Santo Domingo. Jet Set: i morti sono già 124

captura

capturaIl Centro operativo di emergenza (COE) ha riferito alle 6:10 di mercoledì mattina che il bilancio delle vittime del crollo del nightclub Jet Set è salito a 124.

Finora, 155 feriti sono stati trasportati nei centri sanitari di Santo Domingo e di altre province.

Nel suo rapporto, Méndez ha anche confermato il ritrovamento del corpo del cantante di merengue Rubby Pérez, che si esibiva con la sua orchestra nella discoteca al momento del crollo.

Le agenzie di soccorso continuano il loro lavoro per rimuovere i detriti e cercare possibili persone scomparse, ma non ci sono recenti segnalazioni di sopravvissuti. Le autorità e i volontari continuano a invitare i cittadini a collaborare donando il sangue e seguendo le informazioni ufficiali.

Sebbene nessun sopravvissuto sia stato trasferito nei centri medici da più di 15 ore, il generale Manuel Méndez ha dichiarato che “l’ultima cosa ad essere persa è la speranza”.

da Diario Libre




Santo Domingo. Crolla il tetto di una discoteca: molti morti e feriti

captura

67f4ea5ba83f3Almeno 12 persone sono morte e più di 45 sono rimaste ferite nel crollo parziale del tetto del famoso nightclub Jet Set nella capitale Santo Domingo, avvenuto nelle prime ore di stamattina.

Il generale Juan Manuel Méndez, direttore del Centro operativo di emergenza (COE), ha confermato il bilancio preliminare delle vittime e ha riferito che le squadre di emergenza stanno continuando le operazioni di soccorso.

Tra i feriti e gli intrappolati c’è anche il cantante di merengue Rubby Pérez, che si stava esibendo dal vivo al momento dell’incidente, secondo il suo manager, Fernando Soto.

Testimoni hanno descritto scene di disperazione. Durante le operazioni di soccorso, si sono udite grida di aiuto provenire dalle macerie, consentendo ai soccorritori di identificare nuove aree di ricerca.

Alcune persone rimaste intrappolate sono riuscite a comunicare con le loro famiglie attraverso i loro telefoni cellulari, il che si è rivelato fondamentale per localizzarle.

Le autorità stanno ancora indagando sulla causa del crollo, mentre familiari e amici dei presenti all’evento restano fuori dal luogo in attesa di notizie.

La discoteca Jet Set, nota per i suoi eventi musicali dal vivo, era gremita al momento dell’incidente.

da Diario Libre




Giorgia Meloni ha chiamato la mamma di Alberto Trentini, il cooperante in carcere a Caracas: “A lavoro per riportarlo a casa”

foto singola sito 2025 01 15t080039.756 1024x576

foto singola sito 2025 01 15t080039.756 1024x576La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha telefonato ad Armanda Colusso, madre di Alberto Trentini, il cooperante italiano in carcere a Caracas dallo scorso novembre.

Secondo quanto si apprende, la presidente del Consiglio ha assicurato che il governo italiano sta seguendo il caso con la massima attenzione e sta lavorando per riportarlo a casa nel minor tempo possibile.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Senato, avviato l’esame del decreto legge sulla cittadinanza

csm def k28 eb1f98c858

csm def k28 eb1f98c858La Commissione Affari costituzionali del Senato ha avviato l’esame della conversione in legge del DL 36/2025 recante disposizioni urgenti in materia di cittadinanza. In pratica si tratta di una modifica alla legge 91/1992 finalizzata a limitare il riconoscimento della cittadinanza per coloro che sono nati e residenti all’estero.  Il relatore Marco Lisei ha sottolineato come il provvedimento si suddivida in due articoli: l’articolo 1, comma 1, introduce un articolo 3-bis nella legge 5 febbraio 1992, n. 91, al fine di limitare il riconoscimento della cittadinanza per coloro che sono nati e residenti all’estero, stabilendo che debba considerarsi non aver mai acquistato la cittadinanza italiana colui il quale sia nato all’estero e sia in possesso di altra cittadinanza, anche prima dell’entrata in vigore della disposizione in esame. È introdotta, pertanto, nei casi predetti, una preclusione all’acquisto automatico della cittadinanza ed è disposta una deroga a un novero di disposizioni, tra cui gli articoli 1, 2, 3, 14 e 20 della medesima legge n. 91 del 1992. La disposizione individua poi, alle lettere da a) ad e) del nuovo articolo 3-bis della legge n. 91 del 1992, una serie di eccezioni alla disciplina introdotta, tra loro alternative. La lettera a) fa salvo il caso in cui lo stato di cittadino del soggetto interessato sia riconosciuto, a seguito di domanda, corredata della necessaria documentazione, presentata all’ufficio consolare o al sindaco competenti entro le 23:59, ora di Roma, del 27 marzo 2025, nel rispetto della normativa applicabile alla medesima data. L’eccezione pertanto opera per i riconoscimenti legittimamente effettuati in via amministrativa a seguito di domanda a tal fine presentata entro la data indicata. La lettera b) fa salvo il caso in cui lo stato di cittadino del soggetto interessato sia accertato giudizialmente, a seguito di domanda giudiziale presentata non oltre le 23:59, ora di Roma, del 27 marzo 2025, nel rispetto della normativa applicabile alla medesima data. Le lettere c) e d) prevedono come eccezioni il caso in cui uno dei genitori o degli adottanti sia nato in Italia o sia stato residente in Italia per almeno due anni continuativi prima della data di nascita o di adozione del figlio. La lettera e) prevede infine come ulteriore eccezione il caso in cui un ascendente cittadino di primo grado dei genitori o degli adottanti, anch’essi cittadini, sia nato in Italia. Pertanto, per gli ascendenti di secondo grado deve esservi nascita in Italia, mentre per i genitori e adottanti, può esservi in alternativa la continuativa residenza biennale.  Il relatore ha poi spiegato come al comma 2 si novelli invece l’articolo 19-bis del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150 (Disposizioni complementari al codice di procedura civile in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione, ai sensi dell’articolo 54 della legge 18 giugno 2009, n. 69), intervenendo su alcuni profili della disciplina della prova relativa alle controversie in materia di accertamento della cittadinanza italiana. In particolare, dopo il comma 2 sono inseriti due nuovi commi: il comma 2-bis, il quale stabilisce che, salvi i casi espressamente previsti dalla legge, nelle controversie in materia di accertamento della cittadinanza italiana non sono ammessi il giuramento e la prova testimoniale; il comma 2-ter, ai sensi del quale si prevede che nelle medesime controversie l’onere di provare l’insussistenza delle cause di mancato acquisto o di perdita della cittadinanza previste dalla legge ricada su colui il quale chiede l’accertamento della cittadinanza. L’articolo 2, infine, dispone in ordine all’entrata in vigore del provvedimento. Nel corso del dibattito il senatore Andrea De Giorgis (Pd) ha sottolineato la sua contrarietà sul fatto che una materia dai rilevanti impatti costituzionali, che incidono direttamente sulla possibilità per alcuni individui di poter beneficiare di specifiche garanzie costituzionali, sia affrontata dal Governo per il tramite di un decreto-legge, soprattutto alla luce del contenuto dei diversi disegni di legge di iniziativa parlamentare già assegnati alla Commissione. In proposito da De Giorgis è stato auspicato, in ordine al decreto legge, un ciclo di audizioni, ancorché limitato, al fine di acquisire imprescindibili elementi conoscitivi. In proposito il Presidente della I Commissione Alberto Balboni ha fatto notare che, essendo in via di definizione un ciclo di audizioni su disegni di legge nn. 98 e abbinati vertenti sulla materia della riapertura del termine per il riacquisto della cittadinanza, si potrebbe valutare di procedere ad un ciclo unitario di audizioni. La Commissione ha approvato la proposta del Presidente che ha anche segnalato come la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari abbia già fissato per la settimana del 6-8 maggio la calendarizzazione del provvedimento in Assemblea. (Inform)




Dazi Usa. Tajani: “Reagire non come Italia ma come Ue”. La Cina risponde.

usa export italiano

usa export italianoMentre le borse viaggiano da due giorni nel profondo rosso, alle 6.01 ora italiana, sono entrati in vigore i dazi del 10% imposti dall’amministrazione Trump sull’import, che si aggiungono ai dazi già esistenti. La nuova tassazione imposta dagli Stati Uniti, ha stravolto le borse di tutto il mondo: in soli due giorni, le borse europee hanno perso 1.241 miliardi e al momento non si prevedono miglioramenti.

Secondo il Guardian la tariffa iniziale del 10% è entrata in vigore nei porti marittimi, negli aeroporti e nei magazzini doganali degli Stati Uniti, inaugurando la nuova era economica di Trump. Tra i paesi colpiti per la prima volta ci sono Australia, Regno Unito, Colombia, Argentina, Egitto e Arabia Saudita.

LA RISPOSTA DELLA CINA

Intanto la Cina prepara la sua mossa e replica duramente ai dazi imposti dall’America, con una tassazione del 34% su tutti i prodotti importati dagli Stati Uniti a partire dal 10 aprile e inserisce nella ‘black list’ altre aziende americane.

LUNEDÌ NUOVO VERTICE DI MELONI, MARTEDÌ CONFRONTO CON CATEGORIE

Per avere in tempo breve un’idea il più possibile chiara, per l’economia italiana e del quadro complessivo, dell’impatto e dei settori maggiormente danneggiati nei diversi scenari, la premier Meloni ha fissato per lunedì un vertice “con i due vicepremier, il Ministro dell’Economia, dell’Industria, dell’Agricoltura, delle Politiche europee. Lo stesso gruppo di lavoro del Governo, che da ora deve sentirsi prioritariamente impegnato sul tema, si confronterà anche con i rappresentanti delle categorie produttive, che sono stati convocati a Palazzo Chigi per martedì 8 aprile”.

TAJANI: NO A GUERRA COMMERCIALE, REAGIRE NON COME ITALIA MA COME UE

“Dobbiamo pensare di reagire a ciò che hanno fatto gli Stati Uniti soltanto da soli come italiani? Siamo 60 milioni di italiani, reagiamo e otteniamo che cosa? Facciamo finta di niente? Reagiamo in maniera violenta? Ma se lo facciamo come Europa forse possiamo ottenere molto, ma molto di più. Io non credo nella guerra commerciale, la guerra commerciale fa male in assoluto a tutti, è quello che ci chiedono le nostre imprese. La nostra proposta come italiani è di non avviare questa guerra commerciale, il che non significa non stare a schiena dritta, guai ad apparire di fronte a un interlocutore, per quanto amico, come una realtà debole, perché poi se siamo divisi siamo deboli”. Lo ha detto il segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, intervenendo al Consiglio nazionale del partito in corso al Palazzo dei Congressi di Roma. Per questo, ha sottolineato Tajani, “io insisto sull’unità: farci dividere, fare trattative individuali non significa fare il bene delle nostre imprese, significa indebolire il loro potere contrattuale, oltre al fatto che non si può fare perché il trattato affida alla Commissione Europea la trattativa e la competenza esclusiva per la politica commerciale, quindi sbaglia chi dice che si può trattare a livello individuale. Però possiamo avviare politiche commerciali nazionali, quindi la trattativa la fa la Commissione Europea. Vedremo cosa si deciderà lunedì”.

Agenzia DIRE – www.dire.it

immagine: Start Magazine




Dazi, Meloni: “Scelta Usa sbagliata, ma non alimentare allarmismo”

dazi trump firma fg ipa

dazi trump firma fg ipa“Penso che la scelta degli Stati Uniti” di introdurre i dazi “sia una scelta sbagliata”, che “non favorisce né l’economia europea né quella americana. Ma penso anche che non dobbiamo alimentare l’allarmismo che sto sentendo in queste ore”. Lo afferma la premier Giorgia Meloni intervistata dal Tg1.

“Il mercato degli Stati Uniti è un mercato importante per le esportazioni italiane, vale alla fine il 10% del complessivo delle nostre esportazioni. Noi non smetteremo di esportare negli Stati Uniti, significa che ovviamente abbiamo un altro problema che dobbiamo risolvere, ma non è la catastrofe che insomma alcuni stanno raccontando”, aggiunge la presidente del Consiglio.

MELONI: NON RISPONDERE CON ALTRI DAZI, DISCUSSIONE FRANCA CON USA

Per la premier “bisogna ovviamente condividere le nostre proposte con i partner europei”. In ambito Ue “ci sono scelte che possono essere diverse, ad esempio io non sono convinta che la scelta migliore sia quella di rispondere a dazi con altri dazi, perché l’impatto potrebbe essere maggiore sulla nostra economia rispetto a quello che accade fuori dai nostri confini”. Per questo, aggiunge Meloni, “bisogna aprire una discussione franca nel merito con gli americani, con l’obiettivo dal mio punto di vista di arrivare a rimuovere i dazi, non a moltiplicarli”.

MELONI: NOI IMPREPARATI? DA OPPOSIZIONI NESSUNA PROPOSTA

“Le opposizioni fanno il loro lavoro, però da loro attualmente non è arrivata neanche una proposta”, spiega Meloni replicando alle accuse di impreparazione del governo nei confronti degli Usa sul tema dei dazi.

MELONI: UE RIMUOVA DAZI CHE SI È AUTOIMPOSTA

Secondo la premier “il ruolo dell’Italia” sul fronte dazi “è portare gli interessi italiani, particolarmente in Europa, perché mentre noi trattiamo con gli americani ci sono molte cose che possiamo fare per rimuovere i dazi che l’Unione Europea si è autoimposta. Cito ad esempio le regole ideologiche non condivisibili sul settore dell’automotive, del Green Deal. E l’automotive oggi è colpito dai dazi. Cito l’energia che è un fattore di competitività sul quale dobbiamo avere molto più coraggio. Cito la semplificazione perché siamo soffocati dalle regole. Cito il patto di stabilità, forse una revisione del patto di stabilità a questo punto sarebbe necessaria. Queste sono le proposte che l’Italia porterà in Europa ed è possibile che non siano perfettamente sovrapponibili con i partner ma abbiamo il dovere di farlo”.

MELONI: ORA STUDIO IMPATTO, POI CONFRONTO CON CATEGORIE SU SOLUZIONI

Che cosa sta facendo il Governo sui dazi introdotti dagli Usa? “Noi stiamo facendo e dobbiamo fare uno studio sull’impatto reale che settore per settore ha questa scelta”. Poi “ci confronteremo la settimana prossima con i rappresentanti delle categorie produttive per confrontare anche con le stime che hanno loro e cercare le soluzioni migliori”, afferma Meloni.

Agenzia DIRE –  www.dire.it

FOTO ADNKRONOS.COM




Il MAIE: Così ci rubano l’italianità. Il nuovo decreto sulla cittadinanza è uno scandalo!

maieg

maiegSenza dibattiti pubblici qualcuno sta cercando di riscrivere cosa significa essere italiani.

Il nuovo decreto sulla cittadinanza è una bomba a orologeria, un attacco diretto all’identità nazionale, e nessuno sembra volerlo dire chiaramente: ci stanno spingendo verso lo ius soli!

Con la scusa di “semplificare”, questo decreto prevede che se non sei nato in Italia, potrai trasmettere la cittadinanza solo fino ai tuoi nipoti. Dopo, addio Italia. Come se bastassero tre generazioni per cancellare radici, sangue, storia.

Ma non è finita: se sposi un italiano o un’italiana, non potrai più acquisire la cittadinanza, nemmeno dopo anni di convivenza, nemmeno se costruisci una famiglia. Un colpo basso anche alle coppie miste, che da sempre fanno parte della nostra realtà.

Chi scrive queste leggi sa bene dove vuole arrivare: far sì che la cittadinanza venga data solo a chi nasce in Italia. E l’Italia, ricordiamolo, non è uno Stato basato sullo ius soli. Stanno cercando di cambiare le regole del gioco senza dirlo, penalizzando milioni di italiani all’estero, figli e nipoti di emigranti che da generazioni mantengono viva la nostra lingua, la nostra cultura, i nostri valori.

Il MAIE (Movimento Associativo Italiani all’Estero) si oppone con forza a questo decreto pericoloso e propone una visione chiara, coerente e rispettosa dell’eredità italiana:

– Trasferimento della cittadinanza fino ai nipoti, a prescindere dal luogo di nascita. L’identità non si misura con il luogo, ma con il sangue e la cultura.

– Oltre i nipoti, possibilità di ottenere la cittadinanza tramite ricostruzione genealogica, ma con obbligo di conoscenza della lingua italiana a livello B2. Serietà e rispetto.

– Per i matrimoni, mantenere i tempi attuali: 18 mesi con figli, 36 mesi senza figli, ma sempre con conoscenza linguistica B2. Niente scorciatoie, solo integrazione reale.

Chi difenderà gli italiani nel mondo, se non lo facciamo noi? Questo decreto cancella secoli di storia migratoria, chiude le porte agli italiani all’estero e nega il diritto a sentirsi parte della nostra nazione.

Noi non ci stiamo!




“E’ un disastro”: i mercati crollano al risveglio nel nuovo mondo dei dazi universali

borsa milano 1024x473

borsa milano 1024x473E’ passata la notte (italiana), e hanno cominciato a parlare i mercati. Un tremore diffuso all’apertura delle principali Borse mondiali, come il boato del terremoto a venire. I dazi sono ormai sul tavolo, c’è solo da capire quanto le contrattazioni mondiali assorbiranno il colpo. Tanto per cominciare i futures S&P 500, che consentono agli investitori di negoziare l’indice al di fuori del normale orario di negoziazione, hanno immediatamente perso il 3,3% del valore. E così i mercati asiatici, con gli indici di riferimento in calo di oltre il 3% in Giappone e di quasi il 2% a Hong Kong e in Corea del Sud.

Il settore tecnologico è il più colpito, i dazi sono una freccia nel suo centro nevralgico: la produzione in Cina e Taiwan, dove i dazi porteranno la nuova imposta totale a un allarmante 54% sulle importazioni, “il livello più alto in oltre un secolo”, dice alla Reuters Ben Wiltshire, analista del trading sui tassi globali di Citi.

Nelle contrattazioni after-hours si sono volatilizzati circa 760 miliardi di dollari di valore di mercato dei Magnificent Seven, i leader tecnologici. Le azioni Apple sono scese di quasi il 7%. Se, come detto, i futures sull’S&P 500 sono scesi del 3,3%, i futures sul FTSE sono scesi dell’1,8%, mentre quelli europei di quasi il 2%.

L’oro ha raggiunto un massimo storico di 3.160 dollari l’oncia, mentre il petrolio, indicatore della crescita globale, è crollato di oltre il 3%, portando i future sul Brent di riferimento a 72,56 dollari al barile.

Nelle prime contrattazioni a Tokyo, il Nikkei è sceso del 3,9%, al minimo degli ultimi otto mesi. I rendimenti dei titoli del Tesoro a 10 anni sono crollati di 14 punti base, attestandosi al minimo degli ultimi cinque mesi. Il Kospi della Corea del Sud è sceso del 2%. L’ETF vietnamita di Van Eck è sceso di oltre l’8% nelle contrattazioni after-hours. Le azioni australiane sono scese del 2%. I mercati di Taiwan sono rimasti chiusi per festività.

All’apertura dei mercati europei il trend è lo stesso: l’indice paneuropeo Stoxx 600 è sceso dell’1,5% all’inizio delle contrattazioni, raggiungendo il livello più basso degli ultimi due mesi. L’indice tedesco DAX è sceso di quasi il 2,5% all’inizio della seduta a Francoforte, mentre a Parigi il CAC 40 è sceso del 2,2% e l’ IBEX spagnolo ha perso l’1,5%. A Londra l’indice FTSE 100 delle azioni blue chip è crollato di quasi l’1,5% all’inizio delle contrattazioni, in calo di 125 punti, attestandosi a 8.481 punti. Tra i maggiori cali figurano le società minerarie come Anglo American (-4,7%) e Antofagasta (-4,6%), insieme a banche come Barclays (-4,1%) e HSBC (-3,5%).

I prezzi dei buoni del Tesoro USA, dei titoli di Stato britannici, dei Bund tedeschi e di altri titoli di Stato della zona euro sono tutti in rialzo oggi. Ciò sta abbassando i rendimenti obbligazionari (il tasso di rendimento del debito). Non è una buona notizia, perché i prezzi delle obbligazioni stanno salendo e i rendimenti stanno scendendo: gli investitori temono che la guerra commerciale possa portare a una recessione globale, spingendo a tagliare i tassi di interesse.

Sebbene ampiamente annunciata (ma non nella sua sostanza) la mossa di Trump ha evidentemente sorpreso l’economia, e gli analisti stanno ancora cercando di raccapezzarsi nelle tabelle del Presidente americano, cercando di capire come siano state ricavate quelle cifre, su che basi.

“Penso che i numeri siano incredibilmente alti rispetto a quanto la gente si aspettasse e per molti versi è inspiegabile”, ha affermato Peter Tchir, responsabile della strategia macro della Academy Securities, al New York Times: “Penso che sia un disastro”.

“Trump sta andando in guerra con tutti”, ha detto Andrew Brenner, responsabile del reddito fisso internazionale presso National Alliance Securities: “È ridicolo. Non mostra alcuna comprensione di ciò che sta facendo agli altri paesi. E danneggerà gli Stati Uniti”.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Usa-Ue: il giorno dei dazi è arrivato

foto singola sito 1024x576

foto singola sito 1024x576È atteso per stasera alle 22 (ora italiana), l’annuncio di Donald Trump con i dettagli sui dazi doganali reciproci che gli Stati Uniti attueranno per tutelare le imprese americane. Le nuove tariffe coinvolgeranno molti paesi tra cui Canada, Europa e Messico e sono state definite dal tycoon un atto di “giustizia economica” verso coloro che per anni hanno derubato l’America con pratiche sleali. Come annunciato dalla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt i dazi saranno “efficaci sin da subito”. Tra le ipotesi al vaglio tariffe universali al 20% per tutti i paesi coinvolti, oppure azioni mirate verso alcune tipologie di prodotti. Non è escluso, che il presidente opti per un sistema misto.

VON DER LEYEN: PRONTI A VENDICARCI

“L’Unione Europea è pronta a vendicarsi”, così la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, durante il discorso di apertura di ieri alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo. “Voglio essere chiara: non è stata l’Europa a dare inizio a questo scontro. Pensiamo che sia sbagliato. Ma il mio messaggio per voi oggi è che abbiamo tutto il necessario per proteggere la nostra gente e la nostra prosperità“. Per affrontare la minaccia dei dazi, l’Unione metterà in campo una strategia “basata su tre pilastri”: l’apertura ai negoziati, la diversificazione e la rimozione degli ostacoli al mercato unico europeo.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Odoguardi (MAIE): “Decreto Tajani, un colpo all’identità italiana nel mondo”

odoguardi navona

odoguardi navona“Il decreto proposto dal Ministro Tajani, e approvato dal consiglio dei Ministri lo scorso 28 marzo, non solo diventa un precedente molto pericoloso per le comunità italiane che vivono all’estero ma, soprattutto, non le tiene in minima considerazione.

Sono quasi otto milioni i nostri connazionali che vivono al di fuori della nostra Patria, o meglio, coloro che risultano iscritti all’AIRE.

Forse il Ministro Tajani non è a conoscenza dei numeri reali delle comunità italiane nel mondo, né del numero effettivo dei discendenti italiani all’estero.

Se consideriamo questi numeri, scopriamo che,nelmondo, esiste un’altra Italia, che rappresenta meno dell’1% della popolazione mondiale.

Essere Italiano significa sentirsi tale, non ha una incidenza territoriale come altre nazioni, L’identità italiana è molto più di una semplice identità culturale, è un profondo senso di appartenenza ed è importantissimo sentire i cittadini di origine italiana poter dire con orgoglio “Mi sento Italiano!”.

Noi non nasciamo semplicemente sotto una bandiera, ma bensì sotto culture differenti, credenze differenti, a volte sotto lingue differenti e il nostro tricolore, cosi come la lingua italiana, ci accomunano e ci rendono “ unici”.

Gli italiani, sia in Italia che all’estero, hanno bisogno di crescere, di diffondere e tramandare la nostra cultura, di far conoscere al mondo il contributo che il nostro Paese ha dato e continua a dare.

L’Italia è sinonimo di unicità, bellezza, qualità, arte, moda, design, cucina, vini e molto altro. Non siamo solo una nazione sviluppata, siamo la culla dei valori che hanno ispirato lo sviluppo di altre nazioni.

Il decreto approvato nasconde un messaggio inquietante: affermare che servirà a limitare i casi di cittadinanza non approvabili, e quindi di indole fraudolenta, significa ammettere l’incapacità del Ministero di gestire le pratiche di cittadinanza. E le responsabilità di un Ministero non possono ricadere sull’intera comunità italiana all’estero. Chi dice “sono italiano” lo fa con rispetto, gioia e orgoglio, e noi non possiamo permetterci di privarli di questo sentimento.

L’Italia non sarà mai un paese da “ius soli”. Non è la nascita in Italia a rendere qualcuno italiano, ma il sentire l’Italia dentro di sé, il viverla quotidianamente. Le nostre comunità all’estero lo fanno tutti i giorni, imparando la lingua, ascoltando la nostra musica e acquistando i prodotti italiani.

L’economia italiana all’estero è sostenuta proprio da chi si sente italiano. Dobbiamo comprendere il valore del contributo delle comunità italiane all’economia del nostro Paese.

Questo decreto rappresenta un pericoloso precedente: è un vero “vaso di Pandora“: una volta aperto non ci sarà ritorno, indipendentemente dalle varie revisioni che saranno fatte.

Il problema di un sistema che non funziona a livello globale come il “Prenotami”, la carenza di personale nei consolati e i tagli del Ministero non si risolveranno con questo decreto, ma solo con la consapevolezza che gli italiani all’estero non sono solo gli otto milioni iscritti all’AIRE, ma oltre cinquanta milioni.

Chi porta avanti la Italianità fuori dai confini della nostra Patria sono proprio quelle comunità che oggi si vogliono penalizzare. La scarsa sensibilità dimostrata dal Ministro Tajani è offensiva per chi, con sacrifici, ha portato la propria famiglia all’estero, spesso gente umile che si preoccupava più di sopravvivere che non di registrare le discendenze. Ma anche per le nuove generazioni che vivono fuori dell’Italia. Sono professionisti, impresari, ricercatori che, con il loro lavoro, contribuiscono all’economia italiana e che hanno, con i primi, un minimo comun denominatore, “il nostro sangue”.

Ministro Tajani, permetta che le dica: “Chi ha sangue italiano è italiano”. L’Italia non è un paese da “ius soli”, l’Italia si sente dentro, diversamente non si è italiani.

Per tutto questo, ci aspettiamo, quindi, una revisione totale del lavoro che deve svolgere il Ministero all’estero, senza penalizzare le nostre comunità. Altrimenti, saremo testimoni dell’inizio del declino di quella che è la civiltà che ha fatto sviluppare buona parte del mondo moderno.

Vincenzo Odoguardi, Vice Presidente mondiale MAIE”