Repubblica Dominicana: il Senato approva la riforma della Polizia dopo sette mesi di attesa

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Il Senato dominicano ha approvato il progetto di riforma della Polizia Nazionale. La legge passa ora alla Camera dei Deputati e punta a modernizzare il corpo dopo anni di richieste di cambiamento.

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Dopo sette mesi di discussione, rinvii ed esame in commissione, il Senato della Repubblica Dominicana ha approvato il progetto di legge che riforma la Polizia Nazionale, uno dei provvedimenti più attesi del programma di rinnovamento avviato dal presidente Luis Abinader.

Il testo, composto da oltre 300 articoli, ridefinisce l’organizzazione, il funzionamento e la struttura dell’istituzione, con l’obiettivo di renderla più moderna, professionale e orientata al servizio del cittadino. Dopo il voto del Senato, il progetto dovrà essere esaminato dalla Camera dei Deputati prima di diventare legge.

L’approvazione arriva in un momento particolarmente delicato.

Negli ultimi giorni il tema dell’operato della Polizia è tornato al centro del dibattito nazionale dopo il caso del giovane ucciso da un agente e le polemiche sulle presunte esecuzioni extragiudiziali denunciate da organizzazioni per i diritti umani.

Pur trattandosi di vicende diverse, il loro susseguirsi ha rafforzato la convinzione, condivisa da molti osservatori, che la trasformazione della Polizia non possa limitarsi all’acquisto di nuove uniformi o di mezzi più moderni, ma debba riguardare soprattutto la formazione degli agenti, il controllo interno, la trasparenza e il rapporto con i cittadini.

La riforma rappresenta uno dei principali impegni assunti dal Governo Abinader fin dal 2021. L’iter parlamentare, tuttavia, si è rivelato più lungo del previsto, tanto che fino a poche settimane fa il progetto rischiava addirittura di decadere per la fine della legislatura.

Il punto di Fatti Nostri

L’approvazione al Senato è un passo importante, ma non basta.

La vera riforma non si misurerà dal numero degli articoli approvati dal Parlamento, bensì dai risultati che i cittadini vedranno nelle strade.

Ridurre gli abusi, aumentare la fiducia nella Polizia e garantire il rispetto della legge saranno il banco di prova della nuova normativa.

Per gli italiani residenti nella Repubblica Dominicana, come per tutti i cittadini, una Polizia più efficiente e più vicina alla popolazione rappresenta un elemento fondamentale per la sicurezza e per la qualità della vita.

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Trump: “L’Iran è un cancro da estirpare. Il cessate il fuoco è finito”

conferenza stampa del presidente trump

Nuovi raid americani contro obiettivi iraniani. Teheran risponde colpendo basi USA in Kuwait e Bahrein. Sale il rischio di un’escalation in Medio Oriente.

conferenza stampa del presidente trump

Il fragile tentativo di riportare la calma in Medio Oriente sembra essersi definitivamente incrinato.

Nelle ultime ore gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova serie di attacchi contro obiettivi militari iraniani, motivandoli come risposta agli attacchi contro il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz e ad altre azioni attribuite a Teheran.

La risposta iraniana non si è fatta attendere.

Le Guardie Rivoluzionarie hanno annunciato di aver colpito installazioni militari statunitensi in Kuwait e Bahrein, due Paesi che ospitano importanti basi americane nel Golfo Persico. Secondo Washington e le autorità locali, sono stati attivati i sistemi di difesa, mentre la situazione resta in rapida evoluzione.

L’escalation ha avuto immediate ripercussioni anche sui mercati internazionali.

Il timore che il conflitto possa compromettere il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita una quota significativa del petrolio mondiale, ha spinto al rialzo il prezzo del greggio e riacceso le preoccupazioni per possibili effetti sull’economia globale.

Il presidente Donald Trump ha dichiarato che il memorandum d’intesa che avrebbe dovuto aprire la strada a una tregua è ormai “finito”, pur senza escludere del tutto futuri contatti diplomatici. Il rischio, tuttavia, è che le prossime ore siano dominate dalla logica della risposta militare più che da quella del negoziato.

Il punto di Fatti Nostri

Per gli italiani che vivono nelle Americhe, questa guerra può sembrare lontana.

In realtà, le conseguenze potrebbero arrivare rapidamente anche dall’altra parte dell’Atlantico.

Un aumento del prezzo del petrolio significa carburanti più cari, maggiori costi per i trasporti, possibili rincari dei beni importati e nuove pressioni sull’inflazione. Paesi come la Repubblica Dominicana, fortemente dipendenti dalle importazioni energetiche, potrebbero risentirne in tempi brevi.

È per questo che ciò che accade nel Golfo Persico non riguarda soltanto la geopolitica: può incidere anche sulla vita quotidiana di milioni di persone, comprese quelle che vivono nei Caraibi e nel continente americano.

 




Caldo record e bollette alle stelle: in Repubblica Dominicana esplode la protesta degli utenti

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La nube di polvere del Sahara e le temperature elevate fanno aumentare l’uso di condizionatori e ventilatori. Crescono i consumi elettrici e con essi le proteste per le bollette.

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La nube di polvere del Sahara continua a interessare la Repubblica Dominicana, portando con sé temperature elevate, aria più secca e un caldo che, soprattutto nelle ore centrali della giornata, diventa difficile da sopportare.

Per milioni di famiglie la risposta è quasi obbligata: accendere il condizionatore o lasciare il ventilatore in funzione per molte ore.

Il risultato è già visibile.

I consumi di energia elettrica stanno aumentando e, con l’arrivo delle prossime fatture, cresce anche il malcontento di molti utenti.

Sui social network si moltiplicano i commenti di cittadini che, davanti a bollette più alte del previsto, si chiedono: “Com’è possibile che abbia consumato così tanto?”, “È un abuso!”, “Questa bolletta è impossibile.”

Una reazione comprensibile.

Ma, almeno in molti casi, la spiegazione potrebbe essere più semplice di quanto sembri.

Un condizionatore acceso per molte ore al giorno può incidere in modo significativo sul consumo mensile di energia. Se a questo si aggiungono ventilatori, frigoriferi che lavorano più intensamente a causa del caldo e altri elettrodomestici utilizzati più spesso, il risultato finale può essere una bolletta sensibilmente più elevata rispetto ai mesi precedenti.

Questo non significa che ogni fattura sia necessariamente corretta.

Gli utenti hanno il diritto di verificare i consumi, chiedere chiarimenti alle società elettriche e contestare eventuali anomalie.

Ma prima di parlare di errori o abusi è opportuno confrontare i consumi reali con quelli registrati nello stesso periodo degli anni precedenti.

Il punto di Fatti Nostri

Ogni estate la scena si ripete.

Arriva il caldo eccezionale, aumentano le ore di utilizzo dei condizionatori e, qualche settimana dopo, arrivano le proteste per le bollette.

La trasparenza da parte delle compagnie elettriche è fondamentale.

Ma lo è anche la consapevolezza dei consumatori: il comfort ha un costo e, durante un’ondata di calore come quella provocata dalla polvere del Sahara, il contatore continua a girare anche quando ce ne dimentichiamo.

Forse la domanda giusta non è soltanto “Perché la bolletta è così alta?”, ma anche “Quante ore al giorno è rimasto acceso il condizionatore questo mese?”




Sanità privata dominicana verso lo scontro: le cliniche minacciano di sospendere i servizi alle assicurazioni

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Le cliniche private della Repubblica Dominicana chiedono un aumento delle tariffe pagate dalle ARS e valutano la sospensione dei servizi. A rischio migliaia di pazienti assicurati.

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foto Diario Libre

Il sistema sanitario privato della Repubblica Dominicana potrebbe entrare in una fase di forte tensione.

L’Associazione Nazionale delle Cliniche Private (ANDECLIP) ha annunciato che l’8 luglio deciderà se sospendere temporaneamente l’assistenza agli assicurati di alcune Amministratrici dei Rischi Sanitari (ARS), accusate di non aver adeguato le tariffe ai costi reali sostenuti dalle strutture sanitarie.

Secondo il presidente di ANDECLIP, Rafael Mena, dall’entrata in vigore della Legge sulla Sicurezza Sociale le tariffe riconosciute alle cliniche sarebbero aumentate di appena il 25%, mentre l’inflazione nel settore sanitario avrebbe superato il 100%. Le cliniche precisano di non chiedere un adeguamento totale, ma l’apertura di una trattativa per ridurre il divario.

Dal canto suo, la Direzione per l’Informazione e la Difesa degli Affiliati alla Sicurezza Sociale (DIDA) ricorda che le strutture sanitarie non possono interrompere l’assistenza agli assicurati per controversie economiche con le compagnie assicurative. Secondo l’ente, il diritto alla salute deve prevalere su qualsiasi conflitto tra operatori del sistema.

Se lo scontro non verrà risolto rapidamente, le conseguenze potrebbero ricadere sui pazienti, costretti a rinviare ricoveri o interventi programmati oppure a cercare strutture convenzionate alternative.

La vicenda riporta inoltre l’attenzione su un problema più ampio: il delicato equilibrio tra la sostenibilità economica delle cliniche private e la tutela del diritto all’assistenza sanitaria.

Il punto di Fatti Nostri

Per gli italiani residenti nella Repubblica Dominicana questa è una notizia da seguire con attenzione.

Molti connazionali utilizzano polizze sanitarie locali o sono affiliati alle ARS. Un eventuale blocco dei servizi potrebbe creare disagi soprattutto per chi ha visite, ricoveri o interventi già programmati.

Al momento non è stata adottata alcuna sospensione: la decisione sarà presa dall’assemblea di ANDECLIP. Resta quindi aperto uno spazio per una soluzione negoziata che eviti ripercussioni sui pazienti.




Il Vinitaly sbarca a New York a bordo dell’Amerigo Vespucci

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La nave scuola Amerigo Vespucci, considerata da molti “la nave più bella del mondo”, fa tappa a New York portando con sé non solo la tradizione della Marina Militare italiana, ma anche una delle eccellenze più rappresentative del nostro Paese: il vino.

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Durante la sosta nel porto della Grande Mela sarà infatti presentata la prossima edizione di Vinitaly.USA, l’iniziativa nata per rafforzare la presenza del vino italiano sul mercato nordamericano e creare nuove opportunità di incontro tra produttori, importatori e operatori del settore.

L’evento, organizzato da Veronafiere, Vinitaly e ITA – Italian Trade Agency, vuole valorizzare non soltanto la qualità delle produzioni italiane, ma anche la straordinaria varietà dei territori vitivinicoli della Penisola, sempre più apprezzati dai consumatori americani.

La scelta dell’Amerigo Vespucci come sede dell’iniziativa non è casuale. La nave rappresenta da quasi un secolo un simbolo dell’Italia nel mondo e, durante il suo tour in Nord America, è diventata anche una vetrina itinerante della cultura, dell’industria e dell’enogastronomia italiane.

Gli Stati Uniti restano uno dei mercati più importanti per il vino italiano. Nonostante le incertezze legate ai dazi e all’andamento dell’economia internazionale, le etichette italiane continuano a occupare una posizione di primo piano nelle preferenze dei consumatori americani.

Per le migliaia di imprenditori italiani del settore vitivinicolo, iniziative come Vinitaly.USA rappresentano un’occasione concreta per consolidare la presenza sul mercato e aprire nuovi canali commerciali.

Il punto di Fatti Nostri

La promozione del Made in Italy non passa soltanto attraverso le fiere specializzate.

Portare Vinitaly a bordo dell’Amerigo Vespucci significa unire due simboli dell’Italia: uno racconta la nostra storia sul mare, l’altro racconta la qualità di un prodotto che continua a essere ambasciatore del Paese in tutto il mondo.

Negli Stati Uniti, dove vivono milioni di cittadini di origine italiana, questo connubio assume anche un forte valore culturale e identitario.




Bahamas: paradiso fiscale o paradiso turistico? La verità sta nel mezzo

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Quando si parla delle Bahamas, vengono subito in mente due immagini: spiagge bianche e acque cristalline da una parte, paradiso fiscale dall’altra.

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Entrambe contengono una parte di verità. Ma la realtà è molto più articolata.

Un gigante del turismo

Con oltre 700 isole e isolotti, le Bahamas rappresentano una delle destinazioni turistiche più importanti dei Caraibi.

Ogni anno milioni di visitatori arrivano soprattutto dagli Stati Uniti e dal Canada, attratti dal mare, dalla nautica, dalle immersioni e dai grandi resort.

Il turismo è il motore dell’economia nazionale e rappresenta la principale fonte di occupazione e di entrate per il Paese.

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Perché vengono definite un paradiso fiscale?

Le Bahamas sono diventate famose a livello internazionale perché non applicano alcune imposte presenti nella maggior parte dei Paesi.

Non esiste, ad esempio, un’imposta generale sul reddito delle persone fisiche, né una tassa sulle plusvalenze o sul patrimonio.

Queste caratteristiche hanno favorito, negli anni, lo sviluppo del settore finanziario internazionale e attirato investitori e società provenienti da tutto il mondo.

Tuttavia, negli ultimi anni il Paese ha introdotto numerose riforme per adeguarsi agli standard internazionali sulla trasparenza fiscale e sul contrasto al riciclaggio di denaro.

Oggi aprire una società alle Bahamas non significa più poter operare senza controlli o obblighi di legge.

Conviene aprire un’impresa?

Dipende.

Per attività rivolte ai mercati internazionali, alla nautica, al turismo o ai servizi finanziari, le Bahamas possono rappresentare un ambiente favorevole.

Per chi punta invece al mercato locale, bisogna considerare che la popolazione è limitata e che molti beni vengono importati, con costi elevati.

Vivere alle Bahamas

Molti pensionati e professionisti scelgono le Bahamas per il clima, la lingua inglese e la vicinanza agli Stati Uniti.

Il costo della vita, però, è tra i più alti dei Caraibi.

Affitti, alimenti e servizi possono risultare sensibilmente più costosi rispetto ad altre destinazioni come la Repubblica Dominicana o il Belize.

È davvero un paradiso?

Dal punto di vista paesaggistico, pochi luoghi possono competere con le Bahamas.

Dal punto di vista economico, invece, non esistono scorciatoie.

Le opportunità ci sono, ma richiedono investimenti, una buona pianificazione e il rispetto di una normativa che oggi è molto più rigorosa rispetto al passato.

Il punto di Fatti Nostri

Le Bahamas continuano ad attrarre imprenditori, pensionati e investitori, ma l’immagine del “paradiso fiscale dove tutto è facile” appartiene ormai più al passato che al presente.

Oggi il vero patrimonio dell’arcipelago non è soltanto il suo sistema fiscale.

Sono il turismo, la stabilità, il mare e una posizione strategica che continua a renderlo uno dei Paesi più affascinanti e competitivi dei Caraibi.




Mondiale, più spettacolo o più rappresentanza? Forse è arrivato il momento di rivedere i criteri di qualificazione

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Con l’avanzare del Mondiale 2026 emerge una considerazione difficile da ignorare: gran parte del calcio di più alto livello continua a essere espressione dell’Europa.

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Molte delle nazionali europee hanno superato gli ottavi di finale offrendo qualità tecnica, organizzazione tattica e intensità di gioco superiori rispetto a molte rappresentative di altri continenti.

La domanda, quindi, è inevitabile.

La FIFA deve continuare a distribuire i posti seguendo soprattutto criteri geografici oppure dovrebbe premiare maggiormente il merito sportivo?

L’attuale formula garantisce una presenza ampia a tutti i continenti. È una scelta comprensibile: il Mondiale è la competizione di tutto il pianeta e deve permettere anche ai Paesi emergenti di confrontarsi con le grandi potenze del calcio.

Ma il rovescio della medaglia è evidente.

Quando numerose squadre vengono eliminate rapidamente, mentre nazionali di alto livello restano escluse già nelle qualificazioni europee, è inevitabile chiedersi se il sistema sia ancora quello che offre il miglior spettacolo possibile.

Ogni edizione vede infatti alcune nazionali europee di ottimo livello rimanere fuori dalla fase finale, mentre altre squadre provenienti da continenti meno competitivi partecipano senza riuscire a essere realmente protagoniste.

Naturalmente esistono eccezioni.

Il Marocco ha raggiunto una storica semifinale nel 2022 e diverse nazionali sudamericane continuano a rappresentare l’eccellenza del calcio mondiale. Anche alcune squadre asiatiche e nordamericane hanno mostrato progressi importanti.

Tuttavia, osservando il livello medio della competizione, resta l’impressione che il calcio europeo continui a esprimere la maggiore concentrazione di nazionali competitive.

Forse è arrivato il momento di aprire un dibattito.

Non per trasformare il Mondiale in un torneo esclusivamente europeo, ma per valutare se una parte dei posti dovrebbe essere assegnata in misura maggiore sulla base della competitività dei diversi continenti.

Il Mondiale deve restare la festa del calcio mondiale.

Ma deve essere anche la competizione che offre il miglior spettacolo possibile.

Ed è proprio su questo equilibrio che, probabilmente, la FIFA sarà chiamata a riflettere nei prossimi anni.




Repubblica Dominicana: le esecuzioni extragiudiziali tornano sotto accusa

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L’uccisione del giovane Ángel Martínez da parte di un agente della Polizia Nazionale non rappresenta soltanto un grave episodio di cronaca. Ha riaperto un dibattito che da anni accompagna la vita pubblica della Repubblica Dominicana: quello delle presunte esecuzioni extragiudiziali durante gli interventi delle forze dell’ordine.

La gravità del caso è stata riconosciuta dalle stesse autorità.

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foto Listin Diario

Il presidente Luis Abinader ha porto le condoglianze alla famiglia della vittima, mentre il direttore della Polizia Nazionale, visitando la famiglia, ha assicurato che nei confronti dell’agente coinvolto sarà applicato “tutto il peso della legge”. Un gesto istituzionale raro, che testimonia la rilevanza assunta da questo episodio.

Ma il caso va oltre la singola vicenda.

Secondo Manuel María Mercedes, presidente della Commissione Nazionale per i Diritti Umani, negli ultimi anni centinaia di persone sarebbero morte durante operazioni di polizia presentate come intercambios de disparos, gli “scambi di colpi d’arma da fuoco” tra agenti e sospetti. Una formula che, da tempo, alimenta dubbi e polemiche nell’opinione pubblica e nelle organizzazioni che si occupano della tutela dei diritti umani.

Il problema non riguarda la necessità di combattere la criminalità, che nella Repubblica Dominicana rappresenta una sfida reale e complessa.

La questione è un’altra: anche la lotta al crimine deve svolgersi nel rispetto della legge. Ogni cittadino ha diritto che eventuali responsabilità vengano accertate da un tribunale e non sul luogo di un arresto.

Proprio per questo motivo il caso del giovane ucciso assume un valore simbolico.

Le scuse pubbliche del Presidente e l’impegno ad accertare le responsabilità indicano la volontà delle istituzioni di non archiviare l’accaduto come un semplice incidente operativo.

Resta ora da vedere se a questo episodio seguiranno provvedimenti concreti e se la vicenda contribuirà ad accelerare il processo di riforma della Polizia Nazionale, già avviato dal Governo negli ultimi anni.

Per migliaia di italiani che vivono nella Repubblica Dominicana, il tema riguarda non solo la sicurezza, ma anche il funzionamento dello Stato di diritto e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.




Trump torna ad attaccare Meloni: “Mi serve un ordine restrittivo contro di lei”

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Nuovo episodio di tensione tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e la presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni.

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Con un messaggio pubblicato sul social Truth Social, Trump ha ironizzato sulla premier italiana affermando di aver bisogno di “un ordine restrittivo” contro di lei, accompagnando il commento con una fotografia scattata durante il recente vertice del G7, nella quale Meloni lo osserva mentre parla con altri leader.

Negli Stati Uniti un “restraining order” è un provvedimento con cui un giudice ordina a una persona di non avvicinarsi a un’altra, generalmente nei casi di molestie o stalking. Trump ha utilizzato l’espressione in modo ironico per insinuare che Giorgia Meloni lo seguirebbe o cercherebbe continuamente la sua attenzione.

La frase rappresenta l’ultimo capitolo di una serie di frecciate che il presidente americano ha rivolto nelle ultime settimane alla leader italiana. In precedenza Trump aveva sostenuto che Meloni lo avesse “pregato” di concederle una fotografia insieme, un’affermazione che Palazzo Chigi aveva respinto definendola priva di fondamento.

Le ragioni del brusco cambio di atteggiamento di Trump nei confronti di Giorgia Meloni non sono state chiarite. Al momento non risultano spiegazioni ufficiali e qualsiasi ipotesi sulle motivazioni personali o politiche resterebbe una semplice speculazione.

Nonostante il nuovo attacco, il Governo italiano ha scelto di non alimentare la polemica. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha ribadito che le relazioni tra Italia e Stati Uniti restano solide e che le dichiarazioni del presidente americano non modificano la collaborazione tra i due Paesi.

La vicenda arriva alla vigilia del vertice della NATO, dove Trump e Meloni torneranno a incontrarsi. Resta da vedere se il clima tra i due leader influenzerà anche il confronto sui principali dossier internazionali o se le provocazioni resteranno confinate al piano della comunicazione politica.




Perché tanti pensionati scelgono Aruba? Sole, sicurezza e qualità della vita nel cuore dei Caraibi

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Quando si parla di trasferirsi ai Caraibi, molti pensano subito alla Repubblica Dominicana o al Costa Rica. Eppure c’è un’isola che, anno dopo anno, conquista un numero crescente di pensionati provenienti da Europa, Stati Uniti e Canada: Aruba.

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Piccola, ordinata e con uno dei più alti standard di vita della regione, Aruba rappresenta per molti il compromesso ideale tra paradiso tropicale e servizi efficienti.

Un clima quasi perfetto

Aruba gode di un clima caldo e soleggiato durante tutto l’anno, con temperature che oscillano generalmente tra i 28 e i 32 gradi.

A differenza di molte altre isole caraibiche, si trova al di fuori della principale fascia degli uragani, un elemento che offre maggiore tranquillità a chi desidera vivere stabilmente sull’isola.

Sicurezza e tranquillità

Uno degli aspetti più apprezzati dai pensionati è il livello di sicurezza.

Pur non essendo immune da piccoli episodi di criminalità, Aruba è considerata una delle isole più sicure dei Caraibi, con un ambiente tranquillo e ben organizzato.

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Servizi sanitari di buon livello

Per chi si trasferisce dopo la pensione, la qualità dell’assistenza sanitaria è fondamentale.

Aruba dispone di strutture moderne e di personale qualificato. Per cure altamente specialistiche può essere necessario recarsi all’estero, ma l’assistenza ordinaria è generalmente considerata di buon livello.

Un’isola internazionale

Grazie al turismo, Aruba è abituata ad accogliere residenti stranieri.

Oltre all’olandese e al papiamento, sono molto diffusi l’inglese e lo spagnolo, facilitando l’inserimento di chi arriva dall’estero.

Il costo della vita

Il paradiso ha però un prezzo.

Aruba è una delle isole più costose dei Caraibi.

Affitti, immobili e molti prodotti alimentari hanno prezzi superiori a quelli della Repubblica Dominicana o di altri Paesi della regione. Per vivere serenamente è consigliabile disporre di una pensione adeguata o di altre entrate.

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È facile trasferirsi?

No.

Trasferirsi ad Aruba richiede il rispetto delle norme sull’immigrazione e l’ottenimento dei necessari permessi di soggiorno. Prima di prendere una decisione è indispensabile informarsi sulle condizioni previste per i cittadini stranieri.

Conviene davvero?

Per chi cerca esclusivamente un costo della vita contenuto, probabilmente no.

Per chi invece desidera un ambiente sicuro, ben organizzato, con un clima eccezionale e servizi di qualità, Aruba rappresenta una delle migliori destinazioni dei Caraibi.

Il punto di Fatti Nostri

Aruba non è l’isola più economica, ma è una delle più affidabili.

Per molti pensionati il vero lusso non è soltanto vivere davanti a una spiaggia da cartolina, ma poter contare ogni giorno su sicurezza, servizi efficienti e una buona qualità della vita.

È proprio questo equilibrio che continua ad attirare residenti da tutto il mondo.