Cisgiordania, gli attivisti italiani aggrediti dagli israeliani: “I coloni sono già tornati”

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cisgiordania 1024x461“Noi ora siamo al sicuro, quindi la nostra preoccupazione è per i palestinesi residenti al villaggio: sappiamo che dopo averci aggredito la notte, i coloni israeliani mascherati sono già tornati nel pomeriggio a bordo di quad per terrorizzare i residenti e temiamo nuovi assalti“. Ne parlano con l’agenzia Dire due dei tre attivisti italiani della campagna palestinese Faz3a, che nella notte tra sabato e domenica sono stati aggrediti nel sonno da una banda di dieci coloni armati di pistole e spranghe, riportando ferite ed ematomi, e subendo il furto di smartphone, passaporti, carte di credito e altri effetti personali.

I due attivisti chiedono che non sia reso noto il loro nome per ragioni di sicurezza e continuano spiegando che la loro preoccupazione dipende dal fatto che “quando sono i palestinesi a subire attacchi, le aggressioni sono molto più violente“. Lo dimostra, ad esempio, il fatto che nei momenti concitati dell’aggressione, “i coloni abbiano caricato i fucili quando hanno visto i palestinesi giungere in nostro soccorso. Non gli hanno sparato ma gli hanno anche lanciato delle pietre contro”.
I tre italiani, insieme a un cittadino canadese, erano da alcuni giorni nel villaggio di Ein El-Duyuk, nei pressi di Gerico, nell’ambito della campagna palestinese Faz3a, che promuove viaggi di cittadini stranieri per convivere per un periodo nei villaggi. L’obiettivo, da un lato, è di proteggere i residenti dagli attacchi dei coloni e, dall’altro, quello di documentare abusi e assalti. “Da due mesi sappiamo che gli attacchi ad El-Duyuk sono aumentati- proseguono i due attivisti di Faz3a- dopo che è stato costruito un nuovo avamposto vicino a una base militare. Sono pressoché quotidiani”.

Stando agli attivisti, si va dai coloni che attraversano le strade del villaggio a bordo di moto e quad, per intimidire e spaventare la popolazione, ad aggressioni che comportano la distruzione di porte, finestre o pannelli solari. Una casa in costruzione è stata vandalizzata due volte. C’è poi il furto di proprietà privata, “duecento le capre rubate in tutto”. “Da quando siamo qui- proseguono gli attivisti- la gente ha perlomeno potuto dormire delle notti intere, perché non hanno dovuto fare le ronde. Immaginate bene che tante famiglie, anche con bambini piccoli, non riescano a vivere serene in questo clima“.

Ein Al-Duyuk è un villaggio situato nell’Area A della Cisgiordania, quella delle tre che stando agli Accordi di Oslo del 1994 è sottoposta al controllo pieno dell’Autorità nazionale palestinese (Anp). Tuttavia, “la polizia palestinese non ha molto potere perché, se interviene, l’Anp stessa rischia rappresaglie, oltre alla popolazione palestinese”. Non resterebbe quindi che chiedere l’intervento dell’esercito israeliano che tuttavia “ogni volta si rifiuta, o peggio”. E’ cosa nota che nelle aree B e C, dove invece è presente, “l’esercito intervenga dopo gli attacchi dei coloni per arrestare i residenti palestinesi o compiere violenze anche peggiori”.

Ora i tre connazionali sono al sicuro ma sono incerti se denunciare l’aggressione subita anche alle autorità israeliane, oltre a quelle palestinesi, nonostante Israele abbia annunciato l’avvio di un’inchiesta. Entrare in una stazione di polizia “significa rischiare l’arresto, anche per gli attivisti internazionali, e spesso l’epilogo è il rimpatrio forzato”, concludono.

ag. Dire – www.dire.it




Addio a Pietrangeli re della Davis, unico italiano nella ‘Hall of Fame’

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imagoeconomica 18554731 fileminimizerAddio a Nicola Pietrangeli. Il tennis azzurro piange la scomparsa, a 92 anni, dell’unico italiano inserito nella Hall of Fame del tennis mondiale.

Nato a Tunisi l’11 settembre del 1933, Pietrangeli è ancora oggi il primatista, a livello internazionale, in Coppa Davis per partite giocate (164), incontri vinti in singolare (78-32) e in doppio (42-12). Ha formato con Orlando Sirola la coppia più vincente di sempre nella manifestazione (34 successi in 42 partite) ma l’ha vinta solo da capitano, nel 1976.

Ha trionfato due volte al Roland Garros, nel 1959 e 1960, due volte agli Internazionali d’Italia e vinto complessivamente 48 titoli, a cui si aggiungono la medaglia d’oro ai IV Giochi del Mediterraneo di Napoli nel 1963 e quella di bronzo nel doppio insieme a Sirola. Ha conquistato anche la medaglia di bronzo nel singolare maschile al torneo di esibizione di tennis ai Giochi Olimpici di Città del Messico nel 1968.

 

Al Foro Italico di Roma, Pietrangeli ha celebrato il suo primo trionfo agli Internazionali d’Italia nel 1957, sul campo che oggi porta il suo nome.

“Ho fatto dei miei anni di tennis, poco più di una ventina, una splendida parentesi della mia vita”, ha scritto Nicola Pietrangeli nel libro ‘Se piove rimandiamo’, spiegando che non ha “mai voluto essere schiavo del tennis”.

Una grande passione sono state le donne: sposò Susanna Artero, madre dei suoi figli Marco, Giorgio (scomparso il 4 luglio 2025) e Filippo; glamour fu la ‘love story’, durata sette anni, con la conduttrice Licia Colò; un grande feeling ebbe con Lea Pericoli, con la quale creò un’amicizia speciale.

agenzia Dire – www.dire.it




Giornata storica per gli Italiani in Costa Rica: il Congresso del MAIE accende San Antonio de Belén

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pubblico 1Una giornata che entrerà nella storia dell’italianità nel mondo. Oltre 300 connazionali si sono riuniti presso il DoubleTree Center per partecipare al Congresso del MAIE (Movimento Associativo Italiani all’Estero), un evento carico di emozione, identità e visione per il futuro.

L’inizio solenne con le autorità locali

Ad aprire la giornata è stata la Sindaca di Belén, Zeneida Chavez, che con un discorso sentito ha sottolineato l’importanza della presenza italiana nella comunità locale:

“Gli italiani sono parte integrante della nostra storia. La loro cultura, la loro laboriosità e il loro spirito di comunità hanno arricchito il Costa Rica. Questo congresso è un momento per onorare le radici e costruire insieme il futuro.”

Subito dopo, la parola è passata a Cristina Guerrini, Presidente della Camera di Commercio Italo-Costaricense, che ha presentato una panoramica chiara e appassionata del Sistema Italia in Costa Rica, evidenziando le opportunità economiche, culturali e imprenditoriali per gli italiani nel Paese.

odoguardiOspiti illustri e cuore MAIE

Una platea ricca di ospiti speciali ha animato il congresso:

  • Sen. Ricardo Merlo, Presidente MAIE
  • Comm. Vincenzo Odoguardi, Vicepresidente MAIE e Coordinatore Nord e Centro America (nella foto a sinistra)
  • Paola Ceccon, Coordinatrice MAIE in Costa Rica e vera anima dell’evento
  • Giuseppe Cacace, Coordinatore MAIE Centro America

Presenti anche i coordinatori arrivati da tutto il Centro e Nord America, a testimoniare la forza e la capillarità del movimento:

  • Dennis Casco (Miami)
  • Antonio Mariniello (Messico)
  • Giuseppe Vijil e Eduardo Brocato (Honduras)
  • Sebastian Marcucci (Guatemala)
  • Enrico Bombarda (Cuba)
  • Andrea Cecchi (Bahamas)
  • E tutto il coordinamento nazionale del Costa Rica

Il Costa Rica si conferma fortezza MAIE in Centro America, esempio di coesione, entusiasmo e impegno civile.

I momenti più toccanti

Grande commozione ha suscitato la premiazione dei pionieri MAIE in Costa Rica:

  • Emma Covioli, per oltre 40 anni impiegata in Ambasciata, da sempre vicina agli italiani nel Paese
  • Matteo Brancacci, recentemente scomparso, ricordato per il suo instancabile aiuto ai più bisognosi, sempre con umiltà e senza clamore

Un momento profondamente umano, che ha commosso l’intera platea, simbolo dei valori più autentici del MAIE.

Il MAIE unisce, non divide

Durante gli interventi, il Vicepresidente Odoguardi ha ribadito con forza:

“Nel MAIE non esistono primi, secondi o terzi. Esistono solo gli italiani all’estero, troppo spesso dimenticati, ma che per noi sono il centro dell’azione politica.”

merloA seguire, il Sen. Merlo ha illustrato la nuova proposta di legge firmata dal MAIE, volta a correggere un impianto normativo giudicato discriminatorio per gli italiani all’estero, definendolo un atto di giustizia e di dignità.

Uniti dagli inni e dalla cultura

L’evento si è aperto con un momento solenne: l’esecuzione degli inni nazionali del Costa Rica e dell’Italia, un gesto che ha sottolineato l’amicizia tra i popoli e il valore dell’identità italiana nel mondo.

Il congresso si è concluso con uno spazio aperto alle domande del pubblico e un brindisi tricolore, accompagnato da un aperitivo all’italiana, in un clima di festa e comunità.

Il Congresso MAIE del 23 novembre è stato più di un evento: è stato un abbraccio collettivo tra italiani, un inno all’unità, alla memoria e alla speranza. Il MAIE dimostra ancora una volta di essere movimento vivo, vicino, presente. Un faro per chi vive lontano dalla patria, ma non per questo meno italiano.

 




Venezuela allo stremo: stipendi da fame, comunità italiana in crisi e le nuove pressioni USA su Maduro

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691426In Venezuela vivono ancora decine di migliaia di cittadini italiani e centinaia di migliaia di italodiscendenti, eredi delle grandi ondate migratorie del dopoguerra. In totale, si calcola che milioni di venezuelani abbiano origini italiane, una presenza che ha segnato profondamente la società, l’economia e perfino l’accento spagnolo locale.

Oggi però questa comunità vive in un Paese dove la crisi economica ha spazzato via quasi tutto: produzione in caduta libera, servizi pubblici al collasso, emigrazione di massa, insicurezza quotidiana. Molte famiglie italo-venezuelane sopravvivono grazie alle rimesse dei parenti all’estero o a piccoli lavoretti in dollari.

Il dato più simbolico è quello dei “stipendi da fame”: il salario minimo legale è rimasto bloccato a 130 bolívar dal 2022, e con il cambio attuale vale circa 1 dollaro al mese, secondo la stampa locale e i dati ufficiali.

Il resto del reddito, per chi lavora nel settore pubblico, arriva sotto forma di bonus discrezionali pagati dal governo, spesso intorno ai 100–150 dollari, ma senza incidere su pensioni e indennità. Intanto il bolívar continua a svalutarsi e l’inflazione è di nuovo tra le più alte al mondo, con stime che parlano di oltre 270% nel 2025 e un tasso di povertà che sfiora l’86%.

In pratica, gran parte della popolazione – inclusi molti italo-venezuelani rimasti – vive in condizioni di estrema precarietà, con il carrello della spesa in dollari e gli stipendi in una moneta che non vale quasi più nulla.

Sul fronte politico, Nicolás Maduro è reduce da una rielezione fortemente contestata nel 2024, in cui l’opposizione e numerosi osservatori internazionali considerano vincitore l’oppositore Edmundo González, mentre il Consiglio Elettorale e la Corte Suprema – controllati dal governo – hanno convalidato la vittoria di Maduro per un terzo mandato.

Gli Stati Uniti non riconoscono la legittimità del risultato e hanno intensificato la pressione: nuove sanzioni, designazione del presunto “Cartel de los Soles” come organizzazione terroristica, accuse di narco-terrorismo contro Maduro e i suoi alleati, e una crescente presenza militare USA nei Caraibi con operazioni contro presunte barche del narcotraffico.

Negli ultimi giorni Donald Trump è arrivato a evocare “l’opzione militare” e a minacciare Maduro “con la via facile o quella difficile”, alimentando i timori di un’escalation regionale.

Quanto può resistere Maduro a queste pressioni?

Se guardiamo agli ultimi dieci anni, il chavismo ha dimostrato una straordinaria capacità di sopravvivenza, grazie a tre pilastri: controllo stretto delle forze armate e degli apparati di sicurezza; sostegno (politico, economico e in parte militare) di alleati esterni come Russia, Cina, Iran e Cuba; frammentazione e persecuzione sistematica dell’opposizione interna.

Allo stesso tempo, però, la combinazione di crisi economica permanente, isolamento internazionale e minaccia militare esterna rende il sistema sempre più fragile. A breve termine, è probabile che Maduro resista: il costo di un intervento USA diretto sarebbe altissimo e il potere interno è ancora saldamente nelle sue mani. Nel medio periodo, però, la vera domanda non è solo cosa farà Washington, ma quanto a lungo la società venezuelana – inclusa la comunità italo-venezuelana – potrà continuare a vivere con salari da 1 dollaro al mese, inflazione alle stelle e nessuno sbocco politico credibile.

La storia recente di Venezuela insegna che i regimi autoritari possono restare a lungo, ma che ogni nuova crisi economica e ogni passo in più verso il confronto militare aumentano il rischio di rotture improvvise e difficili da controllare.




Incendio a Hong Kong: nessun italiano coinvolto

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hong kong 1024x610Hong Kong è stata scossa da uno dei più gravi incendi residenziali della sua storia recente. Le fiamme, divampate nel complesso Wang Fuk Court nel distretto di Tai Po, hanno rapidamente avvolto le torri abitative alimentate da un’impalcatura esterna in bambù utilizzata per lavori di ristrutturazione. Il bilancio è pesantissimo: decine di vittime accertate, oltre duecento dispersi e centinaia di famiglie evacuate. Le autorità locali hanno classificato l’episodio come incendio di livello massimo, mentre proseguono senza sosta le operazioni di soccorso e l’inchiesta per accertare le responsabilità. Tre persone, tra cui dirigenti della ditta edile, sono già state arrestate con l’accusa di negligenza grave.

La comunità italiana: nessuna segnalazione ufficiale di coinvolti

Al momento, secondo le informazioni disponibili, non risultano italiani coinvolti tra vittime, feriti o dispersi. La comunità italiana residente a Hong Kong — stimata in alcune centinaia di persone — ha seguito con forte preoccupazione gli sviluppi, ma né i gruppi locali né le autorità consolari hanno diffuso segnalazioni di connazionali colpiti dalla tragedia. La situazione rimane comunque fluida e in costante aggiornamento; le nostre redazioni continueranno a monitorare la comunicazione delle autorità locali e dei media internazionali, pronti a informare tempestivamente in caso emergano elementi nuovi.

Vicini alla comunità colpita: una tragedia che riguarda tutti gli espatriati

Oltre ai numerosi morti e dispersi, l’incendio ha lasciato centinaia di famiglie senza casa, mettendo in evidenza ancora una volta la vulnerabilità degli espatriati e delle comunità internazionali che vivono in grandi centri urbani asiatici. La tragedia riapre il dibattito sulla sicurezza degli edifici in ristrutturazione, sulle responsabilità delle imprese e sulla tutela degli affittuari, temi che toccano da vicino anche molte altre comunità straniere nel mondo.

Fatti Nostri esprime vicinanza alla popolazione colpita e invita gli italiani residenti nella regione a mantenersi informati tramite fonti ufficiali e contatti consolari.




Il femminicidio è un nuovo reato: ecco cosa prevede la legge

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violenza donne minori 1024x576L’aula della Camera ha approvato in via definitiva il disegno di legge ‘Introduzione del delitto di femminicidio e altri interventi normativi per il contrasto alla violenza nei confronti delle donne e per la tutela delle vittime’. I sì sono stati 237, nessun no e nessun astenuto.

Il provvedimento all’articolo 1 prevede, tra l’altro, che “chiunque cagiona la morte di una donna quando il fatto è commesso come atto di odio o di discriminazione o di prevaricazione o come atto di controllo o possesso o dominio in quanto donna, o in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo o come atto di limitazione delle sue libertà individuali è punito con la pena dell’ergastolo”. E ancora: “Quando ricorre una sola circostanza attenuante ovvero quando una circostanza attenuante concorre con taluna delle circostanze aggravanti di cui al secondo comma, e la prima è ritenuta prevalente, la pena non può essere inferiore ad anni ventiquattro. Quando ricorrono più circostanze attenuanti, ovvero quando più circostanze attenuanti concorrono con taluna delle circostanze aggravanti di cui al secondo comma, e le prime sono ritenute prevalenti, la pena non può essere inferiore ad anni quindici”.

Dunque ergastolo per chi uccide una donna in quanto donna. È il cuore della nuova legge, che riconosce come movente di reato ogni forma di dominio, controllo o possesso sulla vittima, inclusi i casi in cui il gesto nasce dal rifiuto di una relazione o dalla volontà di limitarne la libertà personale. Il passaggio recepisce i principi della Convenzione di Istanbul e si allinea alle normative già esistenti in alcuni Paesi europei come Cipro, Malta, Croazia e Belgio.

Il testo interviene anche sugli strumenti di prevenzione e indagine: le misure del Codice rosso escono dal limite dei 45 giorni per le intercettazioni e il braccialetto elettronico raddoppia la sua “distanza di sicurezza”, attivandosi già a un chilometro.

Capitolo importante anche quello della giustizia penale. Per i condannati per femminicidio, i benefici carcerari verranno concessi solo dopo una valutazione accurata della condotta, basata su un’osservazione di almeno un anno da parte di professionisti. Per i minori responsabili di tali reati, la durata dei permessi premio viene ridotta. E in caso di modifiche alle misure cautelari, non solo la vittima ma anche i suoi familiari verranno informati dal giudice: un’attenzione in più per chi resta esposto al rischio.

Sul fronte dei diritti civili, si registrano altre novità: le ragazze dai 14 anni in su potranno rivolgersi ai centri antiviolenza senza l’autorizzazione dei genitori e il patrocinio a spese dello Stato viene garantito anche a chi ha subito un tentato femminicidio, persino in deroga ai limiti di reddito.

La legge dedica un intero pacchetto di interventi, quindici in totale, agli orfani di femminicidio. Arriva un registro nazionale per monitorarne le condizioni, si semplifica l’accesso ai fondi economici e sanitari e si istituisce un supporto psicologico strutturato. Previsto anche il diritto alla deindicizzazione, per proteggere la privacy dei minori, e una formazione specifica per chi lavora al loro fianco. Le stesse tutele si estendono ai figli di donne sopravvissute a tentativi di femminicidio, ma incapaci di occuparsi dei bambini per i traumi subiti.

Sul fronte giudiziario e sanitario arrivano percorsi formativi obbligatori sulla violenza di genere. Nei tribunali, il giudice dovrà impedire domande che possano ledere dignità e decoro della vittima, per evitare quella “seconda violenza” che troppo spesso avviene nelle aule di giustizia.

Agenzia DIRE – www.dire.it




La riforma della cittadinanza proposta dal MAIE: la lingua italiana come ponte tra generazioni

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merlotirelliborghese25camera.jpgIl dibattito sulla cittadinanza italiana torna al centro dell’attenzione, soprattutto nelle comunità italiane del Nord America, Centro America e Caraibi. La nuova proposta di legge presentata dal MAIE introduce un tema fondamentale: il ruolo della lingua italiana nella trasmissione dell’identità nazionale alle generazioni nate e cresciute all’estero.

La proposta garantirebbe la cittadinanza automatica a figli e nipoti di italiani, mentre richiederebbe un certificato di lingua italiana B1 a partire dalla terza generazione. Un cambiamento che molti temevano potesse costituire un ostacolo. Ma è davvero così?

Lingua italiana: non un limite, ma una forma di appartenenza

Per una larga parte della nostra comunità, il nuovo requisito non rappresenta affatto una barriera. Al contrario, è percepito come una prova seria di legame culturale, un modo per dimostrare di non cercare “un passaporto in più”, ma di voler davvero far parte della storia e delle radici della propria famiglia.

Molti italo-discendenti, infatti, rivendicano con orgoglio la propria italianità: studiano l’italiano, mantengono tradizioni, celebrano la cucina, la cultura e il patrimonio familiare. Ottenere un livello B1, ovvero una conoscenza di base ma concreta della lingua, è un traguardo ampiamente alla portata di chi desidera davvero la cittadinanza.

In altre parole: non è un ostacolo, è un ponte.

Perché il test linguistico è un valore aggiunto

  • Rafforza il senso di appartenenza: la lingua è il primo elemento identitario condiviso da una comunità.

  • Crea continuità con le radici: molte famiglie hanno perso l’italiano nel corso delle generazioni; il test spinge a recuperarlo.

  • Favorisce l’integrazione in Italia di chi desidera trasferirsi per studio o lavoro.

  • È un livello “raggiungibile”: non parliamo di italiano avanzato, ma di un livello intermedio, già richiesto in molte altre procedure di cittadinanza europee.

Molti italiani all’estero lo ricordano: i nostri nonni sono partiti parlando solo italiano (e spesso dialetto), e il loro primo gesto per integrarsi fu imparare la lingua del Paese che li ospitava. Oggi, il percorso si completa al contrario: chi desidera riconquistare la cittadinanza dei suoi antenati dimostra impegno e amore studiando l’italiano.

Un messaggio alla nostra comunità nelle Americhe

Nel contesto degli Stati Uniti, del Canada, del Messico, della Repubblica Dominicana e di tutta l’America Latina, dove vivono milioni di italo-discendenti, il requisito linguistico va visto come un’opportunità e non come una punizione.

È anche un invito a:

  • rafforzare i corsi di italiano nelle associazioni locali,

  • coinvolgere scuole e centri culturali,

  • lavorare in rete con consolati, Comites e istituzioni italiane all’estero.

Una comunità che parla italiano è una comunità che rimane viva, visibile e rilevante anche nei rapporti con l’Italia.

La proposta MAIE introduce certamente una novità, ma lo fa seguendo una logica chiara: valorizzare la nostra identità, non restringerla. Chiedere alle nuove generazioni di conoscere l’italiano non è un freno: è un modo per dire che l’Italia è più di un documento — è cultura, storia, sentimenti e memoria familiare.

E chi desidera davvero diventare cittadino italiano non teme un test linguistico: lo accoglie come un atto d’amore verso la propria patria d’origine

 




Italia. Famiglia nel bosco, il ministero: “Il percorso di istruzione era regolare”

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famiglia bosco chieti 1024x576Il percorso di istruzione dei bambini della famiglia che viveva nei boschi di Palmoli era regolare. Come è stato scritto un po’ ovunque, i genitori avevano scelto per loro l’homeschooling, un percorso previsto dalla Costituzione italiana che prevede di studiare autonomamente a casa e poi di sostenere un esame annuale, in una scuola di riferimento, per verificare l’apprendimento del programma scolastico. A dire che la situazione scolastica dei bambini era regolare (o meglio quello della bambina più grande che ha otto anni, perchè gli altri ne hanno appena sei), è il ministero dell’Istruzione e del Merito. Che in una nota scrive: “”Al Ministero risulta regolarmente espletato l’obbligo scolastico attraverso l’educazione domiciliare legittimata dalla Costituzione e dalle leggi vigenti e tramite l’appoggio ad una scuola autorizzata. La conferma è arrivata dal dirigente scolastico dell’istituto scolastico di riferimento per il tramite dell’ufficio scolastico regionale”.

SALVINI: “SU OBBLIGO SCOLASTICO ALTRA NOTIZIA FAKE”

“Altra notizia fake smontata, motivo in più perché quei bimbi tornino al più presto nella loro casa nel bosco per crescere sereni, imparare, sorridere e giocare”, scrive sui social il vicepremier Matteo Salvini commentando la notizia dell’assolvimento dell’obbligo scolastico da parte della famiglia che vive nel bosco, in provincia di Chieti.

agenzia DIRE – www.dire.it




USA, Florida. I colori della bandiera italiana illuminano la Freedom Tower di Miami

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lambasciatore ditalia a washington peronaci in florida immagine15 294x223L’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti, Marco Peronaci, ha concluso la sua visita di tre giorni in Florida, accompagnato dal Console Generale d’Italia a Miami Michele Mistò. Una missione preceduta dall’incontro, lunedì scorso a Washington, con il Governatore Ron DeSantis, durante il quale è stato concordato di rafforzare la già solida cooperazione tra Italia e Florida. In particolare, è stato sottolineato il comune impegno a dare ulteriore slancio alla già eccellente collaborazione economica, culturale e scientifico-tecnologica. “Tra Italia e Florida esistono ecosistemi imprenditoriali, commerciali e manifatturieri sempre più integrati, che hanno il potenziale per crescere ulteriormente”, ha sottolineato l’Ambasciatore Peronaci. “Gli incontri che ho avuto in questi giorni confermano la grande voglia di Italia in uno degli Stati americani più dinamici e in più forte crescita: esistono grandi opportunità per le nostre imprese, che tutte le articolazioni del Sistema Italia sono pronte a sostenere”, ha aggiunto. La visita si è aperta con una visita alla Freedom Tower, uno dei simboli più emblematici della città di Miami, che è stata poi illuminata di verde, bianco e rosso in omaggio all’Italia e al significativo contributo della comunità italo-americana allo sviluppo della città. Nel corso della sua missione, l’Ambasciatore ha incontrato la Sindaca della Contea di Miami-Dade, Daniella Levine Cava, e la Direttrice del Porto di Miami, Hydi Webb, con cui si è recato al terminal passeggeri MSC. Costruito da Fincantieri, il terminal MSC a Miami è il più grande e tecnologicamente avanzato del mondo, che con il suo design iconico è considerato una vetrina del saper fare italiano. Peronaci ha visitato a Fort Lauderdale la sede di Azimut Benetti e quella di Sanlorenzo Americas, tra i più importanti gruppi al mondo nel settore della nautica. Eccellenze italiane che sono espressioni dell’alta gamma e dell’innovazione italiana nel mondo: unendo tradizione cantieristica, capacità industriale e visione internazionale, le imbarcazioni prodotte dai nostri marchi sono vere e proprie bandiere del “Made in Italy” in tutto il Sud-Est degli Stati Uniti e non solo. Nel corso della riunione con il personale del Consolato Generale, dell’Istituto Italiano di Cultura e dell’Ufficio ICE, l’Ambasciatore ha ringraziato tutto il team Italia a Miami per gli eccellenti risultati raggiunti, anche a fronte della crescita costante della nostra collettività in tutta la circoscrizione, con numeri che hanno fatto di Miami il secondo Consolato degli Stati Uniti per numero di iscritti all’AIRE. Dall’incontro con la collettività italiana, i membri del Comites, gli imprenditori, gli accademici e scienziati italiani, sono emersi diversi spunti per mettere a sistema le competenze e le esperienze italiane in Florida. Particolarmente proficua è stata anche la riunione con le principali imprese attive nel Sud-Est degli Stati Uniti, durante la quale l’Ambasciatore ha confermato l’impegno di tutte le istituzioni, in linea con la strategia di diplomazia per la crescita del Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Esteri Tajani, a favorire le migliori condizioni di mercato per l’internazionalizzazione delle nostre imprese. La Florida è il quarto Stato più importante degli USA per PIL (1500 miliardi di dollari) e la sedicesima economia al mondo. L’interscambio totale tra la Florida e l’Italia nel 2023 è stato pari a 4,8 miliardi di dollari. La Florida è salita al quarto posto fra gli Stati USA che importano prodotti italiani, con un totale di importazioni di 3,8 miliardi di dollari, ed è lo Stato ove opera il maggior numero di imprese italiane negli Stati Uniti, oltre 400. Nel corso della missione dell’Ambasciatore, che ha coinciso con le attività organizzate dal Consolato Generale in occasione della X Settimana della Cucina Italiana nel Mondo, si segnalano gli incontri con la comunità scientifica e, in particolare con il Prof. Camillo Ricordi, Direttore del Diabetes Research Institute (DRI) dell’Università di Miami, uno dei principali centri di ricerca al mondo dedicati alla cura definitiva del diabete. Alla riunione hanno partecipato numerosi esponenti di altissimo livello nel campo della ricerca e dell’applicazione medica di avanguardia negli Stati Uniti. (Inform)




Avviato l’esame della proposta di legge per l’esenzione IMU delle abitazioni in Italia dei connazionali all’estero iscritti all’Aire

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aula panoramica gif w485 h1 485x223L’Aula di Montecitorio ha avviato la discussione sulla  proposta di legge di Toni Ricciardi ed altri relativamente alle modifiche della legge 160/2019 in materia di equiparazione del regime fiscale nell’applicazione dell’imposta municipale propria relativamente a immobili posseduti nel territorio nazionale da cittadini iscritti nell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, nonché delle abbinate proposte di legge Di Giuseppe, Onori, Billi, Lovecchio, Manes, Borrelli ed altri. Nel suo intervento il relatore Toni Ricciardi (Pd- ripartizione Europa), ha spiegato che con questo provvedimento si ridefinisca un percorso volto a sanare un’incongruenza normativa: “Stiamo parlando degli immobili, delle case o, se volete, della prima casa di coloro che vivono all’estero, che si sono trasferiti all’estero; generalmente, se analizzassimo la fattispecie, stiamo parlando di persone – tutti nelle nostre famiglie abbiamo avuto qualcuno che è partito per l’estero – che, dopo dieci, vent’anni di duro lavoro, sacrificio, utilizzavano le cosiddette famose rimesse per costruirsi la casa nel proprio Paese di partenza”.  “La casa nella cultura italiana è quel patrimonio indiscusso, se volete forse anche identitario, nella quale tutte e tutti si riconoscono. Era il segno tangibile di un sacrificio fatto al di fuori dei confini nazionali affinché si potesse, un giorno, immaginare un rientro, un ritorno e soprattutto la costruzione di un benessere per i propri cari”, ha rilevato Ricciardi auspicando quindi la risoluzione di quello che ha definito come “un problema atavico”. I relatore ha menzionato gli scritti di Francesco Saverio Nitti che, nel 1888, dà alle stampe il suo “L’emigrazione italiana e i suoi avversari”, nel quale si vuole sottolineare l’assenza, la mancanza di una legge organica che disciplini l’emigrazione italiana, che sia in grado di quantificarla e qualificarla. Ricciardi ha ricordato come l’emigrazione da questo Paese, così è stata almeno per oltre un secolo, partiva soprattutto dai piccoli comuni, soprattutto dalla provincia italiana. “E noi sappiamo benissimo quale sia il patrimonio edilizio che si concentra soprattutto nei comuni al di sotto dei 5.000 abitanti”, ha aggiunto Ricciardi facendo presente che in oltre il 70 per cento dei comuni italiani ritroviamo sempre più spesso case vuote o abbandonate. “E molte volte esattamente proprio quegli immobili appartengono agli italiani che vivono all’estero o a dei figli che li hanno ereditati e che, purtroppo, come dire, non riescono a coprire il pagamento dell’IMU”, ha sottolineato il deputato invitando a riflettere sul fatto che i cittadini italiani all’estero non siano cittadini di serie B. “Meritano e hanno la dignità di essere trattati alla pari di tutti gli altri”, ha puntualizzato Ricciardi sostenendo che tale provvedimento prevede che per la fattispecie degli italiani all’estero si possa riconoscere un diritto. “Auspico e credo – ha aggiunto il deputato – che avremo l’opportunità di giungere a un’approvazione all’unanimità di questo provvedimento – le opposizioni, insieme alla maggioranza, discutono, dialogano con i colleghi – e ringrazio tutte le elette e gli eletti all’estero che hanno contribuito, anche con le loro proposte che sono abbinate – si dà testimonianza, un messaggio al Governo rispetto al fatto che tutta la politica, su un tema centrale, ha avvertito la stessa sensibilità”. “La casa, essendo un bene primario, va tutelata: per questa ragione, invito tutte e tutti a esprimere, nel prosieguo del dibattito, un parere favorevole a questa proposta di legge”, ha suggerito Ricciardi. Ha poi preso la parola il deputato del Pd, eletto nella ripartizione America settentrionale e centrale,  Christian Di Sanzo che ha sottolineato come questa proposta normativa sia stata recepita favorevolmente da tutti i gruppi politici, con grande spirito di condivisione. “Insieme ad essa, vi sono abbinate le proposte di quasi tutti i gruppi politici, inclusi tutti i partiti della maggioranza. È una proposta che nasce da un’esigenza semplice ma fondamentale: riconoscere pienamente i diritti dei nostri connazionali residenti all’estero e farlo non solo sul piano simbolico, culturale, storico, ma anche su quello pratico e su quello fiscale. È un’iniziativa che interviene sul trattamento fiscale degli immobili posseduti dagli italiani iscritti all’anagrafe degli italiani residenti all’estero, l’AIRE, correggendo un problema che, per troppo tempo, ha gravato su cittadini che, pur vivendo all’estero, continuano a mantenere nel nostro Paese beni, affetti e radici”, ha precisato Di Sanzo aggiungendo a sua volta come la prima casa in Italia venga considerata un bene fondamentale e come lo sgravio sulla prima casa sia già a beneficio di tutti i residenti in Italia. “Con questa proposta vogliamo semplicemente equiparare lo stesso trattamento ai nostri cittadini residenti all’estero”, ha precisato il deputato sottolineando come dalla fine dell’800 ad oggi, circa 30 milioni di italiani abbiano lasciato il nostro Paese in cerca di opportunità, lavoro e dignità . “Hanno costruito ponti tra l’Italia e il mondo, hanno creato associazioni e imprese e hanno reso il nostro Paese più grande dei suoi confini geografici, hanno sofferto, hanno lavorato e hanno sperato. Hanno amato l’Italia anche quando l’Italia sembrava averli dimenticati. L’emigrazione italiana non è un capitolo accessorio della nostra storia, è la nostra storia”, ha ribadito Di Sanzo precisando come ad oggi gli italiani all’estero iscritti all’AIRE sono oltre 6,5 milioni: una comunità che è di fatto la ventunesima regione d’Italia, distribuita in oltre 190 Paesi nel mondo. Di Sanzo ha anche ricordato il dato emerso dall’ultimo rapporto RIM della Fondazione Migrantes: ci sono state 155mila partenze solo nel 2024, con una mobilità che si è fatta più circolare e complessa. “Quindi non stiamo parlando di una legge di qualcuno o di una legge per qualcuno, ma di una legge per l’Italia, per gli italiani: un esempio di unità che merita di essere evidenziato e che sottolinea come il tema delle nostre comunità all’estero debba e possa essere affrontato con logiche trasversali a tutti i partiti. In un tempo in cui la politica a volte viene descritta come conflitto permanente, questo provvedimento ci dimostra che il Parlamento sa essere luogo di ascolto, di visione e di decisione condivisa per le nostre comunità all’estero”, ha rammentato Di Sanzo. A seguire l’intervento del deputato Andrea Di Giuseppe (FDI- ripartizione America settentrionale e centrale) che ha spiegato come non si sta dibattendo soltanto su un’imposta, quale appunto l’IMU, bensì si stia dibattendo su quale rapporto si voglia avere con milioni di italiani che vivono fuori dai confini nazionali, ma che continuano ostinatamente a sentirsi parte di questa comunità nazionale. “Stiamo dicendo loro, in modo semplice ma molto chiaro: lo Stato vi vede, vi riconosce e smette di trattare la vostra casa d’origine come un lusso da tassare, ma come un ponte tra l’Italia e il mondo. Perché dietro ogni riga di questo provvedimento non ci sono solo numeri: ci sono dei volti, ci sono delle storie, ci sono delle famiglie, ci sono dei sacrifici. Ci sono persone che, mentre noi parliamo, dall’altra parte dell’Oceano o del mondo stanno seguendo questi lavori con la speranza che, per la prima volta, lo Stato non li consideri cittadini di serie B”, ha sottolineato Di Giuseppe rimarcando che la proprietà immobiliare ha un valore affettivo, spesso legato alla casa d’origine, alla casa dei genitori o dei nonni, alla quale conseguentemente si riflette anche un legame con la specifica comunità territoriale. “Per tanti connazionali la casa in Italia non è un investimento speculativo: è un luogo da dove sono partiti i loro nonni, molte volte con la valigia di cartone; è il luogo dove tornando ritrovano una lingua, un dialetto, un odore, una chiesa, un cimitero dove sono sepolti i loro affetti”, ha aggiunto Di Giuseppe evidenziando che le nuove generazioni, spesso professionisti qualificati, considerano la casa d’origine un porto sicuro: “un’Itaca alla quale sperano di fare ritorno”. “Quegli italiani che vivono a New York, a Toronto, a San Paolo, a Sydney o a Londra non sono un problema amministrativo: sono una parte della nostra Nazione che si è spostata fisicamente ma non si è mai staccata davvero e la casa in Italia spesso è il loro ultimo filo diretto con il territorio d’origine”, ha proseguito Di Giuseppe tornando alla questione dell’IMU che rappresenta un aspetto cruciale sia per le comunità storiche che per i giovani italiani all’estero. “Il pagamento di questa imposta ha spesso scoraggiato il mantenimento e la valorizzazione degli immobili di famiglia provocando, specialmente nei piccoli comuni, un impoverimento territoriale e immobiliare progressivo. Iniziative come il turismo delle radici cercano di invertire questa tendenza, riportando luce ai borghi e preservando storie che oggi costituiscono orgoglio e identità per le comunità italiane nel mondo”, ha sottolineato il deputato. (Inform)

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