Sessione conclusiva dell’Assemblea Plenaria del Cgie: l’intervento del Presidente della Fondazione del Museo dell’Emigrazione Italiana

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cgie masini ordini del giono immagine6 301x223Durante l’ultimo giorno dell’Assemblea Plenaria del Cgie, svoltasi presso la sede del CNEL, ha preso la parola il Presidente della Fondazione del Museo dell’Emigrazione Italiana Paolo Masini che ha in primo luogo rilevato l’importanza del ruolo delle donne all’interno delle istituzioni. “La firma con il Cgie – ha ricordato Masini – è stato il primo protocollo d’intesa che abbiamo realizzato, non era ancora aperto il museo, non era ancora scoppiato il covid, pertanto parliamo di un’altra epoca. Poi il museo ha finalmente ha aperto, ha fatto un grande lavoro e oggi sono più di 100 i protocolli d’intesa realizzati”. Masini ha poi sottolineato la necessità che il museo non guardi solo al passato, ma anche al futuro, in questo contesto si colloca l’intesa stipulata con Rai Italia in cui sì dà ampio spazio all’attualità. Il Presidente si è poi soffermato sul progetto realizzato dal Mei con la cooperativa sociale Transiti volto a formare i ragazzi che con l’Erasmus vanno all’estero, tentando di tenerli in qualche maniera anche collegati tra di loro. “Stiamo cercando di rispettare – ha continuato Masini – i grandi appuntamenti, per il centocinquantesimo dell’emigrazione italiana in Brasile. Abbiamo realizzato una crociera delle radici con Costa Crociera, dove all’interno si tenevano momenti di approfondimento sull’emigrazione italiana in Brasile. Vi sono 5 mostre che adesso stanno girando, ad esempio in Brasile, ma che faranno ancora altre tappe. Questa crociera delle Radici – ha aggiunto – è un format, che abbiamo depositato e che pensiamo di ripetere, perché davvero è andato molto bene”. Masini ha poi segnalato il convegno delle diaspore dove sono intervenuti, oltre al Direttore Generale Vignali, più di 120 direttori e storici dei musei dell’emigrazione di tutto il mondo, da Ellis Island a quelli italiani, che si stanno mettendo in rete anche grazie al progetto del Maeci. “Abbiamo lanciato di recente – ha continuato il Presidente – anche l’iniziativa Civico delle radici. Noi mettiamo fuori dalle case di emigranti che hanno fatto qualcosa di importante una targa con un QR code, che cliccando, permette di acquisire la storia del nostro connazionale. Lo abbiamo lanciato con la storia di Cecilio Perruzza, che è stato il primo a realizzare un albero di Natale al Rockefeller center, una tradizione che oggi continua in maniera molto più pomposa e ricca di quella che nacque nel 1931, come ringraziamento degli italiani a Rockefeller per il lavoro che avevano creato dopo la grande la grande crisi”.

Nella sessione conclusiva l’Assemblea del Cgie ha poi approvato numerosi Ordini del giorno. Fra questi segnaliamo quello di Luigi Billè (Regno Unito) volto a chiedere l’assegnazione di risorse aggiuntive e il potenziamento di organico per il Consolato di Manchester. Approvato anche l’Ordine del Giorno di Paolo Dussich (Repubblica Dominicana) con la richiesta di una revisione urgente, organica e strutturale del sistema di voto all’estero al fine di garantirne la trasparenza. Da ricordare anche l’Odg, presentato da Giovanni D’Angelo (Regno Unito), per la creazione di uno stabile sportello consolare a Leeds nel Regno Unito, in quanto la comunità nella regione dello yorkshire è in espansione. Dello stesso tenore l’altro Ordine del Giorno approvato di Aldo La Morte (Uruguay) volto a chiedere l’apertura di un Consolato Generale a Montevideo. Vari gli Odg proposti da Lidia Campanale (Austria) ed approvati. In uno su chiede che il Cgie faccia parte integrante del Segretariato della comunità della italofonia. Un altro Odg auspica una revisione della circolare 4 del 2022 sugli Enti Gestori e l’istituzione di un gruppo tecnico Cgie – Maeci per formulare proposte condivise di aggiornamento della circolare. Chiesto inoltre in un terzo Odg la creazione criteri che garantiscano maggiore continuità didattica alle scuole italiane all’estero, nonché una revisione dei meccanismi di riassegnazione dei docenti con particolare attenzione alla tutela della stabilità dei percorsi educativi. In un altro Ordine del Giorno Campanale sollecita l’attivazione di bandi per il finanziamento di borse di studio per giovani laureandi e neolaureati in lingua italiana. Da rilevare anche gli Odg del consigliere Pancrazio Raimondo (CGIL – CISL – UIL – Frontalieri ) che chiede di procedere l’applicazione dell’articolo 7 della legge per riconoscere ai frontalieri licenziati in Svizzera l’indennità di disoccupazione prevista. Un secondo Odg del consigliere sollecita il Governo italiano a procedere con urgenza ad aprire i negoziati con la Slovenia e la Croazia e di regolamentare la posizione specifica dei lavoratori frontalieri in una condizione bilaterale. Un terzo Ordine del Giorno, tutti e tre sono stati approvati, riguarda l’assistenza sanitari per i frontalieri in Svizzera. Sì del Cgie anche gli Odg dei consiglieri Eleonora Medda (Belgio) e Massimo Romagnoli (Belgio) che chiedono di valutare sia l’apertura di un Consolato onorario a Genk, sia un incremento del personale presso il Consolato Generale di Bruxelles. Segnaliamo infine tre Ordini del Giorno dei consiglieri della Svizzera Carmelo Vaccaro, Toni Ricciardi, Barbara Sorce, Roger Nesti, Giangi Cretti e Giuseppe Rauseo che chiedono rispettivamente un miglioramento delle condizioni di attrattività dei consolati in Svizzera; un coordinamento tra il Maeci ed il Ministero dell’Interno in vista delle prossime elezioni per garantire un allineamento puntuale tra l’anagrafe consolare e l’elenco elettorale e una collaborazione; la creazione di un dialogo con il sindaco di Losanna per individuare in tempi rapidi una sede stabile per lo sportello consolare. Tutti e tre gli Odg sono stati approvati. (Lorenzo Morgia – Inform)




La Segretaria Generale Prodi chiude i lavori del Cgie: nel 2026 parleremo dei 40 anni della nascita dei Comites

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prodi cgie immagine16 301x223A chiusura dei lavori dell’Assemblea Plenaria la Segretaria Generale del Cgie Maria Chiara Prodi ha annunciato che si svolgerà una sessione telematica per fare in modo di diffondere le risultanze delle Commissioni tematiche che non sono state illustrate nei lavori dell’Assemblea per mancanza di tempo. Prodi, dopo aver sottolineato l’esigenza di portare avanti nel Cgie una logica collegiale, ha evidenziato l’importanza che il lavoro dell’Assemblea Plenaria venga preparato in anticipo nell’interesse di tutti. La Segretaria generale ha anche segnalato che dal prossimo anno saranno realizzati dei webinar, che potrebbero essere allargati anche ai Comites, per diffondere le attività del Cgie, coinvolgendo ad esempio gli esperti e la grande risorsa delle Consulte regionali. Lo scopo degli incontri sarà anche quello “ di approfondire e dilazionare la quantità di informazioni e di lavoro che si attribuisce a una Plenaria che è l’unica occasione in presenza e che chiaramente non può svolgere tutte le attività in proprio. Penso – ha aggiunto Prodi – che ciò che va fatto in presenza e ciò che va fatto da remoto sia una delle chiavi sulle quali potrà essere incentrato il secondo anno che mi appresto a coordinare di questo Consiglio”.  La Segretaria Generale ha poi evidenziato come la Commissione Lingua e Cultura stia lavorando sulle prospettive degli enti gestori e che nel 2026 verrà approfondita la questione dei quarant’anni della nascita dei Comites “perché la nostra rappresentanza – ha rilevato – ha bisogno di essere conosciuta per poter essere ancora più incisiva nel dibattito che comunque, ricordiamo, questa settimana ci ha posto a un livello di centralità rispetto alle istituzioni”. (L.M.- Inform)




Assemblea Plenaria del Cgie, dibattito sul tema degli incentivi ai rientri in Italia

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prodi cgie immagine16 301x223Nell’ultima giornata di lavori dell’Assemblea Plenaria del Consiglio Generale si è dibattuto, presso la sede del CNEL, sul tema degli incentivi per i possibili rientri in Italia di connazionali che hanno trovato occupazione fuori dai confini nazionali. La giornata di lavori si è aperta con i saluti del Segretario Generale del Cgie, Maria Chiara Prodi, che ha voluto ringraziare il CNEL per l’ospitalità e ha anticipato che l’accordo da siglare tra le due entità vedrà la costituzione, al più presto, di un gruppo di lavoro. “Ciò che abbiamo convenuto con il CNEL è la volontà di lavorare assieme sulle questioni che riguardano gli italiani all’estero”, ha spiegato Prodi ricordando che corpi intermedi come lo sono Cgie e Cnel contribuiscono a quella missione multi-livello già menzionata da Prodi durante i lavori di questa Assemblea Plenaria con molteplici interlocutori. Si è quindi entrati nel merito del tema del dibattito. Matteo Bracciali (Presidente della Commissione del Cgie nuove emigrazioni e generazioni nuove) ha illustrato la relazione sul tema, definendo gli incentivi al rientro come “una necessità strategica per l’Italia e per i suoi cittadini all’estero”. Bracciali ha introdotto la questione partendo dall’idea che una mobilità sostenibile non possa prescindere dalla sua “circolarità”, basandosi anche sull’analisi di un momento storico in cui l’Italia affronta contemporaneamente una crisi demografica, un impoverimento del tessuto produttivo in molte aree interne e una perdita continua di giovani e competenze verso l’estero. “Le politiche per il rientro degli emigrati italiani rappresentano non solo un’opzione, ma una vera e propria priorità strategica. Milioni di cittadini italiani vivono all’estero, molti dei quali nati in Italia o figli di italiani emigrati negli ultimi decenni. Una parte significativa di questa popolazione possiede competenze professionali, relazioni internazionali, spirito imprenditoriale e capitale umano che potrebbero contribuire in maniera sostanziale al rilancio del Paese”, si legge nella relazione illustrata da Bracciali nella quale si auspica però che queste politiche siano davvero efficaci e strutturali per andare oltre la logica del premio ai singoli talenti e abbracciare una visione più ampia, inclusiva e sostenibile. Per Bracciali occorre partire ad esempio dalle proposte del Gruppo Controesodo per il rientro di lavoratori qualificati. “La gran parte degli italiani all’estero non appartiene, però, a queste categorie. Nelle comunità italiane sparse nel mondo – soprattutto in Europa, in Sud America e in Nord America – vivono e lavorano artigiani, operai specializzati, lavoratori dei servizi, piccoli imprenditori, tecnici, spesso con una grande esperienza e un forte attaccamento all’Italia, ma senza i requisiti per accedere alle agevolazioni oggi previste per i cosiddetti cervelli”, si evidenzia nella relazione sottolineando la necessità di rendere disponibili tali incentivi anche a chi non ha un titolo accademico o non opera in settori ad alta specializzazione. “Esiste purtroppo ancora un’emigrazione italiana povera che viene sfruttata all’estero e della quale non si parla”, ha poi lamentato Bracciali durante il suo intervento. Allo stesso tempo la relazione ha invitato a riflettere sull’opportunità di creare un ecosistema integrato (casa-lavoro-formazione) per un rientro sostenibile. Rientrare in Italia non è tuttavia un gesto isolato, né una semplice scelta fiscale. “È piuttosto una decisione complessa che coinvolge intere famiglie; cambia progetti di vita, impone costi, implica sfide pratiche e culturali. Per questa ragione, le politiche di incentivo non possono basarsi su strumenti frammentari, ma devono essere coordinate in un sistema integrato che tenga insieme tre elementi fondamentali: l’abitazione, il lavoro e la formazione”, viene evidenziato aggiungendo che, sul fronte abitativo, servono misure che vadano oltre il contributo una tantum: mutui agevolati con garanzia pubblica, accesso a immobili a prezzo calmierato, bonus per ristrutturazioni e riqualificazioni energetiche. Parallelamente, secondo Bracciali, è essenziale offrire percorsi di reinserimento lavorativo che siano realistici e flessibili. Inoltre è fondamentale favorire il ripopolamento delle aree marginali, con misure su misura, valorizzando “l’opportunità storica che il rientro degli italiani dall’estero rappresenta per le aree interne del Paese, oggi colpite da un progressivo spopolamento, dalla desertificazione dei servizi e dal calo demografico”. Viene infine precisato che molti dei Comuni italiani sotto i 5.000 abitanti – soprattutto in regioni come Calabria, Molise, Basilicata, Sicilia, Sardegna – rischiano di scomparire nel giro di pochi decenni. La relazione ha dunque posto sotto la lente di ingrandimento la centralità di “una visione politica a medio e lungo termine” dotata di un sistema organico per uscire dallo stallo in cui versa una parte consistente di Italia. A seguire è intervento di Michele Valentini (Gruppo Controesodo) che ha definito la questione dei rientri come un qualcosa che sta molto a cuore a questo gruppo di lavoro nato nel lontano 2010, la cui duplice missione è portare avanti le istanze dei lavoratori che rientrano e aiutare chi è al momento all’estero per avere informazioni affidabili sulle agevolazioni fiscali. “Già nel 2010 ci rendemmo conto che bisognava fare qualcosa per la gestione di questa emergenza, che colpisce sostanzialmente le risorse più giovani che scappano dal nostro Paese alla ricerca di altre opportunità e di stipendi più elevati”, ha spiegato Valentini ricordando che in tredici anni ha lasciato l’Italia oltre mezzo milione di giovani di età compresa tra 18 e 34 anni. Valentini ha anche menzionato la cifra importante di 134 miliardi di investimenti fatti dall’Italia sulla formazione di giovani che vanno poi ad arricchire altri Paesi nel mondo collocando a sua volta l’Italia agli ultimi posti quale polo attrattivo per giovani di altri Stati. Valentini ha poi precisato che nella maggior parte dei casi i rientri in Italia sono dettati da ragioni meramente familiari. “La famiglia è più importante di qualsiasi agevolazione fiscale”, ha commentato Valentini. Valentini ha anche invitato a riflettere sul pericolo che potrebbe derivare, come già accaduto, da un nuovo espatrio di persone rientrate qualora le misure attrattive siano troppo limitate temporalmente o comunque non strutturali. Nel suo intervento il deputato Toni Ricciardi (Pd -ripartizione Europa) ha auspicato sempre più agevolazioni per incentivare l’ingresso nella pubblica amministrazione di personale che all’estero abbia conseguito un’attestazione di un dottorato di ricerca o docenza ossia, secondo la nozione anglosassone di derivazione latina, un attestato PHD. Replicando a una richiesta della consigliera Eleonora Medda (Belgio) sui numeri dei rientri, Valentini ha precisato che prima del cosiddetto DL crescita del 2019 si stimavano in 27mila unità mentre nel periodo successivo a quella misura – pensata anche in funzione di situazioni critiche come la Brexit – i rientri sono aumentati a circa 40mila fino al 2023. Da gennaio 2024, in virtù della legge di bilancio, ci sarebbe stata però secondo il Gruppo Controesodo una riduzione dei rientri del 40%. Per quanto riguarda nello specifico i Paesi più significativi sul fronte dei rientri, Valentini ha citato Germania, Spagna., Francia e Svizzera – per l’Europa – mentre, a livello globale, si sono segnalati gli USA e alcuni Paesi asiatici. Il consigliere Alessandro Boccaletti (Lega) ha sottolineato che, in un sistema economico internazionale così competitivo anche sul fronte degli stipendi e sull’opportunità di crescita sociale, l’Italia avrebbe difficoltà ad attirare rientri se non cambia approccio. Valentini si è detto d’accordo sull’idea che un rientro non debba poggiare solo su fattori economici ma anche su prospettive sociali e di crescita. I consiglieri Francesco Papandrea (Australia) e Giuseppe Scigliano (Germania) hanno suggerito a loro volta come l’incentivo fiscale rischi di non essere sufficiente per un rientro. “L’agevolazione fiscale aiuta chi ha coraggio”, ha replicato Valentini. La consigliera Barbara Sorce (Svizzera) ha chiesto quanto influisca la meritocrazia nella scelta di andare all’estero. Valentini ha risposto sostenendo che in realtà più del 70% delle risposte nei sondaggi tra gli associati indichino la ragione economica come prioritaria: all’estero pagano di più la professionalità. Valentini ha anche auspicato che si possa fare affidamento sulla rete diplomatico-consolare per raggiungere, informare connazionali in Paesi più lontani dall’Europa sulla possibilità di rientro. Il consigliere Antonio Iachini (Venezuela) ha definito fondamentali le risorse italiane all’estero per la crescita dell’Italia, invitando a fare maggiormente sistema tra tutte le realtà. Piergiorgio Devalle (Presidente Comites Johannesburg) sottolineato come molti giovani italo-sudafricani vorrebbero rientrare in Italia, ma il problema è la mancanza di riconoscimento dei titoli di studio, come invece avviene nel Commonwealth. Valentini ha sostenuto che quello del riconoscimento dei titoli di studio all’estero è sempre stata  una questione molto sentita e rappresenta un limite forte alla possibilità di rientro. Valentini ha poi sollevato un altro elemento, su sollecitazione della sala, ossia la questione che ruota attorno al cosiddetto “obbligo del nesso” legato al trasferimento del contribuente avente già la promessa di un lavoro. Il consigliere Massimo Romagnoli ha sollevato la questione della meritocrazia, sottolineando come a volte nelle grandi società italiane valga di più una raccomandazione. Valentini ha concluso precisando che quello della meritocrazia è un tema culturale. Fra gli altri interventi segnaliamo quello del Vice Segretario di nomina governativa Gianluca Lodetti che ha messo in evidenza la pericolosità dello spopolamento delle aree interne del nostro paese, che rischia di diventare irreversibile. Lodetti ha anche rilevato come il fattore dell’incertezza, che non dà la possibilità di programmare la propria vita, impedisca il ritorno dei nostri connazionali   “La qualità della vita e dei servizi, – ha spiegato il Vice segretario – rappresentano un cerchio che si chiude, per ridare maggiore circolarità alla migrazione e attrattività al nostro Paese . Per quanto ci riguarda – ha poi sottolineato Lodetti – come rappresentanti degli italiani all’estero, noi dobbiamo inserire tutto questo in una politica generale dello Stato, che riguarda il mantenimento dei legami funzionali di chi espatria con il Paese, nonché di politiche di reinserimento e di ritorno. Perché per noi – ha aggiunto – è tutto legato, cioè quando parliamo di lingua e cultura non parliamo di insegnamento, ma di mantenimento dell’identità. Quando parliamo della necessità di rafforzare il discorso della rappresentanza, noi parliamo del mantenimento dei legami. Quando parliamo dell’insegnamento storia della dell’emigrazione vogliamo mantenere i legami tra le nuove generazioni ed i residenti in Italia, e le generazioni che stanno all’estero”.  (Inform)




All’Assemblea Plenaria del Cgie gli esperti intervengono sulla messa in sicurezza del voto all’estero

cgie foto tua semza riccairdi immagine25 478x223

cgie foto tua semza riccairdi immagine25 478x223Nella seconda giornata di lavori del Consiglio Generale degli Italiani all’estero si è svolto il dibattito sul tema della messa in sicurezza del voto all’estero. Nel suo intervento introduttivo la Segretaria Generale del Cgie , Maria Chiara Prodi ha sottolineato come questo tema sia fondamentale per i connazionali nel mondo perché, come ha anche ricordato il Presidente Mattarella, la partecipazione degli italiani all’estero ha un valore per l’Italia. Per Prodi però la sicurezza del voto deve andare di pari passo con una sempre maggiore informazione e consapevolezza del voto per i diretti interessati. La Segretaria Generale ha anche sottolineato come, in caso di possibili abusi o distorsioni del sistema, gli italiani all’estero dovrebbero essere in generale considerati come parte lesa. Di fatto è stato delineato come questo sistema possa funzionare nel modo migliore garantendo la procedura del voto dall’inizio alla fine. Prodi ha menzionato, a titolo di esempio, i problemi che si sono a volte verificati nella sede di Castelnuovo di Porto adibita per diverso tempo allo spoglio delle schede provenienti dalle circoscrizioni estere e oggetto di contesti confusi. Va ricordato che, ad oggi, il voto all’estero avviene per corrispondenza postale e che i plichi – contenenti le schede e il certificato elettorale – arrivano direttamente al domicilio estero del connazionale: plichi che poi, per il tramite dei Consolati, una volta espletato il voto e richiusi rientreranno in Italia. Nella sua relazione il Prof. Saverio D’Auria dell’Università Statale di Milano ha sottolineato alcune criticità del voto all’estero, sostenendo anzitutto come alcune tipologie di elezioni, come i referendum, per ovvie ragioni siano sostanzialmente poco interessate da eventuali brogli; possibili tentativi di brogli sono, invece, ipotizzabili nel sistema delle preferenze o lì dove ci siano interessi elettorali evidentemente più forti rispetto a quelli di un referendum. D’Auria ha anche evidenziato come naturalmente ci siano Consolati che ricevono pochi plichi ed altri che invece ne ricevono moltissimi: questo dipende ovviamente dal bacino di utenza di quella particolare circoscrizione consolare. Milano, Firenze, Bologna e Napoli sono gli uffici periferici in Italia adibiti dall’Ufficio Centrale di Roma allo scrutinio finale delle schede rientrate in Italia dall’estero. Un problema sollevato da D’Auria è il rischio che schede false vengano stampate in loco, oppure che schede vere sino sottratte dalle cassette postali. Dal punto di vista dell’espressione del voto per corrispondenza vero e proprio, vi potrebbe poi essere un problema relazionato al rischio che possa venir meno la segretezza del suffragio stesso o la possibilità che azioni dall’esterno possano influenzare la libera scelta dell’elettore non tutelato dalla segretezza della cabina elettorale. Per D’Auria uno dei modi per risalire a possibili brogli è l’analisi calligrafica delle preferenze, laddove risulti abbastanza palese la presenza sospetta di una medesima mano dietro più voti. Per quanto riguarda le eventuali soluzioni D’Auria ha sottolineato come il voto elettronico preveda una alfabetizzazione elettronica ancora non adeguatamente diffusa, mente il voto al seggio, che implica un suffragio segreto e libero, non appare applicabile per i Paesi di grande estensione territoriale. In questo caso sarebbe auspicabile per D’Auria, una scelta ibrida con l’uso del voto per corrispondenza in caso di grandi distanze, ma con l’utilizzo di schede stampate in Italia con sistemi di tutela contro eventuali contraffazioni. E’ stata poi la volta del Dott Stefano Quintarelli, accademico e imprenditore informatico. Nella sua relazione Quintarelli ha delineato, tra le principali difficoltà associate alla digitalizzazione del voto all’estero, quella relativa allo SPID a sua volta collegata all’ottenimento del codice fiscale. Quintarelli ha chiarito i tre aspetti che renderebbero il voto davvero sicuro: integrità del voto, libertà da condizionamenti esterni, segretezza. Sono tre aspetti che sono previsti dal voto in cabina e dovrebbero sussistere all’unisono, e che non sono presenti nel voto elettronico. Secondo Quintarelli si potrebbe garantire più sicurezza anche già nel voto tradizionale, cioè quello cartaceo, apponendo ad esempio una filigrana sulle schede che le renderebbero autentiche e quindi non facilmente duplicabili: un po’ quello che avviene con le banconote. Istituire dei seggi fisici presso le sedi diplomatico-consolari potrebbe poi aiutare a rendere più sicuro il voto, visto che la maggioranza degli elettori è concentrata nelle grandi città, lasciando il voto per corrispondenza nelle grandi aree. Si è anche parlato dell’uso nei seggi delle “Voting Machines”, sistema di voto utilizzato negli Stati Uniti che presenta dei vantaggi, ma anche dei costi. Rispondendo alle domande dei consiglieri il Prof D’Auria ha precisato come sia difficile esercitare una forma di controllo tecnico su un eventuale voto di tipo elettronico; cosa un po’ diversa sarebbe inserire ad esempio un QR code ai plichi elettorali. Si è anche parlato della possibilità effettuare lo spoglio delle schede direttamente nei Consolati e non in territorio italiano; in proposito D’Auria ha valutato la difficoltà logistica di quei seggi che si trovassero a diverse migliaia di chilometri dall’Italia. Si è anche evidenziato come vi sia comunque una quantità relativamente esigua di elettori che chiedono un duplicato sostitutivo delle schede. Rilanciata anche la questione dell’allineamento delle anagrafi consolare con i dati dell’AIRE per definire in maniera precisa gli aventi diritto al voto. Dal canto suo Quintarelli ha ribadito come il voto al seggio, pur non potendo coprire tutto l’elettorato, possa innalzare il livello della sicurezza. Auspicato anche un maggior controllo sui verbali elettorali. (Inform)




Riunione al Ministero degli Affari Esteri per situazione italiani in Iran-Israele

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imagesIl ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani ha tenuto questa mattina una riunione con gli ambasciatori dell’area per verificare la situazione degli italiani e del personale delle ambasciate presenti nella regione del conflitto Israele-Iran.

Convogli via terra verranno facilitati a Teheran verso paesi di frontiera con l’Iran. Per i connazionali in Iran il suggerimento è di indirizzare messaggi all’indirizzo e-mail assistenza.iran@esteri.it

Domenica partirà da Sharm el Sheikh, in Egitto, un volo charter richiesto da cittadini presenti in Israele. I connazionali in Israele possono far riferimento al sito web www.viaggiaresicuri.it.




Messico, l’uragano Erick si intensifica a categoria 4

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508230068 1149974923835083 4494951153970856379 nPoco prima di toccare terra in Messico, l’uragano Erick si è intensificato diventando di categoria 4, «estremamente pericoloso», con piogge torrenziali, forti venti e onde alte sulle coste degli stati di Guerrero, Oaxaca e Chiapas, ha riportato il Servizio meteorologico nazionale del Paese.

Secondo le previsioni del ministero della Marina, la tempesta colpirà tra le 4:00 e le 6:00 ora locale (tra le 12:00 e le 14:00 ora italiana) l’area tra le Lagune di Chacahua, nello stato di Oaxaca, e Punta Maldonado, nel Guerrero.

L’occhio del ciclone ha un diametro di 28 chilometri, con venti sostenuti di 230 chilometri orari, raffiche di 275 chilometri orari, e si sta muovendo verso nord-ovest a 15 km/h.

La presidente Claudia Sheinbaum ha annunciato in un videomessaggio pubblicato sul suo account X che tutte le attività nella zona sono state sospese e ha raccomandato alla popolazione locale di «restare a casa, non uscire e rimanere uniti in famiglia».

«Se vivete vicino a corsi d’acqua o in zone costiere basse» —ha continuato il capo dello Stato— «trasferitevi nei ​​rifugi e tenetevi informati attraverso i canali ufficiali».

Il governo del Paese ha implementato i piani di emergenza nelle zone interessate. «Mantenete la calma, insieme ce la faremo», ha concluso Sheinbaum.

Foto: eluniversal.com.mx

puntodincontro.mx




Mattarella riceve il CGIE

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presidenza delkla repubblica mattarella incontra cgie immagine16“È con grande piacere che vi accolgo al Quirinale, in occasione di questa vostra quinta consiliatura. Vorrei anzitutto esprimervi il sentimento convinto di riconoscenza per il lavoro che svolgete al servizio delle nostre comunità nel mondo. Il vostro impegno quotidiano sostiene ed esprime il legame tra l’Italia e i milioni di connazionali che si trovano al di fuori dei confini del nostro Paese. Voi contribuite, con grande merito, a rappresentarli. Un’ampia popolazione, composta da collettività all’estero, che sono parte integrante del tessuto del Paese”. Con queste parole di benvenuto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto nel pomeriggio di oggi al Quirinale la Segretaria Generale del CGIE Maria Chiara Prodi e i Consiglieri, a Roma per la 47ª Assemblea Plenaria che si aprirà domani. Erano presenti il Sottosegretario agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale con delega per gli italiani nel mondo Giorgio Silli e il Segretario Generale della Farnesina Riccardo Guariglia. “Davanti a lei Signor Presidente – ha esordito nel suo intervento la Segretaria Generale del Cgie Maria Chiara Prodi – ha 63 persone in rappresentanza del mondo intero. Un mondo in cui l’Italia è protagonista, è costruttrice di futuro, è immagine operosa di quella italicità che riconosce a chi ama l’Italia una capacità di apertura, uno stile nel creare le relazioni che è la nostra risorsa più importante e più invidiata”. “Noi, rappresentanti delle comunità italiane all’estero, – ha proseguito Prodi – siamo oggi nella trincea più importante di tutte. Quella della democrazia e della partecipazione. Gli italiani nel mondo possono essere l’antidoto naturale ai venti di guerra e di divisione che soffiano sul nostro presente”. “Noi – ha rilevato la Segretaria Generale – insieme a milioni di italiani e di italo discendenti siamo attraversati in questi giorni da due domande cruciali . Cosa fa di noi degli italiani? Cosa vuole l’Italia per il suo futuro. In tanti vogliono farci credere che la democrazia e la partecipazione siano ormai parole in via di estinzione , che dobbiamo rassegnarci ad un mondo individualista e condannato alla sterilità di differenze che non trovano forma di dialogo. Che la politica, intesa come arte di organizzare la speranza, sia morta. Ma qui davanti a Lei vi sono i consiglieri del Cgie impegnati in un percorso di lavoro collegiale , determinati a dimostrare che è possibile sentirsi parte di una comunità nazionale quale che sia il proprio indirizzo di residenza e il proprio orientamento politico”. “Nei prossimi giorni – ha continuato Prodi – offriremo al Paese la sintesi del lavoro delle comunità italiane nel mondo su tre temi che abbiamo identificato come prioritari : legge di cittadinanza, la messa in sicurezza del voto all’estero , gli incentivi di rientro in Italia. Sono grandi temi di attualità intorno ai quali si condensano tensioni ed attese e che gli italiani nel mondo vogliono affrontare da protagonisti”. “Gli italiani all’estero – ha aggiunto la Segretaria Generale – sono ormai più del 10% della popolazione nazionale. La nostra più ferrea determinazione deve poter contare sull’applicazione completa delle nostre leggi istitutive, Abbiamo bisogno dei mezzi operativi , strategici e programmatori perché la scommessa della partecipazione alla democrazia si possa vincere”. “Oggi – ha poi rilevato Prodi – la metà degli italiani che emigrano fondano famiglie con persone straniere . Le nostre comunità all’estero sono esempi formidabili di integrazione e di contributi alla comunità civile , produttiva e accademica locale, Con la nostra testimonianza in patria rendiamo prossime tutte le latitudini, rendiamo concreta e italofona questa comunità globale che crea ponti e non muri , che vede nella bellezza e nella storia del nostro Paese un’infinità di opportunità di incontro con il diverso da sé. Dare risalto alla comunità italiana fuori dall’Italia è quindi una scelta della pace”. “In questo scenario di sfide e di opportunità – ha evidenziato la Segretaria Generale – si è inserita la nuova legge sulla cittadinanza , le cui modalità radicali e repentine hanno interrotto il percorso condiviso di riflessione che stavamo portando avanti, sintetizzato nella espressione “cittadinanza consapevole”. Se la necessità di una riforma era risentita, lo spaesamento che oggi attraversa le comunità all’estero è grande. Sul piano generale esso riflette il bisogno di comprendere riguardo alla visone di insieme di questo provvedimento che tenta di superare un argomentario legato al contingente e ribalta la prospettiva sulle doppie cittadinanze storicamente vissute come un valore”. In proposito Prodi ha segnalato come questo provvedimento, che è stato vissuto dalle comunità all’estero come “uno scollamento e una frattura” interroghi sul piano piano personale per valutare l’impatto di questo cambiamento sulla propria vita. La Segretaria Generale, dopo aver ricordato che su questo tema l’Assemblea Plenaria trasformerà l’amplia consultazione della base in pareri, ha infine sottolineato la necessità di riesaminare la riforma sulla cittadinanza in maniera aperta. “La partecipazione al voto da parte dei nostri connazionali all’estero – espressione di ‘cittadinanza attiva’ – concorre all’energia che fa vivere la nostra società democratica e, al medesimo modo, vi contribuisce la scelta dei componenti di organismi quali i Comitati degli Italiani all’Estero e dello stesso CGIE, che rafforzano la concezione di una democrazia libera, aperta a tutti i cittadini, ovunque essi abbiano scelto di vivere”, ha sottolineato il Capo dello Stato . Che ha ricordato come “la storia della migrazione italiana sia parte essenziale della nostra identità nazionale”. “Dalle grandi migrazioni successive all’Unità d’Italia, alle numerose partenze nel secondo dopoguerra, generazioni di italiani hanno trovato destini migliori al di fuori del nostro Paese, sostenendone, in modo determinante, la ripresa e lo sviluppo, anche con le consistenti rimesse finanziarie del secolo scorso – ha detto Mattarella – Il loro apporto, da una prospettiva più ampia, si è anche tradotto nel dar vita a legami preziosi fra l’Italia e i Paesi di accoglienza, legami alimentati dal rispetto e dall’ammirazione per quanto essi hanno saputo realizzare. Inoltre, il loro apporto concorre a diffondere le molteplici espressioni della cultura del nostro Paese”. “Le collettività italiane – ha rimarcato il Presidente – hanno saputo rendere ‘prossima’ l’Italia a tutte le latitudini . Anche nei luoghi più remoti sono stati ambasciatori autentici della italofonia. Si tratta di un elemento rilevante nella politica internazionale della nostra Repubblica, affermando valori come il dialogo, la laboriosità, l’accoglienza, la pace”. Il Capo dello Stato non ha mancato di porre l’accento sul “ruolo fondamentale” che “è stato svolto dalle donne”: “Sin dalle prime ondate migratorie, le nostre connazionali sono state le autentiche custodi della lingua, della cultura, delle tradizioni, trasmettendo valori alle successive generazioni e mantenendo vive le radici con l’Italia, finanche in contesti difficili. Perno della famiglia in ogni contesto. Educatrici, scienziate, imprenditrici, operatrici culturali: la loro presenza ha rappresentato la struttura portante delle nostre collettività all’estero, contribuendo in modo decisivo alla loro coesione e, al tempo stesso, all’integrazione nelle comunità d’accoglienza”. Mattarella si è poi soffermato sull’emigrazione dei nostri giovani verso altri Paesi: “Si è dibattuto a lungo sull’impoverimento avvenuto con il trasferimento all’estero di tante energie. Oggi, nel contesto multilaterale globale, sempre più spazio ha acquisito la cosiddetta ‘nuova mobilità’, composta da energie in movimento di ogni appartenenza sociale e di categoria professionale di ogni genere, fra cui naturalmente molti giovani. Tra di essi si contano circa mezzo milione di laureati che negli ultimi 15 anni sono partiti da ogni parte d’Italia verso mete quali Regno Unito, Germania, Svizzera, Francia, Spagna, Stati Uniti, per investire sul loro futuro, recando con sé talento, passione e tanta determinazione, contribuendo – una volta di più – allo sviluppo dei Paesi che li ospitano. È frutto di quella dimensione globale, di quella spinta all’unità, che deriva dalla consapevolezza del destino comune dell’umanità”. Il Presidente Mattarella ha continuato evidenziando che “per le più giovani generazioni – soprattutto quando non è una scelta resa necessaria da mancanza di prospettive adeguate nel nostro Paese – l’esperienza all’estero rappresenta sovente – parte di un percorso di arricchimento, che può preludere al rientro, con una dinamica diversa dal passato, in cui partenza e ritorno disegnano una realtà di vasi comunicanti in grado di arricchirsi vicendevolmente, oltre a rappresentare una sfida permanente per l’Italia perché sappia essere attrattiva”. Ed è “in questo percorso comune, fatto di lavoro tenace e di impegno ideale, che il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero e il contributo di tutti voi Consiglieri – tanto più meritevole perché svolto in una dimensione di puro servizio – assume un ruolo rilevante, consentendo di dare voce alla grande pluralità dei nostri concittadini all’estero e alle loro sensibilità”, ha detto Mattarella .Il Capo dello Stato ha fatto accenno anche al decreto legge di riforma sulla cittadinanza che “ha suscitato attenzione e dibattito nelle comunità degli italiani”. “Sarà certamente utile – e da seguire con attenzione – la riflessione che si aprirà sul tema nel vostro Consiglio in questa sessione, per favorire una meditata considerazione – ed eventualmente anche qualche riconsiderazione – dei temi che si sono aperti” ha affermato il Presidente della Repubblica, che ha espresso gli “auguri più calorosi di buon lavoro” per l’Assemblea Plenaria ai componenti del Consiglio Generale ringraziandoli “per la dedizione che rivolgete a realtà che concorrono concretamente a comporre l’Italia e la sua Repubblica”. (Inform)




Media Usa: “Trump valuta seriamente di attaccare l’Iran”

il presidente trump firma il laken riley act

il presidente trump firma il laken riley act

Nella Situation Room della Casa Bianca il presidente Trump ha convocato d’urgenza il suo staff per la Sicurezza nazionale per fare presumibilmente il punto sulla guerra in corso tra Israele e Iran.

Tre funzionari informati del dossier all’agenzia statunitense Axios hanno dichiarato che il presidente starebbe “seriamente valutando di entrare in guerra” al fianco dell’alleato israeliano, e per “lanciare un attacco contro gli impianti nucleari iraniani, in particolare contro l’impianto sotterraneo di arricchimento dell’uranio a Fordow“. Questo si trova a novanta metri sotto una montagna, a un centinaio di chilometri da Teheran, e rappresenterebbe un centro chiave per il presunto programma nucleare di Teheran. Nel primo attacco che Israele ha condotto nella notte tra il 13 e il 14 giugno, le forze di Tel Aviv non sarebbero riuscite a scalfirlo. Solo gli Stati Uniti sarebbero infatti in possesso della potenza di fuoco necessaria a penetrare quella profondità ed espugnare la “gabbia” in cemento armato che lo protegge.

Axios aggiunge che il rientro anticipato di Trump dal vertice del G7 sarebbe proprio legato alla necessità di “concentrarsi sull’Iran” e ricorda che ai giornalisti sull’Air Force One il presidente ha dichiarato di non essere interessato a un “cessate il fuoco”, ma a una “vera fine” della guerra e del programma nucleare iraniano. Infine, l’agenzia riporta che “la Casa Bianca ha discusso l’idea di incontrare direttamente gli iraniani questa settimana”, ma Trump avrebbe affermato che “dipenderà da cosa accadrà quando tornerò a Washington”.

L’emittente Cnn, citando a sua volta funzionari qualificati, conferma le stesse informazioni di Axios; inoltre, citando fonti interne, fa sapere che l’esercito degli Stati Uniti “si sta preparando all’eventualità che il presidente Donald Trump decida di ordinare all’aeronautica militare di rifornire di carburante i caccia israeliani durante i loro attacchi sull’Iran”. Sarebbe per questa ragione che “negli ultimi giorni più di 30 aerei cisterna per il rifornimento in volo sono stati inviati nella regione”.

Agenzia DIRE e – www.dire.it




Giorgia Meloni incontra Carney: valore strategico del partenariato Canada-Italia

17carney

17carneyA margine del Vertice del G7, la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha incontrato ieri a Kananaskis, in Alberta, il Primo Ministro canadese Mark Carney con cui ha ribadito il valore “strategico” del partenariato Canada-Italia, oltre che la “proficua cooperazione” dei due Paesi all’interno delle Nazioni Unite, della NATO e del G7 per “promuovere la pace globale, lo stato di diritto, la crescita economica e la prosperità e istituzioni internazionali solide”.
Nel corso dell’incontro – si legge nella nota congiunta diramata dopo l’incontro – i due Premier hanno fatto il punto sull’attuazione della Roadmap Italia-Canada per una Collaborazione Rafforzata, che include l’istituzione di un Gruppo Consultivo Congiunto sull’Intelligenza Artificiale, una Dichiarazione Congiunta sulla Cooperazione in materia di Minerali Critici e Materie Prime Critiche, azioni per rafforzare la cooperazione in materia di difesa, spazio, scienza, tecnologia e innovazione e la reciproca prosperità economica.
Come concordato durante la recente visita del Primo Ministro Carney a Roma, nei prossimi mesi verrà avviato un Dialogo sull’Energia Canada-Italia per rafforzare la cooperazione su minerali critici, energie convenzionali e pulite e idrogeno. Riconoscendo le sfide senza precedenti che il mondo si trova ad affrontare dal lancio della Roadmap lo scorso anno e la necessità di cogliere nuove opportunità, Carney e Meloni hanno annunciato un’ulteriore cooperazione tra Canada e Italia in diversi settori.
In primo luogo, si sono impegnati ad approfondire i legami commerciali e a diversificare gli scambi tra Canada e Italia. Ciò includerebbe l’organizzazione di missioni commerciali di alto livello per imprese e investimenti in settori prioritari come l’energia, la difesa e le infrastrutture. Meloni e Carney si sono quindi impegnati a incoraggiare la ricerca di ulteriori opportunità di cooperazione tra organizzazioni italiane e canadesi in settori quali l’energia nucleare, l’idrogeno, l’intelligenza artificiale, il supercalcolo e la tecnologia quantistica. Sul fronte della sicurezza e della difesa, i due Premier hanno sottolineato l’importanza di una più stretta collaborazione come alleati della NATO, anche attraverso un dialogo ad alto livello per affrontare le sfide attuali e future e riconosciuto le opportunità di un maggiore coinvolgimento e di un ampliamento dei legami commerciali nel settore della difesa, poiché sia Italia che Canada mirano a rafforzare le rispettive basi industriali di difesa.
Infine, Meloni e Carney hanno espresso apprezzamento per la continuità di priorità e risultati tra le rispettive presidenze del G7 e hanno sottolineato l’importanza di uno stretto coordinamento sulle principali sfide globali, anche in vista del prossimo vertice NATO all’Aia. (aise) 




Centro America: Il risveglio dei vulcani dormienti preoccupa le popolazioni locali

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collages10Dall’inizio dell’anno, una serie di segnali preoccupanti proviene dalle viscere della terra in Centro America. Vulcani storicamente poco attivi, come il Masaya in Nicaragua o il Cerro Negro, hanno iniziato a manifestare un incremento dell’attività sismica, emissioni di gas e leggere eruzioni di cenere. In Guatemala, il Pacaya ha lanciato più volte colonne di fumo visibili a chilometri di distanza, obbligando le autorità a chiudere temporaneamente lo spazio aereo della capitale.

Gli esperti dell’Istituto Centroamericano di Geofisica confermano che non si tratta di un evento isolato, ma di un possibile trend: la regione, attraversata dalla cintura di fuoco del Pacifico, è notoriamente sismica e vulcanica, ma negli ultimi mesi si è registrato un aumento dell’energia geotermica in profondità. Non si parla ancora di eruzioni devastanti, ma il rischio che uno di questi giganti torni attivo in modo violento è concreto.

Le popolazioni che vivono alle pendici di questi vulcani – molte delle quali in condizione di povertà – temono di dover affrontare evacuazioni improvvise, perdita di abitazioni, raccolti e bestiame. In alcuni casi, come nei pressi del vulcano Telica, la gente ha già iniziato a spostarsi in zone più sicure, pur sapendo che l’assistenza statale è limitata.

Intanto, gli ambientalisti mettono in guardia contro la costruzione indiscriminata di villaggi turistici in prossimità dei crateri, attirati dal fascino “esotico” dei vulcani: “Si sottovaluta la potenza distruttiva della natura. Questi giganti dormono, ma non sono mai davvero spenti.”