MAIE e FUNPAFIVA insieme per l’assistenza psicologica agli italiani della Repubblica Dominicana

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12maierdMassimiliano Atrigna, Coordinatore MAIE per i Caraibi, Tullio Marino, Coordinatore MAIE Santo Domingo e Presidente della Fondazione Mondo Italia, Aurora Francesca Reparato, Coordinatrice MAIE Boca Chica e Vicepresidente della Fondazione, e Whany Garcia, Presidente di FUNPAFIVA, hanno siglato nei giorni scorsi, presso la sede della Fundación Puertas Abiertas para una Esperanza, un accordo di collaborazione per offrire assistenza psico-emotiva agli italiani e italo-domenicani residenti in Repubblica Dominicana.
Erano presenti alla firma, inoltre, Daiana Marrera, Vicepresidente FUNPAVIFA, e Luz G. Garcia Hamilton, Secretaria de Finanza FUNPAVIFA.
Il progetto ha inoltre ricevuto l’approvazione di Vincenzo Odoguardi, vicepresidente del MAIE.
Grazie a questa collaborazione, i membri della Fondazione Mondo Italia e i loro referenti potranno accedere a servizi di supporto psicologico e terapeutico, tra cui consulenze individuali, terapie familiari, per l’infanzia e l’adolescenza, sessuologiche e di coppia. FUNPAFIVA offrirà inoltre test psicometrici, orientamento vocazionale e valutazioni specialistiche per il porto d’armi, garantendo un’assistenza professionale e conforme ai diritti umani.
I servizi saranno erogati sia in presenza, presso la sede di FUNPAFIVA a Santo Domingo, sia da remoto, a seconda delle necessità degli utenti e della disponibilità dei professionisti.
“Questo accordo segna un passo fondamentale per la nostra comunità,” ha dichiarato Tullio Marino. “Vogliamo offrire un punto di riferimento concreto per gli italiani che necessitano di sostegno psicologico, contribuendo al loro benessere e alla loro integrazione nella società dominicana.”
La Fondazione Mondo Italia nasce all’interno del MAIE (Movimento Associativo Italiani all’Estero). Con questa iniziativa, la Fondazione vuole rafforza il proprio impegno nel sociale e consolidare il legame con la comunità italiana in Repubblica Dominicana, offrendo servizi concreti e costruendo un rapporto diretto con i connazionali. Il MAIE, attraverso progetti come questo, si vuole dunque porre come punto di riferimento per gli italiani all’estero, promuovendo la partecipazione attiva e l’unità della comunità italiana.
Il Vicepresidente del MAIE, Vincenzo Odoguardi, si è dichiarato entusiasta di questo progetto, sottolineando che porterà sicuramente buoni risultati. Ha inoltre espresso i suoi complimenti al gruppo di coordinatori del MAIE per l’ottimo lavoro svolto. (aise)




Sanremo 2025, gli ascolti della prima serata. Conti supera Amadeus

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conti“Tutta l’Italia, tutta l’Italia” ha guardato la prima puntata dell’edizione 75 del Festival di Sanremo. Questa mattina è lecito richiamare il claim del brano di Gabry Ponte scelto per la kermesse guidata da Conti. All’indomani del debutto, in casa Rai questa mattina si festeggiano ascolti record. La serata del primo ascolto dei 29 brani ha registrato una media del 65,3% di share con 12 milioni e 600mila spettatori.

COS’È LA TOTAL AUDIENCE

I dati sono ricavati con il metodo Total Audience introdotto lo scorso dicembre. In questo nuovo calcolo, oltre alla tv tradizionale, vengono inclusi anche gli altri device collegati in diretta su RaiPlay: pc, tablet e smartphone. Superato il debutto dell’anno scorso di Amadeus che, con il calcolo tradizionale, si era fermato al 65,1% con una media di 10.561.000 telespettatori.

“Non ho fatto e continuerò a non fare paragoni con le edizioni passate”. Ha risposto così il direttore artistico, Carlo Conti, dopo l’illustrazione dei dati di ascolto della prima serata del Festival di Sanremo.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Mafia, maxioperazione a Palermo: più di 180 arresti

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mafiaDuro colpo alla mafia palermitana. Eseguiti nella notte a Palermo e provincia 183 provvedimenti restrittivi, tra ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip e fermi disposti dalla Procura, da parte dei carabinieri. Colpiti i mandamenti di Porta Nuova, Pagliarelli, Tommaso Natale-San Lorenzo, Santa Maria del Gesù e Bagheria.

I numeri imponenti dell’inchiesta coordinata dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Palermo riportano alla mente una delle operazioni antimafia entrante nella storia della lotta a Cosa nostra: il blitz di San Michele, scattato nella notte tra il 28 e il 29 settembre del 1984 dopo le rivelazioni del boss Tommaso Buscetta al giudice Giovanni Falcone. In quell’occasione l’allora Ufficio Istruzione di Palermo fece scattare 366 mandati di cattura.

Gli arrestati di oggi sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, tentato omicidio, estorsioni (consumate o tentate) aggravate dal metodo mafioso, associazione finalizzata al traffico di droga, favoreggiamento personale, reati in materia di armi ma anche contro il patrimonio e la persona, esercizio abusivo del gioco d’azzardo.

Sono 1.200 i carabinieri impegnati. In azione militari di diversi comandi provinciali della Sicilia e del reparto Anticrimine del Ros di Palermo, con il supporto dei ‘baschi rossi’ dello squadrone eliportato Cacciatori di Sicilia, del 12esimo Reggimento ‘Sicilia’ e del 14esimo Battaglione ‘Calabria’.

I TELEFONI CRIPTATI

Telefoni cellulari di ultima generazione con applicazioni in grado di evitare le intercettazioni per comunicare liberamente sono stati usati da alcuni degli arrestati nell’operazione antimafia scattata nella notte a Palermo. Il particolare emerge dalle indagini coordinate dal procuratore Maurizio de Lucia e dall’aggiunto Marzia Sabella. Boss e gregari utilizzavano dei cellulari con installati dei sistemi di crittografia superiori a quelli normalmente presenti sul mercato.

Cosa nostra è “vitale e al passo coi tempi”: se infatti da un lato è “fortemente legata alle regole dei ‘padri fondatori’ e ai suoi antichi riti”, dall’altro emerge “la capacità degli affiliati di ricorrere ai mezzi moderni di comunicazione per cercare di sfuggire alla pressione investigativa”, sottolineano i carabinieri.

MELILLO: “IL SISTEMA CARCERARIO E’ DEBOLE”

“L’operazione antimafia di Palermo mostra una estrema debolezza del nostro circuito penitenziario deputato a lo contenimento della pericolosità dei mafiosi non sottoposti al regime del 41 bis”. Lo ha detto il procuratore nazionale Antimafia, Giovanni Melillo, nella conferenza stampa convocata a Palermo per illustrare i dettagli dell’operazione che ha portato a 181 arresti. “Si tratta di una evidenza emersa anche in altre inchieste – ha aggiunto -. Il circuito di alta sicurezza è assoggettato al dominio delle organizzazioni criminali, con i mafiosi che godono di una intatta capacità di comunicazione”.

MELONI: “LA LOTTA ALLA MAFIA NON SI FERMA”

“Un’operazione straordinaria dei Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo ha portato oggi all’arresto di oltre 180 persone, tra cui diversi boss, infliggendo un colpo durissimo a Cosa Nostra. Un risultato che conferma l’impegno incessante dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata”. Lo scrive sui social la premier Giorgia Meloni.

“Le intercettazioni lo dicono chiaramente- sottolinea-: ‘L’Italia per noi è diventata scomoda, io me ne devo andare’, ammetteva uno degli arrestati. Un segnale chiaro: la criminalità organizzata è alle strette, la lotta alla mafia non si ferma e non si fermerà. Grazie ai Carabinieri del Nucleo Investigativo e a tutte le Forze dell’Ordine che ogni giorno difendono la legalità e la sicurezza dei cittadini. La mafia va sconfitta con determinazione e senza alcun compromesso. Lo Stato c’è e non arretra”.

IL SINDACO: “UN COLPO STORICO ALLA MAFIA”

“Rivolgo il mio sentito apprezzamento al Comando provinciale dei carabinieri, alla Direzione distrettuale antimafia e alla Procura della Repubblica di Palermo per l’imponente blitz che ha dato oggi un colpo storico a quella mafia che cerca di riorganizzarsi nei diversi quartieri di Palermo e in provincia”. Così il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla.
“L’operazione di oggi svela una Cosa nostra che utilizza le nuove tecnologie e si arricchisce, soprattutto, grazie al traffico di stupefacenti e alle estorsioni – aggiunge Lagalla -. Per queste ragioni, il ringraziamento dell’amministrazione comunale va alle forze dell’ordine, alla magistratura e agli organi investigativi per l’instancabile impegno nella lotta alla criminalità organizzata”.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Mattarella per la Giornata del Ricordo: “Un’occasione solenne che invita a riflettere su pagine buie del nostro passato”

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80325Una “occasione solenne, che invita a riflettere su pagine buie del nostro passato, per conservare e rinnovare la memoria delle sofferenze degli italiani d’Istria, di Fiume, della Dalmazia, in un periodo tragicamente tormentato della storia d’Europa”. Questo è il Giornata del Ricordo nelle parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che oggi ha ospitato al Quirinale la cerimonia del 10 febbraio alla presenza della Premier Meloni, rappresentanti politici e delle istituzioni oltre che delle associazioni degli esuli.
Durante la seconda guerra mondiale, “allo scontro tra eserciti di nazioni che si erano dichiarate nemiche, si sovrappose il virus micidiale delle ideologie totalitarie, della sopraffazione etnica, del nazionalismo aggressivo, del razzismo, che si accanì con crudeltà contro le popolazioni civili, specialmente contro i gruppi che venivano definiti minoranze. E, – ha ricordato il Presidente – nelle zone del confine orientale, dopo l’oppressione fascista, responsabile di una politica duramente segregazionista nei confronti delle popolazioni slave, e la barbara occupazione nazista, si instaurò la dittatura comunista di Tito, inaugurando una spietata stagione di violenza contro gli italiani residenti in quelle zone. Di quella stagione, contrassegnata da una lunga teoria di uccisioni, arresti, torture, saccheggi, sparizioni, le Foibe restano il simbolo più tetro. Nessuna squallida provocazione può ridurne ricordo e dura condanna”.
“Di fronte al proposito del nuovo regime jugoslavo di sovranità sui territori giuliani, l’essere italiano diveniva un ostacolo, se non una colpa. Ben presto, sotto minaccia e dopo una seconda ondata di violenze, i nostri concittadini di Istria, Dalmazia, Fiume, furono messi di fronte al drammatico dilemma: assimilarsi, disconoscendo le proprie radici, la lingua, i costumi, la religione, la cultura. Oppure andare via, perdendo beni, casa, lavoro, le terre in cui erano nati. In grande maggioranza – ha sottolineato Mattarella – scelsero di non rinunciare alla loro italianità e, di fatto, alle libertà, di pensiero, di culto, di parola. In trecentomila – uomini, donne, anziani, bambini – radunate poche cose, presero la triste via dell’esodo”.
“Stenti, sistemazioni precarie, povertà, ma soprattutto diffusa indifferenza, diffidenza. Financo ostilità da parte di forze e partiti che si richiamavano, in Italia, alla stessa ideologia comunista di Tito. Non mancarono, nelle vicende tristi degli esuli, atti di forte solidarietà, di amicizia, di accoglienza da parte di molti italiani. Ma, in generale, la loro tragedia, di cui portavano intimamente le cicatrici, fu sottovalutata e, talvolta, persino, disconosciuta. Il mancato riconoscimento fu, per molti, una pena inattesa e dolorosa” ecco perché “l’istituzione del Giorno del Ricordo, votata a larghissima maggioranza dal Parlamento italiano, ha contribuito a riconnettere alla storia italiana quel capitolo tragico e trascurato, a volte persino colpevolmente rimosso”.
“La memoria storica è un atto di fondamentale importanza per la vita di ogni Stato, di ogni comunità. Ogni perdita, ogni sacrificio, ogni ingiustizia devono essere ricordati”, ha sottolineato ancora Mattarella. “Troppo a lungo “foiba” e “infoibare” furono sinonimi di occultamento della storia. La memoria delle vittime deve essere preservata e onorata. Naturalmente – dopo tanti decenni e in condizioni storiche e politiche profondamente mutate – perderebbe il suo valore autentico se fosse asservita alla ripresa di divisioni o di rancori”.
“Ogni popolo, ogni nazione, porta con sé un carico di sofferenze e di ingiustizie subite. Apprezziamo gli sforzi, fatti dagli storici dell’una e dell’altra parte, per avvicinarsi a una memoria condivisa. Ma, ove questo non fosse facilmente conseguibile, e talvolta non lo è, – ha rimarcato il Presidente – dobbiamo avere la capacità di compiere gesti di attenzione, dialogo, rispetto. Dobbiamo ascoltare le storie degli altri, mettere in comune le sofferenze, e lavorare insieme per guarire le ferite del passato. Se ci si pone dalla parte delle vittime, dei defraudati, dei perseguitati, la prospettiva cambia, i rancori lasciano il posto alla condivisione, e si rende valore al percorso di reciproca comprensione”.
È in questo spirito, ha aggiunto, “che, nel 2020, il Presidente Pahor e io ci siamo recati, insieme, prima alla Foiba di Basovizza, simbolo del calvario di tanti italiani, e poi al monumento dei giovani sloveni fucilati dal fascismo. Non per dimenticare, né per rivendicare. Ma per trarre dagli errori e dalle sofferenze del passato l’ulteriore spinta per un cammino comune. Perché le diversità non dividono, ma diventano ricchezze se si collabora e si pensa, insieme, nell’ottica di futuro comune. È questo lo spirito in cui si muovono gli appartenenti all’Associazione degli esuli, che ringrazio per il loro impegno che coniuga, insieme, ansia di verità e volontà di concordia. È lo spirito che anima la preziosa attività delle associazioni delle minoranze linguistiche che, negli ultimi anni, hanno promosso in Italia, in Slovenia, in Croazia, dialoghi e incontri per riscoprire la ricchezza della storia comune. È lo spirito che abbiamo respirato, sabato scorso, all’inaugurazione dell’anno da capitale della cultura europea, alla quale – con un gesto di grande generosità e lungimiranza – Nova Gorica – ha voluto associare Gorizia: due città simbolo, solo pochi decenni fa, di dolorose divisioni e di innaturali separazioni”.
“Oggi, nel nostro Continente, Stati e popoli che nel passato si sono combattuti sono insieme nell’Unione Europea, condividendo valori, identità, principi, prospettive. Il progressivo allargamento della famiglia europea ha conseguito risultati giudicati fino a qualche decennio fa impensabili”, ha osservato il Capo dello Stato. “Si è trattato di un percorso che, in Europa, ha visto il ribaltamento della pretesa di dominazione, di secoli di guerre fratricide e rovinose. Un percorso che ha ricomposto lacerazioni profonde, grazie alla cooperazione e al multilateralismo, offrendo oltre settant’anni di pace, sicurezza, benessere e stabilità al nostro continente e consentendo l’affermazione dei valori della libertà, dell’uguaglianza, della democrazia, del rispetto dello Stato di diritto. La pace dei settant’anni! Nell’auspicio che prosegua costantemente, sempre più a lungo. Un cammino non sempre agevole, costellato da aperture e da ostacoli, ma che oggi più che mai va proseguito con coraggio, ostinazione e saggezza, sia all’interno dell’Unione sia alle sue frontiere, impegnandosi anche per favorire l’ingresso di nuovi membri – Paesi dei Balcani Occidentali che ne sono ancora esclusi, Ucraina, Moldova – e diffondendo nel continente lo spirito europeo, che esprime e persegue pace, dialogo, integrazione, collaborazione e sviluppo”.
“Le nuove generazioni – ha detto ancora Mattarella – hanno ben compreso la sfida del tempo. Collaborano, lavorano, studiano e vivono insieme, trasformando le differenze in opportunità, e attuando, nei fatti, lo spirito dell’Unione Europea. Abbiamo il dovere di non deluderli e di continuare a operare con coraggio. A sperare, a non rassegnarci. Soltanto così potremo trasmettere ai giovani, idealmente, in questa Giornata del Ricordo – insieme all’orgoglio di una conseguita identità europea, tanto propria alle culture dei popoli del confine orientale – il testimone della speranza, incoraggiandoli a mantenere viva la memoria storica delle sofferenze patite da loro connazionali, adoperandosi perché vengano evitati errori e colpe del passato, promuovendo, ovunque rispetto e collaborazione”.
“Anche quest’anno la Giornata del Ricordo ci ha offerto e ci offre un’opportunità da raccogliere con impegno per riflettere sulle lezioni del passato. La Repubblica – ha concluso– guarda alle vicende drammatiche vissute dagli italiani di Istria, Dalmazia, Fiume con rispetto e con solidarietà, e lavoriamo, nell’Unione Europea, insieme alla Slovenia, alla Croazia e agli altri Paesi amici per costruire, ogni giorno, nuovi percorsi di integrazione, amicizia e fratellanza tra i popoli e gli Stati”. (aise) 




Caraibi. Rientrato l’allarme tsunami

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alerta tsunami litoral atlantico 9854107 20250208200030Un’allerta di tsunami ha generato molta preoccupazione in varie zone dei Caraibi. Nel tardo pomeriggio di sabato si è verificato un terremoto di magnitudo 8 nel mare al largo delle isole Cayman.

Il fenomeno ha interessato l’Honduras, Cuba, Colombia, Nicaragua y Costa Rica. Da qui l’emissione di un’allerta per tsunami. Le onde previste avrebbero dovuto superare i 20 metri di altezza e le protezioni civili dei vari stati (compresa la Repubblica Dominicana), verso le 19.30, hanno emesso bollettini in cui si invitava la popolazione residente nelle zone costiere a raggiungere posti più elevati.

Circa mezz’ora dopo fortunatamente l’allarme è rientrato. Rimane l’avvertenza di non uscire in mare per le imbarcazioni.

 




Santo Domingo. L’ambulanza del 911 ritarda e italiano muore

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capturaAngelo Ciossani, un cittadino italiano di 70 anni, residente in Ciudad Bosch,  è morto per quella che i suoi parenti denunciano essere una negligenza da parte del sistema di emergenza dominicano del 911.

Un video registrato dalla figliastra, Mayelin Camilo Gonzalez, mostra il momento in cui ha segnalato le unità del 911, che hanno impiegato più di un’ora per arrivare sul posto dopo la richiesta di aiuto.

Secondo la sua testimonianza, una volta sul posto, i paramedici si sono rifiutati di prestare le cure necessarie, anche se il paziente aveva forti dolori addominali, non poteva camminare e sudava intensamente.

Camilo González ha spiegato che, data l’inazione dei paramedici, lei e altri familiari hanno deciso di calare personalmente il Ciossani su una sedia dal terzo piano della sua casa.

Una volta salito sull’ambulanza, il paziente è caduto dalla barella, cosa che ha ulteriormente aggravato la disperazione dei suoi cari.

I parenti del defunto chiedono che le autorità indaghino sul caso e adottino misure per evitare che altre famiglie soffrano di una situazione simile. Finora le autorità non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali sull’incidente.

da Proceso.com




Toronto: l’Ambasciatore Cattaneo nella sede del Comites

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7comitestorontoAlla sua prima visita ufficiale a Toronto, il nuovo Ambasciatore italiano in Canada, Alessandro Cattaneo, ha incontrato ieri il Comites presieduto da Michela Di Marco.
L’incontro, riporta il Comites sulla sua pagina facebook, ha rappresentato “un momento significativo, poiché è la prima volta che un Ambasciatore visita la sede del Comites della circoscrizione consolare di Toronto”.
Nel corso della visita, “sono stati trattati temi fondamentali, tra cui i servizi consolari e il supporto ai connazionali, il ruolo della comunità italiana e italo-canadese in Canada, che continua a prosperare e integrarsi con successo nella società, la promozione e preservazione della lingua e della cultura italiana. Si è discusso su come tramandare queste ricchezze alle generazioni future, e su come il Comites possa svolgere un ruolo cruciale nel facilitare il dialogo e il lavoro con le istituzioni”.
L’Ambasciatore Cattaneo “ha sottolineato l’importanza di lavorare insieme e di quanto sia fondamentale e necessaria la funzione del Comites nel fungere da punto di riferimento e nel fare da ponte tra la comunità e le istituzioni italiane. Un ringraziamento speciale va al Console Generale d’Italia a Toronto, Luca Zelioli, e alla Console Giulia Romani per aver organizzato e facilitato questo incontro così significativo e fruttuoso”.
La visita dell’Ambasciatore, conclude il Comites, “rappresenta un altro importante capitolo nelle relazioni tra Italia e Canada, e ci stimola a continuare a lavorare insieme per un futuro ancora più forte e unito”. (aise) 




L’ANSA: “Trentini sta bene”

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albertotrentiniArrivano le prime notizie sullo stato di salute del cooperante veneziano Alberto Trentini, recluso in carcere in Venezuela da oltre due mesi.

Una “prova certa” sulle buone condizioni è giunta attraverso un canale che tiene aperto un dialogo con le autorità venezuelane.

Un’informazione accolta con un sospiro di sollievo dai familiari che nelle scorse settimane avevano fatto appello al governo di interessarsi al suo caso, come avvenuto per la giornalista Cecilia Sala, e di impegnarsi per farlo tornare a casa. “Siamo pieni di speranza. La voglia di vederlo e di sentirlo è grande” ha commentato Armanda, la mamma del cooperante arrivato in Venezuela il 17 ottobre scorso per una missione con le ong Humanity e Inclusion e arrestato a un posto di blocco il 15 novembre mentre viaggiava da Caracas a Guasdalito. I genitori del quarantacinquenne da tempo sono mobilitati, con appelli ed altre iniziative, per accendere i riflettori sulla vicenda.

“Nessuna notizia ufficiale è mai stata comunicata da nessuna autorità Venezuelana né Italiana e di fatto, da quasi due mesi, nulla sappiamo sulle sorti di Alberto, tenuto anche conto che soffre di problemi di salute e non ha con sé le medicine né alcun genere di prima necessità”, avevano detto nelle scorse settimane spiegando che dal giorno del suo arresto nessuno era riuscito a vederlo o a parlare con lui.

Una situazione di totale black-out che aveva portato i parenti del cooperante veneto a chiedere l’intervento del Governo per “porre in essere tutti gli sforzi diplomatici possibili e necessari, aprendo un dialogo costruttivo con le istituzioni Venezuelane, per ripotare a casa Alberto e garantirne l’incolumità”.

Un appello per la sua liberazione è arrivato anche dai genitori di Giulio Regeni durante la trasmissione di Fabio Fazio ‘Che tempo che fa’. “Chiediamo che il governo si dia una mossa perché è passato troppo tempo, non si sa dove sia. Vogliamo che torni a casa sano e salvo” ha detto Paola Deffendi, la mamma del ricercatore italiano ucciso in Egitto.
E nei giorni scorsi nella sua Venezia è stato organizzato un flash mob sul molo di piazzetta San Marco in cui è stato esposto uno striscione con la foto del giovane cooperante e l’hashtag #freealberto.

ansa.it




La Giornata della Memoria negli USA

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In occasione dell’ottantesimo anniversario della liberazione di Auschwitz-Birkenau, l’Ambasciata d’Italia a Washington e la rete consolare e culturale italiana negli Stati Uniti hanno celebrato la Giornata della Memoria con un articolato programma d’incontri ed eventi nelle principali città americane, che hanno coinvolto le diverse articolazioni del Sistema Italia negli Stati Uniti.
A Washington l’Ambasciata ha organizzato la proiezione del docu-film “Liliana” di Ruggero Gabbai sulla vita della Senatrice Liliana Segre, in collaborazione con lo US Holocaust Memorial Museum e il JxJ Jewish Film and Music Festival. Dopo la proiezione nella capitale americana, in anteprima assoluta negli Stati Uniti, il film è stato poi presentato a Chicago e Los Angeles.
“Non dobbiamo mai dimenticare, perché dimenticare significa lasciare che l’odio e l’intolleranza attecchiscano nell’ombra; significa lasciare che i pregiudizi crescano incontrollati, portandoci lungo lo stesso percorso di divisione e violenza che avevamo giurato di non percorrere mai più: poiché la memoria dei sopravvissuti svanisce col tempo, siamo noi quelli che hanno la responsabilità di garantire che le loro voci non vengano mai messe a tacere”, ha sottolineato in occasione della proiezione l’ambasciatrice d’Italia negli Stati Uniti, Mariangela Zappia.
A New York si è svolta la tradizionale commemorazione durante la quale è stata data pubblica lettura dei nomi degli ebrei deportati dall’Italia e dai territori italiani.
Altri eventi di rilievo hanno avuto luogo a Miami, dove è stata presentata l’edizione americana delle “Opere Complete” di Primo Levi, a San Francisco, Boston, Detroit, Filadelfia e Houston.
Filo conduttore delle manifestazioni è stato l’importanza della memoria e della trasmissione dell’eredità della Shoah alle generazioni future. (aise)




Il giallo di Piacenza. Aurora è stata spinta dal balcone ?

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imageLa ragazza 13enne, caduta dal terrazzo di casa lo scorso 25 Ottobre a Piacenza, non si sarebbe suicidata. Le ombre sul fidanzatino.

Per la morte di Aurora, la 13enne precipitata a Piacenza dal terrazzo del palazzo dove abitava con la madre, si delineano i foschi contorni di un omicidio.

Le lesioni sarebbero incompatibili con il suicido , ipotesi avanzata dal dottor Giovanni Cecchetto -medico legale dell’Università di Pavia- che ha eseguito gli esami autoptici sul corpo della ragazzina.

Le lesioni nella parte posteriore del cranio fanno pensare ad una caduta all’indietro, quindi una dinamica di spinta. Non come si era ipotizzato precedentemente, ad un gesto estremo di Aurora che in questo caso avrebbe dovuto gettarsi in avanti.

La ragazza presentava numerose fratture, compatibili con la caduta. Ma quelle letali, sono quelle alla testa che hanno provocato una morte immediata.

Le ombre di un omicidio volontario si palesano anche grazie ad alcune testimonianze di almeno tre persone che avrebbero assistito in lontananza, ad una discussione tra Aurora ed il fidanzato 15enne ora è in stato di custodia cautelare, disposto dal TRibunale per i minorenni di Bologna,  accusato di omicido volontario

Le ricostruzioni parlano di Aurora vista appesa alla ringhiera, mentre il ragazzo batteva con i pugni sulle sue mani, per farla cadere. Dettaglio fondamentale, poichè durante l’autopsia , sono state riscontrate delle lesioni proprio sulle nocche della povera Aurora