Voto in Usa, a che ora si saprà il vincitore? Dipende tutto dagli ‘Swing States’: quali sono e quanto valgono

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trump harris 1024x576In America si vota oggi per l’elezione del presidente degli Stati Uniti, una sfida sempre emozionante e nel caso di questa tornata elettorale preceduta da colpi di scena, polemiche e scenografici raduni, mentre sullo sfondo mai come ora imperano gravissimi conflitti internazionali. I seggi apriranno oggi tra le 5 e le 10 del mattino, a seconda delle regole stabilite dai 50 governi federali. Tra i primi seggi che si apriranno, ci sono quelli dell’East coast, che apriranno alle 6 (quando in Italia sarà mezzogiorno). Anche le chiusure saranno scaglionate, ma le prime arriveranno quando in Italia saranno l’1 di notte. Il maggior numero di stati chiudere tra le 2 e le 3. Ecco perchè è probabile che un’idea del risultato si abbia tra le 3 e le 4 della notte. Gli ultimi seggi a chiudere, invece, ad esempio quelli delle Hawai, chiuderanno quando in Italia sarà ormai l’alba di mercoledì. Ma il risultato, è molto probabile, per quell’ora si conoscerà già.

TUTTO DIPENDE DAGLI SWING STATES, COSA SONO

Per capire l’esito del risultato, è fondamentale tenere d’occhio i sette ‘Swing States’, ovvero gli Stati ‘in bilico’, che potrebbero andare a uno oppure all’altro candidato riservando sorprese. Si tratta di Arizona, North Carolina, Georgia, Michigan, Nevada, Pennsylvania e Wisconsin. La partita per i candidati si disputa principalmente qui, perchè gli altri Stati bene o male sono già apertamente ‘schierati’ con Trump o Harris. Lo stato più ‘pesante’, tra questi, è la Pennsylvania: chi la vince ottiene infatti 19 grandi elettori. Ogni Stato assegna a uno dei due candidati un certo numero di elettori (proporzionalmente al numero di abitanti), e per essere eletti presidenti bisogna metterne insieme almeno 270. Oltre alla Pennsylvania, anche la Georgia e la North Carolina hanno un peso importante, perchè valgono 16 elettori. La rapidità con cui si potrà conoscere l’esito delle elezioni, dipende proprio da questo, dall’assegnazione di questi sette Stati. Se, ad esempio, Donald Trump dovesse ‘prendere’ anche la Pennsylvania (oltre a Georgia e North Carolina che nei sondaggi stanno con il tycoon), allora con ogni probabilità avrebbe vinto e l’esito si dovrebbe conoscere molto preso, già intorno alle 2 o alle 3 di notte. Altrimenti si dovrà aspettare di più. O la chiusura successiva, un’ora dopo, quando arriveranno anche Arizona (11 grandi elettori), Michigan (15 grandi elettori) e Wisconsin (10 grandi elettori). Oppure quella dopo ancora, quando i seggi si chiuderanno nell’ultimo Stato in bilico, il Nevada (6 grandi elettori). Se l’assegnazione degli Stati in bilico, invece, non avverrà in modo chiaro, il verdetto non potrà essere immediato. Scordiamoci di conoscere (con certezza, almeno) il vincitore nella notte tra martedì e mercoledì. Nel 2020, ad esempio, ci vollero ben quattro giorni per il conteggio dei voti.

QUANDO CHIUDONO I SEGGI

Per andare con ordine, le prime informazioni sull’esito del voto arriveranno dopo l’1 di notte. A quell’ora, infatti, cominceranno a chiudere il primo gruppo di seggi: la chiusura è prevista per quell’ora in Georgia (che è uno degli stati chiave e assegna 16 grandi elettori), Indiana, Kentucky, South Carolina, Vermont e Virginia.

A seguire, quando in Italia sarà l’1.30, si chiuderanno i seggi in North Carolina (16 grandi elettori), ma anche in West Virginia e in Ohio. Alle 2 di notte arriva la chiusura massiccia, in 17 Stati gli Stati Usa in cui chiudono i seggi, inclusa la cruciale Pennsylvania, che mette in palio 19 grandi elettori. Chiudono a quell’ora anche Oklahoma, Missouri, Tennessee, Mississippi, Alabama, Florida, Maine, New Hampshire, Massachusetts, Rhode Island, Connecticut, New Jersey, Delaware, Maryland e la capitale Washington.

Alle 3 è in programma la chiusura dei seggi in altri 15 Stati tra cui il repubblicano Texas e altri tre Stati chiave: Arizona, Wisconsin e Michigan. Una volta chiusi anche questi, il verdetto dovrebbe esserci. Alle 3 si chiude il voto nel Wyoming, North Dakota, South Dakota, Nebraska, Iowa, Kansas, Louisiana, New Mexico, Colorado, Minnesota e New York.

Tra le 4 e le 5, chiudono i seggi di Utah, Montana e arriva anche l’ultimo ‘swing state’, ovvero il Nevada. Poi California, Oregon, Washington e Idaho. Gli ultimi seggi a chiudere, tra le 6 e le 7, sono quelli delle Hawaii e dell’Alaska.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Oltre a Rafael, un altro pericolo per i Caraibi

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two atl 7d0Mentre la tormenta Rafael si sta dirigendo verso Cuba, un’altra minaccia si sta profilando per le isole dell’Atlantico sudoccidentale, in particolare Portyo Rico, Repubblica Dominicana e Bahamas.

Infatti in queste ore una depressione di bassa pressione sta producendo rovesci disorganizzati e temporali a est-nordest delle Isole Sottovento.
Si prevede che questo sistema si sposterà verso ovest e potrebbe formarsi una bassa pressione entro giovedì.
Successivamente, è possibile un lento sviluppo di questo sistema nell’ultima parte della settimana mentre si sposterà generalmente verso ovest.

Le possibilità di formazione di una tormenta tropicale sono del 10% nelle prossime 48 ore, mentre sono del 30% per i prossimi sette giorni.




USA. Oggi è l’ “Election day”

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donald trump kamala harris 1024x576È arrivato l’Election Day del 5 novembre, ossia le elezioni che decideranno chi sarà il 47esimo presidente degli Stati Uniti, uno dei ruoli più potenti del mondo. Un appuntamento anticipato da colpi di scena, polemiche e spettacolari raduni, sullo sfondo di stravolgimenti e conflitti internazionali.

ELEZIONI AL VIA, A DIXVILLE A MEZZANOTTE TRUMP-HARRIS 3-3

I primi risultati elettoral arrivano da Dixville Notch, nel New Hampshire, dove il tradizionale voto di mezzanotte si è concluso con un pareggio per tre a tre fra la candidata democratica alla Casa Bianca Kamala Harris e l’ex presidente repubblicano Donald Trump.

La località si trova a pochi chilometri dal confine con il Canada. Al voto, che dal 1960 si tiene subito dopo la mezzanotte, nel primo martedì di novembre elettorale, hanno partecipato sei aventi diritto: quattro sarebbero di orientamento repubblicano, riferisce l’emittente Cnn, mentre due non avrebbero mai dichiarato alcuna affiliazione. Anche questa volta, gli elettori si sono riuniti al Balsams Hotel non appena aperto il seggio.

E anche questa volta il risultato del voto è stato annunciato prima di tutti gli altri nei 50 Stati americani, che saranno perlopiù espressi a partire dalle sette di mattina ora locale, non prima delle 11 in Italia.

Secondo Les Otten, uno dei votanti di Dixville Notch, citato dalla Cnn, la pubblicazione del tre a tre rappresenta “una lezione civile” per il Paese e “può aiutare gli americani a capire che votare è un parte importante dei loro diritti come cittadini”.

Nelle ultime due elezioni gli abitanti di Dixville Notch si sono espressi in favore dei candidati democratici alla Casa Bianca: prima per Hillary Clinton, sconfitta nel 2016, poi per Joe Biden, vincitore nel 2020. 

GLI ORARI DEL VOTO

I seggi apriranno oggi tra le 5 e le 10 del mattino, a seconda delle regole stabilite dai 50 governi federali. Quando i primi seggi (nel Maine) apriranno e si comincerà a votare, in Italia saranno le 11. In alcuni Stati tuttavia l’orario viene stabilito autonomamente dalle singole contee o municipalità. Anche l’orario di chiusura è facoltativo. I primi stati a chiudere (tra cui il ‘pesante’ stato della Georgia che assegna 16 elettori), lo faranno quando in Italia sarà l’1 della notte tra martedì e mercoledì 6 novembre.
In Italia cominceremo ad avere notizie nella notte tra martedì e mercoledì 6. Se uno dei due presidenti conquisterà subito un sufficiente numero di stati di peso (compresi i cosiddetti ‘swing States‘ o stati in bilico), allora intorno alle 3-4 di questa notte il vincitore sarà già chiaro. In caso contrario, potrebbero servire giorni per decretare chi sarà il nuovo presidente. Nel 2020 ce ne vollero quattro.

GLI ELETTORI

Alle urne sono chiamati a recarsi 161 milioni e 420mila elettori su una popolazione di circa 330 milioni: questo, almeno, il numero di aventi diritto che si sono registrati nel 2022, contro i 168 milioni e 310mila del 2020. Il sistema americano prevede infatti la registrazione obbligatoria e consente di votare di persona, nei seggi, oppure per posta o e-mail. Così, negli anni, sempre più Stati hanno optato per anticipare l’Election Day approfittando degli strumenti digitali. Il primo ad aprire le votazioni per email è stato l’Alabama, lo scorso 11 settembre. A seguire, il 20 settembre, hanno iniziato a esprimersi in Minnesota, Dakota del Sud e Virginia.

CHI VOTA PER POSTA

Possono inoltre votare per posta o email i soldati di stanza in Stati diversi da quello di appartenenza, come illustra il portale del Federal Voting assistence Program (https://www.fvap.gov/) mentre sul sito https://vote.gov/ si accede a tutte le informazioni necessarie per chi risiede dall’estero e per tante altre fattispecie: giovani alle prese con la prima votazione, persone con disabilità, cittadini senza fissa dimora o che hanno acquisito da poco la cittadinanza. Alle elezioni del 2020, quando Joe Biden batté Donald Trump, l’affluenza fu del 66,8%.

TRUMP E GLI IMPEACHMENT, KAMALA CHE SOCCORRE BIDEN

Nel segreto dell’urna, l’elettore potrà scegliere tra il candidato repubblicano Donald Trump – già presidente tra il 2016 e il 2020, il primo candidato presidente della storia americana ad affrontare due impeachment – e la vicepresidente uscente, la democratica Kamala Harris, subentrata a Joe Biden, che si è ritirato a quattro mesi dal voto. Sebbene la politica statunitense sia storicamente dominata dal bipartitismo, con “Great Old Party” e Dem che si alternano alla Casa Bianca, ci sono in lizza anche candidati indipendenti, oppure sostenuti da partiti politici minori. Tra questi, spiccnno i nomi di Jill Stein dei Verdi e Chase Oliver per il Partito libertario.

IL VOTO È INDIRETTO: ECCO COME FUNZIONA

Ma come funziona il sistema elettorale americano? Lo scrutinio è indiretto. Il singolo elettore infatti non vota direttamente per il candidato prescelto, me per uno dei grandi elettori che rappresentano il suo Stato – e che nella stragrande maggioranza dei casi sono di pari numero ai seggi che lo Stato vanta al Congresso.

I GRANDI ELETTORI E LA QUOTA 270

Si tratta quindi di una cifra proporzionale alla popolosità del singolo Stato: si va da un minimo di tre a un massimo di 54, come nel caso della California.
Questi a loro volta formeranno il Collegio elettorale, incaricato di scegliere il nuovo presidente. I grandi elettori sono in totale 538, ossia la somma di deputati e senatori al Congresso (535), più tre rappresentanti del Distretto di Columbia, dove si trova la capitale Washington. Quindi, il candidato che ambisce alla Casa Bianca deve raggiungere almeno quota 270. Da qui il termine “Road to 270“.
Il sistema è maggioritario, ciò significa che vale il meccanismo “winner takes all”: chi vince uno Stato otterrà tutti i voti espressi in quello Stato. I grandi elettori, a loro volta, vanno a formare il Collegio elettorale, che si riunirà per votare il presidente e il vicepresidente a gennaio.

I 7 SWING STATES O ‘STATI IN BILICO’

Gli Stati in totale sono 50, di cui la maggior parte storicamente orientata verso il partito repubblicano o democratico. A fare la differenza sono quindi i cosiddetti “Swing States“, ossia quelli in cui nei quattro anni di mandato l’affiliazione politica potrebbe cambiare. In questa tornata elettorale secondo gli analisti saranno Arizona, Carolina del Nord, Georgia, Michigan, Nevada, Pennsylvania e Wisconsin. La partita per i candidati si sta infatti disputando principalmente qui.

IL 6 GENNAIO LA NOMINA FORMALE DEL NUOVO PRESIDENTE

Il 5 novembre gli elettori votano anche per il rinnovo del Congresso – formato da 435 deputati e 100 senatori – e per scegliere undici governatori. Il 6 gennaio, il Collegio elettorale riunito al Senato per la prima riunione in seduta comune del Congresso esprimerà le scelte dei cittadini e voterà il nuovo presidente, che si insedierà il 20 gennaio.

Agenzia DIRE – www.dire.it




“18” adesso si chiama Rafael e prenderà forza di uragano

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115048 5day cone no line and windLa depressione tropicale che era stata chiamata con il numero progressivo di 18 si è trasformata in tormenta tropicale a cui è stato dato il nome di Rafael.

Un allarme di uragano è in vigore per le Isole Cayman, le province cubane di Pinar del Rio, Artemisa, La Habana, Mayabeque, Matanzas e l’Isola della Gioventù.

Mentre un allarme di tempesta tropicale è stato emanato per Giamaica, le province cubane di Villa Clara, Cienfuegos, Sancti Spiritus e Ciego de Avila.

È in vigore un’osservazione di tempesta tropicale per le province cubane di Camaguey e Las Tunas, per Florida Keys inferiori e centrali.

Preparativi per proteggere la vita e la proprietà dovrebbe essere completata in tutta fretta.

Rafael si sta dirigendo a nord ovest, come possiamo vedere dall’immagine pubblicata. Già domani avrà forza di uragano e interesserà in particolare la parte ovest di Cuba per poi dirigersi verso il sud degli StatiUniti dove il suo arrivo è previsto per domenica, in Alabama, debilitato a tormenta tropicale.




Caraibi. Attenzione a “18”!

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two atl 7d0Una tormenta tropicale, Patty, nel nordest dell’Atlantico, a est delle Azzorre, e un potenziale ciclone, cui viene dato il numero 18, situato sulla parte centro-meridionale del Mar dei Caraibi. Più una zonadi bassa pressione ubicata nell’Atlantico sudoccidentale a ridosso della Repubblica Dominicana.

Questa la situazione meteo che gli esperti del Centro Nazionale degli Uragani di Miami stanno monitorando nelle ultime ore con estrema attenzione.

Per quanto concerne “18” la possibilità che si trasformi in Tormenta Tropicale già nelle prossimi 48 ore è praticamente certa.

Mentre per la depressione sull’Atlantico sudoccidentale (evidenziata nell’immagine con il colore giallo) è attorno al 20% per i prossimi 7 giorni. Lo sviluppo di questo sistema è lento e si muove generalmente verso ovest.

 




Repubblica Ceca, commemorazione dei caduti delle Guerre mondiali

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4 miloviceSu iniziativa dell’Ambasciata d’Italia Praga, il 2 novembre scorso il Sacrario militare italiano di Milovice – luogo di sepoltura di 5.276 soldati italiani e di militari di altre nazionalità – ha accolto la tradizionale cerimonia di commemorazione dei caduti nei territori dell’attuale Repubblica Ceca durante le due Guerre mondiali. Il toccante momento della deposizione delle corone di fiori ai piedi del Monumento ai caduti da parte dell’Ambasciatore Mauro Marsili e dei rappresentanti delle autorità civili e militari, è stato preceduto dall’esecuzione de “La canzone del Piave” e degli inni nazionali italiano e ceco a cura della banda militare del Comando della guarnigione di Praga. La cerimonia si è conclusa con la declamazione della “Preghiera del soldato” da parte del Carabiniere in servizio all’Ambasciata d’Italia, Vincenzo D’Alfonzo.

Tra i numerosi ospiti, una delegazione di deputati del gruppo interparlamentare di amicizia tra la Repubblica Ceca e l’Italia, il Direttore della Logistica del Ministero della Difesa, Maggiore Generale Robert Bieleny, il Sindaco di Milovice, Milan Pour, il rappresentante del comune di Conegliano, consigliere Matteo Zucol, il presidente dell’A.R.Mi. – Associazione Militare del Ricordo di Milovice e membro del direttivo dell’Unione degli ufficiali e sottufficiali delle forze armate della Repubblica Ceca, colonnello Svetozár Plesník, il presidente del Comites – Comitato degli italiani residenti all’estero della Repubblica Ceca, Roberto Massa, una delegazione di alpini coordinata dalle Sezioni di Belluno e di Conegliano e il Coro Minimo Bellunese. Le celebrazioni si sono concluse con una visita guidata al museo militare cittadino e una Santa Messa nella chiesa di Santa Caterina d’Alessandria.




4 novembre: il Presidente Mattarella all’Altare della Patria

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Roma- Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’Altare della Patria in occasione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, oggi 4 novembre 2024.
(Foto di Paolo Giandotti – Ufficio Stampa per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

“Le nostre Forze Armate continuano a operare in terre lontane in numerose missioni, sottolineando con il loro impegno la vocazione del nostro Paese a coltivare e preservare il rispetto del diritto internazionale”. Così il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della “Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate”. Questa mattina, il Capo dello Stato ha deposto una corona d’alloro sulla tomba del Milite Ignoto all’Altare della Patria.
Accompagnato dal Ministro della Difesa Guido Crosetto, il Capo dello Stato ha passato in rassegna i reparti schierati in Piazza Venezia.
Presenti all’Altare della Patria, il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, il Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, il Presidente della Corte Costituzionale Augusto Antonio Barbera, i vertici di Forze armate e di Polizia.
La cerimonia è stata caratterizzata, come da tradizione, dal sorvolo delle Frecce Tricolore.
Nel messaggio inviato a Crosetto, Mattarella ricorda che “il 4 novembre celebra l’Unità Nazionale e onora le Forze Armate, le cui imprese hanno contribuito a fare dell’Italia una Nazione indipendente, libera, ispirata a valori democratici e di pace. Una data che evoca avvenimenti lontani, guerre e combattimenti sanguinosi che portarono devastazioni e ferite nella società del tempo. Oggi, – evidenzia il Capo dello Stato – la Repubblica guarda con rispetto e devozione al percorso che, dal Risorgimento alla Prima guerra mondiale, alla Liberazione, alla scelta della solidarietà europea e atlantica, ha saputo costruire un Paese coeso, unito, portatore di valori di pace nella comunità internazionale”.
“L’Esercito Italiano, la Marina Militare, l’Aeronautica Militare, l’Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza sono oggi poste a difesa delle libertà della società italiana, delle istituzioni volute dal popolo sovrano a tutela dei diritti di ciascun cittadino, operando, sul territorio nazionale, in concorso con le forze di Polizia. Un compito gravoso, – riflette il Presidente – in un contesto internazionale denso di tensioni che si sono acuite dopo l’aggressione della Federazione Russa all’indipendenza dell’Ucraina”.
Mattarella rivolge un “particolare pensiero ai nostri militari schierati in Medio Oriente dove, per mandato delle Nazioni Unite e nell’ambito di missioni bilaterali, continuano ad assicurare il proprio contributo per il mantenimento della pace, alleviando le sofferenze della popolazione inerme in una situazione umanitaria drammatica, promuovendo il rispetto del diritto internazionale umanitario”.
“In questa giornata, il più riconoscente e commosso pensiero va a coloro che sono caduti, sacrificando le loro vite per l’Italia. La loro memoria – sottolinea – suona esortazione alla coscienza civile del Paese, specie alle giovani generazioni, affinché sappiano percorrere la strada dell’impegno per la difesa dei valori della Costituzione. Soldati, marinai, avieri, carabinieri, finanzieri e personale civile della Difesa, il vostro servizio alla Repubblica, alla quale avete giurato fedeltà, merita il plauso e la riconoscenza dei nostri concittadini”, conclude. “Viva le Forze Armate, viva l’Italia”.
Il Presidente è quindi partito per Venezia dove in queste ore partecipa alle celebrazioni nazionali in piazza San Marco. (aise) 




Elezioni Usa, a New York superato il milione di voti anticipati: domani l’election day

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donald trump kamala harris 1024x576Ultimo giorno, ieri, per esprimere il proprio il voto anticipato. In mattinata una lunga fila di persone era in paziente attesa davanti all’ingresso del Richard Gilder Center for Science, Education and Innovation, nel Museo di Storia Naturale a Manhattan, eletto per l’occasione uno degli “early voting site”, testimoniava il rinnovato interesse dei newyorchesi per il voto anticipato.
Un post pubblicato in mattinata su X dal NYC Board of Elections ha dichiarato che era stato “ufficialmente raggiunto il milione di votanti anticipati”. Intorno all’una di pomeriggio ora locale l’attesa stimata era di circa 45 minuti-un’ora. Alle 17 si sono chiusi definitivamente i seggi. “Every vote matters”, ogni voto conta, recitavano i cartelli elettorali sui pulmini in giro per la città, invitando i cittadini ad esprimere il proprio voto. L’appuntamento per l’election day è per domani, 5 novembre.

Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it




A Valencia catastrofe senza fine, 205 morti e 1.900 dispersi. E ora è allarme per le Baleari

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valencia 1024x576È una catastrofe senza fine quella della regione di Valencia investita e travolta, nei giorni scorsi, da una violentissima alluvione causata da una tempesta denominata ‘Dana’, che ha portato sulla zona, in una manciata di ore, il quantitativo di acqua che solitamente piove in un anno. Il numero dei morti, e soprattutto quello dei dispersi, è andata aumentando con il passare delle ore e giorno dopo giorno.

205 MORTI, 2.000 DISPERSI E POLEMICHE A NON FINIRE

Al momento, il bilancio sarebbe di almeno 205 morti e all’appello mancano qualcosa come 1.900 dispersi, buona parte dei quali potrebbero tragicamente diventare morti. Su alcuni centri della provincia, nelle drammatiche ore della serata e notte tra martedì e mercoledì, si sono abbattuti fiumi di fango scesi dalle colline, che hanno travolto tutto, riempito le strade, bloccato le automobili. Molte persone sono rimaste letteralmente imprigionate e non sono potute uscire. Le auto stesse sono state trascinate via. Una tragedia. Oltre al conto delle vittime che aumenta, sono inevitabilmente giorni di polemiche a non finire in Spagna. E nel mirino c’è il governatore di Valencia Carlos Mazón, accusato in primis per la mancanza di una adeguata allerta meteo prima del ciclone, e poi per la gestione dell’emergenza.

ORA PAURA PER LE BALEARI

L’alluvione ha causato disagi enormi, con migliaia di persone rimaste ormai da giorni senza luce (sarebbero 50 mila) e accesso all’acqua potabile (360 mila), oltre che con pochissimo cibo. Intanto, la perturbazione che ha devastato Valencia si è spostata anche in Andalusia tra giovedì e venerdì (ci sono state inondazioni nella provincia di Huelva) e ora una nuova allerta meteo è stata diffusa per le isole Baleari. Nuove forti piogge sono attese anche sulla comunità valenciana e nell’Andalusia occidentale: Valencia e Castellon, come il sud di Tarragona. L’allerta è arancione.

IL NO AI VOLONTARI E L’ACCUSA A MAZÓN: “VUOLE NASCONDERE I CADAVERI”

Tra le polemiche che hanno investito il governatore Mazón c’è anche quella per aver chiuso l’accesso alle zone della tragedia. Una decisione che ha seguito un appello, lanciato venerdì rimasto inascoltato, a non recarsi in quelle zone alle migliaia di volontari che sono scesi in campo per aiutare. Le immagini che ieri, 1 novembre, sono rimbalzate sui social, hanno mostrato una solidarietà incredibile, con migliaia di persone in cammino, ciascuno con la propria pala in spalla: un fiume di persone dirette nelle zone della provincia di Valencia colpite più gravemente dall’alluvione. Mazón aveva invece lan ciato un appello a stare a casa, sostenendo che i volontari in campo bloccassero gli spostamenti per gli operatori di soccorso. Alla luce della chiusura degli accessi ai sobborghi della provincia di Valencia teatro della tragedia, da più parti si sono levate polemiche e l’accusa al governatore Mazón di voler nascondere qualcosa, a partire dal numero di cadaveri ancora intrappolati e non recuperati. Il paese ha messo l’esercito per assistere le popolazioni in difficoltà, con lo schieramento di oltre 1.700 militari. E ieri ne sono stati mandati nelle zone alluvionate altri 750.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Il nord della Repubblica Dominicana è sott’acqua

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two atl 7d0Piove da giorni e buona parte della zona nord della Repubblica Dominicana risente di inondazioni e mareggiate.

Le previsioni del Centro Uragani di Miami affermano che vicino alle Grandi Antille si trova localizzata un’ampia area di rovesci e temporali disorganizzati con raffiche di vento, che si estendono  dalle vicinanze di Porto Rico e Hispaniola verso nord-est per qualche centinaio di chilometri e sono associati a una depressione di bassa pressione.
È possibile uno sviluppo lento di questo sistema nei prossimi due giorni, quando si muoverà verso ovest-nord-ovest. All’inizio della prossima settimana dovrebbe essere assorbito dall’area di bassa pressione sul Mar dei Caraibi.
Indipendentemente dallo sviluppo, nei prossimi giorni sono possibili rovesci localmente intensi sulle Isole Sottovento del Mar dei Caraibi.

I rovesci e i temporali disorganizzati che si sanno verificando sul Mar dei Caraibi sud-occidentale sono associati a un’ampia area di bassa pressione.
È probabile che si formi una depressione tropicale nei prossimi giorni, man mano che il sistema si sposterà generalmente verso nord-nord-ovest sul Mar dei Caraibi centrale e occidentale.
Indipendentemente dallo sviluppo, sono possibili piogge localmente intense su porzioni delle aree terrestri adiacenti tra cui Giamaica, Hispaniola e Cuba.
* Probabilità di formazione fino a 48 ore… media… 60%.
* Probabilità di formazione fino a 7 giorni… alta… 80%.