Guerra nel Golfo: quali conseguenze per Centro America e Caraibi?

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a sailboat drifting on clear turquoise water next to a wide, pristine white sand beach under a bright blue sky with fluffy cloudsQuando si parla di guerra nel Golfo Persico, si pensa subito al Medio Oriente. Eppure un conflitto in quell’area può avere ripercussioni dirette anche su Centro America e Caraibi, regioni lontane geograficamente ma profondamente collegate all’economia globale.

Ecco perché.

Il Golfo è una delle principali aree mondiali di produzione ed esportazione di petrolio. Se tensioni tra Paesi come l’Iran e gli Stati del Golfo bloccano rotte strategiche o riducono l’offerta, il prezzo del greggio sale rapidamente.

Per Paesi come la Repubblica Dominicana, Panama, Honduras o le isole caraibiche — fortemente dipendenti dalle importazioni energetiche — questo significa: aumento del costo dei carburanti, rincaro dell’elettricità, maggiori spese per trasporto e logistica, pressione sull’inflazione.

In economie già fragili, anche pochi dollari in più al barile possono tradursi in aumenti immediati per famiglie e imprese.

Il turismo è il cuore economico dei Caraibi. Se la guerra genera instabilità globale, paura nei viaggiatori o rincari del carburante aereo, possono verificarsi: diminuzione delle prenotazioni, aumento del prezzo dei biglietti, riduzione delle rotte internazionali.

Un rallentamento del turismo colpisce direttamente occupazione, ristorazione, commercio e investimenti immobiliari.

Gran parte del commercio mondiale passa attraverso rotte marittime sensibili. Se il traffico nel Golfo viene limitato, aumentano: tempi di consegna, costi assicurativi, costi del trasporto marittimo.

Centro America e Caraibi importano una vasta gamma di beni: carburanti, fertilizzanti, macchinari, prodotti industriali. Ogni interruzione globale si riflette sugli scaffali e sui prezzi locali.

Molti cittadini centroamericani lavorano negli Stati Uniti o in Europa. Una crisi energetica globale può rallentare le economie occidentali, incidendo su: occupazione, flussi di rimesse, stabilità delle valute locali.

I mercati emergenti sono spesso i primi a subire scossoni quando cresce l’incertezza internazionale.

Un conflitto nel Golfo può riorientare l’attenzione delle grandi potenze. Gli Stati Uniti, ad esempio, potrebbero concentrare risorse diplomatiche e militari altrove, lasciando meno spazio alle dinamiche centroamericane. Questo può avere effetti indiretti su cooperazione, sicurezza regionale e investimenti.

In un mondo interconnesso, nessuna guerra resta confinata ai propri confini geografici. Il Centro America e i Caraibi, pur distanti dal Golfo Persico, sono vulnerabili agli shock energetici, commerciali e finanziari che un conflitto può generare.

Per questo governi e imprese della regione osservano con attenzione ogni evoluzione della crisi: la stabilità globale, oggi più che mai, è una questione che riguarda tutti.




Istituita “Task Force Golfo” per l’assistenza agli italiani bloccati nella regione

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sin títuloAlla Farnesina riunione del ministro degli Esteri Antonio Tajani con gli ambasciatori in Iran e della regione per valutare l’andamento delle operazioni militari di Israele e Stati Uniti.

l ministro ha creato una “#Task Force Golfo” che rafforzerà il lavoro dell’Unità di Crisi e sosterrà l’impegno delle ambasciate e dei consolati nella regione per far fronte alle migliaia di richieste di assistenza delle migliaia di cittadini bloccati nei paesi del Golfo.

Il Governo italiano ha accolto con favore la collaborazione che i governi del Golfo e le loro linee aeree stanno offrendo ai cittadini bloccati, innanzitutto offrendo assistenza per alloggiare in albergo. L’ambasciata negli Emirati e quella in Qatar sono riuscite a far spostare dagli aeroporti in alberghi tutti i passeggeri in attesa. Al momento non ci sono previsioni di riapertura degli aeroporti.

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Le Ambasciate e i Consolati d’Italia nella regione mediorientale sono pienamente operativi per prestare assistenza ai connazionali presenti nei rispettivi paesi di competenza.
Di seguito i numeri da contattare per emergenze:

• Ambasciata d’Italia a Tel Aviv: +972548803940

• Consolato d’Italia a Gerusalemme: +972505327166

• Ambasciata d’Italia a Teheran: +989121035062

• Ambasciata d’Italia a Riad: +966505254792

• Consolato d’Italia a Gedda: +966506678310

• Ambasciata d’Italia a Manama: +973 39539079

• Ambasciata d’Italia a Kuwait City: +96599019353

• Ambasciata d’Italia a Doha: +974 55513365

• Ambasciata d’Italia a Baghdad: +9647866993034

• Ambasciata d’Italia a Beirut: +9613489966

• Ambasciata d’Italia ad Amman: +962775415000

• Ambasciata d’Italia ad Abu Dhabi:

+971 50 818 07 80

+971 50 010 19 98

• Consolato Generale d’Italia a Dubai:

+971 050 656 3375

+971 050 866 9546

+971 050 920 1247

+971 050 248 2601

+971 050 302 4263

L’Unità di Crisi della Farnesina è reperibile a questo recapito telefonico: +39 0636225




Perché l’Iran non può avere l’atomica mentre altri Paesi sì?

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busher impianto nucleare 1020x680È una domanda semplice nella forma, difficile nella sostanza. Spesso sentiamo che paesi come USA, Francia, Russia, Cina, India, Pakistan e Corea del Nord sono “nucleari”, mentre si dice che **l’Iran non può avere armi atomiche”. Ma il punto cruciale da capire è questo: la differenza non nasce da una legge naturale o da un principio morale universale, ma da accordi internazionali, equilibri di potere e scelte di politica estera. È importante parlarne con chiarezza, così da evitare semplificazioni e sospetti gratuiti.

La base giuridica fondamentale è il Trattato di Non Proliferazione Nucleare (NPT), entrato in vigore nel 1970. Questo trattato divide il mondo in due categorie:

Stati nucleari riconosciuti: quelli che avevano bombe atomiche prima del 1° gennaio 1967 — Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia e Cina.

Stati non nucleari: tutti gli altri che accettano di non dotarsi di armi nucleari e di sottoporre i loro impianti a controlli internazionali.

L’Iran è firmatario del NPT come stato non nucleare: per partecipare, ha accettato di rinunciare legalmente alle armi atomiche e di consentire controlli dell’agenzia internazionale dell’energia atomica (IAEA).

Questo trattato è, per molti versi, una promessa tra Stati: chi firma accetta certi limiti in cambio di benefici come equilibrio di sicurezza, cooperazione civile e fiducia reciproca. Se un Paese lo viola, rischia sanzioni e isolamento diplomatico.

Qualcuno obietta legittimamente: e la Corea, e l’India, e Pakistan, e Israele?

La risposta è che non è stato sempre così:

India e Pakistan non hanno mai firmato l’NPT e hanno sviluppato le armi nucleari al di fuori di quel sistema.

Israele è famosa per la sua “ambiguità nucleare”: non conferma ufficialmente di avere armi atomiche, ma è ampiamente considerata una potenza nucleare.

La Corea del Nord si ritirò dall’NPT e poi sviluppò bombe atomiche.

In sostanza, questi Paesi non sono “nucleari perché lo decide il diritto internazionale oggi”. Sono “nucleari perché hanno aggirato o evitato il sistema che ora si applica agli altri”. Dal punto di vista giuridico, l’Iran è vincolato a regole che molti altri non hanno accettato.

Dietro la disparità di trattamento non c’è solo un trattato: c’è la politica globale della Guerra Fredda e del dopoguerra. Le potenze nucleari riconosciute sono state incorporate nella struttura di sicurezza mondiale, con strumenti come il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, alleanze militari e deterrenza reciproca.

Per altri stati, come l’Iran, dotarsi di armi atomiche non sarebbe un gesto “simmetrico”, ma potenzialmente destabilizzante per un intero quadrante politico. Stati Uniti, Europa e i loro partner regionali temono che un Iran nucleare possa:

Cambiare gli equilibri di potere in Medio Oriente.

Incoraggiare una corsa agli armamenti tra altri vicini.

Questo non significa che non esista un dibattito legittimo — molti esperti sostengono che le regole del NPT sono ingiuste, perché permettono a pochi di avere bombe e vietano a tutti gli altri. Ma è la realtà di come la politica internazionale si è evoluta.

Il nucleo della controversia negli ultimi anni è stato questo: l’Iran dice di voler solo energia nucleare civile, mentre altri Stati sospettano che voglia mantenere la capacità di arrivare a una bomba in pochi mesi o anni.

La comunità internazionale chiede:

Controlli e trasparenza IAEA

Limiti all’arricchimento dell’uranio al di sotto delle soglie necessarie per armi

Accordi verificabili e vincolanti

L’obiettivo ufficiale di quelle richieste non è “privarli di ogni tecnologia atomica”, ma evitare che il programma civile venga deviato per scopi militari.

Se guardiamo ai numeri e ai trattati, la risposta giuridica è chiara: l’Iran è vincolato a regole diverse da quei Paesi che avevano già armi atomiche prima del 1967 o che non hanno aderito all’NPT.

Se guardiamo alla percezione politica, emerge una domanda più amara: È giusto che alcuni Paesi possano avere la bomba e altri no? Qualsiasi risposta a questa domanda tocca tanto la filosofia della non proliferazione quanto il desiderio di sicurezza di Stati e popoli.

In fondo, il nodo non è puramente tecnico: è una questione di fiducia, sicurezza e rapporti di potere nella comunità internazionale.




Tajani: “Gli italiani in Iran restino in casa”

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1536x864 cmsv2 2dd5b1ee 2955 5bef a93a 00c90058762c 9669301Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha rivolto un appello alla comunità italiana presente in #Iran, invitando i connazionali a non uscire dalle proprie abitazioni alla luce del peggioramento della situazione di sicurezza nel Paese.

La raccomandazione è arrivata attraverso i canali ufficiali della Farnesina, che sta monitorando costantemente l’evoluzione degli eventi e mantenendo un contatto diretto con l’Ambasciata italiana a Teheran.

Secondo quanto comunicato, la misura ha carattere prudenziale e mira a tutelare l’incolumità dei cittadini italiani presenti sul territorio iraniano.

Il Ministero ha inoltre invitato a seguire esclusivamente le indicazioni delle autorità diplomatiche italiane e a mantenere attivi i canali di comunicazione con la rete consolare.

k0mqnah4erzcrqmbdwfjzavoiza3hgubjotf7mcl4ws5u0vryucgu6ylcyjsaybpacm0j2dnblkjnbqpeffxkv1 fsdjpdggdyt057w9vjiLa Farnesina sta verificando eventuali necessità di assistenza e non esclude ulteriori aggiornamenti nelle prossime ore, in base all’evolversi della situazione.

Per gli italiani all’estero, soprattutto in aree interessate da tensioni, resta fondamentale registrare la propria presenza presso i servizi consolari e consultare regolarmente le comunicazioni ufficiali del Ministero degli Esteri.




Bombardamenti in Iran: escalation militare e allarme per gli italiani

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0ncs0ltvym hztpn8a 3gqlvqbc7xtqvp8d1oz meu4suhkeh 4elxh3izxvu3ybqlayuixckc7hzfn7qenk9k rtrt1btrovqf g9 sercIn un clima di tensione che si stava aggravando da mesi, la mattina di oggi, sabato 28 febbraio, Stati Uniti e Israele hanno lanciato una serie di bombardamenti coordinati sull’Iran, colpendo obiettivi in diverse regioni, tra cui aree intorno alle principali città come Teheran, Isfahan e Tabriz. Testimoni e media internazionali hanno riportato esplosioni e allarmi antiaerei, con la popolazione costretta a rifugiarsi nei rifugi e gli ospedali posti in stato di massima allerta.

L’offensiva è stata giustificata da Washington e Tel Aviv come una risposta preventiva al presunto rafforzamento delle capacità militari e nucleari iraniane dopo mesi di colloqui diplomatici inconcludenti. Nel frattempo, Teheran ha reagito lanciando missili diretti verso obiettivi israeliani, intensificando così la crisi regionale e scatenando l’allarme anche nei Paesi vicini.

Questa escalation segna una svolta significativa nelle relazioni tra gli Stati Uniti, Israele e l’Iran, con il rischio concreto di una guerra su larga scala in Medio Oriente, un’area già fragile dal punto di vista geopolitico.

La posizione dell’Italia: allerta e invito alla prudenza

fb tiom7s1dzgc2t7gohk2voy2txg9hqnk3uqfjmzgwechw ya2njckfatelit ezgffzznzelygigmowrzkk kpym eqi1eebyp1z15qkqIl Ministero degli Esteri italiano (Farnesina) ha confermato in questi giorni un avviso di massima cautela rivolto ai cittadini italiani che si trovano in Iran o che pensano di recarvisi. Nella nota ufficiale si ribadisce che:

  • gli italiani presenti in Iran per turismo o senza comprovate necessità sono invitati a lasciare il Paese il prima possibile;

  • i viaggi verso l’Iran, l’Iraq e il Libano sono fortemente sconsigliati in questo momento;

  • ai connazionali in Israele è raccomandata la massima attenzione e il mantenimento di contatti costanti con le autorità locali.

Già da settimane la Farnesina aveva ridotto il personale non essenziale della propria ambasciata a Teheran, richiamandolo in Italia, e ha attivato canali di assistenza per chi desiderasse rientrare.

Cosa significa per gli italiani in Iran

La situazione è valutata ad elevato rischio a causa dell’instabilità generale della regione. Anche altri Paesi europei e Stati Uniti hanno invitato i propri cittadini a lasciare l’area o a prendere misure precauzionali, con chiusure temporanee di ambasciate e sospensione di voli civili in alcune rotte.

Per gli italiani ancora presenti, la Farnesina raccomanda:

  • Registrarsi sul portale “Dove siamo nel mondo”, così da essere rintracciabili in caso di emergenza;

  • Organizzare il ritorno in Italia appena possibile, seguendo le disponibilità di voli o percorsi via terra sicuri;

  • Restare informati, contattando l’Ambasciata o il Consolato italiano più vicino e seguendo le raccomandazioni delle autorità locali.

Finora non ci sono conferme ufficiali di italiani feriti a causa degli attacchi, ma il quadro generale resta preoccupante e in rapido mutamento.

Un conflitto che riguarda tutti

260228 israel mb 0846 0ecd74Quella attuale non è una crisi isolata: è il culmine di anni di tensioni tra Teheran, Washington e Tel Aviv, legate alle ambizioni nucleari, al ruolo geopolitico dell’Iran e alle alleanze nella regione. Ogni sviluppo può avere effetti immediati sulla sicurezza, sulle rotte commerciali e sull’equilibrio internazionale.




RD. Abinader: priorità di sviluppo e impatto per la comunità italiana

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abinader rinde cuentas entre obras construidas y promesas incumplidas 0b77582c focus 0 0 375 240Ieri, in occasione del 182° anniversario dell’Indipendenza nazionale, il presidente della Repubblica Dominicana, Luis Abinader, ha pronunciato davanti all’Assemblea Nazionale il tradizionale discorso di rendiconto annuale. Un intervento lungo e articolato, nel quale il capo dello Stato ha rivendicato i risultati economici ottenuti dal suo governo, annunciato nuove misure di sviluppo e ribadito l’obiettivo di rafforzare stabilità, investimenti e politiche sociali.

Al centro del discorso, la crescita economica del Paese, che secondo i dati illustrati dal presidente continua a collocare la Repubblica Dominicana tra le economie più dinamiche della regione caraibica. Abinader ha insistito sull’aumento degli investimenti esteri, sul consolidamento delle esportazioni e sul rafforzamento della fiducia internazionale. Particolare enfasi è stata data al turismo, settore trainante che nel 2025 ha registrato numeri record di visitatori, con effetti diretti sull’occupazione e sulle entrate in valuta.

Il presidente ha inoltre sottolineato l’avanzamento di opere infrastrutturali, programmi di edilizia abitativa e interventi per la modernizzazione amministrativa. La semplificazione burocratica, nelle intenzioni del governo, dovrebbe favorire l’attività imprenditoriale e rendere il Paese ancora più attrattivo per chi investe. Non sono mancati riferimenti alle politiche sociali, con l’obiettivo dichiarato di ridurre la povertà e migliorare l’accesso ai servizi di base per le fasce più vulnerabili.

Per la comunità italiana residente nella Repubblica Dominicana, le parole di Abinader hanno un significato concreto. Molti connazionali operano nei settori del turismo, dell’edilizia, della ristorazione e dei servizi, ambiti direttamente coinvolti dalle strategie di crescita illustrate dal governo. Un contesto economico stabile e orientato agli investimenti può tradursi in nuove opportunità imprenditoriali e in maggiore sicurezza per chi vive e lavora nel Paese da anni.

Allo stesso tempo, resta fondamentale monitorare l’evoluzione normativa e fiscale, soprattutto per le piccole e medie imprese straniere. Le promesse di semplificazione dovranno tradursi in misure operative e in una reale riduzione degli ostacoli amministrativi. La comunità italiana, storicamente ben integrata nel tessuto economico dominicano, guarda con attenzione a ogni cambiamento che possa incidere su permessi, regolamentazioni e incentivi.

Il discorso del 27 febbraio ha dunque ribadito un messaggio di continuità e fiducia. In un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e incertezze economiche, la Repubblica Dominicana punta a presentarsi come un’isola di stabilità e crescita.

Per gli italiani che hanno scelto di vivere qui — imprenditori, pensionati, professionisti e famiglie — le prospettive delineate dal presidente rappresentano un segnale incoraggiante, ma anche un invito a restare informati e attivi nel dialogo con le istituzioni.




Messico: caos post-“El Mencho” e sforzi per garantire sicurezza a quattro mesi dal Mondiale

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1024x576 cmsv2 8dbfdbf4 6833 5113 a97f f9eac3b3f657 9663055Dopo che le forze di sicurezza messicane hanno ucciso il potente capo del cartello Jalisco Nueva Generación, Nemesio “El Mencho” Oseguera Cervantes, il Paese ha vissuto giorni di tensione e violenza con scontri armati, incendi di veicoli e blocchi stradali in diversi stati tra cui Jalisco e Guadalajara. Gli scontri sono costati la vita a decine di persone tra membri delle forze dell’ordine e civili e hanno creato allarme anche in zone turistiche.

Il governo della presidente Claudia Sheinbaum ha ribadito che la situazione nelle aree più colpite sta gradualmente tornando alla normalità, con la riapertura di trasporti pubblici, scuole e corsi regolari di attività commerciali dopo il codice rosso dichiarato nei giorni immediatamente successivi alla morte del boss criminale.

Sicurezza e Mondiali di calcio 2026

Malgrado il recente episodio di violenza, le autorità messicane e rappresentanti della FIFA hanno confermato che l’organizzazione degli incontri della Coppa del Mondo di calcio 2026, che si terranno anche in Messico nel novembre prossimo, prosegue con misure di sicurezza rafforzate. Secondo la presidente Sheinbaum, il Paese è pronto ad accogliere tifosi e squadre straniere e non esistono rischi diretti per lo svolgimento delle partite.

Accanto alla partita per la sicurezza, continua anche il dibattito internazionale su come contrastare la violenza legata ai cartelli e sui rischi ancora presenti in alcune aree del Paese, mentre l’attenzione resta alta tra cittadini e osservatori esteri.

In un contesto di grande fermento sportivo, il Campionato Mondiale di calcio amputati 2026 si giocherà proprio in Messico dal 13 al 22 novembre, con la partecipazione della nazionale italiana. Questo evento rappresenta un segnale di continuità di grande visibilità per il Paese con un forte richiamo internazionale.

Per i viaggiatori e i cittadini italiani nei confronti del Messico, la Farnesina ha ribadito di evitare spostamenti non essenziali, soprattutto nelle aree dove persistono preoccupazioni di sicurezza, e di seguire le indicazioni ufficiali su sicurezza e trasporti prima di programmare visite o rientri.




Honduras: scoppia la campagna elettorale tra tensioni e proposte forti

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tegucigalpa downtown panoramic 2026In Honduras entra nel vivo la campagna per le elezioni presidenziali che si terranno il 30 novembre 2025, un appuntamento considerato decisivo per la stabilità e il futuro politico del Paese. Secondo i dati più recenti, tre principali candidati si contendono la guida della nazione, con programmi molto diversi che riflettono profondi dibattiti su economia, sicurezza e diritto.

Nel quadro elettorale, l’attenzione è alta per le proposte del candidato Salvador Nasralla, esponente di una coalizione alternativa che punta su sicurezza, sviluppo rurale, welfare e trasparenza istituzionale, e di altri sfidanti più conservatori che suggeriscono misure come l’introduzione della pena di morte o persino l’integrazione di alcune zone del Paese negli Stati Uniti, come parte di una strategia di crescita economica.

La campagna è stata segnata da forti tensioni e accuse di frode elettorale, dal momento che lo spoglio dei voti dopo le elezioni di fine 2025 fu rallentato e contestato da diverse parti, con l’opposizione che denunciò irregolarità. Le discussioni politiche sono spesso animate e amplificate anche dalle ingerenze di attori esterni, rendendo il clima politico particolarmente acceso e complesso.

Questa fase cruciale della politica honduregna ha riflessi importanti anche sul resto della regione centroamericana: si tratta di un test per le democrazie locali e un banco di prova per le relazioni con partner internazionali e investitori, soprattutto per quanto riguarda sicurezza, economia e cooperazione transfrontaliera.




L’Atalanta chiamata a un altro miracolo: agli ottavi c’è il Bayern Monaco

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atalantaÈ rimasta sola, ma non si sente affatto isolata. L’Atalanta BC è l’ultima squadra italiana ancora in corsa nella #UEFA Champions League, dopo le eliminazioni di Juventus e Inter Milan. E adesso, per continuare a sognare, servirà un’altra impresa.

Il sorteggio degli ottavi ha messo sulla strada dei bergamaschi una delle potenze storiche del calcio europeo: il #FC Bayern München. Una sfida che sulla carta sembra proibitiva, ma che proprio per questo accende l’entusiasmo e l’orgoglio di una squadra abituata a sorprendere.

Il cammino fin qui non è stato semplice. Nel turno precedente l’#Atalanta ha saputo ribaltare una situazione complicata contro il Borussia Dortmund, firmando una rimonta che ha ricordato le grandi notti europee vissute negli ultimi anni. Una dimostrazione di carattere, qualità e personalità internazionale.

Ora l’ostacolo è ancora più alto. L’andata si giocherà in Germania, in un ambiente caldissimo, mentre il ritorno a Bergamo potrebbe trasformarsi in una notte da brividi, con tutto il popolo nerazzurro pronto a spingere la squadra oltre i propri limiti.

E se il miracolo dovesse ripetersi? Il tabellone non concede tregua: ai quarti potrebbe esserci una tra Real Madrid CF e Manchester City F.C., altre due corazzate del calcio europeo. Ma questo, per ora, può aspettare.

L’Atalanta sa di partire sfavorita, ma conosce anche il valore della propria identità: intensità, gioco, coraggio. In Europa ha già dimostrato che nulla è impossibile. E quando nessuno crede fino in fondo nella #Dea, spesso è proprio lì che nasce qualcosa di speciale.




Italiano gratis nelle scuole del Messico

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libriitalianopuntovertIl ministero italiano degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), insieme all’Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico, ha lanciato un nuovo programma pensato per sostenere le istituzioni educative messicane che insegnano l’italiano.

L’iniziativa prevede la fornitura senza costi di libri, materiali didattici, risorse audiovisive e contenuti digitali destinati alle scuole primarie, secondarie, agli istituti preparatori e alle università del Messico, sia pubbliche che riconosciute ufficialmente. Tutte le spese – dall’acquisto dei testi fino alla spedizione aerea dall’Italia alla capitale messicana – saranno coperte dai fondi statali italiani.

Il sostegno è pensato per l’anno accademico 2026-2027 e le scuole interessate possono presentare la propria candidatura fino al 16 marzo 2026.

Nel processo di selezione verranno considerate diverse variabili, come l’ubicazione geografica degli istituti, le difficoltà di accesso alle risorse educative locali e la partecipazione a precedenti programmi simili. Particolare attenzione sarà data alle scuole che non hanno già usufruito di agevolazioni analoghe nell’anno passato.

Le scuole che intendono aderire dovranno compilare un modulo online indicando il numero di studenti coinvolti, i gruppi di studio e le motivazioni alla base della richiesta. I testi richiesti dovranno essere stati pubblicati preferibilmente negli ultimi tre anni, in modo da garantire la disponibilità sul mercato editoriale.

Per ulteriori informazioni, le istituzioni interessate possono contattare la segreteria culturale dell’Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico via e-mail o telefono.