Negli Stati Uniti c’è un focolaio di H7N9, il virus dell’influenza aviaria più pericoloso per l’uomo

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imagoeconomica 2239242 fileminimizer 1024x679Gli Stati Uniti hanno segnalato il primo focolaio di influenza aviaria H7N9 dal 2017. H7N9 è un ceppo diverso da quello – l’H5N1 – del virus che sta devastando greggi in tutto il mondo, e la cui diffusione ai mammiferi ha sollevato preoccupazioni di una nuova pandemia.

H7N9 ha dimostrato di avere un elevato tasso di mortalità per gli esseri umani: ha ucciso il 39% delle 1.568 persone infettate in tutto il mondo da quando è stato rilevato per la prima volta nel 2013 in Cina, afferma l’Organizzazione mondiale della sanità.

L’ultimo focolaio di H7N9 negli Stati Uniti, rilevato in un allevamento di 47.654 polli da carne da riproduzione commerciali a Noxubee, Mississippi, è stato confermato il 13 marzo.

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Trump annuncia la pubblicazione di 80mila file sull’omicidio di Kennedy

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trump 2Per tener fede alla teoria del caos comunicativo, Donald Trump ha annunciato che martedì – giorno della tanto attesa telefonata con Putin – verranno pubblicati “circa 80mila file” desecretati sull’assassinio del presidente John F. Kennedy, ucciso nel 1963 a Dallas.

“La gente – ha detto Trump – li aspetta da decenni. Sono molto interessanti. Non faccio anticipazioni, li leggerete e trarrete voi le conclusioni. Non credo che censureremo nulla“.

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USA. Al via il primo programma di lingua italiana in una scuola nella grande Seattle

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17friscoAnche il Comites di San Francisco ha partecipato, con il Consolato Generale d’Italia a San Francisco e il Consolato Onorario d’Italia a Seattle, all’evento con cui è stato presentato il primo programma di lingua italiana attivato per l’anno accademico 2025-2026 in una scuola nella grande Seattle e nello Stato di Washington, la Kennedy Catholic High School.
Si tratta di un “grande risultato per la nostra comunità”, ha commentato il Comites, ringraziando la direttrice dell’Ufficio Educativo del Consolato Generale d’Italia a San Francisco, Daniela Mazza, il console generale Sergio Strozzi, la console onoraria a Seattle, Elisabetta Valentini, il preside della Kennedy Catholic High School, Matthew Mohs, la vice preside degli Studi, Kristin Kuzmanich, e Cristina Zappoli Ryser “per i molti mesi di sforzi coordinati” che hanno reso questo progetto “una realtà”. (aise)




Bologna. Vigilessa uccisa dall’ex comandante, spunta un ‘contratto’ sessuale: lui padrone, lei schiava

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sofia stefani 2 Non era soltanto amanti, ma tra loro c’era una sorta di ‘contratto’ sessuale, che stabiliva come dovessero andare le cose tra loro: il 18 maggio 2023, un anno esatto prima del delitto, Giampiero Gualandi e Sofia Stefani avrebbero condiviso un “‘contratto’ di sottomissione sessuale, dai contenuti degradanti”. Il dettaglio è emerso questa mattina nel corso del processo che è in corso a Bologna: a citare il contratto, nell’aula della Corte d’Assise, è stata la procuratrice aggiunta Lucia Russo, che rappresenta la pubblica accusa nel processo a carico di Gualandi, 63enne ex comandante della polizia locale di Anzola dell’Emilia (in provincia di Bologna) accusato dell’omicidio volontario, aggravato dal legame affettivo con la vittima e dai futili motivi, della ex collega Sofia Stefani, con cui aveva una relazione extraconiugale. La donna, 33 anni, fu uccisa il 16 maggio 2024 da un colpo al volto partito dalla pistola di ordinanza di Gualandi, colpo sparato nell’ufficio dell’uomo nella sede del Comando dei vigili di Anzola.

LA PROCURA ESCLUDE IL COLPO ACCIDENTALE

L’imputato (presente in aula e difeso dagli avvocati Claudio Benenati e Lorenzo Valgimigli) ha sempre sostenuto che il colpo partì per caso durante una colluttazione, mentre per la Procura di Bologna si tratta, appunto, di omicidio volontario. Questo perché tra le altre cose, sottolinea Russo, sull’arma del delitto “non sono state trovate tracce né biologiche né dattiloscopiche della vittima, ma solo dell’imputato”

IL PRESUNTO CONTRATTO SESSUALE: LUI “PADRONE”, LEI “SCHIAVA”

Nel ‘contratto’, prosegue Russo, Gualandi “si autodefiniva padrone, colui che può tutto sulla sua schiava”. Di questo ‘contratto’ parla anche l’avvocato dei familiari della vittima Andrea Speranzoni, che ne richiama un passaggio in cui si legge: “Io signore e padrone mi impegno a dominare l’anima della mia sottomessa“.

L’AVVOCATO DI LUI: “ERA UN GIOCO COME IN 50 SFUMATURE DI GRIGIO”

Per Claudio Benenati, legale difensore di Gualandi insieme a , il ‘contratto’ in questione è stato preso dal libro ’50 sfumature di grigio’ ed “era un gioco”.

“UN CASTELLO DI MENZOGNE”

Nei “concitati giorni” che portarono all’omicidio di Sofia Stefani, Giampiero Gualandi “si trovava prigioniero di un castello di menzogne da lui costruito”, ha detto ancora durante l’udienza la procuratrice aggiunta Lucia Russo, che rappresenta la pubblica accusa nel processo a carico di Gualandi. Nel suo intervento, Russo ricostruisce la “tormentata relazione” tra Gualandi e Stefani, iniziata nel 2023 e “fortemente squilibrata per la riferita vulnerabilità della vittima”. La relazione, caratterizzata da una “ciclica altalenanza” di momenti di quiete e di tensione, “fu interrotta per pochi giorni” alla fine di aprile del 2024, dopo che fu scoperta casualmente dalla moglie di Gualandi. A lei, afferma Russo, l’imputato, “invece di assumersi le proprie responsabilità, disse che era finita da tempo e che Stefani lo tormentava perché non accettava che fosse finita”.

GLI SMS INCROCIATI

Dopo pochi giorni, prosegue la procuratrice aggiunta, la relazione riprese, e proprio in quei giorni, immediatamente precedenti l’omicidio, Gualandi sarebbe stato “prigioniero del castello di menzogne” che aveva costruito, perché a Stefani continuava a “scrivere messaggi che confermavano il rapporto affettivo, mentre alla moglie, negli stessi minuti, scriveva che Stefani continuava a tormentarlo”.

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Schumer spacca i democratici sullo shutdown: Trump ringrazia

chuck schumer official photo

chuck schumer official photo“Ci è voluto coraggio…. Una mossa intelligente del senatore Schumer. Potrebbe condurre a qualcosa di grande per gli Usa, l’inizio per una completa e nuova direzione”. Con queste parole Donald Trump ha lodato l’annuncio di Chuck Schumer, leader della minoranza democratica al Senato, che non si opporrà alla legge straordinaria sul bilancio approvata dai repubblicani alla Camera. Tre giorni prima, però, Trump aveva insultato Schumer asserendo falsamente che non è “più ebreo” e che “è diventato palestinese”. Trump dice quello che vuole secondo il momento e ciò che lui crede gli sia conveniente.

Schumer aveva inizialmente dichiarato la sua opposizione al disegno di legge sul bilancio approvato dalla Camera per evitare lo shutdown, la chiusura dei servizi governativi non essenziali. Poi ha cambiato idea, deludendo i democratici alla Camera e anche buona parte dei senatori del suo partito.

La legge approvata dalla Camera aveva escluso negoziazioni coi democratici che avevano raccomandato un disegno di legge temporaneo di 30 giorni evitando lo shutdown. Durante questo periodo ci sarebbero state negoziazioni per una legge bipartisan. Mike Johnson, parlamentare della Louisiana e speaker della Camera, decise di ignorare i democratici consultandosi solo coi membri del suo partito. I democratici votarono contro la legge eccetto per Jared Golden del Maine e il repubblicano Thomas Massie del Kentucky (voto finale 217-213). La legge stabilisce il funzionamento del governo fino a settembre, aumenta 6 miliardi di dollari per la difesa, ma taglia 1 miliardo di dollari al bilancio di Washington D.C. La capitale, controllata da una amministrazione democratica, è spesso bersagliata dalla Camera quando i repubblicani hanno la maggioranza.

Al Senato Schumer aveva tentato di negoziare chiedendo ciò che non era riuscito ai parlamentari democratici alla Camera. Ma anche qui i repubblicani hanno deciso di agire da soli. Schumer, però, aveva una carta da giocare che manca alla Camera—il filibuster, la regola del Senato che richiede un voto di 60 dei 100 senatori per approvare la “cloture”, ossia la fine del dibattito e procedere al voto, che poi sarà deciso con semplice maggioranza. I repubblicani al Senato hanno una lieve maggioranza —53 a 47— ma non un numero sufficiente per stabilire la cloture da soli. Alla fine 11 senatori democratici hanno votato per procedere al voto che si è concluso con l’approvazione della legge (54-46). Una vittoria per i repubblicani poiché Schumer ha deciso di non fare leva sul filibuster per ottenere concessioni dai repubblicani. Ecco perché Trump ha lodato il leader della minoranza democratica al Senato.

In un editoriale nel New York Times Schumer ha spiegato che si tratta di una scelta dolorosa perché la chiusura dei servizi governativi avrebbe colpito i dipendenti federali che non sarebbero pagati durante lo shutdown. Schumer temeva anche che la sospensione dei lavoratori potrebbe essere peggiorata andando a finire all’eliminazione permanente dei posti di lavoro. Infatti, c’era un’altra ragione che ha spinto Schumer a cedere: la paura che gli americani avessero dato la colpa ai democratici per la chiusura del governo.

Schumer però si è sbagliato. Un sondaggio della Quinnipiac University ci informa che in caso di shutdown la responsabilità cadeva sui repubblicani e molto meno sui democratici ( 53% vs. 32%). La resa di Schumer fa prevedere altre ombre per il futuro. I repubblicani saranno incoraggiati a non lavorare in maniera bipartisan perché alla fine, il filibuster, l’unica arma a disposizione dei loro avversari non sarà usata. Inoltre la decisione di Schumer ha creato dissapori con i parlamentari democratici alla Camera che non promettono per future battaglie. Nancy Pelosi, parlamentare della California e speaker emerita, aveva consigliato ai senatori democratici di tenere duro. Hakeem Jeffries, il leader della minoranza democratica alla Camera, in una domanda dai giornalisti sulla posizione di Schumer si è limitato a dire “prossima domanda”, evidentemente contrariato. Alexandria Ocasio-Cortez, la nota parlamentare di sinistra di New York, aveva anche lei dichiarato la sua opposizione come avevano fatto anche Elizabeth Warren, senatrice del Massachusetts e Bernie Sanders, senatore del Vermont. In effetti, il partito democratico si è spaccato in una delle pochissime opportunità di lottare per gli americani.

“Non permetteremo a un Senato e una Camera con maggioranze repubblicane che un presidente repubblicano venga bloccato dal legittimo esercizio del suo potere esecutivo”. Così ha riassunto la situazione il parlamentare repubblicano dell’Oklahoma Tom Cole. Ha ragione. Le maggioranze repubblicane in ambedue le Camere sono però risicate e al Senato vige il filibuster. Schumer ha fatto la differenza con la sua timidezza. Ecco perché dopo gli insulti di Trump sulla sua religione lo ha lodato, lodi che includono anche una buona dose di umiliazione per Schumer.






Allerta rossa in Toscana

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allerta meteo vigili del fuoco fileminimizerÈ in miglioramento la situazione meteo in Toscana, dove da 24 ore più di 500 vigili del fuoco sono al lavoro per fronteggiare i danni causati dal maltempo: 430 gli interventi svolti finora nelle province di Firenze, Prato, Pisa e Livorno per operazioni di soccorso, allagamenti, frane, dissesti statici e la messa in sicurezza di alberi pericolanti. Il dispositivo di soccorso, potenziato con il trattenimento di personale libero dal servizio, ma anche con squadre specializzate nel contrasto al rischio acquatico e con sommozzatori provenienti dalla Liguria e dal Veneto, è tuttora in azione soprattutto in provincia di Firenze, in particolare nei territori di Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio, Vicchio, Fucecchio, Empoli, Rufina, Signa, Borgo San Lorenzo.

“Il livello dell’Arno è di 3.87m, in lenta discesa. Tutti gli altri affluenti sono scesi sotto i livelli di guardia e rientrati a livelli normali. Per la mattinata sono possibili eventi di pioggia non a carattere di temporale con cumulati massimi di 30mm. Si invita sempre alla massima attenzione”, ha detto la sindaca Sara Funaro.

Cauto ottimismo anche dal presidente della Regione, Giani, che ha fatto sapere che è “transitato l’importante colmo di piena dell’Arno lungo tutta l’asta senza criticità. Già transitato nelle ore precedenti a Firenze, Ponte a Signa, Montelupo, Empoli, Fucecchio, Pontedera, San Giovanni alla Vena e Pisa. Determinanti sono stati lo Scolmatore della Regione Toscana e le casse di espansione del bacino di Roffia”. In tutta la Regione, permane l’allerta rossa fino alle 14.

IN TOSCANA PROBLEMI MAGGIORI NEL MUGELLO, EMPOLESE E A SESTO

È passato il colmo di piena dell’Arno e la portata è in lieve calo, “ma resta naturalmente alta l’attenzione sulla situazione del fiume, soprattutto nell’area pisana”, spiega la Regione Toscana dopo che stamani, nella sala operativa unificata della Protezione civile regionale, in collegamento con il Dipartimento nazionale, è stato fatto il punto sulle criticità in atto legate all’emergenza maltempo. “Rimane chiuso il ponte tra Lastra a Signa e Signa, mentre sono stati riaperti quelli nell’area empolese”, mentre i “problemi maggiori si registrano in provincia di Firenze, in particolare in Mugello, nell’Empolese e a Sesto Fiorentino, dove, in accordo con gli uffici regionali del ministero della Cultura, è stato attivato il modulo beni culturali per intervenire sulla biblioteca dell’istituto De Martino”. In Mugello stanno intervenendo colonne mobili della protezione civile di Umbria, Marche e Liguria e anche nell’Empolese saranno attive unità della Protezione civile nazionale, come era stato richiesto ieri dal presidente Eugenio Giani al ministro della Protezione civile, Nello Musumeci.

Tecnici e volontari sono al lavoro per verificare gli effetti degli allagamenti e nel monitoraggio di eventi franosi. Al momento non risultano cittadini isolati, dopo che è stata risolta la criticità di Vaglia (Firenze). In provincia di Prato si segnalano una frana sulla strada regionale 325, sopra Vernio, e allagamenti nel comune di Carmignano, dove il sindaco ha richiesto l’intervento di volontari.Segnalati movimenti franosi anche in provincia di Pistoia, mentre nell’area pisana, sono in corso interventi per allagamenti a Montopoli, Vicopisano e Palaia. A Livorno è stata chiusa, in entrambe le direzioni di marcia, l’uscita Vicarello della Fi-Pi-Li. Nelle altre province, risolto l’isolamento di Bagni di Lucca, non sono segnalate al momento particolari criticità.

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Amministrative e referendum del 2025. Le date

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palazzo chigi4 e1579288508311 615x223Il Consiglio dei Ministri ha approvato su proposta del Presidente Meloni e del Ministro dell’Interno Piantedosi un decreto legge con le disposizioni per le elezioni amministrative e per le consultazioni referendarie del 2025. Si voterà in due giorni: domenica dalle ore 7 alle 23 e lunedì dalle ore 7 alle 15. Primo turno per le elezioni comunali: 25 e 26 maggio. Election day con i referendum nelle date dei ballottaggi: 8 e 9 giugno. Chi è fuori sede per motivi di studio, lavoro o cure mediche, potrà votare per i referendum (non per le elezioni comunali) .

Si legge nel decreto legge che le norme introdotte prevedono: “lo svolgimento delle votazioni in due giorni (domenica e lunedì), anziché in un solo giorno come previsto dalla disciplina vigente, per le elezioni amministrative e per le consultazioni referendarie del 2025; disposizioni applicabili in caso di svolgimento contestuale delle consultazioni elettorali e referendarie, l’ordine di scrutinio delle schede e le modalità di ripartizione delle relative spese; la possibilità di partecipazione alle consultazioni referendarie dell’anno 2025 per tutti coloro che, per motivi di studio, lavoro o cure mediche, sono temporaneamente domiciliati in un comune di una provincia diversa da quella di residenza; il potenziamento delle prestazioni dei servizi erogati dal Sistema Informativo Elettorale (SIEL) del Ministero dell’interno; la sottoscrizione con firma elettronica qualificata delle liste di candidati da parte degli elettori impossibilitati ad apporre firma autografa. Il Ministro Piantedosi indirà con proprio decreto, “le elezioni amministrative per domenica 25 e lunedì 26 maggio, con eventuali ballottaggi domenica 8 e lunedì 9 giugno”. Pertanto, “in considerazione della necessità di conciliare la più ampia possibilità di partecipazione dei cittadini con le esigenze di continuità dell’attività didattica nelle scuole sedi di seggio elettorale, in un prossimo Consiglio dei ministri sarà deliberato di proporre al Capo dello Stato la convocazione dei comizi per i cinque referendum abrogativi in concomitanza del secondo turno delle amministrative, domenica 8 e lunedì 9 giugno”. (Inform)




Il potere giudiziario argina gli eccessi di Musk e Trump?

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ap24225509754850“Grazie di nuovo. Non lo dimenticherò”. Così Donald Trump a John Roberts, il presidente della Corte Suprema, in un momentaneo incontro nell’aula del Congresso subito dopo il discorso del 47esimo presidente alla Camera e al Senato. Le parole sono state accompagnate da una pacca sulla spalla del presidente al giudice, un gesto fuori dal normale verso il tradizionale rispetto ai magistrati, ma tutt’altro che atipico per Trump.

Difficile sapere precisamente perché Trump ha espresso la sua gratitudine ma molti analisti hanno ipotizzato che si trattasse dell’immunità presidenziale concessa dalla Corte Suprema nel mese di luglio del 2024 all’allora ex presidente e candidato repubblicano. Trump era infatti imputato di parecchi casi giudiziari e l’immunità della Corte Suprema ritardò i processi e alla fine con la sua rielezione furono messi da parte.

Se Trump ha dimostrato riconoscenza al potere giudiziario con le sue parole a Roberts lo stesso non si può dire recentemente dei suoi sostenitori poiché nel suo secondo mandato la magistratura è divenuta l’ultimo baluardo contro gli assalti alla legalità. La Camera e il Senato, con le maggioranze repubblicane, non stanno svolgendo il loro compito di contrappeso alle irregolarità di Elon Musk e del suo cosiddetto Dipartimento di Efficienza (Doge) che nelle ultime settimane ha fatto poco altro che licenziare dipendenti federali a destra e manca con la scusa di eliminare gli sprechi.

Le inevitabili denunce hanno ritardato e in alcuni casi costretto Musk e Trump a fare marcia indietro con le tipiche reazioni spropositate del presidente e del suo ultra ricco sostenitore. Infatti, è stato principalmente il padrone di Tesla, Starlink ed altre aziende a reagire con il suo solito stile. In un messaggio su X (già Twitter) Musk, ovviamente contrariato da ciò che vede come interferenza giudiziaria, ha postato usando anche lettere maiuscole che se “QUALUNQUE giudice può bloccare OGNI ordine presidenziale NON abbiamo più la democrazia, abbiamo TIRANNIA dei MAGISTRATI”.

Musk era arrabbiato perché infatti o non capisce il sistema americano dei tre rami del governo—il potere esecutivo, il potere legislativo e il potere giudiziario— o molto più probabilmente non gliene frega niente. Lui crede che la “motosega” consegnatagli da Trump dovrebbe tagliare dovunque vuole senza nessun ostacolo, senza considerare leggi, contratti, e il fatto che i fondi stanziati dalla legislatura devono essere usati secondo le leggi approvate. Senza considerare gli effetti che i tagli indiscriminati hanno sugli individui che li devono subire e vedono la loro vita messa sottosopra.

I giudici federali hanno usato ingiunzioni per frenare o sospendere almeno temporaneamente una serie di azioni di Trump e Musk. Includono l’assistenza della USAid a Paesi esteri, i diritti dei transgender, il diritto alla cittadinanza per nascita, il licenziamento arbitrario di licenziare dipendenti senza nessuna ragione, e i blocchi di spendere fondi stanziati dal Congresso. In alcuni casi l’amministrazione Trump non ha seguito le decisioni dei giudici come ci rivela la situazione del giudice John McConnell. Il giudice federale del Rhode Island aveva ordinato lo sblocco di fondi federali per 1000 miliardi stanziati dal Congresso, chiarendo che la legislatura controlla “il potere del portafoglio”. Quando l’amministrazione Trump non ha obbedito al suo ordine McConnell ha emesso un secondo ordine con dieci giorni di scadenza, minacciando i legali governativi che gli ordini giudiziari devono essere messi in atto “immediatamente”. Anche il giudice Amir Ali di Washington D. C. ha imposto una scadenza di 48 ore al rilascio di 1,5 miliardi di dollari promessi da USAid, bloccati dall’amministrazione Trump. Inoltre, il giudice William Alsup della California del Nord ha ordinato a una mezza dozzina di agenzie federali di ripristinare “immediatamente” gli impieghi di dipendenti temporanei licenziati il mese passato, etichettando i licenziamenti “una farsa”.

Musk e Trump però hanno poca volontà di obbedire gli ordini dei giudici e hanno dato indicazioni che li vedono come intralci al potere esecutivo. In questo quadro i giudici hanno poche carte da giocare. I magistrati possono fare ricorso ai US Marshals, il corpo di polizia federale incaricato della protezione dei magistrati ma anche di assicurare l’esecuzione delle sentenze. Il problema per i giudici è che gli US Marshals sono sotto il controllo del Dipartimento di giustizia, il cui capo è Matt Bondi, la procuratrice generale. Come si sa, la Bondi è stata nominata da Trump e confermata dal Senato recentemente. La Bondi è ovviamente grande sostenitrice di Trump ma dovrebbe agire in maniera indipendente dalle politiche partisan del suo capo. Cosa farà lei in questi casi? Obbedirà le decisioni dei giudici e il suo giuramento alla costituzione sapendo benissimo che Trump non esiterebbe a licenziarla e rimpiazzarla con un altro più accondiscendente?

Nel mese di febbraio Trump ha postato su X che “colui che salva il suo Paese non viola legge”, suggerendo che se lui si vede salvatore degli Usa potrebbe disobbedire anche i giudici. Fino adesso il 47esimo presidente non ha esplicitamente disobbedito la Corte Suprema che pende a destra (6-3), con tre togati nominati proprio da lui. Se Trump dovesse disobbedire la Corte Suprema si arriverebbe chiaramente a una crisi costituzionale. L’unica mossa sarebbe se i legislatori agirebbero per difendere la costituzione ma al momento i repubblicani sembrano essere troppo docili e non si crede che troverebbero il coraggio di dire no al loro capo.

Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

 




Trump vuole imporre dazi del 200% sui vini europei

europe wine production

europe wine productionE ora chi lo dice a Lollobrigida? Donald Trump minaccia di imporre dazi del 200% su vino e champagne provenienti dai paesi dell’Unione Europea, in un’escalation ad alto tasso alcolico della guerra dei dazi con il resto del mondo.

Il Presidente degli Stati Uniti ha scritto su Truth Social che questo rilancio dei dazi sarebbe una ritorsione per la “sgradevole” imposta del 50% sul whisky bourbon annunciata dall’Ue (che dovrebbe entrare in vigore il 1° aprile) come ulteriore risposta ai dazi del 25% sulle importazioni di acciaio e alluminio imposti da Trump, entrati in vigore mercoledì.

“Se questo dazio non verrà rimosso immediatamente – ha sctitto Trump – gli Stati Uniti imporranno a breve una tassa del 200% su tutti i vini, champagne e prodotti alcolici in provenienza dalla Francia e da altri paesi rappresentati dall’ue. Sarà una cosa grandiosa per il settore del vino e dello champagne negli Stati Uniti”, ha aggiunto. “Gli USA non hanno il libero scambio. Abbiamo uno “stupido scambio”. Il mondo intero ci sta derubando! L’unica cosa di cui dovete avere paura è la paura stessa!”.

Subito dopo l’uscita di Trump le azioni di Pernod Ricard sono scese di quasi il 4% e Rémy Cointreau è scesa del 3,5%. LVMH, proprietario di Moët & Chandon, dell’1,4%.

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Putin dice “ni” alla tregua

putin visita un posto di comando del gruppo di forze kursk

putin visita un posto di comando del gruppo di forze kursk
VLADIMIR PUTIN PRESIDENTE RUSSIA

“Buona l’idea” di un cessate il fuoco in Ucraina purché miri a “una pace durevole”, con la rimozione delle “cause della crisi”: lo ha detto il presidente russo Vladimir Putin, dopo aver ricevuto a Mosca il suo omologo bielorusso Aleksandr Lukashenko.

“Dobbiamo negoziare con i nostri colleghi americani e i nostri partner, anche con una telefonata con il presidente Trump, ma supportiamo l’idea di porre fine al conflitto in modo pacifico”. Il capo di Stato ha parlato nel corso di una conferenza stampa a Mosca. “Ci sono”, ha detto Putin, “questioni da discutere”.

I prossimi passi per un cessate il fuoco in Ucraina “dipenderanno da come la situazione si evolverà sul terreno”: lo ha detto il presidente Vladimir Putin, facendo riferimento alla sua visita di ieri nella regione russa di Kursk, dove le forze di Mosca stanno avanzando.

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