Yemen, centinaia di turisti bloccati sull’isola di Socotra

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socotra yemenOltre 400 turisti, tra cui 86 italiani, sono rimasti bloccati sull’isola di Socotra, nel mare Arabico al largo delle coste dello Yemen, dopo la cancellazione dei voli di rientro causata dall’escalation di tensioni armate e chiusura dello spazio aereo. Il volo di ritorno verso gli Emirati Arabi Uniti (effettuato dalla compagnia low cost Air Arabia) è stato infatti sospeso a tempo indeterminato e ai turisti è stato sconsigliato di spostarsi. Fonti locali hanno confermato che oltre i turisti non sono ancora riusciti a partire e attendono informazioni sulle operazioni di rientro, mentre le autorità isolane stanno tentando di gestire la situazione di emergenza.

Un episodio simile era già accaduto a maggio 2024, sempre a Socotra, quando 15 turisti italiani erano stati costretti a prolungare la loro vacanza sull’isola.

L’isola di Socotra, Patrimonio dell’Unesco, è famosa per essere considerata un “paradiso”: è infatti chiamata anche “la Galapagos dell’oriente” e ospita tantissime specie di piante e animali che non si trovano da nessun’altra parte del mondo.

Secondo quanto riportato da Repubblica, alcuni dei turisti italiani contattati hanno assicurato di essere in buona salute, pur vivendo una situazione di incertezza: molti sono bloccati sull’isola dal 1° gennaio e non sanno ancora quando potranno lasciare il territorio.

“Io sarei dovuto rientrare venerdì ma dal 31 qui è tutto bloccato – racconta un turista al

La Farnesina ha attivato immediatamente la sua unità di crisi, che sta lavorando in stretto raccordo con i tour operator e con l’ambasciata italiana competente, con sede a Riad, in Arabia Saudita, per organizzare il rientro dei connazionali e fornire assistenza. La comunicazione ufficiale invita chiunque sia coinvolto a mantenere contatti costanti con il proprio tour operator e con le autorità diplomatiche per aggiornamenti sulla situazione.

 

ag. Dire – www.dire.it




Crans-Montana, il rimpatrio di 5 delle 6 vittime italiane

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volo di rimpatrio 1024x567È partito dall’aeroporto di Sion, in Svizzera, il volo di rimpatrio di 5 delle 6 vittime della tragedia di Crans-Montana: Chiara Costanzo, Giovanni Tamburi, Achille Barosi, Emanuele Galeppini e Riccardo Minghetti. Le bare bianche sono state deposte all’interno del C-130 dell’Aeronautica militare, accompagnate da tre delle famiglie coinvolte.

Il velivolo è diretto a Linate (Milano) dove saranno presenti il presidente del Senato Ignazio La Russa, il sottosegretario Alberto Barachini, i presidenti delle regioni Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna e il Capo Dipartimento della Protezione Civile Fabio Ciciliano. Poi lo spostamento in auto: i 16enni Achille Barosi e Chiara Costanzo rimarranno nel capoluogo lombardo, Giovanni Tamburi sarà trasportato a Bologna e il quasi 17enne Emanuele Galeppini sarà portato a Genova.

Dopo questo primo stop, il C130 si muoverà verso l’Aeroporto di Ciampino dove è atteso per le 15.30. Ad accogliere la salma di Riccardo Minghetti a Roma ci saranno il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro dello Sport Andrea Abodi.

La sesta vittima, Sofia Prosperi non è stata imbarcata, in quanto la 14enne, di doppia nazionalità svizzera e italiana, viveva a Mendrisio, capoluogo del Canton Ticino.

L’AMBASCIATORE ITALIANO IN SVIZZERA: “TRAGEDIA EVITABILE. IL MATERIALE DEL SOFFITTO NON ERA IGNIFUGO”

Intanto, proseguono le indagini su quanto accaduto a “Le Constellation” la notte di Capodanno. “Una tragedia evitabile”, ha sottolineato l’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado. Parlando ai giornalisti, ha anche commentato i nuovi sviluppi sul materiale fonoassorbente del soffitto del locale che, come si vede in numerosi video che circolano online, ha preso fuoco in tempi brevissimi.

“L’ho saputo dalle autorità locali che lo hanno ammesso, che sono a conoscenza che quel materiale era infiammabile, non era ignifugo. D’altra parte la dimostrazione è il fatto che abbia preso fuoco”, ha detto come riferisce RaiNews. “Quello che so è che se c’era un’uscita di sicurezza era mal segnalata, e in mezzo a quel disastro non l’hanno neanche vista i ragazzi”, ha aggiunto.

ag. Dire – www. dire.it




Flash. La cattura di Maduro risulta confermata

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ribadito che il leader venezuelano Nicolás Maduro è stato fermato durante un’operazione statunitense e trasferito fuori dal Paese. Nelle ore successive, fonti istituzionali USA hanno confermato l’operazione, mentre da Caracas non sono arrivate smentite ufficiali sulla libertà o sulla presenza pubblica del presidente.

La situazione in Venezuela resta estremamente tesa, con reazioni politiche e diplomatiche in corso a livello regionale e internazionale.




In Venezuela bombe-Usa su Caracas, “Aggressione gravissima”; Trump rivendica l’operazione: “Maduro e la moglie catturati”

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caracas due foto 1024x576Una serie di esplosioni ha scosso Caracas, capitale del Venezuela, nelle prime ore di oggi, sabato 3 gennaio. Il governo Maduro accusa direttamente gli Stati Uniti di aver compiuto “un’aggressione militare”. Ma solo dopo diverse ore dalla Casa Bianca arriva una reazione ufficiale, o meglio, è il presidente Donald Trump che, dal suo profilo social su Truth, rivendica l’operazione e annuncia che il presidente venezuelano è stato catturato insieme alla moglie e trasferito fuori dal suo Paese.

Le emittenti del Venezuela quasi in diretta hanno diffuso i numerosi video pubblicati sui social da cittadini in cui è stata ripresa la pioggia di missili sulla città, poco dopo le due della mattina. “Esplosioni, sorvoli aerei e guasti elettrici hanno svegliato questa mattina i cittadini di Caracas”, racconta l’emittente VPItv. Mentre El Pais informa che il governo venezuelano ha dichiarato lo stato di emergenza e ha invitato i suoi cittadini a difendere il Paese.

“GRAVISSIMA AGGRESSIONE DEL GOVERNO DEGLI STATI UNITI”

Non solo, un comunicato ufficiale, diffuso dalle testate nazionali, tra cui TeleSurTv, riconosce un chiaro responsabile: la Casa Bianca. “La Repubblica Bolivariana del Venezuela- recita la nota-respinge, ripudia e denuncia davanti alla comunità internazionale la gravissima aggressione militare perpetrata dall’attuale Governo degli Stati Uniti d’America contro il territorio e la popolazione venezuelana nelle località civili e militari della città di Caracas, capitale della Repubblica, e degli stati di Miranda, Aragua e La Guaira”.

TRUMP: “OPERAZIONE SU LARGA SCALA CONTRO IL VENEZUELA E IL SUO LEADER”

Solo dopo diverse ore il presidente degli Stati uniti, Donald Trump, ha rivendicato tutta l’operazione e ha annunciato, dal suo social Truth, che il presidente Maduro e la moglie sono stati catturati e portati fuori dal Paese. “Gli Stati uniti hanno portato avanti con successo un’operazione su larga scala contro il Venezuela e il suo leader, il presidente Nicolas Maduro, che insieme alla moglie è stato catturato e trasferito fuori dal Paese. Questa operazione è stata compiuta con il Dipartimento della sicurezza degli Stati uniti. Seguiranno dettagli”, scrive il presidente su Truth, annunciando infine una conferenza stampa in giornata a Mar-a-Lago (Ndr: alle 17, ora italiana).

LA TENSIONE CRESCENTE CON GLI USA, LE PRESSIONI DI TRUMP

Anche le testate statunitensi riportano notizie del raid su Caracas e ricostruiscono gli ultimi mesi ad alta tensione tra i due paesi. Nbc News ricorda infatti come gli Stati uniti abbiano aumentato la pressione sul Paese latino per mesi, radunando un’enorme presenza militare nei Caraibi , intercettando due petroliere venezuelane cariche di greggio e uccidendo decine di persone in attacchi contro imbarcazioni vicine che, secondo loro, trasportavano droga. Non solo: il presidente Donald Trump proprio nelle ultime settimane ha fatto enormi pressioni sul presidente venezuelano Nicolás Maduro per spingerlo alle dimissioni e, in recenti dichiarazioni alla stessa emittente americana, il presidente avrebbe lasciato sul tavolo la possibilità di avviare una guerra con il paese.

CARRI ARMATI NELLE STRADE DOPO LE ESPLOSIONI

L’emittente venezuelana Vpitv riferisce che le esplosioni hanno colpito, tra gli altri obiettivi, la base militare di La Carlota, e la caserma de la Montana, dove riposano le spoglie dell’ex presidente Hugo Chávez Frías, nella zona est della Capitale. Inoltre, si segnala la presenza di carri armati militari nelle zone vicine a Miraflores, vicino al palazzo presidenziale.

 

agenzia DIRE – www,dire.it




Trump annuncia la cattura di Maduro: cosa sappiamo davvero

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3000Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che Nicolás Maduro sarebbe stato catturato dalle forze statunitensi. Una affermazione di portata storica che, al momento, resta confermata solo dalla Casa Bianca e non da fonti indipendenti.

Secondo quanto affermato dal presidente Donald Trump, Nicolás Maduro sarebbe stato arrestato nel corso di un’operazione statunitense e portato fuori dal paese. La dichiarazione, arrivata direttamente dal vertice dell’amministrazione USA, ha immediatamente fatto il giro del mondo ed è stata rilanciata da numerosi media internazionali.

La conferma politica, non ancora quella indipendente

La posizione ufficiale degli Stati Uniti rappresenta, di per sé, una notizia rilevante. Tuttavia, al momento mancano riscontri indipendenti:

  • nessuna conferma da parte di organismi internazionali

  • nessuna verifica autonoma da agenzie di stampa globali

  • nessuna prova visiva o documentale sulla detenzione o localizzazione di Maduro

Il governo venezuelano, dal canto suo, non ha confermato la cattura e ha parlato di aggressione e disinformazione, alimentando un quadro informativo ancora frammentario.

Perché la prudenza resta necessaria

Un evento di questa portata — la cattura di un capo di Stato in carica — avrebbe conseguenze immediate e visibili:

  • comunicazioni ufficiali multilaterali

  • reazioni coordinate di alleati e opposizioni

  • attivazione di organismi regionali e internazionali

L’assenza, finora, di questi elementi impone cautela, anche di fronte a una dichiarazione proveniente dal presidente degli Stati Uniti.

Un contesto già esplosivo

Il Venezuela vive da anni una crisi profonda. Il paese è al centro di una guerra politica e informativa permanente, che rende ogni notizia potenzialmente credibile prima ancora di essere verificata. In questo contesto, l’annuncio di Trump si inserisce in una fase di fortissima tensione regionale che coinvolge direttamente Venezuela e United States.

Cosa sappiamo con certezza

Ad oggi, i fatti accertati sono questi:

  • Donald Trump ha dichiarato che Maduro è stato catturato

  • non esistono conferme indipendenti della cattura

  • la situazione sul terreno resta opaca e in evoluzione

Tutto il resto — luogo di detenzione, modalità dell’operazione, conseguenze istituzionali — rimane oggetto di dichiarazioni non verificabili.

Il ruolo del giornalismo

In momenti come questo, il compito dell’informazione non è scegliere una tifoseria, ma separare le dichiarazioni dai fatti. Riferire ciò che viene affermato da una fonte politica primaria è doveroso; presentarlo come verità definitiva senza riscontri lo è molto meno.

Fatti Nostri continuerà a seguire la vicenda aggiornando i lettori man mano che emergeranno conferme verificabili, consapevole che la velocità non può sostituire l’accuratezza.




Crans-Montana, l’incendio è partito dalle scintille accese sulle bottiglie di champagne

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g9o6isnx0aaapzb e1767345010871 1024x612Si “stanno valutando diverse ipotesi e nessuno scenario è escluso”. Continuano le indagini sulla tragedia di Capodanno a Crans-Montana nel locale Le Constellation. Le autorità svizzere confermano che il bilancio delle vittime è di 40 persone, 119 i feriti. Lo hanno riferito durante una conferenza stampa che si è tenuta nel pomeriggio per fornire aggiornamenti sul caso.

La procuratrice generale del canton Vallese, Beatrice Pilloud, ha spiegato che al momento si ritiene che l’incendio “sia stato causato da bengala attaccate a bottiglie di champagne che si sono avvicinate troppo al soffitto”. Le scintille ad effetto usate durante eventi e feste che sono state riprese nei video circolati sui social. “L’incendio è divampato molto rapidamente”, ha proseguito Pilloud, spiegando che sono state raccolte sulla scena le prime prove e analizzate delle clip che hanno ripreso quei momenti. La procuratrice ha, poi, informato che sono stati interrogati i due gestori francesi del bar e le persone sfuggite all’incendio indenni. L’inchiesta dovrà stabile se fossero rispettate tutte le normative antincendio, comprese quelle riguardanti la schiuma acustica: se fosse conforme o se fosse stata installata con o senza autorizzazione.

Pierre-Antoine Lengen, capo della Polizia giudiziaria svizzera, ha precisato che l’identificazione dei morti è la “priorità assoluta” al momento. Il comandante della polizia Frédéric Gisler ha, invece, confermato che 113 delle 119 persone rimaste ferite sono state formalmente identificate. Il processo di identificazione formale degli altri sei è ancora in corso e la cifra totale potrebbe aggiornarsi con il passare del tempo.

TAJANI: 13 ITALIANI FERITI E 6 DISPERSI, MA TUTTO INCERTO

“Non ci sono notizie ufficiali da parte svizzera, gli italiani feriti sono 13 di cui 4 sono al Niguarda di Milano. Ci sono 6 italiani dispersi, tra i feriti ci sono tra tre o sei non identificati, potrebbe essere che alcuni di questi possano essere italiani. È tutto ancora molto incerto”. Lo dice il ministro degli Esteri, Antonio Tajani intervenuto a ‘Diario del giorno’ su Rete 4.

“Stiamo facendo il massimo, abbiamo fatto arrivare anche un gruppo di psicologi da diverse parti d’Italia e anche diversi agenti della polizia scientifica per l’identificazione delle vittime. I nostri connazionali vengono aggiornati minuti per minuto sulla situazione”, conclude il ministro che oggi si è recato a Crans-Montana.

Su X il ministro scrive: “Ho voluto essere qui a Crans-Montana per essere vicino ai familiari delle vittime, a coloro che nutrono una speranza di riabbracciare un proprio caro. Insieme alle autorità svizzere, a cui ribadiamo la nostra solidarietà e il nostro sostegno, stiamo facendo il possibile per affrontare questa emergenza. Una preghiera in questo luogo di dolore”. Tajani ha deposto un mazzo di fiori per le vittime.

MELONI: “CORDOGLIO PER TRAGEDIA, IDENTIFICAZIONE VITTIME COMPLESSA”

Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha rinnovato il suo più profondo cordoglio personale e quello del Governo tutto per la tragedia occorsa in Svizzera. La premier è in costante contatto con il ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, presente sul luogo dell’incidente, con il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, e con i soccorritori italiani.

Dopo i primi soccorsi, prestati con elicotteri della Protezione civile dalla Regione Valle d’Aosta e personale sanitario e tecnico del soccorso alpino valdostano, è stata attivata la Centrale Remota Operazioni di Soccorso Sanitario (CROSS) per il trasferimento in Italia dei feriti (non solo italiani). Ai primi tre pazienti giunti all’Ospedale Niguarda di Milano si è aggiunto un paziente trasferito questa mattina; altri tre trasferimenti avverranno in data odierna e si proseguirà nei prossimi giorni secondo un calendario condiviso con le autorità sanitarie elvetiche.

Già da questa notte sono stati inviati in Svizzera i team: di valutazione e coordinamento generale del DPC; di supporto tecnico dalla Regione Piemonte; di sanitari esperti nella gestione dei pazienti grandi ustionati della Regione Lombardia, al fine di valutare le condizioni sanitarie e di trasportabilità; di psicologi dedicati al supporto dei familiari dei feriti.

L’identificazione delle vittime è particolarmente complessa a causa delle gravi ustioni riportate da molti dei deceduti. Oltre ai tre trasferiti in Italia dl ieri al Niguarda e ai quattro di oggi, il programma prevede nei prossimi giorni il trasferimento dl altri sei, secondo una sequenza in definizione. Questa mattina è stato decretato lo Stato di mobilitazione del Servizio nazionale della protezione civile.

ag. Dire – www.dire.it




Tragedia a Crans-Montana, sei italiani ancora dispersi

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g9j1ykeamakp2 l 1024x576Restano sei italiani dispersi dopo l’incendio scoppiato nella notte di Capodanno nel bar Le Constellation di Crans-Montana, in Svizzera.

La tragedia, che ha causato decine di vittime e oltre cento feriti, ha coinvolto numerosi giovani connazionali presenti nella località alpina per le vacanze. Le famiglie continuano a chiedere informazioni, aggrappandosi alla possibilità che i loro cari possano trovarsi tra i feriti non ancora identificati.

Secondo quanto riferito dall’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado a SkyTg24, al momento 13 italiani risultano ricoverati in diversi ospedali svizzeri e in Italia, mentre sei connazionali risultano dispersi. Il dato è stato ricostruito grazie alle segnalazioni arrivate all’Unità di crisi della Farnesina, in raccordo con le autorità elvetiche.

LA SPERANZA DEI FAMILIARI

Le famiglie dei dispersi sono state accolte presso il centro congressi di Crans-Montana, dove vengono raccolte e incrociate le segnalazioni. L’ipotesi a cui molti si aggrappano è che alcuni giovani possano essere arrivati in ospedale senza documenti, risultando quindi ancora non identificati ufficialmente.

Le operazioni di riconoscimento risultano particolarmente complesse a causa delle gravi ustioni riportate da molte delle persone coinvolte nel rogo, circostanza che ha rallentato la ricostruzione delle identità.

IL BILANCIO COMPLESSIVO

Secondo i dati ufficiali diffusi dalle autorità svizzere, le vittime accertate sono 40. I feriti complessivi sono 112, di cui 40 in condizioni gravissime. Al momento 105 persone sono state identificate, mentre restano alcuni casi ancora senza generalità.

Il numero complessivo dei dispersi non è ancora definitivo, proprio a causa delle difficoltà di identificazione e della possibile sovrapposizione tra feriti non riconosciuti e persone inizialmente date per irreperibili.

Il bilancio resta dunque in continua evoluzione. Le verifiche proseguono in stretto coordinamento tra autorità svizzere, rappresentanze diplomatiche italiane e famiglie.

ag Dire – www.dire.it




Buon 2026 ai lettori di Fatti Nostri

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54b861a0 c5c9 488e 9dea bf07a42b101bCon la fine dell’anno arriva sempre il momento dei bilanci, ma anche quello degli auguri. Il 2025 che si chiude è stato, per Fatti Nostri, un anno intenso, complesso, a tratti difficile, ma profondamente coerente con la linea editoriale che ci accompagna fin dall’inizio.

Abbiamo raccontato l’Italia vista da fuori, e il mondo visto con occhi italiani. Abbiamo seguito l’attualità politica, sociale ed economica che riguarda gli italiani all’estero, senza rincorrere il sensazionalismo e senza rinunciare all’approfondimento. Abbiamo dato spazio a comunità spesso invisibili, a storie che raramente trovano posto nei grandi media, a temi che toccano la vita quotidiana di chi vive lontano dal Paese d’origine ma continua a sentirlo come casa.

Il 2025 è stato anche un anno di transizione: per il giornale, per il contesto internazionale, per molte delle comunità che ci leggono. Un anno che ha confermato quanto sia ancora necessario un’informazione indipendente, sobria, rispettosa dell’intelligenza dei lettori.

A chi ci segue con continuità, a chi ci legge saltuariamente, a chi condivide, commenta o semplicemente osserva in silenzio, va il nostro grazie. Fatti Nostri esiste perché esiste una comunità di lettori che crede ancora nel valore delle parole e dei fatti.

Con l’augurio che il 2026 porti serenità, salute e nuove opportunità, informiamo i nostri lettori che le pubblicazioni e le attualizzazioni del giornale riprenderanno venerdì 2 gennaio, dopo la pausa di fine anno.

Ci ritroveremo allora, tra un anno nuovo e nuove storie da raccontare.

Buon anno a tutti.




Italiani dimenticati: il grido disperato delle famiglie di Biagio Pilieri e Daniel Echenagucia

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immagine 23 12 25 19.40 1140x420Mentre il mondo guarda altrove, nelle carceri del Venezuela si consuma il dramma di nostri connazionali detenuti senza un processo equo. L’appello delle mogli: “Rischiano di morire, l’Italia non ci abbandoni”.

Nelle celle umide e sovraffollate dell’Helicoide e di El Rodeo, a Caracas, il tempo ha smesso di scorrere per Biagio Pilieri e Daniel Echenagucia. I loro nomi, ormai ricorrenti nelle cronache internazionali, rappresentano il volto più amaro della crisi venezuelana: quello dei prigionieri politici con passaporto italiano, sospesi in un limbo giuridico che puzza di ingiustizia.

Chi sono i nostri connazionali?

Biagio Pilieri, 59 anni, è un giornalista e politico italo-venezuelano, figlio di emigrati siciliani (originari di Ragusa) che cercarono fortuna in Sudamerica nel dopoguerra. Leader del partito Convergencia, Pilieri è stato arrestato il 28 agosto 2024. Le accuse? Terrorismo e tradimento della patria. La sua “colpa” reale? Aver testimoniato la verità durante le turbolente elezioni dello scorso anno. Da allora, il silenzio della sua cella all’Helicoide è rotto solo dalle preghiere della moglie, Maria Livia Vasile.

Daniel Echenagucia, 47 anni, è invece un imprenditore originario di Avellino. La sua storia è un calvario fisico: nelle prigioni venezuelane ha perso oltre 18 chili. Soffre di asma e disturbi metabolici, condizioni che, unite all’insalubrità del carcere di El Rodeo, fanno temere per la sua vita. Come Pilieri, anche lui è un padre, un marito, un cittadino italiano che attende che il suo Paese faccia valere il proprio peso diplomatico.

“Quando il silenzio uccide”

Pochi giorni fa, in occasione del Natale, le mogli dei due detenuti hanno diffuso una lettera aperta che ha scosso le istituzioni italiane. “I nostri mariti sono innocenti. Chiediamo che si faccia tutto ciò che è umanamente possibile per salvarli”, scrivono Maria Livia e Marien Padilla. Nonostante i recenti rilasci di alcuni prigionieri politici concessi dal regime di Maduro come “gesto di buona volontà”, Pilieri, Echenagucia e il cooperante Alberto Trentini restano ancora dietro le sbarre.

La situazione è critica. Le famiglie denunciano l’impossibilità di contatti regolari e l’assenza di cure mediche adeguate. Per questi uomini, la cittadinanza italiana non dovrebbe essere solo un pezzo di carta, ma uno scudo contro l’arbitrarietà.

Una lotta per l’identità e la sopravvivenza

C’è un aspetto profondo che lega questi uomini alla loro terra d’origine. Come spesso accade nelle comunità di emigrati, il senso di appartenenza a una stirpe e a un credo è ciò che li tiene in piedi. Per quanto le radici vengano trapiantate lontano, è fondamentale che la loro specie e il loro credo continuino a riprodursi e a resistere, proprio perché la loro storia non vada perduta nell’oblio delle carceri di regime.

Il ruolo dell’Italia

La Farnesina assicura che i canali diplomatici sono aperti, ma i tempi della politica non coincidono con quelli della biologia. Ogni giorno che passa è un rischio concreto di non vedere mai più la luce del sole. Il caso di Pilieri ed Echenagucia non è solo una questione diplomatica: è un test di umanità per il nostro Paese.

Noi di Fatti Nostri continueremo a seguire la vicenda, affinché i riflettori non si spengano e le porte di quelle celle possano finalmente aprirsi.

immnagine: alleanzacattolica.org




Terrorismo, colpita a Genova una cellula italiana di Hamas: nove arrestati (VIDEO)

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terrorismo1 1024x576Colpita dall’antiterrorismo una rete di persone e associazioni con base a Genova che raccoglievano fondi per finanziare Hamas. Tra loro risultano anche membri di spicco dell’organizzazione all’estero. Digos e Guardia di Finanza, in applicazione di un’ordinanza del Gip, su richiesta del procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo e del procuratore di Genova Nicola Placente, hanno arrestato nove persone nell’ambito di un’indagine avviata dopo gli attentati del 7 ottobre 2023 in Israele. Colpite anche tre associazioni e sequestrati oltre otto milioni di euro. Le indagini sono state sviluppate a partire da segnalazioni di operazioni finanziarie sospette e in collaborazione anche con le, m autorità dei Paesi Bassi e di altri Paesi europei, col supporto anche delle autorità israeliane. Il finanziamento ad Hamas, secondo gli inquirenti, avveniva attraverso le associazioni Abspp (associazione benefica di solidarietà col popolo palestinese) e Abspp odv, entrambe con sede a Genova, e l’associazione La Cupola D’Oro, con sede a Milano. Ai nove arrestati, e portati in carcere, vengono addebitate in particolare operazioni di finanziamento con contributi rilevanti, per un ammontare di circa sette milioni di euro, finalizzati a sostenere le attività di Hamas, sottraendo risorse al sostegno della popolazione civile di Gaza. Il finanziamento, spiegano la Procura e la Dna, avveniva con bonifici bancari, conti correnti postali e operazioni di triangolazione anche per tramite di associazioni con sede all’estero. I fondi arrivavano a realtà con sede a Gaza, dichiarate illegali dallo Stato di Israele perchè legate o controllate da Hamas, anche attraverso la sua ala militare. In alternativa, i soldi venivano destinati direttamente a favore di esponenti dell’organizzazione, tra cui l’ex ministro Osama Alisawi, anche lui tra gli indagati. Le risorse venivano utilizzate anche per il sostegno ai familiari di persone coinvolti in attentati o di detenuti.

Tra gli indagati figura in particolare Mohammad Mahmoud Ahmad Hannoun, legale rappresentante dell’associazione Abspp, considerato un componente di vertice di Hamas insieme ad Alisawi, che avrebbe destinato all’organizzazione ingenti somme di denaro (oltre sette milioni di euro dopo il 2023) sottraendole alla finalità di sostegno alla popolazione civile di Gaza. Tra gli arrestati ci sono altre quattro persone considerate membri del comparto estero di Hamas (Raed Hussny Mousa Dawoud, Raed Al Salahat, Yaser Elasaly e Albustanji Riyad Abdelrahim Jaber), a cui si aggiungono tre sostenitori e finanziatori esterni all’organizzazione (Abu Rawwa, Abu Deiah Khalil e Saleh Mohammed Ismail Abdu). L’indagine, spiegano la Procura e la Dna, “ha permesso di accertare che Hamas si è dotata di un comparto estero e di articolazioni periferiche che operano con lo specifico scopo di promuovere l’immagine dell’organizzazione e soprattutto di contribuire al suo finanziamento, che è condizione essenziale perchè possa esistere, svilupparsi e cercare di raggiungere i propri scopi”.

In particolare, l’associazione Abspp di Genova “può ritenersi una di tali articolazioni operante in Italia e partecipe, con altre simili associazioni, di un network europeo che opera coordinadosi con la struttura decisionale dell’organizzazione madre”. Insieme alle realtà italiane, sarebbero coinvolte anche quelle in Olanda, Francia, Austria e Inghilterra. In poche parole, afferma la Procura, “non si è trattato di elargizioni aventi unicamente scopo caritatevole e umanitario”.Secondo l’accusa, gli indagati erano “consapevolmente responsabili di aver sottratto capitali alle finalità assistenzialistiche” della popolazione civile di Gaza, in favore invece di un “finanziamento diretto dell’organizzazione terroristica e delle sue attività criminose”. Durante le indagini, grazie alle intercettazioni, sono emersi anche aperti riferimenti “alla jihad e ai relativi ruoli e compiti degli indagati”, insieme a “espressioni di apprezzamento sugli attentati terroristici”. E’ stato trovato anche un documento interno ad Hamas che illustra nel dettaglio le attività finalizzate a “conquistare il cuore e convertire le persone, ottenere sostegno e reclutare nuovi attivisti del movimento”, il tutto “grazie al contributo delle associazioni di beneficenza di Hamas”. Di uno degli indagati è stata anche trovata una foto in cui appare con divisa mimetica, lanciarazzi e con i simboli delle Brigate Al Qassam, circondato da altre persone appartenenti all’ala militare di Hamas. “Come ovvio- precisano la Procura e la Dna- le indagini e i fatti emersi non possono in alcun modo togliere rilievo ai crimini commessi ai danni della popolazione palestinese successivamente al 7 ottobre 2023 nel corso delle operazioni militari intraprese dal Governo di Israele, per i quali si attende il giudizio da parte della Corte penale internazionale”. Allo stesso tempo, aggiungono, “tali crimini non possono giustificare gli atti di terrorismo compiuti da Hamas, compresi quelli del 7 ottobre 2023”.

PIANTEDOSI: MATRICE ISLAMICA, MASSIMA ATTENZIONE

“È un’operazione molto importante e significativa quella portata a termine stamattina dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza con l’arresto di nove persone, tra cui il più noto Mohammad Hannoun. Pur con la doverosa presunzione di innocenza che va sempre riconosciuta in questa fase, è stato squarciato il velo su comportamenti e attività che, dietro il paravento di iniziative a favore delle popolazioni palestinesi, celavano il sostegno e la partecipazione a organizzazioni con vere e proprie finalità terroristiche di matrice islamista. Un pericolo rispetto al quale c’è la massima attenzione da parte del nostro governo. Grazie alla professionalità dei poliziotti della Direzione centrale della polizia di prevenzione, la nostra ‘antiterrorismo’, e dei nuclei specialistici della Guardia di Finanza si sono potuti ricostruire contatti e flussi finanziari su scala internazionale: l’ennesima dimostrazione delle competenze e capacità investigative delle nostre forze di polizia che si confermano tra le migliori al mondo. Sono grato al Capo della polizia, al Procuratore nazionale anti terrorismo ed ai magistrati della direzione distrettuale di Genova per come hanno coordinato tali professionalità, contribuendo allo sviluppo di una indagine di straordinaria importanza. Questo risultato ci incoraggia nell’opera di ulteriore rafforzamento delle nostre forze dell’ordine che stiamo portando avanti da tre anni e che continueremo finché ci verrà affidata la responsabilità di governo”. Lo dichiara il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.

ag. Dire – www.dire.it