Sinner vince ed è in semifinale degli Australian Open

gh5lwbawwaaa1fa 1024x576

gh5lwbawwaaa1fa 1024x576Il numero uno al mondo ha battuto agevolmente in tre set l’idolo di casa Alex de Minaur, numero 8 del tabellone: 6-3, 6-2, 6-1 il risultato finale.

In semifinale, Sinner affronterà lo statunitense Ben Shelton (n. 21 del seeding), che ha eliminato Lorenzo Sonego.

“IN GIORNATE COME QUESTA E’ PIU FACILE”

L’azzurro ha commentato così la prestazione: “Oggi sentivo veramente tutto e in giornate come queste si ottengono le cose con più facilità, Alex però compete sempre alla grande: ci conosciamo bene, ci siamo affrontati diverse volte lo scorso anno, cerchiamo di capire uno il gioco dell’altro ma partite come queste possono cambiare rapidamente. Basta il calo di un attimo per far girare tutto, invece sono molto soddisfatto della mia prestazione”.

Intervistato sul campo da Jim Courier, il numero uno al mondo ha ripercorso la giornata di ieri, successiva al malore accusato lunedì contro Holger Rune.

“Ieri è stata una giornata molto tranquilla, ho fatto una sessione di palleggi di mezz’ora con i miei allenatori, che evidentemente mi hanno dato un buon ritmo. Quando si è giovani si recupera molto in fretta, come ho già detto a me piace molto dormire e quindi ho cercato di riposare il più possibile, senza aggiungere altro carico di lavoro oppure una sessione in palestra. Il mio team è molto esperto e capisce bene cosa devo fare, forse anche meglio di quello che potrei fare io, il loro apporto è fenomenale e il risultato è stato eccellente”.

Sinner ha poi spiegato di aver visto “tutto il match” dei quarti tra Djokovic e Alcaraz, terminato a notte fonda con la vittoria strepitosa del serbo.

“L’ho visto fino alla fine perché sapevo che oggi avrei potuto dormire di più… E’ stata una partita straordinaria, peccato che sia arrivata così presto, quella tra Carlos e Novak è la rivalità migliore ora nel tennis, con grandissimi scambi”.

Nel match di semifinale, Sinner affronterà lo statunitense Ben Shelton. “Abbiamo giocato partite dure lo scorso anno, serve bene, è mancino, ha una rotazione diversa della palla dal fondo: spero di riuscire a rispondere il più possibile e restare concentrato come è successo oggi”.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Trump annuncia il nuovo nome del golfo del Messico

insediamento del presidente trump

insediamento del presidente trump

“In breve tempo cambieremo il nome del golfo del Messico in golfo d’America”: è uno passaggi topici di Donald Trump nel suo discorso di insediamento alla Casa Bianca. Le telecamere si soffermano sulla platea dei Vip e le reazioni sono molto diverse: c’è chi accenna a un sorriso e chi continua con l’espressione impassibile, come Kamala Harris, sconfitta da Trump nelle ultime presidenziali. Chi si lascia sfuggire un esclamazione un po’ sorpresa, ma forzatamente composta come l’”Oh” di Bill Clinton, ex presidente Usa. E poi c’è la spontaneità di Hillary Clinton, sua moglie, nonché la precedente candidata Dem sconfitta da Trump alle presidenziali del 2016. Mentre ascolta il discorso al Campidoglio, infatti Hillary non ci prova neanche a trattenere una plateale risata che è già diventata virale.

Forse la signora Clinton non pensava che il desiderata del neo presidente sarebbe diventato realtà così rapidamente: poche ore dopo il giuramento come 47esimo presidente degli Usa, Trump infatti si è messo subito al lavoro, firmando i primi 50 ordini esecutivi, provvedimenti con effetto immediato. Tra questi appunto è incluso anche il cambio del nome del golfo del Messico.

Per quanto riguarda i primi passi del suo governo Trump comincerà subito per abbassare l’inflazione, poi dichiarerà l’emergenza ambientale e lascerà liberi tutti di perforare… stop al Green deal, gli Stati Uniti galleggiano su un mare di petrolio e questo suo oro nero va sfruttato al massimo.
Poi la sicurezza, Trump ha promesso che invierà subito l’esercito nel sud del paese al confine con il Messico “per bloccare l’invasione”. Non solo tutti gli immigrati irregolari e criminali verranno rimandati nei loro paesi, ha sottolineato, ma “tutti i ‘cartelli’ saranno d’ora in avanti considerati organizzazioni terroristiche”. I poteri dell’esercito saranno vasti e queste forze militari saranno impiegate anche nelle periferie delle città.
Ha promesso dazi per le importazioni estere per trovare risorse a favore dei cittadini americani. Difensore della libertà di parola, Trump ha detto che firmerà anche un decreto contro la censura che ha regnato in questi anni, per far tornare la libertà di parola: “Mai più i poteri dello Stato saranno utilizzati contro  gli avversari politici, io ne so qualcosa. Con me tornerà la giustizia neutrale, bilanciata, grazie allo stato di diritto”.
Per quanto riguarda la tematica gender, Trump ha giurato che con lui tornerà “una politica incentrata su due generi: uomini e donne”. Riporterà al lavoro e allo stipendio per far tornare tutti quei funzionari espulsi (dal governo Biden, ndr) durante il covid. L’esercito americano tornerà ad essere il più potente del pianeta: “Con l’unica missione che hanno: sconfiggere i nemici dell’America. Lo faremo non solo grazie alle battaglie che vinceremo ma anche alle guerre a cui porremo fine e anche alle guerre in cui non entreremo mai. La mia eredità sarà quella del pacificatore… In queste ore sono tornati a casa gli ostaggi in Medio Oriente”. D’ora in poi, visto che gli Stati Uniti sono la nazione più forte del mondo, “cambieremo il nome del Golfo del Messico e si chiamerà Golfo d’America”. Poi Trump si riprenderà il Canale di Panama perché lì “erroneamente è stato ceduto, non avremmo dovuto mai fare quel regalo. Le navi cargo americane subiscono un trattamento ingiusto… ora lì opera la Cina e noi vogliamo riprendere il controllo”.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Santo Domingo: minimo due persone per auto per decongestionare il traffico

678da61579e27

678da61579e27Il maggiore quotidiano dominicano, il Listin Diario, lancia la proposta che per decongestionare il traffico nella capitale ogni auto, oltre al conduttore, debba trasportare almeno una persona. Subito l’idea del giornale di Santo Domingo è stata bene accolta. In particolare il direttore dell’Istituto Nazionale dei Trasporti, Milton Morrison, ha affermato che si vedrebbero meno veicoli nelle strade con un conseguente risparmio di carburante e che occore dare impulso affinché la gente usi di più i mezzi pubblici di trasporto.

Così pure il presidente della Centrale Unificata del Trasporto Nazionale, William Figuereo, ha sottolineato che se la proposta sarà accolta diminuiranno i congestionamenti e chiede ai direttori di Intrant e Digesett di appoggiarla. Aggiunge che ci sono famiglie di cinque persone copn 5 automobili e ciascuno esce sulla sua magari anche andando nella stessa direzione di un altro.




Usa, oggi giura Trump

donald trump 6 novembre 1 1024x649

donald trump 6 novembre 1 1024x649

Oggi 20 gennaio 2025 è il giorno dell‘insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca. Alle 18, ora italiana, Trump diventerà ufficialmente il 47esimo Presidente degli Stati Uniti d’America. Esattamente otto anni fa, il 20 gennaio 2017, giurò nel suo primo Inauguration Day. L’evento di oggi si aprirà con il giuramento del vicepresidente JD Vance, seguito da quello di Donald Trump che ha annunciato su Truth di aver ordinato che tutta la cerimonia del suo giuramento si svolgerà nella Rotonda del Campidoglio, “come fu per Ronald Reagan nel 1985, sempre a causa del clima molto freddo”.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Cuba. Il nostro Ambasciatore visita i feriti dell’incidente del minibus

cuba patrizia crisolini malatesta incidente bus avventure nel mondo 690x362

cuba patrizia crisolini malatesta incidente bus avventure nel mondo 690x362L’Ambasciatore d’Italia a l’Avana Roberto Vellano è in arrivo a Cienfuegos dove si trova il gruppo dei connazionali coinvolti ieri nell’incidente stradale, appartenenti ad un gruppo vacanze organizzato dal tour operator Avventure nel Mondo.

Tra questi, una connazionale, Patrizia Crisolini Malatesta, è deceduta, mentre gli altri sono stati immediatamente trasportati all’Ospedale Clinico Chirurgico di Cienfuegos.

Tre si trovano in terapia intensiva ma tutti sono in condizioni stabili.

Il minibus è uscito fuori strada su un tratto dell’autostrada nazionale vicino al comune cubano di Aguada de Pasajeros.

L’Ambasciata d’Italia a L’Avana continua a mantenere costanti contatti con il personale medico, il tour operator e i familiari dei connazionali coinvolti.




Venezuela. Caso Trentini, il governo: “Massima attenzione, ma serve discrezione”

foto singola sito 2025 01 15t080039.756 1024x576

foto singola sito 2025 01 15t080039.756 1024x576“Questa mattina si è svolta a Palazzo Chigi una riunione dedicata alla situazione del connazionale Alberto Trentini, operatore umanitario detenuto in Venezuela, insieme ad altri sette cittadini italo-venezuelani recentemente arrestati. All’incontro hanno preso parte il ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, i vertici dell’Intelligence e il capo della Polizia, Vittorio Pisani. Il ministero degli Affari Esteri e l’ambasciata italiana a Caracas stanno seguendo il caso di Alberto Trentini con la massima attenzione fin dall’inizio, attivando tutti i canali possibili per garantire una soluzione positiva e tempestiva. Il governo ribadisce la necessità di mantenere la massima discrezione da parte della stampa al fine di favorire il buon esito della vicenda.

Nel corso della riunione, il ministro Tajani ha avuto una conversazione telefonica con la madre di Alberto Trentini per esprimere vicinanza e rassicurarla sull’impegno delle istituzioni.

L’OPPOSITRICE BETTY GROSSI: “E’ STATO SFORTUNATO”

“Credo che Alberto Trentini sia soltanto stato sfortunato, perché si è trovato al momento sbagliato nel posto sbagliato; e poi è straniero, più facilmente sospettato e a rischio“. A parlare con l’agenzia Dire è Betty Grossi, oppositrice italo-venezuelana, per oltre due anni detenuta all’Helicoide, la sede del Servicio Bolivariano de Inteligencia Nacional (Sebin).

Secondo quanto riferito dai familiari di Trentini, che ha un passato da cooperante per lo sviluppo in America latina, Etiopia, Nepal, Grecia e Libano, l’italiano era giunto a Caracas il 17 ottobre. Il 15 novembre era stato fermato a un posto di blocco mentre si stava recando in missione a Guasdalito, insieme con l’autista della ong per cui lavorava, Humanity & Inclusion, già Handicap International.

Del tutto differente la vicenda di Grossi, che è impegnata non in progetti di sviluppo ma in politica. L’oppositrice è stata scarcerata nel 2017 insieme con gli attivisti Andrea Gonzalez e Dany Abreu, il primo anche cittadino spagnolo, il secondo anche portoghese. La detenzione dei tre aveva seguito accuse a loro carico di aver pianificato un attentato contro la figlia di Diosdado Cabello, figura di spicco del governo del presidente Nicolas Maduro, al potere a Caracas dal 2013.

La tesi di Grossi è che Trentini, pur essendo innocente, sia stato vittima di un contesto politico segnato da “anni di repressione” in un periodo particolarmente delicato, tra le elezioni del luglio scorso e il nuovo giuramento del capo dello Stato del 10 gennaio: una fase segnata a più riprese da manifestazioni di piazza con anche proteste e disordini.

Ieri Tajani ha riferito di aver chiesto all’incaricato di affari che Caracas garantisca l’assistenza consolare al 45enne e che lo scarceri al più presto. “Ci sono anche altri otto detenuti italo-venezuelani nelle carceri in Venezuela” ha detto il ministro. “Abbiamo ribadito la richiesta della liberazione del nostro concittadino e degli altri prigionieri politici”.

Ad alimentare le tensioni bilaterali è il mancato riconoscimento della rielezione di Maduro da parte di Roma, nonostante l’esito del voto sia stato confermato a Caracas dalla Corte suprema di giustizia. L’Italia ha assunto la posizione degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, condivisa dal Parlamento Ue ma non da tutti i governi europei, secondo la quale il vero vincitore del voto del luglio scorso sarebbe stato Edmundo Gonzalez Urrutia.

Rispetto al caso di Trentini, Grossi dice di far riferimento alla propria esperienza. “Essendo innocente”, sottolinea, “lo terranno segregato senza che possa comunicare o dare notizie ancora per un po’”. Preoccupazione, nella consapevolezza della necessità della massima cautela, è condivisa con l’agenzia Dire da più operatori impegnati nel mondo della cooperazione.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Sopracciglio inarcato e labbra serrate: è il nuovo ritratto ufficiale del Presidente degli Stati Uniti

678a725eb2938.r d.426 399 7709

678a725eb2938.r d.426 399 7709Sopracciglio inarcato e labbra serrate: Donald Trump si prepara così, senza il sorriso della prima volta, ad assumere lunedì la presidenza degli Stati Uniti.

Il suo nuovo ritratto è stato diffuso insieme a quello del suo vice eletto, James David Vance, occhi azzurri ed espressione più rilassata. Entrambi hanno giacca e cravatta blu.

“Go hard”, immagini forti e decise, sintetizza la compagine incaricata di gestire la transizione. E oltre che essere forte, il ritratto di Trump richiama la foto segnaletica scattata nel carcere della contea di Fulton nel 2017, quando l’ex presidente che sarà di nuovo presidente era stato accusato di aver tentato di rovesciare l’esito del voto vinto in Georgia da Joe Biden.

Meloni e Trump a Mar-a-Lago

A credere ai commentatori americani, la nuova immagine è di per sè un messaggio: Trump torna per dar battaglia, nel secondo mandato ancora più che nel primo, quando si era presentato con un sorriso, all’occhiello sempre la stessa bandierina americana.

INAUGURATION DAY: IL PROGRAMMA

Lunedì l’”inauguration day”. La cerimonia di giuramento comincerà nella mattina americana, raggiungendo il culmine alle 18 ora italiana.

A Capitol Hill, nella rotonda del Campidoglio all’interno e non fuori sui gradini a causa del gelo di Washington, per la 47esima volta sarà seguita la formula tradizionale: “Giuro in modo solenne che eseguirò fedelmente l’ufficio di presidente degli Stati Uniti e che, al meglio delle mie capacità, preserverò, proteggerò e difenderò la Costituzione degli Stati Uniti”.

L’”inauguration day” è fatto di regole e riti che si ripetono più o meno uguali ogni quattro anni. Il programma prevede che i membri di un comitato speciale istituito per le cerimonie scortino il presidente eletto, il suo vice e i rispettivi coniugi alla Casa Bianca.

Qui si terrà l’incontro con il capo di Stato uscente e la sua consorte, nel caso specifico Joe e Jill Biden. Previsto un tè insieme. Poi la parata che porterà i nuovi eletti al Capitol Hill.

Ci sarà anche Biden, nonostante nel 2021 Trump avesse disertato denunciando di essere stato vittima di brogli: una scelta senza precedenti in 150 anni.

GLI INVITATI

Lunedì ci saranno invitati eccellenti. Tra loro non figurerà l’ex first lady Michelle Obama, stando a indiscrezioni di stampa. Sono invece confermati il marito Barack Obama, come i suoi predecessori Bill Clinton e George Bush.

Attesa Kamala Harris, candidata democratica sconfitta alle elezioni del 6 novembre scorso. Poi gli ospiti stranieri. Prevista la partecipazione del presidente argentino Javier Milei e della premier italiana Giorgia Meloni.

Inviti recapitati ma conferme ancora attese per altri esponenti della destra internazionale: l’ungherese Viktor Orban e l’ex capo di Stato brasiliano Jair Bolsonaro.

Il presidente cinese Xi Jinping invece non ci sarà sicuramente: invierà un emissario. In prima fila poi Elon Musk, miliardario-influencer proprietario di Tesla, Space X e X, che nella nuova amministrazione sarà responsabile del Doge, un nuovo “dipartimento per l’efficienza governativa”.

Con lui ci saranno altri capi delle multinazionali del capitalismo digitale americano, come i ceo di Meta, Mark Zuckerberg, di Open Ai, Sam Altman, e di Apple, Tim Cook. A omaggiare Trump anche l’ad di Google, Sundar Pichai: per l’organizzazione dell’”inauguration day” ha donato un milione di dollari.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Cuba. Incidente stradale a turisti italiani: bilancio provvisorio di un morto e sei feriti

1737102665 minibus cuba

1737102665 minibus cubaUn incidente stradale ha coinvolto un gruppo di sette turisti italiani a Cienfuegos, a Cuba, uno dei quali, la guida del gruppo, è deceduto. Morto anche l’autista cubano.

Il minibus apparteneva all’agenzia di noleggio locale Transtur ed era partito dall’Avana. Mentre viaggiava è uscito di strada ed è andato a sbattere contro un parapetto, finendo poi nel fosso che separa le due carreggiate. Non è chiaro se siano stati coinvolti altri veicoli. Le persone ferite sono state portate nell’ospedale di Cienfuegos, la città più vicina. Tre sono ricoverate in terapia intensiva.

Gli altri passeggeri di nazionalità italiana, hanno riportato ferite.

Sin dalla prima segnalazione, l’Ambasciata d’Italia a L’Avana sta prestando assistenza ai connazionali in raccordo con la Farnesina. L’Ambasciata mantiene costanti contatti con il personale medico e il tour operator.

Il viaggio dei turisti italiani a Cuba era stato organizzato da Avventure nel Mondo, una delle agenzie di viaggi di gruppo più grandi in Europa. Era partito il 14 gennaio dall’Italia, e stava facendo un tour di tre settimane per visitare tutta Cuba. Dopo la partenza dall’Avana, i turisti stavano viaggiando verso la città di Santa Clara, nel centro dell’isola.




Musk è intervenuto per liberare Cecilia Sala, dice il New York Times

foto singola sito 2025 01 09t082638.101 1024x576

foto singola sito 2025 01 09t082638.101 1024x576Quando Cecilia Sala “è stata arrestata in Iran a dicembre, il suo fidanzato a casa temeva che potesse restare in prigione per anni. Così, mentre si vociferava che Iran e Italia stessero negoziando uno scambio di prigionieri che coinvolgeva gli Stati Uniti ha deciso di provare a far arrivare un messaggio a qualcuno che avrebbe potuto essere in grado di aiutarla. Il suo nome era Elon Musk“. Lo scrive il New York Times, che ricostruisce una parte della trattativa che ha portato alla liberazione della giornalista italiana. L’innesco, scrive l’autorevole quotidiano americano, sarebbe appunto Daniele Raineri, anche lui esperto inviato di guerra che adesso lavora per Il Post.

Alla conferenza stampa di inizio-fine anno, Giorgia Meloni ha detto di non conoscere l’eventuale ruolo di Musk nel rilascio di Sala: “Se ha avuto un ruolo, non ne sono a conoscenza”. Ma secondo il New York Times Musk “un mese prima dell’arresto della giornalista aveva avuto un incontro segreto con l’ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite”.

Musk, continua il Nyt, “ha contribuito a garantire il rilascio di Sala contattando l’ambasciatore iraniano presso l’ONU, Amir Saeid Iravani, secondo due funzionari iraniani, uno dei quali è un diplomatico senior del Ministero degli Esteri, entrambi a conoscenza dei termini dello scambio di prigionieri”.

“Come il signor Musk, un attore sempre più attivo, seppur non accreditato, sulla scena mondiale dopo la vittoria di Trump, sia arrivato a sposare la causa del giornalista resta poco chiaro. È vicino al primo ministro italiano, Giorgia Meloni, che si è recata a Mar-a-Lago , la tenuta di Trump in Florida dove il signor Musk è un cliente abituale, e ha incontrato il presidente eletto il 4 gennaio”.

Meloni ha detto in una conferenza stampa la scorsa settimana che il rilascio della Sig.ra Sala è stato il risultato di un “complesso lavoro di triangolazione diplomatica con l’Iran, e ovviamente anche con gli Stati Uniti d’America”. Il suo ufficio e il Ministero degli Esteri italiano hanno rifiutato di commentare l’articolo del New York Times.

Un alto funzionario dell’amministrazione Biden conferma che il governo americano non è stato consultato sui negoziati, non ha ricevuto alcuna informazione in anticipo sui rilasci e ha disapprovato l’accordo. John Kirby, portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale, ha affermato che l’accordo è stato “una decisione italiana dalla A alla Z”.

“L’ambiguità – continua il Nyt – evidenzia il ruolo insolito che Musk ha svolto mentre sedeva al fianco del signor Trump, sostenendo i partiti di estrema destra in Europa, mentre continuava a promuovere i suoi interessi commerciali all’estero. L’Italia, ad esempio, sta attualmente esplorando un potenziale accordo con SpaceX. E Meloni è stata una delle alleate europee sempre presenti di Musk, ospitandolo alla conferenza del suo partito nel 2023 e partecipando a un gala con lui lo scorso ottobre”.

“Al momento del viaggio di Meloni a Mar-a-Lago, il compagno di Sala, Daniele Raineri, aveva già cercato l’aiuto di Musk tramite un intermediario, ha detto. In un’intervista Raineri ha detto di aver pensato a lui perché aveva letto che c’era “un canale tra Musk e i diplomatici iraniani, e che Musk lavora anche a stretto contatto con Trump”.

Raineri ha dichiarato di aver inviato un messaggio il 29 dicembre a un esperto informatico italiano e socio del signor Musk per chiedergli se poteva portare il caso Sala all’attenzione del miliardario e chiedere il suo aiuto. L’informatico, Andrea Stroppa, ha dichiarato in un’intervista che Musk accolto la richiesta, ma che non sa se fosse stato coinvolto nel caso.

“A novembre, poche settimane prima dell’arresto di Sala, Musk aveva per più di un’ora l’ambasciatore iraniano nella sua residenza a Manhattan, per discutere di come allentare le tensioni tra Teheran e Washington”.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Venezuela. Alberto Trentini nelle prigioni di Maduro

foto singola sito 2025 01 15t080039.756 1024x576

foto singola sito 2025 01 15t080039.756 1024x576Dal 15 novembre scorso non si hanno più notizie di Alberto Trentini, un operatore umanitario italiano che collabora in Venezuela con la ONG francese ‘Humanity e Inclusion’. Il cooperante è stato fermato ad un posto di blocco, ma da quel momento si sono perse le sue tracce.

Da due mesi, però, non si sa più niente di lui e i familiari, ieri, preoccupati per le condizioni di salute del figlio, hanno lanciato un appello al governo italiano per riportare a casa Alberto. Attraverso l’avvocata Alessandra Ballerini, legale anche della famiglia Regeni, hanno rivolto un appello al governo riportato dal Corriere: “Confidiamo che la presidente del Consiglio e i ministri interessati si adoperino con lo stesso impegno e dedizione recentemente dimostrati a tutela di una nostra connazionale, per riportare presto, incolume, Alberto in Italia”. Chiaro il riferimento: Alberto Trentini, insomma, è prigioniero come Cecilia Sala. In realtà, però, già il 13 dicembre scorso è stata convocata alla Farnesina l’incaricata d’affari ad interim del Venezuela ‘per richiedere un tempestivo e risolutivo intervento sulla vicenda del connazionale’. Ma un mese dopo, ancora, tutto tace”.

La situazione è però complessa. I rapporti tra l’Italia e il Venezuela sono ai minimi termini: il paese sudamericano guidato da Nicolas Maduro ha ordinato la riduzione della rappresentanza diplomatica di Italia, Francia e Olanda.

Anche i deputati del Pd si sono attivati con un’interrogazione urgente al ministro degli Esteri Tajani, dove si chiede quali siano le iniziative del Governo per garantire che tutti i diritti processuali e di detenzione siano garantiti a Trentini e per garantire il suo immediato rientro in Italia. Trentini, si legge nell’interrogazione, “è stato trattenuto e trasferito da Guasdualito a San Cristóbal dove sarebbe sotto la custodia della Direzione generale di controspionaggio militare. Trentini soffre di ipertensione, ma non ci sono garanzie che stia ricevendo le necessarie cure mediche regolari né che abbia mai ricevuto alcun genere di prima necessità. Il caso del nostro connazionale è stato oggetto di una risoluzione urgente emessa il 7 gennaio dalla Commissione interamericana dei diritti umani (Cidh), nella quale si chiede al Venezuela di fornire informazioni immediate sulle condizioni di detenzione di Trentini”. L’interrogazione è stata firmata da Peppe Provenzano, Gianni Cuperlo, Fabio Porta, Enzo Amendola, Lia Quartapelle e Laura Boldrini.

TAJANI CONVOCA INCARICATO AFFARI SU CASO TRENTINI

“Ho fatto convocare stamani l’incaricato d’affari del Venezuela per protestare con forza per la mancanza di informazioni sulla detenzione del cittadino italiano Alberto Trentini e per contestare l’espulsione di 3 nostri diplomatici da Caracas. L’Italia continuerà a chiedere al Venezuela di rispettare leggi internazionali e volontà democratica del suo popolo”. Lo scrive su X il vicepremier e ministro degli esteri Antonio Tajani.

LA MAMMA: “È COME SPARITO NEL NULLA LA PREMIER SI MUOVA ANCHE PER LUI”

In un’intervista a Repubblica a parlare è la mamma del cooperante, Armanda. Alberto è il suo unico figlio. “Ci siamo scritti su Whatsapp il 15 novembre 2024 dall’aeroporto, era solito darci notizie dei suoi spostamenti per farci stare tranquilli. Ci sentivamo ogni giorno con messaggi o videochiamate perché voleva essere informato sulla salute del papà. Nella scorsa estate si era trattenuto a casa per un periodo più lungo, proprio per farci compagnia. Non mi sembrava preoccupato. Avevo avvertito nei giorni precedenti una sua lieve preoccupazione, probabilmente perché si trovava in un contesto nuovo ma quel giorno non ci ha dato notizie allarmanti né ha mai dato segnali di pericoli particolari e specifici”.

“Non sento Alberto da quel 15 novembre. Non so dov’è, come sta, come lo trattano: Alberto ha problemi di salute e non ha con sé le medicine. La nostra avvocata parla quotidianamente con la Farnesina ma nessun rappresentate del governo ci ha mai contattati. Ora confidiamo che la presidente Meloni e i ministri si adoperino con lo stesso impegno e dedizione che hanno dimostrato a tutela di un’altra italiana, per riportare presto, incolume, Alberto in Italia”.

Teme gli possa essere accaduto qualcosa? “Un silenzio di due mesi genera un’angoscia che non è immaginabile. Toglie il fiato e il sonno. Non so nemmeno descriverla”.

CHI È ALBERTO TRENTINI

“Il cooperante del Lido di Venezia ha 45 anni e da quasi 20 anni è impegnato in missioni tra Africa, Sudamerica, Libano e Balcani per conto di ong internazionali“, si legge ancora sul Corriere.
“Trentini si è laureato in Storia all’ateneo di Ca’ Foscari nel 2004 e dopo qualche anno da cooperante si è specializzato all’università di Liverpool in Assistenza umanitaria e in quella di Leeds in ‘Water sanitation and health enginering’ (sanificazione dell’acqua e ingegneria sanitaria).
Prima del Venezuela, è stato in Ecuador tra il 2006 e il 2007 con la Federazione di organismi di volontariato internazionale. Nel 2008 è tornato in Europa: con Re.Te ong è stato in Bosnia Erzegovina. Quindi, ha iniziato a occupare ruoli di responsabilità. A Muisne, di nuovo in Ecuador, con Ecological protection foundation è stato program officer. E per ‘Cefa Il seme della solidarietà’ country director, sempre in Ecuador. Quindi le trasferte in Etiopia e Paraguay per la ong Coopi-Cooperazione internazionale per cui è stato coordinatore sul campo e manager di vari progetti. Di nuovo, in Nepal, per Helpcode tra il 2015 e il 2016. Mentre per Médecins du monde belgique ha operato in Grecia prima di andare in Perù e in Libano. Negli ultimi tre anni è stato in Colombia“.

Agenzia DIRE – www.dire.it