Canada. Anche la British Columbia rimuove tutti gli alcolici americani dai negozi

Il governo della Columbia Britannica, la più occidentale delle Province canadesi, così come ha fatto l’Ontario con il Premier Ford, sta ritirando tutti i vini, i liquori e la birre americane dagli scaffali dei negozi di alcolici, intensificando la risposta alle minacce delle ‘’tariffs’’ di Trump.
Il Premier della Columbia Britannica Mr. David Eby ha affermato, in maniera esplicita e perentoria, che tutti gli alcolici statunitensi saranno rimossi dai negozi di liquori.
Circa una settimana fa l’annuncio della rimozione e, da allora, si è assistito alla minaccia di Trump di ulteriori dazi sull’industria lattiero-casearia, oltre a dichiarazioni fuorvianti e contrastanti sull’industria del legname, con l’obiettivo di incrementare i relativi dazi e, come se non bastasse diversi articoli inquietanti sulla minaccia di ridisegnare i confini, incluse le acque canadesi.
Il Premier Eby ha successivamente replicato che, se il Presidente americano è così fortemente interessato all’acqua canadese, vuol dire che la Columbia Britannica lo aiuterà in tal senso, non ritirando più e quindi lasciandogli la sua birra annacquata. Un’ironica ma ferma risposta alle crescenti minacce provenienti dalla presidenza americana.
Oltretutto questa incresciosa situazione sta alimentando oltremodo il sentimento comune di rifiuto di vedere sugli scaffali dei supermercati qualsiasi prodotto degli Stati Uniti.
Lo scorso giovedì Mr.Eby ha anche affermato che la Columbia Britannica approverà una legge che le consentirà di tassare i camion statunitensi che transitano nella provincia verso l’Alaska.
Questa misura, che non è la sola, sarà inclusa in un pacchetto legislativo che includerà, verosimilmente, anche le opportune modifiche per eliminare le barriere commerciali interprovinciali e per dare al governo la necessaria flessibilità per rispondere prontamente a ogni ordine esecutivo di Trump.





È di 16 morti il bilancio della grave inondazione che venerdì scorso ha colpito la città argentina di Bahia Blanca sommersa, in poche ore, dalla pioggia che normalmente scende in un anno. Secondo quanto confermato dal sindaco della città, ci sarebbero un centinaio di dispersi, mentre gli sfollati sfiorano il migliaio. Tra le sedi danneggiate anche quella del Consolato generale d’Italia, che ha sospeso i suoi servizi fino a data da destinarsi.
Si svolgerà oggi, 8 marzo, in Guatemala, nell’hotel Marriott della capitale, il primo congresso MAIE Guatemala-Honduras. Un appuntamento che vedrà la partecipazione di tutti i coordinatori MAIE dell’America Centrale.
Vladimir Putin sta “facendo quello che chiunque avrebbe fatto”, dice Donald Trump. Ovvero chiunque, al posto del dittatore russo, avrebbe lanciato un massiccio attacco missilistico contro l’Ucraina sfruttando l’interruzione dei servizi di intelligence americani a Kiev. Il Presidente degli Stati Uniti lo ha detto ai giornalisti nello Studio Ovale, mentre affermava che tutto sommato è “più facile” lavorare con la Russia che con l’Ucraina, per arrivare ad una pace.
In occasione della Giornata Internazionale della Donna, il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani ribadisce il costante e prioritario impegno dell’Italia nella tutela e promozione dei diritti delle donne nel nostro Paese e nel mondo. 
Ogni giorno è come svegliarsi e trovarsi a vivere l’incubo che si è vissuto in sogno la notte precedente. Per ora ha già fatto marcia indietro. Ancora. Per ora. Mr. Trump ha temporaneamente sospeso fino al 2 aprile tutti i dazi verso Canada e Messico. I motivi? Sono tanti, a ben pensare, e vanno dal calo delle borse americane alle stime del prodotto interno lordo, fino all’aumento dei prezzi dei pick up, secondo alcune statistiche, le macchine preferite dai sostenitori del presidente americano. Non ci vuole molto a dedurne che si sta giocando alla guerra, commerciale sì ma fino a quando, come se non fosse una cosa reale, una cosa vera, come se le sue famose ‘’tariffs’’, i dazi, non producessero, come è ovvio, danni a tutte le parti in causa e che rispondere fermamente, ‘’dollar per dollar’’, come hanno fatto il Premier canadese Trudeau ma anche e, soprattutto, il Premier dell’Ontario Ford, è assolutamente necessario.

Alla fine la Cina ha risposto, ai dazi e alle provocazioni di Trump. E ha risposto con una durezza che ha pochi precedenti. Il portavoce del ministero degli esteri cinese Lin Jian ha messo nero su bianco, sui social, un vero e proprio avvertimento: “Esercitare una pressione estrema sulla Cina è l’obiettivo sbagliato, un errore di calcolo… Se gli Stati Uniti insistono nella guerra commerciale o con qualsiasi altro genere di guerra, la Cina combatterà fino alla fine. Consigliamo agli Stati Uniti di mettere da parte la loro faccia da bulli e tornare sulla retta via del dialogo e della cooperazione il prima possibile”.