Il giallo del drone russo “a spasso” sul lago Maggiore: si indaga per spionaggio e terrorismo

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hera drone sito 1Si infittisce il mistero del drone russo avvistato almeno 5 volte a marzo nei cieli italiani dal centro di ricerca Ue sul Lago Maggiore. Ora a volerci vedere chiaro è la Procura di Milano che ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di di reato di spionaggio politico o militare, aggravato dalla finalità di terrorismo per condotte che “possono arrecare grave danno ad un Paese o ad un’organizzazione internazionale e sono compiute allo scopo di intimidire la popolazione”.

IL FATTO

Il caso del drone probabilmente di origine russa che avrebbe sorvolato la sede del centro di ricerca comune della Commissione europea ad Ispra, sul lago Maggiore, in provincia di Varese è stato riportato come esclusiva sul Corriere della Sera. I sistemi antidrone del centro avrebbero rilevato cinque voli in un mese. ll Joint research centre è il terzo campus di ricerca più grande della Commissione europea, dopo quelli di Bruxelles e Lussemburgo, è attivo da 65 anni e vi lavorano ricercatori specializzati in diversi campi: nucleare, sicurezza, spazio, risorse sostenibili e trasporti. Secondo gli esperti la tipologia del drone non sarebbe tra quelli in grado di viaggiare per molti chilometri, quindi è esclusa l’ipotesi che sarebbe partito da una base lontana dall’area di sorvolo.

A destare ancor più i sospetti è il fatto che sul centro e su altre aree nelle vicinanze è attiva una “no fly zone”: attorno al lago Maggiore ci sono infatti aviosuperfici e centri di addestramento al pilotaggio di droni. E a ciò si aggiunge che, dopo quegli avvistamenti, il velivolo telecomandato non abbia più sorvolato l’area.

FARI ACCESI DA COPASIR E GOVERNO

Sulla vicenda su cui indaga il pool antiterrorismo della procura di Milano, anche il Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, e il governo e le forze parlamentari vogliono vederci chiaro. Il Copasir sarebbe orientato ad acquisire maggiori elementi prima di disporre ulteriori approfondimenti. Mentre diversi partiti a livello bipartisan – da Forza Italia a Italia Vive e Più Europa- hanno annunciato interrogazioni parlamentari e l’esecutivo si sarebbe già mosso per ottenere informazioni dettagliate sulla vicenda.
Le interrogazioni saranno presentate alla Commissione europea, ma non si esclude anche al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, essendo il Viminale competente per quanto riguarda la protezione delle infrastrutture critiche sul territorio nazionale. Fra le quali è inserito il complesso di Ispra, dove ora potrebbe essere ulteriormente innalzata la vigilanza. 

I “CENTRI STRATEGICI” NELLE VICINANZE

A rendere la vicenda ancora più delicata è la presenza nella stessa area degli stabilimenti di Leonardo Elicotteri, che si trovano sempre in provincia di Varese, tra Sesto Calende e Vergiate. Altri centri strategici sono a Somma Lombardo, a Samarate, a Venegono Superiore, con la sede della Aircraft division, nel raggio di 30 e 40 chilometri di distanza da Ispra. Su cui al momento non è stato chiarito se queste sedi siano state monitorate dai droni. E ancora: a Solbiate Olona, c’è la sede operativa di un comando Nato ed a Pavia un altro luogo di ricerca con un laboratorio di energia nucleare applicata. In definitiva, con le indagini si vuole accertare o fugare qualsiasi sospetto che alla base degli avvistamenti possano esserci stati tentativi di spionaggio di obiettivi sensibili coperti da vincoli di sicurezza nazionale ed europea, insomma si dovrà capire se la minaccia sia stata concreta.

(foto di repertorio)

Agenzia DIRE – www.dire.it




Tensioni crescenti tra Repubblica Dominicana e Haiti

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67e9f4bb7381fIeri, 30 marzo 2025, la comunità di Friusa, situata nella zona di Punta Cana, è stata teatro di una marcia organizzata dall’Antigua Orden Dominicana, un movimento nazionalista guidato da Angelo Alexander Vásquez Hernández. La manifestazione, autorizzata dal Ministero dell’Interno e della Polizia, aveva l’obiettivo dichiarato di commemorare la Battaglia del 30 Marzo e promuovere la solidarietà con il popolo dominicano, in un contesto di crescente pressione migratoria dovuta alla presenza significativa di cittadini haitiani nella regione.

Tuttavia, la situazione è degenerata quando i manifestanti hanno oltrepassato i limiti stabiliti per il corteo, provocando l’intervento delle forze dell’ordine. La polizia ha disperso i partecipanti utilizzando gas lacrimogeni e cannoni ad acqua, causando tensioni e scontri nella zona. Questa repressione ha suscitato forti proteste da parte di una parte della cittadinanza, che accusa il governo di essere filo-haitiano e di non tutelare adeguatamente gli interessi nazionali. Il Colegio Dominicano de Abogados ha condannato l’uso della forza contro una manifestazione che, secondo gli organizzatori, aveva intenti pacifici.

La comunità italiana residente nella Repubblica Dominicana osserva con crescente preoccupazione l’escalation di tensioni e sentimenti di odio tra i due popoli vicini. Molti italiani, perfettamente integrati nel tessuto sociale e imprenditoriale del Paese, temono che tali conflitti possano minare la stabilità e la convivenza pacifica nella nazione caraibica. La speranza condivisa è che si possa avviare un dialogo costruttivo tra le comunità, promuovendo il rispetto reciproco e la coesione sociale in un Paese dove la diversità culturale è da sempre una ricchezza.

foto Listin Diario

 




In Italia stanotte tornerà l’ora legale

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Il cambio dell’ora è in arrivo e, come ogni anno, porterà con sé qualche piccolo disagio ma anche più luce nelle ore serali. L’ora solare sta per lasciare il posto all’ora legale, e milioni di persone dovranno ricordarsi di spostare le lancette. Ma quando esattamente avverrà il cambio?

Il passaggio all’ora legale avverrà nella notte tra sabato 29 e domenica 30 marzo 2025. Alle 2:00 di notte, le lancette andranno spostate avanti di un’ora, passando direttamente alle 3:00. Questo significa che si dormirà un’ora in meno, ma in compenso le giornate sembreranno più lunghe grazie alla maggiore quantità di luce disponibile la sera.

GLI EFFETTI DEL CAMBIO D’ORA SUL CORPO

Il passaggio dall’ora solare a quella legale può avere effetti sul nostro organismo. Alcune persone avvertono stanchezza, irritabilità, difficoltà di concentrazione e leggeri disturbi del sonno, poiché il nostro orologio biologico impiega qualche giorno ad adattarsi al nuovo ritmo.

Ad accusare maggiormente il cambio sono i cosiddetti “gufi”, ovvero chi è abituato a dormire e svegliarsi tardi. Anche bambini, anziani e animali domestici possono risentire della variazione, soprattutto per la modifica delle loro abitudini giornaliere.

PERCHÉ ESISTE L’ORA LEGALE?

L’idea di spostare le lancette per sfruttare meglio la luce naturale viene spesso attribuita a Benjamin Franklin, che nel 1784 scrisse un articolo satirico sul “Journal de Paris” riguardante il risparmio energetico. Tuttavia, il primo a proporre seriamente questa misura fu il biologo George Vernon Hudson nel 1895.

L’ora legale venne poi introdotta in Europa nel 1916, durante la Prima guerra mondiale, per risparmiare energia. In Italia fu adottata per la prima volta nello stesso anno, poi abolita e ripristinata più volte fino al 1966, quando divenne stabile. Dal 2001, tutti i Paesi dell’Unione Europea seguono la stessa regola: l’ora legale inizia l’ultima domenica di marzo e termina l’ultima domenica di ottobre.

VERRÀ ABOLITA?

Da anni si discute sulla possibilità di eliminare il cambio dell’ora, lasciando in vigore solo l’ora solare o l’ora legale per tutto l’anno. Sebbene alcuni Paesi abbiano sollevato il dibattito, l’Unione Europea non ha ancora preso una decisione definitiva. Per il momento, dunque, continueremo a spostare le lancette due volte all’anno.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Il Sottosegretario Silli in visita a Panama

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95b0639c617c9ef7b33db69e11a0be3bIl Sottosegretario agli Affari Esteri Giorgio Silli ha concluso una missione istituzionale a Panama, dove ha inaugurato, insieme al Vice Ministro degli Esteri Carlos Ruiz Hernández, il Meccanismo di Dialogo Politico, a conferma della fase di rilancio dei rapporti bilaterali, sancito dalla visita in Italia, a gennaio scorso, del Presidente panamense Mulino, ricevuto al Quirinale dal Presidente Mattarella.

Nell’incontro con il Vice Ministro Hernández, sono state discusse la cooperazione nei settori economico- commerciale, giustizia e sicurezza (contrasto alla criminalità organizzata e alla corruzione), culturale, accademico, scientifico-tecnologico, e alcuni dei principali dossier regionali (status del Canale di Panama, prospettive del SICA, crisi regionali), confermando il comune impegno a rilanciare i rapporti tra UE- America Latina e Caraibi, anche in vista del IV Vertice UE-CELAC di Bogotá del prossimo autunno. Silli ha inoltre auspicato una partecipazione ad alto livello di Panama alla XII Conferenza Italia-America Latina e Caraibi, in programma a Roma il prossimo autunno. Durante la missione, il Sottosegretario ha inoltre visitato il segmento del Canale di Panama ampliato dall’azienda italiana WeBuild (Chiuse di Cocoli).

“A conclusione della mia missione” – ha commentato il Sottosegretario Silli – “posso confermare la comune volontà di Italia e Panama di continuare a collaborare in maniera continuativa e strutturata, al fine di rafforzare ulteriormente le relazioni economico-commerciali e di ampliare la cooperazione nel contrasto alla criminalità organizzata transazionale e alla corruzione, la collaborazione culturale ed accademica, l’innovazione scientifico-tecnologica. I margini di azione ci sono: spetterà ai nostri due Paesi di cogliere le occasioni che via via si presenteranno”.




Asia devastata dal terremoto: i morti potrebbero 10.000 (VIDEO)

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terremotoDue giorni dopo la realtà, in Asia, è solo una stima per approssimazione. Un violentissimo terremoto di magnitudo 7,7 ha colpito il Myanmar centrale venerdì, radendo al suolo edifici, abbattendo monumenti storici e devastando intere aree urbane. L’epicentro, localizzato a pochi chilometri da Mandalay, ha scatenato il caos in un Paese già stremato dalla guerra civile. Secondo le stime dell’United States Geological Survey (USGS), ci potrebbero essere più di 10.000 unità vittime, a causa dell’alta densità abitativa e delle strutture fatiscenti nelle zone colpite. Il governo militare ha fornito un primo bilancio ufficiale di 144 morti e oltre 700 feriti, chiaramente al ribasso.

L’onda sismica ha scosso un’area vastissima, colpendo anche Bangladesh, Vietnam, Thailandia e Cina meridionale. A Bangkok, un grattacielo in costruzione di 33 piani è crollato, uccidendo almeno otto operai e lasciando decine di dispersi. La capitale thailandese è stata dichiarata “zona di emergenza”. Come ha detto qualcuno: è come se un terremoto in Sicilia fosse così forte da devastare Monaco di Baviera. Altri hanno ricalcolato l’intensità in parametri più vicini ai nostri: è stato 300 volte più potente di quello di Amatrice.

A Mandalay, il principale ospedale cittadino è stato preso d’assalto dai feriti, con medici e infermieri sopraffatti dall’afflusso. Le immagini che arrivano dal Myanmar mostrano un paese in ginocchio: il ponte Ava, una storica struttura metallica, è crollato nel fiume Irrawaddy; monasteri e stupa secolari sono stati ridotti in macerie; i residenti, troppo spaventati per tornare nelle proprie case, hanno improvvisato rifugi di fortuna nelle strade.

Il sisma arriva in un momento drammatico per il Myanmar, già provato dal conflitto tra la giunta militare e i ribelli. L’ONU stima che prima del terremoto 20 milioni di birmani fossero già senza cibo e riparo adeguati. In passato, il regime ha limitato l’accesso agli aiuti internazionali, ma questa volta ha dichiarato lo stato d’emergenza e chiesto sostegno alla comunità globale.

António Guterres, segretario generale dell’ONU, ha annunciato un primo stanziamento di 5 milioni di dollari per gli aiuti umanitari. Gli Stati Uniti hanno promesso supporto, mentre i soccorritori denunciano difficoltà nelle operazioni a causa delle interruzioni alle linee elettriche e di comunicazione, spesso orchestrate dalla stessa giunta per soffocare il dissenso.

La situazione resta critica. I militari, che controllano solo il 20% del Paese, potrebbero sfruttare la crisi per consolidare il potere, bloccando aiuti alle zone controllate dai ribelli. Nel frattempo, la popolazione è allo stremo: nelle città colpite, i sopravvissuti dormono in strada per paura di nuove scosse, mentre i soccorritori scavano tra le macerie sperando di trovare ancora qualcuno in vita.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Trump minaccia l’Ue e il Canada: “Nuovi dazi se vi alleate”, la replica: “Misure dal massimo impatto sugli Usa”

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“Se l’Unione Europea collabora con il Canada per danneggiare economicamente gli Usa, verranno imposti dazi su larga scala, ben più elevati di quelli attualmente previsti, per proteggere il miglior amico che entrambi questi Paesi abbiano mai avuto”: è il nuovo ammonimento che il presidente degli Stati uniti, Donald Trump ha inviato dal suo social network Truth agli ormai dichiarati “parassiti” del Vecchio continente e al Canada.

Oltre alle tariffe già annunciate del 25% sulle auto importate dal 2 aprile, Trump agita di nuovo lo spettro di altri dazi nell’eventualità di risposte coordinate tra i Paesi destinatari delle sue politiche economiche estere. La replica non si è fatta attendere sia da Bruxelles che da Ottawa.

L’UE: “PRONTI A UNA RISPOSTA FERMA E PROPORZIONATA”

“Siamo pronti a salvaguardare i nostri interessi economici e, se necessario, daremo una risposta ferma, proporzionata, robusta, ben calibrata e tempestiva a qualsiasi misura ingiusta e controproducente da parte degli Stati Uniti“. Lo ha dichiarato un portavoce della Commissione europea interrogato dalla stampa a Bruxelles sull’annuncio del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di imporre dazi per il 25% su tutte le auto importate.

“La priorità è trovare una soluzione negoziata, una soluzione che vada bene per entrambe le parti, per l’Ue e per gli Usa, una soluzione che rafforzi le nostre relazioni commerciali ed economiche, che sono di gran lunga le più preziose e importanti al mondo: vogliamo costruire queste relazioni, non distruggerle”, ha continuato.
L’Ue “non vorrebbe dover imporre contromisure alle importazioni statunitensi”, ritenendo che questo non sia utile a nessuno, e sia un autolesionismo economico interattivo da parte degli Stati Uniti”, ha aggiunto. “Come ho già detto, una risposta proporzionata e ben calibrata e tempestiva a qualsiasi futura misura annunciata dagli Stati Uniti e l’elenco dei prodotti sui quali proponiamo ai nostri Stati membri di adottare contromisure sarà ben selezionato per creare il massimo impatto negli Stati Uniti e ridurre al minimo l’impatto sull’economia europea“, ha detto ancora il portavoce, sottolineando come in queste situazioni “occorre essere strategici”.

CARNEY: “COMBATTEREMO LE TARIFFE INGIUSTIFICATE CON AZIONI DAL MASSIMO IMPATTO SUGLI USA”

Il Canada deve “reinventare radicalmente la nostra economia” di fronte all’aumento delle tariffe imposte dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha affermato il primo ministro Mark Carney, intervenendo proprio sul tema dei dazi annunciati dal presidente Usa rivolti anche al suo Paese. Gli Stati Uniti “non sono più un partner affidabile”, ha evidenziato e Trump “ancora una volta ha imposto tariffe ingiustificate- ha proseguito- in violazione dei nostri accordi commerciali esistenti, ha preso di mira l’industria automobilistica e gli oltre 500 mila canadesi che lavorano in quel settore”.
Il primo ministro canadese ha quindi indicato la via: il suo paese “deve ridurre drasticamente la sua dipendenza dagli Stati Uniti e riequilibrare le sue relazioni commerciali altrove”. E soprattutto, “combatteremo le tariffe statunitensi- ha annunciato- con azioni commerciali di ritorsione che avranno il massimo impatto negli Stati Uniti“.

Agenzia DIRE – www.dire.it




L’ordine esecutivo di Trump per smantellare il ministero della pubblica istruzione: strada in salita

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lp 23229174(2) u55053881328clv 1440x752@ilsole24ore web“La mia amministrazione prenderà tutte le misure legali per smantellare il dipartimento….. Riconsegneremo i nostri studenti agli Stati….. e faranno un lavoro fenomenale”. Con queste parole Donald Trump ha annunciato il suo ordine esecutivo per chiudere il Department of Education, il ministero della Pubblica Istruzione.

La legge americana non permette a nessuno, incluso il presidente, di eliminare un Dipartimento poiché richiede azione legislativa. Trump lo sa bene, ma il suo ordine esecutivo ha già assestato duri colpi alla pubblica istruzione che in grande misura è già sotto controllo dei diversi Stati e dei distretti locali. Il presidente nel suo annuncio dà l’impressione che la pubblica istruzione verrà capovolta da federale a statale. Questa impressione è probabilmente più forte in altri Paesi in cui esistono sistemi centralizzati e strutturati a livello nazionale.

Il curriculum e i bilanci delle scuole pubbliche americane dall’asilo alle “high school”, le scuole superiori, sono determinate dagli Stati e i distretti delineati per diverse comunità. Solo il 15 percento del bilancio delle scuole viene dal governo federale. Il resto viene dal bilancio statale e in molti casi è basato in grande misura sulle tasse agli immobili. Ecco come si spiega il fatto che le scuole “buone” si trovano in zone dove le case costano moltissimo e quelle poco desiderate si trovano in zone abitate dai ceti bassi. Negli ultimi tempi vi sono stati dei cambiamenti che hanno cercato di ridurre queste disparità. In California, dopo l’approvazione della Proposition 13 nel 1978, un referendum che ha imposto il limite di uno percento di tasse sulle case, ha causato un terremoto ai bilanci delle scuole. Con la nuova legge lo Stato si è assunto la responsabilità di stanziare i fondi per le scuole in maniera equa anche se alcune disparità continuano ad esistere.

Il governo federale, con la creazione del Department of Education nel 1979 durante l’amministrazione di Jimmy Carter, ha funzionato in un modo simile, cercando di tappare buchi e ridurre la disparità non solo tra distretti scolastici ma anche fra Stati. Milioni di bambini in comunità svantaggiate, specialmente i disabili, hanno beneficiato dell’assistenza fornita dal Department of Education mediante fondi erogati dal governo federale. Inoltre, mediante leggi approvate dal governo i diritti degli studenti con disabilità sono stati protetti, specialmente negli Stati più poveri, molti dei quali sono grandi sostenitori di Trump.

Il Department of Education è anche stato molto efficace al livello universitario erogando borse di studio per studenti meritevoli e poveri ma anche con la gestione di prestiti. Infatti si calcola che 1.600 miliardi di dollari fanno parte della gestione di questi prestiti che hanno facilitato gli studi universitari a individui con poche risorse finanziarie. Considerando i costi molto alti delle rette universitarie questi prestiti hanno tappato un altro buco facilitando il conseguimento di lauree a individui che in passato non avevano molte opportunità. Joe Biden da presidente ha fatto notevoli sforzi per cancellare parzialmente questi prestiti, specialmente ai laureati dei ceti bassi che hanno grosse difficoltà a ripagarli.

Trump ha preso una strada diversa asserendo falsamente che il Department of Education non serve a nulla e quindi va smantellato. Difatti ha già tagliato i dipendenti del 50 percento e ha anche apportato tagli alle università che senza assistenza federale non possono continuare le loro ricerche, specialmente nel campo della sanità.

L’università della California del Sud, (USC di Los Angeles), uno degli atenei più noti, ha informato il personale di potenziali riduzioni nei loro programmi a causa di probabili tagli dal governo federale. Nel 2024 l’ateneo ha ricevuto 1.35 miliardi di dollari dal governo federale per finanziare le loro ricerche. Altre università versano in condizioni simili. In alcuni casi l’amministrazione Trump ha minacciato ulteriori tagli a quelle università che non eliminano i loro programmi di inclusione. La Columbia University si è inchinata ed ha obbedito per non perdere 400 milioni di dollari federali. Altre università stanno cercando di risolvere la questione delle minacce di Trump senza danneggiare i loro programmi ma mantenendo un minimo di integrità professionale.

L’eliminazione del Department of Education non avverrà completamente perché dovrebbe essere effettuata mediante legislazione. Fino adesso Trump ha governato mediante ordini esecutivi, decreti che in alcuni casi non hanno nessun effetto pratico, come il suo ultimo sulle regole delle elezioni americane. Come si sa, gli stati gestiscono le elezioni secondo le leggi statali con modalità diverse, con minime regole di leggi federali. Quindi legiferare non piace a Trump perché richiede la cooperazione delle due Camere dove i repubblicani hanno leggere maggioranze. Ma l’ostacolo più serio alle legislazioni emergerebbe dal Senato dove vige la regola del filibuster, che richiede la maggioranza ad oltranza di 60 consensi per procedere ai voti. I democratici hanno 47 seggi al Senato e potrebbero, rimanendo compatti, facilmente bloccare l’agenda legislativa di Trump. Ecco come si spiegano le valanghe di ordini esecutivi dell’attuale inquilino della Casa Bianca.

Gli americani non sono favorevoli all’abolizione del Department of Education. Un sondaggio della Quinnipiac University ci informa che il 60% è contrario. Il Department of Education non sarà dunque abolito ma sarà gravemente ferito dalle politiche del 47esimo presidente.




Trump demolisce la sanità pubblica americana: tagli per 12 miliardi di dollari

sistema sanitario americano

sistema sanitario americanoIl Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti ha improvvisamente bloccato oltre 12 miliardi di dollari di finanziamenti federali destinati agli stati, fondi cruciali per la sorveglianza delle malattie infettive, i servizi di salute mentale e la lotta alle dipendenze.

I tagli, annunciati con effetto immediato, minacciano di paralizzare i dipartimenti sanitari statali, già in difficoltà per la carenza di risorse e il crescente peso di epidemie in ripresa, come la sifilide, e nuove minacce sanitarie, tra cui l’influenza aviaria.

Lunedì sera, i primi avvisi sono stati recapitati alle autorità locali: “Non possono essere svolte attività aggiuntive e non possono essere sostenuti costi aggiuntivi in relazione a questi fondi”, recita la comunicazione ufficiale.

Le conseguenze non si sono fatte attendere. A Lubbock, in Texas, le autorità sanitarie hanno dovuto interrompere tre progetti finanziati dalle sovvenzioni, inclusa la risposta all’epidemia di morbillo. In altri stati, come Maine e Rhode Island, le amministrazioni stanno ancora valutando l’impatto del provvedimento, mentre in molte aree si profila il licenziamento di epidemiologi e specialisti di dati sanitari.

Secondo alcune stime, il 90% del personale di alcuni team per le malattie infettive potrebbe perdere il posto di lavoro. I finanziamenti tagliati provengono in gran parte dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC), per un totale di 11,4 miliardi di dollari, e dalla Substance Abuse and Mental Health Services Administration (SAMHSA), che perde circa 1 miliardo.

Questi fondi erano stati originariamente stanziati dal Congresso per sostenere la risposta al Covid-19, finanziando test, vaccinazioni e la riduzione delle disuguaglianze sanitarie. Nel 2023, tuttavia, erano stati autorizzati per affrontare altre emergenze sanitarie, tra cui la prevenzione di malattie respiratorie, le vaccinazioni per bambini non assicurati e la gestione delle crisi sanitarie.

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Trump non si arrende: “Abbiamo bisogno della Groenlandia”

visita di zelensky negli stati uniti d'america

visita di zelensky negli stati uniti d'america
DONALD TRUMP PRESIDENTE USA

Donald Trump torna a puntare gli occhi sulla Groenlandia, e lo fa con dichiarazioni che riaccendono la tensione diplomatica con la Danimarca.

In un’intervista rilasciata al podcaster Vince Coglianese, Il Presidente degli Stati Uniti ha rilanciato l’ormai nota ambizione: “Abbiamo bisogno della Groenlandia per la sicurezza internazionale. Ne abbiamo bisogno. Dobbiamo averla. Odio dirlo in questo modo, ma dovremo averla”.

Parole pesanti, arrivate alla vigilia della visita del vicepresidente americano JD Vance sull’isola, visita che però ha subito un drastico ridimensionamento.

VISITA RIDOTTA, SOSPIRO DI SOLLIEVO PER COPENAGHEN

Il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen ha accolto con favore la decisione di limitare la tappa di Vance alla sola base militare americana di Pituffik, nel remoto nord-ovest della Groenlandia.

“È positivo che gli americani abbiano rinunciato alla visita alla società groenlandese. Andranno a Pituffik, che è una loro base, e su questo non abbiamo nulla da obiettare”, ha dichiarato Rasmussen all’emittente DR.

Il ministro ha sottolineato l’importanza che le autorità statunitensi non si inseriscano nel contesto politico e sociale della Groenlandia senza un invito ufficiale, soprattutto in un momento in cui il territorio autonomo danese è in fase di transizione verso un nuovo governo.

PROTESTE E TENSIONI DIETRO LE QUINTE

L’ipotesi di una visita americana più ampia aveva già sollevato malumori. I governi di Danimarca e Groenlandia avevano protestato apertamente contro il viaggio della delegazione Usa, voluto da Trump, considerandolo inopportuno e non concordato. La mancanza di un invito formale, unita alla delicata situazione politica interna all’isola, ha contribuito ad alimentare le frizioni.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Il messaggio di Trump agli europei: “Siete dei parassiti”

visita di zelensky negli stati uniti d'america

visita di zelensky negli stati uniti d'america
DONALD TRUMP PRESIDENTE USA

Non ha bisogno di nascondere nulla, Donald Trump, nemmeno il disprezzo per l’Europa. Per cui in un’intervista rilasciata a Newsmax il presidente americano rilancia i contenuti dell’imbarazzante “chat-gate”: “Gli europei sono dei parassiti”.

Detto ciò, Trump conferma che non farà sconti sui dazi che scatteranno il 2 aprile e ci punta il dito contro: “Siamo stati imbrogliati per 45 anni, da amici e nemici. Ma spesso i cosiddetti amici sono i peggiori. Guardate l’Unione Europea, guardate cosa ha fatto a questo Paese, ci ha messi in ginocchio”.

Trump ha ovviamente difeso Vance e l’epic-fail dei suoi uomini che su Signal svelavano piani di attacco classificato come se parlassero di calcio al bar, ignorando di aver inserito (“non si sa come”, ha ammesso il consigliere per la Sicurezza nazionale Mike Waltz) nel gruppo il direttore di The Atlantic Jeffrey Goldberg. “Crediamo si sia trattato di un errore di un membro dello staff. Aveva il numero di Goldberg e lo ha aggiunto involontariamente alla chat”, ha spiegato Trump.

Trump ha riservato parole di ammirazione per Elon Musk, definendolo “un meraviglioso patriota”: “Non lo conoscevo bene prima della campagna presidenziale, ma ama il Paese e non mi ha mai chiesto favori“.

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