Cuba. Un morto per la lite tra due italiani

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pnr cuba policia 1024x536.jpgUna lite tra due cittadini italiani nella provincia di Las Tunas, nell’est di Cuba, si è conclusa con l’omicidio di uno di loro. le note di stampa parlano di “shock” per questo recente atto di violenza sull’isola.

Il primo marzo, nel corso di una lite avvenuta nel capoluogo di Las Tunas, secondo la Procura provinciale, Rolando Di Gregorio, 56 anni, ha investito e ucciso l’imprenditore calabrese Francesco Sciammarella, 76enne, con un colpo alla testa di un oggetto contundente.

Il presunto assassino è un falegname italiano , che 20 anni fa aveva deciso di recarsi nelle isole dei Caraibi, tra la Repubblica Dominicana e Cuba, per stare vicino alla moglie e ai due figli, ma la sua intenzione era quella di vivere sei mesi all’estero e altri sei nella nativa Italia.

Anche se la questione è ancora da chiarire, secondo una prima indagine, Rolando Di Gregorio avrebbe ottenuto un prestito di 500 euro da Sciammarella e quando questi ne ha chiesto la restituzione, i due avrebbero litigato e la discussione si è conclusa con l’omicidio.

Secondo il presunto assassino si è trattato di una “fatalità”, poiché l’imprenditore lo ha colpito prima con il casco di una moto, motivo per cui ha ricevuto 7 punti di sutura sulla fronte e lo stesso imprenditore avrebbe perso l’equilibrio e sarebbe caduto, il colpo alla testa in conseguenza della caduta gli sarebbe stato fatale.

L’arresto del Di Gregorio ha scioccato la sua famiglia in Italia e la comunità di Roseto, da dove proviene. Suo fratello Giannino Di Gregorio non crede alla colpevolezza di Rolando e sta lavorando per riportarlo a casa, ha riferito la stampa locale. Anche gli amici e i vicini di Rolando esprimono incredulità.

Il nostro Ministero degli Affari Esteri  e l’Ambasciata italiana a Cuba sono a conoscenza delle indagini volte a far luce sull’omicidio di un italiano a Cuba.




Haiti è nel caos. I consigli della Farnesina ai connazionali

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bb1jejgfHaiti è nel caos. Il 7 marzo le autorità hanno prorogato di un mese lo stato di emergenza nella capitale Port-au-Prince, in un momento in cui il paese caraibico sta affrontando una inaudita ondata di violenza da parte delle bande criminali che detengono il controllo di ampie zone della capitale.

Nei giorni scorsi, dopo che le gang avevano attaccato le carceri causando la fuga di migliaia di detenuti, il governo aveva dichiarato un primo stato d’emergenza.

I gruppi armati, che controllano le strade che da Port-au-Prince portano al resto del paese, negli ultimi giorni hanno attaccato alcuni siti strategici. Secondo una stima di Synapoha, dall’inizio degli attacchi sono stati distrutti dieci edifici della polizia e sono state assaltate due prigioni, in modo da consentire l’evasione dei detenuti.

Un potente leader criminale, Jimmy Chérizier detto “Barbecue”, ha avvertito che se il primo ministro Ariel Henry non si dimetterà e se la comunità internazionale continuerà a sostenerlo, il paese si avvierà “verso una guerra civile che porterà al genocidio”.

Henry era all’estero quando sono scoppiate le violenze e non è ancora riuscito a tornare ad Haiti a causa delle condizioni di sicurezza intorno all’aeroporto internazionale.

Il sito della Farnesina “Viaggiare Sicuri” sconsiglia ai connazionali  “i viaggi ad Haiti, per qualsiasi ragione.
Si invitano i cittadini presenti – prosegue – ad attenersi rigorosamente alle indicazioni delle Autorità locali e a rimanere in casa, evitando qualsiasi movimento, in particolare nell’area metropolitana di Port-au-Prince.
Ormai da mesi, si registrano quotidianamente scontri e disordini nelle strade, particolarmente violenti a Port-au-Prince e a Les Cayes (Dipartimento sud).
A inizio marzo, gli scontri si sono intensificati, sfociando in pesanti combattimenti tra gangs criminali e Forze di Polizia. La maggior parte delle strade nazionali sono interrotte da barricate dei manifestanti o delle cosiddette bande irregolari. Le pompe di benzina risultano impraticabili o chiuse. Si registrano anche difficoltà nel ritirare denaro contante, nelle telecomunicazioni, reti cellulari e Internet, oltre a difficoltà di apertura e servizio al pubblico di uffici e di ospedali pubblici. Sono inoltre segnalati problemi di approvvigionamento di acqua e casi di colera.
Il Governo di Haiti ha esteso lo stato di emergenza fino a mercoledì 3 aprile 2024 ed ha imposto il coprifuoco – in vigore dalle h 18:00 alle h 5:00 del mattino – fino a lunedì 11 marzo 2024, nella capitale Port-Au-Prince e in tutto l’ovest del Paese, dopo gli assalti ad alcuni penitenziari, da parte delle gangs, che hanno consentito l’evasione di quasi 4mila detenuti, ed i pesanti scontri con la Polizia, in tutta la città e presso l’aeroporto.
La situazione è da considerarsi gravemente instabile, anche alla luce delle costanti segnalazioni di minacce di rapimenti, violenza da parte delle bande e disordini civili in tutto il Paese. Si raccomanda la massima prudenza, in virtù dei possibili raduni e delle manifestazioni spontanee e improvvise, che possono portare a scontri, blocchi stradali, che potrebbero interessare anche la zona dell’aeroporto di Port-au-Prince.
Qualsiasi spostamento, anche all’interno del Paese, può comportare un rischio di carattere sanitario o di sicurezza.
Si segnala, infine, che per il personale internazionale eventualmente già presente in loco, è sconsigliata la contemporanea presenza di famiglie espatriate”.




Sondaggio Dire-Tecnè: continua a crescere la sfiducia nel governo. FdI primo partito (ma in calo)

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Ancora in calo la fiducia degli italiani nel Governo Meloni. E’ quanto emerge da un sondaggio Dire-Tecnè con interviste effettuate tra il 7 e 8 marzo 2024. Il 53,0% degli elettori non ha fiducia nell’esecutivo, percentuale in salita del +0,2 rispetto alla scorsa settimana. Diminuisce anche la percentuale di chi ha fiducia (-0,1%) attestandosi al 40,1%. Non sa il 6,9% (-0,1).

FDI PERDE QUALCOSA MA RESTA PRIMO AL 27,8%

Anche questa settimana Fratelli d’Italia resta di gran lunga il primo partito nelle preferenze degli italiani, ma proseguendo un trend di un leggero calo. Il Pd resta sempre al secondo posto, ancora con una piccola risalita. La Lega scende leggermente e va sotto l’8%. E’ quanto emerge da un sondaggio Dire-Tecnè con interviste effettuate tra il 7 e 8 marzo 2024.
Il partito di Giorgia Meloni è al 27,8% (-0,3 rispetto a una settimana fa), segue il Pd al 20,2 (+0,2). Al terzo posto il Movimento 5 stelle, con il 16,1 (+0,1).
A seguire Forza Italia al 9,2 con un calo dello 0,1. Lega al 7,9% (-0,2).
Crescono leggermente Azione, che tocca il 4,1% (+0,1%), e +Europa, che con un +0,1% è al 2,6%.
Alleanza Verdi e Sinistra è stabile al 4,0%. Italia Viva al 3,1% perde uno 0,1%. Altri partiti sommati cubano il 5,0% (+0,1%).

MELONI PRIMA TRA LEADER, CONTE DAVANTI A SCHLEIN

Giorgia Meloni resta saldamente in testa nel gradimento dei leader staccando di dieci punti il secondo in classifica, Antonio Tajani. A tallonarli Antonio Conte terzo in classifica, seguito da presso da Elly Schlein. E’ quanto emerge da un sondaggio Dire-Tecnè con interviste effettuate tra il 7 e 8 marzo 2024.
La presidente del Consiglio e capo di FdI raccoglie il 44,0% dei consensi degli intervistati, perdendo un -0,1%.
Il ministro degli Esteri, vicepresidente del Consiglio e leader di Forza Italia è stabile al 34,2%.
Il presidente M5S è terzo, è anche lui stabile rispetto alla scorsa settimana con il 31,0%.
La segretaria Dem è quarta con il 30,0%, grazie a un +0,2% rispetto alla scorsa settimana.
Il segretario federale della Lega, ministro delle Infrastrutture e Trasporti e vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini è quinto al 28,4% perdendo un -0,1%.
A seguire Emma Bonino di +Europa con il 23,8% (+0,1%), Maurizio Lupi al 23,4% (-0,1%), Carlo Calenda con il 21,2% (+0,1%), Angelo Bonelli con il 15,5% (nessuna variazione), Nicola Fratoianni con il 15,4% (+0,1%) e Matteo Renzi con il 14,9% (-0,1%).

agenzia Dire – www.dire.it




Aeroméxico-ITA Airways: accordo di codice condiviso tra Messico e Italia

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aeromexicoitaairwaysvertLe due compagnie aeree di riferimento di Messico e Italia hanno annunciato un accordo di codice condiviso, grazie al quale i loro clienti potranno godere di una rete più ampia di connettività e vantaggi a partire dal 10 marzo.

Il codice condiviso, o codeshare, è un accordo di cooperazione per trasportare passeggeri i cui biglietti sono stati emessi da un’altra compagnia. L’intento è quello di offrire una scelta più ampia di destinazioni rispetto a quelle disponibili utilizzando un solo vettore.

I viaggiatori sulla rotta Città del Messico-Roma di Aeroméxico potranno raggiungere 15 destinazioni in Italia dall’Aeroporto Internazionale di Roma Fiumicino (FCO), mentre i passeggeri di ITA Airways avranno accesso a 28 destinazioni una volta giunti all’Aeroporto Internazionale Benito Juárez di Città del Messico (MEX).

Grazie a questo accordo, i clienti potranno viaggiare con un unico biglietto, registrando il bagaglio all’aeroporto di partenza e proseguendo verso città come Milano, Genova, Firenze, Napoli e Torino, oltre a Cancún, Guadalajara, Monterrey, Puerto Vallarta e Mérida, tra le altre.

Entrambe le compagnie permetteranno ai rispettivi clienti di godere dei vantaggi dei loro programmi di fidelizzazione per accumulare punti, oltre a quelli già offerti in qualità di membri di SkyTeam per i soci Elite ed Elite Plus.

Inoltre, i soci Top Tier Platino e Titanio di Aeroméxico Rewards potranno beneficiare di ulteriori vantaggi, tra cui l’accesso alle lounge di ITA Airways in Italia, il check-in gratuito di un ulteriore bagaglio presso i banchi preferenziali e l’imbarco prioritario.

Allo stesso modo, i soci Club Premium e Club Executive di Volare, il programma di fidelizzazione di ITA Airways, potranno godere degli stessi benefici e accedere ai Salones Premier di Aeroméxico a Città del Messico, Monterrey, Guadalajara, Torreón e Chihuahua.

Per il collegamento diretto tra Città del Messico e Roma, Aeroméxico continuerà a utilizzare il meglio della sua flotta a lungo raggio, i Boeing 787 Dreamliner, uno degli aerei più confortevoli, efficienti, moderni ed ecologici. Da quando è entrata in servizio, la flotta di Dreamliner ha ridotto di quasi 160 miliardi di libbre le emissioni di CO2 e, grazie all’innovativa composizione dei suoi motori, è in grado di contenere del 60% il livello di rumore durante le fasi di decollo e atterraggio.

La flotta di ITA Airways conta attualmente 83 aeromobili Airbus, di cui 40 di ultima generazione, compresi gli esemplari della famiglia A320neo e i modelli A220-300, A220-100, A330-900 e A350-900.

Grazie a questo nuovo accordo con Aeroméxico, ITA Airways dispone di un totale 36 accordi di codice condiviso, un risultato raggiunto in poco più di due anni dall’inizio delle sue attività.

Immagine: aviacionline.com

puntodincontro.mx




8 marzo: “Panchine rosse” alla Farnesina e nelle Ambasciate

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8marzofarnesinaIn occasione della Giornata Internazionale della Donna che si celebra oggi, 8 marzo, in tutto il mondo, il vice presidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, ha chiesto alla Farnesina di prepararsi a installare in ogni Ambasciata d’Italia nel mondo una “panchina rossa”.
“L’Italia deve mobilitarsi in prima linea per promuovere l’uguaglianza di genere e l’emancipazione femminile, in particolar modo per prevenire e contrastare ogni forma di violenza e anche discriminazione a danno delle donne”, ha dichiarato Tajani. “Per questo anche nel nostro Ministero e in ogni Ambasciata deve entrare il simbolo delle panchine rosse”. Secondo Tajani, “la panchina rossa è un simbolo, il posto vuoto lasciato nella società da una donna vittima di femminicidio: dobbiamo sederci su quelle panchine e dare il nostro sostegno alle donne, contro la violenza ma anche contro la semplice discriminazione”.
Il Ministero degli Affari Esteri nello scorso novembre ha dedicato un’iniziativa a Giulia Cecchettin: “ho ritenuto di dedicare a lei una serie di borse di studio per giovani che verranno a studiare nel nostro Paese e che sognano di fare quello che sognava di fare Giulia”, aveva detto il ministro il 25 novembre. Giulia era una giovane 22enne scomparsa in Veneto insieme all’ex fidanzato e trovata cadavere 7 giorni dopo.
In occasione dell’8 marzo, Tajani ha confermato anche la solidarietà sua personale e di tutti i diplomatici italiani “alle donne, ragazze e bambine che vivono in aree di crisi e di conflitto, nonché alle donne e ragazze che rivendicano, con coraggio, il loro diritto a partecipare alla vita politica, economica, sociale e culturale del loro Paese”.
Il ministro degli Affari Esteri ha evidenziato come “la Presidenza italiana del G7 intenda promuovere, nella filiera sviluppo, azioni concrete con particolare attenzione all’Africa, coerenti con il Piano Mattei”. Nello specifico, il Governo italiano mira a sostenere i partner africani nello sviluppo del potenziale delle donne africane e del loro contributo alla crescita economica del continente, per “assicurare la libertà da ogni forma di discriminazione e violenza di genere, promuovere l’empowerment femminile e rafforzare il ruolo delle donne e delle ragazze nella risposta ai cambiamenti climatici”. (aise)




8 marzo, in Parlamento il 33% di donne. Al Governo la prima premier

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imagoeconomica 1687484 scaled e1643194035321Nell’epoca della prima donna premier in Italia, quante sono le donne in Parlamento e al Governo? E nelle legislature precedenti? Facciamo un po’ di confronti in occasione dell’8 marzo.

Analizzando i dati dell’Ufficio studi della Camera, nella XIX legislatura, la prima con la riduzione del numero dei parlamentari e con una donna premier, la rappresentanza femminile è in lieve flessione, con un calo che si registra in entrambe le Camere: le donne elette in Parlamento sono circa il 33% del totale (di cui 129 alla Camera e 69 al Senato).

Nel 2018 (la XIX legislatura) si toccò il record del 35% delle elette anche perchè per la prima volta si votò con una legge elettorale alle politiche che conteneva l’obbligo dell’alternanza di genere in lista. Questo risultato ci pone appena sopra la media dei Paesi UE-27, che risulta pari al 32,4 per cento

Quanto ai governi, il primato della rappresentanza femminile fu della squadra di Renzi. Bene Meloni. Il maggior numero di donne al governo si è registrato a partire dal 2006, coi governi Prodi II, Berlusconi IV, Letta, Renzi e Gentiloni. Delle 8 ministre (su 16 titolari di dicasteri: la metà esatta) presenti all’avvio del governo Renzi, tre hanno presentato le dimissioni e sono state sostituite da uomini. Su oltre 1.500 incarichi di ministro assegnati nei 64 governi della Repubblica (prima di Meloni), le donne ne hanno ottenuti 78 più 2 interim.

Di questi, 38 incarichi sono stati di ministro senza portafoglio. Alle donne sono stati affidati incarichi prevalentemente nei settori sociali, della sanità e dell’istruzione: ben 48 dicasteri su 80 (inclusi i 2 interim). Nessuna donna dalla I legislatura a oggi, ha rivestito l’incarico di ministro dell’Economia e delle finanze o delle infrastrutture e dei trasporti, dicasteri di vero ‘peso’.

Molto utile per capire il cammino delle donne nelle istituzioni nella storia Repubblicana è il rapporto ‘Parità vo cercando’, preparato dall’Ufficio valutazioni impatto del Senato con un riepilogo dei dati dal 1948 ai giorni nostri. Il dossier ricostruisce l’andamento della presenza femminile nelle istituzioni e al governo.

PARLAMENTO

Le donne sono aumentate in maniera importante: dal 5% della I legislatura si è arrivati a superare il 35 per cento nella XVIII legislatura, grazie anche alle specifiche disposizioni per il riequilibrio di genere introdotte dalla legge elettorale del 2017. Questo trend è confermato anche nella attuale legislatura: la percentuale di donne in Parlamento supera infatti circa il 33 per cento (anche se il dato è in calo rispetto alla precedente).

GOVERNO

Dopo 64 governi retti solo da uomini, nel 2022, per la prima volta nella storia della Repubblica, la carica di Presidente del Consiglio è stata assunta da una donna, Giorgia Meloni. Il Governo Meloni è uno dei tre Governi che ha fatto registrare il maggior numero di ministre, viceministre e sottosegretarie.

DAL ’48 (POCHE ELETTE) ALLA PRIMA PREMIER

Il 18 aprile 1948 si sono tenute le prime elezioni politiche dell’Italia repubblicana. Poche le donne elette in quella prima legislatura: 4 senatrici e 45 deputate, il 5%. Ci sono voluti quasi 30 anni (e altre sette legislature) perché nel 1976 fosse superata la soglia delle 50 presenze in Parlamento, e altri 30 anni per arrivare a 150. Quota 300 è stata superata solo nel 2018, con 334 elette (il 35 per cento). Le urne del 2022 hanno confermato la tendenza: le donne oggi rappresentano stabilmente un terzo dei parlamentari. Nel 2022 è stato anche infranto il ‘soffitto di cristallo’ istituzionale: dopo 64 governi retti da uomini, una donna, Giorgia Meloni, leader del partito di maggioranza relativa, per la prima volta ha assunto la carica di Presidente del Consiglio, dando vita a uno dei tre governi con maggiore presenza femminile (19 donne) nella storia della Repubblica. Un’altra donna, Elly Schlein, è stata eletta segretaria del principale partito di opposizione nel febbraio 2023. Per rompere definitivamente quel ‘tetto di cristallo’ ai vertici delle istituzioni manca solo il Quirinale. Nella Sala delle donne, istituita da Laura Boldrini a Montecitorio nel 2016, manca infatti soltanto la foto della prima presidente della Repubblica. Al momento è stato messo uno specchio (con scritto ‘Potresti essere tu la prima’) in cui ogni donna che visita la Camera dei deputati può specchiarsi e ‘sognare’.

LA PARITÀ DI GENERE IN COSTITUZIONE, E NEL ‘ROSATELLUM’

La Costituzione italiana riconosce, all’articolo 3, il principio della parità di genere, che nel 2003 è stato rafforzato grazie a una modifica dell’articolo 51: “la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini’. La riforma elettorale del 2017, legge n. 165 (il cosiddetto ‘Rosatellum’) ha introdotto varie disposizioni per il riequilibrio della rappresentanza. Altre norme sono previste dalle leggi elettorali per Europarlamento, Regioni ed Enti locali.

LE DONNE NEI GOVERNI DELLA REPUBBLICA

Dal 1948 al 2022 l’Italia ha avuto 65 governi retti da 31 diversi Presidenti del Consiglio, tutti uomini fino all’ottobre 2022. Solo con l’attuale legislatura una donna, Giorgia Meloni, è diventata Presidente del Consiglio. Il suo governo è composto, oltre a lei, da 18 donne.

La prima sottosegretaria è stata la Dc Angela Maria Guidi Cingolani, sottosegretaria all’industria e commercio nel VII governo De Gasperi (1951). La prima ministra è stata Tina Anselmi, altra Dc, responsabile di lavoro e previdenza sociale nel governo Andreotti III (1976). Tredici governi sono stati composti solo da uomini. Solo dal 1983, col governo Fanfani V, la presenza di ministre è diventata costante.

Nel 1996, col governo Prodi I, per la prima volta è stata superata quota 10 donne (tre ministre e nove sottosegretarie). Il maggior numero di donne si è registrato a partire dal 2006, coi governi Prodi II, Renzi, Conte II, Draghi e Meloni. Nessuna donna ha mai rivestito l’incarico di ministro dell’economia e delle finanze.

LE DONNE DEL GOVERNO MELONI

Nel nuovo Esecutivo, le donne ministro sono 6, il 25% sul totale dei ministri. Si tratta di Anna Maria Bernini (Università e ricerca), Elisabetta Casellati (Semplificazione e Riforme), Marina Calderone (Lavoro e Politiche sociali), Alessandra Locatelli (Disabilità), Eugenia Roccella (Famiglia e Pari opportunità), Daniela Santanché (Turiamo). Nel Governo precedente, quello di Mario Draghi, le donne erano 8 su 23 ministri.

Nel Governo Meloni, le cariche di viceministro e sottosegretario ricoperte da donne sono 12 (31,6%) su un totale di 38. Nel dettaglio: 2 le vice ministro (Vania Gava all’Ambiente e Maria Teresa Bellucci al Lavoro) e 10 i sottosegretari donna (Giuseppina Castiello e Matilde Siracusano ai Rapporti con il Parlamento; Maria Tripodi agli Esteri; Wanda Ferro all’Interno; Isabella Rauti alla Difesa; Lucia Albano e Sandra Savino all’Economia; Fausta Bergamotto alle Imprese e Made in Italy; Paola Frassinetti all’Istruzione; Lucia Borgonzoni alla Cultura).

Insomma, tra ministre, viceministro e sottosegretarie, più la presidente del Consiglio, nel governo Meloni ci sono 19 donne su 63 componenti totali.

I SEGGI IN ‘ROSA’ NEL PARLAMENTO ATTUALE

Nella XIX legislatura, iniziata il 13 ottobre 2022, sono state elette 69 senatrici e 129 deputate su un totale di 600 parlamentari (il 33%). La presenza femminile è rimasta stabile anche dopo la riduzione del numero dei membri del Parlamento: uno su tre è donna (nella precedente legislatura, la XVIII, iniziata il 23 marzo 2018, le donne erano 334: il 35%, 205 deputate e 109 senatrici).

In Senato la presenza femminile si attesta oggi a circa il 35%.

La percentuale di donne è più alta tra gli eletti nei collegi uninominali (45%). In nove regioni (Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Campania, Sicilia e Sardegna) le donne superano il 35% degli eletti al Senato. La Calabria è sotto il 20%. Umbria e Molise non hanno eletto senatrici.

Alla Camera dei deputati le donne sono il 32%, con una differenza ridotta tra collegi uninominali (31 %) e plurinominali (34%).

In 16 circoscrizioni su 28 la percentuale delle elette è superiore alla media nazionale; quattro circoscrizioni arrivano al 50% e una sola, il Trentino Alto Adige, raggiunge il 57%. Basilicata e Valle d’Aosta non hanno eletto deputate.

LE PRESIDENTI ALLA CAMERA

La carica di presidente della Camera è stata ricoperta da una donna in 5 legislature su 19: nelle legislature VIII, IX e X, con l’elezione di Nilde Iotti (Pci);nella XII legislatura, con Irene Pivetti (Lega Nord); nella XVII legislatura, con Laura Boldrini (Sel).

La prima e unica donna presidente del senato è stata, nella XVIII legislatura, Maria Elisabetta Alberti Casellati (Fi).

La presenza femminile negli organi parlamentari – Consiglio di presidenza del Senato e Ufficio di presidenza della Camera – è stata minima fino alla X legislatura. La prima vicepresidente alla camera è stata eletta nel 1963, con la IV legislatura (Maria Lisa Cinciari Rodano), mentre al Senato nel 1972, con la VI legislatura (Tullia Romagnoli Carettoni). Le prime donne alla carica di questore, una per ciascuna Camera, sono state elette nella XI legislatura.

CONSIGLIO DI PRESIDENZA DEL SENATO

Le donne sono 9 (su 21): 3 vicepresidenti -Anna Rossomando (Pd), Maria Domenica Castellone (M5S) e Licia Ronzulli (Fi)- nessun questore e 6 segretari: Erika Stefani (LSPPSd’Az), Valeria Valente (Pd), Daniela Ternullo (Fi), Giusy Versace (Az-IV-RE), Elena Murelli (LSPPSd’Az), Daniela Sbrollini (IV-C-RE).

L’UFFICIO DI PRESIDENZA DELLA CAMERA

Conta invece 5 donne (su 22): una vicepresidente, Anna Ascani (Pd), nessun questore e quattro segretari di presidenza: Carolina Varchi (FdI), Annarita Patriarca (Fi), Gilda Sportiello (M5S) e Mara Carfagna (Azione). I dati sulle donne nella storia della politica istituzionale italiana.

LE COMMISSIONI PARLAMENTARI

Dalla I alla XVIII legislatura, le presidenze di commissioni parlamentari permanenti attribuite a donne sono state 41: 16 al Senato e 25 alla Camera. Le prime commissioni a guida femminile sono state, nella VII legislatura, la commissione affari costituzionali (Nilde Jotti, Pci) e la commissione igiene e sanità pubblica (Maria Eletta Martini, Dc) alla Camera dei deputati.

Le prime presidenti di commissione al senato sono state invece elette nella XI legislatura: commissione difesa (Vincenza Bono, Psdi) e commissione igiene e sanità (Elena Marinucci, Psi). Il numero più alto di donne presidenti di commissione si è registrato nella scorsa legislatura: 8 al senato e 10 alla camera.

Nella attuale legislatura ci sono 8 presidenti di commissione donna, 4 al Senato, 1 alla Camera e 3 per le commissioni bicamerali. Alla Camera, nessuna delle quattordici Commissioni permanenti è attualmente presieduta da una donna; al Senato la presidenza è assegnata ad una donna in due Commissioni su dieci.

In prevalenza sono state affidate alle donne, nel succedersi delle legislature, commissioni competenti in materia di giustizia e nei settori della difesa, della sanità e dell’istruzione. Nella XVIII legislatura per la prima volta una donna, Carla Ruocco (M5S), ha guidato la Commissione finanze.
Nessuna donna ha mai presieduto la Commissione bilancio.

COMMISSIONI SENATO

Per le commissioni permanenti: Giulia Bongiorno, presidente della Commissione giustizia e Stefania Craxi, presidente della Commissione affari esteri e difesa;. E poi Stefania Pucciareli, presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani e Liliana Segre, Commissione straordinaria intolleranza, razzismo, antisemitismo, istigazione all’odio e alla violenza.

UNA SOLA DONNA ALLA CAMERA GUIDA UNA COMMISSIONE: Chiara Gribaudo, Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in italia.

LE BICAMERALI

Quattro donne al vertice: Barbara Floridia, Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi; Michela Vittoria Brambilla, Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza; Chiara Colosimo, Commissione antimafia; Martina Semenzato, Commissione Femminicidio.

COMMISSIONI DI INCHIESTA: Per quanto riguarda le commissioni parlamentari di inchiesta – bicamerali e monocamerali – fino alla XVIII legislatura, su 111 presidenze le donne ne hanno avute 15 (il 13,5%): otto bicamerali (su 56) e sette (su 55) monocamerali.

LA PRIMA PRESIDENZA BICAMERALE è stata di Tina Anselmi, che nell’VIII e nella IX legislatura ha presieduto la Commissione d’inchiesta sulla P2. La commissione Antimafia ha avuto tre presidenti donne su 15 (Tiziana Parenti nella XII legislatura e Rosy Bindi nella XVII; nell’attuale legislatura c’è Chiara Colosimo).

Lidia Menapace, eletta nella XV legislatura al vertice della Commissione sull’uranio impoverito, è stata la prima donna a presiedere una Commissione monocamerale al Senato. Nella XVIII legislatura, una sola commissione d’inchiesta monocamerale è stata presieduta da una donna: la Commissione di inchiesta sul femminicidio, guidata al Senato da Valeria Valente.

Anche al vertice delle commissioni e dei comitati di controllo, di indirizzo e di vigilanza in oltre 70 anni la presenza di donne è stata minima. Rosa Russo Jervolino, nella IX legislatura, è stata l’unica donna a presiedere la Vigilanza Rai (13 gli uomini, compresa la XVIII legislatura); Nessuna donna è stata al vertice del Copasir, il Comitato per la sicurezza della Repubblica: sei gli uomini (compresa l’attuale legislatura).

Al contrario, la Bicamerale per l’infanzia non ha mai avuto presidenti uomini, mentre le donne sono state sette, contando anche l’attuale presidente Vittoria Brambilla (prima di lei Mariella Scirea, Maria Burani Procaccini, Anna Serafini, Alessandra Mussolini e Licia Ronzulli).

ag Dire – www.dire.it




All’ospedale italiano al Cairo cure e speranze per le vittime di Gaza

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“Mamma, dov’è la mia gamba?”. Questa la prima domanda che ha fatto Ahmad, tre anni, quando si è svegliato dopo l’intervento chirurgico. “I medici hanno provato a lungo a salvargliela ma le placche in metallo messe per tenere i legamenti non impedivano il sanguinamento e inoltre aveva due fratture e aveva perso le ossa del ginocchio” racconta la mamma, Jidana, originaria di Nuseirat, nel centro della Striscia di Gaza. La incontriamo in Egitto, all’ospedale italiano del Cairo, dove Ahmad riceverà la protesi provvisoria messa a disposizione dal ministero della Sanità locale, prima di essere trasferito in Italia tramite i corridoi umanitari promossi dall’Associazione delle organizzazioni di solidarietà e cooperazione internazionale (Aoi) e da vari altri organismi della società civile e istituzioni. Ahmad è uno dei mille bambini che secondo Unicef ha subito l’amputazione di un arto in conseguenza dell’offensiva militare che Israele ha sferrato contro la Striscia di Gaza, dopo gli assalti dei commando di Hamas del 7 ottobre.

“Non ci aspettavamo che avrebbero bombardato le case” dice la madre: “E’ stato di notte, dormivamo”. Dei quattro figli, anche la maggiore di 11 anni ha subito una ferita alla gamba e Jidana stessa si è rotta la caviglia. “Da allora, mia figlia è ricoverata all’ospedale egiziano di Port Said. Non la vedo da più di tre mesi. Sono felice di andare in Italia ma tre settimane fa ho dovuto lasciare gli altri miei due figli di sette e nove anni con mia madre. Vivono in tenda ed è molto difficile sentirli”.
Laggiù “non hanno da mangiare” denuncia ancora Jidana. “Gli aiuti non arrivano, trovano solo cibo in scatola, mancano latte, farina, zucchero. Mia cugina ha partorito due gemelli e non trova i pannolini, un pacco arriva a costare 50 dollari“.

Anche Samar ha quattro figli e in braccio tiene la più piccola di due: lei si chiama Bisan e ha un problema al tratto digerente. Gli altri bambini sono a Dair Al-Balah. “Ha una malattia rara e a causa della guerra abbiamo dovuto interrompere le cure” dice Samar della sua piccolina. “Resterò con lei in Italia per il tempo necessario, ma voglio tornare a Gaza il prima possibile: tutti vogliono tornare a Gaza”. Lo conferma Yasmine, la zia che ha accompagnato Ibrahim, sette anni, anche lui affetto da una malattia rara. Gioca con le bolle di sapone mentre la zia spiega: “Speriamo di curarlo perché anche sua sorella Lara ne era affetta ed è morta, aveva sette anni come Ibrahim oggi. Non aveva più potuto ricevere le medicine a Gerusalemme, e a Gaza sono introvabili”.

Già prima del 7 ottobre gli abitanti di Gaza facevano i conti, da un lato, con un sistema sanitario che non riesce a rispondere a tante necessità e, dall’altro, con il divieto imposto da Israele di lasciare la Striscia. Per spostarsi va chiesta l’autorizzazione al Coordinatore delle attività governative nei Territori (Cogat), un’unità del ministero della Difesa israeliano. Anche in questo caso la domanda è stata inoltrata al Cogat. “Sono gli ospedali che valutano i casi e stabiliscono l’ordine di priorità” riferiscono Samar e Yasmine.
C’è poi l’Egitto. “Cerchiamo di dare tutto l’aiuto possibile” spiega suor Pina De Angelis, missionaria comboniana che al Cairo lavora all’ospedale italiano da 38 anni e si sta occupando di assistere le famiglie. “Una mamma nel viaggio col bambino piccolo ha perso la valigia, non aveva nulla con sé” dice la religiosa. “Le abbiamo subito trovato i pannolini. Una bambina invece quando è arrivata è stata un giorno senza parlare. È bastato dormire di nuovo in un letto vero e fare una doccia che le è tornato il sorriso”.

Nei prossimi giorni l’ospedale italiano – fondato nel 1903, l’unico in Africa ad avere al suo interno sia una chiesa che una moschea – accoglierà altri bambini feriti.
“Israele sta conducendo una guerra contro il settore sanitario” denuncia Marwan Jilani, vicepresidente della Mezzaluna Rossa palestinese (Prcs). “Sanno che la gente resterà finché avrà a disposizione medicine e cure. Vorrei riuscire a descrivere l’immensa pressione e i sacrifici che stanno affrontando i lavoratori nel settore sanitario: si è andati oltre la violazione del diritto umanitario”.

ag Dire – www.dire.it




Ontario. Il Governo canadese annulla per motivi di sicurezza l’incontro della premier Meloni con la nostra comunità

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6cittadinomar“Una figuraccia mondiale! Il governo del Canada, paese del G7, non è riuscito a garantire l’ordine pubblico e, a causa di una pianificazione poco efficiente, ha fatto saltare l’atteso incontro tra il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e la Comunità Italo-Canadese. Il ricevimento, organizzato dal Primo Ministro canadese, Justin Trudeau, in programma sabato 2 marzo all’Art Gallery of Ontario, è stato annullato per l’incapacità di gestire una manifestazione Pro-Palestina. Una protesta “ordinaria”, niente di trascendentale, che ha visto la partecipazione di non più di 400 persone: sicuramente rumorosa, ma assolutamente pacifica, con qualche sporadico momento di tensione”. A scriverne è Vittorio Giordano sul “Cittadino canadese”, settimanale che dirige a Montreal.
“Alcuni tra gli invitati – Ministri provinciali e federali, insieme a numerosi esponenti della Comunità provenienti dai quattro angoli del Canada – sono riusciti ad entrare nell’edificio prima che scattasse il lockdown (ad un certo punto l’edificio è stato sigillato: nessuno poteva entrare, o uscire, per motivi di ordine pubblico), mentre molti altri sono rimasti fuori.
Il Ministro dello Sviluppo internazionale, Ahmed Hussen, non è riuscito a entrare dall’ingresso principale. Dopo circa due ore di attesa, per precauzione, i due Primi Ministri hanno preferito rinunciare a partecipare all’evento. È stato lo stesso Primo Ministro Trudeau a chiamare l’omologa italiana per comunicarle personalmente di aver annullato l’incontro. Una decisione presa direttamente dal Premier canadese, visto che la Polizia di Toronto ha chiaramente fatto sapere di non aver mai caldeggiato questa opzione. Evidentemente, il leader liberale non se l’è sentita di autorizzare, di fatto, l’uso degli idranti o dello spray al peperoncino per disperdere i manifestanti.
Appresa la notizia, nella sala (dove Il Cittadino era presente con il sottoscritto, Vittorio Giordano, l’editore Basilio Giordano, la corrispondente da Ottawa, Carla Bonora, e la giornalista Giulia Verticchio) serpeggiava un disappunto misto ad imbarazzo ed incredulità. Sulla vicenda la Polizia di Toronto ha aperto un’indagine.
Doveva essere l’ultima tappa di una visita lampo, un bagno di folla per celebrare lo storico e incessante contributo degli Italo-Canadesi allo sviluppo di uno dei Paesi più ricchi e progrediti al mondo. Niente da fare: le urla e gli slogan dei manifestanti hanno avuto la meglio sulla celebrazione dell’Heritage Italo-Canadese.
Tra le personalità presenti in sala, ricordiamo: Marco Mendicino, Ministro dell’Immigrazione; la Presidente del Consiglio del Tesoro, Aniat Anand; il Senatore Tony Loffreda; i Deputati Patricia Lattanzio, Angelo Iacono e Francesco Sorbara; il direttore della Sicurezza e dell’Intelligence di “Via Rail Canada”, Luciano Bentenuto; il Presidente del Congresso Nazionale degli Italo-Canadesi, Regione Québec, Antonio Sciascia; Gian Carlo Biferali, presidente di Biferali Fine Art, Egidio Vincelli, presidente dell’Associazione Italo-Canadese del West-Island, le Italo-Quebecchesi Filomena Alati Sclapari e Josée Sardo.
È importante ribadire un concetto: la libertà di manifestazione del pensiero, a prescindere dalla causa perorata, è sacrosanta e irriducibile, ma non può essere esercitata a detrimento di tutte le altre libertà, altrettanto sacrosante e irriducibili. Altrimenti diventa libertinaggio. “La mia libertà finisce dove comincia quella degli altri”, ha detto Martin Luther King, riprendendo un concetto già presente nella filosofia di Kant. Si tratta di una frase potentissima, più attuale che mai, che esprime un principio fondamentale e di buon senso: la libertà ha dei vincoli e dei limiti intrinsechi, è sempre relativa, mai assoluta. Questo perché non viviamo in una giungla, ma in una società civile.
Non c’è libertà senza responsabilità. Quella che è mancata ai manifestanti. Ma anche agli organizzatori, i quali avrebbero potuto e dovuto fare altre scelte. Sarebbe bastato organizzare l’evento in un posto meno centrale, certamente non nel cuore di Toronto, ma in una location più ‘periferica’, più facile da gestire.
Magari a Ottawa, che poi è la capitale, presso l’Ambasciata d’Italia. Oppure, se proprio non c’era alternativa all’Art Gallery of Ontario, sarebbe bastato isolare il luogo transennando gli accessi, nel raggio di 3 km, a partire dal mattino presto. Niente di tutto ciò. E alla fine è successa la frittata, frutto dell’improvvisazione e della disorganizzazione. Sarebbe bastato un pizzico di buon senso e si sarebbe evitata una brutta figura planetaria”. (aise)

Vittorio Giordano, da Il Cittadino Canadese 




Presunto narco dominicano estradato in Italia

donde sea brillamos

donde sea brillamosIl dominicano Santos Medina Familia, 52 anni, è stato estradato dalla Repubblica Dominicana in Italia, dove è stato arrestato all’arrivo all’aeroporto di Roma Fiumicino. L’uomo, considerato uno dei cento latitanti più ricercati in Italia, è accusato di presunta partecipazione a una rete di traffico di droga con sede nella capitale italiana.

Un comunicato stampa informa che Medina Familia era ricercato in Italia dal 2017, a seguito di un’indagine che portò al suo arresto insieme ad altre 18 persone.

Secondo le informazioni della Guardia di Finanza italiana, il dominicano faceva parte di un’organizzazione dedita al traffico di droga, con sede a Roma e con collegamenti internazionali, anche con legami con la ‘Ndrangheta, la mafia calabrese. Questa rete era dedita all’importazione di grandi quantità di cocaina dalla Repubblica Dominicana.

Dalle indagini è inoltre emerso che gli indagati utilizzavano vie di uscita sicure nel porto di Cagliari, in Sardegna, e nell’aeroporto di Malpensa, a Milano, per trasportare la droga, nascosta in container commerciali o caricata su aerei provenienti dall’aeroporto dominicano de La Romana.

Medina Familia, un alto ufficiale della Polizia Nazionale dominicana, ha facilitato l’ottenimento di grandi partite di cocaina e ne ha organizzato la spedizione, eludendo i controlli di polizia con l’aiuto di complici di stanza negli aeroporti e nei porti locali.

Nel corso delle indagini sono stati sequestrati oltre 500 chili di cocaina, che hanno portato il Tribunale di Roma a emettere nell’ottobre 2017 un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 18 esponenti dell’organizzazione.

Tuttavia, l’ufficiale con residenza permanente nella Repubblica Dominicana è riuscito a sfuggire alla cattura fino all’aprile 2023, grazie alla collaborazione tra la Direzione antimafia della Procura italiana, l’Interpol e la Direzione centrale dei servizi antidroga.




Ancelotti avrebbe frodato il fisco spagnolo. La Procura chiede 4 anni e 9 mesi di carcere

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3c7afcd9f3e1ae6858d9559173df8174La Procura spagnola chiede quattro anni e nove mesi di reclusione a Carlo Ancelotti per frode fiscale.

Lo si legge in un comunicato stampa dove la procura della regione di Madrid precisa che l’allenatore del Real è accusato di aver frodato le casse pubbliche spagnole per oltre un milione di euro nel corso degli anni 2014 e 2015. omettendo di dichiarare il suo reddito derivante dai diritti di immagine.

ansa.it