Trump licenzia la Noem e lancia lo “Shield of the Americas”: cosa cambia per gli italiani negli USA

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donald trump white house march 3 2025 scaledSettimana di terremoti politici a Washington. Mentre la guerra in Iran tiene il mondo col fiato sospeso, l’amministrazione Trump rimescola le carte sulla sicurezza interna. E gli italiani residenti negli States guardano con attenzione

È stata una settimana densa, quella appena trascorsa a Washington. Tra i bagliori della guerra in Iran che domina i titoli di tutto il mondo, la Casa Bianca ha trovato il tempo per un licenziamento eccellente, un nuovo piano geopolitico per le Americhe e l’ennesimo scontro con le corti federali. Per gli italiani che vivono negli Stati Uniti — una comunità stimata in quasi un milione di persone tra cittadini e residenti — ci sono novità che vale la pena seguire da vicino.

Via la Noem, arriva Mullin

Donald Trump ha silurato via Truth la segretaria per la Sicurezza Interna Kristi Noem, finita nella bufera per la sua gestione degli incidenti mortali che hanno coinvolto agenti federali dell’immigrazione a Minneapolis, oltre che per una presunta relazione sentimentale con il suo consigliere capo.

Al suo posto, il tycoon ha annunciato il senatore repubblicano dell’Oklahoma Markwayne Mullin, che assumerà l’incarico a partire dal 31 marzo.

Per chi vive negli USA, il cambio al vertice del Dipartimento per la Sicurezza Interna non è una questione astratta. È il ministero che sovrintende all’ICE, l’agenzia che gestisce i controlli sull’immigrazione, i permessi di soggiorno, i visti. Una figura che incide concretamente sulla vita quotidiana di chi non ha ancora la cittadinanza americana.

Lo “Shield of the Americas” e la Repubblica Dominicana

In parallelo, Trump ha lanciato una nuova iniziativa geopolitica per l’emisfero occidentale. Lo “Shield of the Americas” è concepito come uno strumento per contrastare traffico di droga, criminalità transnazionale e immigrazione illegale, e prevede un summit a Doral con leader di diversi Paesi latinoamericani, tra cui la Repubblica Dominicana.

Una notizia che riguarda da vicino anche la numerosa comunità di italiani residenti nei Caraibi, dove la stabilità dei rapporti tra Washington e Santo Domingo incide direttamente sul clima economico e sulla sicurezza della regione.

Il paradosso americano

Mentre Trump chiude le porte agli immigrati irregolari con il pugno di ferro, emerge un dato che fa riflettere: nel 2025 almeno 150 mila cittadini statunitensi hanno lasciato gli Stati Uniti cercando condizioni di vita migliori all’estero, anche in Europa, nonostante il reddito medio americano rimanga più alto rispetto a quello della maggior parte dei Paesi europei.

Un paradosso che racconta molto dell’America di oggi: un Paese che respinge chi vuole entrare mentre chi è dentro comincia a guardare fuori. Il fenomeno mette in luce le contraddizioni del modello sociale statunitense: da un lato un’economia potente e dinamica, dall’altro una struttura che obbliga individui e famiglie a sostenere costi enormi per bisogni fondamentali come sanità e istruzione.

Cosa devono sapere gli italiani negli USA

Per chi vive negli Stati Uniti con visto di lavoro, permesso di soggiorno o in attesa di cittadinanza, il consiglio degli esperti legali è sempre lo stesso in questi mesi di grande agitazione normativa: tenere i documenti in ordine, seguire le comunicazioni ufficiali dell’ambasciata italiana a Washington e dei consolati, e affidarsi a professionisti qualificati per qualsiasi pratica amministrativa. Il clima è cambiato, e ignorarlo non aiuta nessuno.




Honduras, cento giorni dopo: Asfura al potere, ma il Paese resta spaccato

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img 4849 1021x1536Il nuovo presidente conservatore, sostenuto da Trump, ha preso le redini di Tegucigalpa tra contestazioni e sfide enormi. Un cambio di rotta che interessa anche la piccola ma attiva comunità italiana nella regione

È passato poco più di un mese da quando Nasry “Tito” Asfura ha giurato come presidente dell’Honduras davanti al Congresso nazionale di Tegucigalpa. La cerimonia si è tenuta il 27 gennaio, con la presenza del corpo diplomatico accreditato nel Paese, segnando l’avvio del mandato 2026-2030, dopo uno dei processi elettorali più tormentati della storia recente centroamericana.

Asfura ha ottenuto il 40,27% dei voti nelle elezioni del 30 novembre, superando di stretta misura Salvador Nasralla del Partito Liberale, fermo al 39,53%, mentre la candidata di sinistra Rixi Moncada, espressione del partito uscente Libre, si è fermata al 19,19%. Un margine di appena 27.000 voti su quasi tre milioni di schede scrutinate, con uno spoglio che ha richiesto oltre un mese e che è stato contestato sia dall’opposizione che dal partito di governo della presidente uscente Xiomara Castro, che aveva ordinato un nuovo riconteggio voto per voto, poi dichiarato illegale dal Consiglio Elettorale.

Un presidente “trumpiano” nel cuore del Centroamerica

Chi è Asfura? Nato nel 1958 a Tegucigalpa da una famiglia di ascendenza palestina, ingegnere civile e imprenditore nel settore delle costruzioni, è considerato un politico conservatore della destra tradizionale. Durante la campagna elettorale ha ricevuto un sostegno esplicito e rumoroso da Donald Trump, che lo ha pubblicamente indicato come l’unico candidato affidabile per la regione. Ampiamente sostenuto da Washington, Asfura si inserisce in quel filone di governi latinoamericani di destra vicini alla Casa Bianca che comprende anche Bukele in El Salvador e Milei in Argentina.

I primi atti del nuovo governo hanno seguito il copione annunciato: tra i primi decreti firmati dopo l’insediamento, la vendita dell’aereo presidenziale per ridurre le spese dello Stato e l’ampliamento del regime di importazione per favorire 45.000 nuovi posti di lavoro. Sul fronte internazionale, Asfura ha ufficializzato il rientro dell’Honduras nel CIADI, il tribunale arbitrale del Gruppo Banca Mondiale per le controversie tra investitori e Stati, con l’obiettivo dichiarato di attrarre capitali stranieri e ridurre la percezione di rischio Paese.

Le sfide che attendono Tegucigalpa

Al di là della retorica del cambiamento, le sfide che attendono il nuovo governo sono enormi. L’Honduras presenta un tasso di povertà superiore al 60% e una povertà estrema che tocca il 38% della popolazione, con oltre due milioni di persone in cerca di occupazione. La corruzione è endemica, e il partito dello stesso Asfura porta sulle spalle il peso imbarazzante della condanna per narcotraffico dell’ex presidente Juan Orlando Hernández — poi graziato da Trump in uno degli atti più controversi della sua amministrazione.

A tutto questo si aggiunge una polarizzazione politica che non accenna a diminuire: il partito Libre della presidente uscente ha annunciato che non riconoscerà il nuovo governo, definendo le elezioni illegittime e contestando le numerose irregolarità nel processo di trasmissione dei dati.

Cosa cambia per gli italiani

Per la comunità italiana in Honduras e in Centro America — piccola ma radicata soprattutto nei settori del turismo, dell’agricoltura e del commercio — il cambio di governo porta con sé segnali contrastanti. Da un lato, il ritorno alla destra filo-americana promette un clima più favorevole agli investimenti stranieri e una maggiore stabilità nei rapporti con Washington. Dall’altro, la tensione sociale interna e l’instabilità istituzionale rappresentano incognite che nessun imprenditore può ignorare.

Il COMITES del Costa Rica — Paese confinante e con una delle comunità italiane più attive del Centro America — ha già segnalato la necessità di seguire con attenzione l’evoluzione della situazione regionale, in un’area dove le crisi politiche di un Paese si riflettono rapidamente sui vicini.

L’Honduras di Asfura ha appena cominciato il suo cammino. Cento giorni sono ancora pochi per un bilancio, ma il Paese resta spaccato — e il Centroamerica guarda con attenzione a ciò che accadrà nei prossimi mesi.




Gli italiani che portarono il gelato in Messico

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13a355df cfdd 4862 8aee 499a77873882 cb mc joe gelato pjr finalQuando si parla di gelato artigianale nel Messico, molti non sanno che una parte importante della sua diffusione è legata agli emigranti italiani arrivati nel Paese tra la fine dell’Ottocento e il Novecento.

A Città del Messico alcuni imprenditori italiani iniziarono ad aprire botteghe e laboratori dove producevano gelato secondo le ricette tradizionali della penisola.

Un successo immediato

Il gelato artigianale conquistò rapidamente i messicani. La qualità degli ingredienti, la varietà dei gusti e la tecnica di lavorazione italiana lo resero molto popolare, soprattutto nelle grandi città.

Nel tempo le gelaterie italiane si diffusero in diverse zone del Paese, contribuendo a creare una vera cultura del gelato.

Tradizione italiana, gusto messicano

Con il passare degli anni le ricette si sono adattate anche ai gusti locali. Accanto ai classici gusti italiani come cioccolato, pistacchio o stracciatella, sono comparsi sapori ispirati alla tradizione messicana, come mango, guava o dulce de leche.

Oggi molte gelaterie del Messico continuano a dichiararsi ispirate alla tradizione italiana, dimostrando come una semplice specialità gastronomica sia diventata un ponte culturale tra due Paesi.

È un altro esempio di come l’emigrazione italiana abbia lasciato tracce durature anche nella vita quotidiana e nella cultura gastronomica dell’America Latina.




La Farnesina organizza nuovi voli charter per il rientro degli italiani dal Medio Oriente

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muscat international airportLa crisi che sta interessando il Medio Oriente continua a creare difficoltà ai viaggiatori e ai cittadini stranieri presenti nella regione. Per questo motivo il Ministero degli Affari Esteri italiano ha avviato nuove iniziative per facilitare il rientro dei connazionali rimasti nell’area.

Secondo gli ultimi aggiornamenti diffusi dalla Farnesina, sono stati organizzati nuovi voli charter con partenza da Mascate, in Oman, e da Malé, capitale delle Maldive, destinati a riportare in Italia diversi cittadini italiani che si trovano ancora nella regione.

In particolare, da #Mascate sono previsti due voli diretti all’aeroporto di Roma Fiumicino, che dovrebbero trasportare complessivamente circa 350 passeggeri. Altri due voli partiranno invece da Malé: uno diretto a Roma e l’altro a Milano Malpensa. Su questi collegamenti è prevista la presenza di circa 60 persone, in gran parte considerate particolarmente vulnerabili.

Secondo le stime più recenti, nell’area del Golfo e nei Paesi vicini si trovano ancora circa 8.900 turisti italiani. Di questi, 92 sono in Bahrein, 948 in Qatar, oltre 6.500 negli Emirati Arabi Uniti e circa 1.400 in Oman.

I voli charter organizzati con il supporto del Ministero si aggiungono ai collegamenti commerciali che continuano a operare e che stanno permettendo il rientro di molti altri connazionali presenti tra Thailandia e Maldive.

La Farnesina invita inoltre tutti gli italiani che si trovano nell’area a registrarsi sui servizi ufficiali “Viaggiare Sicuri” o sul portale “Dove siamo nel mondo”. Attraverso questi strumenti l’Unità di crisi e le rappresentanze diplomatiche possono inviare aggiornamenti e indicazioni utili per l’assistenza e l’organizzazione dei rientri




Boston, la “piccola Italia” d’America che continua a parlare italiano

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750Negli Stati Uniti esistono molte città con una forte presenza di origine italiana, ma poche conservano ancora un’anima così visibile come il quartiere #North End di Boston, spesso definito la “#Little Italy” del New England.

Qui, tra ristoranti storici, panetterie e bandiere tricolori che sventolano tra i palazzi, la presenza italiana continua a essere parte viva della cultura cittadina. Il North End è infatti il quartiere più antico di Boston e, dalla fine dell’Ottocento, è diventato il punto di riferimento per migliaia di immigrati arrivati soprattutto dal Sud Italia.

Un quartiere nato con l’emigrazione italiana

Tra la fine del XIX secolo e i primi decenni del Novecento Boston accolse decine di migliaia di italiani. Molti provenivano dalla Campania, dalla Sicilia e dall’Abruzzo, e si stabilirono proprio nel North End, dove trovarono lavoro nei porti, nell’edilizia e nelle piccole attività commerciali.

Nel giro di pochi anni il quartiere si trasformò in una vera comunità italiana: sorsero negozi di prodotti tipici, società di mutuo soccorso, giornali in lingua italiana e numerose associazioni culturali e religiose.

Le feste italiane che animano Boston

Ancora oggi il calendario del North End è ricco di celebrazioni tradizionali portate dagli emigrati. Tra le più note c’è la Festa di San Gennaro, che richiama ogni anno migliaia di persone tra processioni, musica e stand gastronomici.

Ancora più spettacolare è la Festa di Sant’Antonio, organizzata dalla comunità originaria di Montefalcione, in provincia di Avellino. Durante la processione la statua del santo viene portata per le strade del quartiere tra offerte, canti e fuochi d’artificio, in una tradizione che si ripete da oltre cento anni.

Un’identità che resiste nel tempo

Oggi molti residenti del North End non sono più immigrati di prima generazione, ma discendenti di famiglie italiane arrivate negli Stati Uniti più di un secolo fa. Nonostante i cambiamenti della città e la crescente presenza turistica, il quartiere continua a mantenere un forte legame con le sue radici.

Passeggiando per le sue strade non è raro sentire ancora parlare italiano o dialetto, mentre ristoranti e pasticcerie storiche tramandano ricette che raccontano una lunga storia di emigrazione e integrazione.

Boston rimane così uno dei luoghi simbolo della presenza italiana negli Stati Uniti: un piccolo angolo d’Italia affacciato sull’Atlantico.




Gli italiani della Repubblica Dominicana stanno perdendo la loro italianità?

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gettyimages 1195602606Negli ultimi decenni la presenza italiana nella Repubblica Dominicana è cresciuta in modo significativo. Migliaia di connazionali hanno scelto l’isola per lavorare, investire, aprire attività turistiche o semplicemente vivere una pensione più tranquilla sotto il sole dei Caraibi.

Località come Las Terrenas, Santo Domingo e Punta Cana ospitano oggi comunità italiane numerose e ben visibili. Ristoranti, pizzerie, hotel e piccole imprese portano spesso nomi italiani e rappresentano una parte importante dell’economia locale.

Ma con il passare degli anni una domanda torna spesso nelle conversazioni tra connazionali: gli italiani che vivono nella Repubblica Dominicana restano davvero italiani oppure finiscono per “dominicanizzarsi”?

Chi vive sull’isola da molto tempo sa che la cultura dominicana ha una grande capacità di accoglienza. Il clima sociale è informale, i rapporti sono spontanei e la vita quotidiana segue ritmi molto diversi da quelli europei.

Molti italiani, dopo qualche anno, parlano spagnolo quasi meglio dell’italiano nella vita di tutti i giorni. Alcuni adottano perfino espressioni tipiche dominicane, cambiano abitudini e si adattano completamente allo stile di vita locale.

Le famiglie miste sono sempre più frequenti e i figli crescono spesso parlando soprattutto spagnolo. In questi casi l’identità culturale diventa inevitabilmente più caraibica che italiana.

Nonostante questo processo di integrazione, molti cercano comunque di mantenere viva la propria identità.

La cucina è forse l’elemento più forte: pasta, pizza e ricette regionali restano un punto di riferimento per molti connazionali. Anche il calcio, le feste tradizionali e la lingua continuano a essere simboli importanti di appartenenza.

Tuttavia, con il passare delle generazioni, queste tradizioni rischiano di trasformarsi più in nostalgia culturale che in pratica quotidiana.

La realtà probabilmente sta nel mezzo. Gli italiani che vivono nella Repubblica Dominicana non smettono di essere italiani, ma finiscono spesso per costruire una nuova identità, a metà tra due culture.

Non è più solo Italia, ma non è neppure completamente Repubblica Dominicana. È una miscela di abitudini, lingua, mentalità e relazioni che crea qualcosa di nuovo: un italiano dei Caraibi.

Forse la vera domanda non è se gli italiani della Repubblica Dominicana stiano perdendo la loro italianità, ma se stia nascendo una nuova forma di italianità, adattata alla vita tropicale.

E voi cosa ne pensate?
Gli italiani dell’isola sono ancora italiani… o sono diventati un po’ dominicani anche loro?




Vancouver: la comunità italiana cresce e rafforza la propria presenza culturale

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1st & commercialAnche sulla costa del Pacifico la presenza italiana continua a essere significativa. A #Vancouver vive infatti una delle comunità italiane più dinamiche del Canada, concentrata soprattutto lungo #Commercial Drive, un quartiere storico che molti considerano la “Little Italy” della città.

Commercial Drive, cuore italiano della città

Negli anni Cinquanta e Sessanta migliaia di immigrati italiani arrivarono a Vancouver per lavorare nell’edilizia, nei porti e nell’industria del legname. Molti si stabilirono proprio lungo Commercial Drive, dove aprirono ristoranti, caffè, panetterie e negozi alimentari.

Ancora oggi la zona conserva una forte impronta italiana. Passeggiando lungo la strada principale è facile trovare espresso bar, trattorie e negozi di specialità gastronomiche che ricordano l’atmosfera dei quartieri popolari italiani.

L’Italian Day Festival

Uno degli eventi più importanti per la comunità è l’#Italian Day Festival, una grande festa di strada che ogni anno richiama decine di migliaia di persone.

Durante la manifestazione Commercial Drive viene chiusa al traffico e si riempie di musica, spettacoli, cucina tradizionale e attività culturali. L’evento è diventato uno dei festival multiculturali più popolari della città.

Tradizione e nuove generazioni

Molti italiani arrivati nel dopoguerra sono ormai alla seconda o terza generazione, ma l’interesse per le radici italiane rimane forte. Le associazioni culturali organizzano corsi di lingua, eventi gastronomici e incontri dedicati alla storia dell’emigrazione.

Negli ultimi anni anche nuovi immigrati dall’Italia hanno scelto Vancouver, attratti dalle opportunità di lavoro e dalla qualità della vita della città.

Un ponte tra Italia e Pacifico

La comunità italiana di Vancouver rappresenta oggi uno dei punti di riferimento culturali più importanti della costa occidentale canadese.

Tra tradizione, gastronomia e iniziative culturali, gli italo-canadesi della città continuano a mantenere vivo il legame con l’Italia, contribuendo allo stesso tempo alla ricchezza multiculturale del Canada.




Chipilo, il villaggio messicano dove si parla ancora un dialetto veneto

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arriba chipiloIn #Messico esiste un piccolo paese dove, sorprendentemente, si parla ancora un dialetto molto simile al veneto dell’Ottocento. Questo luogo si chiama #Chipilo ed è uno dei casi più curiosi della storia dell’emigrazione italiana nel mondo.

Un paese fondato da emigranti veneti

Chipilo nacque nel 1882 quando circa 500 emigranti provenienti soprattutto dal Veneto – in particolare dalla zona di Treviso e Belluno – decisero di trasferirsi in Messico per cercare nuove opportunità.

Il governo messicano, che in quegli anni incoraggiava l’arrivo di coloni europei, offrì loro terreni vicino alla città di Puebla. Gli immigrati fondarono così un nuovo insediamento agricolo che chiamarono ufficialmente Colonia Fernández Leal, ma che presto divenne noto semplicemente come Chipilo.

Un dialetto sopravvissuto più di un secolo

Ciò che rende Chipilo davvero unico è la lingua. Molti abitanti parlano ancora oggi il “chipileño”, una variante del dialetto veneto conservata quasi intatta per più di cento anni.

Per un visitatore italiano è sorprendente sentire persone nate in Messico parlare una lingua che ricorda quella dei contadini veneti di fine Ottocento.

Lo spagnolo è naturalmente la lingua ufficiale, ma il dialetto veneto rimane molto presente nella vita quotidiana, soprattutto tra le famiglie.

Tradizioni italiane nel cuore del Messico

Oltre alla lingua, gli abitanti di Chipilo hanno conservato diverse tradizioni italiane. La gastronomia locale include formaggi, salumi e ricette che ricordano la cucina veneta.

Molti abitanti mantengono cognomi italiani e un forte senso di identità legato alle proprie origini.

Un piccolo tesoro per il turismo culturale

Negli ultimi anni Chipilo è diventato una meta sempre più interessante per il turismo culturale. Visitatori italiani e curiosi provenienti da tutto il Messico arrivano per scoprire questo insolito angolo d’Italia nel cuore dell’America Latina.

È la dimostrazione di come l’emigrazione italiana abbia lasciato tracce sorprendenti in molte parti del mondo, creando comunità che ancora oggi custodiscono lingua e tradizioni di oltre un secolo fa.




Tensione nel Golfo Persico: richiesta di aiuti all’Italia

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iran 3mar2026Il governo italiano segue con grande attenzione l’evolversi della crisi in Medio Oriente, dove l’escalation militare tra Iran e le forze occidentali ha provocato nuovi attacchi e una crescente instabilità nella regione. Nel corso di un’informativa al Parlamento, il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro della Difesa Guido Crosetto hanno illustrato la situazione e le possibili iniziative dell’Italia dopo la richiesta di sostegno avanzata da diversi Paesi del Golfo.

Secondo Tajani, la crisi sta assumendo dimensioni preoccupanti e coinvolge direttamente gli interessi europei e italiani. Gli attacchi e le rappresaglie che si sono susseguiti negli ultimi giorni hanno colpito diversi Stati dell’area del #Golfo Persico, con il rischio di un allargamento del conflitto e conseguenze significative per la sicurezza energetica e per la stabilità economica internazionale.

Il ministro ha ricordato inoltre che decine di migliaia di cittadini italiani vivono o lavorano nella regione, mentre molti altri vi transitano per motivi di lavoro o turismo. Proprio per questo il governo ha rafforzato il monitoraggio della situazione e attivato operazioni di assistenza e rientro per i connazionali che si trovano nelle aree più esposte.

Durante l’audizione parlamentare è emerso che diversi Paesi del Golfo hanno chiesto supporto all’Italia e ad altri partner internazionali. Si tratta soprattutto di aiuti di tipo difensivo e logistico, in particolare sistemi di difesa aerea, strumenti anti-drone e altre capacità di protezione contro missili e attacchi provenienti dall’Iran.

Il ministro Crosetto ha spiegato che la richiesta non riguarda l’invio di truppe combattenti, ma il rafforzamento delle capacità di difesa dei Paesi alleati. L’Italia sta quindi valutando quali strumenti e asset possano essere messi a disposizione e con quali procedure legislative farlo nel modo più rapido possibile.

Il titolare della Difesa ha sottolineato che ogni decisione dovrà essere valutata attentamente dal governo e condivisa con il Parlamento, tenendo conto sia degli equilibri internazionali sia degli impegni già assunti dall’Italia in altre missioni, come il sostegno all’Ucraina.

Nel frattempo l’esecutivo continua a monitorare la situazione nella regione e a mantenere contatti diplomatici con i partner internazionali, con l’obiettivo di evitare un ulteriore allargamento del conflitto e garantire la sicurezza dei cittadini italiani all’estero.

Concludendo la sua informativa, Tajani ha invitato tutte le forze politiche a mantenere un atteggiamento responsabile di fronte a una crisi che riguarda non solo il Medio Oriente ma l’intera comunità internazionale. In un contesto così delicato, ha sottolineato, è fondamentale che le istituzioni lavorino insieme per tutelare gli interessi nazionali e contribuire alla stabilità globale.




Il Volo conquista il Messico: sorpresa sul palco con Carlos Rivera

ilvolopuntovert

ilvolopuntovertGrande entusiasmo a #Città del Messico per il ritorno del trio italiano #Il Volo, che ha inaugurato nel Paese nordamericano una nuova serie di concerti celebrando oltre quindici anni di carriera. Sul palco dell’Auditorio Nacional, Gianluca Ginoble, Ignazio Boschetto e Piero Barone hanno regalato al pubblico una serata ricca di emozioni e musica italiana.

Davanti a una sala gremita, i tre artisti hanno salutato con affetto i fan messicani, ricordando quanto sia speciale tornare a esibirsi nel Paese dopo alcuni anni di assenza. Il concerto ha segnato anche l’inizio di un nuovo tour, che il gruppo considera una tappa importante del proprio percorso artistico.

Durante lo spettacolo non sono mancati i grandi classici del repertorio italiano, come “’O sole mio” e “La donna è mobile”, interpretati con lo stile lirico-pop che ha reso famoso il trio nel mondo.

Il momento più sorprendente della serata è arrivato però con l’apparizione inattesa del cantante messicano #Carlos Rivera, accolto con entusiasmo dal pubblico. Insieme a Il Volo, Rivera ha interpretato per la prima volta dal vivo un nuovo brano intitolato “Cuerpo sin alma”, che sarà pubblicato prossimamente.

La collaborazione tra il celebre artista messicano e il trio italiano ha rappresentato uno dei momenti più intensi del concerto, suggellando l’incontro tra due tradizioni musicali molto amate dal pubblico locale.

Con questa serata, Il Volo ha confermato ancora una volta il forte legame con il pubblico messicano, che continua ad accogliere con grande calore la musica italiana e i suoi protagonisti.