“Habemus Papam”. Leone XIV è l’americano Robert Francis Prevost

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Il 267esimo pontefice della storia della Chiesa cattolica è Robert Francis Prevost e si chiamerà Leone XIV. Ad annunciarlo Dominique Mamberti, cardinale protodiacono, che ha pronunciato l’Habemus papam, dal balcone centrale della basilica vaticana di San Pietro.

OVAZIONE A SAN PIETRO: IL MONDO HA UN NUOVO PONTEFICE

E’ bianca la terza fumata dal comignolo sul tetto della Cappella sistina: i cardinali riuniti in conclave hanno eletto il nuovo Papa. Piazza San Pietro esplode in una ovazione poco prima delle 18.10, quando dal comignolo inizia a uscire la fumata bianca che annuncia l’elezione del nuovo Papa.

C’è chi corre in avanti e chi si abbraccia, mentre le campane della Basilica iniziano a suonare. “Viva il papa, viva il papa”: sono i cori intonati da fedeli in piazza San Pietro, in attesa che sia reso noto il nome del nuovo papa, appena eletto. Anche Roberto Gualtieri, sindaco di Roma, è in Piazza che attende di conoscere il nuovo Pontefice.

Stando alle norme della costituzione apostolica, perché un candidato sia scelto servono i due terzi dei voti, cioè 89 cardinali su 133 votanti.
Il quorum necessario è stato dunque raggiunto nel secondo giorno di scrutini.

A BOLOGNA SUONANO CAMPANE CATTEDRALE SAN PIETRO

Anche a Bologna campane in festa per l’elezione del nuovo Papa: sono quelle della cattedrale di San Pietro, in via Indipendenza, che hanno risuonato per diversi minuti dopo la notizia della fumata bianca arrivata dalla Cappella Sistina.

ANCHE A FIRENZE SUONANO LE CAMPANE

Anche a Firenze campane in festa per l’elezione del nuovo Papa. Prima quelle duomo, che hanno risuonato per diversi minuti subito dopo la fumata bianca. I rintocchi delle campane hanno ripreso poco dopo dalla basilica di San Lorenzo.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Conclave, giorno 2: seconda fumata nera (VIDEO)

fumata nera

fumata neraE’ nera anche la seconda fumata dal comignolo sul tetto della Cappella sistina: l’elezione del nuovo papa non è ancora avvenuta. Stando alle norme della costituzione apostolica, perché un candidato sia scelto servono i due terzi dei voti. La fumata nera indica che dopo tre scrutini, uno ieri sera e due stamane, il quorum necessario non è stato raggiunto. Il segnale, dal comignolo sulla Cappella sistina, è arrivato alle 11.50 circa.

Oggi sono previste altre due sessioni di voto, nel tardo pomeriggio. Ma attenzione: non ci sarà una fumata per ogni votazione. Una ogni due votazioni, intorno alle 19. Nera o bianca che sia. Se invece i cardinali dovessero eleggere già il nuovo Pontefice alle 17:30, allora scatterebbe la fumata dell’annuncio. O bianca o niente, insomma.

Intanto il cardinale decano Giovanni Battista Re si lancia in una previsione ottimistica: “Auspico che la fumata bianca arrivi stasera. Il nuovo Papa prima di tutto dovrà cercare di rafforzare la fede in Dio in questo nostro mondo caratterizzato dal progresso tecnologico ma sotto l’aspetto spirituale abbiamo notato un po’ un ‘dimenticare Dio’.”

50 ANNI DI FUMATE

Quattro fumate nere prima di quella bianca per Francesco, tre per Benedetto XVI, sette per Giovanni Paolo II, tre per Giovanni Paolo I: questi i numeri delle elezioni papali degli ultimi 50 anni, che solo in un caso sono dunque andate dopo il secondo giorno di votazioni in Cappella sistina.

Per Jorge Mario Bergoglio, papa originario dell’Argentina, nel 2013 la fumata bianca che indica l’avvenuta elezione da parte dei porporati era arrivata la sera del secondo giorno di voti: se la circostanza si ripetesse, dopo il primo scrutinio di ieri, si potrebbe avere un nuovo pontefice già oggi.

Le elezioni precedenti si erano tenute nel 2005 per il tedesco Benedetto XVI, nel 1978 per il polacco Giovanni Paolo II e sempre nel 1978 per Giovanni Paolo I, l’ultimo papa italiano, in carica per soli 33 giorni.

Come al solito si può seguire la diretta video dal… comignolo con Vatican News:

 

Agenzia DIRE – www.dire.it




Il riacquisto della cittadinanza non può oscurare le restrizioni allo ius sanguinis

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ius sanguinis que es como funciona 1 1024x646In questi giorni di accesa discussione sul futuro della cittadinanza italiana all’estero, stupisce la scelta della senatrice La Marca di dare enfasi a provvedimenti che appaiono secondari rispetto ai reali rischi che le comunità italiane stanno affrontando.

È il caso dell’emendamento governativo sul riacquisto della cittadinanza da parte di chi l’ha persa: una misura certamente utile per alcuni, ma che riguarda una platea molto limitata di cittadini. L’entusiasmo con cui la senatrice ha accolto questa iniziativa rischia di apparire fuori luogo, se rapportato alla gravità del quadro complessivo.

In parallelo, infatti, sta prendendo forma – con l’approvazione del cosiddetto “pacchetto cittadinanza” – un progetto normativo che punta a restringere drasticamente il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis, colpendo direttamente milioni di discendenti di italiani residenti all’estero e minando il legame storico tra l’Italia e le sue comunità nel mondo.

Nelle Americhe, sia nei Caraibi e Centro America, sia negli Stati Uniti e in Canada, moltissimi connazionali hanno espresso incredulità e preoccupazione. In tanti si chiedono come si possa accettare senza reazione un simile arretramento, e come la senatrice La Marca possa invece celebrare un provvedimento parziale come se fosse una conquista epocale.

Chi rappresenta gli italiani all’estero ha il dovere di ascoltare le istanze più sentite e urgenti delle comunità. Per questo auspichiamo che da parte del Parlamento venga presto un segnale chiaro: l’impegno per difendere il diritto alla cittadinanza iure sanguinis non può essere sacrificato in nome di misure simboliche o di compromessi al ribasso.

Il MAIE continuerà a battersi con determinazione per modificare il decreto in senso favorevole alle nostre comunità. E ci auguriamo che tutte le forze politiche vogliano unirsi a questa battaglia di dignità e di giustizia.




Conclave: stasera la prima fumata

preparazione conclave cappella sistina

preparazione conclave cappella sistina
PREPARAZIONE CONCLAVE CAPPELLA SISTINA

È arrivato il grande giorno: inizia oggi pomeriggio, in Vaticano, il Conclave, l’assemblea dei cardinali che deve eleggere il successore di Papa Francesco, morto il 21 aprile 2025. I lavori inizieranno alle 16.30 nella Cappella Sistina, dove i prelati si ‘chiuderanno’ da oggi fino al momento in cui uscirà il nome del nuovo pontefice. ‘Conclave’, dal latino, significa infatti ‘chiuso sotto chiave‘. È alle 16.30 che scatterà l’Extra omnes, ovvero il ‘Fuori tutti‘, e dentro la Cappella sistina resteranno solo i cardinali. Questa mattina, invece, alle 10, si terrà la messa ‘pro eligendo pontefice‘, durante la quale i cardinali riuniti nella Basilica di San Pietro si riuniscono per invocare lo Spirito Santo affinché li indirizzi nella scelta del nuovo Papa.

LE VOTAZIONI E LE FUMATE

Per l’elezione del Papa serve la maggioranza dei due terzi (quindi servono almeno 89 voti, essendo 133 i votanti) e ci sono quattro votazioni al giorno (due al mattino e due al pomeriggio) e due fumate nell’arco della giornata, una intorno alle 12 (10.30 se dovesse essere bianca perchè i cardinali hanno raggiunto un accordo con la prima votazione della mattina) e una verso le 19 (17.30 se dovesse essere bianca già nella prima votazione del pomeriggio). Quella di questa sera, quindi, attesa intorno alle 19, sarà la prima fumata del Conclave 2025: ce ne sarà soltanto una, visto che i lavori partono nel pomeriggio.

Nella caldaia della Cappella Sistina vengono bruciate le schede dei due scrutini precedenti, e grazie a sostanze chimiche si può decidere il colore della fumata, che dà indicazioni al mondo sui lavori in corso. La fumata è nera in caso non si sia raggiunto il quorum, bianca in caso positivo. Una fumata bianca già questa sera? È pressochè impossibile. Ma Papa Francesco potrebbe fare il ‘miracolo’. Un altro, dopo quello di aver messo uno di fronte all’altro, a distanza ravvicinatissima, Donald Trump e Volodymyr Zelensky a parlare di pace poco prima che iniziasse il suo funerale.

COME FUNZIONANO LE VOTAZIONI

Sono quattro le votazioni: due al mattino e due al pomeriggio. Ogni scrutinio è composto da tre fasi. Nella prima si eleggono tre scrutatori, revisori e tre incaricati di raccogliere i voti dei cardinali impossibilitati per malattia. Su scheda è scritta la frase in latino “Eligo in Summum Ponteficem”, “Eleggo il Sommo Pontefice”, sotto cui ogni cardinale scrive il nome del suo candidato. Poi avviene il conteggio e la lettura del nome.

COME INIZIA IL CONCLAVE

Il conclave vero e proprio partirà alle 1630 di oggi, quando il maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, pronuncerà la fatidica frase “Extra Omnes”, ovvero “Fuori tutti”, e così si dà il via alle fasi di voto. I cardinali, a quel punto, restano soli davanti l’affresco del Giudizio Universale di Michelangelo Buonarroti e pronunciano due giuramenti: con il primo si impegnano a rispettare i vincoli della Costituzione, a ricoprire con fedeltà l’incarico di Papa qualora fossero eletti e a tenere il segreto su quello che avviene all’interno della Cappella Sistina. Il secondo è sui quattro Vangeli di Marco, Matteo, Luca e Giovanni: si chiede a Dio l’aiuto per adempiere al meglio il proprio compito. Poi si comincia a votare.

I POSSIBILI SUCCESSORI

In questi giorni, sono tanti già i nomi dei possibili successori di Papa Francesco che i media e i vaticanisti hanno ripetuto più volte: tra gli italiani ci sono Matteo Zuppi (presidente della Conferenza Episcopale Italiana), Pierbattista Pizzaballa (patriarca di Gerusalemme dei Latini) e Pietro Parolin (Segretario di Stato della Santa Sede), fino a oggi dato da tutti come ‘favorito’ e successore naturale di Papa Bergoglio.

Tra i ‘papabili’ anche il filippino Luis Antonio Tagle e il francese Jean-Marc Aveline. E anche Fridolin Ambongo Besungu, cardinale e arcivescovo della Repubblica Democratica del Congo, Peter Erdo di Budapest, Anders Arborelius, svedese, lo statunitense Joseph Tobin e lo spagnolo Juan José Omella. “Chi entra Papa, esce cardinale” si dice tradizionalmente, ma restano alte attenzione e curiosità per sapere se i pronostici avranno indovinato. Una cosa è certa, gli occhi restano puntati su San Pietro.

Agenzia DIRE – www.dire.it




TotoPapa. Secondo i bookmaker sarebbe corsa a due

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conclave possibili successori papa francesco 1024x576Alla vigilia del Conclave, al via domani pomeriggio, sale la fibrillazione tra i bookmaker internazionali per l’elezione del nuovo Pontefice. Da subito in testa alle preferenze dei bookmaker internazionali, Pietro Parolin è anche il prescelto degli scommettitori: oltre il 32% infatti ha scelto il Segretario di Stato come nuovo Papa, seguito da Luis Antonio Tagle, che raccoglie il 16% delle giocate. Più staccati Peter Turkson e Peter Erdo all’8%, con Pierbattista Pizzaballa, fermo al 7%.

Il testa a testa tra i due favoriti, riferisce Agipronews, continua anche in lavagna, con gli esperti di William Hill che offrono entrambi a 3,50 dopo l’ultimo aggiornamento delle quote (in testa ieri c’era invece Tagle). Dietro i due favoriti la coppia Turkson-Zuppi a quota 5. Il cambiamento più rilevante delle ultime ore riguarda però Mario Grech, cardinale molto vicino a Bergoglio: il maltese si gioca a 20, quota più che dimezzata rispetto al 42 di una settimana fa.

FUMATA BIANCA

I betting analyst internazionali scommettono anche sul giorno in cui verrà annunciato il nuovo Pontefice: previsto un Conclave molto breve, con fumata bianca già l’8 maggio – il secondo giorno in calendario – fissata a 2,10, in vantaggio sul 9 maggio dato a 2,75. Sale a 7 l’opzione 10 maggio, con l’elezione papale alla prima votazione, mercoledì 7 maggio, data a 9.

NOME 

Continuità nel nome di Francesco. Per i bookmaker il nome del prossimo Papa sarà infatti Francesco II. Nel Regno Unito si gioca a 5 la possibilità che il nuovo Papa scelga Francesco, in vantaggio su Giovanni e Giovanni Paolo, fissati entrambe a 6 volte la posta, seguiti da Benedetto a quota 7.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Com.It.Es. Santo Domingo e Fondazione Mis Pequeños Hermanos: una nuova biblioteca per i bambini di San Pedro de Macorìs

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776b9765 c268 4d52 97f9 7b7d8e8b4902Il Comites di Santo Domingo è lieto di annunciare la creazione di una nuova biblioteca in
collaborazione con la Fondazione
Mis Pequeños Hermanos e la Fondazione Rava.
Questa iniziativa ha l’obiettivo di promuovere la lingua e la cultura italiana tra i
bambini di Santo
Domingo e San Pedro
de Macorìs, che provengono da contesti sociali e economici svantaggiati.
Il progetto, che nasce dalla sinergia tra la biblioteca del Comites e la nuova biblioteca istituita a

San Pedro
de Macorìs, segna un’importante tappa nell’impegno del Comitato di Santo Domingo
verso l’educazione e la diffusione della cultura italiana
. La biblioteca, che inizialmente offre libri in italiano, sarà presto integrata con una selezione di testi in altre lingue, ampliando così l’accesso
alla lettura e favorendo la crescita culturale dei bambini.

Il Comites, grazie a questa collaborazione, non solo sostiene l’educazione linguistica, ma offre

anche un’opportunità di arricchimento culturale ai giovani lettori, introducendoli a mondi nuovi e
stimolanti.
ffbee3ad d235 4afe a864 51ff87a8cd9aOgni libro consegnato è un passo verso un futuro migliore, contribuendo a formare una nuova

generazione di cittadini globali, in grado di apprezzare e comprendere le diverse culture.

Durante la consegna dei libri, i bambini hanno mostrato grande entusiasmo e curiosità, segnando
l’inizio di un percorso che continuerà a crescere, grazie alla generosità di tutte le persone coinvolte.
Il Comites è orgoglioso di fare parte di questa iniziativa che rafforza i legami culturali tra la

Repubblica Dominicana e l’Italia, contribuendo alla formazione di giovani menti pronte ad affrontare le sfide del fututo.



Il MAIE Nord, Centro, Caraibi e Sud America consegna la lettera contro il Decreto 36/2025

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Dal Canada all’Argentina, passando per il Messico, i Caraibi e l’America Centrale, il MAIE ha portato a termine una mobilitazione corale, compatta e determinata.

La consegna della lettera indirizzata al Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani è avvenuta in decine di sedi diplomatiche italiane in tutto il continente americano, grazie all’impegno diretto e coordinato dei rappresentanti MAIE nei rispettivi Paesi.

Un messaggio chiaro, consegnato ovunque

Un atto collettivo, sincronizzato e simbolico.

Un messaggio forte, recapitato fisicamente alle istituzioni italiane attraverso l’azione simultanea di coordinatori, rappresentanti e volontari del MAIE.

La lettera — firmata dal Senatore Mario Borghese, dal Senatore Ricardo Merlo e dal Commendatore Vincenzo Odoguardi — chiede con fermezza il ritiro immediato del Decreto Legge 36/2025, che nega la trasmissione della cittadinanza italiana oltre la seconda generazione, minacciando i diritti di milioni di italiani all’estero.

Paesi coinvolti nella mobilitazione

Nel Nord, Centro e Sud America, la lettera è stata fisicamente consegnata nelle seguenti città:

✅ Messico – Giovanni Buzzurro e Antonio Mariniello
✅ Costa Rica – Giancarlo Parisi
✅ Panamá – Gaetano Sciacqua
✅ Chicago (USA) – Pat Capriati
✅ Houston (USA) – Francesco Rallo
✅ New Jersey (USA) – Matteo Provaskin
✅ New York (USA) – Quintino Cianfaglione
✅ Miami (USA) – Dennis Casco
✅ Toronto (Canada) – Francesco Sanci e Luigi Demartino
✅ Montreal (Canada) – Jorge Gallo
✅ Repubblica Dominicana – Massimiliano Atrigna e Tullio Marino
✅ Guatemala – Sebastian Marcucci
✅ Los Angeles (USA) – Nicolò Gobbi
✅ Argentina – Coordinatori MAIE con folta partecipazione davanti all’ambasciata
✅ Uruguay, Brasile, Paraguay, Cile, Bolivia, Venezuela, Perù – Consegne parallele

In molti casi, la lettera è stata consegnata direttamente nelle sedi diplomatiche: a Chicago, il coordinatore Pat Capriati ha avuto un lungo e costruttivo dialogo con il Console Generale; in Messico, la consegna è avvenuta personalmente all’Ambasciatore d’Italia, dando particolare rilievo istituzionale al gesto.

Il contenuto della lettera: identità, memoria, dignità

La lettera denuncia con chiarezza che il Decreto 36/2025 rappresenta:

Un attacco alla trasmissione dell’identità culturale e giuridica alle nuove generazioni

Una frattura nel principio di unità tra italiani dentro e fuori dai confini nazionali

Una visione discriminatoria che crea italiani “di serie A e serie B”

Il MAIE non chiede: esige:

Il ritiro immediato del decreto

Un dialogo aperto e trasparente con le comunità italiane all’estero

Il riconoscimento pieno e incondizionato dei diritti dei cittadini italiani nel mondo

“Un popolo che dimentica non ha futuro.”

Noi non dimentichiamo. Noi lottiamo.

Se ignorati, la mobilitazione continuerà

Questa azione congiunta nelle Americhe è solo il primo passo. Se le istanze delle comunità italiane all’estero continueranno a essere ignorate, il MAIE non resterà fermo: la mobilitazione si intensificherà, si allargherà e si rafforzerà.

La cittadinanza italiana non è una concessione: è un diritto.

E chi vive lontano dall’Italia, ma porta l’Italia nel cuore ogni giorno, non può essere escluso dal futuro del Paese.

Missione compiuta. Ora, attendiamo risposte.




Il Movimento CIDL in piazza a Roma contro il nuovo Decreto sulla cittadinanza

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manifestacion roma foto 1Sabato scorso 3 maggio si è tenuta a Roma, in piazza del Campidoglio, una manifestazione per protestare pacificamente contro il decreto-legge 36/2025 che, con provvedimento di necessità e urgenza, ha cancellato i diritti di sangue di milioni di discendenti italiani in tutto il mondo.

Il movimento CIDL (Comitato Italo Dissententi contro il Decreto di Legge), nato per generare azioni concrete e sensibilizzare sulle conseguenze generate da questo decreto legge, ha organizzato questa marcia e protesta pacifica, riunendo tutti quei discendenti che vogliono difendere i propri diritti già acquisiti prima della promulgazione di questo decreto legge.

Erano presenti all’evento anche Antonio Iachini, coordinatore del MAIE, il rappresentante del PD di Fabio Porta, e Luigi Scaglione, membro del comitato esecutivo del CIM.

Nella manifestazione erano presenti diversi striscioni con messaggi di discendenti come “L’Argentina e stata casa per gli italiani in fuga della miseria”, “Nostri Trisnonni, Bisnonni e Nonni hanno construito l’Argentina oggi chiedamo rispetto e riconoscimiento”, “Una penna non può cancellare il sangue”, “La burocrazia uccide l’identità”, “Siamo italiani: Meritamo rispeto e riconoscimento”, “L’italia scorre nelle nostre vene”, “Non siamo turisti della cittadinanza, italiani per sangue, storia e diritto di nascita”.

manifestacion roma foto 4In un atto simbolico ma assolutamente rappresentativo, i discendenti hanno gettato vernice nera su una gigantesca immagine di foto di immigrati italiani, di antenati che fanno parte della loro identità e della loro storia, mostrando così come questo decreto avrebbe cancellato e annullato quella storia, disonorando il coraggio e i sacrifici di quegli immigrati che hanno portato le loro tradizioni e il loro sangue italiano oltre la loro patria, formando e creando le famiglie che ora rivendicano i loro diritti.

È importante ricordare che il numero potenziale di discendenti italiani nel mondo sarebbe compreso tra 60 e 80 milioni; in Argentina, circa il 60-70% degli argentini, non meno di circa 30 milioni, ha sangue italiano e facciamo parte della storia e della tradizione italiana. Siamo cresciuti con questo valore culturale nelle nostre famiglie.

I discendenti degli immigrati italiani, con lo stesso coraggio e la stessa audacia ereditati dai loro antenati, hanno combattuto pacificamente ma emotivamente in questa manifestazione per i loro diritti di sangue, per la loro storia, per le loro tradizioni, sperando di essere ascoltati e visti da coloro che apparentemente non hanno alcuna memoria storica o rispetto per i diritti acquisiti di milioni di persone.

È opportuno segnalare che il 27 marzo il Consiglio dei Ministri del Governo italiano ha approvato un decreto-legge che, in sostanza, prevede che chi è nato in Italia o risiede da almeno 2 anni nel territorio italiano possa trasmettere la cittadinanza italiana (iure sanguinis) solo ai figli o nipoti.

barco inmigrantes italianos 1000x600Questa nuova norma limiterebbe i diritti di oltre 60 milioni di discendenti italiani in tutto il mondo che, fino al giorno prima dell’emanazione di questo decreto, erano già considerati italiani in base alle leggi in vigore fin dalla loro nascita. Ciò violerebbe anche i precetti sanciti dalla Costituzione italiana, discriminerebbe arbitrariamente una generazione rispetto alle altre e violerebbe i diritti già acquisiti.

Oltre a violare i diritti acquisiti, il presente decreto legge non rispetta nessuno dei precetti e dei requisiti legali richiesti per la promulgazione di un decreto di necessità e urgenza, e non è legittimamente giustificata la legislazione d’urgenza, che costituisce un’eccezione ai procedimenti parlamentari e democratici previsti dalla legge ordinaria.

Pertanto, il presente decreto non ha rispettato le procedure parlamentari previste per la promulgazione di una legge, trasgredendo i limiti di legge e gli orientamenti storici adottati dalla legislazione ordinaria, modificando con un decreto i principi che sintetizzano l’identità stessa di un ordinamento storico, disattendendo le norme costituzionali e procedurali, nonché la giurisprudenza della Corte costituzionale in materia di trasmissione della prole per diritto di sangue.

Analizzando le leggi italiane che così stabiliscono, i discendenti che attualmente sono pronipoti e pro-pronipoti il ​​cui riconoscimento della cittadinanza è limitato dal presente decreto erano già nati italiani, pertanto tale diritto era acquisito dalla nascita ed era necessario solo un riconoscimento formale che comprovasse la consanguineità. Ecco perché la procedura legale si chiama RICONOSCIMENTO DELLA CITTADINANZA ITALIANA per diritto di sangue, e non acquisizione della cittadinanza

Pertanto questo decreto-legge legifera retroattivamente, -un presupposto assolutamente illegittimo-, poiché, se un discendente era già considerato italiano dalla nascita, anni dopo la sua nascita non gli si può negare il diritto e lo status di cittadino italiano.

La più grande emigrazione italiana verso l’Argentina e altri paesi latinoamericani si è verificata tra il 1880 e il 1930, motivo per cui, al giorno d’oggi, quasi il 90% dei discendenti degli immigrati italiani nel mondo sono pronipoti e pro-pronipoti.

Il decreto-legge è attualmente in fase di esame e discussione presso il Parlamento italiano, che dovrà ratificarlo entro 60 giorni dalla sua pubblicazione, termine che scade il 27 maggio. In caso contrario, il decreto perderà validità ed efficacia giuridica.

Il Parlamento italiano è composto da due Camere, Senatori e Deputati, ma in questo caso, dato il termine di 60 giorni previsto dall’art. 77 della Costituzione italiana per ratificare un decreto-legge, purtroppo è richiesta una rapidità nella trattazione della questione che non consentirà alla Camera dei Deputati di effettuare uno studio completo ed esaustivo con gli esperti, solo la Camera dei Senatori potrà farlo nel rispetto dei tempi e la Camera dei Deputati dovrà limitarsi ad approvare o respingere il disegno di legge che convaliderebbe e darebbe legittimità a questo decreto.

È importante chiarire che tale velocità nella discussione parlamentare imposta dal termine previsto dall’art. 77 della Costituzione italiana è quello di salvaguardare il processo democratico nei casi in cui urgenza e necessità lo giustifichino, ma che esso è riservato esclusivamente a tali situazioni, e che questo chiaramente non è il caso della materia su cui legifera il presente decreto. Ecco perché il Consiglio dei ministri ha deliberatamente e intenzionalmente impedito la disponibilità dei tempi e delle forme di legge di una procedura parlamentare, con l’analisi esaustiva che la complessità della materia meritava, utilizzando una procedura eccezionale come il decreto, in luogo del disegno di legge, che sarebbe stato quello giuridicamente appropriato.

Per questo motivo, la Camera dei Deputati potrebbe ricorrere al voto di fiducia senza condurre studi e discussioni approfondite su questo disegno di legge, il che significherebbe che, se il disegno di legge non venisse approvato, il governo dovrebbe dimettersi e dovrebbe essere eletto un nuovo governo.

È importante che ci fermiamo a riflettere, anche per quei cittadini italiani che non sono toccati da questa questione, se un governo che intenzionalmente e senza alcuna giustificazione legale calpesta i diritti acquisiti di milioni di persone, ignora le procedure legali e parlamentari, disobbedisce ai precetti e agli obblighi imposti dall’attuale ordinamento giuridico e deliberatamente ignora i principi sanciti dalla Costituzione, sia ancora democratico oppure no.

Occorre rilevare che la Corte Costituzionale, nelle sedute del Parlamento italiano tenutesi nei giorni scorsi, ha dichiarato senza ombra di dubbio l’incostituzionalità del decreto in esame.

Il parere definitivo del Senato, insieme agli emendamenti approvati, dovrà essere finalizzato tra il 6 e l’8 maggio, quando si stima che saranno discussi in sessione plenaria per la votazione.

Limitare le generazioni significa cancellare l’IDENTITÀ di milioni di discendenti di italiani nel mondo e con ciò lo Stato italiano sarebbe colpevole di non avere MEMORIA STORICA per quegli immigrati che, in cerca di un futuro e in fuga dalla guerra, sono fuggiti in altri Paesi, generando con la loro coraggiosa decisione la possibilità di una vita lontano dalla loro patria. I loro discendenti vogliono onorare i loro sforzi, il loro coraggio, i loro progressi, senza dimenticare da dove veniamo e chi siamo.

Il coraggio che abbiamo nel lottare per i nostri diritti è il coraggio che abbiamo ereditato da loro. Quel coraggio, quella bravura e quella memoria generazionale sono ciò che ci spinge a ricercare le nostre radici e ciò che spinge molti di noi a tornare nei luoghi da cui provenivano i nostri nonni, bisnonni e trisnonni.

La memoria storica è lo sforzo consapevole di ritrovare le proprie radici, di valorizzare il proprio passato e rispettarlo, dimenticare che grazie al coraggio degli emigranti italiani, nuove generazioni di italiani sono cresciute disperse in diverse parti del mondo, portando la tradizione e il sangue italiano oltre i propri confini è non onorare quegli emigranti, è voler cancellare una parte della storia, dimenticare che nei momenti di bisogno e di guerra i paesi che oggi rappresentano i discendenti degli italiani hanno accolto e dato un futuro ai loro cittadini.

Cancellare la possibilità di riconoscere come italiani i propri discendenti, quando lo sono dalla nascita, cancellare la possibilità di tornare alle proprie radici e mantenere l’italianità come identità, non è giustizia, non è onorare gli antenati, dimenticare è l’annientamento morale di un Paese.

Prego che ciò non accada, che le legittime richieste di diritti di milioni di persone vengano ascoltate e che venga fatta giustizia.




Prossimo Papa, ribaltone dei bookmaker: sorpassato il favorito. Da mercoledì si vota

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conclave possibili successori papa francesco 1024x576Ribaltone a due giorni dall’inizio del Conclave.

Per i bookmaker inglesi, riporta Agipronews, è ora Luis Antonio Tagle il ‘prescelto’: il cardinale filippino nuovo Papa è offerto a 2 da William Hill, rispetto al 4,25 della scorsa settimana. Sorpassato il grande favorito Pietro Parolin, sceso da 3,50 a 3,25 ma ora secondo nelle preferenze degli analisti. Continua la rimonta degli altri due italiani in lizza: Matteo Zuppi, a 5, precede Pierbattista Pizzaballa a quota 6.

I betting analyst britannici scommettono anche sul giorno in cui verrà annunciato il nuovo Pontefice: previsto un Conclave molto breve, con fumata bianca già l’8 maggio – il secondo giorno in calendario – fissata a 2,10, in vantaggio sul 9 maggio dato a 2,75, mentre sale a 9,50 l’elezione papale alla prima votazione, mercoledì 7 maggio.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Il voto dei romeni all’estero premia Simion: tra onda sovranista e crisi dell’istituzionalismo

george simion & arkadiusz mularczyk (cropped)

george simion & arkadiusz mularczyk (cropped)Il recente voto che ha visto affermarsi George Simion, leader del partito nazional-conservatore AUR (Alleanza per l’Unione dei Romeni), rappresenta un punto di svolta non solo per la politica interna della Romania, ma anche per il modo in cui la diaspora romena si relaziona con i contesti politici dei Paesi ospitanti. Un dato che non può passare inosservato riguarda i risultati ottenuti da Simion tra i romeni residenti all’estero, in particolare in Francia, Spagna, Italia, Germania e Regno Unito, dove ha superato il 50% dei consensi.

È una tendenza nuova e indicativa: per la prima volta, il voto dei romeni all’estero sembra rispecchiare fedelmente l’orientamento politico dei Paesi in cui vivono. In Italia, dove il partito Fratelli d’Italia guida il governo e gode di un radicamento crescente, la vittoria di Simion nella comunità romena è stata netta. Allo stesso modo, nel Regno Unito, dove il Reform Party di Nigel Farage raccoglie consensi crescenti in vista delle prossime elezioni, i romeni hanno premiato una figura politica simile per impostazione ideologica e comunicativa.

La stessa cosa si può dire per la Germania, dove l’AfD rappresenta ormai stabilmente una delle prime forze politiche e fa da sponda a una narrativa nazionalista e sovranista. In Francia, l’onda lunga del Rassemblement National di Marine Le Pen continua a influenzare il dibattito pubblico e anche lì i romeni residenti hanno scelto di premiare il candidato più in sintonia con tali tendenze.

Questo dato merita una riflessione più ampia. Storicamente, la diaspora romena ha spesso espresso preferenze politiche diverse rispetto agli elettori in patria, spesso scegliendo candidati percepiti come più moderati, europeisti o riformisti. Oggi la situazione sembra ribaltata: l’elettore romeno all’estero sembra muoversi in coerenza con l’ambiente politico in cui è inserito. Un adattamento culturale, sì, ma anche politico, che mostra come l’identità migrante non sia più sinonimo di distacco dalle dinamiche locali.

Il voto in patria ha confermato il trend. A colpire è in particolare il risultato ottenuto da Simion nel distretto di Hunedoara, un’area storicamente legata al Partito Socialdemocratico (PSD), oggi segnata dalla crisi della deindustrializzazione. Nonostante fosse considerata una roccaforte della sinistra, qui Simion ha sbaragliato tutti gli avversari, capitalizzando il malcontento e la sfiducia verso i partiti tradizionali.

Il messaggio è chiaro: le aree in difficoltà, una volta bacini elettorali naturali per i partiti socialdemocratici, stanno virando verso forze che si presentano come “anti-sistema”, capaci di intercettare la rabbia e la frustrazione sociale. È un copione già visto in molte altre democrazie europee, ma che in Romania si manifesta oggi con una forza e una chiarezza senza precedenti.

Un altro segnale forte che emerge da questa tornata elettorale riguarda il rifiuto, da parte dell’elettorato, dei profili istituzionali e moderati. Crin Antonescu, storico esponente liberale e figura di rilievo del panorama politico romeno, non ha raccolto consensi significativi. La sua figura, considerata seria e preparata, è stata evidentemente percepita come troppo distante dai bisogni percepiti dell’elettorato.

Anche il secondo classificato, Dan Nicușor, è un candidato di destra. Tuttavia, pur proponendo una piattaforma simile a quella di Simion, non è riuscito a superare la percezione di essere una “fotocopia” dell’originale. E, come spesso accade, l’elettorato ha preferito l’originale alla copia.

Questo fenomeno mostra quanto oggi l’elettorato sia attratto non solo dai contenuti, ma dallo stile, dalla capacità comunicativa e dall’aderenza emotiva di un candidato alla percezione collettiva del cambiamento. Non basta più “rassicurare”, oggi bisogna “mobilitare”. E George Simion lo ha fatto meglio di tutti.

Uno dei grandi sconfitti di questa tornata è l’alleanza tra i partiti europeisti: PSD, PNL e UDMR. I tre partiti avevano puntato su una coalizione “di sistema”, convinti che la somma delle forze potesse garantire un risultato solido. Tuttavia, la matematica elettorale ha smentito l’aritmetica politica. L’alleanza non ha generato entusiasmo, né mobilitazione, anzi è stata percepita come un’operazione di vertice, utile solo alla conservazione degli equilibri di potere.

Questa débâcle suggerisce un altro importante insegnamento: oggi la politica non si vince più solo nei palazzi, ma soprattutto nel rapporto diretto con l’elettorato. Coalizioni costruite a tavolino, senza una base ideale e senza una narrativa condivisa, faticano a convincere. E l’elettore moderno — più disilluso, ma anche più attento — non perdona l’assenza di coerenza.

Il voto che ha premiato George Simion è molto più di un fenomeno nazionale. È uno specchio delle tendenze che attraversano l’Europa intera: crescita dell’area sovranista, crisi della rappresentanza istituzionale, rifiuto delle élite, bisogno di identità e radicamento.

La novità, semmai, è che anche la diaspora — spesso trattata come una variabile a parte — oggi si muove nella stessa direzione. Non più una voce fuori dal coro, ma parte integrante del nuovo spartito politico europeo. E questo spartito, oggi, ha toni decisamente più marcati a destra.

Per i partiti tradizionali europeisti, il messaggio è inequivocabile: il tempo dei compromessi e delle coalizioni di facciata sembra avviarsi alla fine. Serve un linguaggio nuovo, serve coraggio, serve visione. Perché, come ha dimostrato il caso Simion, chi intercetta il sentimento del tempo, vince. E chi resta ancorato a un passato ormai superato, scompare