Trump in pressione su Maduro: blocco totale su tutte le petroliere sanzionate in Venezuela

0aed6580 b039 11f0 ba75 093eca1ac29b.png

colloqui russo venezuelani
NICOLAS MADURO 

Donald Trump ha annunciato un blocco “totale e completo” di tutte le petroliere sanzionate in entrata e in uscita dal Venezuela, inasprendo ulteriormente la pressione su Nicolás Maduro e aprendo una nuova fase di tensione tra Washington e Caracas.

L’ordine arriva nel contesto di una campagna statunitense sempre più aggressiva contro il governo venezuelano, accompagnata da un rafforzamento della presenza militare nella regione. Negli ultimi mesi gli Stati Uniti hanno dispiegato migliaia di soldati e diverse unità navali, inclusa una portaerei, e condotto oltre venti operazioni militari contro imbarcazioni sospettate di traffico illecito nei Caraibi e nel Pacifico, con un bilancio di decine di morti.

La scorsa settimana le forze statunitensi hanno sequestrato una petroliera al largo delle coste venezuelane, che secondo il New York Times trasportava circa due milioni di barili di greggio pesante. Caracas ha definito l’operazione “un atto di pirateria internazionale” e ha accusato Washington di furto, alimentando lo scontro diplomatico.

In un messaggio pubblicato su Truth Social, Trump ha sostenuto che il Venezuela utilizzi le entrate petrolifere per finanziare traffici di droga e altre attività criminali, annunciando al tempo stesso un’ulteriore intensificazione del dispositivo militare. Non è ancora chiaro come l’amministrazione intenda applicare concretamente il blocco, né se l’esecuzione sarà affidata alla Guardia Costiera, come avvenuto nel recente sequestro.

La reazione di Maduro non si è fatta attendere. Parlando a un evento pubblico, il presidente venezuelano ha accusato gli Stati Uniti di voler “colonizzare” il Paese per impadronirsi delle sue risorse naturali, promettendo di difendere la sovranità nazionale. In una nota ufficiale, il governo ha definito il blocco una “minaccia grottesca” e “irrazionale”.

I mercati petroliferi seguono la situazione con attenzione. Gli operatori segnalano un aumento dei prezzi in previsione di un possibile calo delle esportazioni venezuelane, anche se restano dubbi sull’effettiva applicazione del blocco e sulla sua estensione a navi non sanzionate. Dopo il sequestro della scorsa settimana, diverse petroliere cariche di greggio hanno evitato di lasciare le acque venezuelane per timore di nuove interdizioni, con un brusco calo delle esportazioni.

A complicare il quadro si aggiunge un attacco informatico che ha colpito i sistemi amministrativi della PDVSA, la compagnia petrolifera statale, aggravando le difficoltà operative. Se l’embargo dovesse protrarsi, la perdita di quasi un milione di barili al giorno potrebbe incidere in modo significativo sull’equilibrio del mercato globale.

Nonostante ciò, l’amministrazione Trump rivendica la strategia come efficace nella lotta al traffico di droga e respinge le accuse di sconfinamento oltre i limiti del diritto internazionale.

ag. Dire – www.dire.it




XVIII Conferenza delle Ambasciatrici e degli Ambasciatori d’Italia nel mondo: “La sfida migratoria quale priorità internazionale

franesina xviii conferenza delle ambasciatrici e degli ambasciatori ditalia nel mondo gli interventi dei ministri tajani e piantedosi immagine16

franesina xviii conferenza delle ambasciatrici e degli ambasciatori ditalia nel mondo gli interventi dei ministri tajani e piantedosi immagine16Nel corso della XVIII Conferenza delle Ambasciatrici e degli Ambasciatori d’Italia nel mondo alla Farnesina si è svolto il dibattito “La sfida migratoria quale priorità internazionale”. La sessione è stata aperta dagli interventi del Ministro degli Esteri Antonio Tajani e del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Il Ministro Tajani ha in primo luogo voluto ringraziare Piantedosi per la collaborazione data dal Ministero dell’Interno nelle ispezioni riguardanti le sedi consolari all’estero che saranno effettuate dal personale diplomatico in collaborazione con le forze dell’ordine : l’esempio è andato al rilascio di documenti come i visti, che riguardano la questione dell’immigrazione. “Dobbiamo affrontare in modo strutturale le questioni migratorie”, ha rilevato Tajani. “Dobbiamo valorizzare il diritto a non emigrare”, ha rimarcato Tajani riferendosi in modo particolare all’Africa e menzionando la questione delle liste dei Paesi sicuri per effettuare i rimpatri. Il Ministro ha inoltre evidenziato l’importanza del ruolo della formazione e della conoscenza della lingua italiana per quanti verranno regolarmente nel nostro Paese. “La conferenza odierna non è soltanto luogo di confronto ma anche di rafforzamento di una visione del nostro Paese nel mondo”, ha rilevato nel suo intervento il Ministro Piantedosi riferendosi all’incontro odierno con gli Ambasciatori italiani ai quali è andato il ringraziamento del Ministro dell’Interno per il supporto fornito su tematiche trasversali, quali appunto quelle migratorie. “Dove prevale l’assenza di regole si rafforzano le reti criminali e aumentano le tragedie umanitarie”, ha aggiunto Piantedosi. Il Ministro ha poi invitato a riflettere sull’importanza per gli Stati di riuscire a stare al passo coi tempi rispetto agli strumenti che sono in grado di mettere in campo potenti organizzazioni criminali. Il Ministro dell’Interno ha spiegato che, dalle informazioni rilasciate dagli stessi migranti al loro arrivo a terra, spesso di evince il dato eloquente relativo al cospicuo fatturato che ruota attorno alle organizzazioni che gestiscono i traffici di migranti: si ipotizza che esso sia di circa 6 miliardi a livello internazionale e si stima che il solo segmento che interessa l’Italia rappresenti il 20% del fatturato mondiale: chiaramente la tratta principale per l’Italia resta quella via mare passando per il Mediterraneo. Piantedosi ha anche evidenziato come le instabilità nei Paesi d’origine siano sicuramente una delle cause che spingono le persone a migrare. “Abbiamo provato a rafforzare la collaborazione con i governi dei Paesi d’origine”, ha sottolineato il Ministro menzionando tra gli esempi più virtuosi la Costa d’Avorio che ad oggi rispetto al passato conta arrivi irregolari quasi azzerati. Anche in Asia, con Paesi quali Bangladesh e Pakistan, sono stati siglati accordi importanti nel contrasto all’immigrazione irregolare. Accanto al contrasto dell’immigrazione illegale ci sono però anche progetti per l’accompagnamento di quanti vogliono rimpatriare volontariamente e per l’accompagnamento di quanti vogliono entrare regolarmente: in quest’ultimo caso la formazione è centrale. Sicurezza, sviluppo e cooperazione politica multilaterale per un approccio strutturale sono, secondo Piantedosi, strumenti chiave. In conclusione, Piantedosi ha rimarcato alcuni punti come l’approccio regionale e trans-regionale, i rimpatri volontari assistiti dai Paesi di transito a quelli d’origine e la valorizzazione dei percorsi di migrazione legale. (Inform)




Al via oggi la XVIII Conferenza degli Ambasciatori d’Italia nel mondo

al via oggi la xviii conferenza degli ambasciatori ditalia nel mondo 1

al via oggi la xviii conferenza degli ambasciatori ditalia nel mondo 1Il Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani inaugurerà oggi alla Farnesina la XVIII Conferenza delle Ambasciatrici e degli Ambasciatori d’Italia nel mondo. Alla cerimonia di apertura interverrà il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, mentre le varie sessioni di lavoro vedranno la partecipazione di numerosi Ministri di Governo e di personalità straniere, tra cui il Ministro degli Affari Esteri tedesco, Johann Wadephul, e il Direttore operativo della Banca Mondiale, Kristalina Ivanova Georgieva.

La Conferenza si svolgerà a Roma, alla Farnesina, lunedì 15 e martedì 16 e si sposterà a Milano il 17 e 18 dicembre, assumendo il carattere di “Conferenza Nazionale dell’export e dell’internazionalizzazione delle imprese”. La conferenza ha lo scopo di offrire agli oltre 150 titolari delle Sedi diplomatiche italiane una occasione di riflessione sui risultati raggiunti nell’ultimo anno dalla nostra diplomazia a tutela dell’interesse nazionale, iniziando dall’impegno per la pace e per la sicurezza in tutti i teatri di crisi passando alle iniziative umanitarie, con particolare riguardo a Gaza, per giungere alle iniziative a favore della crescita e contro politiche distorsive del commercio internazionale e di tutela delle nostre imprese, come il Piano d’Azione per l’Export italiano nel mondo.

In un contesto internazionale complesso e in evoluzione, la Conferenza avrà quest’anno un’impronta ancora più operativa, concentrandosi anche sui nuovi strumenti a disposizione della nostra politica estera alla luce della riforma della Farnesina, in vigore dal 1 gennaio 2026. I lavori si articoleranno quindi in una serie di sessioni dedicate alle sfide delle migrazioni, degli approvvigionamenti energetici, alle nuove frontiere della diplomazia nell’era cibernetica e digitale, alle principali crisi internazionali agli strumenti per migliorare sempre di più la proiezione internazionale e l’attrattività dell’Italia.
Una sessione specifica sarà dedicata alla “Collaborazione fra Italia e Germania di fronte alle nuove sfide per l’Europa” dove interverrà, insieme al Ministro Tajani, il Ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul. I lavori si concluderanno con il consueto incontro con le sigle sindacali rappresentative del personale del MAECI.

Il programma della Conferenza proseguirà poi a Milano nei giorni di mercoledì 17 e giovedì 18 dicembre, iniziando con la terza edizione della Conferenza Nazionale dell’export e dell’internazionalizzazione delle imprese. Nella giornata di giovedì 18 dicembre la delegazione del MAECI parteciperà poi, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, a una Conferenza sull’Internazionalizzazione del Sistema Universitario Italiano. A seguire, i nostri Ambasciatori saranno ricevuti a Palazzo Mezzanotte, sede di Borsa Italiana, per un incontro dedicato al rapporto tra finanza, diplomazia e crescita del Sistema Italia per rafforzare la competitività internazionale delle imprese italiane.




Tensione al limite tra Stati Uniti e Venezuela: escalation militare, sanzioni e rottura su voli di rimpatrio

60268cf3 51d1 4c64 ad5a 732a4aef1f87 696x464

60268cf3 51d1 4c64 ad5a 732a4aef1f87 696x464La crisi tra Stati Uniti e Venezuela è esplosa in un nuovo stabilescimento diplomatico e militare con una serie di sviluppi che segnano un possibile punto di svolta nelle relazioni nel continente americano.

Gli Stati Uniti hanno intensificato la loro campagna contro il governo di Nicolás Maduro con un aumento senza precedenti della presenza militare nei Caraibi e nuove sanzioni economiche. Le forze USA hanno stretto la loro pressione dopo il recente sequestro di una petroliera venezuelana nel Mar dei Caraibi — considerata da Washington parte di una flotta ombra usata per aggirare sanzioni — segnando una delle azioni più forti contro Caracas negli ultimi anni.

In una nuova frattura diplomatica, il governo venezuelano ha annunciato che un volo di rimpatrio dei migranti verso Caracas previsto per il 12 dicembre è stato sospeso unilateralmente dagli Stati Uniti, definendo la decisione contraddittoria rispetto agli accordi precedenti. Washington, però, ha negato la sospensione, affermando che i rimpatri proseguiranno in altre date.

In un momento di forte scrutinio pubblico e politico per le azioni militari nel Golfo dei Caraibi, l’ammiraglio Alvin Holsey, comandante delle forze statunitensi in America Latina, ha lasciato il suo incarico prima del previsto. La transizione avviene mentre crescono le critiche bipartisan negli Stati Uniti per le operazioni marittime e il focus strategico nel continente.

La leadership delle forze USA in America Latina è stata ulteriormente messa sotto pressione a causa della campagna di attacchi a imbarcazioni sospettate di narcotraffico, che ha provocato decine di vittime e attirato forti critiche legali e internazionali. La transizione di comando avviene proprio in questo contesto di contestazione sulle regole d’ingaggio e legittimità delle operazioni.

Parallelamente ai cambi di comando e alle sanzioni, gli Stati Uniti hanno rafforzato la loro presenza aerea e navale nei Caraibi, con dispiegamenti che includono jet avanzati e mezzi elettronici di guerra, parte di un più ampio schema di pressione regionale contro Caracas.

foto PDQ Magazine




Cresce la tensione nel Mar Caraibico: gli Stati Uniti pronti a sequestri di petroliere al largo del Venezuela

captura

capturaLa situazione geopolitica nel Mar Caraibico si è nuovamente surriscaldata questa settimana, con gli Stati Uniti che si preparano ad intercettare e sequestrare ulteriori petroliere coinvolte nel trasporto di greggio venezuelano, intensificando la pressione sul regime di Nicolás Maduro. La mossa segue il recente sequestro di un primo tanker sancito da Washington, parte di una più ampia strategia di sanzioni energetiche contro Caracas.

Secondo fonti ufficiali statunitensi, la lista di navi sotto osservazione è già stata compilata, e ulteriori azioni potrebbero avvenire nelle prossime settimane, con l’obiettivo di bloccare il commercio di petrolio venezuelano che sfugge alle sanzioni vigenti. Critici internazionali e proprietari di navi commerciali hanno espresso preoccupazione per l’impatto sulle rotte marittime e sul mercato energetico globale.

Il governo di Caracas ha denunciato l’operazione come un “atto di pirateria internazionale”, accusando gli Stati Uniti di violare la sovranità venezuelana e alimentare instabilità politica nella regione. La tensione arriva in un momento già critico per l’economia venezuelana, alle prese con sanzioni decennali e una profonda crisi interna.

Possibili ripercussioni per i Caraibi — Le economie caraibiche, soprattutto quelle legate all’esportazione energetica o al trasporto marittimo, stanno monitorando gli sviluppi con apprensione. Le azioni statunitensi potrebbero alterare le rotte commerciali e influire sui prezzi del carburante, con effetti potenziali sui costi di trasporto e sulle forniture locali. Gli osservatori internazionali invitano alla cautela, chiedendo dialogo diplomatico e cooperazione multilaterale.




MAECI, ICE-Agenzia e Regioni insieme per promuovere il Sistema Italia

tavolo per internazionalizzazione

tavolo per internazionalizzazioneSi è tenuto ieri alla Farnesina il Tavolo con le Regioni per l’Internazionalizzazione, riunione tecnica organizzata dal MAECI con la partecipazione di ICE-Agenzia, Regioni e Province Autonome, al fine di promuovere un utilizzo coordinato ed efficace degli strumenti offerti dal Sistema Italia alle imprese italiane attive sui mercati esteri in sinergia con gli enti locali, in linea con il Decreto di programmazione 2025-27 delle attività di ICE Agenzia firmato dal Ministro Tajani l’8 ottobre scorso. La rete estera del MAECI, con 130 Ambasciate, più di 80 Consolati, 9 Rappresentanze permanenti, 88 Istituti Italiani di Cultura e 87 Uffici e punti di corrispondenza ICE, rappresenta un apparato fondamentale per valorizzare appieno la proiezione internazionale del Paese e contribuire al raggiungimento dell’obiettivo dei 700 miliardi di euro di esportazioni al centro del Piano per l’Export, promosso dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani come espressione della diplomazia della crescita. In questo quadro, un ruolo fondamentale è svolto dagli strumenti messi a disposizione da MAECI – ICE- per il settore fieristico, attraverso i padiglioni nazionali all’estero, che rappresentano un presidio strategico per valorizzare in maniera unitaria l’immagine del Made in Italy nelle principali fiere internazionali, e con le attività di incoming a favore delle fiere italiane, volte a portare nel nostro Paese operatori esteri qualificati — buyer, importatori, progettisti, media specializzati — con l’obiettivo di creare occasioni dirette di contatto commerciale per gli espositori nazionali. Accanto a questi, gli eventi di partenariato economico, come Business Forum e Missioni di Sistema e settoriali, organizzati dal MAECI e ICE-Agenzia, rappresentano strumenti concreti di internazionalizzazione del nostro tessuto produttivo, volti ad ampliare la presenza delle imprese italiane all’estero e ad accrescerne la capacità di esportare, in particolare nei mercati più dinamici e nei comparti ad alto potenziale di crescita. Per raggiungere l’obiettivo 700 miliardi sono messi a disposizione dei territori i contratti con la grande distribuzione organizzata, e-commerce, le iniziative di formazione e il portale per lo sviluppo di rapporti tra le nostre imprese con i contatti professionali esteri, Opportunitalia (link: Opportunitaly.gov.it). Durante l’incontro è stata presentata l’EXPO specializzata che si terrà a Belgrado nel 2027 e che sarà intitolata “Play for Humanity. Music and Sport for all”, al fine di promuovere la partecipazione delle Regioni, in analogia con quanto accaduto ad EXPO Osaka. La riunione ha quindi costituito l’occasione per fare un bilancio della programmazione 2025 e aggiornare gli enti regionali sul piano promozionale in elaborazione per il 2026, così da consolidare il dialogo istituzionale con i territori, comprenderne esigenze e priorità, e calibrare di conseguenza l’azione di promozione mettendo a sistema le risorse disponibili. La normativa sulla programmazione di ICE-Agenzia riconosce infatti alle Regioni un ruolo essenziale nella governance dell’internazionalizzazione, e il confronto odierno rappresenta un momento di sintesi e verifica indispensabile per garantire coerenza, complementarità e massima efficacia degli interventi programmati.(Inform)




La strategia di Trump: “Usa più vicini all’Italia per allontanarla dall’Ue”

incontro meloni trump

incontro meloni trump
GIORGIA MELONI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DONALD TRUMP PRESIDENTE USA

L’Italia è tra i pochi Paesi selezionati dall’amministrazione Trump per “rendere l’Europa di nuovo grande” e soprattutto filoamericana, pardon, filotrumpiana. Secondo il sito Defense One, specializzato in informazioni e notizie su “difesa e sicurezza internazionale degli Stati Uniti”, esisterebbe infatti una versione più estesa della Nuova Strategia per la sicurezza nazionale della Casa Bianca che già nella versione resa pubblica lo scorso 5 dicembre ha messo in allarme i paesi europei.
In questo testo rimasto riservato, recensito invece da Defense One, si delineerebbero i piani dell’amministrazione Trump “per porre fine alle vecchie relazioni e crearne di nuove” nel Vecchio continente, spiega la testata statunitense. La Casa Bianca è subito corsa ai ripari, smentendo tutto quanto e sostenendo che non esistono “documenti segreti” a riguardo.

“COME RENDERE L’EUROPA DI NUOVO GRANDE” MA SENZA L’ESERCITO USA

Ad ogni modo, secondo Defense One esisterebbe un capitolo dedicato a “come rendere l’Europa di nuovo grande”, parafrasando il motto caro a Trump. “Mentre il documento sulla nuova sicurezza nazionale che è stato reso pubblico invoca la fine di una NATO in perpetua espansione- spiega Defense One- la versione completa entra più nel dettaglio su come l’amministrazione Trump vorrebbe appunto ‘rendere l’Europa di nuovo grande’, pur invitando i membri europei della NATO a liberarsi dal supporto militare americano”.

I 4 PAESI EUROPEI CON CUI GLI USA DOVREBBERO COLLABORARE DI PIÙ

Quindi, partendo dal presupposto che l’Europa stia affrontando la “cancellazione della civiltà”, a causa delle sue politiche sull’immigrazione, “il documento NSS propone di concentrare le relazioni degli Stati Uniti con i paesi europei su poche nazioni con amministrazioni e movimenti attuali che la pensano allo stesso modo – presumibilmente di destra”, rivela il sito specializzato in informazioni sulla difesa Usa che passa subito a svelare quali sarebbero questi paesi europei ‘allineati’. “Austria, Ungheria, Italia e Polonia sono elencati come paesi con cui gli Stati Uniti dovrebbero collaborare di più… con l’obiettivo di allontanarli dall’Unione Europea”: è la ‘presunta’ frase illuminante della strategia statunitense per la sicurezza nazionale. Il testo prosegue spiegando come procedere a questa maggiore collaborazione con il fine di allentare la rete con l’Ue: “Dovremmo sostenere partiti, movimenti e figure intellettuali e culturali che perseguono la sovranità e la preservazione/ripristino dei tradizionali stili di vita europei… pur rimanendo filoamericani”, affermerebbe infatti il documento analizzato da Defense One.

“GLI AFFARI DEGLI ALTRI PAESI CI INTERESSANO SOLO SE CI MINACCIANO”

Defense One si sofferma poi sul capitolo dedicato al “fallimento” dell’egemonia americana: “Dopo la fine della Guerra Fredda, le élite della politica estera Usa si convinsero che la dominazione permanente americana dell’intero mondo fosse nell’interesse del nostro paese. Ma gli affari degli altri paesi ci interessano solo se le loro attività ci minacciano direttamente”, si leggerebbe nella versione riservata della nuova strategia per la difesa americana. Così “L’amministrazione sembra utilizzare questo ragionamento per ritirarsi dal ruolo degli Usa nella difesa dell’Europa, puntando invece i cartelli della droga in Venezuela”, è il commento della testata. E ancora: “Il documento afferma che non dovrebbe spettare agli Stati Uniti fare tutto da soli, ma che non dovrebbe essere consentito a Cina e Russia di sostituire la leadership statunitense. La strategia suggerisce di collaborare con “campioni regionali” per contribuire a mantenere la stabilità”. Come? “Premieremo e incoraggeremo i governi, i partiti politici e i movimenti della regione ampiamente allineati con i nostri principi e la nostra strategia”, secondo il documento. “Ma non dobbiamo trascurare i governi con prospettive diverse- chiosa- con cui tuttavia condividiamo interessi e che desiderano collaborare con noi”.

LA SMENTITA DELLA CASA BIANCA

Dopo la pubblicazione dell’articolo di Defence One, la stessa testata riferisce che la Casa Bianca ha negato l’esistenza di una versione della Strategia per la Sicurezza Nazionale “diversa da quella pubblicata online”. “Non esiste una versione alternativa, privata o classificata”, ha dichiarato la portavoce Anna Kelly a Defense One. “Il presidente Trump è trasparente e ha apposto la sua firma su un NSS che istruisce chiaramente il governo degli Stati Uniti a mettere in pratica i principi e le priorità da lui definiti”. Kelly ha poi aggiunto che “tutte le altre cosiddette ‘versioni’ sono trapelate da persone lontane dal presidente chenon hanno idea di cosa stiano parlando”.

 

ag. DIRE – www.dire.it




La cucina italiana è patrimonio Unesco

cucina italiana 1024x576

cucina italiana 1024x576“Voglio condividere con voi una notizia che ci riempie d’orgoglio. Oggi l’Unesco ha riconosciuto la Cucina italiana Patrimonio dell’Umanità“. Lo dice la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un videomessaggio in occasione dell’iscrizione della Cucina Italiana nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’Unesco. “Siamo-sottolinea- i primi al mondo ad ottenere questo riconoscimento, che onora quello che siamo e la nostra identità. Perché per noi italiani la cucina non è solo cibo o un insieme di ricette. È molto di più: è cultura, tradizione, lavoro, ricchezza“.

“La nostra cucina. spiega- nasce da filiere agricole che coniugano qualità e sostenibilità. Custodisce un patrimonio millenario che si tramanda di generazione in generazione. Cresce nell’eccellenza dei nostri produttori e si trasforma in capolavoro nella maestria dei nostri cuochi. E viene presentata dai nostri ristoratori con le loro straordinarie squadre”.
“È un primato che ci inorgoglisce- aggiunge-, e ci consegna uno strumento formidabile per valorizzare ancor di più i nostri prodotti e proteggerli con maggiore efficacia da imitazioni e concorrenza sleale. Già oggi esportiamo 70 miliardi di euro di agroalimentare, e siamo la prima economia in Europa per valore aggiunto dell’agricoltura. Questo riconoscimento imprimerà al Sistema Italia un impulso decisivo per raggiungere nuovi traguardi”.

Il Governo, dice ancora, “ha creduto fin dall’inizio in questa sfida e ha fatto la sua parte per raggiungere questo risultato, e ringrazio prima di tutto i Ministri Lollobrigida e Giuli per aver seguito il dossier. Ma è una partita che non abbiamo giocato da soli. Abbiamo vinto questa sfida insieme al popolo italiano, insieme ai nostri connazionali all’estero, insieme a tutti coloro che nel mondo amano la nostra cultura, la nostra identità e il nostro stile di vita”.

GIULI: “CUCINA ITALIANA RISPECCHIA NOSTRA CIVILTÀ”

“Con l’ingresso della cucina italiana nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità, l’Italia riconosce e valorizza un bene collettivo che racconta le nostre radici, la nostra identità, le comunità e la biodiversità dei territori. Il riconoscimento da parte dell’Unesco segna un traguardo storico: a essere tutelato non è un singolo piatto, ma l’intero sistema della cucina italiana, inteso come patrimonio vivente fatto di pratiche, ritualità, rispetto della stagionalità e trasmissione di saperi intergenerazionale”. Lo dichiara, in una nota, il ministro della Cultura, Alessandro Giuli.

“Con questo riconoscimento, la cucina italiana entra ufficialmente tra i beni culturali immateriali dell’umanità- aggiunge il ministro- confermando il suo valore identitario, culturale e sociale, nonché il suo ruolo nella costruzione di una memoria collettiva condivisa. Soltanto il fatto che il nostro stare a tavola, il nostro modo, peculiarmente italiano, di stare insieme, sia erede di tante ritualità, che il nostro ‘pranzo della domenica’ i nostri momenti conviviali in occasione delle feste, siano elementi di una tradizione antichissima e in evoluzione continua, dice tutto. I nostri piatti sono espressione dei nostri territori, delle nostre radici familiari, che attraversano le generazioni. La cucina italiana rispecchia la civiltà italiana”.

ag. Dire – www.dire.it




Nasce L’ItaloDominicano: un ponte informativo tra Italia e Repubblica Dominicana

1ec2bf9c 702d 4f5e a952 7bdb8358cb8b

1ec2bf9c 702d 4f5e a952 7bdb8358cb8bÈ online L’ItaloDominicano, un nuovo giornale digitale interamente dedicato alla Repubblica Dominicana, ai rapporti con l’Italia e alla comunità italiana presente sull’isola.

Il progetto nasce con un obiettivo chiaro: offrire informazione continua, approfondita e verificata su un Paese che negli ultimi anni è diventato meta di migrazione, investimento, lavoro e vita quotidiana per migliaia di italiani. Non solo turismo, quindi, ma cronaca, attualità, economia, società, diritti, cultura e storie di italiani all’estero.

L’ItaloDominicano conta già centinaia di articoli pubblicati, frutto di un lavoro giornalistico costante che segue da vicino la realtà dominicana: dalle questioni sociali ed economiche locali alle relazioni bilaterali con l’Italia, passando per temi concreti che toccano chi vive o lavora nel Paese – sanità, sicurezza, burocrazia, lavoro, investimenti, comunità.

Uno spazio importante è dedicato anche alla vita degli italiani in Repubblica Dominicana, alle loro esperienze, alle iniziative associative, ai problemi reali dell’emigrazione contemporanea e alle opportunità – spesso raccontate senza filtri né retorica.

Il giornale si rivolge a più pubblici:

  • agli italiani già residenti nella Repubblica Dominicana,

  • a chi sta valutando un trasferimento o un investimento,

  • a chi, dall’Italia o dall’estero, desidera comprendere meglio un Paese spesso raccontato in modo superficiale.

In un panorama mediatico in cui le notizie sull’America Latina – e sul Caribe in particolare – faticano a trovare spazio nella stampa italiana, L’ItaloDominicano si propone come una voce indipendente e specializzata, capace di colmare un vuoto informativo reale.

Il giornale è consultabile gratuitamente online all’indirizzo:
www.litalodominicano.com

Un nuovo progetto editoriale che nasce dal territorio e guarda lontano, con l’ambizione di diventare un punto di riferimento stabile per l’informazione italo-dominicana.




Italiani all’estero: tanti doveri, pochi diritti. E lo Stato continua a dimenticarsene

italianiestero mod

italianiestero modSono sette milioni.
Pagano tasse, mantengono legami familiari, culturali ed economici con l’Italia.
Rappresentano un pezzo fondamentale dell’identità nazionale nel mondo.
Eppure, per lo Stato italiano, gli italiani all’estero continuano a essere cittadini di serie B.

Non è un titolo polemico. È una fotografia.

Negli ultimi anni chi vive fuori dall’Italia ha visto ridursi i servizi consolari, allungarsi i tempi per documenti essenziali, complicarsi l’accesso a diritti basilari come il rinnovo del passaporto, la trascrizione di atti civili, il riconoscimento della cittadinanza per i figli nati all’estero.

In molte circoscrizioni consolari ottenere un appuntamento è diventato un percorso a ostacoli che dura mesi, a volte anni.
Per un passaporto, un atto di nascita, un semplice certificato, si è spesso costretti a rivolgersi a intermediari, viaggiare per centinaia di chilometri o pagare servizi privati. Una situazione paradossale per cittadini che lo Stato continua però a considerare utili quando si parla di rimesse, investimenti, promozione del Made in Italy.

La politica, nel frattempo, si ricorda degli italiani all’estero quasi esclusivamente in occasione delle elezioni. Il voto per corrispondenza viene celebrato come conquista democratica, salvo poi essere gestito con ritardi, disservizi e polemiche ricorrenti. La partecipazione cala, la fiducia diminuisce, l’astensione cresce. Non per disinteresse, ma per stanchezza.

E mentre si chiede agli italiani all’estero di “restare legati al Paese”, mancano politiche concrete per chi vive fuori:
– pensionati che faticano a ottenere informazioni chiare;
– giovani espatriati senza reale tutela;
– famiglie miste che si scontrano con una burocrazia opaca e lenta;
– associazioni storiche che sopravvivono grazie al volontariato più che al sostegno istituzionale.

Il problema non è solo amministrativo. È culturale.
L’Italia continua a guardare all’emigrazione come a qualcosa del passato, quando invece è una realtà presente e in continua crescita. Gli italiani all’estero non sono un “ricordo” né una voce marginale: sono una parte viva del Paese, che chiede rispetto, ascolto e servizi adeguati.

Fatti Nostri continuerà a raccontare queste storie, a segnalare le criticità, a dare spazio a chi spesso non ne ha.
Perché quando mancano le grandi notizie, la grande notizia è sempre la vita reale delle persone.

E quella, oggi, parla chiaro.