Odoguardi (MAIE): “Italiani all’estero uniti contro il decreto della vergogna”

odoguardi emendamenti

odoguardi emendamentiDopo l’approvazione del cosiddetto “Pacchetto cittadinanza”, votato nei giorni scorsi all’unanimità dal Consiglio dei ministri, gli italiani nel mondo, e i loro discendenti, vivono un momento di massima confusione.

Come MAIE riceviamo ogni giorno decine e decine di messaggi, via email e attraverso i social, di connazionali che ci chiedono delucidazioni in merito e ci spingono a continuare la battaglia per una riforma della cittadinanza ius sanguinis giusta, che non si dimentichi che l’emigrazione fa parte della Storia del nostro Paese

“Posso ancora trasmettere la cittadinanza italiana a mio figlio? E mio nipote sarà cittadino italiano se nascerà all’estero? E il figlio di mio nipote?”: sono questi, tra gli altri, gli interrogativi che ci arrivano da parte di tanti nostri fratelli italiani residenti oltre confine.

In attesa che il Parlamento si metta al lavoro, per cercare di migliorare questa riforma che di fatto limita fortemente lo ius sanguinis e apre le porte pericolosamente allo ius soli, ci chiediamo: se il decreto dovesse passare così com’è stato votato in Cdm, che ne sarà della presenza italiana nel mondo? Che ne sarà di quei milioni di ambasciatori che all’estero diffondono la nostra lingua, la cultura italiana, promuovono le eccellenze made in Italy? Che ne sarà dell’italianità oltre confine, di cui tanti di noi vanno fieri?

Con il Movimento Associativo Italiani all’Estero, anche grazie alla preziosa collaborazione dei nostri Parlamentari, sempre sotto la regia del presidente del MAIE, Ricardo Merlo, siamo al lavoro per cercare di porre rimedio a quello che per molti rappresenta un vero affronto alla collettività italiana che vive fuori dai confini dello Stivale.

Appena avremo presentato gli opportuni emendamenti, ne daremo notizia sui nostri canali social e sui media.

Fino ad allora, stiamo portando avanti un lavoro di moral suasion a livello politico, affrontando il tema con le diverse forze politiche italiane, cercando di far capire loro che un taglio così netto alla trasmissione della cittadinanza ius sanguinis non solo fa male a chi è partito dal BelPaese e ai suoi discendenti, ma all’Italia stessa.

Non restiamo quindi a guardare con le braccia incrociate. Per cercare di sensibilizzare il governo su questo tema in particolare, è in programma il 3 maggio a Roma, davanti al Campidoglio, una manifestazione pacifica per protestare contro quello che la comunità degli oriundi ha definito “il decreto della vergogna”, perché “il sangue italiano non diluisce con il tempo”.

Appoggiamo e sosteniamo l’evento, a cui parteciperanno anche rappresentanti del MAIE. Vogliamo far sentire forte la nostra voce, insieme a quella di tanti altri connazionali che si sentono traditi da una riforma che non tiene minimamente in considerazione l’importanza della presenza italiana a livello globale. Ora più che mai la battaglia continua.

Vincenzo Odoguardi, vicepresidente mondiale MAIE

 

foto: italiachiamaitalia.it




Mattarella operato al cuore, “intervento riuscito”

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mattarella 2 1024x688Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stato ricoverato ieri per un intervento programmato di impianto di pacemaker, dopo aver completato gli impegni previsti in agenda per la giornata di ieri. L’intervento è stato effettuato alle ore 20.00.

Al termine dell’intervento il Presidente è rientrato nel reparto di cardiologia dove ha trascorso una notte tranquilla. Il Presidente è totalmente asintomatico e in condizioni cliniche stabili. Lo fa sapere il Quirinale.

Agenzia DIRE – www.dire.it




A Roma la Prima Conferenza delle scuole italiane all’estero “Crescere in italiano”

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image 235La Prima Conferenza delle scuole italiane nel mondo ha avuto inizio questa mattina presso l’Auditorium del MAXXI a Roma. A organizzare l’evento l’Ufficio V della Direzione Generale del Maeci per la Diplomazia Pubblica e Culturale (DGDP) . L’evento si configura come un modo per rafforzare i legami culturali con gli italiani nel mondo e “far apprezzare e conoscere sempre di più la nostra lingua e cultura all’estero”, ha ricordato la Presidente della Fondazione MAXXI, Maria Emanuela Bruni, che ha introdotto l’evento con l’auspicio di “creare un ponte fra tutte le discipline artistiche e culturali nazionali e internazionali per capire la complessità del mondo contemporaneo”. Il Museo MAXXI è da sempre in prima linea nella formazione degli studenti italiani con visite guidate, corsi di formazione PTCO e laboratori, essendo ente riconosciuto di formazione. All’evento era presente anche il Direttore Generale del Maeci per gli Italiani all’Estero Luigi Maria Vignali.

Nel suo intervento dal Viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli, che ha parlato di un istituto del MAXXI “inclusivo e soprattutto propositivo”. Cirielli, dopo aver evidenziato l’importanza di celebrare il ruolo svolto dalle scuole italiane all’estero, si è rivolto alla Sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti presene all’evento: “La ringrazio molto per quello che lei fa insieme al suo Ministero e soprattutto per la grande collaborazione, perché è il nostro partner storico per queste iniziative”. Il Viceministro Cirielli ha poi sottolineato il dovere e il diritto dello Stato a fornire servizi e supporto agli oltre ottanta milioni di discendenti degli italiani all’estero sia con la formazione promulgata mediante scuole pubbliche e paritarie di lingua italiana, sia con l’impegno a favorire l’ottenimento di una doppia cittadinanza per quegli italiani residenti in nazioni che non la rendono disponibile, come ad esempio la Spagna, dove il Viceministro si recherà a breve anche alla luce dell’importante emigrazione di giovani verso quelle località negli ultimi anni. La stessa emigrazione dall’Italia è di per sé strumento di esportazione culturale e linguistica, ha ricordato il Vice Ministro facendo riferimento all’influenza italiana in Svizzera: “Anche l’Europa – ha aggiunto Cirelli – rappresenta un dato centrale: ultimamente sono stato in Svizzera dove ho parlato non soltanto con i connazionali del Cantone italiano, ma soprattutto con politici francofoni e germanofoni, e tutte e due le etnie e culture sostenevano come ormai l’italiano abbia vinto culturalmente in Svizzera, e la classe dotta, la classe alta dei francofoni e germanofoni, vuole imparare l’italiano come lingua di qualità”. Parlando poi della visita alla scuola di Addis Abeba con la Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni, il Vice Ministro ha ricordato come gli italiani che esportano cultura abbiano saputo portare all’estero anche il verbo universale della pace della diplomazia e che, ad oggi, l’educazione che l’Italia esporta è spesso vista come un faro: “La scuola di Addis Abeba – ha aggiunto produce il 100% degli occupati”. Il successo delle scuole italiane all’estero, secondo Cirielli, porta giovamento all’Italia su più fronti: “Siamo una nazione che ha anche bisogno d’immigrazione e chiaramente, se qualcuno studia nelle scuole italiane e s’innamora delle scuole italiane, si prepara e magari viene in Italia”. Il Vice Ministro ha poi spiegato che fornire a questi studenti una formazione completa permette un’immigrazione legale verso l’Italia e un’immissione nel mercato del lavoro regolamentato dallo Stato, senza rischio di sfruttamento: “Abbiamo decine di aziende e di attività – ha aggiunto – che si trasferiscono in giro per il mondo e trovare persone che hanno studiato significa anche aiutare le nostre imprese”.

Dell’impegno del Governo e del MIC nei confronti del sistema di formazione italiano ha parlato la Sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti, che ha voluto spostare l’attenzione sul coordinamento delle iniziative fra MAEC e LIM, reso possibile dal D.L. 64 del 2017 per potenziare la rete scolastica all’estero e che costituisce una risorsa strategica per la diplomazia culturale. Nelle parole del Sottosegretario anche l’impegno a sviluppare una migliore, più efficace sinergia fra scuola e lavoro, anche per quanto riguarda il binomio scuola – cultura sul territorio italiano, mentre le 7 scuole statali italiane e le 47 paritarie all’estero risultano già essere punti di riferimento per oltre 20.000 studenti secondo i dati al 2023. In questo contesto la Frassinetti ha anche ricordato come molti ragazzi stranieri scelgano di sviluppare le loro competenza nel modello dell’istruzione italiana all’estero. “Le 674 unità di personale all’estero – ha aggiunto – sono i migliori ambasciatori del saper fare italiano nel mondo”. “Le riforme che sono state promosse da questo governo – ha poi rilevato Frassinetti – ben s’immettono in questo contesto internazionale. Mi riferisco per esempio alla riqualificazione degli istituti professionali e tecnici, il famoso 4+2 dove abbiamo voluto dare anche una valenza ITS, che sappiamo all’estero essere una tipologia di scuola molto attrattiva che in Italia è stata concepita con una legge parlamentare votata all’unanimità, proprio per dare una sensazione di radicamento al territorio che possa far interagire gli istituti come le università, gli enti locali, le imprese e gli ITS”. Importante anche il ruolo del liceo del Made in Italy , unicum italiano per la presenza di materie giuridiche, lingue, economia, geografia economica e facilitante la transizione da scuola a mondo del lavoro anche grazie alle sperimentazioni avviate dal Ministero con il Piano Mattei, piano d’internazionalizzazione del sistema terziario d’istruzione tecnologica.

Ha poi preso la parola il Segretario Generale della Dante Alighieri Alessandro Masi che ha parlato dell’attività della ADASIM (Fondazione Dante Alighieri Scuole Italiane nel Mondo) che accoglie in una rete le scuole italiane all’estero con l’obiettivo di condividere esperienze di alto profilo nell’insegnamento dell’italiano ed in italiano, promuovere l’aggiornamento professionale e affrontare insieme le sfide dell’educazione. In pratica con l’obiettivo di fare squadra, si inviano docenti, si avviano bandi per attività e si formano docenti.

La storia delle scuole italiane all’estero parte da lontano, inizia assieme all’Unità d’Italia nel 1861, quando il console italiano ad Alessandria d’Egitto propose all’allora Ministro degli Esteri Cavour di aprire un collegio italiano proprio ad Alessandria d’Egitto, ha ricordato nel suo intervento Il Direttore Generale del Maeci per la Diplomazia Pubblica e Culturale, Alessandro De Pedys che ha poi rilevato come ad oggi le nostre strutture scolastiche all’estero siano utilizzate prevalentemente da comunità locali straniere. Ad esempio il corpo studentesco della scuola di Addis Abeba è costituito per il solo terzo da aventi passaporto italiano, segno di quell’attrattiva esercitata dal saper fare italiano. “L’obiettivo che noi ci poniamo oggi con questo evento – ha proseguito De Pedys – è quello di cominciare a fare rete facendo incontrare anche di persona i diversi attori e scambiarsi buone prassi, fare delle proposte, ragionare insieme su come sfruttare meglio il potenziale di questo sistema come strumento di promozione della lingua e culture italiana. Dobbiamo anche parlare delle criticità”, come ad esempio sostenere adeguatamente le scuole paritarie o migliorare la formazione dei docenti. Il Direttore Generale ha poi evidenziato come il secondo obiettivo della Conferenza sia anche quello di far conoscere il mondo delle scuole italiane all’estero anche ai non addetti ai lavori. De Pedys ha inoltre posto il tema di come far continuare il percorso formativo in ambiti italiani a chi esce dagli istituti italiani all’estero. Una delle iniziative volte creare filiere educative è “Costruiamo il Futuro”, un progetto per cui sono state messe a disposizione sedici borse di studio per consentire a studenti che vengono dalle scuole di Addis Abeba, Casablanca, Tunisi e Il Cairo di proseguire gli studi presso università italiane. Segnalate anche iniziative volte a garantire agli studenti, attraverso pacchetti formativi, preparazione adeguata attraverso enti esterni come la Banca d’Italia per l’introduzione all’educazione finanziaria, o la fondazione Bracco, ma anche con il CEPELL per l’ambito letterario. Citato anche il sistema educativo Reggio Children, con oltre 140 scuole nel mondo. (Jasmine Carpentieri- Inform)




Avviato l’esame del decreto legge recante disposizioni urgenti sulla cittadinanza

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palazzo madama2 615x223Al fine di inviare alla 1a Commissione il pertinente parere, la Commissione Esteri – Difesa del Senato ha avviato l’esame del provvedimento di conversione in legge del decreto-legge 28 marzo 2025, n. 36, recante disposizioni urgenti in materia di cittadinanza. Il Vice Presidente della III Commissione Roberto Menia, in qualità di relatore, ha spiegato come il decreto sia composto da 2 articoli, recanti modifiche alla legge n. 91 del 1992 che disciplina le modalità di accesso alla cittadinanza. Un tema, ha rilevato il relatore, di particolare rilievo e complessità, come evidenziato anche in occasione del recente incontro della Commissione con una delegazione del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE). Menia ha spiegato come il decreto consenta l’immediata entrata in vigore di alcune delle norme previste nel disegno di legge sulla cittadinanza contestualmente approvato dal Governo – ma non ancora presentato alle Camere – e relative alla limitazione nella trasmissione automatica della cittadinanza iure sanguinis. In particolare, pur mantenendo tale principio di fondo, basato sulla discendenza da cittadini italiani, le nuove norme rafforzano la necessità di un vincolo effettivo con l’Italia da parte dei figli nati all’estero da cittadini italiani. In proposito il relatore ha spiegato che le disposizioni adottate in Italia in materia di cittadinanza, sono state finora interpretate nel senso di accordare alle persone nate all’estero facoltà di chiedere il riconoscimento della cittadinanza senza alcun limite temporale o generazionale, né oneri finalizzati a dimostrare la sussistenza o il mantenimento di vincoli effettivi con la Repubblica. Un assetto che, secondo Menia, ha di fatto determinato, in particolare negli ultimi anni, la crescita continua ed esponenziale della platea di potenziali cittadini italiani che risiedono al di fuori del territorio nazionale e che, anche in ragione del possesso di una o più cittadinanze diverse da quella italiana, sono prevalentemente legati ad altri Stati da vincoli profondi di cultura, identità e fedeltà. Per Menia la possibile assenza di vincoli effettivi con la Repubblica in capo a un crescente numero di cittadini potrebbe, in prospettiva, raggiungere una consistenza pari o superiore alla popolazione residente nel territorio nazionale, aspetto questo che costituisce un fattore di rischio serio ed attuale per la sicurezza nazionale e, in virtù dell’appartenenza dell’Italia all’Unione europea, degli altri Stati membri della stessa e dello Spazio Schengen. Il relatore ha poi evidenziato come, anche per una esigenza di allineamento con gli ordinamenti di altri Paesi europei e per garantire la libera circolazione nell’Unione Europea, gli interventi normativi proposti intendano riservare tale prerogativa solo a chi mantenga un legame effettivo col Paese di origine. Le nuove norme prevedono che i discendenti di cittadini italiani, nati all’estero, saranno automaticamente cittadini solo per due generazioni, stabilendo quindi che solo chi abbia almeno un genitore o un nonno nato in Italia sia cittadino dalla nascita. I figli di italiani acquisteranno automaticamente la cittadinanza se nascono in Italia oppure se, prima della loro nascita, uno dei loro genitori cittadini abbia risieduto almeno due anni continuativi in Italia. I nuovi limiti valgono solo per chi abbia un’altra cittadinanza (in modo da non creare apolidi) e si applicano a prescindere dalla data di nascita (prima o dopo l’entrata in vigore del decreto-legge). Resterà ovviamente cittadino chi in precedenza sia già stato riconosciuto come tale da un tribunale, da un comune o da un consolato. Saranno comunque processate secondo le regole previgenti le richieste di riconoscimento della cittadinanza documentate e presentate entro le 23.59 (ora di Roma) del 27 marzo 2025. Menia ha altresì rilevato come il testo intervenga altresì in materia di controversie relative all’accertamento dello stato di apolidia e di cittadinanza italiana, stabilendo che non siano ammessi il giuramento e la testimonianza quali mezzi di prova e che spetti a colui che richiede la cittadinanza italiana dover fornire la prova dell’insussistenza delle cause di mancato acquisto o di perdita della cittadinanza previste dalla legge. Il relatore ha poi sottolineato che, come si evince anche dalla relazione introduttiva che accompagna il provvedimento, il decreto-legge in esame miri a rendere più stringente un principio di effettività del vincolo con l’Italia del richiedente la cittadinanza, introducendo una previsione volta a far venir meno l’automatismo dell’acquisto della titolarità del diritto alla cittadinanza per discendenza (o adozione o altra causa di legge) e ponendo un limite temporale – generazionale – oltre il quale la mancata effettività del vincolo con la madrepatria renda non azionabile la richiesta di cittadinanza.

Il dibattito è proseguito con l’intervento della senatrice del Pd Francesca La Marca, eletta nella ripartizione America Settentrionale e Centrale, che ha espresso dissenso rispetto al testo in esame, in primo luogo, non ravvisando alcuna ragione di urgenza che giustifichi l’emanazione di un decreto-legge su una materia così delicata e complessa. Dalla senatrice è stato inoltre sottolineato come per la redazione del provvedimento, non sia stato tenuto conto dei suggerimenti provenienti dai vari parlamentari eletti all’estero, nonché dai membri del Cgie. Per La Marca il problema di possibili brogli nella concessione della cittadinanza, potrebbe essere meglio superato non adottando delle soluzioni drastiche, bensì prevedendo un accurato esame di lingua italiana ed una effettiva dimostrazione di collegamento con l’Italia. A seguire ha preso la parola il senatore Luigi Spagnolli (Gruppo Aut) , che nel condividere le argomentazioni portate dalla senatrice, ha fatto  presente come  nella sostanza, la quantificazione del numero degli italiani all’estero suscettibili di chiedere la cittadinanza sia , di per sé, un problema non del tutto prioritario e la cui possibile soluzione potrebbe essere agevolata mediante la previsione di un idoneo periodo transitorio per la concessione ex novo del diritto in questione. E’ stata poi la volta del senatore Bruno Marton (M5S) che ha chiesto per quale motivo sia stata scelta l’opzione della decretazione d’urgenza per una materia molto articolata e che contiene svariate casistiche, insuscettibili di essere regolamentate mediante norme immediatamente imperative. (Inform)




Il Consiglio Generale dei Pugliesi nel Mondo si riunisce a Bari

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regionepugliaSi terrà domani, 15 aprile, a Bari, in Italia, una nuova sessione del Consiglio Generale dei Pugliesi nel Mondo (CGPM), organo legalmente riconosciuto dalla Legge Regionale “Interventi in favore dei Pugliesi nel Mondo” dell’11 dicembre 2000.
Vi prenderanno parte rappresentanti provenienti da Canada, Stati Uniti, Australia, Cina, Argentina, Brasile, Cile, Venezuela e da numerosi paesi europei.
In rappresentanza dell’Argentina parteciperà Nicolás Moretti, direttore generale dell’Agenzia di Coordinamento Argentina del Corridoio Produttivo Turistico Culturale Italia Argentina e consigliere eletto per il Sud America. Moretti sarà accompagnato anche dai consiglieri Miguel Pierro (della Città Autonoma di Buenos Aires) e Sergio Patruno (di Mar del Plata), in una delegazione che rappresenta attivamente la comunità pugliese nel Paese e che promuove azioni in linea con le strategie della Regione Puglia.
Oltre ai tre argentini, fanno parte della delegazione sudamericana Domenico Di Bisceglie da San Paolo, Brasile, Bruna Forte dal Cile e Jolanda Taccarelli dal Venezuela. La riunione si svolgerà presso la sede della Regione Puglia a Bari, in Lungomare Nazario Sauro 33, e inizierà con i saluti istituzionali del presidente Michele Emiliano. Seguiranno la presentazione ufficiale dei consiglieri, l’elezione dell’Ufficio di Presidenza e, se previsto, la costituzione delle commissioni tematiche.
Tra i temi centrali all’ordine del giorno vi sono la definizione delle linee guida del piano annuale di interventi sociali, culturali, economici e d’integrazione rivolti alle comunità pugliesi all’estero. Sono inoltre previste relazioni sulla strategia regionale di attrazione dei talenti e sugli effetti della geopolitica nel settore turistico, a cura di Gianna Elisa Berlingerio, direttrice del Dipartimento per lo Sviluppo Economico, e di Luca Scandale, direttore generale di PugliaPromozione.
Questa partecipazione si fonda sul modello di gestione della Regione Puglia, che si propone come esempio da replicare nelle altre regioni italiane. Allo stesso tempo, rappresenta un’opportunità per rafforzare il legame con l’Argentina e promuovere, attraverso questo modello condiviso, lo sviluppo delle sue regioni e di altri Paesi del mondo. (aise) 




Santo Domingo. Anche due italiani tra le vittime del crollo della discoteca

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discoteca santo domingo 750x375Due cittadini italiani sono tra le vittime del tragico crollo della discoteca di Santo Domingo, avvenuto martedì scorso e costato la vita a più di 200 persone.

Una di queste è lo chef 48enne Luca Massimo Iemolo, mentre il nome dell’altro connazionale deceduto non è ancora stato reso noto. 

Luca Massimo Iemolo, 48 anni, originario di Catania, era un noto chef che lavorava presso il Sarah Restaurant.

La discoteca, situata in una zona popolare di Santo Domingo, era nota per la sua vivace vita notturna e attirava molti giovani, sia locali che turisti.

Il governo italiano ha espresso le proprie condoglianze alle famiglie delle vittime e sta seguendo con attenzione gli sviluppi della situazione. L’ambasciata italiana a Santo Domingo ha attivato un numero di emergenza per assistere i connazionali e raccogliere informazioni sui cittadini italiani presenti sul territorio.

 




È morto Graziano Mesina: era stato liberato per malattia il giorno prima

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czedzjewgaadtdoGraziano Mesina non è morto da bandito in fuga né da uomo libero, ma in una corsia d’ospedale. Era stato scarcerato appena ventiquattr’ore prima, per motivi di salute.

Aveva 83 anni, li aveva compiuti da pochi giorni. Si è spento nel reparto di alta sicurezza del San Paolo di Milano, dove era stato trasferito dal carcere di Opera. Una fine quasi anonima, per un uomo che aveva fatto della sua vita un romanzo nero.

A chiedere il differimento della pena erano state per mesi, invano, le sue legali Beatrice Goddi e Maria Luisa Vernier. Solo l’ultima delle sette istanze è stata accolta dal tribunale di sorveglianza milanese. “Un accanimento ingiustificabile – ha detto Goddi – si poteva concedere la scarcerazione già settimane fa. Stavamo organizzando il rientro in Sardegna, ma è finita così”.

LA PARABOLA DI UN’ICONA CRIMINALE

Mesina era tornato in carcere nel 2021, dopo una latitanza durata un anno e mezzo. Era stato condannato a 30 anni per traffico internazionale di droga, pena poi ridotta a 24. La sua cattura, a Desulo, era stata presentata come un trofeo: il Ros dei carabinieri lo aveva localizzato in una villetta, ai piedi del Supramonte, e riportato dietro le sbarre.

L’ultima tappa di una vita passata tra fughe e arresti, grazie e tradimenti, tra evasioni rocambolesche e rapporti sotterranei con i servizi segreti.

Una biografia da film, quella di ‘Grazianeddu’, la primula rossa del banditismo sardo, che aveva saputo trasformare il personaggio in leggenda popolare.

IL RAPIMENTO DEL PICCOLO FAROUK

Nato a Orgosolo nel 1942, Mesina divenne famoso per le sue clamorose evasioni: 22 tentativi, 10 riusciti. Ma non era solo un fuggiasco. I sequestri di persona – pratica diffusa nella Sardegna degli anni bui – lo videro protagonista o vicino a chi lo era, spesso sotto il marchio dell’’anonima sequestri’.

E quando nel 1992 il piccolo Farouk Kassam fu rapito in Costa Smeralda, fu proprio Mesina, all’epoca in permesso carcerario, a essere incaricato di mediare per la liberazione. Lo fece davvero.

DAL MITO ALLA CRONACA GIUDIZIARIA

Nel 2004 ottenne la grazia dal presidente Ciampi. Ne fece cattivo uso. Tornò in affari con i narcos, fu arrestato nel 2013, condannato, latitante di nuovo. Fino alla fine: arrestato, trasferito a Opera, e infine al San Paolo. Dove si è spento da solo.

Fino all’ultimo ha provato a restare al centro della scena. Negli anni si era raccontato come una leggenda vivente, tra turisti che lo cercavano nei vicoli di Orgosolo e giornalisti in cerca di simboli.

Su banditeddu, “uomo d’onore”, diceva qualcuno. Un personaggio larger than life, direbbero altrove. Ma alla fine anche i miti invecchiano.

Il destino ha voluto che Mesina lasciasse il carcere solo per morire. Uscito da detenuto, ma senza più dover tornare. “Una liberazione tardiva, quasi beffarda” dicono oggi le sue avvocate. Avevano già pronto il viaggio verso la Sardegna. Lo attendevano i suoi familiari. Ma è finita prima.

Agenzia DIRE –  www.dire.it




Calcio e scommesse, di nuovo: indagati anche giocatori di Serie A

calcioscommesse

calcioscommesseUn milione e mezzo di euro sequestrati, cinque richieste di domiciliari, una dozzina di calciatori indagati. La Procura di Milano scoperchia – di nuovo – un giro di scommesse illegali che, tra dicembre 2021 e ottobre 2023, ha coinvolto nomi noti della Serie A. A innescare tutto i cellulari sequestrati a Sandro Tonali e Nicolò Fagioli, già squalificati dalla giustizia sportiva.

Secondo le indagini, i calciatori scommettevano su piattaforme illegali gestite da Tommaso De Giacomo e Patrick Frizzera. I debiti venivano poi “ripuliti” con l’acquisto fittizio di orologi di lusso presso la gioielleria milanese Elysium Group, usata come banca occulta. I bonifici risultavano regolari, ma gli orologi restavano in negozio. Tra gli indagati anche i tre amministratori dell’oreficeria, per riciclaggio.

Tonali e Fagioli ora rischiano anche penalmente per aver usato e promosso siti di scommesse vietati. Con loro, circa venti altri calciatori — tra cui Florenzi, Zaniolo, Perin, McKennie, Paredes e Di Maria — sono indagati per aver partecipato a poker illegale su piattaforme non autorizzate. La sanzione penale è lieve (250 euro con oblazione), ma potrebbe scattare il procedimento sportivo.

Dalle chat emerge che Tonali avrebbe collaborato di più con gli inquirenti rispetto a Fagioli, che avrebbe negato il proprio ruolo di “procacciatore”, smentito però dai messaggi trovati nei telefoni.

Il sequestro- spiega una nota- riguarda un totale oltre il milione e mezzo di euro (1.533.753,00) e le accuse vanno dall’esercizio abusivo di attività di gioco e scommesse, al riciclaggio e responsabilità amministrativa degli enti. I cinque indagati sono ai domiciliari in attesa dell’interrogatorio di garanzia del gip. Le scommesse venivano effettuate attraverso piattaforme online non autorizzate, le perdite pagate con finte vendite di orologi e monili di lusso che “costituivano unicamente la causale per il bonifico emesso dagli scommettitori a saldo del debito contratto”.

I pagamenti, per coprire ancora meglio gli scommettitori, avvenivano attraverso prestanome che mettevano a disposizione le proprie carte PostePay, account Revolut e conti correnti, su cui sono circolati non meno di 300.000 euro, mentre gli investigatori della Guardia di Finanza sono anche riusciti a ricostruire circa 400.000 euro riscossi in contanti.

Alcuni scommettitori, in cambio di bonus, ovvero di una riduzione del proprio debito di gioco, diffondevano e pubblicizzavano le piattaforme illegali nei confronti di altri soggetti, facilitando così l’apertura e il caricamento di sempre nuovi conti di gioco.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Jet Set di Santo Domingo: una tragedia immane. Recuperati finora 218 corpi. Morto anche un italiano

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553b8160 1577 11f0 b07e 539dad2e9502.jpgC’è anche l’italiano Luca Massimo Iemolo tra le vittime del disastro della  discoteca Jet Set.

Il numero dei corpi recuperati dopo il crollo del nightclub Jet Set è salito a 218, secondo l’ultimo rapporto dell’Emergency Operations Center (EOC).
Oltre alla tragedia, avvenuta martedì scorso a mezzanotte nel Distretto Nazionale della capitale dominicana, 189 persone sono state trasportate vive nei centri sanitari.
Il tetto dell’iconico locale, situato in Avenida Independencia, è crollato alle 12:44, mentre era in corso una festa con il cantante di merengue Rubby Pérez. Questi era tra i morti.
Da allora, gli sforzi di salvataggio sono continuati. Anche nelle prime ore di stamattina, sotto una leggera pioggia, i vigili del fuoco hanno continuato a rimuovere i detriti e a estrarre i corpi da quello che è stato soprannominato “ground zero”.

Ieri sera il governo ha annunciato che l’operazione stava entrando nella fase di recupero dei corpi, avendo esaurito tutte le ragionevoli possibilità di trovare sopravvissuti. Oltre 300 vigili del fuoco sono ancora attivi sul posto e, nonostante la fase di ricerca e soccorso sia stata dichiarata chiusa, il lavoro non si è fermato.

Il direttore del Centro operativo di emergenza (COE), Juan Manuel Méndez, ha dichiarato che “non abbandoneremo nessuno” e che finché una famiglia attenderà una risposta, si continuerà a lavorare nella zona.

da Diario Libre

foto BBC News




L’orrore di Alessandro Coatti fatto a pezzi in Colombia

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alessandro coatti 2 1024x596È un mistero fitto la morte di Alessandro Coatti, il giovane ricercatore di 38 anni che è stato ucciso in Colombia e poi fatto a pezzi e messo, in parte, dentro una valigia. Era arrivato da pochi giorni a Santa Marta, il 3 aprile, per un periodo di vacanza studio. La sua barbara morte ha sconvolto tutti. In una valigia, domenica 6 aprile, sono state trovate la testa e le braccia: la valigia era nella zona di Villa Betel, nei pressi dello stadio Sierra Nevada. Poi, alcuni giorni dopo, un’altra parte del suo corpo è stata ritrovata in un sacco di plastica, gettato nelle acque del fiume Manzanares, vicino al ponte La Platina. È stato identificato grazie al braccialetto dell’ostello in cui alloggiava. Cosa può essere successo? I genitori, che non credono alla rapina, hanno evocato una ipotesi terribile, quella del traffico d’organi. Ma c’0è anche un’altra teoria che sta girando: un omicidio di questo tipo, e ancor più la scelta macabra di dividere il corpo fatto a pezzi, per gli esperti fa pensare alla pista dei gruppi paramilitari. Intervistato dal quotidiano ‘Tiempo’, Lerber Dimas (che si occupa di conflitti territoriali) ha dato questa lettura: “Chi ammazza in questo modo nella regione sono quelli del Clan del Golfo e le Autodefensas Conquistadores de la Sierra“.

Ma perchè uccidere così? Norma Vera Salazar, specialista in diritti umani, a Sky Tg 24 ha spiegato che “questi tipi di omicidi vengono utilizzati dai gruppi di autodifesa per inviare messaggi di allerta, incutere paura e marcare il territorio”. Sono omicidi efferati, accomunati dallo strazio del cadavere, che viene diviso in parti e abbandonato magari in zone rurali. Gli investigatori colombiani stanno lavorando sui tabulati telefonici del 38enne e sugli ultimi movimenti bancari. Anche l’Italia avvierà le indagini, con la Procura di Roma che incaricherà le forze dell’ordine per le indagini e invierà una rogatoria in Colombia per avviare una collaborazione giudiziaria.

LE ESCURSIONI E IL ‘SOGNO’ DELLA SIERRA NEVADA

Secondo una persona che ha avuto contatti con Coatti e che è stato intervistato da un quotidiano locale, il ricercatore nei giorni precedenti l’omicidio il giovane aveva fatto escursioni naturalistiche nella regione e aveva chiesto informazioni sugli itinerari per raggiungere Minca, considerata la capitale ecologica della Sierra Nevada, di cui pare che Alessandro fosse appassionato e volesse studiare fauna e flora.

CHI ERA ALESSANDRO COATTI

Alessandro Coatti, 38 anni, era un biologo molecolare. Era originario di Longastrino, nel Ravennate, dove è cresciuto e dove tuttora vivono i suoi genitori. Si era laureato alla Normale di Pisa e poi specializzato al Max Planck Institute. Ricercatore, fino a qualche mese fa era dipendente della Royal Society of Biology di Londra, dove viveva da tempo. Ma poi qualcosa era cambiato, era maturata in lui l’idea di rallentare, ritrovare se stesso, fare un’esperienza diversa.

TRE MESI LA SCELTA DI PARTIRE PER LA COLOMBIA

E così tre mesi fa si era licenziato (o messo in aspettativa, i genitori non ne sono certi) e aveva deciso di cominciare una nuova avventura. Lo hanno raccontato i genitori in un’intervista alla Nuova Ferrara: “Aveva una bellissima carriera, ormai era via da anni. Lo sentivamo spesso. Si era licenziato tre mesi fa. O forse si era messo in aspettativa, non conosco molto bene i particolari. Ma tanto cosa importa adesso?”. Come mai questa idea di cambiare? L’idea di partire, raccontano ancora i genitori, “gli era venuta l’anno scorso. Ad un certo punto ha maturato la voglia di andare là, si era innamorato di quel paese ed è partito. Prima lo aveva studiato, forse conosceva qualcuno che gliene aveva parlato. Sarebbe dovuto tornare la settimana prossima, ci saremmo dovuti poi vedere”.

Agenzia DIRE –  www.dire.it