Venezuela. Trentini e Burlò sono liberi: “Non ci hanno torturati, stiamo bene”.

burlo trentini

burlo trentiniIl governo venezuelano ha liberato i detenuti italiani Alberto Trentini e Mario Burlò. “Accolgo con gioia e soddisfazione la liberazione dei connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò, che si trovano ora in sicurezza presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas. Ho parlato con loro, e un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa”, ha detto la premier Giorgia Meloni, che ha espresso “a nome del governo italiano, un sentito ringraziamento alle Autorità di Caracas, a partire dal residente Rodriguez, per la costruttiva collaborazione dimostrata in questi ultimi giorni e a tutte le istituzioni e alle persone che, in Italia, hanno operato con impegno e discrezione per il raggiungimento di questo importante risultato”.

“Posso avere una sigaretta?”. Sono le prime parole di Trentini, una volta al sicuro nell’ambasciata italiana a Caracas. “Ci hanno trattato bene, non ci hanno torturato. Nell’ultimo trasferimento non siamo stati incappucciati, a differenza delle altre volte. Anche il cibo era sufficiente. Non ci aspettavamo di uscire, non avevamo saputo niente”.

Trentini, cooperante umanitario, era detenuto in Venezuela dal 15 novembre del 2024.

La decisione è stata presa dalla presidente venezuelana Delcy Rodriguez, grazie al lavoro congiunto della diplomazia e dell’intelligence italiane e alla mediazione degli Stati Uniti. I due italiani sono stati informati della scarcerazione nel primo pomeriggio, ora locale di Caracas, e trasferiti all’ambasciata senza le misure restrittive che avevano accompagnato ogni loro spostamento precedente dal carcere di El Rodeo I. Ad accoglierli è stato l’ambasciatore italiano Giovanni Umberto De Vito, che ha predisposto per loro un alloggio temporaneo in attesa del volo di rientro. Secondo Info Cooperazione, “la svolta è arrivata dopo insistenti contatti telefonici del ministro Tajani con le autorità venezuelane, durante i quali l’Italia ha chiesto un segnale immediato e concreto con la liberazione dei propri connazionali”.

La vicenda si inserisce in un quadro politico profondamente mutato. Dopo il sequestro di Nicolas Maduro, gli Stati Uniti e diversi Paesi occidentali hanno chiesto al nuovo governo venezuelano la liberazione dei detenuti politici e degli stranieri come gesto di discontinuità e apertura. In cambio, è stato offerto un riconoscimento politico finora negato. Anche l’Italia si è mossa in questa direzione, con un messaggio pubblico della presidente Meloni a Rodríguez che ha di fatto riconosciuto il nuovo esecutivo come interlocutore istituzionale, una richiesta avanzata da Caracas sin dalle ore successive all’arresto di Trentini.

Trentini, cooperante dell’organizzazione Humanity & Inclusion, era stato arrestato il 15 novembre 2024 mentre viaggiava tra Caracas e Guasdualito, nello Stato di Apure, una zona di confine particolarmente sensibile. Fermato durante un controllo stradale, era stato immediatamente bloccato dopo l’esibizione del passaporto italiano e trasferito nella capitale, dove è stato rinchiuso nel carcere di El Rodeo I, noto per ospitare detenuti politici e cittadini stranieri utilizzati come leva diplomatica. Durante la sua detenzione, Trentini non ha mai ricevuto un’accusa formale né è stato sottoposto a un procedimento giudiziario. Per mesi non ha potuto comunicare con la famiglia e la prima visita consolare è avvenuta solo dopo oltre duecento giorni.

MELONI E TAJANI: “UN LAVORO DISCRETO”

“Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi e torneranno a casa. E’ una notizia che ci riempie di gioia e si somma a quella delle scorse ore della liberazione di altri nostri connazionali. Riabbracceranno presto le loro famiglie che hanno sofferto e a cui va il nostro affetto”. Lo dice la premier, Giorgia Meloni in un video sui social.

“Questo risultato- prosegue Meloni- è frutto del lavoro discreto ma efficace portato avanti dal governo, dalla rete diplomatica e dall’intelligence. Voglio ringraziare tutti i servitori dello Stato che hanno dato il loro contributo. Continueremo a lavorare senza sosta affinché la costruttiva collaborazione con le autorità di Caracas possa produrre ulteriori sviluppi positivi. L’Italia non si stancherà di sostenere il legittimo desiderio del popolo venezuelano di libertà, pace e democrazia”.

“È avvenuto con il cambio di presidente, certamente la Presidente Rodriguez ha impresso una svolta, che è diversa – ha detto Tajani a RTL 102.5 – e ripeto cambia anche le relazioni tra i nostri paesi, tanto che abbiamo deciso di elevare a rango di Ambasciata la nostra rappresentante diplomatica, che è formalmente il capo della delegazione incaricato di affari. Adesso questo ci permetterà di elevare il rango di rappresentanza al massimo, cioè con il capo della delegazione a livello di ambasciatore.
Formalmente questo è importante, poi nella sostanza abbiamo lavorato molto”.

“Anzi voglio ringraziare tantissimo il nostro ambasciatore a Caracas, insieme al nostro consolato, allo sottosegretario Silvi, al ministero degli Esteri, tutti quelli che si occupano nel mio gabinetto, ma anche Palazzo Chigi ovviamente, a cominciare dal presidente del Consiglio, il nostro intelligence e tutto il sistema italiano ha lavorato per riportare a casa il nostro connazionale, perché, ripeto, il mio primo impegno, come Ministro degli Esteri, è quello di tutelare gli italiani nel mondo, prima di ogni altra cosa- prosegue Tajani- Cerchiamo di farlo sempre, di assisterli e accompagnarli, così abbiamo lavorato in maniera indefessa, senza parlare a volte, senza raccontare quello che facevamo, ma come abbiamo detto, abbiamo dato il massimo per cercare di riportare a casa i nostri connazionali”.

Per quel che riguarda la situazione degli altri detenuti, “sono altri gli Italo-venezuelani detenuti. Come sapete, la comunità italo-venezuelana è grandissima, sono circa 170-180 mila quelli che vivono nel Paese, soprattutto a Caracas e a Maracaibo- spiega il ministro degli Esteri- di detenuti, tra quelli arrestati prima delle elezioni e quelli arrestati dopo, erano quasi una quarantina. Ripeto, sono quasi tutti italo-venezuelani, ma avendo il passaporto italiano per noi sono italiani e cerchiamo di lavorare per la loro liberazione. Man mano sono convinto che se ne libereranno sempre più”.

“C’è stato un lavoro molto discreto, condotto da tutto il sistema Italia per cercare di riportare in libertà il maggior numero possibile di nostri connazionali detenuti in Venezuela. La svolta c’è stata con la decisione della presidente Rodriguez di aprire le porte ai detenuti politici per un cambio di passo nei rapporti tra Venezuela e gli altri paesi. Abbiamo lavorato in questi giorni molto intensamente”. “Ieri finalmente, verso le 20, mi ha chiamato il ministro degli Esteri del Venezuela, per annunciarmi che la Presidente Rodriguez aveva deciso di far liberare Trentini, quindi che sarebbe stato presto messo a disposizione delle nostre autorità diplomatiche. Così è stato stamani, verso le 4, e Trentini e Burlò sono arrivati alla sede della nostra Ambasciata- racconta Tajani- Ho parlato con entrambi, sono in buone condizioni e direi molto contenti e soddisfatti. Ho subito informato il presidente del Consiglio, che devo dire ha seguito in prima persona questa vicenda, anche dal punto di vista umano perché ha parlato tantissime volte con la mamma, come ricorderete dalla conferenza stampa dell’altro giorno. Abbiamo espresso commenti molto positivi sulla decisione della presidente Rodriguez e questa scelta imprime una svolta anche nelle relazioni tra i nostri Paesi”.

Trentini e Burlò “erano contentissimi e stavano per chiamare le loro famiglie, quindi ho lasciato il tempo per parlare con le loro famiglie, piuttosto di con me. L’importante per me era dare loro un saluto, un abbraccio via telefono e annunciare loro che presto sarebbero rientrati in Italia. È già partito l’aereo che deve andare a prenderli, quindi tra stasera e domani mattina saranno in Italia”, conclude il ministro degli Esteri.

LA GIOIA DELLA FAMIGLIA

“Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni!”, ha scritto la famiglia di Trentini in un breve comunicato. “Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione”.

“Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci. Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace. Grazie!”.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiamato la madre di Alberto Trentini per dirle che, “dopo aver condiviso la sofferenza e l’attesa sua e di suo marito, condividiamo tutti la loro felicità”.

 

agenzia Dire – www.dire.it




La terra trema a Reggio Calabria, forte scossa di terremoto di magnitudo 5.1

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reggio calabria 1024x446Una forte scossa di #terremoto di magnitudo 5.1, è stata avvertita questa mattina alle 5:53 sulla Costa Calabra Sud Orientale nella provincia di #Reggio Calabria.

Secondo l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia l’epicentro è stato individuato in mare a circa 20 km dalla costa, a 64,8 km di profondità. Al momento, stando a quanto riferito dai Vigili del fuoco su X, non si registrano “richieste di soccorso né segnalazioni di danni”. Anche il Dipartimento della Protezione Civile conferma che attualmente “non risulterebbero danni a persone o cose”.

 

ag. Dire – www.dire.it




Esplode una palazzina in Germania, morta un’intera famiglia di Trapani

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albstadt castellammare golfo 1024x576Dolore a Castellammare del Golfo per la morte ad Albstadt, in Germania, di una famiglia originaria della cittadina trapanese: marito, moglie e figlio (un bambino di sei anni) sono rimasti vittime del crollo di una palazzina causato da una esplosione. La tragedia è avvenuta ieri, giovedì 8 gennaio. Francesco Liparoto e la moglie Nancy Giarraca vivevano in Germania da circa 10 anni. Il bambino si chiamava Bryan. Erano stati l’ultima volta a Castellammare a novembre, per festeggiare il compleanno del fratello minore del papà. Francesco, in Germania, lavorava per un’azienda del settore del vetro.

A diffondere la notizia dell’accaduto è stato il sindaco di Castellammare, Giuseppe Fausto, che sui propri social ha diffuso una foto delle vittime e a nome personale, dell’amministrazione comunale e dell’intera città ha espresso “profondo e sincero cordoglio” per le tre vittime.

IL SINDACO: “UNA VITA DI SACRIFICI E SOGNI”

“Francesco viveva in Germania da circa dieci anni, dove aveva costruito, insieme a Nancy, una vita fatta di lavoro, sacrifici e sogni – racconta ancora Fausto -. Una giovane famiglia unita, ben inserita nella comunità locale: Francesco lavorava in una ditta del settore del vetro, mentre il piccolo Bryan frequentava la scuola. Nulla lasciava presagire un epilogo tanto crudele”.

Prosegue il sindaco: “La notizia ha colpito profondamente Castellammare del Golfo, città di origine di Francesco, dove risiedono i genitori e i fratelli e dove il legame con la comunità è sempre rimasto forte. In agosto la famiglia era in vacanza a Castellammare e a novembre era tornata per il compleanno del fratello più piccolo di Francesco. Castellammare del Golfo – conclude Fausto – si stringe con affetto e profonda commozione ai familiari, condividendo un dolore lacerante per una perdita ingiusta, improvvisa e straziante, che ha spezzato tre giovani vite e lasciato un vuoto che nulla potrà colmare”.

 

ag. Dire – www.dire.it




Venezuela. Liberati Luigi Gasperin e Biagio Pilieri

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venezuela 1024x576“Luigi Gasperin è tornato in libertà“. A darne notizia è Libero Quotidiano, secondo cui tra oltre venti prigionieri rilasciati dal regime di Caracas figura anche l’imprenditore italiano di 63 anni, detenuto in Venezuela da mesi. Il rilascio sarebbe avvenuto nei giorni scorsi nell’ambito di un provvedimento che ha riguardato anche altri cittadini stranieri.

Come riporta il quotidiano, Gasperin era stato arrestato dalle autorità venezuelane guidate da Nicolás Maduro. La notizia della sua liberazione è stata accolta con sollievo e viene letta come un possibile segnale di apertura da parte di Caracas sul fronte dei detenuti stranieri.

Come riporta il Corriere, “è stato liberato” anche “il politico di opposizione Biagio Pilieri. Attesa anche la scarcerazione dell’imprenditore torinese Mario Burlò. Nel momento in cui scriviamo non si hanno ancora notizie, invece, sulla sorte degli altri 25 detenuti italiani, fra cui il cooperante Alberto Trentini“. Permane, quindi, la speranza di vedere presto rilasciato il cooperante italiano detenuto in Venezuela da oltre 400 giorni.

FARNESINA: CONTATTI PER ACCELERARE RILASCIO ITALIANI

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani è in riunione alla Farnesina, in contatto con l’ambasciatore a Caracas, con la rete consolare in Venezuela e con esponenti della Chiesa e società civile per accelerare la liberazione dei cittadini italiani e per confermare le notizie sui primi rilasci. Così la Farnesina in una nota. Il ministro, si legge nel comunicato, oltre al caso di Alberto Trentini sta facendo pressioni per la soluzione dei casi di tutti gli italiani detenuti. Nella nota si aggiunge che al momento il governo ha posto in essere azioni che possano garantire una soluzione favorevole per ogni singolo detenuto.

MELONI: “BENE AVVIO LIBERAZIONE DETENUTI POLITICI”

“Seguo con attenzione la situazione in Venezuela e auspico che con la presidente Delcy Rodríguez si apra una nuova stagione di relazioni costruttive fra Roma e Caracas. In tal senso esprimo gratitudine per la scelta di avviare la liberazione di detenuti politici, fra i quali anche italiani, e spero vivamente che questo percorso prosegua con ulteriori passi nella medesima direzione”. Lo scrive in una nota la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

 

ag Dire- www.dire.it




Crans-Montana, un video inchioda la proprietaria: fugge con la cassa mentre il locale va a fuoco

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FOTO A 2 SITO – 2

Il bar trasformato in discoteca va a fuoco con dentro decine e decine di ragazzini intrappolati, molti sono a terra, soffocati dal fumo prima ancora che i loro corpi rischino di finire bruciati dalle fiamme, c’è la calca, il panico e il terrore in chi cerca di fuggire e magari ci riesce. Tra loro, senza guardarsi indietro, ci sarebbe anche una dei titolari, Jessica Maric Moretti, moglie dell’altro proprietario de “Le Constellation”, Jacques Moretti. Un video, secondo quanto trapelato e riportato su alcune testate svizzere e italiane, l’avrebbe ripresa mentre corre, stringendo con sotto braccio la cassa degli incassi della serata, mentre alla fine nel suo locale moriranno 40 persone, per lo più minorenni, e risulteranno 116 feriti, tra loro a decine riporteranno ustioni su oltre la metà del corpo.

SOTTO ESAME I FILMATI DEI TELEFONINI DELLE VITTIME

A una settimana esatta dalla strage del “Le Constellation” di #Crans Montana, i due proprietari risultano indagati per omicidio colposo, lesioni corporali colpose e incendio colposo, ma non sono stati oggetto di misure restrittive. Eppure, i numerosi video registrati quella notte, nei momenti tragici dell’incendio, attualmente all’attenzione del pool investigativo, potrebbero dare non solo conferma dei reati ipotizzati, ma anche aggravare la posizione dei Moretti o estendere le responsabilità ad altri soggetti.

Il capo della polizia cantonale Frédéric Gisler ha spiegato alla stampa che ci verranno giorni per visionare tutti i video e selezionare quelli utilizzabili come prove, per accertare ogni responsabilità del disastro di Capodanno. Si tratta di immagini riprese dai cellulari degli stessi ragazzi che si trovavano lì, girate dai sopravvissuti ma anche dalle vittime. Ma sono stati acquisiti dagli investigatori anche i filmati delle telecamere interne al bar e delle due installate sui lampioni fuori dal locale. Si terrà poi conto delle testimonianze di chi è riuscito a fuggire. Tutta la ricostruzione di quella notte è nelle mani del pool investigativo, dei tecnici della polizia della Scuola di scienza criminale dell’università di Losanna e dell’Istituto svizzero di polizia e agli specialisti dell’Istituto forense di Zurigo.

“TROPPI ERRORI NELLE INDAGINI”: NEL MIRINO ANCHE LA PROCURATRICE GENERALE

Al momento non mancano però le polemiche per come sono state gestite le indagini sulla strage di Crans Montana, fin dall’inizio. Sotto accusa in particolare è finita la procuratrice generale vallesana, Béatrice Pilloud, nel mirino dei legali dei familiari delle vittime. Come spiega l’emittente svizzera SRF, gli avvocati puntano il dito per quattro ragioni, tra cui, in primis, il mancato arresto dei proprietarie del locale e per non aver provveduto, entro le prime 48 ore dalla strage, a perquisire le loro proprietà- case, locali, uffici- ma anche gli uffici comunali che non hanno provveduto ai doverosi controlli da diversi anni, per ammissione degli stessi rappresentanti amministrativi.

UN VIDEO DEL 2019 POTREBBE AGGRAVARE LA POSIZIONE DEI MORETTI

Sono poi contestate anche le tre ipotesi di reato addebitate ai Moretti: si parla di omicidio colposo, lesioni corporali colpose e incendio colposo. Come riferisce SRF, da un video girato nel locale nel 2019, è possibile vedere un dipendente che invitava già allora i presenti a far attenzione con il fuoco, durante una serata in cui si festeggiava sempre a base di bottiglie con dei candelotti al posto dei tappi. Tutto fa quindi supporre che i rischi fossero noti: in questo caso l’accusa potrebbe passare al dolo eventuale, con ipotesi di reato più severe e pene detentive maggiori. E ancora: non è stata aperta al momento un’inchiesta penale anche contro il Comune che ha ammesso di non aver disposto ispezioni e controlli- come di sua competenza- dal 2019.

DOMANI LA CERIMONIA DI CORDOGLIO CON I RAPPRESENTANTI DI 37 PAESI

Intanto la Svizzera si prepara alla giornata di cordoglio in omaggio alle vittime. Domani, venerdì 9 gennaio, si osserverà alle 14.00 un minuto di silenzio e di commemorazione delle vittime in tutto il Paese. Mentre nel canton Vallese sono attesi un migliaia di ospiti per la cerimonia ufficiale con i rappresentanti del governo federale svizzero e di 37 Paesi, oltre che dell’Ue. Per l’Italia ha confermato la partecipazione il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per la Francia con il Presidente Emmanuel Macron. Parteciperà anche la Presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola. Il programma prevede letture, gesti simbolici, esibizioni musicali e discorsi di funzionari governativi. sciatori.

 

agenzia Dire – www.dire.it




Farnesina: rientrati i turisti italiani bloccati a Sharm el-Sheikh

aereo decollo

aereo decolloCon due voli – uno operato da Neos l’altro da Easyjet – si è conclusa ieri l’emergenza consolare in Egitto determinata nei giorni scorsi dalle cancellazioni di voli da Sharm el-Sheikh per Milano e Napoli. Ne dà notizia la Farnesina che, con l’Ambasciata d’Italia a Il Cairo, ha gestito le esigenze di alcune centinaia di connazionali, anche rendendo disponibili altre opportunità di rientro in Italia e facilitando le procedure di uscita dall’Egitto.
Ad oggi tutti gli italiani rimasti bloccati sono potuti rientrare in Italia, salvo una dozzina di turisti che hanno deciso di prolungare volontariamente la permanenza in Egitto.
Visto il permanere di qualche disservizio sui collegamenti aerei, il Ministero proseguirà a garantire ogni possibile assistenza consolare ai connazionali coinvolti, favorendo la possibilità di un loro rientro quanto prima possibile, anche attraverso contatti diretti con le compagnie aeree. (aise) 




Partito il primo gruppo di italiani bloccati a Socotra. Farnesina lavora ad altri voli

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bbe31ea372e0e09ca695829251fb22f6Proseguono le attività di assistenza ai connazionali rimasti bloccati sull’isola yemenita di Socotra. Un primo volo di rientro é in arrivo oggi a Gedda con a bordo 46 italiani. Restano sull’isola ancora 59 turisti che rientreranno con altri voli programmati nei prossimi giorni.

Grazie anche all’intervento della nostra Ambasciata a Riad, in stretto raccordo con la Farnesina, sono in corso contatti con le Autorità yemenite e la compagnia aerea responsabile della tratta per facilitare il transito dei turisti italiani.

Ai nostri connazionali verrà inoltre garantito un visto di transito di 4 giorni in Arabia Saudita per agevolare al massimo le procedure di rimpatrio.




Giornata nazionale della Bandiera, Mattarella: “In essa si riconosce la nostra comunità nazionale”

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quirinale3 e1579794372536 615x223“Ricorre oggi il 229° anniversario della nascita del Tricolore, simbolo della nostra Patria. Il Tricolore ha sventolato con la spinta dei venti rivoluzionari nella Repubblica Cispadana, nel 1797. Attraversando successivamente l’epopea risorgimentale, divenne nel 1861 la Bandiera del Regno d’Italia. Scelto dai Costituenti come vessillo del nuovo Stato, incarna oggi gli alti valori indicati dalla Carta costituzionale: unità, libertà, democrazia e coesione sociale del Paese”. Così il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della Giornata nazionale della Bandiera. “Emblema della Repubblica, – prosegue il Capo dello Stato – è elemento che contraddistingue in ogni luogo e in ogni ambito, dalle missioni di pace delle nostre Forze Armate alle sedi diplomatiche all’estero, alle competizioni sportive, l’identità italiana. Tutti gli italiani – conclude Mattarella – guardano con amore e rispetto alla nostra Bandiera: in essa si riflettono la nostra storia comune e le fondamenta della nostra civiltà, in essa si riconosce la nostra comunità nazionale. Viva il Tricolore, viva la Repubblica”. (Inform)




Primo volo verso Gedda per i turisti bloccati a Socotra

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isola socotra 1200x675La compagnia aerea yemenita ha accettato di predisporre un primo volo, con destinazione Gedda, in Arabia Saudita, per iniziare a risolvere il blocco dei voli nell’isola di Socotra. Sono oltre 80 gli italiani bloccati da giorni a Socotra, isola dell’Oceano Indiano appartenente allo Yemen. La Farnesina e l’Ambasciata d’Italia a Riad, competente per lo Yemen, continua a tenere i contatti con i turisti italiani coinvolti e sta premendo sulle autorità e sulle compagnie aree regionali per predisporre nuovi voli, mantenendo aperto lo spazio aereo.

Dal 2018 Socotra si trova sotto il controllo del “Consiglio Transitorio del Sud (STC)”, gruppo separatista appoggiato dagli Emirati Arabi Uniti e in contrasto con il governo yemenita internazionalmente riconosciuto, sostenuto dall’Arabia Saudita. Gli scontri tra STC e forze governative hanno comportato anche la chiusura dello spazio aereo sopra Socotra dal 1 gennaio, bloccando il rientro di oltre 400 turisti stranieri.

Si ricorda che il sito Viaggiare Sicuri della Farnesina riporta come i viaggi in Yemen, compresa l’isola di Socotra, siano assolutamente sconsigliati.




Tranquilli: Trump vuole solo comprarla, la Groenlandia

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capturaL’esercito è solo uno spauracchio, per ora. Una leva per trattare. Perché in fondo #Trump, la #Groenlandia, vuole solo comprarla. Il Segretario di Stato americano Marco Rubio cerca di raffreddare le tensioni internazionali assicurando ai parlamentari che gli Stati Uniti puntano ad “acquisire” la grande isola danese attraverso canali diplomatici ed economici. Almeno per ora. La precisazione è arrivata durante un briefing riservato con i membri delle principali commissioni per la difesa e gli affari esteri del Congresso allarmati dallo stesso Presidente che ha richiesto ai suoi collaboratori la stesura di un piano operativo aggiornato per concretizzare l’obiettivo.

L’incontro al Congresso era stato originariamente convocato per discutere della situazione venezuelana, ma inseguire l’agenda di Trump non è semplice. Le dichiarazioni bellicose rilasciate nei giorni precedenti sia da Trump che dal suo stretto consigliere Stephen Miller hanno spostato il focus.

Rubio non ha fornito dettagli tecnici su cosa significhi concretamente “acquistare la Groenlandia”, limitandosi a rassicurare sulla natura pacifica dell’operazione. Ma sulla credibilità di Rubio pesa il precedente del “bluff” venezuelano, con la diplomazia degli accordi sventolata un attimo prima del blitz militare per tradurre Maduro nelle galere americane.

L’interesse di Trump per il vasto territorio artico non è certo una novità: già durante il primo mandato aveva manifestato il desiderio di annetterlo agli Stati Uniti. La Groenlandia rappresenta un territorio autonomo con una popolazione ridotta, formalmente sotto la sovranità della Danimarca, paese membro della Nato. Come per il Venezuela, oltre alla componente strategico-militare, Trump ha più volte enfatizzato le potenziali ricchezze minerarie dell’isola, ricca di materie prime considerate essenziali per l’economia moderna. Va anche ricordato – nel tentativo faticoso di fare la tara delle migliaia di dichiarazioni bellicose che Trump produce – che all’inizio dello scorso anno, Trump aveva anche evocato l’acquisizione del Canada.

Martedì Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Spagna e Polonia – tutte storiche alleate di Washington – hanno preso posizione a difesa dell’integrità territoriale danese, affiancando la premier danese Mette Frederiksen in una dichiarazione congiunta senza precedenti. “La sicurezza artica va perseguita collettivamente, in collaborazione con gli alleati Nato inclusi gli Stati Uniti, rispettando i principi della Carta Onu: sovranità, integrità territoriale e inviolabilità delle frontiere”, recita il comunicato congiunto. “Si tratta di principi universali che continueremo a difendere senza esitazioni.” Il documento sottolinea con fermezza che “la Groenlandia appartiene al suo popolo” e che spetta esclusivamente a Danimarca e Groenlandia decidere sulle questioni che le riguardano.

La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha però gettato nuova benzina sul fuoco, rifiutandosi di escludere categoricamente un intervento militare. “Il presidente Trump ha reso pubblico che acquisire la Groenlandia rappresenta una priorità per la sicurezza nazionale americana ed è cruciale per contrastare i nostri avversari nella regione artica”, ha dichiarato in una nota ufficiale. “Il presidente e il suo staff stanno valutando molteplici opzioni per raggiungere questo importante obiettivo di politica estera, e naturalmente l’impiego delle forze armate resta sempre una possibilità per il comandante in capo.”

Domenica, a bordo dell’Air Force One, Trump aveva giustificato le sue mire sulla Groenlandia sostenendo che “il territorio è invaso da navi russe e cinesi ovunque”. Un’affermazione che non corrisponde alla realtà: sebbene Russia e Cina siano attori rilevanti nell’Artico, la Groenlandia non è circondata dalle loro flotte. Al contrario, sono proprio gli Stati Uniti a mantenere una base militare sul territorio, visitata l’anno scorso dal vicepresidente J.D. Vance insieme alla moglie Usha.

E INFATTI IN VENEZUELA…

Trump ha intanto annunciato che il #Venezuela “consegnerà” 2 miliardi di dollari di greggio agli Stati Uniti, un accordo di portata significativa che sposterebbe forniture attualmente destinate alla Cina e aiuterebbe il Venezuela a evitare ulteriori tagli alla produzione. “Questo petrolio sarà venduto al prezzo di mercato e quel denaro sarà controllato da me, come Presidente degli Stati Uniti d’America, per garantire che venga utilizzato a beneficio del popolo venezuelano e americano”, ha scritto Trump sui social.

agenzia Dire – www.dire.it