Messico, la comunità italiana protagonista in Rai: riflettori sugli italiani nel Paese

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imagesLa presenza italiana in Messico è tornata al centro dell’attenzione mediatica italiana grazie a una puntata speciale della trasmissione “Casa Italia” della Rai dedicata proprio alla realtà dei connazionali residenti nel Paese latinoamericano. La trasmissione, andata in onda il 19 maggio 2026, ha raccontato storie di imprenditori, professionisti, ristoratori e giovani italiani che hanno scelto il Messico per vivere e lavorare.

Il programma ha evidenziato come la comunità italiana in Messico sia oggi molto diversa rispetto al passato. Accanto ai discendenti della storica emigrazione italiana, sono aumentati negli ultimi anni i nuovi residenti arrivati per motivi professionali, culturali o imprenditoriali, soprattutto nei settori del turismo, della gastronomia, del design e del commercio internazionale.

Particolare attenzione è stata dedicata anche al ruolo delle istituzioni italiane presenti nel Paese, come l’Istituto Italiano di Cultura e il Comites, impegnati nel mantenere vivi i legami culturali e linguistici con l’Italia. Proprio nelle ultime settimane la collettività italiana di Città del Messico aveva partecipato alle celebrazioni della Festa della Liberazione organizzate dall’Ambasciata italiana e dall’Istituto Italiano di Cultura.

Secondo gli ultimi dati disponibili, gli italiani residenti in Messico sono diverse migliaia, concentrati soprattutto a Città del Messico, Cancún, Playa del Carmen, Guadalajara e Monterrey. Una presenza che continua a crescere grazie anche alle opportunità economiche offerte dal Paese.

La trasmissione Rai ha inoltre mostrato come molti italiani in Messico mantengano un forte legame con la cultura e la lingua italiana, pur integrandosi pienamente nella società messicana. Un fenomeno che conferma il ruolo sempre più internazionale delle nuove comunità italiane all’estero.




La portaerei di Trump nei Caraibi: Cuba prova a trattare mentre cresce la tensione con Washington

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sin títuloL’ennesima escalation verbale tra Washington e L’Avana riporta i Caraibi al centro dello scontro geopolitico internazionale. Donald Trump ha infatti rilanciato toni durissimi contro Cuba, evocando perfino l’ipotesi di inviare una portaerei statunitense a poche decine di metri dalle coste dell’isola.

Durante un evento privato in Florida, il presidente statunitense ha dichiarato che gli Stati Uniti potrebbero “prendere il controllo” di Cuba “quasi immediatamente”, lasciando intendere che, una volta conclusa la crisi in Medio Oriente, l’attenzione della Casa Bianca potrebbe spostarsi proprio sui Caraibi. Trump ha citato la portaerei USS Abraham Lincoln, immaginandola schierata davanti alle coste cubane come dimostrazione di forza.

Le dichiarazioni arrivano in un momento già estremamente delicato per Cuba. Negli ultimi mesi Washington ha rafforzato le sanzioni economiche contro il governo di Miguel Díaz-Canel, colpendo anche banche straniere e aziende accusate di collaborare con L’Avana. La crisi energetica, aggravata dalla riduzione delle forniture venezuelane e dal collasso economico interno, ha provocato blackout continui, proteste popolari e crescente malcontento sociale.

Secondo diverse indiscrezioni circolate negli ambienti politici e militari statunitensi, il Pentagono starebbe aggiornando piani operativi relativi a possibili scenari di crisi nell’isola caraibica. Fonti vicine all’amministrazione Trump parlano di “analisi preventive” nel caso di un eventuale collasso del regime cubano.

Nel frattempo, Cuba tenta di mantenere aperto un canale diplomatico con Washington. Nelle ultime settimane si sarebbero svolti incontri riservati tra funzionari statunitensi e rappresentanti vicini alla famiglia Castro, mentre il governo cubano continua ufficialmente a chiedere “dialogo senza condizioni” e rispetto della sovranità nazionale.

La situazione ricorda, almeno simbolicamente, alcune delle pagine più tese della Guerra Fredda. Anche se oggi il contesto internazionale è completamente diverso rispetto alla crisi dei missili del 1962, il ritorno di navi militari americane nei Caraibi e il linguaggio aggressivo usato dalla Casa Bianca stanno alimentando preoccupazioni in tutta l’America Latina.

Per gli osservatori internazionali, resta difficile capire quanto delle parole di Trump rappresenti una reale strategia militare e quanto invece sia parte della sua tradizionale comunicazione politica spettacolare. Tuttavia, l’effetto sull’isola è già concreto: maggiore isolamento economico, nervosismo interno e timore di una nuova stagione di confronto diretto tra Stati Uniti e Cuba.




JetBlue riduce i voli verso la Repubblica Dominicana: cancellate le rotte da Newark

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JetBlue Airways ha annunciato la sospensione di alcuni collegamenti tra gli Stati Uniti e la Repubblica Dominicana, una decisione che sta già creando preoccupazione tra i numerosi dominicani residenti nell’area di New York e del New Jersey.

Secondo quanto riportato da diversi media statunitensi e dominicani, a partire dall’8 luglio la compagnia interromperà i voli diretti dall’aeroporto di Newark verso Santo Domingo e Punta Cana. La società ha spiegato che la decisione è legata alla scarsa redditività di alcune rotte e a una più ampia riorganizzazione strategica delle operazioni negli Stati Uniti.

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JetBlue non abbandona comunque la Repubblica Dominicana. La compagnia continuerà infatti a operare numerosi voli verso Santo Domingo, Santiago e Punta Cana da altri aeroporti strategici come JFK, Boston e Fort Lauderdale. Sul proprio sito ufficiale risultano ancora disponibili decine di collegamenti verso le principali destinazioni dominicane.

La misura si inserisce in una fase difficile per la compagnia americana, che negli ultimi anni ha accumulato perdite economiche e sta cercando di concentrare le proprie operazioni nei mercati considerati più redditizi, soprattutto in Florida. Dopo il fallimento della fusione con Spirit Airlines e le recenti difficoltà del settore aereo, JetBlue ha iniziato a tagliare diverse rotte negli Stati Uniti e nei Caraibi.

Per molti dominicani residenti nel Nord-Est degli Stati Uniti, Newark rappresentava però uno scalo molto comodo per raggiungere il proprio Paese senza dover passare da JFK o da altri aeroporti più congestionati. La cancellazione dei voli potrebbe quindi provocare aumenti dei prezzi e maggiori difficoltà nei periodi di alta stagione estiva e natalizia.




Repubblica Dominicana, il fisco punta a tassare Netflix, Uber e le piattaforme digitali

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6a0e60a728e46La Direzione Generale delle Imposte Interne della Repubblica Dominicana (DGII) sta preparando un nuovo meccanismo fiscale per applicare l’ITBIS — l’equivalente dell’IVA — ai servizi digitali internazionali utilizzati nel Paese. La misura riguarderebbe piattaforme come Netflix, Spotify, Uber, Airbnb, Amazon Prime, Disney+ e altri servizi online consumati quotidianamente da migliaia di dominicani.

Secondo quanto spiegato dal direttore della DGII, Luis Valdez Veras, l’obiettivo è creare un sistema moderno che permetta allo Stato di riscuotere le imposte sulle transazioni digitali effettuate nel territorio nazionale, anche quando le aziende fornitrici hanno sede all’estero.

Le autorità fiscali sostengono che il consumo digitale è cresciuto enormemente negli ultimi anni e che molti servizi online operano nel mercato dominicano senza versare tasse locali. La DGII ritiene quindi necessario “aggiornare” il sistema tributario per adattarlo all’economia digitale, seguendo esempi già adottati in altri Paesi dell’America Latina e dell’Europa.

Al momento non sono stati ancora annunciati né la percentuale definitiva dell’imposta né la data ufficiale di entrata in vigore del nuovo schema fiscale. Tuttavia, secondo gli esperti economici, il costo finale potrebbe ricadere direttamente sui consumatori attraverso aumenti negli abbonamenti o nelle tariffe dei servizi digitali.

La proposta sta già suscitando discussioni nel Paese. Da una parte, il governo sostiene che si tratti di una misura di equità fiscale; dall’altra, molti utenti temono un ulteriore aumento del costo della vita in una fase economica già delicata per numerose famiglie dominicane.

La DGII ha precisato che il progetto è ancora in fase di definizione tecnica e che saranno necessari accordi con le piattaforme digitali e con gli intermediari di pagamento per poter applicare efficacemente il nuovo sistema di riscossione.




Repubblica Dominicana. BHD rassicura i clienti dopo la maxi frode da 200 milioni di pesos

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68d7265fbc987La banca dominicana Banco BHD ha confermato di essere stata colpita da una frode interna di circa 200 milioni di pesos dominicani, ma ha assicurato che i depositi e i fondi dei clienti non sono stati compromessi.

Secondo quanto riferito dall’istituto bancario, il caso è già sotto indagine da parte delle autorità competenti e la banca sta collaborando con il Ministero Pubblico e con la Polizia Nazionale per chiarire completamente quanto accaduto. BHD ha inoltre evidenziato che i sistemi di sicurezza e controllo hanno permesso di individuare rapidamente le irregolarità.

Le informazioni preliminari indicano che il presunto schema fraudolento sarebbe stato realizzato attraverso operazioni irregolari effettuate da personale legato all’istituzione finanziaria. Alcuni ex dipendenti risultano ora ricercati dagli investigatori.

In un comunicato ufficiale, la banca ha ribadito che la situazione non mette in pericolo la stabilità dell’istituto né il denaro depositato dai correntisti, sottolineando che tutte le operazioni dei clienti continuano a svolgersi normalmente.

Il caso ha suscitato grande attenzione nella Repubblica Dominicana, anche per l’entità della somma coinvolta, mentre proseguono le indagini per individuare tutti i responsabili e recuperare il denaro sottratto.

foto Listin Diario




Gli italiani più famosi del mondo nel 2026: da Jannik Sinner a Laura Pausini, i volti globali del Made in Italy

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L’Italia continua a esportare nel mondo talento, cultura, sport, musica e innovazione. Nel 2026 alcuni italiani sono diventati autentiche icone globali, conosciute ben oltre i confini nazionali. Dai campi da tennis ai palcoscenici internazionali, dalla moda al cinema, ecco chi sono oggi gli italiani viventi più famosi e riconoscibili a livello mondiale.

Il fenomeno Jannik Sinner

Negli ultimi anni Jannik Sinner è diventato probabilmente lo sportivo italiano più conosciuto del pianeta. Le sue vittorie nei tornei del Grande Slam e il numero uno mondiale lo hanno trasformato in una superstar internazionale, amatissima soprattutto tra i giovani. Il suo stile sobrio, educato e vincente ha conquistato sponsor, televisioni e milioni di tifosi in ogni continente.

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Laura Pausini, la voce italiana più internazionale

Nel mondo della musica il nome di Laura Pausini resta uno dei più forti in assoluto. In America Latina è una vera leggenda popolare, mentre in Spagna e negli Stati Uniti continua a riempire concerti e programmi televisivi. La sua capacità di cantare in più lingue l’ha resa una delle artiste italiane più riconoscibili del pianeta.

Accanto a lei rimangono celebri anche Eros Ramazzotti, amatissimo in Europa e Sud America, e Andrea Bocelli, simbolo mondiale della musica lirica italiana.

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Il cinema italiano continua a brillare

Tra gli attori italiani più conosciuti nel mondo spicca ancora Monica Bellucci, icona di eleganza e cinema internazionale. Grande notorietà anche per Roberto Benigni, grazie al successo senza tempo de La vita è bella.

Nel panorama contemporaneo cresce inoltre la fama di Luca Marinelli e di Matilda De Angelis, sempre più presenti in produzioni internazionali e piattaforme streaming.

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Moda, cucina e imprenditoria: l’Italia resta un marchio globale

Nel settore della moda continua l’enorme popolarità di Giorgio Armani, uno dei nomi italiani più famosi della storia contemporanea. Nel mondo culinario, invece, Massimo Bottura è considerato uno degli chef più influenti del pianeta.

Tra gli imprenditori italiani più noti resta centrale la figura di Elon Musk spesso associato alle sue origini familiari italiane, anche se la sua notorietà è legata soprattutto agli Stati Uniti.

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Il fascino eterno del Made in Italy

Che si tratti di sport, musica, cinema, cucina o moda, gli italiani continuano a essere ambasciatori naturali del Made in Italy nel mondo. Un patrimonio di talento e creatività che mantiene il nostro Paese al centro dell’attenzione internazionale e che rafforza, soprattutto tra gli italiani all’estero, l’orgoglio delle proprie radici.




Il sussidio elettrico, il pozzo nero che inghiotte miliardi nella Repubblica Dominicana

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imagen edesur 2a8ed2dc focus 0 0 896 504Mentre milioni di dominicani continuano a lamentarsi per blackout, bollette elevate e un servizio spesso inefficiente, lo Stato continua a riversare quantità gigantesche di denaro pubblico nel sistema elettrico nazionale. E il conto cresce sempre di più.

Secondo dati ufficiali pubblicati in questi giorni, il #sussidio elettrico destinato alle imprese distributrici statali si avvicina ormai ai 50 miliardi di pesos dominicani soltanto nei primi mesi del 2026.

Una cifra impressionante: tra gennaio e i primi giorni di maggio, il Governo ha già trasferito oltre 48 miliardi di pesos alle tre EDE — Edeeste, Edenorte ed Edesur — per coprire le perdite del sistema elettrico. Rispetto allo stesso periodo del 2025, l’aumento supera il 29%.

Per capire la dimensione del problema basta un confronto: lo Stato ha quasi speso la stessa quantità di denaro destinata all’istruzione primaria, secondaria e prescolare dell’intero Paese nello stesso periodo.

Dietro questo enorme “pozzo nero” finanziario ci sono anni di inefficienze, perdite tecniche, furti di energia, mancati pagamenti e una gestione che continua a generare deficit giganteschi. Secondo i dati del Ministero dell’Energia e Miniere, le perdite delle distribuidrici hanno ormai raggiunto quasi il 39% dell’energia immessa nella rete.

In pratica, una parte enorme dell’elettricità prodotta o importata non viene mai pagata. E alla fine è lo Stato — quindi i contribuenti — a coprire il buco.

Gli economisti avvertono che questo livello di sussidi rappresenta un peso sempre più difficile da sostenere per le finanze pubbliche dominicane, soprattutto in un momento di rallentamento economico internazionale e aumento dei costi energetici.

E il problema potrebbe peggiorare. Nel bilancio nazionale per il 2026 erano previsti circa 92 miliardi di pesos di trasferimenti alle EDE, ma molti analisti ritengono che la cifra finale potrebbe superare abbondantemente le previsioni, come già avvenuto nel 2025.

Nel frattempo, la popolazione continua a chiedersi perché, nonostante miliardi e miliardi di pesos spesi ogni anno, i blackout e i problemi del sistema elettrico sembrino non finire mai.




Cuba, il paradosso degli italiani felici sull’isola: “Qui abbiamo ritrovato il tempo e la serenità”

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a4c14de7 c534 4c53 b695 7f7128e461c8Mentre #Cuba continua ad affrontare una delle crisi economiche più difficili degli ultimi decenni — con blackout, scarsità di beni, inflazione e un’emigrazione record della popolazione locale — esiste un fenomeno che continua a sorprendere: quello degli stranieri, e in particolare degli italiani, che scelgono comunque di trasferirsi sull’isola e dichiarano di vivere meglio che in Europa.

Un apparente controsenso che, negli ultimi anni, è diventato sempre più visibile soprattutto nelle città costiere e nelle zone turistiche come L’Avana, Santiago de Cuba, Trinidad e Varadero.

Molti italiani arrivano inizialmente per una vacanza, spesso attratti dal clima caraibico, dalla musica, dal mare e da uno stile di vita percepito come più umano e meno frenetico rispetto all’Europa. Alcuni decidono poi di restare definitivamente, nonostante le difficoltà quotidiane che i cubani conoscono bene.

“Qui ho meno soldi, ma vivo meglio”, è una delle frasi che si sente più spesso tra gli espatriati italiani sull’isola.

Il motivo principale, spiegano molti di loro, non è economico. Anzi: chi vive a Cuba deve spesso affrontare problemi seri come mancanza di medicinali, interruzioni elettriche, difficoltà nei trasporti e carenza di prodotti alimentari. Tuttavia, molti stranieri sostengono di aver trovato qualcosa che nei loro Paesi sentivano di avere perso: tempo, relazioni umane e una vita meno dominata dallo stress.

Per pensionati italiani con entrate provenienti dall’estero, inoltre, il costo della vita può ancora risultare relativamente conveniente in alcuni settori, soprattutto fuori dalle aree più turistiche. Molti raccontano di poter vivere con ritmi più tranquilli, vicino al mare, dedicandosi a lettura, musica, pesca o piccole attività private.

C’è poi il fattore umano. Nonostante le enormi difficoltà economiche, Cuba conserva una forte cultura comunitaria. Gli italiani che vivono sull’isola parlano spesso della solidarietà tra vicini, della facilità nel creare amicizie e di una quotidianità che, pur complicata, appare più autentica.

Naturalmente non tutti riescono ad adattarsi. Alcuni stranieri, dopo pochi mesi, decidono di tornare in Europa proprio a causa dei continui problemi infrastrutturali e della complessità burocratica cubana. Ma chi resta lo fa quasi sempre per scelta emotiva più che materiale.

Negli ultimi anni, con l’aumento del costo della vita in Europa e il crescente senso di isolamento sociale denunciato da molte persone, Cuba continua così a rappresentare, per una piccola comunità di italiani, una specie di rifugio esistenziale: difficile, imperfetto, a volte frustrante, ma ancora capace di offrire quella sensazione di libertà e umanità che molti dicono di non trovare più altrove.




Costa Rica cambia rotta: addio neutralità, ora guarda sempre più verso Stati Uniti e Israele

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394bf23a d62a 43f3 b0c3 283df1d64f0ePer decenni Costa Rica è stata considerata uno dei Paesi più pacifici e neutrali dell’America Latina. Niente esercito, diplomazia moderata e una politica estera lontana dai grandi conflitti internazionali. Ma oggi qualcosa sta cambiando rapidamente.

Il nuovo Governo costaricano ha infatti deciso di rafforzare in modo molto marcato i rapporti con Israele e con gli Stati Uniti, segnando una svolta che sta facendo discutere sia in Centro America sia a livello internazionale.

Tra le decisioni più simboliche c’è la volontà di trasferire nuovamente l’ambasciata costaricana a Gerusalemme, dopo che anni fa era stata spostata a Tel Aviv. Una scelta fortemente appoggiata dall’amministrazione di Donald Trump e vista come un chiaro segnale politico di allineamento con Israele.

Parallelamente, San José starebbe accelerando anche un accordo commerciale con Israele e una maggiore cooperazione strategica con Washington, soprattutto sui temi della sicurezza regionale, del narcotraffico e dell’influenza cinese in America Latina.

La svolta sta però dividendo l’opinione pubblica. Molti analisti ricordano che il Costa Rica ha costruito la propria immagine internazionale proprio sulla neutralità diplomatica e sul pacifismo, abolendo addirittura l’esercito nel 1948. Oggi, invece, il Paese sembra avvicinarsi sempre di più alle posizioni geopolitiche statunitensi.

Secondo alcuni osservatori, questo cambiamento potrebbe rafforzare economicamente il Paese e attirare nuovi investimenti. Altri, invece, temono che il Costa Rica rischi di perdere parte della propria identità storica e della sua indipendenza diplomatica.

In un Centro America sempre più attraversato da tensioni geopolitiche, migrazioni, narcotraffico e competizione tra grandi potenze, anche uno dei Paesi tradizionalmente più stabili della regione sembra dunque entrare in una nuova fase politica.




Nuovo allarme sanitario: il virus Bundibugyo torna a far paura, cresce la preoccupazione mondiale

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ebola1Un nuovo rischio sanitario internazionale torna a mettere in allerta governi, medici e organizzazioni sanitarie. Si tratta del virus #Bundibugyo, una rara variante dell’Ebola, che sta provocando decine di morti tra Repubblica Democratica del Congo e Uganda e che, secondo l’OMS, potrebbe rappresentare una seria minaccia globale se non contenuta rapidamente.

Negli ultimi giorni l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato l’emergenza sanitaria internazionale dopo l’aumento dei casi sospetti e dei decessi registrati nella provincia congolese di Ituri. Le autorità parlano di centinaia di casi sospetti e di un contagio che potrebbe essere molto più esteso di quanto rilevato finora.

Il ceppo Bundibugyo preoccupa particolarmente gli esperti perché, a differenza di altre forme di Ebola, non esistono ancora vaccini approvati specifici né cure realmente efficaci. Il virus provoca febbre alta, vomito, diarrea, emorragie interne e, nei casi più gravi, insufficienza multiorgano.

La situazione è aggravata dalla forte mobilità nella regione africana colpita, dai conflitti armati e dalle difficoltà sanitarie locali. Sono già stati confermati casi anche in Uganda, incluso un decesso, mentre diversi Paesi stanno rafforzando controlli e sorveglianza sanitaria negli aeroporti e ai confini.

Anche il Ministero della Salute italiano ha attivato misure di monitoraggio sui viaggiatori provenienti dalle zone interessate, mentre cresce il timore che il virus possa diffondersi oltre l’Africa centrale.

Gli esperti invitano comunque a evitare il panico: il virus si trasmette principalmente attraverso il contatto diretto con fluidi corporei di persone infette. Tuttavia, l’assenza di vaccini specifici e la rapidità con cui il focolaio si sta espandendo stanno aumentando la tensione a livello internazionale.

L’ombra di una nuova emergenza globale, dopo gli anni segnati dal Covid-19, riporta dunque il mondo sanitario in stato di massima attenzione.