La Venezuela democratica riempie le strade di tutto il Paese al grido di “libertà”

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captura“A quest’ora, in TUTTA Venezuelala gente è scesa in strada… ogni volta siamo sempre di più… Serenitá e fermezza. Mantenetevi concentrati. Ci vediamo tra poco”.

È il messaggio che la “pasionaria” Maria Corina Machado, indiscusso leader e mente dell’opposizione al dittatore Maduro, ha dato via X ai suoi connazionali che stanno gremendo le strade non solo di Caracas ma di tutto il Paese gridando “libertà”.

La Machado,sfidando l’ordinedi cattura disposto dal regimenei suoi confronti, ha affermato che tra poco riapparirà in pubblico, uscendo dalla clandestinità, per guidare le grandi manifestazioni del suo popolo.

In diversi punti la folla ha fatto allontanare anche le pattuglie della polizia, dell’esercito e della Guardia Nazionale inviate dal dittatore.

Nelle ultime ore anche il Canada ha riconosciuto Gonzalo Urrutia come Presidente eletto del Venezuela, Paese dove vivono centinaia di migliaia di italiani.

 

 

 




Venezuela: sono ore cruciali

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677e84cfdaa2f.r d.1516 1263 4499Vigilia dell’insediamento presidenziale e giornata cruciale, quella di oggi, per il Venezuela. L’opposizione al dittatore Maduro ha convocato la mobilitazione generale in tutto il Paese. Milioni di persone, presumibilmente, scenderanno nelle strade e nelle piazze per reclamare quanto hanno indicato con le elezioni dello scorso 28 giugno: Maduro ha perso e se ne deve andare.

Tutti gli atti delle votazioni sono stati consegnati ieri al governo del Panama per essere custoditi nella banca centrale. Dimostrano che Gonzalo Urrutia ha vinto con circa l’87 per cento dei voti. Risultato contestato da Maduro e dai suoi seguaci, che pur senza presentare le prove, si è dichiarato vincitore. Inutili le richieste di vari Stati di una documentazione.

Molti Paesi, tra cui l’Italia, hanno riconosciuto in Gonzalo Urrutia il nuovo presidente del Venezuela.

In questi giorni la dittatura ha mobilitato l’esercito, la polizia e i propri seguaci minacciando una represione brutale per contrastare la manifestazione odierna e soprattutto il ritorno, domani, di Gonzalo Urrutia che ha dichiarato che sarà nel Paese a reclamare la presidenza e sulla cui testa Maduro ha posto una taglia di 100 mila dollari.




Cecilia Sala racconta la sua prigionia: “Temevo di non reggere più”

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foto singola sito 2025 01 09t082638.101 1024x576Dopo più di 20 giorni di prigionia in Iran Cecilia Sala è a casa. Da ieri la giornalista è finalmente in Italia da cittadina libera dopo aver trascorso giorni terribili nella prigione di massima sicurezza di Evin, a Teheran. Ai Carabinieri del Ros, ieri sera, ha raccontato tutti quei giorni di prigionia e le condizioni di detenzione.

A fare un primo resoconto, così come riporta Repubblica, è la stessa Sala in uno dei suoi popolari podcast: “Temevo davvero di non reggere più“, confessa. Nella prigione “avevo perso il senso del tempo, non sapevo più quando era giorno e quando era notte“. La 29enne è stata, infatti, chiusa in una cella di isolamento dove non veniva mai spenta la luce, una cella “stretta e alta, senza letto, con una lampada sempre accesa e una piccola finestrella sul soffitto da cui passava l’aria ma che neanche riuscivo a vedere. Il pranzo e la cena “manciate di datteri e poco altro, che una mano mi passava dalla feritoia della porta“.

“Ho chiesto una Bibbia– racconta- presumevo che potesse essere un libro che ad Evin avevano in inglese. E perché comunque la Bibbia è un libro molto lungo…”. Un libro che comunque non le è mai arrivato, così come i suoi occhiali e i beni di prima necessità che non le sono mai stati consegnati.

Due giorni fa “mi hanno spostato in una cella più grande e mi hanno portato gli occhiali.
Ero insieme a una donna iraniana che non parlava una parola di inglese, quindi indicavamo gli oggetti nella stanza, lei ne diceva il nome in farsi e io in inglese”. E poi la consegna di un libro, ‘Kafka sulla spiaggia’ di Haruki Murakami, e la possibilità di chiamare a casa: “Daniele (Raineri, il compagno, ndr), compralo anche te, nella stessa edizione, così lo possiamo leggere insieme, seppure a distanza”.

Nella mattina di ieri la notizia della sua liberazione e le sue prime parole in un messaggio vocale indirizzato ai suoi colleghi di Chora News: “Ciao, sono tornata”. E poi, l’abbraccio al collega e compagno Daniele Raineri, alla madre Elisabetta Vernoni e al padre Renato Sala. Cecilia è a casa.

 

Agenzia DIRE – www.dire.it




Cecilia Sala: l’atterraggio, gli abbracci, le sue parole

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cecilia sala abbracci 1024x576“Cecilia Sala è da poco atterrata all’aeroporto di Ciampino. Scesa dall’aereo è corsa ad abbracciare il suo compagno, Daniele Raineri“: Choramedia ‘ruba’ le immagini del primo abbraccio della giornalista tornata oggi in Italia dopo la detenzione in Iran e annuncia il racconto delle ultime 24 ore di Cecilia Sala nell’ultima puntata del suo podcast, Stories. Dopo il primo abbraccio, è seguito quello commosso con i genitori. Le prime parole di Cecilia Sala al padre, Renato Sala, come riferite da lui stesso ai giornalisti sono state: “Papà ti voglio bene, finalmente questa parentesi si è chiusa”.

Quindi l’incontro commosso con Giorgia Meloni, che ha accolto la giornalista a Ciampino. “Adesso devi solo stare serena, non dire niente. Sono qui per ringraziarti e per dirti che sei stata forte”, queste le parole riferite della Premier. “Grazie”, le ha risposto la giornalista, anche unendo le mani in segno di ringraziamento più volte. La presidente del Consiglio le ha risposto, sorridendo: “E figuriamoci”.

“La giornalista era stata arrestata a Teheran lo scorso 19 dicembre- scrive in un post Chorma Media che ricostruisce brevemente la vicenda- e da allora detenuta in isolamento nella prigione di Evin, in Iran, nota per essere il carcere destinato ai dissidenti politici. Cecilia Sala era partita il 12 dicembre da Roma per l’Iran con un regolare visto giornalistico e le tutele previste per una giornalista in trasferta. Durante il suo soggiorno aveva condotto una serie di interviste e realizzato tre puntate del podcast Stories di Chora News. Da quel momento è iniziata l’attività delle autorità italiane, che si è conclusa questa mattina con la sua liberazione”.

MELONI: “BENTORNATA CECILIA!”

“Bentornata Cecilia!”. Lo scrive su X la premier Giorgia Meloni, postando la foto in cui è ritratta mentre stringe la mano a Cecilia Sala pochi minuti dopo il rientro della giornalista in Italia da Teheran.

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Iran, Cecilia Sala è libera e sta tornando in Italia

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foto singola sito 2024 12 27t205217.385 1024x576“È decollato pochi minuti fa, da Teheran, l’aereo che riporta a casa la giornalista Cecilia Sala. Grazie a un intenso lavoro sui canali diplomatici e di intelligence, la nostra connazionale è stata rilasciata dalle autorità iraniane e sta rientrando in Italia.

Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, esprime gratitudine a tutti coloro che hanno contribuito a rendere possibile il ritorno di Cecilia, permettendole di riabbracciare i suoi familiari e colleghi. Il Presidente ha informato personalmente i genitori della giornalista nel corso di una telefonata avvenuta pochi minuti fa“. Lo annuncia in una nota Palazzo Chigi.

MELONI: CECILIA SALA RIENTRA GRAZIE A LAVORO DIPLOMATICO E INTELLIGENCE

“È in volo l’aereo che riporta a casa Cecilia Sala da Teheran. Grazie a un intenso lavoro sui canali diplomatici e di intelligence, la nostra connazionale è stata rilasciata dalle autorità iraniane e sta rientrando in Italia. Ho informato personalmente i genitori della giornalista nel corso di una telefonata”. Lo scrive sui social la premier Giorgia Meloni, esprimendo “gratitudine a tutti coloro che hanno contribuito a rendere possibile il ritorno di Cecilia, permettendole di riabbracciare i suoi familiari e colleghi”.

TAJANI: DIPLOMAZIA E LAVORO DI SQUADRA, SALA STA TORNANDO A CASA

“Diplomazia e lavoro di squadra: Cecilia Sala sta tornando a casa!”. Lo scrive su X il vicepremier e ministro degli esteri Antonio Tajani.

CROSETTO: GRANDE LAVORO SQUADRA, MELONI E MANTOVANO IN PRIMIS

La liberazione di Cecilia Sala è “il grande frutto di un lavoro di squadra fatto in silenzio, in prima persona da Giorgia Meloni, dai Servizi e da Alfredo Mantovano che ha seguito in prima persona tutta la vicenda. Una piccola grande vittoria del nostro Paese”. Lo dice il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervistato dal Tg1.

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Los Angeles in fiamme: 30.000 persone in fuga nel traffico

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los angelesLos Angeles in fiamme. La sindaca Karen Bass ha dichiarato lo stato di emergenza per un enorme incendio scoppiato nella zona di Palisades, alimentato da raffiche di vento a 160 km/h. Ci sono migliaia di persone in fuga, imbottigliate nel traffico lungo Sunset Boulevard. Pacific Palisades è un ricco quartiere costiero a ovest del centro di Los Angeles che ospita circa 24.000 persone e molte celebrità.

L’incendio è divampato a Piedra Morada Drive intorno alle 10:30 locali e ha bruciato 2.921 acri entro la prima serata, costringendo oltre 30.000 residenti a fuggire dalle proprie case. Ma “il peggio deve ancora arrivare”, dicono gli esperti. Il fuoco dovrebbe raggiungere la massima intensità nella notte (la giornata odierna, in Italia).

“Non solo non è finita, ma è appena iniziato e peggiorerà significativamente”, ha affermato lo scienziato del clima dell’UCLA Daniel Swain in un briefing. Perché i venti sono in aumento e il tasso di umidità nella California meridionale è bassissimo: un innesco fatale.

Un incendio secondario è scoppiato sulle colline sopra Altadena, vicino a Eaton Canyon. L’incendio ha bruciato circa 400 acri e ha causato evacuazioni nell’area a ovest dell’Eaton Canyon Golf Course, secondo l’US Forest Service.

C’è un altro incendio nella grande area di Los Angeles, questa volta a Santa Paula, una città a circa 70 miglia a ovest del centro di Los Angeles. Si tratta di un incendio strutturale sulla Main Street della città, dove diversi magazzini e veicoli sono in fiamme, secondo il dipartimento dei vigili del fuoco della contea di Ventura.

Nella cartina dinamica pubblicata dal New York Times si vede come l’avanzare delle fiamme cominci ad andare a macchia di leopardo.

I vigili del fuoco sono impegnati a salvare la Getty Villa e la Palisades Charter High School. Il Reel Inn, un ristorante istituzione di Malibu da oltre tre decenni, sembra essere bruciato nell’incendio.
Il National Weather Service prevede che la tempesta di vento in corso sarà la più distruttiva ad aver colpito la regione di Los Angeles dal 2011.

 

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Rilasciato dopo 5 ore l’italiano in Venezuela accusato di essere un mercenario

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maduroÈ stato rilasciato dopo cinque ore il cittadino italiano che era stato arrestato in Venezuela perchè sospettato di attività illegali. L’uomo era stato arrestato dopo essere entrato nel paese sudamericano via terra. Il ministro degli Interni, della Giustizia e della Pace, Diosdado Cabello, ha spiegato che l’arresto è avvenuto dopo che l’uomo era stato individuato mentre attraversava la frontiera utilizzando “una strada sconnessa tra i valichi”, quelle che i venezuelani chiamano “trochas”. Insomma, un ingresso nel paese molto sospetto, che dimostrava intenzioni poco chiare.

Insieme all’italiano era stato arrestato anche un cittadino colombiano: entrambi sono stati accusati di essere “mercenari”, che avrebbero avuto un ruolo all’interno di un presunto “complotto” per rovesciare il governo del presidente Nicolas Maduro. Un’accusa che non suona nuova, da quelle parti: dopo le elezioni presidenziali del 28 luglio che hanno confermato Maduro (ma l’esito è stato oggetto di contestazioni e proteste), in Venezuela sono stati arrestati 127 cittadini stranieri (svizzeri, tedeschi, americani, spagnoli, italiani, ucraini, albanesi e olandesi) che ora sono detenuti e per molti l’accusa è stata proprio quella di essere presunti mercenari. I numeri sono stati riferiti da Cabello.

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Il nostro bel tricolore compie oggi 228 anni

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tricolore meloni e mattarella 1024x576Il tricolore italiano nasce il 7 gennaio 1797 a Reggio Emilia, per decisione del Parlamento della Repubblica Cispadana che rese universale “lo Stendardo o Bandiera Cispadana di tre colori Verde, Bianco, e Rosso”. Oggi, in occasione del suo 228° anniversario, le più alte cariche dello Stato gli rendono omaggio.

MATTARELLA: “LA BANDIERA TRICOLORE RIASSUME LA NOSTRA IDENTITÀ DI POPOLO”

“Celebriamo oggi il 228° anniversario dalla proclamazione del Primo Tricolore d’Italia, Bandiera che i Costituenti vollero come simbolo della Repubblica. La Bandiera è testimone che, di generazione in generazione, riassume la nostra identità di popolo, nel processo storico che ha portato al raggiungimento dello Stato unitario e, con la Liberazione, ai valori di libertà e democrazia, di pace e cooperazione, che sono il patrimonio irrinunciabile della nostra società, scolpiti nella nostra Carta Costituzionale”. Lo dice il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
“Il Tricolore- aggiunge- evoca l’orgoglio delle virtù civiche proprie al sentirsi italiani, esprime al mondo i valori della nostra comunità, della nostra Patria. Ad esso ci rivolgiamo con rispetto e l’emozione di un popolo che si raccoglie e riconosce intorno ad esso. Viva il Tricolore, viva la Repubblica”.

MELONI: “SIMBOLO DI UNA NAZIONE CHE TORNA A FARSI VALERE NEL MONDO”

“Amore per la Patria, memoria e rispetto per chi ha lottato per la nostra libertà, speranza per un futuro da costruire insieme. Sono tutti valori incarnati dal nostro Tricolore, che celebriamo in particolar modo oggi, in occasione della Giornata Nazionale della Bandiera. Un ponte che unisce storia e futuro, tradizione e innovazione, le nostre radici con il nostro domani. Simbolo di una Nazione forte e unita che sta tornando a farsi valere nel mondo”. Lo scrive su X la premier Giorgia Meloni concludendo che “continuiamo insieme a portare alto il nostro vessillo verde, bianco e rosso. Con orgoglio, passione e determinazione. Viva il Tricolore, Viva l’Italia”.

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Trump: “Trudeau si dimette? Il Canada diventi il 51esimo Stato degli Usa”

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foto a 2 sito 2025 01 06t202737.427 1024x576“Molte persone in Canada amano essere il 51esimo Stato” degli Usa. “Gli Stati Uniti non possono più subire i massicci deficit commerciali e i sussidi di cui il Canada ha bisogno per restare a galla“. Lo scrive su Truth Donald Trump.

“Justin Trudeau lo sapeva e si è dimesso. Se il Canada si fondesse con gli Stati Uniti, non ci sarebbero tariffe, le tasse diminuirebbero notevolmente e sarebbero totalmente sicuri dalla minaccia delle navi russe e cinesi che li circondano costantemente. Insieme, che grande Nazione sarebbe!!!”, conclude Trump.

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Canadà. Trudeau si dimette

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jtJustin Trudeau getta la spugna. Il primo ministro, durante una conferenza stampa organizzata ieri mattina (nella foto), ha annunciato le sue dimissioni da leader del Partito Liberale e contemporaneamente il suo passo indietro dalla guida dell’esecutivo una volta che i grit saranno stati in grado di dotarsi di una nuova leadership. In sostanza, rimarrà primo ministro pro tempore, in concomitanza con l’attivazione della prorogation che pone fine alla sessione parlamentare fino al prossimo 24 marzo. Per quella data – ma in questo caso mancano conferme – i liberali dovranno eleggere un nuovo leader che automaticamente diventerà primo ministro. A questo punto la palla passa al Partito, che dovrà produrre entro breve tempo una road map per arrivare all’elezione del nuovo leader.

“Ogni mattina – ha dichiarato – mi sono svegliato come primo ministro. Sono stato ispirato dalla resilienza, dalla generosità e dalla determinazione dei canadesi. È la forza trainante di ogni singolo giorno in cui ho avuto il privilegio di servire in questo ufficio”.
“Come tutti sapete – ha poi aggiunto – sono un combattente. Tengo profondamente ai canadesi, mi preoccupo profondamente di questo Paese e sarò sempre motivato da ciò che è nel migliore interesse dei canadesi. E il fatto è che, nonostante i migliori sforzi per risolverlo, il Parlamento è stato paralizzato per mesi dopo quella che è stata la sessione più lunga di un parlamento di minoranza nella storia canadese. Ecco perché questa mattina ho avvisato la governatrice generale sul bisogno di una nuova sessione del Parlamento. Ha accolto questa richiesta e la Camera sarà ora prorogata fino al 24 marzo”.

“Durante le vacanze, ho anche avuto la possibilità di riflettere e ho avuto lunghe conversazioni con la mia famiglia sul nostro futuro. Nel corso della mia carriera, ogni successo che ho ottenuto personalmente è stato grazie al loro sostegno e al loro incoraggiamento. Così, ieri sera, a cena, ho spiegato ai miei figli la decisione che sto condividendo con voi oggi. Ho intenzione di dimettermi da leader del partito, da primo ministro, dopo che il partito avrà selezionato il suo prossimo leader attraverso un robusto processo competitivo a livello nazionale. Ieri sera ho chiesto al presidente del Partito liberale di avviare questo processo. Questo paese merita una vera scelta alle prossime elezioni, e mi è diventato chiaro che se devo combattere battaglie interne, non posso essere l’opzione migliore in quelle elezioni”.

“Il Partito Liberale del Canada – ha continuato Trudeau – è un’istituzione importante nella storia del nostro grande paese e della democrazia. Un nuovo primo ministro e leader del Partito Liberale porterà i suoi valori e ideali nelle prossime elezioni. Sono entusiasta di vedere il processo svolgersi nei prossimi mesi. Siamo stati eletti per la terza volta nel 2021 per rafforzare l’economia post-pandemia e promuovere gli interessi del Canada in un mondo complicato, e questo è esattamente il lavoro che io e noi continueremo a fare per i canadesi”.

È questo, in sintesi, quanto accaduto ieri mattina, esito finale di un lungo tira e molla tra il leader liberale e il gruppo parlamentare grit innescato dalle dimissioni dell’ex ministro delle Finanze Chrystia Freeland.

A cavallo delle feste natalizie, i deputati liberali del Quebec, dell’Ontario e delle Province Atlantiche avevano chiesto a Trudeau di dimettersi, alla luce anche dai sondaggi catastrofici degli ultimi mesi e all’azzeramento sostanziale di qualsiasi chance di vittoria alle prossime elezioni federali.

Resta da capire quale sarà l’atteggiamento delle opposizioni. Nei giorni scorsi sia il leader del Partito Conservatore Pierre Poilievre sia quello dell’Ndp Jagmeet Singh avevano confermato la loro intenzione di far cadere il governo alla prima occasione disponibile, a prescindere dalla decisione di Trudeau di restare o dimettersi. Ieri lo stesso Singh ha confermato questa linea. Con la prorogation annunciata ieri, la mozione di sfiducia non potrà più essere presentata il 30 gennaio come previsto, ma dovrà essere spostata a fine marzo: in definitiva, si andrà alle urne questa primavera.

Nel frattempo il governo guidato da Trudeau resterà in carica, per quella che dovrebbe essere l’ordinaria amministrazione, anche se a dire il vero tanto ordinaria non sarà: il 20 gennaio infatti ci sarà l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, con l’automatica attivazione dei dazi doganali del 25 per cento sui prodotti canadesi.

L’esecutivo quindi dovrà impegnarsi per evitare questa evenienza che potrebbe portare con sé delle conseguenze catastrofiche, ma lo farà in una posizione di grande debolezza, con un primo ministro dimissionario e un governo in fieri in attesa della fiducia della House of Commons.

 

da Il Corriere Canadese