. In 2020, he will be up for the next parole. EPA/ALBA VIGARAY *** Local Caption *** 53154642

L’assassino di John Lennon, Mark Chapman, ha chiesto scusa alla vedova Yoko Ono a quarant’anni dall’omicidio e dopo che per l’undicesima volta gli è stata negata la libertà condizionata. Lo riporta la Bbc.
“L’ho ucciso per avere fama, è stato un atto molto molto egoista e mi dispiace per il dolore che le ho causato”, ha detto Chapman parlando dell’artista giapponese.
L’8 dicembre del 1980 Chapman sparò quattro volte a Lennon fuori dal suo appartamento a New York. “Non l’ho ucciso per la sua personalità ma perchè era molto molto molto molto famoso”, ha spiegato definendo l’omicidio un’azione “spregevole” degna della pena di morte che nello Stato di New York è stata abolita nel 2007.
Yoko Ono si è sempre opposta in tribunale ai tentativi dell’assassino di ottenere la libertà condizionata. Nel 2015 in un’intervista al Daily Beast confessò di essere molto preoccupata all’idea che Chapman potesse circolare liberamente.
“Lo ha fatto una volta, potrebbe rifarlo. A me, a Sean (il figlio), a chiunque altro”, disse allora l’artista.
Nella sentenza che ha respinto per l’ennesima volta la richiesta di libertà condizionata si legge che questa “è incompatibile con il benessere della società”. (ANSA).




Referendum: è un 68% di SÍ

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vote 3569999 1920In base alla quarta proiezione del consorzio Opinio Italia per la Rai, il Sì raggiunge il 68,1,% al referendum costituzionale. Il No si attesta al 31,9%. La copertura del campione è data al 41%.

“Quello raggiunto oggi è un risultato storico. Torniamo ad avere un Parlamento normale, con 345 poltrone e privilegi in meno. È la politica che dà un segnale ai cittadini. Senza il MoVimento 5 Stelle tutto questo non sarebbe mai successo”. Lo scrive su Fb il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

Soddisfatto anche Nicola Zingaretti che invita a seguire la strada delle riforme. “Sul referendum siamo molto soddisfatti: si conferma che il Pd è la forza del cambiamento, garante anche in questa legislatura di un percorso di innovazione e modernizzazione delle istituzioni di cui da sempre sentiamo il bisogno. Con la vittoria del Sì si apre ora una stagione di riforme: lo vogliamo e con gli alleati faremo di tutto perché vada avanti spedita”. E sulle Regionali, pur attendendo l’esito finale evidenzia “siamo molto soddisfatti da quanto emerge, in una situazione molto difficile e frammentata c’è la conferma di quelle che erano le nostre aspettative”.

“Come sempre – scrive Matteo Salvini su Facebook – e più di sempre, anche questa volta dico GRAZIE ai milioni di Italiane e di Italiani che ci hanno dato fiducia. Se i dati verranno confermati, da domani Lega e centrodestra saranno alla guida di 15 Regioni su 20! E anche dove non ce l’abbiamo fatta, tutti al lavoro con un solo obiettivo: aiutare, proteggere e far crescere la nostra bellissima Italia”.

“Complimenti e buon lavoro a Vincenzo De Luca. Abbiamo collaborato a livello istituzionale, lo abbiamo sostenuto a livello politico. Anche per lui una grande vittoria, bravo”. Lo scrive su Facebook il leader di Iv Matteo Renzi. (ANSA)

 




Il regista messinese Gianfranco Serraino è stato ucciso a Los Angeles

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151905252 fcd375c5 f734 4c63 8001 0c9783652e69Il regista messinese Gianfranco Serraino, che lavorò alla Piovra 6 ed è stato definito come uno dei più interessanti autori di documentari sulla scena internazionale, è stato ucciso con una coltellata nella sua abitazione di Los Angeles, dove viveva da alcuni anni.  “Da quello che abbiamo appreso finora non si e’ trattato di un evento avvenuto al culmine di una lite. Il ricercato e’ una persona estranea alla casa, e noto per problemi psichici“, ha spiegato Giorgio Serraino, fratello minore, ripercorrendo quella che e’ stata l’ultima giornata di Gianfranco e sperando di avere al piu’ presto notizie sulla cattura da parte delle autorita’ americane della persona che lo ha accoltellato.

“Mio fratello si trovava a casa assieme ad un amico quando ha ricevuto la notizia di un finanziamento grazie al quale avrebbe potuto produrre il suo prossimo lavoro. Doveva essere un giorno lieto – continua – invece l’amico che era in casa con lui si e’ allontanato per andare al supermercato e acquistare cibo e bevande per festeggiare la notizia, al suo rientro ha trovato Gianfranco senza vita. Non era invece in corso nessuna festa come e’ stato erroneamente riportato”.

Un solo colpo al petto,ma fatale per Serraino: “L’esito tragico che ha coinvolto Gianfranco – spiega ancora il fratello – sembra dunque essere avvenuto in circostanze completamente accidentali. Restiamo in attesa di maggiori informazioni da parte della Farnesina, soprattutto attendiamo di sapere se le autorità americane saranno in grado di rintracciare l’assassino di nostro fratello, attualmente fuggitivo”.

Il regista che era partito dalla Sicilia all’eta’ di 18 anni, lascia a Messina un fratello e due sorelle, mentre a San Francisco vive un secondo fratello. Aveva lavorato prima a Parigi e poi a Londra, mettendo la Sicilia al centro della propria opera,. Ebbe il privilegio di venir selezionato per un film collettivo in onore di papa Giovanni Paolo II: “Basta guerre, basta terrorismo”. A Hollywood era sbarcato con l’aiuto di Tony Brandt, aiuto regista di Francis Ford Coppola. AGI




Il MIRE: “Buon inizio di anno scolastico!”

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scuolaIl M.I.R.E, Movimento degli italiani residenti all’estero, augura a tutti gli studenti un prospero inizio d’anno scolastico.
“Oggi ci accingiamo a vivere un nuovo inizio dell’anno scolastico, che si presenta con non poche difficoltà da affrontare – si legge in una nota diffusa oggi dalla segreteria del Movimento -, considerata l’attuale emergenza sanitaria.
Il M.I.R.E, sempre con occhio vigile sul mondo, compartecipa a tale avvenimento, sia che si tratti dell’apertura delle scuole in Italia e in Europa, come della prossima nelle Americhe e nell’emisfero australe.

In questo momento di crisi sanitaria ed economica a livello mondiale ci sentiamo vicini al mondo della scuola e degli studenti, simbolo della società futura e della cittadinanza attiva.
Il Movimento degli Italiani all’Estero, quale rappresentante della nostra cultura oltre confine e promotore della sua conoscenza tra gli italiani all’estero, auspica ed augura un buon principio di anno scolastico ad ogni scuola di ordine e grado”.




Usa. La statua di un transgender al posto di quella di Colombo

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1nissolipiu“Apprendiamo da fonti giornalistiche che i funzionari della Contea di Union, in New Jersey (USA), hanno annunciato che ad Elizabeth sarà eretta una statua a Marsha P. Johnson, storica espressione del mondo transgender. Nulla da dire su questo, ma quello che è inaccettabile è che tale statua sorgerà al posto di quella di Cristoforo Colombo”. Ad affermarlo sono l’On. Fucsia Fitzgerald Nissoli, eletta in Centro e Nord America con Forza Italia, e Federico Mollicone, di Fratelli d’Italia.
“Ancora una volta – aggiungono in una nota – assistiamo al tentativo di rimozione storica della figura di Colombo quale espressione di quella cultura italiana che ha contribuito a costruire l’America. Non comprendiamo cosa c’entrino i transgender con Colombo. Il comune lasci la statua di Colombo e faccia le altre celebrazioni e monumenti che ritiene in altri luoghi”.




La California in fiamme: fra incendi, pandemia e gol politici

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31incendiusa“Più di 400mila ettari di terreno sono stati bruciati in California, l’equivalente dello Stato del Rhode Island”. Il governatore Gavin Newsom metteva a punto con queste parole la tragica situazione degli incendi che stanno devastando il Golden State. Sono tempi bui per la California che negli ultimi mesi sta affrontando anche la pandemia del Covid-19. Preoccupano di più due di questi incendi nel nord dello Stato che rappresentano i più grandi nella storia della California. Si tratta dell’incendio LNU Lightning Complex al nord-nordest di San Francisco e quello del SCU Lightning Complex che colpisce all’est di San Jose.
Altri più piccoli in diverse parti dello Stato preoccupano anche poiché siamo solo all’inizio della stagione degli incendi che di solito va dal mese di agosto e finisce a novembre nel Nord dello Stato mentre nel Sud va da novembre e finisce a dicembre. Il periodo più pericoloso occorre di solito da settembre a ottobre. I cambiamenti climatici hanno però scombussolato queste previsioni e secondo uno studio esistono due stagioni di incendi: una da giugno a settembre e l’altra da ottobre ad aprile. Questi periodi sono spesso determinati dalle condizioni atmosferiche con i mesi caldi che non producono piogge e l’inizio delle precipitazioni che contribuiscono alla fine degli incendi. Ad aggiungere al problema ci sono anche i venti, specialmente nel Sud, con i cosiddetti Santa Ana Winds (Venti di Santa Ana).
Le cause degli incendi sono molteplici. Spicca fra tutte la disattenzione di qualche individuo poco accorto anche se la madre natura ci mette del suo. Alcuni incendi nascono dal bisogno della natura per rigenerare la scarsa vegetazione. Il clima secco e la quantità di scarse piogge aggrava la situazione alla quale bisogna aggiungere il riscaldamento globale e le temperature che continuano di anno in anno ad aumentare. Nel deserto del Death Valley, per esempio, si sono stabiliti record di eccessivo calore che hanno raggiunto 54 gradi recentemente.
Gli effetti sono stati devastanti. I terreni bruciati sono otto volte più grandi di quelli degli anni 70, secondo la rivista National Geographic. Sette persone hanno perso la vita e più di 170mila hanno ricevuto l’ordine di evacuare le loro case. In anni passati questi individui andavano a stare temporaneamente con parenti ed amici ma in questi giorni di Covid-19 che richiedono distanziamento sociale la situazione è molto più problematica. Ad aggravarla di più va aggiunta anche la qualità dell’aria che diventa pericolosa per i californiani vicini agli incendi ma anche a quelli lontani poiché il fumo e l’aria penetrano al di là dei centri degli incendi. La bassa qualità dell’aria peggiora la situazione di quegli individui che hanno difficoltà respiratorie come asma ma anche quelli negli ospedali ricoverati per i contagi del Covid-19. Per questi ultimi il recupero diventa più lungo a causa della pessima qualità dell’aria. Persino il fumo nell’aria rende i polmoni più deboli, aggravando i possibili contagi del coronavirus.
Il 96 percento dei vigili del fuoco dello Stato sta combattendo gli incendi causando però timori che la stanchezza si farà sentire fra breve. In anni passati questi pompieri erano assistiti da gruppi di detenuti i quali erano addestrati come vigili del fuoco. Il Covid-19 ha però costretto le carceri al rilascio di molti di loro riducendo il numero di partecipanti da 2200 a 1600. La Guardia Nazionale ha ricevuto l’ordine di assistere e già 300 di loro sono stati addestrati a fungere da vigili del fuoco. Altri 300 intraprenderanno l’addestramento fra breve. Il governatore Newsom ha richiesto l’assistenza di altri Stati ma anche al Canada e persino all’Australia, ricevendo promesse ma non abbastanza aiuti.
Negli ultimi giorni le temperature sono scese, facilitando il lavoro dei vigili del fuoco e alcuni incendi sono sotto controllo ma la situazione è ancora pericolosa. Kimberly Guilfoyle, la compagna di Donald Trump Junior e ex moglie del governatore Newsom, ne ha approfittato per scopi politici alla recente convention repubblicana. La Guilfoyle, ex procuratrice in California e anche rivale in anni passati di Kamala Harris, la candidata democratica alla vicepresidenza, ha detto che per vedere “il futuro socialista del ticket Biden-Harris basta semplicemente guardare alla California”. Ha ragione sulla tragica situazione anche se risulta difficile in che modo il governo della California sia socialista e responsabile per i disastri naturali. Il suo dito dovrebbe essere indirizzato all’attuale inquilino della Casa Bianca e la sua completa inattività che ignora i cambiamenti climatici responsabili non per gli incendi ma certamente per la loro aumentata gravità.
La California, il più importante Stato dell’unione il cui Pil si piazzerebbe fra le prime sei nazioni al mondo, si riprenderà come ha fatto in passato, considerando la diversità economica del suo territorio. La Guilfoyle dovrebbe saperlo come lo sanno i californiani che continuano a votare contro il partito lodato adesso dalla Guilfoyle. Ovviamente la California va aiutata allo stesso modo di altri Stati che spesso sono colpiti da disastri naturali che possono includere incendi, terremoti, o uragani come stanno avvenendo nel Sud del Paese. Ma ci stiamo avvicinando alle elezioni, e per Guilfoyle, qualunque scusa è buona per cercare di segnare gol politici.


Domenico Maceri, professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California




Siciliani in Nord America: Mulé presidente CSNA

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muleDomenica 23 agosto si è riunita l’assemblea dei soci della Confederazione dei Siciliani in Nord America convocata per il rinnovo delle cariche dell’esecutivo e del direttivo. Alla riunione, svolta sulla piattaforma Zoom, hanno partecipato 27 rappresentanti delle maggiori Federazioni ed Associazioni regionali che operano negli Stati Uniti e in Canada che hanno eletto all’unanimità Salvo Mulè (Florida) quale nuovo presidente della CSNA.
Per acclamazione sono stati eletti nell’esecutivo Franco Mendolia (Quebec, Canada) vice-presidente, Giuseppe Rollo, secondo vice Presidente (Pennsylvania), Francesca Randazzo, segretaria, (Washington) e Paolo Ribaudo, Tesoriere (New Jersey). Faranno parte del direttivo anche Tony Avola (Canada) chairman, Carlo Vaniglia (Illinois) vice chairman, e la neo rappresentante in Sicilia Nina Giambona, che assumerà la posizione che era stata del Compianto Enzo Graci ricordato da tutti durante la riunione.
Mulè ha ringraziato tutti i partecipanti per la fiducia e l’entusiasmo dimostrato e si è detto pronto per il grande lavoro che lo aspetta.
“So che c’è tanto da fare – le prime parole del nuovo presidente – ma sono sicuro che insieme a questo nuovo team, tutte persone eccellenti, riusciremo a portare avanti programmi a sostegno della nostra comunità con impegno e responsabilità”.
Il nuovo consiglio sarà in carica per il biennio 2020-2022.
“Lo scopo della CSNA non è quello di sostituirsi alle associazioni siciliane già esistenti”, ha ribadito Vincenzo Arcobelli, Presidente Emerito e cofondatore sella CSNA. “Ma vuole continuare a svolgere il ruolo di coordinamento tra il mondo associativo e le istituzioni, portavoce delle nuove ed emergenti realtà, con il coinvolgimento delle nuove generazioni e delle donne”.
A questo proposito il presidente Mulè ha presentato alcuni giovani Siciliani che hanno manifestato grande interesse alla CSNA. L’ispirazione resta quella di “coinvolgere più giovani senza mai perdere di vista il lavoro delle passate amministrazioni, come dire, un inscindibile rapporto fra tradizione e futuro”.




Il CGIE a Mattarella: garantisca il voto all’estero

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referendum20gLa condizione in cui versa la rete diplomatico-consolare all’estero, in molti Paesi alle prese con gli effetti della pandemia, rende ancora più complicata la gestione delle procedure del voto all’estero in occasione dell’ormai prossimo referendum sul taglio dei parlamentari. Questo, in sintesi, quanto sostenuto in una lettera inviata nei giorni scorsi al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e, per conoscenza, al Premier Conte, ai presidenti di Senato e Camera, Casellati e Fico, e ai ministri dell’Interno e degli Esteri, Lamorgese e Di Maio. A firmarla 57 connazionalitra ex parlamentari e consiglieri del Cgie, presidenti di Comites e rappresentanti della collettività.
Ne riportiamo di seguito il testo integrale.
“Signor Presidente della Repubblica Mattarella,
sottoponiamo al Suo alto magistero la situazione in cui versa la rete diplomatico-consolare italiana all’estero, in procinto di organizzare, dove sarà possibile, nella Circoscrizione Estero le elezioni referendarie indette per confermare la riduzione del numero dei parlamentari.
Notizie diramate nei giorni scorsi dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale riportano la chiusura di almeno 20 sedi consolari all’estero a causa del contagio da Covid-19, e il ricovero di 29 impiegati ricoverati. La diffusione della pandemia in vaste aree del mondo precluderà la partecipazione al referendum di almeno un milione e mezzo di elettrici ed elettori; in Brasile, dove vivono oltre 500.000 connazionali, per questi impedimenti i sindacati dei servizi postali hanno indetto uno sciopero a tempo indeterminato rendendo di fatto impossibile la trasmissione dei plichi elettorali.
La situazione all’interno della rete diplomatico-consolare italiana potrebbe precipitare come da alcune settimane denunciano tutti i sindacati dei lavoratori dello stesso Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale. Intanto, in anticipo alle scadenze procedurali previste dalla legge 27 dicembre 2001, n. 459 e del relativo regolamento di attuazione approvato con D.P.R. 2 aprile 2003, n.104, risulta che in alcune circoscrizioni elettorali dell’America latina, il plico elettorale contenente il materiale elettorale sia già arrivato il 21 agosto 2020 con largo anticipo rispetto alle scadenze ordinarie.
In concreto la partecipazione di 1,5 milioni di cittadini italiani è seriamente compromessa dall’acuirsi della pandemia in Paesi dove grande è la presenza italiana, dal Brasile alla Francia, dagli Stati Uniti alla Spagna, in Asia, Australia e in Sudafrica.
Il contesto in cui si stanno preparando le consultazioni all’estero è a dire poco preoccupante, mentre il governo italiano (che ha appena prorogato lo stato di emergenza fino ad ottobre) non si è ancora espresso come sarebbe stato opportuno e auspicabile. Tra le nostre collettività all’estero l’informazione sull’oggetto referendario è assente. Si tratta, come sappiamo, di un fondamentale diritto di cittadinanza che non può subire alcuna limitazione, anche se comprendiamo la serietà delle ragioni che sono alla base dei provvedimenti di chiusura dei consolati.
Signor Presidente Mattarella, la scadenza referendaria è ormai molto ravvicinata, mancano solo 15 giorni all’invio del materiale elettorale, e i tempi previsti di ulteriore sviluppo della pandemia appaiono tali da indurre i sottoscrittori di questa missiva a chiederLe di assumere provvedimenti straordinari per fare in modo che, oltre ai servizi essenziali a beneficio degli italiani residenti all’estero, siano garantiti anche i diritti politici, senza i quali verrebbero meno le garanzie costituzionali di cui Lei è somma espressione e custode.
Esimio Presidente Mattarella, Le chiediamo rassicurazioni immediate sulla partecipazione di tutti gli aventi diritto residenti all’estero al “referendum sulla riduzione dei parlamentari” nel pieno rispetto delle scadenze procedurali previste dalla legge 27 dicembre 2001, n. 459 e del relativo regolamento di attuazione approvato con D.P.R. 2 aprile 2003, n.104. Nel caso in cui ciò non fosse possibile Le chiediamo di intervenire per il rinvio del referendum.
Certi della Sua attenzione, signor Presidente Mattarella, La preghiamo di voler gradire l’espressione dei più fervidi sentimenti di riconoscenza e gratitudine da parte di noi sottoscritti e di coloro che rappresentiamo. Con i più vivi saluti”.
sottoscrittori della lettera: Senatore Claudio Micheloni, Onorevole Gianni Farina, Onorevole Fabio Porta, Brasile, Michele Schiavone, Segr. Gen. CGIE, Svizzera, Silvana Mangione, V.seg. CGIE, Stati Uniti d’America, Pino Maggio, V.seg. CGIE, Germania, Mariano Gazzola, V.seg. CGIE, America Latina, Rodolfo Ricci, V.seg. CGIE, FIEI, Rita BLASIOLI, CGIE, Brasile, Alciati Silvia, Brasile, Alberto BECCHI, Argentina, Gerardo Pinto, Argentina,Marcelo Romaniello, Argentina, Gabriel PURICELLI, Argentina, Rucci Guglielmo, Argentina, Paglialunga Juan Carlos, Argentina, Carrara Marcelo, Argentina, Borgese Rodolfo, Argentina, Salvatore FINOCCHIARO, Argentina, Amelia Rossi, Argentina, Marisa BARBATO, Brasile, Franco PATRIGNANI, Brasile, Andrea LANZI, Presidente Comites Brasile, Filomena NARDUCCI, Uruguay, Renato PALERMO, CGIE Uruguay, Nello Collevecchio, Venezuela, Antonella PINTO, Venezuela, Mario Neri, Venezuela, Paolo Valente, Perù, Nello Gargiulo, Cile; Raffaele Napolitano, Presidente Comites Belgio, Roberto Parrillo, Belgio, Pietro Lunetto, Belgio, Rino Giuliani, Italia, Massimo Angrisano, Italia, Roberto Volpini, Italia, Andrea Mantione, Olanda, Antonella Dolci, Svezia, Santo Vena, Svizzera, Salvino Testa, Svizzera, Antonio De Bitonti, Svizzera, Nella Sempio, Svizzera, Egidio Stigliano, Principato del Liechtenstein, Valeria Zimotti, Svizzera, Domenico Micieli, Svizzera, Edith Pichler, Germania, Paolo Brullo, Germania, Maurella Carbone, Germania, Federico Quadrelli, Germania, Giuseppe Scigliano, Germania, Luigi Cavallo, Germania, Bruno Di Biase, Australia, Frank Barbaro, Australia, Franco Papandrea, Australia, Sandro Frattini, Tunisia, Fabio Ghia, Tunisia, Rocco Di Trolio, Canada, Franco Papandrea, Australia.




Il MIRE: “Un NO per non mandare in “offside” gli italiani residenti all’estero”

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logo mire 2020 high“Gli italiani che si trovano fuori dai confini nazionali, sono circa sessanta milioni di cui non più del 9% iscritto all’Aire, il grande pericolo è che le poche aperture dei consolati rischiano di non far arrivare in tempo a destinazione il materiale elettorale. Dai dati diffusi dal Consiglio Generale degli Italiani all’estero, una ventina di sedi diplomatiche sono ancora chiuse per i lockdown, come per esempio a Buenos Aires, dove vivono circa quattrocento mila connazionali iscritti all’Aire”.

Cosí il MIRE, Movimento Italiani residenti all’Estero, apre una propria nota stampa dedicata al prossimo Referendum sul numero dei Parlamentari.

“Un altro problema di non poco conto – prosegue – è che nella circoscrizione estero la partecipazione al referendum si svolge esclusivamente per corrispondenza, questo vuol dire che il materiale elettorale passa nelle mani di diverse persone, anche in quelle che lavorano negli uffici consolari attualmente chiusi per contagio. Volendo essere ottimisti, mettiamo il caso che il materiale elettorale riesca a essere lavorato dalle tipografie e dai consolati, nei paesi dove continua il lockdown ci sarà il problema di spedirlo e di riceverlo indietro, perché difficilmente chi non esce di casa da mesi deciderá di farlo adesso per andare all’ufficio postale. É indubbio che la gestione di tale referendum all’estero appaia molto difficile, peró ciò non deve assolutamente essere monito giustificativo di mancata votazione dei nostri connazionali. Tale decisione andrebbe a ledere il diritto fondamentale al voto sancito dalla nostra stessa costituzione”.

Continua la nota del MIRE: “Sarebbe auspicabile una corretta riflessione, che si pone al Senatore Merlo, con delega per gli italiani all’estero, sulla eventualità di una corretta gestione di tale problematica, soprattutto sulla correttezza dello svolgimento di tale procedura nella specificità all’estero e ricordando allo stesso che un impegno concreto del governo di cui fa parte era la messa in sicurezza del voto degli italiani all’estero.

Dal punto di vista giuridico, in questi giorni, a favore del No molti costituzionalisti, si son espressi descrivendo questa riforma come una riduzione sproporzionata e irragionevole della rappresentanza di interi territori, la vittoria della riforma prevedrebbe la riduzione di un terzo dei già pochi deputati e i senatori eletti nella Circoscrizione estero.

Il nostro invito è quello di votare No – conclude il MIRE – perché una vittoria di questa riforma creerebbe una profonda discrepanza nel rapporto numerico tra elettori ed eletti, isolando tutti i cittadini italiani residenti fuori dai confini nazionali ad una condizione di inferiorità e marginalità.

Votare No, è l’unico modo per conservare saldo il legame con la madre patria che concorre al rafforzamento degli interessi di natura, politica economica e alla promozione del Italia nel mondo.

Il M.I.R.E. (Movimento Italiani Residenti all’Estero) chiede a gran voce a tutte le comunità Italiane residenti all’estero, un impegno straordinario per votare e far votare NO”.