Italia, finisce l’era Gattuso: risoluzione consensuale con la FIGC

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gattuso da x nazionale 1024x576Si chiude l’esperienza di Gennaro Gattuso sulla panchina della Nazionale italiana. Il tecnico ha raggiunto un accordo con la Federazione per la rescissione consensuale del contratto, ponendo fine al suo incarico con qualche mese di anticipo.

La decisione arriva al termine di giorni turbolenti per il calcio italiano, segnati anche dalle dimissioni del presidente federale Gabriele Gravina e del capo delegazione Gianluigi Buffon, in un clima di forte delusione dopo i recenti risultati.

Gattuso ha deciso di fare un passo indietro riconoscendo il mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati. Una scelta sofferta, maturata con senso di responsabilità verso la Nazionale e con l’intenzione di facilitare un nuovo percorso tecnico.

Nel suo messaggio di addio, l’ex commissario tecnico ha voluto sottolineare l’onore di aver guidato gli Azzurri, ringraziando la Federazione, lo staff e soprattutto i tifosi per il sostegno ricevuto durante il suo mandato.

Arrivato sulla panchina dell’Italia nel 2025, Gattuso ha cercato di dare nuova energia al gruppo in un momento delicato. Nonostante alcuni segnali positivi iniziali, il percorso si è interrotto bruscamente dopo la mancata qualificazione al Mondiale, evento che ha pesato in modo decisivo sulle scelte della Federazione.

Dalla Federazione sono arrivati parole di stima per il lavoro svolto dall’allenatore, riconosciuto come figura capace di riportare entusiasmo e senso di appartenenza attorno alla maglia azzurra, almeno nella fase iniziale del suo incarico.

Con l’uscita di scena di Gattuso si apre ora una fase di ricostruzione per il calcio italiano. Dopo le dimissioni ai vertici e il cambio in panchina, la FIGC dovrà individuare una nuova guida tecnica capace di rilanciare una Nazionale chiamata a ritrovare risultati e credibilità.

Un passaggio delicato, che segna la fine di un ciclo breve ma carico di aspettative non pienamente realizzate.




Venerdì Santo tra Nord e Centro America: le tradizioni italiane che vivono oltreoceano

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frassinoro torna la via crucis vivente tradizione passata di padre in figlioDalle processioni del Sud Italia alle celebrazioni nelle comunità italiane di New York, Toronto e America Centrale: la fede che unisce gli italiani nel mondo

New York, Toronto, Città del Messico.

Il Venerdì Santo, momento centrale della Settimana Santa, rappresenta per milioni di italiani un appuntamento di profonda spiritualità e memoria. Anche lontano dall’Italia, le comunità italiane in Nord e Centro America continuano a rinnovare riti e tradizioni che affondano le radici nei secoli.

In Italia, il Venerdì Santo è segnato da celebrazioni solenni e cariche di significato. Le processioni attraversano i centri storici, accompagnate da confraternite, canti tradizionali e momenti di raccoglimento.

In città come Taranto o Enna, questi riti rappresentano non solo un evento religioso, ma anche un elemento identitario che coinvolge intere comunità.

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Nord America: tradizione e continuità

Negli Stati Uniti e in Canada, le comunità italiane hanno mantenuto vive queste tradizioni, adattandole ai contesti locali.

A New York, le parrocchie storiche organizzano la Via Crucis, spesso in lingua italiana, mantenendo un forte legame con le origini.

A Toronto, le celebrazioni si svolgono soprattutto all’interno delle chiese, con momenti di preghiera collettiva e partecipazione familiare.

Pur con forme più sobrie rispetto all’Italia, il significato resta immutato: trasmettere la fede e la memoria alle nuove generazioni.

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Centro America: incontro tra culture

In Centro America, dove la Semana Santa è tra le celebrazioni più sentite, gli italiani si inseriscono in un contesto già ricco di tradizioni.

In Messico e Guatemala, partecipano alle grandi processioni caratterizzate dalle celebri “alfombras” di segatura colorata.

In Costa Rica, le Via Crucis viventi rappresentano un momento di forte coinvolgimento popolare, al quale prendono parte anche membri della comunità italiana.

Il risultato è una fusione culturale che arricchisce entrambe le tradizioni.

Fede senza confini

Per gli italiani all’estero, il Venerdì Santo non è solo una ricorrenza religiosa, ma un legame concreto con la propria identità.

Attraverso riti, canti e gesti tramandati nel tempo, la tradizione continua a vivere, adattandosi ai nuovi contesti ma mantenendo intatto il suo valore simbolico.

Un segno che, anche lontano dall’Italia, la fede e la cultura restano un ponte capace di unire comunità e generazioni.




Settimana Santa in Repubblica Dominicana: tra fede e “teteo”

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kitipo en nueva york periodico the new york times 17290571 20210922223349 focus 0 0 375 240Tra tradizione religiosa e notti di musica ad alto volume, il volto contrastante della Settimana Santa nella Repubblica Dominicana

La Settimana Santa nella Repubblica Dominicana è, da sempre, un periodo di forte partecipazione popolare. Ma accanto alla dimensione religiosa, negli ultimi anni si è affermato un fenomeno sempre più evidente: quello del cosiddetto teteo, ovvero feste rumorose, spesso notturne, che trasformano questi giorni in una sorta di vacanza collettiva.

Se da un lato molte famiglie partecipano alle celebrazioni religiose – messe, processioni e momenti di riflessione – dall’altro una larga parte della popolazione approfitta del lungo fine settimana per spostarsi verso le località turistiche.

Spiagge e fiumi si riempiono, mentre le città si svuotano. Il clima è quello tipico delle vacanze: musica, barbecue, alcol e gruppi di amici.

Negli ultimi anni, il termine teteo è entrato nel linguaggio quotidiano per descrivere feste informali, spesso organizzate in strada o in ville private, con musica ad altissimo volume che può durare fino alle 3 o 4 del mattino.

Un fenomeno che divide: per alcuni, è espressione di libertà e socialità, per altri, è sinonimo di disordine e mancanza di rispetto

In molte zone residenziali non sono rare le lamentele dei residenti costretti a notti insonni.

Negli ultimi anni, le autorità dominicane hanno cercato di contenere gli eccessi attraverso controlli, limitazioni alla vendita di alcol e campagne di sensibilizzazione.

Tuttavia, far rispettare le regole non è semplice, soprattutto quando le feste si spostano in contesti privati, come ville e residenze turistiche.

La Settimana Santa dominicana resta un momento importante dal punto di vista religioso, ma appare sempre più segnata da una trasformazione culturale.

Il contrasto tra raccoglimento e divertimento è evidente: mentre alcuni vivono questi giorni nel silenzio e nella fede, altri li considerano l’occasione ideale per “staccare” e fare festa.

La sfida, oggi, sembra essere quella di trovare un equilibrio tra queste due anime del Paese.

Perché se è vero che la società evolve, è altrettanto vero che il rispetto reciproco – tra chi prega e chi festeggia, tra chi riposa e chi balla – resta la base di una convivenza civile.

E proprio durante la Settimana Santa, questo equilibrio appare più fragile che mai.




Un italiano tra i mariachi del Messico: la storia di Diego Martucci

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C’è una storia che unisce Italia e Messico attraverso la musica, ed è quella di Diego Martucci, conosciuto ormai come “il mariachi italiano”. Un percorso sorprendente, fatto di passione, studio e identità culturale, che oggi lo porta a esibirsi proprio nella terra dove questa tradizione è nata.

Nato in Italia nel 1981, Martucci si avvicina alla musica fin da giovane, studiando chitarra e formandosi nel rock e nel blues. Ma il vero punto di svolta arriva quando incontra la cultura messicana e, quasi per caso, il mondo del Mariachi.

È qui che scopre il guitarrón, lo strumento simbolo del ritmo mariachi. Accetta la sfida di impararlo e da quel momento inizia un percorso che lo porterà ben oltre i confini europei. Dal 2013 entra nel gruppo Mariachi Romatitlán, uno dei più importanti ensemble mariachi in Europa, iniziando tournée internazionali.

Martucci non si limita alla musica: studia lo spagnolo, le tradizioni e perfino le culture indigene del Messico. I suoi viaggi in stati come Chiapas e Oaxaca rafforzano un legame profondo con il Paese, che lui stesso descrive come “ammaliante” per la sua ricchezza culturale e spirituale.

Il mariachi, simbolo identitario del Messico, è infatti molto più di un genere musicale: rappresenta una tradizione viva, presente nelle celebrazioni, nelle serenate e nei momenti più importanti della vita sociale.

Nel 2025, Martucci è tornato protagonista proprio in Messico, partecipando a una serie di concerti nello stato di Jalisco, culla del mariachi. Tra le tappe principali figurano:

Guadalajara, con concerti pubblici e collaborazioni artistiche, eventi culturali organizzati dal Comune, incontri accademici con università messicane.

Un riconoscimento importante per un artista europeo che è riuscito a conquistare il pubblico messicano, non sempre facile quando si tratta di tradizioni così radicate.

La storia di Diego Martucci dimostra come la musica possa superare ogni frontiera. Da Anagni al Messico, il suo percorso è diventato un simbolo di integrazione culturale e passione autentica.

Oggi Martucci non è solo un musicista, ma un vero ambasciatore culturale: un italiano che ha saputo portare il mariachi nel mondo e, allo stesso tempo, il mondo del mariachi dentro di sé.




CGIE, italiani all’estero al centro: più voto sicuro e servizi migliori

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palazzo della farnesinaRafforzare il legame tra l’Italia e i suoi cittadini nel mondo, rendendo gli italiani all’estero sempre più protagonisti. È questo il messaggio principale emerso dalla recente riunione del Comitato di Presidenza del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), svoltasi alla Farnesina a fine marzo.

L’incontro rappresenta un passaggio preparatorio importante in vista dell’Assemblea plenaria prevista a maggio, dove le priorità discusse dovranno tradursi in azioni concrete.

Tra i temi centrali c’è quello della partecipazione democratica. Il CGIE punta a rendere il voto degli italiani all’estero più sicuro e trasparente, soprattutto dopo le criticità emerse nelle recenti consultazioni.

Il contesto internazionale, sempre più instabile, rende infatti più complessa l’organizzazione del voto per corrispondenza. Per questo si lavora a soluzioni che possano aumentare la fiducia dei cittadini e incentivare una maggiore partecipazione.

In vista delle elezioni dei Com.It.Es. previste entro il 2026, l’obiettivo è anche quello di semplificare le procedure, migliorare l’informazione e contrastare l’astensionismo.

Un altro punto chiave riguarda il miglioramento dei servizi consolari, spesso al centro delle critiche delle comunità italiane all’estero.

Si punta in particolare a rendere più efficiente la piattaforma digitale Fast-It, ormai fondamentale per la gestione delle pratiche, e a ridurre i ritardi burocratici, come quelli legati alla trascrizione degli atti di stato civile in Italia.

L’obiettivo è chiaro: offrire servizi più rapidi, moderni e vicini alle esigenze reali dei cittadini.

Nel corso dei lavori è stato dato spazio anche ai temi della cittadinanza e della promozione della lingua e cultura italiana nel mondo.

In particolare, la diffusione dell’italiano all’estero viene vista come uno strumento strategico per mantenere vivo il legame con le nuove generazioni di italiani e oriundi.

Il CGIE ha ribadito con forza un concetto ormai sempre più evidente: gli italiani all’estero non sono una realtà marginale, ma una componente fondamentale del sistema Paese.

Per questo si rafforza anche la collaborazione con istituzioni ed enti per studiare e valorizzare il contributo economico e sociale delle comunità italiane nel mondo, con l’obiettivo di orientare meglio le politiche future.

La riunione alla Farnesina segna quindi una tappa importante: dalle discussioni si passerà presto alle proposte operative.

La sfida è ambiziosa ma chiara: costruire un sistema più efficiente, partecipato e moderno, in cui gli italiani all’estero possano avere un ruolo sempre più attivo e riconosciuto.




Mondiale di calcio: siamo fuori. Anche stavolta!

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69ccbba220865C’è un’Italia che vince, entusiasma, fa sognare. Ma non è quella del calcio.

Mentre la Nazionale resta ancora una volta fuori dal Mondiale, incapace da oltre dodici anni di ritrovare dignità e identità, altri sport — spesso definiti “minori” — raccontano una storia completamente diversa. Una storia fatta di talento, sacrificio e risultati.

Nel tennis, gli italiani dominano la scena internazionale, vincendo tornei e conquistando classifiche. In Formula 1 torniamo a competere ad altissimo livello, nello sci continuiamo a produrre campioni, e perfino nel baseball — disciplina certo non centrale nella nostra tradizione — siamo arrivati quarti al Mondiale.

E poi c’è il calcio. Il nostro sport nazionale. Quello che dovrebbe rappresentare il cuore pulsante del Paese. Quello dei quattro titoli mondiali, della tradizione, della passione popolare.

Oggi, invece, è diventato il simbolo di un fallimento.

Una Nazionale senza anima, senza gioco, senza orgoglio. Un gruppo di giocatori strapagati, incapaci di reggere il peso della storia che indossano. Mentre altri Paesi crescono, si rinnovano, investono nei giovani e nella formazione, l’Italia resta ferma, prigioniera di un sistema vecchio, autoreferenziale, incapace di autocritica.

Leggo sulla stampa alcune frasi che mi hanno colpito e che vi partecipo: “Un tempo in Italia i bambini crescevano con gli idoli, con le notti d’estate, con le partite viste insieme alla famiglia, agli amici, allo sconosciuto che abbracciavi per strada dopo una vittoria. I ragazzi di oggi non hanno vissuto il silenzio irreale di Pasadena dopo quel rigore sbagliato di Roberto Baggio, né le lacrime di Franco Baresi. Non sanno cosa significa trattenere il respiro mentre Fabio Grosso scrive la storia. E non hanno mai sentito, sulla pelle, quel brivido della voce del telecronista che urla: “Il cielo è azzurro sopra Berlino. Oggi invece cresce una generazione che il Mondiale lo guarda senza l’Italia”.

E così, mentre altrove si costruiscono vittorie, noi collezioniamo delusioni. Mentre altri sport esaltano il tricolore, il calcio lo trascina nel fango.

La verità è amara ma necessaria: il problema non è solo tecnico, è culturale. È un sistema che premia la mediocrità, che si accontenta, che ha perso fame e identità.

E fa ancora più male pensare che parliamo della stessa Italia che è stata quattro volte Campione del Mondo. Una storia gloriosa che oggi sembra lontana anni luce.

Forse è arrivato il momento di smettere di vivere di ricordi. Di smettere di proteggere privilegi e fallimenti. Di ricostruire davvero, dalle fondamenta.

Perché un Paese che vince ovunque non può accettare di essere umiliato proprio nel suo sport più amato.




Addio a Claudio Pagani, protagonista dell’industria italiana in Messico

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captÈ venuto a mancare nei giorni scorsi, a Città del Messico, Claudio Pagani Sommi, all’età di 80 anni. Figura molto rispettata, è stato uno dei protagonisti dello sviluppo imprenditoriale italiano in Messico, lasciando un segno importante nella comunità economica del Paese.

Nel corso della sua vita, Pagani si è distinto per il suo spirito innovativo e per la capacità di costruire ponti tra Italia e Messico, contribuendo alla crescita e al consolidamento di diverse iniziative industriali. Il suo lavoro lo ha reso un punto di riferimento per molti imprenditori italiani presenti sul territorio.

Oltre all’attività professionale, viene ricordato anche per le sue qualità umane: una persona stimata, capace di guidare e ispirare chi lo ha conosciuto, sempre attento alla comunità e alle relazioni umane.

La sua scomparsa rappresenta una perdita significativa non solo per il mondo imprenditoriale, ma anche per l’intera collettività italiana in Messico, che oggi ne ricorda con riconoscenza il contributo e l’eredità lasciata.




Settimana Santa in Canada: tra fede, multiculturalismo e tradizione discreta

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4v0a1527In Canada la Settimana Santa si celebra in un contesto profondamente diverso rispetto ai Paesi di tradizione cattolica mediterranea o latinoamericana. Più sobria, meno visibile nello spazio pubblico, ma ancora significativa per le comunità religiose, rappresenta un momento di raccoglimento e identità culturale.

Le celebrazioni si concentrano soprattutto nelle chiese cattoliche e protestanti, con una partecipazione più marcata nelle province del Québec e dell’Ontario, dove è più forte la presenza di fedeli di origine europea. Il Venerdì Santo resta il momento centrale, dedicato alla commemorazione della Passione di Cristo, con liturgie solenni e momenti di riflessione.

Particolarmente suggestiva è la Veglia Pasquale, celebrata nella notte tra il sabato e la domenica, caratterizzata dall’accensione delle candele e da un’atmosfera raccolta che sottolinea il significato della resurrezione.

A differenza di altri Paesi, in Canada sono rare le grandi processioni pubbliche: la dimensione religiosa si esprime prevalentemente all’interno dei luoghi di culto. Tuttavia, nelle comunità di immigrati — in particolare latinoamericane, italiane e filippine — non mancano iniziative che richiamano le tradizioni dei Paesi d’origine.

Accanto all’aspetto religioso, la Pasqua in Canada ha anche una forte dimensione sociale e familiare. Il lungo fine settimana è occasione di incontri, viaggi e attività all’aperto, tra cui la tradizionale caccia alle uova per i bambini.

In una società sempre più secolarizzata, la Settimana Santa mantiene dunque un doppio volto: da un lato evento religioso vissuto con discrezione, dall’altro festività civile che segna uno dei momenti più attesi della primavera canadese.




Repubblica Dominicana: sarà una Settimana Santa bagnata?

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68f9a99319df3La domanda è quella che molti, tra residenti e turisti, si stanno facendo in queste ore: la Settimana Santa nella Repubblica Dominicana sarà segnata dal maltempo?

Le indicazioni arrivate negli ultimi giorni non lasciano spazio a un ottimismo totale. Il Centro de Operaciones de Emergencias (COE) ha infatti attivato livelli di allerta verde in diverse province, a causa dell’influenza di un fronte freddo situato sull’Atlantico, capace di portare instabilità su gran parte del territorio nazionale.

Secondo i rapporti ufficiali, la combinazione tra il fronte freddo e i venti da nord-est sta generando piogge da moderate a forti a tratti, possibili temporali isolati, raffiche di vento, condizioni marine difficili soprattutto sulla costa atlantica.

Le autorità hanno invitato alla prudenza, in particolare evitando fiumi e balneari nelle zone interessate e limitando la navigazione delle imbarcazioni più piccole.

Tra le aree coinvolte figurano importanti province del nord e del Cibao, tra cui Santiago, Puerto Plata, Duarte, La Vega ed Espaillat, oltre al Gran Santo Domingo.

Si tratta quindi di una situazione diffusa, che potrebbe incidere proprio nei giorni in cui migliaia di persone si spostano verso spiagge, montagne e località turistiche.

Le previsioni indicano che la situazione potrebbe evolvere: una massa d’aria meno umida dovrebbe ridurre l’intensità delle piogge, ma non eliminarle del tutto. Restano infatti possibili rovesci locali, soprattutto nelle ore pomeridiane e serali, in particolare nelle zone montuose e lungo la costa atlantica.

In altre parole, non si prevede una Settimana Santa completamente compromessa, ma nemmeno stabile.

Per la Repubblica Dominicana, la Settimana Santa è uno dei momenti più importanti dell’anno, tra viaggi interni, turismo e celebrazioni religiose. L’eventuale presenza di piogge potrebbe modificare programmi e abitudini, senza però fermare del tutto le attività.

Più che una Settimana Santa completamente “bagnata”, il quadro che emerge è quello di giorni instabili e variabili, con alternanza tra sole e piogge improvvise.

Il consiglio, per chi si trova nel Paese, italiani compresi, è semplice: non rinunciare ai programmi, ma tener conto di un meteo meno prevedibile del solito.

Perché, come spesso accade nei Caraibi, il tempo può cambiare rapidamente… anche nel giro di poche ore.




Settimana Santa negli Stati Uniti: come la vivono gli italiani d’America

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colomba pasquale bona furtuna 3 1000xNegli Stati Uniti, la Settimana Santa non ha lo stesso carattere diffuso e profondamente radicato che si respira in Italia, dove ogni città, anche la più piccola, custodisce riti, processioni e tradizioni secolari. Tuttavia, per la numerosa comunità italiana e italo-americana, questi giorni conservano un valore speciale, diventando un’occasione per mantenere vive le proprie radici culturali e religiose.

Negli USA, il Venerdì Santo non è festivo a livello federale e la vita lavorativa prosegue normalmente. Questo obbliga molti italiani a “ritagliare” momenti di spiritualità compatibilmente con gli impegni quotidiani. Le celebrazioni religiose si concentrano soprattutto nelle ore serali, quando le comunità si riuniscono nelle chiese cattoliche, spesso guidate da sacerdoti di origine italiana o comunque sensibili alla tradizione europea.

Le grandi città come New York, Boston, Philadelphia e Chicago — storici centri dell’emigrazione italiana — offrono alcune delle manifestazioni più sentite.

In alcuni quartieri a forte presenza italiana sopravvivono vere e proprie processioni, che ricordano da vicino quelle del Sud Italia. A Brooklyn, ad esempio, la comunità organizza ogni anno rievocazioni della Passione, mentre a Boston e a Philadelphia si tengono Via Crucis pubbliche che attirano anche fedeli di altre nazionalità.

Questi eventi, pur meno spettacolari rispetto a quelli di città come Taranto, Enna o Siviglia, mantengono un forte valore simbolico: sono un ponte tra passato e presente, tra Italia e diaspora.

Se le manifestazioni pubbliche sono più contenute, è nella famiglia che la tradizione italiana continua a vivere con maggiore intensità. La Pasqua diventa il vero momento centrale: le tavole si riempiono di piatti tipici, spesso tramandati da generazioni.

Tra le preparazioni più diffuse troviamo la pastiera napoletana, simbolo per eccellenza della Pasqua, la colomba pasquale, spesso importata o acquistata nei negozi italiani e piatti regionali reinterpretati con ingredienti locali.

Molti italiani negli Stati Uniti mantengono anche l’usanza del pranzo pasquale lungo e conviviale, che può durare ore, proprio come in Italia.

Le parrocchie di tradizione italiana svolgono un ruolo fondamentale. Non sono solo luoghi di culto, ma anche centri culturali dove si organizzano eventi, incontri e celebrazioni in lingua italiana. In alcune di esse si celebrano messe bilingue o interamente in italiano, soprattutto durante le festività più importanti.

Per molti emigrati, partecipare a queste funzioni significa sentirsi “a casa”, anche a migliaia di chilometri di distanza.

La Settimana Santa negli Stati Uniti, per gli italiani, è quindi un equilibrio tra integrazione e identità. Da un lato si vive il ritmo americano, più sobrio e meno ritualizzato; dall’altro si cerca di conservare il patrimonio di fede, cultura e tradizioni che definisce l’italianità.

In questo senso, la Pasqua diventa molto più di una ricorrenza religiosa: è un momento di memoria, appartenenza e continuità.