Kimi Antonelli, la rimonta che entra nella storia: vince a Monza partendo dal 19° posto

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Sessant’anni dopo Ludovico Scarfiotti, un pilota italiano torna a vincere il Gran Premio d’Italia sul circuito di Monza. Kimi Antonelli firma un’impresa straordinaria: dalla penultima fila alla vittoria, davanti a Russell e Verstappen.

Monza aspettava da sessant’anni un italiano sul gradino più alto del podio. Adesso quel vuoto ha un nome e un cognome: Kimi Antonelli.

Il pilota bolognese della Mercedes ha conquistato il Gran Premio d’Italia 2026 al termine di una gara che sembrava quasi impossibile da vincere. Antonelli era infatti scattato dalla 19ª posizione, penalizzato dopo la sostituzione di componenti della power unit. Alla fine dei 53 giri, però, è stato lui a tagliare per primo il traguardo.

Davanti a tutti, proprio a Monza, nel giorno in cui l’Italia della Formula 1 cercava un nuovo eroe.

Diciannove posizioni per arrivare davanti a tutti

La gara di Antonelli è stata una lunga rimonta costruita con velocità, sorpassi e una strategia perfettamente sfruttata dalla Mercedes.

Dopo le prime fasi della corsa, il pilota italiano aveva già recuperato numerose posizioni. Una fase di Virtual Safety Car ha poi offerto alla Mercedes l’occasione di cambiare le gomme di Antonelli, permettendogli di affrontare la parte decisiva della gara con pneumatici più freschi.

Davanti a lui c’era il compagno di squadra George Russell, che aveva condotto buona parte del Gran Premio. Ma nel finale Antonelli ha cominciato ad avvicinarsi rapidamente.

Il sorpasso decisivo è arrivato a poche tornate dalla bandiera a scacchi. Russell, con gomme più usurate, non è riuscito a difendere la prima posizione. Antonelli è passato al comando e non lo ha più lasciato.

Secondo ha chiuso proprio Russell, mentre il terzo posto è andato alla Red Bull di Max Verstappen.

Il ritorno di un italiano sul tetto di Monza

Per trovare l’ultimo successo di un pilota italiano nel Gran Premio d’Italia bisogna tornare al 1966, quando a vincere fu Ludovico Scarfiotti.

Da allora, generazioni di appassionati italiani hanno visto piloti italiani correre a Monza, ma nessuno era più riuscito a conquistare la vittoria davanti al pubblico di casa.

Antonelli, a soli 20 anni, ha spezzato questa lunga attesa nel modo più spettacolare possibile: partendo quasi dal fondo della griglia e arrivando davanti a tutti.

E non è soltanto una vittoria simbolica.

Il successo di Monza rafforza anche la posizione di Antonelli nella lotta per il campionato mondiale. Dopo tredici gare, il pilota Mercedes ha portato il suo vantaggio su Russell a 66 punti, consolidando la leadership della classifica.

Una domenica difficile per la Ferrari

La festa italiana a Monza ha avuto però anche un’altra faccia.

La Ferrari non è riuscita a salire sul podio. Charles Leclerc è stato costretto al ritiro dopo un incidente nelle prime fasi della gara, mentre Lewis Hamilton ha concluso al sesto posto, risultando il migliore dei piloti Ferrari al traguardo.

Ma questa volta il pubblico di Monza ha avuto comunque un motivo enorme per festeggiare.

A vincere è stato un italiano. E non con una gara prudente o costruita semplicemente sulla gestione del vantaggio, ma con una rimonta dalle retrovie che resterà nella storia del circuito.

Da 19° a 1°. Da una gara che sembrava compromessa a una delle più grandi vittorie italiane nella Formula 1.

A Monza, dopo sessant’anni, è tornato a suonare l’inno italiano.




Destra, sinistra o centro? Come funziona davvero la politica nella Repubblica Dominicana

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Per un italiano orientarsi nella politica dominicana non è semplice. Le etichette di destra, centro e sinistra esistono, ma spesso non bastano a spiegare partiti, alleanze e comportamenti elettorali. Qui il peso dei leader personali e delle strategie di potere può essere almeno importante quanto l’ideologia.

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Chi arriva dall’Italia porta con sé un’abitudine quasi automatica: guardare la politica attraverso la tradizionale divisione tra destra, centro e sinistra.

In Italia questa classificazione, pur con tutte le sue trasformazioni, continua a essere uno degli strumenti utilizzati per capire partiti e coalizioni.

Ma cosa succede quando si cerca di applicare lo stesso schema alla Repubblica Dominicana?

La risposta è: funziona soltanto in parte.

I principali partiti dominicani hanno certamente una storia, dei programmi e degli orientamenti politici. Ma le distanze ideologiche tra le grandi formazioni sono spesso meno nette di quanto un osservatore europeo potrebbe aspettarsi.

Uno studio pubblicato nel 2026 da Ciencia y Sociedad parla proprio di bassa polarizzazione partitica e scarsa differenziazione ideologica nelle élite politiche dominicane. Secondo i ricercatori, la competizione politica è stata spesso caratterizzata più dalle strategie elettorali che da grandi contrapposizioni ideologiche.

Il PRM: centro, centrodestra o centrosinistra?

Il partito oggi al governo, il Partido Revolucionario Moderno (PRM), è un buon esempio della difficoltà di applicare le categorie europee.

Il PRM si definisce ufficialmente come un’organizzazione di orientamento democratico, liberale e progressista. Nei suoi riferimenti ideologici compaiono socialdemocrazia, socialismo democratico e progressismo.

Da un punto di vista strettamente ideologico, quindi, sarebbe difficile definirlo semplicemente come un partito di destra.

Nella politica concreta, però, al suo interno convivono sensibilità diverse, comprese posizioni più liberali sul piano economico e posizioni più conservatrici su alcune questioni sociali.

È quindi più utile considerarlo come un grande partito centrista e pragmatico, nel quale convivono correnti differenti.

Il PLD e l’eredità di Juan Bosch

Il Partido de la Liberación Dominicana (PLD) nasce nel 1973 per iniziativa di Juan Bosch, una delle figure più importanti della storia politica dominicana.

Le sue origini sono chiaramente legate a una cultura politica progressista e di sinistra. Con il passare degli anni, tuttavia, il partito si è trasformato.

Durante i governi di Leonel Fernández e successivamente di Danilo Medina, il PLD ha adottato posizioni più pragmatiche sul piano economico e istituzionale.

Per questo oggi viene generalmente collocato nell’area del centrosinistra, anche se la sua storia e la sua pratica di governo sono molto più articolate dell’etichetta.

Fuerza del Pueblo: sinistra o centro?

Ancora più difficile è collocare la Fuerza del Pueblo (FP).

Il partito è nato nel 2019 attorno a Leonel Fernández, dopo la sua uscita dal PLD, e oggi rappresenta una delle principali forze di opposizione.

La FP utilizza un linguaggio fortemente legato al progresso sociale, alla sovranità nazionale, allo Stato di diritto e all’eredità politica di Juan Bosch. Per questo alcune classificazioni la collocano nell’area progressista o di sinistra.

Ma osservando concretamente le sue posizioni e la sua storia di governo, l’immagine è meno netta.

Anche qui troviamo un partito che può assumere caratteristiche differenti a seconda del tema: sviluppo economico, ruolo dello Stato, politica sociale, rapporti internazionali, sicurezza, identità nazionale.

E soprattutto c’è un elemento che non può essere ignorato:

Leonel Fernández.

La sua leadership personale è una componente fondamentale dell’identità politica della Fuerza del Pueblo.

E la destra?

Se cerchiamo nella Repubblica Dominicana una forza equivalente alla destra tradizionale europea, la situazione diventa ancora più complicata.

Storicamente il riferimento più vicino è stato il Partido Reformista Social Cristiano (PRSC), legato soprattutto alla figura di Joaquín Balaguer.

Il balaguerismo ha rappresentato per decenni una componente conservatrice e nazionalista della politica dominicana.

Ma il PRSC di oggi non occupa più lo stesso spazio politico che aveva nella seconda metà del Novecento.

E questo è importante per capire la politica dominicana contemporanea: le vecchie identità ideologiche non sono semplicemente scomparse; in parte si sono frammentate e distribuite all’interno di partiti più grandi.

Quindi dove sono destra, centro e sinistra?

Una rappresentazione molto semplificata potrebbe essere questa:

Area Principali riferimenti
Centro / centro progressista PRM
Centro-sinistra / progressista PLD
Progressista / sinistra Fuerza del Pueblo
Destra conservatrice storica PRSC

Ma questa tabella va letta con molta prudenza.

Perché la politica dominicana non si comporta come una linea retta che va da destra a sinistra.

Il peso dei leader

Ed è qui che arriviamo probabilmente alla differenza più interessante rispetto alla politica italiana.

Nella Repubblica Dominicana la personalizzazione della politica ha avuto storicamente un peso molto forte.

Basta guardare ai grandi partiti del Novecento: Joaquín Balaguer, Juan Bosch e José Francisco Peña Gómez sono stati molto più che semplici dirigenti di partito. Erano leader capaci di costruire attorno alla propria figura identità politiche e fedeltà elettorali.

Gli studi sul sistema politico dominicano hanno evidenziato proprio il rapporto tra leadership personale, fazioni interne e clientelismo. La fedeltà al leader può, in determinate situazioni, risultare più forte della fedeltà a un’identità ideologica.

E questo aiuta a spiegare un fenomeno che a un italiano può apparire sorprendente: politici che cambiano partito o partiti che si alleano con forze apparentemente lontane dal punto di vista ideologico.

Le alleanze possono sembrare strane

In Italia un’alleanza tra partiti molto lontani politicamente richiede normalmente una spiegazione ideologica o programmatica.

Nella Repubblica Dominicana le alleanze elettorali possono essere molto più pragmatiche.

La ricerca sul sistema politico dominicano ha documentato proprio la presenza di trasformismo politico, clientelismo e alleanze costruite anche sulla convenienza elettorale, più che su una perfetta coincidenza ideologica.

Questo non significa che “tutti sono uguali”.

Significa piuttosto che le differenze tra i partiti non possono essere comprese soltanto guardando alla tradizionale scala destra-sinistra.

Ideologia o uomini?

Ed eccoci alla domanda iniziale.

Nella politica dominicana contano le ideologie oppure contano gli uomini?

La risposta più onesta è: entrambi, ma con un peso dei leader personali spesso maggiore di quello a cui è abituato un elettore italiano.

I partiti hanno programmi, statuti e dichiarazioni ideologiche. La stessa Junta Central Electoral pubblica i programmi di governo presentati dalle diverse formazioni alle elezioni.

Ma nella competizione reale entrano in gioco anche la popolarità del candidato, la sua storia personale, le reti politiche, le alleanze e la capacità di mobilitare territori e gruppi sociali.

È per questo che può essere fuorviante chiedere soltanto:

“Questo partito è di destra o di sinistra?”

In molti casi è più utile chiedere:

“Chi lo guida? Qual è la sua storia? Quali interessi rappresenta? Con chi si allea? E quali politiche propone quando arriva al governo?”

Come dovrebbe orientarsi un italiano

Per chi vive nella Repubblica Dominicana e vuole capire la politica del Paese, il consiglio è quindi semplice: non fermarsi al colore della bandiera del partito o all’etichetta ideologica.

Bisogna guardare almeno quattro elementi:

1. La storia del partito.
Da dove nasce e quali leader lo hanno costruito.

2. Il programma.
Che cosa propone realmente su economia, sicurezza, sanità, istruzione, lavoro e rapporti internazionali.

3. Il leader.
Quanto pesa la sua figura personale rispetto alla struttura del partito.

4. Le alleanze.
Con chi si presenta alle elezioni e con chi è disposto a collaborare dopo il voto.

Solo mettendo insieme questi quattro elementi si può capire davvero dove collocare una forza politica dominicana.

Una politica difficile da mettere in una scatola

Forse la conclusione è proprio questa.

Destra, centro e sinistra esistono anche nella Repubblica Dominicana, ma non sono scatole chiuse.

Le idee contano, ma contano anche le persone.

I programmi contano, ma contano anche le alleanze.

E la storia dei partiti continua a pesare, ma non sempre determina il comportamento politico del presente.

Per un italiano abituato alla tradizionale geografia politica europea, comprendere la Repubblica Dominicana significa quindi cambiare prospettiva.

Qui, molto spesso, per capire un partito bisogna guardare non soltanto a dove si colloca sulla linea tra destra e sinistra, ma soprattutto a chi lo guida, da dove viene e dove vuole portarlo.

Fonte: JCE, studi accademici sul sistema politico dominicano e documentazione ufficiale dei partiti.




Camp Atterbury, in Indiana si rinnova la memoria dei prigionieri di guerra italiani

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C’è un luogo negli Stati Uniti dove la storia della comunità italiana si intreccia direttamente con quella della Seconda guerra mondiale. È Camp Atterbury, in Indiana, dove nel 1943 furono internati circa 3.000 prigionieri di guerra italiani.

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Domenica 20 settembre, presso la Our Lady’s Chapel in the Meadow, si terranno la 37ª Messa annuale e la cerimonia commemorativa dedicata a quegli uomini. Alla celebrazione sarà presente anche il Consolato d’Italia a Detroit, in un appuntamento organizzato dalla Italian Heritage Society.

La cappella stessa rappresenta una parte particolare di questa storia. Fu costruita dagli stessi prigionieri italiani durante la guerra ed è oggi conosciuta anche come Chapel in the Meadow, diventando nel tempo un luogo di memoria e di incontro per la comunità italo-americana.

La commemorazione non guarda quindi soltanto al passato militare, ma anche alla capacità della memoria di attraversare le generazioni. Dal 1990, dopo la ridedicazione della cappella, il luogo ospita ogni anno celebrazioni dedicate agli ex prigionieri italiani.

La cerimonia del 20 settembre si svolgerà all’aperto e avrà luogo con qualsiasi condizione meteorologica. Per motivi organizzativi è richiesta la pre-registrazione entro il 10 settembre.

Un appuntamento che, a più di ottant’anni di distanza, mantiene vivo un capitolo poco conosciuto della presenza italiana nella storia degli Stati Uniti.




“Multas fantasma” nella RD: ma chi deve dimostrare che l’infrazione è davvero tua?

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Dopo aver parlato ieri delle “multas fantasma”, emerge una domanda importante: quando un cittadino contesta una multa che sostiene di non aver mai commesso, deve essere lui a dimostrare di essere innocente oppure l’autorità deve poter dimostrare su quali elementi si basa la sanzione? La Ley 63-17 offre alcuni punti di partenza molto chiari.

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Ieri abbiamo parlato delle cosiddette “multas fantasma”: quelle infrazioni stradali che compaiono nei sistemi amministrativi a carico di persone che sostengono di non averle mai commesse.

Il caso più sorprendente è quello di chi scopre una multa pur non avendo mai guidato un’automobile o una motocicletta, oppure si trova associata a un’infrazione commessa in un luogo e in un momento nei quali afferma di non essere mai stato.

Ma c’è una domanda che viene subito dopo.

Se il cittadino contesta quella multa, chi deve dimostrare che l’infrazione è realmente avvenuta e che è stata correttamente attribuita a quella persona?

La domanda non è soltanto teorica.

La legge dice che deve esistere un verbale

La Ley 63-17 de Movilidad, Transporte Terrestre, Tránsito y Seguridad Vial stabilisce che, quando viene accertata un’infrazione, deve essere redatta un’acta de infracción.

E il contenuto dell’atto non è lasciato alla libera interpretazione.

La legge indica una serie precisa di elementi che devono essere riportati: nome dell’infrattore, luogo, data e ora dell’infrazione o della sua verifica, natura dell’atto contestato, identificazione del veicolo e disposizione normativa violata.

Ma c’è un elemento particolarmente interessante.

L’atto deve contenere anche gli altri elementi probatori e identificativi dell’infrazione, compresi, quando disponibili, fotografie e filmati provenienti dai sistemi tecnologici.

In altre parole, una multa non dovrebbe essere soltanto una riga comparsa misteriosamente in un database.

Dovrebbe esserci un atto di infrazione con elementi sufficienti a identificare ciò che è accaduto.

DIGESETT accerta, ma non decide da sola la sanzione

C’è poi un’altra distinzione importante.

La DIGESETT ha il compito di fiscalizzare il traffico e redigere le actas de infracción. È una delle sue funzioni previste dalla legge.

Ma questo non significa che la DIGESETT possa semplicemente dichiarare qualcuno colpevole e chiudere la questione.

Il Tribunal Constitucional della Repubblica Dominicana ha già affrontato il tema, precisando che la DIGESETT non è, di per sé, l’organo autorizzato a imporre la sanzione e sottolineando l’importanza del rispetto del debido proceso.

Questo punto è fondamentale quando si parla di una multa contestata.

E allora cosa deve fare il cittadino?

La Ley 63-17 prevede che il destinatario dell’atto abbia la possibilità di pagare volontariamente la multa oppure impugnarla in giudizio entro il termine previsto. L’articolo 286 indica un termine di 30 giorni dalla commissione dell’infrazione per procedere in una delle due direzioni.

La procedura ufficiale della DIGESETT prevede inoltre servizi per la consultazione delle infrazioni e indica la possibilità di richiedere informazioni relative alle multe e al relativo descargo.

Ma qui nasce il problema pratico.

Immaginiamo che una persona dica: “Questa multa non è mia.”

La domanda dovrebbe essere: “Qual è l’atto di infrazione? Quale veicolo è stato identificato? Dove è stata commessa l’infrazione? A che ora? Chi l’ha rilevata? Esiste una fotografia o un filmato? Qual è l’elemento che collega quella violazione proprio a questa persona?”

Sono domande semplici, ma fondamentali.

Non basta che il computer dica “multa”

Un database può registrare un’informazione.

Ma il database non spiega necessariamente come quell’informazione sia nata.

È qui che la questione delle “multas fantasma” diventa più interessante.

Se un cittadino non ha mai avuto una patente, non possiede un veicolo e si ritrova con una multa associata alla propria identità, non dovrebbe essere sufficiente rispondere: “La multa è nel sistema, quindi esiste.”

Il sistema deve essere in grado di ricondurre quella sanzione a un’infrazione concreta.

E la legge stessa richiede che l’atto di infrazione contenga gli elementi necessari a identificare chiaramente il fatto contestato.

Il cittadino deve provare di non essere stato lì?

Qui arriviamo al punto più delicato.

Dire che il cittadino non deve mai fornire alcuna prova sarebbe semplicistico. Quando una persona impugna una sanzione può certamente presentare elementi a sostegno della propria posizione.

Ma è altrettanto semplicistico sostenere il contrario, cioè che basti una registrazione amministrativa perché il cittadino debba dimostrare di essere innocente.

La questione fondamentale è il procedimento attraverso il quale la sanzione viene accertata e contestata.

E proprio per questo la Ley 63-17 parla espressamente di elementi dell’atto e di possibilità di impugnazione.

Un italiano residente può trovarsi nella stessa situazione?

La domanda interessa anche gli italiani residenti nella Repubblica Dominicana.

Un residente straniero che possiede una cédula dominicana può essere identificato nei sistemi amministrativi del Paese e, come qualsiasi altro cittadino o residente coinvolto in una procedura di traffico, può avere bisogno di verificare la propria posizione.

Per questo il problema delle “multas fantasma” non è soltanto una questione che riguarda la popolazione dominicana.

Può riguardare chiunque venga associato erroneamente a un’infrazione.

E per uno straniero che vive nella Repubblica Dominicana la conoscenza delle procedure può essere ancora più importante.

La domanda giusta è un’altra

Forse, quindi, abbiamo posto male la domanda nel nostro articolo precedente.

Non dovrebbe essere soltanto: “Come posso dimostrare che quella multa non è mia?”

La domanda dovrebbe essere anche: “Quali sono gli elementi sulla base dei quali quella multa è stata attribuita a me?”

Sono due cose molto diverse.

Nel primo caso il cittadino parte dalla posizione di chi deve difendersi.

Nel secondo chiede semplicemente di conoscere il fondamento della sanzione che gli è stata attribuita.

E la Ley 63-17 stabilisce che l’acta de infracción deve contenere proprio gli elementi necessari a determinare chiaramente l’infrazione e gli eventuali elementi probatori.

Una questione di trasparenza

La questione, alla fine, non riguarda soltanto le multe.

Riguarda il rapporto tra cittadino e amministrazione.

Se una sanzione è corretta, deve essere pagata.

Se invece è frutto di un errore, deve esistere un percorso semplice e trasparente per correggerlo.

E soprattutto il cittadino dovrebbe poter conoscere che cosa gli viene contestato e sulla base di quali elementi.

Perché una cosa è ricevere una multa per aver commesso un’infrazione.

Un’altra è scoprire che il proprio nome è associato a un’infrazione che non si riconosce.

In quel caso, prima ancora di chiedere al cittadino: “Dimostra che non sei stato tu”,

la domanda dovrebbe essere: “Queste sono le prove che abbiamo: sei tu la persona responsabile?”

È una differenza piccola nelle parole. Ma enorme nel rapporto tra il cittadino e l’amministrazione.

Fonti: Ley 63-17, DIGESETT, INTRANT e Tribunal Constitucional de la República Dominicana.




Italia e Canada scommettono insieme sulle tecnologie quantistiche

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Non è soltanto una collaborazione tra istituzioni scientifiche. Gli accordi firmati a Toronto segnano un passo verso una cooperazione più strutturata tra Italia e Canada in uno dei settori tecnologici considerati strategici per il futuro: quello delle tecnologie quantistiche.

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Il nuovo capitolo della collaborazione è stato presentato il 1° settembre a Toronto, durante il seminario “Building Quantum Bridges: Italy–Canada Partnership for the Quantum Future”, organizzato dall’Ufficio Scientifico dell’Ambasciata d’Italia in Canada presso l’Istituto Italiano di Cultura.

L’occasione è stata la firma di due Protocolli di Intesa. Il primo coinvolge il Centre for Quantum Information and Quantum Control (CQIQC) e tre importanti enti italiani: INFN, CNR ed ENEA. Il secondo mette invece in relazione gli stessi enti italiani con il Perimeter Institute for Theoretical Physics e con l’Institute for Quantum Computing dell’Università di Waterloo.

Dalla ricerca alle applicazioni

L’obiettivo non è soltanto favorire nuovi rapporti accademici. Le intese prevedono la possibilità di sviluppare iniziative scientifiche congiunte, scambi tra ricercatori e nuove sinergie tra gli ecosistemi della ricerca dei due Paesi.

Il settore quantistico comprende infatti ambiti molto diversi: dal calcolo e dalla simulazione alla comunicazione, dalla sensoristica fino alla ricerca fondamentale. Per l’Italia si tratta di un comparto nel quale il governo ha definito una strategia nazionale che punta a collegare ricerca, industria, sicurezza e internazionalizzazione.

Il Canada, dal canto suo, dispone di importanti centri di ricerca specializzati, tra cui quelli coinvolti nei nuovi accordi. La collaborazione può quindi mettere in contatto competenze complementari e favorire il passaggio dalla ricerca scientifica allo sviluppo di tecnologie e applicazioni.

Un ponte scientifico tra i due Paesi

Al seminario di Toronto hanno partecipato esponenti del mondo scientifico e accademico italiano e canadese. Tra i presenti il console generale d’Italia a Toronto Andrea Bertozzi, la direttrice regionale per l’Ontario di Global Affairs Canada Janice Vogtle, il presidente dell’INFN Antonio Zoccoli, Luigi De Dominicis per ENEA e Stefano Fabris per il CNR.

Per l’Italia, l’iniziativa rappresenta anche un esempio di quella diplomazia scientifica che negli ultimi anni sta assumendo un ruolo sempre più importante nelle relazioni internazionali.

La partita delle tecnologie quantistiche è appena iniziata e coinvolge ricerca, industria e sicurezza. Per questo, costruire oggi collaborazioni internazionali può significare conquistare domani una posizione più forte in un settore destinato a cambiare profondamente il modo in cui vengono elaborati dati, comunicazioni e informazioni.




Sei milioni e 600mila italiani vivono all’estero: cosa raccontano i nuovi dati Istat

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La presenza italiana fuori dai confini nazionali continua ad aumentare, ma con un ritmo più contenuto. Nel 2025 sono cresciute soprattutto le acquisizioni della cittadinanza, mentre le nascite hanno registrato una forte diminuzione.

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Quanti sono oggi gli italiani che vivono fuori dal Paese? Una risposta arriva dai nuovi dati dell’Istat, che fotografano la presenza italiana all’estero alla fine del 2025.

Al 31 dicembre dello scorso anno risultavano 6 milioni e 604mila cittadini italiani abitualmente residenti all’estero. Sono circa 183mila in più rispetto all’inizio del 2025, ma l’aumento è stato più contenuto rispetto all’anno precedente: +2,8%, contro il +4,6% del 2024.

Dietro questo numero si nasconde una realtà molto più complessa di quanto possa sembrare.

L’Europa concentra più della metà degli italiani all’estero

La prima caratteristica che emerge dai dati è la forte presenza italiana in Europa.

Il 53,1% degli italiani residenti all’estero vive infatti in Paesi europei. Un’altra grande componente, pari al 34,3%, si trova nell’America centro-meridionale.

Queste due aree, insieme, raccolgono quindi quasi nove italiani all’estero su dieci.

La distribuzione geografica, tuttavia, racconta storie molto diverse: in Europa pesa maggiormente la mobilità più recente, mentre in diversi Paesi dell’America Latina la presenza italiana è legata anche a generazioni di discendenti degli emigrati e alle acquisizioni della cittadinanza italiana.

Aumentano gli italiani, ma non grazie alle nascite

Uno degli aspetti più interessanti del rapporto riguarda la dinamica demografica.

Nel 2025 sono nati all’estero poco più di 16mila bambini da genitori italiani, contro i circa 26mila dell’anno precedente.

La diminuzione è stata del 37,1%.

I decessi sono stati invece poco più di 13mila, con un aumento del 2,4%. Di conseguenza, il saldo naturale, cioè la differenza tra nascite e decessi, si è ridotto a circa 3mila persone, rispetto alle 13mila del 2024.

È un dato che mostra quanto sia cambiata la struttura delle comunità italiane fuori dall’Italia.

Il fenomeno è particolarmente evidente in America Latina

Il calo delle nascite è stato particolarmente forte nel continente americano.

In America centro-meridionale, dove esistono alcune delle più numerose comunità di origine italiana, la struttura della popolazione è infatti mediamente più anziana, anche perché si tratta spesso di comunità formatesi attraverso le grandi ondate migratorie del passato.

A questo elemento demografico si aggiungono le modifiche intervenute nella normativa italiana sulla cittadinanza per discendenza, che hanno avuto conseguenze soprattutto sui flussi legati al riconoscimento della cittadinanza italiana.

127mila nuove cittadinanze italiane all’estero

C’è però un altro numero che aiuta a capire perché la popolazione italiana all’estero continui ad aumentare.

Nel 2025 sono state circa 127mila le acquisizioni della cittadinanza italiana all’estero.

Questo dato comprende soprattutto persone che hanno ottenuto la cittadinanza italiana attraverso le diverse procedure previste dalla legge, comprese quelle legate alla discendenza.

È un elemento importante perché significa che il numero degli italiani registrati all’estero non coincide semplicemente con quello delle persone nate in Italia che hanno deciso di trasferirsi oltreconfine.

Dove vanno gli italiani che lasciano il Paese

Anche i movimenti migratori sono cambiati.

Nel 2025 gli italiani che hanno trasferito la propria residenza dall’Italia all’estero sono stati circa 109mila, in forte diminuzione rispetto al picco di 141mila registrato nel 2024.

Il saldo migratorio degli italiani rimane comunque negativo per l’Italia: gli espatri continuano a essere più numerosi dei rientri, anche se la differenza si è ridotta a circa 53mila persone.

Le destinazioni preferite rimangono soprattutto europee. Nel 2025 Spagna e Germania hanno registrato circa 13mila nuovi arrivi dall’Italia ciascuna, seguite da Svizzera, Regno Unito e Francia.

Questi cinque Paesi hanno accolto complessivamente oltre la metà degli italiani che hanno lasciato il Paese.

Una comunità sempre più grande e sempre più diversa

Il dato dei 6,6 milioni racconta quindi soltanto una parte della storia.

La popolazione italiana all’estero comprende emigrati recenti, famiglie trasferitesi per lavoro o studio, pensionati, ma anche milioni di persone nate fuori dall’Italia che hanno acquisito la cittadinanza italiana attraverso la propria storia familiare.

Un dato particolarmente significativo riguarda proprio l’origine anagrafica: solo il 30,3% degli italiani residenti all’estero nel 2024 era nato in Italia.

Questo significa che la presenza italiana nel mondo non può più essere letta soltanto attraverso il fenomeno dell’emigrazione.

È ormai una realtà molto più ampia: una comunità internazionale nella quale convivono nuove generazioni di emigrati e discendenti di italiani che, anche a distanza di molte generazioni, continuano a mantenere un legame giuridico e culturale con l’Italia.

L’Italia fuori dall’Italia

I numeri appena pubblicati dall’Istat mostrano dunque un fenomeno destinato a rimanere centrale.

Gli italiani residenti all’estero hanno superato quota 6,6 milioni, ma la crescita rallenta. Le nascite diminuiscono sensibilmente, mentre il numero complessivo continua a essere sostenuto soprattutto dai movimenti migratori e dalle nuove acquisizioni della cittadinanza.

Dietro queste cifre ci sono comunità molto diverse tra loro, distribuite in ogni continente e legate all’Italia da rapporti familiari, culturali, economici e istituzionali.

È, a tutti gli effetti, un’altra parte dell’Italia: quella che vive fuori dai confini nazionali.

Fonte: Istat




Dalla Costa Rica all’Italia: Benedetta Rossi e Marco Gentili diventano genitori di due sorelle

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Dopo un lungo percorso di adozione, la coppia ha concluso l’iter in Costa Rica. Natacha e Sharlyn, due sorelle di 10 e 9 anni, sono ora parte della loro nuova famiglia.

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Ci sono storie che cominciano molto prima del momento in cui diventano pubbliche. È il caso di Benedetta Rossi e Marco Gentili, che dopo un lungo percorso hanno finalmente potuto accogliere nella loro famiglia due bambine conosciute in Costa Rica.

Le bambine si chiamano Natacha e Sharlyn, hanno 10 e 9 anni e sono sorelle. La coppia ha annunciato la conclusione del percorso di adozione attraverso i propri canali social, condividendo con milioni di persone la fotografia di quattro mani intrecciate: quelle dei due genitori e quelle delle bambine.

Un’immagine semplice, ma diventata il simbolo di una famiglia che finalmente si ritrova insieme.

Un incontro atteso a lungo

Il momento dell’incontro è avvenuto il 13 luglio, quando Benedetta e Marco sono arrivati nell’istituto in cui le due sorelle vivevano in Costa Rica.

La coppia ha raccontato di essere entrata nella struttura con emozione e qualche timore. Poi la porta si è aperta e le due bambine sono corse verso di loro.

È stato l’inizio concreto di una nuova relazione familiare.

Dopo quell’incontro sono cominciate le settimane trascorse insieme, necessarie per conoscersi, costruire fiducia e accompagnare gradualmente le bambine verso la loro nuova vita.

Un percorso fatto di attesa e pazienza

L’adozione non è stata una decisione improvvisa.

Il percorso era iniziato anni prima ed era stato accompagnato da procedure, documenti, verifiche e soprattutto da una lunga attesa.

La stessa coppia aveva annunciato a luglio la partenza per la Costa Rica definendola il viaggio più importante della propria vita. Aveva anche scelto di allontanarsi temporaneamente dai social per poter vivere quel momento lontano dall’attenzione pubblica.

Una scelta comprensibile, soprattutto considerando che al centro della vicenda c’erano due bambine che dovevano affrontare un cambiamento enorme nella loro vita.

“Siamo ufficialmente una famiglia”

Il 27 agosto è arrivato l’annuncio tanto atteso.

Benedetta Rossi e Marco Gentili hanno comunicato che l’adozione era stata completata e che erano diventati ufficialmente una famiglia.

Nel raccontare quelle prime settimane insieme, Benedetta ha spiegato quanto fosse importante procedere senza fretta, imparando a conoscersi e rispettando le emozioni delle bambine.

Natacha e Sharlyn, infatti, non stavano semplicemente entrando in una nuova casa: stavano iniziando una nuova fase della loro vita, in un altro Paese e all’interno di una nuova famiglia.

Dalla Costa Rica alla nuova casa in Italia

Ora il viaggio è terminato.

Benedetta, Marco e le due bambine sono tornati in Italia e stanno iniziando la loro quotidianità insieme.

Per Natacha e Sharlyn tutto è nuovo: la casa, i luoghi, le persone e anche le abitudini di ogni giorno.

La stessa Benedetta ha raccontato che le bambine sono curiose di conoscere il mondo nel quale vivranno e che per tutti loro ci sono moltissime “prime volte”.

Anche l’incontro con Cloud, il cane della famiglia, è stato un momento speciale. Le bambine lo hanno accolto immediatamente con carezze e affetto, arrivando a chiamarlo scherzosamente il loro “fratello peloso”.

Una famiglia che comincia adesso

La storia di Benedetta Rossi e Marco Gentili non si conclude con l’adozione.

Al contrario, è proprio questo il momento in cui comincia la parte più importante: costruire giorno dopo giorno una vita familiare condivisa.

Ci saranno nuove abitudini da imparare, emozioni da comprendere e un mondo completamente nuovo da scoprire per le due bambine.

La coppia ha scelto di raccontare questo passaggio con discrezione, condividendo soltanto alcuni momenti e proteggendo, per quanto possibile, la loro vita privata.

Dalla Costa Rica all’Italia, il lungo percorso è arrivato alla sua prima destinazione.

Adesso la famiglia è finalmente insieme.




Trump sul dollaro: la sua effigie entra nella moneta americana

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La Zecca degli Stati Uniti ha emesso una nuova moneta da un dollaro con il ritratto dell’attuale presidente. L’iniziativa celebra i 250 anni degli Stati Uniti e rompe una lunga tradizione della valuta americana.

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Il volto di Donald Trump è entrato ufficialmente nel mondo della moneta americana.

La United States Mint, la Zecca degli Stati Uniti, ha emesso una nuova moneta da 1 dollaro con il ritratto del presidente, inserita nelle emissioni speciali realizzate per celebrare il 250º anniversario degli Stati Uniti.

Sul lato principale compare il volto di Trump, accompagnato dalle scritte “LIBERTY”, “IN GOD WE TRUST” e dalle date 1776-2026. Sull’altro lato è invece raffigurato il sigillo presidenziale americano, con l’aquila, il ramo d’ulivo e il fascio di frecce.

Una moneta destinata alla circolazione

La particolarità dell’iniziativa non riguarda soltanto il ritratto di Trump.

La nuova moneta è infatti realizzata con caratteristiche da moneta circolante e ha valore legale di un dollaro. La Zecca ha previsto la distribuzione in rotoli da 25 monete e in confezioni da 100.

Non si tratta quindi esclusivamente di un oggetto da collezione, anche se la forte richiesta ha immediatamente attirato l’attenzione del mondo della numismatica.

Il prezzo fissato dalla Zecca per i confezionamenti destinati ai collezionisti è superiore al valore nominale: 61 dollari per un rotolo da 25 monete e 154,50 dollari per una confezione da 100.

Trump e una tradizione americana infranta

La presenza di un presidente vivente sulla valuta americana rappresenta una scelta particolarmente insolita.

La tradizione statunitense ha infatti generalmente evitato di raffigurare persone ancora in vita sulle monete e sulle banconote.

Esiste però un precedente storico: nel 1926 fu realizzata una moneta commemorativa da mezzo dollaro sulla quale comparivano George Washington e l’allora presidente Calvin Coolidge. Quella moneta, tuttavia, era destinata al collezionismo e non alla normale circolazione.

La novità della moneta con Trump è quindi soprattutto nella sua natura di moneta da un dollaro destinata alla circolazione, autorizzata nell’ambito delle emissioni previste per il Semiquincentenario americano.

Perché proprio nel 2026

L’emissione è legata a una ricorrenza storica: nel 2026 gli Stati Uniti celebrano 250 anni dalla Dichiarazione d’Indipendenza.

La nuova moneta fa parte di un programma più ampio della United States Mint, che per l’occasione ha introdotto diverse emissioni speciali e modificato temporaneamente il design di alcune monete americane.

Il progetto della moneta con Trump era stato presentato nei mesi scorsi e aveva già suscitato discussioni sulla possibilità di raffigurare un presidente ancora in carica.

La United States Mint ha però spiegato che l’emissione è stata autorizzata dalla legislazione approvata dal Congresso nell’ambito delle celebrazioni del 250º anniversario.

Una moneta destinata a far discutere

L’iniziativa non è passata inosservata.

La scelta di inserire il ritratto dell’attuale presidente in una moneta legata a una celebrazione nazionale ha alimentato discussioni politiche e istituzionali, soprattutto per il carattere insolito dell’operazione.

Sul piano strettamente numismatico, invece, la moneta rappresenta una novità importante: il volto di un presidente in carica compare su una moneta da un dollaro con caratteristiche di circolazione, in un’edizione legata a uno degli anniversari più importanti della storia americana.

Trump entra così anche nella storia della valuta statunitense, aggiungendo il proprio volto a una collezione di presidenti che, tradizionalmente, sono stati raffigurati sulle monete soprattutto dopo la loro morte.




La multa che non hai mai preso: il mistero delle “multas fantasma” in Repubblica Dominicana

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Può comparire a tuo nome un’infrazione stradale anche se non hai mai guidato, non possiedi un veicolo o quel giorno ti trovavi in un altro luogo? In Repubblica Dominicana esistono da anni denunce di questo tipo. E per chi scopre una multa che non riconosce, cancellarla può diventare un problema.

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Immaginate di andare a fare un normale procedimento amministrativo e di scoprire, quasi per caso, di avere una o più multe per infrazioni stradali.

Nulla di particolarmente strano, se si è automobilisti.

Il problema nasce quando quella persona non ha mai guidato un’automobile, non possiede una moto e, in alcuni casi, non ha neppure una patente.

Oppure quando la multa risulta registrata in una data e in un luogo nei quali il presunto trasgressore sostiene di non essere mai stato.

È questo il fenomeno che nella Repubblica Dominicana viene ormai indicato con un’espressione particolarmente efficace: “multas fantasma”, le multe fantasma.

Non si tratta di una storia nata sui social. Negli ultimi anni diversi mezzi di informazione dominicani hanno raccolto testimonianze di persone che hanno trovato nel sistema della DIGESETT infrazioni che sostengono di non aver mai commesso.

Quando la multa compare dal nulla

Uno dei casi più recenti ha attirato particolare attenzione.

Nel 2026 sono state riportate le denunce di cittadini che si sono ritrovati con numerose infrazioni registrate a loro nome nonostante non avessero, secondo quanto dichiarato, alcun rapporto con quelle violazioni.

In un caso, un cittadino di San Francisco de Macorís ha denunciato di avere 73 multe nel sistema pur non possedendo né un veicolo né una patente. Un’altra persona, residente a Puerto Plata, ha scoperto un’infrazione nonostante sostenesse di non aver mai guidato.

Sono casi individuali e non dimostrano, da soli, quanto sia esteso il fenomeno.

Ma mostrano che il problema non è nuovo.

Un fenomeno che viene denunciato da anni

Le segnalazioni di questo tipo risalgono almeno a diversi anni fa.

Già nel 2019 cittadini si presentavano davanti agli organismi competenti lamentando di avere nel sistema un numero di multe molto superiore a quelle effettivamente riconosciute.

In alcuni casi venivano contestate infrazioni attribuite a persone che sostenevano addirittura di non aver mai guidato.

Anche negli anni successivi sono emersi nuovi casi.

Nel 2025, per esempio, una donna che non aveva mai guidato e non possedeva un veicolo ha raccontato di aver scoperto due multe quando cercava di ottenere il carnet de aprendizaje. Le infrazioni risultavano associate alla sua identità nonostante, secondo la sua denuncia, non avesse mai commesso quelle violazioni.

La DIGESETT, in casi precedenti, ha dichiarato di aver disposto indagini quando emergevano anomalie e ha spiegato che gli agenti registrano le infrazioni mentre il sistema delle multe viene gestito insieme ad altre istituzioni.

Ma come può succedere?

Questa è la domanda alla quale sarebbe importante dare una risposta definitiva.

Un’infrazione stradale dovrebbe essere associata a un’identità precisa. Ma un errore nell’inserimento dei dati, un’identificazione sbagliata o un problema nella registrazione possono teoricamente fare comparire una sanzione a carico della persona sbagliata.

Il problema è che, per il cittadino, l’errore diventa visibile soltanto quando scopre la multa.

E spesso la scoperta arriva nel momento meno opportuno.

Può accadere quando si deve rinnovare una patente, effettuare una pratica relativa a un veicolo, ottenere un documento o completare un’altra procedura amministrativa.

Il problema non è soltanto la multa

Una multa non pagata non è necessariamente una semplice voce in un archivio.

Secondo le informazioni pubblicate dall’INTRANT, le sanzioni attive non saldate possono impedire diversi procedimenti amministrativi, tra cui il rinnovo della patente, alcune pratiche relative alla targa e al veicolo, l’ispezione tecnica, il marbete, alcune operazioni assicurative e il trasferimento della proprietà di un veicolo. L’INTRANT indica inoltre tra gli impedimenti anche l’ottenimento del certificato di buona condotta.

Ed è proprio questo che rende le cosiddette multe fantasma particolarmente problematiche.

Perché se la multa è corretta, il cittadino deve pagarla.

Ma se la multa non è sua, dovrebbe prima poter dimostrare che il sistema contiene un errore.

E se sei un italiano residente nella Repubblica Dominicana?

Qui la questione interessa anche la comunità italiana.

Un italiano residente legalmente nella Repubblica Dominicana può avere una cédula per stranieri residenti, che costituisce il documento ufficiale di identificazione nel Paese. La Junta Central Electoral prevede infatti specificamente il rilascio della cédula agli stranieri residenti legali.

Questo significa che anche un residente straniero è inserito nel sistema amministrativo dominicano attraverso un’identità ufficialmente riconosciuta.

Per questo, se un italiano residente scopre improvvisamente di avere una multa che non riconosce, la domanda diventa molto concreta: che cosa deve fare per contestarla e ottenere la cancellazione?

Non basta dire “non ero io”. Occorre seguire una procedura.

Il “descargo” della multa

La stessa DIGESETT prevede la possibilità di richiedere il “descargo de multa”, cioè la procedura attraverso la quale il cittadino contesta una sanzione che ritiene non dovuta.

Ed è proprio qui che potrebbe iniziare un percorso tutt’altro che semplice.

La questione fondamentale è capire quali documenti siano necessari, a quale ufficio bisogna rivolgersi, quanto tempo richieda la procedura e chi abbia l’ultima parola sulla cancellazione della sanzione.

Per un cittadino dominicano è già una situazione fastidiosa.

Per un cittadino straniero residente può diventare ancora più complicata, soprattutto se non conosce bene il funzionamento della macchina amministrativa dominicana.

La domanda che resta aperta

Il vero problema, a questo punto, non è stabilire se esistano o meno casi di “multas fantasma”.

Le testimonianze pubblicate negli anni dimostrano che casi di questo tipo sono stati denunciati ripetutamente.

La domanda più importante è un’altra: quante sono realmente?

Quante multe vengono contestate perché attribuite alla persona sbagliata?

Quante vengono cancellate dopo una verifica?

Quante persone le pagano semplicemente perché non possono permettersi di perdere tempo in una procedura amministrativa?

E soprattutto: esiste un sistema per impedire che lo stesso errore si ripeta?

Sono domande alle quali i dati ufficiali potrebbero dare una risposta.

 




Maurizio Cappato scomparso a Cuba: la Farnesina segue le ricerche

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L’ex agente di polizia italiano è scomparso il 24 agosto durante una battuta di pesca nei pressi di Cienfuegos. La polizia cubana sta cercando l’uomo lungo la costa e nell’entroterra. La Farnesina assicura assistenza continua alla famiglia.

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Sono ancora senza esito le ricerche di Maurizio Cappato, cittadino italiano ed ex agente di polizia trasferitosi da alcuni anni a Cuba. Dell’uomo non si hanno più notizie dal 24 agosto, quando era uscito per una battuta di pesca nella zona di Cienfuegos.

La vicenda è seguita direttamente dalla Farnesina e dall’Ambasciata italiana a Cuba, con l’ambasciatrice Simona De Martino impegnata personalmente nei contatti con la famiglia e con le autorità locali.

Le ricerche continuano

La polizia cubana sta proseguendo le operazioni per cercare Cappato sia nell’area boschiva dell’entroterra, sia lungo la costa.

Secondo quanto riferito alla Farnesina dalle autorità cubane, l’ipotesi attualmente presa in considerazione è che l’uomo possa essere disperso in mare.

Le ricerche, in questo caso, risultano particolarmente difficili a causa delle forti correnti che interessano quel tratto di costa.

Al momento, tuttavia, non ci sono elementi che consentano di stabilire con certezza che cosa sia accaduto a Cappato.

La Farnesina in contatto con la famiglia

L’Ambasciata italiana sta mantenendo i contatti sia con la moglie cubana, che vive a Cienfuegos ed è presente sull’isola, sia con la figlia Mary, che si trova in Italia.

La stessa ambasciatrice De Martino ha parlato personalmente con la figlia e le ha messo a disposizione anche il proprio numero di cellulare per eventuali necessità.

La famiglia ha inoltre ricevuto dalla polizia cubana una copia della denuncia relativa alla scomparsa e ha presentato a sua volta una denuncia presso le autorità italiane.

Una scomparsa che preoccupa la famiglia

Cappato vive da anni a Cuba e aveva stabilito la propria vita sull’isola.

La sua scomparsa risale ormai al 24 agosto, quando era uscito per andare a pescare e non aveva più fatto ritorno.

Nei giorni successivi le ricerche sono state concentrate nella zona interessata dalla sua scomparsa. Le autorità cubane stanno ora verificando sia l’area terrestre sia quella costiera, mentre la famiglia continua a sperare di poter ottenere informazioni utili.

L’attenzione dell’Italia

La Farnesina ha ribadito che l’assistenza alla famiglia di Cappato non si è mai interrotta, nonostante in questi giorni siano presenti a Cuba anche altre situazioni che coinvolgono cittadini italiani.

L’ambasciatrice italiana continua a seguire personalmente il caso e a mantenere i contatti con i familiari e con le autorità cubane.

Per ora, dunque, resta aperta ogni possibilità. L’unico dato certo è che Maurizio Cappato è scomparso il 24 agosto e non è stato ancora ritrovato.

Le ricerche proseguono.