Mali. Liberati i Langone, sequestrati da quasi due anni
scritto da Fatti Nostri | 27 Febbraio 2024
Arriveranno oggi pomeriggio alle 15.30 circa, a Ciampino, Rocco Antonio Langone, Maria Donata Caivano e il loro figlio Giovanni, rapiti in Mali il 19 maggio 2022. Ne dà notizia la Farnesina, spiegando che l’operazione di liberazione e rimpatrio della famiglia Langone è stata resa possibile dal lavoro congiunto dell’Unità di Crisi della Farnesina e dell’AISE – Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna.
Ad accogliere la famiglia Langone sarà il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani.
I Langone erano stati rapiti nella loro abitazione alla periferia della città di Koutiala, a sud est della capitale del Mali, Bamako, dove vivevano da diversi anni
È un’area particolarmente permeata dalla presenza di miliziani jihadisti; il rapimento era avvenuto da parte di una fazione jihadista riconducibile al JNIM, Gruppo di supporto per l’Islam e i musulmani, allineata con al-Qa’ida, attiva in larga parte dell’Africa Occidentale. La famiglia Langone viveva a Koutiala da diversi anni, all’interno di una comunità di Testimoni di Geova, del tutto integrati.
Nonostante la lunga prigionia, i componenti della famiglia Langone godono di buone condizioni di salute, riporta Palazzo Chigi spiegando che il loro rilascio è stato reso possibile grazie all’intensa attività avviata dall’AISE, di concerto con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, fin dall’immediatezza del sequestro, e in particolare grazie ai contatti dell’Agenzia con personalità tribali e con i servizi di intelligence locali. (aise)
Grido d’allarme dell’Accademia della Crusca: “L’italiano sta scomparendo nelle Università a favore dell’inglese”
scritto da Fatti Nostri | 27 Febbraio 2024
“La progressiva eliminazione dell’italiano dall’insegnamento universitario (come pure dalla ricerca) in vista di un futuro monolinguismo inglese costituisce, come ha osservato anche la European Federation of National Institutions for Language, un grave rischio per la sopravvivenza dell’italiano come lingua di cultura, anzitutto, ma anche come lingua tout court, una volta privata di settori fondamentali come i linguaggi tecnici e settoriali”. E’ l’allarmata preoccupazione che l’Accademia della Crusca, tramite il suo presidente Paolo D’Achille, professore ordinario di Linguistica Italiana al Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Roma Tre, rivolge alla ministra dell’Università e della Ricerca Scientifica, Anna Maria Bernini.
La presa di posizione del presidente dell’Accademia della Crusca arriva dopo che nei giorni scorsi alla secolare istituzione fiorentina, riferisce l’Adnkronos, è arrivata la segnalazione del fatto che presso l’Università di Bologna, sede di Rimini, il Corso di Laurea in Economia del Turismo, a partire dall’anno accademico 2024/2025, cesserà mentre rimarrà in essere quello denominato ‘Economics of Tourism and Cities’, i cui insegnamenti si svolgeranno interamente in lingua inglese.
A tale segnalazione ha fatto seguito una lunga serie di mail con richieste di intervento, pervenute anche da operatori turistici. “Nella sua veste di istituto statale che ha tra i propri compiti istituzionali quello di promuovere e tutelare lo studio della lingua italiana”, l’Accademia della Crusca ha deciso di far sentire la sua voce con una lettera aperta indirizzata alla ministra Bernini e al Magnifico Rettore dell’Università degli Studi Alma Mater di Bologna, Giovanni Molari.
“Il corso in inglese è un corso triennale e tra gli obiettivi di tutti i corsi di laurea triennale, di qualunque classe, figura, per legge, quello che chi consegue il titolo abbia un pieno possesso dell’italiano; come può essere assicurato questo obiettivo da un corso ‘la cui didattica si svolgerà interamente in lingua inglese’, come è specificato sul sito dell’Alma Mater? – si chiede il presidente dell’Accademia della Crusca – Esiste una esplicita sentenza della Corte costituzionale che, pur ammettendo e anzi promuovendo la didattica in inglese, richiede espressamente che la lingua italiana non venga estromessa del tutto da ogni corso di studi, tanto che anche il Politecnico di Milano, che prevedeva corsi (peraltro magistrali e non triennali) interamente in inglese, ha tenuto almeno parzialmente conto di tale sentenza inserendo qualche insegnamento (pur se secondario e/o opzionale) in italiano. Come è possibile che tale sentenza venga ignorata?”.
Paolo D’Achille, infine, sottolinea che il titolo del corso, “Economia del turismo nella dismessa intitolazione italiana, Economics of Tourism and Cities in quello inglese, parla di turismo ed è verosimile pensare che ci si riferisca a quello che ha per oggetto l’Italia, le sue città, il suo incomparabile patrimonio di beni naturali, artistici, archeologici, storici e culturali. Possibile che in questo quadro la lingua italiana sia tagliata del tutto fuori? Ma i nomi delle città, degli artisti, delle opere, dei musei, non sono ancora in italiano?”. A queste domande l’Accademia della Crusca attende ora le risposte dalla ministra Bernini e dal rettore Molari.
adnkronos.com
Sant’Egidio apre a L’Avana un ambulatorio per i poveri
scritto da Fatti Nostri | 27 Febbraio 2024
La Comunità di Sant’Egidio ha inaugurato nei giorni scorsi nel centro de L’Avana l’Ambulatorio “Amici per Strada” per i senza dimora e gli anziani poveri del Centro storico.
Si tratta di un ambulatorio di primo soccorso e cura delle malattie croniche e delle patologie legate alla terza età (diabete, ipertensione, malattie respiratorie).
L’Ambulatorio è sostenuto dall’impegno della locale comunità di Sant’Egidio (che vede tra le sue fila molti medici e infermieri) in collaborazione con l’Ordine San Juan de Dios, noto in Italia come Fatebenefratelli, che invierà medici volontari, personale sanitario e farmaci che potranno essere distribuiti gratuitamente ai malati.
L’allestimento dei locali è stato possibile anche grazie alla generosità del Centro Aktis di Napoli, che da anni ha una cooperazione attiva con Cuba. (aise)
Sondaggio Dire-Tecné: Fratelli d’Italia e Pd in leggero calo, sale Forza Italia
scritto da Fatti Nostri | 27 Febbraio 2024
Fratelli d’Italia è ancora il primo partito nelle preferenze degli italiani anche se prosegue il suo
calo, seppur leggero. Anche il Pd, saldamente secondo, perde qualche consenso. E’ quanto emerge da un sondaggio Dire-Tecnè con interviste effettuate il 22 e 23 febbraio. Il partito di Giorgia Meloni è al 28,3% (-0,1 rispetto a una settimana fa) seguito dal Pd al 19,9 (-0,1). Terzo posto il Movimento 5 stelle, con il 16,1 (+0,1). A seguire Forza Italia che sale dello 0,2 arrivando a quota 9,4%, Lega stabile all’8,2. Quindi Avs e Azione al 3,9, Italia Viva è al 3,1 e Più Europa al 2,4.
DIRE-TECNÈ: MELONI PRIMA TRA LEADER, SALE TAJANI
Giorgia Meloni resta la leader più apprezzata dagli italiani. Dietro di lei Antonio Tajani, Giuseppe Conte ed Elly Schlein. Con il 44,1% delle preferenze la leader di Fratelli d’Italia si conferma al primo posto (+0,1 rispetto a sette giorni fa), seguita dal segretario di Forza Italia al 34,3 (+0,3%). Il leader M5S, Giuseppe Conte, è al 30,9% (+0,1), tallonato dalla segretaria Pd, Elly Schlein, al 29,4% che perde il suo consenso dello 0,1. Perde lo 0,1 anche il leghista Matteo Salvini, che scende al 28,6%. Seguono Maurizio Lupi al 23,7% come Emma Bonino, Carlo Calenda (21%), Angelo Bonelli (15,4%), Nicola Fratoianni (15,3%), Matteo Renzi (14,8%).
DIRE-TECNÈ: FIDUCIA STABILE NEL GOVERNO
Sostanzialmente stabile la fiducia degli italiani nel Governo Meloni. Il 52,5% degli italiani non ha fiducia nell’esecutivo, percentuale in calo dello 0,1 rispetto alla scorsa settimana. Diminuisce anche la percentuale di chi ha fiducia che ammonta al 40,3% (-0,1%). Non sa il 7,2%.
agenzia DIRE – www.dire.it
Cutro: un anno dopo la strage, 94 alberi in memoria delle vittime
scritto da Fatti Nostri | 27 Febbraio 2024
Per non dimenticare. In molti lunedì 26 febbraio si ritroveranno a Cutro per il primo anniversario della strage di Steccato, costata la vita ad almeno 94 migranti, tra cui 35 bambini, mentre decine di corpi non sono mai stati ritrovati. Un dramma umanitario sul quale non è stata ancora scritta una verità giudiziaria, per quanto possa servire.
Anche i familiari delle vittime ancora aspettano che siano mantenute le promesse di ricongiungimento fatte nei giorni successivi al naufragio che commosse il mondo. Nei giorni scorsi il gup della città di Pitagora ha condannato uno dei presunti scafisti a vent’anni con rito abbreviato. Lo stesso tribunale sta giudicando con rito ordinario altri tre presunti scafisti (due pachistani e un turco). Un secondo troncone d’indagine è puntato sui mancati soccorsi all’imbarcazione e al momento vede sotto accusa tre finanzieri e altrettanti militari della capitaneria di porto.
Il Comune di Cutro, intanto, ha realizzato un cimitero islamico, inumando nove persone, sei senza nome, tra cui un bambino di otto anni. Una manciata di chilometri più a nord, di fronte allo stesso Jonio, si sta preparando al doloroso anniversario pure il Comune di Crotone che metterà a dimora 94 alberi per ricordare altrettante vite spezzate. Saranno piantati all’ingresso della città per testimoniare la volontà accogliente della città pitagorica. L’area si chiamerà “il giardino di Ali’” in ricordo del piccolo morto nel disastro che riposa nel cimitero cittadino e di cui nessuno ha chiesto il corpicino. «Un giardino che non vuole celebrare la morte ma il diritto alla vita. Per questo, a ricordo di tutti i bambini coinvolti nella tragedia, sono stati scelti i tamerici, alberi dalla bella e colorata fioritura, sempreverdi, in grado di resistere a qualsiasi temperatura. Una contrapposizione alla fragilità dell’imbarcazione con cui le vittime hanno affrontato il viaggio, alla fragilità delle loro speranze» ha dichiarato il sindaco Vincenzo Voce.
«Un anno dopo la strage di migranti superstiti e familiari delle vittime torneranno nel Crotonese. Siamo pronti ad accoglierli e ad unirci al loro dolore e alle loro rivendicazioni. A tale scopo abbiamo organizzato tre giorni di iniziative sul tema “Mai più morti in mare”, coinvolgendo le scuole per raccontare le loro storie ai più giovani », ha anticipato la “Rete 26 febbraio” costituita dopo il disastro e composta da oltre quattrocento realtà e associazioni. S’è assunta il costo del viaggio per i circa cinquanta familiari e superstiti.
Sabato 24 ci sarà un’amichevole di calcio antirazzista in collaborazione con ResQ People Saving People e col patrocinio del Crotone calcio. A seguire l’inaugurazione nel Museo di Pitagora della mostra fotografica “I sogni attraversano il mare” con 94 fotografie a cura del bisettimanale “il Crotonese”. Quindi la pièce teatrale “La renaissance des filles afghanes”. Domenica alle 15 un corteo nelle strade di Crotone con tappa davanti al PalaMilone che un anno fa divenne la camera ardente. La marcia si concluderà al Museo di Pitagora per un dibattito con associazioni, attivisti e ong. Nel museo sarà possibile firmare l’iniziativa dei Cittadini Europei (Ice) “Stop border violence” la quale chiede la corretta applicazione dell’articolo 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue che proibisce qualsiasi tipo di tortura o trattamento inumano ai confini dell’Europa.
Lunedì 26 febbraio, alle 4 del mattino, l’orario del naufragio, è in programma una fiaccolata sulla spiaggia di Steccato di Cutro promossa dalla redazione di “Crotone News”. Parteciperanno superstiti e familiari delle vittime che poi, alle 9, nel Museo di Pitagora, racconteranno le loro storie e rilanceranno le loro denunce.
«Tutto questo immaginato insieme ai familiari e ai superstiti – spiega la Rete – sono ispirati da richieste e rivendicazioni chiare: corridoi umanitari; politiche migratorie efficienti e concrete, rispettose dei diritti umani universali, della dignità di tutti, in particolare di chi fugge da conflitti, catastrofi ambientali e umanitarie, contesti di gravi crisi sociali ed economiche, persecuzioni».
Ieri, sempre a Crotone, riflessione provocatoria sul tema “La criminalizzazione della solidarietà” organizzata da Anpi, Agorà Kroton, Arci e Cgil. Tra i relatori il vescovo di Cassano e vicepresidente della Cei Francesco Savino, l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano, il sindaco di Crotone Vincenzo Voce e Alidad Shiri in rappresentanza dei familiari della vittima. Iniziativa accompagnata da una mostra fotografica di Fabrizio Carbone. (Domenico Marino)
L’azione del Marocco per la causa palestinese riconosciuta nel pronunciamento della Corte di Giustizia
scritto da Marco Baratto | 27 Febbraio 2024
L ‘Alta corte di giustizia si è pronunciata sulle azioni che lo Stato d’Israele deve mettere in atto nel conflitto in corso in Palestina. La decisione, che si ispira alla tutela delle popolazioni civili di ambo le parti, e la legittima aspirazione del popolo palestinese ad avere una Patria con Al Quds Est come capitale, rappresenta una sostanziale vittoria del ruolo del Marocco in questa vicenda. Il Regno ha sempre sostenuto che la causa palestinese fosse una causa nazionale. Un impegno che non è solo una dichiarazione di forma ma anche di sostanza. Il Marocco ha sempre sostenuto la necessità di due Nazioni ma, ha differenza di molti soggetti più o meno coinvolti ha affrontato la questione sul piano degli interessi dei popoli.
In questa visione mettendo al centro la questione politica, ma le popolazioni molti problemi divengono superabili.
Questa è una prospettiva poco compresa dagli attori occidentali, impegnati solo ad analizzare la questione politica. Il Marocco, ed in particolare Sia Maestà, ha applicato la tradizionale politica dolce ma risulta che è elemento tipico della diplomazia del Regno.
La diplomazia marocchina, seguendo le Alte Istruzioni Reali, ha sempre operato per la pace in Medio Oriente.
La cosa che sorprende, gli osservatori internazionali è che essa opera con cautela e nel rispetto dei diritti dei popoli.
Rimane sempre aperta la totale assenza dell’ Europa che ancora non vuole riconoscere che la questione palestinese è figlia della cultura coloniale e peggio ancora dello sfruttamento della buona fede dei contendenti di oggi, usati durante la grande guerra in un conflitto per procura.
Europa League: sorteggiate le avversarie delle italiane
scritto da Fatti Nostri | 27 Febbraio 2024
Ecco gli accoppiamenti degli ottavi di finale di Europa League delle squadre italiane in gara. Al sorteggio hanno partecipato 16 squadre. Le otto vincitrici dei gironi di Europa League, teste di serie, affronteranno le vincitrici degli spareggi per la fase a eliminazione diretta
Teste di serie:
Atalanta (ITA)
Brighton (ENG)
Leverkusen (GER)
Liverpool (ENG)
Rangers (SCO)
Slavia Praha (CZE)
Villareal (ESP)
West Ham (ENG)
Vincitrici degli spareggi:
AC Milan (ITA)
Benfica (POR)
Freiburg (GER)
Marseille (FRA)
Qarabağ (AZE)
Roma (ITA)
Sparta Praha (CZE)
Sporting CP (POR)
MILAN AGLI OTTAVI CONTRO SLAVIA PRAGA
Il Milan affronterà lo Slavia Praga negli ottavi di finale di Europa League. Andata in programma il 7 marzo, ritorno previsto il 14 marzo.
ROMA AGLI OTTAVI CONTRO IL BRIGHTON
La Roma affronterà il Brighton negli ottavi di finale di Europa League. Andata in programma il 7 marzo, ritorno previsto il 14 marzo.
ATALANTA AGLI OTTAVI CONTRO SPORTING LISBONA
L’Atalanta affronterà lo Sporting Lisbona negli ottavi di finale di Europa League. Andata in programma il 7 marzo, ritorno previsto il 14 marzo.
Buon compleanno “Amerigo Vespucci”
scritto da Fatti Nostri | 27 Febbraio 2024
93 anni ben portati. Era il 22 febbraio dell’anno 1931 quando venne varata l’Amerigo Vespucci, simbolo dell’eccellenza italiana sul mare.
Il 1° Luglio 2023 era partito da Genova il tour mondiale dell’Amerigo Vespucci . E’ salpata dal Molo Vecchio del Porto antico di Genova per il giro del mondo, le tappe 2023 hanno toccato: 5 Continenti, 31 porti e 29 Paesi.
La nave scuola Amerigo Vespucci è un veliero tutt’ora in servizio dagli anni ’30 ed èla nave più datata ancora in servizio della Marina Militare Italiana. Il varo dell’Amerigo Vespucci avvenne nel Cantiere Navale di Castellamare di Stabia. La data non fu scelta casualmente; infatti il 22 febbraio 1512 morì a Siviglia il navigatore che presta il nome al veliero.
Un celebre episodio che accompagna l’Amerigo Vespucci è l’incontro con la portaerei USS Indipendence (CV-62). La nave americana negli anni ‘60 era tra le più rivoluzionarie e innovative al mondo, progettata per ospitare i bombardieri Skywarrior.
Nonostante fosse il fiore all’occhiello della US Navy,il suo equipaggio s’inchinò alla bellezza della nave scuola Amerigo Vespucci.
Nel 1962 le due navi si incontrarono nel Mediterraneo e la telecomunicazione avvenuta con lo scopo di identificarsi reciprocamente è divenuta subito famosissima:
USS Independence (nave americana): «Chi siete?»
Amerigo Vespucci: «Nave scuola Amerigo Vespucci, Marina Militare Italiana»
USS Independence: «Siete la nave più bella del Mondo».
60 anni dopo un’altra portaerei americana, la USS George H.W. Bush, ha incrociato la rotta dell’Amerigo Vespucci, in transito da Manfredonia a Taranto nel basso Adriatico.
Il comandante, Capitano di Vascello David-Tavis Pollard, in ricordo dello storico evento avvenuto con la USS Independence, ha chiesto via radio:
“Siete voi ad aver navigato accanto alla USS Independence nel 1962?”, chiedono dalla portaerei statunitense H. W. Bush.
“Amerigo Vespucci – continua la portaerei statunitense – dopo sessanta’anni siete ancora la nave più bella del mondo”.
da Ulisse – Lucia Rossi
Brasile. Oggi è il giorno degli italiani
scritto da Fatti Nostri | 27 Febbraio 2024
Il 21 febbraio di ogni anno è in Brasile il giorno nazionale dell’immigrazione italiana. La data è stata istituita nel 2008 con una legge federale, nel corso di una cerimonia ufficiale cui hanno partecipato anche l’ambasciatore italiano e tutti i consoli, e vuole essere un omaggio al contributo che l’emigrazione italiana ha fornito alla cultura, all’economia e al carattere nazionale del Brasile.
Si è scelto questo giorno perché il 21 febbraio 1874 è la data a cui è fatto risalire il primo sbarco in Brasile degli emigranti veneti, a Vitória, nello stato brasiliano dell’Espírito Santo. Come scrive Sandro Addario, a quel tempo, il Brasile stava importando manodopera e dal 1870 al 1920 arrivarono oltre 1,4 milioni di immigrati italiani. Molti andarono a lavorare nelle piantagioni di caffè; altri vivevano in insediamenti, principalmente nella regione meridionale. Altri ancora andarono nelle città di São Paulo e Rio de Janeiro, dove furono impiegati nella nascente industria e commercio.
Da poco, l’Italia aveva vissuto le guerre di indipendenza. Alla fine di queste guerre, l’economia italiana era rimasta debilitata, con alti tassi di crescita demografica e di disoccupazione. Gli Stati Uniti d’America, che attraevano il maggior numero di immigranti, iniziarono a porre barriere all’ingresso degli stranieri. Tali fattori portarono, a partire dagli anni 1870, all’inizio di una massiccia emigrazione di italiani verso il Brasile. Sono anni in cui nel paese si dibatte sempre più sull’abolizione della schiavitù (che sarà abolita ufficialmente nel 1888) e che portano a un diffuso timore di carenza di manodopera: da qui la scelta del governo di finanziare il viaggio dei braccianti italiani, bianchi e cattolici e dunque – negli anni in cui è in voga il darwinismo sociale e l’eugenetica – preferiti rispetto alle etnie locali non bianche, considerate inferiori. Gli italiani immigrati in questo momento storico letteralmente sostituirono gli schiavi nei campi.
Festeggiamenti per il Dia nacional do imigrante italiano in epoca pre-Covid
Nello stato di Santa Caterina la maggior parte degli immigrati arrivò dal Veneto, dalla Lombardia, dal Friuli Venezia Giulia e dal Trentino Alto Adige (non a caso qui nacquero città come Nova Treviso, Nova Veneza e Nova Belluno), mentre in Minas Gerais prevalevano abitanti della Sardegna e dell’Emilia Romagna e a Rio de Janeiro (a quei tempi capitale dello stato) vi era un gran numero di persone originarie di Cosenza, Salerno e Potenza, ma anche di Napoli e Reggio Calabria.
Le condizioni di lavoro erano pessime e nel 1902 il governo italiano emise il decreto Prinetti, che proibiva l’immigrazione sussidiata dei cittadini italiani in Brasile. Il flusso degli immigranti diminuì bruscamente, poiché a partire da allora ogni cittadino italiano che voleva emigrare in Brasile doveva avere il denaro necessario per pagarsi il passaggio.
Nonostante le difficili condizioni di vita, alcuni discendenti dei primi immigrati italiani sono diventati persone di spicco del panorama socio-politico-culturale del Brasile. Solo per fare alcuni esempi: Candido Portinari, nato in una fazenda di caffè nel 1903, e considerato uno dei maggiori pittori brasiliani non solo del secolo scorso ma di tutti i tempi; i membri della storica famiglia Matarazzo, che arrivarono a possedere centinaia di imprese in diversi rami, dal tessile al chimico, dal commerciale e bancario a quello alimentare; Vicente Celestino, nato nel 1894 da una famiglia calabrese, divenne un cantante, attore e compositore celebre; Adoniran Barbosa, nato in una umile famiglia veneta, arrivò a essere considerato il padre della samba paulista.
Il Brasile fu il terzo paese per numero di italiani immigrati fra gli anni 1880 e la Prima guerra mondiale, subito dopo gli Stati Uniti (cinque milioni di italiani fra il 1875 e il 1913) e l’Argentina (2,4 milioni). Secondo il Fanfulla, lo storico giornale degli italiani in Brasile dal 1893, “oggi si calcola che siano circa cinque milioni gli italiani e loro discendenti che vivono nella Grande San Paolo”. Quasi un quarto della popolazione (21 milioni di abitanti) che vive nell’area metropolitana. In tutto lo stato di San Paolo gli italo-brasiliani sono 13 milioni su 45 milioni di abitanti, mentre in tutto il Brasile il numero sale a 22 milioni su una popolazione complessiva di 210 milioni.
La grande maggioranza degli italo-brasiliani è nel Sud e nel Sud-Est del Brasile, ma ci sono italo-brasiliani anche in altre zone del paese; alcuni italo-brasiliani parlano ancora italiano e altri dialetti regionali tra cui il veneto che ha dato origine al talian, una lingua mista col portoghese. Molti giovani oggi parlano solo il portoghese, sebbene siano sempre più numerosi i corsi di lingua italiana a cui partecipano queste nuove generazioni.
Il 21 febbraio (“Dia nacional do imigrante italiano”), sull’impronta della medesima iniziativa presa dall’Argentina nel 1995 (che ricorda l’immigrazione italiana il 3 giugno), celebra le influenze profonde che la massiccia immigrazione italiana ha lasciato nella cultura, nei costumi, nelle tradizioni, nella cucina brasiliana e da cui, a sua volta, è stata toccata e cambiata.
A San Paolo in particolare le attrazioni della festa del 21 febbraio si tengono nei quartieri Bela Vista, Brás e Mooca, dove vivono la maggior parte di italiani e oriundi. Nelle scuole di lingua italiana si svolgono conferenze sulla storia dell’immigrazione e, ci ricorda ancora Sandro Addario, non mancano eventi gastronomici. Molti gli spettacoli, le danze tipiche (in tempi pre-Covid), le funzioni religiose in italiano nella chiesa di Nossa Senhora Achiropita, dal nome della cattedrale di Nostra Signora di Achiropita a Rossano Calabro, uno dei principali luoghi di provenienza dei primi immigrati italiani in Brasile.
È un giorno di festa, di memoria senz’altro, e che sarebbe probabilmente opportuno ricordare anche in Italia. Perché da questo periodo storico sono nate influenze e contaminazioni ancora oggi evidenti e che potrebbero rappresentare un arricchimento dell’orizzonte culturale nazionale e perché – se spesso viene ripetuto che anche gli italiani un tempo sono stati stranieri in terra straniera – questo potrebbe essere un punto di partenza, per fissarlo davvero. Immigrare non è mai stato facile, per nessuno. L’Italia, oggi, dovrebbe iniziare a ricordare.
da ytali.com
Il successo del Primo Congresso Nazionale MAIE Messico: Obiettivo 2027
scritto da Fatti Nostri | 27 Febbraio 2024
Il Primo Congresso Nazionale del MAIE Messico è stato un evento di straordinaria importanza, riunendo 20 delegati provenienti da tutto il Paese. Sotto la guida del coordinatore nazionale, Giovanni Buzzurro, i partecipanti hanno affrontato temi cruciali per la comunità italiana residente in Messico e nelle regioni circostanti. Questo congresso ha segnato un passo significativo nella costruzione di un percorso politico per il MAIE, con l’obiettivo di affrontare le sfide future fino al 2027.
Costruire un Futuro Solido per la Comunità Italiana
I coordinatori MAIE provenienti da diverse regioni del Messico hanno partecipato attivamente al congresso, portando una vasta gamma di esperienze e punti di vista. Tra i temi discussi, particolare rilevanza è stata data ai servizi consolari, alla cittadinanza, al fisco, alla cultura e all’assistenza sanitaria. Questi argomenti costituiscono le fondamenta su cui il MAIE intende costruire il suo impegno per garantire i diritti e il benessere degli italiani all’estero.
Un Dialogo Costruttivo
Il congresso ha offerto un’opportunità unica per il confronto diretto tra i rappresentanti del MAIE e una vasta gamma di esponenti della comunità italiana in Messico. I partecipanti provenienti dal mondo imprenditoriale, culturale, politico, sociale e istituzionale hanno potuto condividere le proprie preoccupazioni, offrire suggerimenti ed esprimere opinioni. Questo dialogo aperto e costruttivo è essenziale per comprendere appieno le esigenze della comunità e individuare soluzioni efficaci.
Un Momento di Orgoglio e Riconoscimento
Durante il congresso, molti connazionali hanno mostrato con orgoglio il proprio albero genealogico, evidenziando le loro radici italiane e il legame profondo con la cultura e la storia del Paese. Questi momenti hanno rappresentato un toccante tributo agli emigrati italiani e alla loro eredità, sottolineando l’importanza di preservare e valorizzare questa ricca tradizione.
Proiettarsi Verso il Futuro
Il successo del Primo Congresso MAIE Messico è stato celebrato dai suoi dirigenti, che ora guardano avanti con determinazione verso nuove sfide e opportunità. Il presidente MAIE, Ricardo Merlo, ha sottolineato l’importanza di costruire un percorso politico solido per affrontare le sfide future fino al 2027. Questo impegno riflette la volontà del MAIE di continuare a difendere i diritti degli italiani nel mondo e fornire loro il supporto di cui hanno bisogno.
Espansione e Prospettive Future
Il MAIE non intende limitarsi al Messico, ma guarda oltre i confini nazionali verso gli Stati Uniti e il Canada. I dirigenti del movimento stanno già pianificando importanti iniziative in città chiave come Miami, Boston, New York, Toronto e Montreal. Queste iniziative mirano a rafforzare i legami tra la comunità italiana e a fornire un supporto ancora più ampio e diversificato.