Venezuela devastato dal terremoto: al momento nessuna vittima italiana

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Un violento #terremoto ha sconvolto il #Venezuela provocando crolli, incendi e scene di panico in diverse città del Paese. Le due fortissime scosse, registrate a pochi secondi di distanza, hanno colpito soprattutto la zona centro-settentrionale, con danni gravissimi a Caracas e nello Stato di La Guaira, dove i soccorritori continuano a scavare tra le macerie alla ricerca di superstiti.

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Per la numerosa comunità italiana residente in Venezuela arriva, almeno per il momento, una notizia rassicurante. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha comunicato che non risultano vittime italiane tra i connazionali finora identificati. L’Unità di Crisi della Farnesina, insieme all’Ambasciata d’Italia a Caracas e al Consolato generale, è al lavoro senza sosta per verificare la situazione di tutti gli italiani presenti nel Paese e prestare assistenza a chi ne avesse bisogno.

La prudenza, tuttavia, resta d’obbligo. In Venezuela vivono infatti oltre centomila persone di origine italiana, molte delle quali possiedono anche la cittadinanza venezuelana e non sempre risultano registrate presso i servizi consolari. Per questo motivo le verifiche proseguono e le autorità italiane non escludono che possano emergere nuove segnalazioni nelle prossime ore.

Intanto il bilancio del disastro continua ad aggravarsi. Interi edifici sono crollati, numerose strade risultano impraticabili e migliaia di persone hanno trascorso la notte all’aperto per il timore di nuove scosse. Le autorità venezuelane hanno dichiarato lo stato di emergenza nelle aree più colpite, mentre diversi Paesi hanno già offerto uomini, mezzi e aiuti umanitari per sostenere le operazioni di soccorso.

La speranza, condivisa anche dalle tante famiglie italiane che hanno parenti in Venezuela, è che il bilancio dei connazionali coinvolti rimanga fermo a zero. Per ora la Farnesina continua a monitorare la situazione minuto dopo minuto, mantenendo un contatto costante con le autorità locali e con la comunità italiana presente nel Paese.

 

foto ansa.it




Venezuela, il “doppietto sismico” che ha devastato il Paese: due terremoti in appena 39 secondi

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Non è stato un semplice terremoto, ma un fenomeno geologico raro e particolarmente distruttivo. Il Venezuela è stato colpito da un “doppietto sismico”, cioè due violentissime scosse di magnitudo molto simile che si sono susseguite a soli 39 secondi di distanza, lasciando pochissimo tempo alla popolazione per mettersi in salvo.

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Secondo gli esperti, a differenza di una normale replica, il secondo terremoto di un doppietto non è più debole del primo. Anzi, può risultare persino più distruttivo perché colpisce edifici e infrastrutture già gravemente compromessi dalla prima scossa. È proprio questa successione ravvicinata ad aver moltiplicato i danni in vaste aree del Paese.

Le due scosse, di magnitudo 7,2 e 7,5, hanno avuto origine lungo il sistema di faglie che separa la placca caraibica da quella sudamericana. L’epicentro, relativamente superficiale, ha amplificato la violenza del sisma, facendo propagare le onde sismiche fino a Caracas e persino in alcune zone della vicina Colombia. Gli esperti dell’USGS lo hanno definito il terremoto più potente registrato nel nord del Venezuela negli ultimi 126 anni.

Intanto continuano le operazioni di soccorso e il bilancio delle vittime è purtroppo destinato ad aggravarsi con il passare delle ore.

Gli esperti avvertono che nelle prossime ore e nei prossimi giorni saranno possibili numerose scosse di assestamento. Il vero pericolo, spiegano i sismologi, non deriva soltanto dalla forza del terremoto, ma anche dalla vulnerabilità di molti edifici costruiti con criteri antisismici ormai superati.

 

foto dire.it




Legge elettorale, primo via libera alla Camera: previste nuove garanzie per il voto degli italiani all’estero

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La riforma della legge elettorale compie un nuovo passo avanti. La Commissione Affari Costituzionali della Camera ha approvato il testo base del provvedimento, che da domani approderà in Aula per l’avvio della discussione parlamentare. Si tratta di una fase importante di un iter legislativo che potrebbe modificare le regole con cui gli italiani saranno chiamati a eleggere Camera e Senato nelle prossime consultazioni.

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Tra gli aspetti che interessano maggiormente i connazionali residenti fuori dall’Italia vi sono le disposizioni dedicate al voto degli italiani all’estero. Il testo prevede infatti che, entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge, venga aggiornato il regolamento sul voto per corrispondenza con l’obiettivo di rafforzare sicurezza, segretezza e trasparenza delle operazioni di voto.

Le nuove norme puntano a rendere più sicura la stampa delle schede elettorali, evitando produzioni non autorizzate, a migliorare la spedizione dei plichi elettorali per ridurre il rischio di furti o smarrimenti e a introdurre sistemi che consentano una più efficace verifica dell’identità dell’elettore, contrastando eventuali frodi, condizionamenti o voti multipli. È prevista inoltre una semplificazione delle operazioni di scrutinio delle schede provenienti dall’estero.

Per milioni di italiani iscritti all’AIRE, il voto per corrispondenza continuerà a rappresentare uno strumento fondamentale di partecipazione democratica. La normativa vigente consente già ai residenti all’estero di votare senza rientrare in Italia, ma negli anni non sono mancate polemiche e segnalazioni di irregolarità legate soprattutto alla consegna dei plichi e all’identificazione dell’elettore.

Il passaggio in Aula rappresenterà ora il primo vero banco di prova politico della riforma. Durante il dibattito potranno essere presentati emendamenti che potrebbero modificare il testo approvato dalla Commissione. Solo al termine dell’iter parlamentare si conoscerà la versione definitiva della nuova legge elettorale e delle misure che riguarderanno anche il voto degli italiani residenti oltre confine.

 

foto aise.it




Bayahibe, il dolore di Caserta per Francesca Valentino: ‘Una mamma speciale’

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Non ci sono soltanto il dolore e lo sgomento per la tragedia avvenuta nel resort di Bayahibe, nella Repubblica Dominicana. A Caserta, amici e conoscenti ricordano soprattutto la persona che era Francesca Valentino: una madre premurosa, una donna solare e una presenza costante nella vita della sua famiglia.

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Francesca, che avrebbe compiuto 46 anni tra poche settimane, è morta dopo aver inalato il fumo provocato dall’incendio che nei giorni scorsi ha devastato parte del resort Viva Dominicus Beach di Bayahibe. La donna era riuscita a raggiungere la spiaggia insieme agli altri ospiti evacuati, ma una densa nube di fumo le ha provocato una grave crisi respiratoria. Trasportata in ospedale a La Romana, è deceduta poco dopo.

Chi la conosceva la descrive come una persona capace di affrontare ogni difficoltà con serenità e ottimismo. Dopo aver vissuto a Roma come insegnante di danza, aveva scelto anni fa di trasferirsi nella Repubblica Dominicana, esperienza raccontata anche in televisione nel programma “Mollo tutto e cambio vita”. A Bayahibe aveva trovato l’amore, si era sposata ed era diventata madre di due bambine. Negli ultimi anni era tornata a vivere a Caserta, dove gestiva un bed and breakfast senza mai interrompere il legame con l’isola caraibica che aveva cambiato la sua vita.

Le testimonianze raccolte in queste ore parlano di una donna sempre disponibile, amata dagli amici e molto presente nella crescita delle figlie. «Era sempre sorridente, sempre pronta ad aiutare gli altri», raccontano quanti l’hanno conosciuta. Molti ricordano la sua puntualità davanti alla scuola, la dedizione alla famiglia e la capacità di trasmettere serenità anche nei momenti più difficili.

La sua scomparsa ha colpito profondamente non solo Caserta, ma anche la comunità italiana che vive nella Repubblica Dominicana, dove Francesca aveva lasciato molti amici e affetti. In queste ore i messaggi di cordoglio si moltiplicano sui social, mentre familiari e conoscenti si stringono attorno al marito e alle due bambine.

Una tragedia che ha trasformato una vacanza in un dramma e che lascia il ricordo di una donna che, a giudicare dalle tante testimonianze raccolte, aveva fatto della gentilezza e dell’amore per la famiglia il tratto distintivo della propria vita.




Liberati i due italiani della Flotilla detenuti in Libia: tornano a casa dopo un mese

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Si conclude con un lieto fine la vicenda di Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, i due attivisti italiani della Global Sumud Flotilla detenuti in Libia da circa un mese. L’annuncio è arrivato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha confermato la loro liberazione e l’imminente rientro in Italia.

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I due volontari erano stati fermati dalle autorità della Libia orientale il 24 maggio scorso durante una missione umanitaria legata alla Flotilla, iniziativa internazionale nata per portare aiuti alla popolazione di Gaza. Insieme a loro è stato liberato anche Matias Alvarez Rodriguez, cittadino uruguaiano in possesso della cittadinanza italiana.

Secondo quanto riferito dalla Farnesina, la liberazione è stata resa possibile grazie a un intenso lavoro diplomatico condotto in collaborazione tra il Ministero degli Esteri, Palazzo Chigi, le autorità consolari italiane e i servizi di intelligence. I tre sono stati affidati al Consolato italiano di Bengasi e dovrebbero rientrare in patria nelle prossime ore.

La notizia è stata accolta con sollievo dalle famiglie e dagli attivisti che da settimane chiedevano il rilascio dei volontari. «Da trenta giorni aspettavamo questo momento», ha dichiarato la portavoce italiana della Flotilla, esprimendo soddisfazione per la conclusione positiva della vicenda.

Restano tuttavia molte domande sulle circostanze dell’arresto e sulle condizioni della detenzione. Per oltre un mese i familiari hanno vissuto nell’incertezza, mentre organizzazioni umanitarie e associazioni per i diritti civili hanno seguito il caso con crescente preoccupazione.

Ora per Centrone e Alberizia è finalmente arrivato il momento di tornare a casa. Le polemiche e le eventuali richieste di chiarimento potranno attendere. Per i loro cari conta soprattutto una cosa: poterli riabbracciare dopo trenta giorni di attesa e apprensione.




Repubblica Dominicana: chi deve a chi? Scontro tra municipi ed EDE per oltre 36 miliardi di pesos

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Chi deve davvero a chi? È questa la domanda che alimenta da anni il conflitto tra i municipi dominicani e le società di distribuzione dell’energia elettrica. Da una parte le EDE sostengono che i Comuni siano i principali debitori del sistema elettrico nazionale. Dall’altra, i rappresentanti municipali affermano che, applicando correttamente la legge, in molti casi sarebbero proprio le compagnie elettriche a dover restituire denaro ai municipi.

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Secondo i dati del settore elettrico, a marzo 2026 il debito complessivo verso le aziende distributrici ha superato i 36 miliardi di pesos. Oltre la metà di questa cifra sarebbe attribuita agli ayuntamientos, cioè ai governi municipali, che rappresentano circa il 55% dell’intero ammontare dovuto alle società elettriche.

Le aziende elettriche sostengono che molti municipi accumulano arretrati da anni e che la loro condizione di enti pubblici rende difficile adottare misure coercitive per il recupero dei crediti. Secondo Edeeste, soltanto il Comune del Distretto Nazionale risulterebbe pienamente in regola con i pagamenti.

La Federazione Dominicana dei Municipi (Fedomu), però, contesta questa interpretazione. I suoi consulenti ricordano che la Legge Generale sull’Elettricità prevede un meccanismo di compensazione: le società distributrici devono infatti versare ai municipi il 3% della fatturazione corrente riscossa nel territorio comunale, mentre i Comuni pagano l’energia consumata per l’illuminazione pubblica. Secondo Fedomu, una corretta contabilizzazione di questi flussi produrrebbe in alcuni casi saldi favorevoli ai municipi.

Al centro della disputa c’è dunque il modo in cui vengono calcolati i crediti reciproci. Le EDE parlano di debiti accumulati che gravano sulle finanze pubbliche, mentre i municipi chiedono che vengano conteggiati anche gli importi che le distributrici dovrebbero trasferire alle amministrazioni locali in base alla normativa vigente.

La questione è tutt’altro che marginale. In un momento in cui il governo cerca nuove entrate fiscali e il settore elettrico continua a registrare perdite significative, chiarire chi debba pagare e quanto potrebbe avere conseguenze importanti sui bilanci pubblici e sui servizi ai cittadini.

Per ora una cosa appare certa: dietro i numeri c’è una battaglia legale e amministrativa che dura da anni e che, almeno per il momento, sembra lontana da una soluzione definitiva.




Dieci dollari in più per lasciare la Repubblica Dominicana: una tassa che potrebbe costare cara al turismo?

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La nuova riforma fiscale dominicana continua a far discutere. Tra le misure previste figura anche l’aumento dell’imposta di uscita dal Paese, una tassa che grava su chi lascia la Repubblica Dominicana per via aerea, marittima o terrestre. La domanda che si pongono operatori turistici e compagnie aeree è semplice: questa misura rischia di rendere il Paese meno competitivo rispetto ad altre destinazioni dei Caraibi?

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Attualmente la tassa di uscita ammonta a 20 dollari. Con la nuova normativa salirebbe a 30 dollari per passeggero. Secondo il governo, l’aumento consentirebbe di raccogliere tra i 7 e gli 8 miliardi di pesos aggiuntivi all’anno, contribuendo a rafforzare le entrate fiscali in un momento economico internazionale particolarmente delicato.

Le perplessità arrivano soprattutto dal settore dell’aviazione. L’Associazione Dominicana delle Linee Aeree (ADLA) ha avvertito che ogni aumento del costo dei viaggi può avere conseguenze sulla competitività del turismo nazionale. La Repubblica Dominicana, infatti, compete direttamente con altre destinazioni caraibiche per attrarre turisti, investimenti e nuove rotte aeree.

Gli esperti del settore ricordano che il turismo rappresenta uno dei principali motori dell’economia dominicana. Nel 2026 il comparto dovrebbe generare oltre 12,5 miliardi di dollari di entrate e continua a registrare numeri record di visitatori. Proprio per questo molti osservatori ritengono che qualsiasi misura capace di aumentare il costo del viaggio debba essere valutata con estrema cautela.

Dall’altra parte, il governo sostiene che l’incremento della tassa rappresenta un costo relativamente contenuto rispetto al prezzo complessivo di una vacanza e che non dovrebbe incidere in modo significativo sulle decisioni dei turisti internazionali. Il dibattito, tuttavia, resta aperto.

La sfida per Santo Domingo sarà trovare il giusto equilibrio tra la necessità di aumentare le entrate fiscali e quella di preservare uno dei settori più importanti dell’economia nazionale. Perché se è vero che dieci dollari in più possono sembrare poca cosa, nel mercato globale del turismo anche i dettagli possono fare la differenza.




Italiano scomparso a Copenaghen: cresce l’ansia per Marco Falanga

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Ore di apprensione per Marco Falanga, 35 anni, originario di Ferentino, nel Frusinate, scomparso a Copenaghen dove si era recato per motivi di lavoro. Dell’uomo non si hanno più notizie dalla serata di sabato e familiari, amici e autorità sono impegnati nella ricerca di qualsiasi elemento utile a rintracciarlo.

Secondo quanto ricostruito dai familiari, Falanga era arrivato regolarmente nella capitale danese venerdì scorso e aveva mantenuto contatti costanti con la madre e con la figlia per tutta la giornata di sabato. Gli ultimi messaggi risalgono alle ore 21 circa; da quel momento il telefono è risultato irraggiungibile e ogni comunicazione si è interrotta improvvisamente.

A rendere ancora più preoccupante la vicenda è il fatto che Marco non sarebbe mai rientrato nella struttura ricettiva dove alloggiava. I gestori del bed and breakfast hanno confermato che l’uomo non ha fatto ritorno nella sua stanza dalla notte di sabato.

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Nelle ultime ore è emerso un elemento importante: il cellulare del 35enne è stato ritrovato nei pressi della struttura dove soggiornava. Il dispositivo sarebbe stato recuperato da un passante e successivamente consegnato all’Ambasciata d’Italia a Copenaghen, che si è attivata per seguire il caso insieme alle autorità danesi.

La denuncia di scomparsa è stata formalmente presentata e la vicenda ha mobilitato anche la comunità italiana residente in Danimarca. Sui social network si stanno moltiplicando gli appelli per raccogliere testimonianze e segnalazioni, mentre anche associazioni specializzate nella ricerca di persone scomparse hanno diffuso la fotografia e i dati identificativi dell’uomo.

L’ultima zona in cui Marco Falanga sarebbe stato visto è quella di Sydhavnen, quartiere della capitale danese. Le autorità stanno cercando di ricostruire i suoi movimenti nelle ore precedenti alla scomparsa, nella speranza di chiarire cosa sia accaduto dopo l’ultimo contatto con i familiari.

A Ferentino l’attesa è carica di preoccupazione. Familiari, amici e conoscenti sperano in un esito positivo delle ricerche e nel rapido ritrovamento del giovane italiano.

 




Incendio al Viva Dominicus Beach: concluse le operazioni di emergenza, proseguono le indagini

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Le autorità dominicane hanno presentato il primo rapporto ufficiale sull’incendio che nei giorni scorsi ha devastato gran parte delle strutture del resort Viva Wyndham Dominicus Beach di Bayahibe.

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Il Centro Operativo di Emergenza (COE) ha annunciato la conclusione delle operazioni di spegnimento e soccorso, trasferendo ora la gestione dell’assistenza agli ospiti e delle pratiche amministrative al Ministero del Turismo e alla Direzione Generale della Migrazione.

Secondo il rapporto, circa 1.690 turisti sono stati evacuati e trasferiti in altre strutture alberghiere della zona, tra cui il Catalonia, il Sunscape, alcuni hotel di Miches e il vicino Viva Wyndham Dominicus Palace. La catena alberghiera ha provveduto a fornire agli ospiti tutti i beni di prima necessità necessari dopo l’evacuazione.

Le autorità hanno precisato che il Viva Wyndham Dominicus Palace non ha subito alcun danno e continua a operare regolarmente. Durante l’emergenza, i suoi ospiti sono stati trasferiti temporaneamente in aree sicure solo a scopo precauzionale.

Le cause dell’incendio restano sotto indagine. Le prime valutazioni indicano tuttavia che le fiamme si sarebbero propagate molto rapidamente a causa del forte vento e della presenza di coperture realizzate in canna e altri materiali altamente combustibili.

L’intervento ha coinvolto 475 operatori appartenenti a numerosi organismi statali, tra cui vigili del fuoco, Protezione Civile, forze armate, polizia, servizi sanitari e autorità turistiche. Per domare il rogo sono stati impiegati 22 autobotti antincendio, 8 camion cisterna, 10 ambulanze e due elicotteri dell’Aeronautica Militare dotati di sistemi per il lancio d’acqua dall’alto.

Le autorità hanno inoltre ribadito che le attività turistiche a Bayahibe e nelle località vicine si svolgono normalmente e che la destinazione continua a operare in piena sicurezza.

L’incendio ha provocato la morte di una turista italiana e l’evacuazione dell’intero complesso alberghiero.




Vacanze all’estero? La Farnesina invita gli italiani a viaggiare informati.

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Con l’arrivo dell’estate e delle vacanze, il Ministero degli Esteri invita gli italiani a partire informati. Il ministro Antonio Tajani ha presentato alla Farnesina la nuova campagna “Viaggiare Sicuri”, pensata per aiutare chi viaggia all’estero a ricevere informazioni aggiornate e assistenza in caso di emergenza.

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L’iniziativa punta a promuovere l’utilizzo del portale Viaggiare Sicuri e della relativa applicazione, recentemente aggiornata con nuove funzionalità. Attraverso questi strumenti è possibile consultare informazioni sui Paesi di destinazione, ricevere avvisi di sicurezza e ottenere indicazioni utili in caso di eventi imprevisti.

Secondo la Farnesina, milioni di italiani si spostano ogni anno all’estero per turismo, lavoro o visite familiari. Per questo motivo il Ministero ha deciso di rafforzare la comunicazione sulla prevenzione, ricordando l’importanza di informarsi prima della partenza e di mantenere un contatto con l’Unità di Crisi attraverso gli strumenti digitali disponibili.

La nuova applicazione consente di ricevere notifiche in tempo reale in caso di emergenze, crisi internazionali o problemi di sicurezza nelle aree visitate. In alcune situazioni può inoltre facilitare l’assistenza ai connazionali presenti sul territorio interessato.

Per gli italiani residenti all’estero e per chi viaggia frequentemente tra Italia, Caraibi e America Latina, si tratta di un servizio particolarmente utile. Anche chi raggiunge la Repubblica Dominicana per vacanza o per far visita a parenti e amici può consultare il portale prima della partenza per verificare eventuali raccomandazioni e aggiornamenti.

L’invito della Farnesina è semplice: prima di preparare la valigia, dedicare qualche minuto alla sicurezza. Un piccolo gesto che può evitare molti problemi e rendere il viaggio più sereno.