Papa Leone XIV loda i vescovi Usa sui migranti: scontro a distanza con Trump

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cq5dam 1763372871“Apprezzo moltissimo quanto detto dai vescovi. È una dichiarazione importante. Inviterei in particolar modo tutti i cattolici e tutte le persone di buona volontà ad ascoltare quello che hanno detto. Credo che dobbiamo cercare maniere di trattare la gente con umanità rispettando la loro dignità”. Con queste parole Papa Leone XIV ha commentato il recente comunicato della Conferenza episcopale americana sulla situazione dei migranti negli Usa.

I vescovi americani hanno votato quasi unanimemente il messaggio (216 sì, 5 no, 3 astensioni) nel quale si legge fra l’altro il dissenso dalla “campagna indiscriminata di deportazione” e una preghiera per “la fine alla retorica di disumanizzante e di violenza”. Si tratta di parole abbastanza dure sulla gestione dei migranti dell’amministrazione di Donald Trump anche se il nome del presidente non viene menzionato nel comunicato.

I comunicati dell’intera Conferenza episcopale sono atipici. L’ultimo in tempi recenti è avvenuto nel 2013 durante l’amministrazione di Barack Obama. In quel caso l’immigrazione era anche al centro del messaggio poiché i vescovi incoraggiavano una riforma comprensiva sull’immigrazione. Allo stesso tempo però i vescovi dissentivano da un aspetto dell’Obamacare, la riforma sanitaria approvata nel 2010, perché includeva nelle polizze la copertura sulla contraccezione. Nel 2013 i vescovi avevano dunque virato sia a sinistra che a destra.

Alcuni si aspettavano una reazione della Conferenza episcopale molto prima considerando la campagna brutale dell’amministrazione Trump sulle deportazioni che dura da parecchi mesi. Il cardinale Mark Seitz della diocesi di El Paso, Texas, ha spiegato a Amna Nawaz della Pubblic Broadcasting System (Pbs) che non è facile per i 300 vescovi raggiungere un consenso, specialmente considerando la lingua precisa del comunicato. C’è poi da ricordare che i vescovi americani hanno due correnti tra conservatori che supportano la politica di Trump e quelli che vi si oppongono. Il loro presidente è l’arcivescovo di Oklahoma City Paul Coakley, eletto poche settimane fa. L’arcivescovo Coakley, considerato conservatore, ha sconfitto il centrista Daniel Flores, vescovo di Brownsville, Texas, il quale è stato eletto vicepresidente.

La Conferenza dei vescovi americani in molti aspetti riflette idee politiche dei fedeli che pendono anche se non in maniera schiacciante a destra. Nell’elezione presidenziale del 2024 hanno supportato Trump invece di Kamala Harris (55%-43%). La politica di Trump però ha avuto un effetto e in un recente sondaggio del Pew Research Center solo il 42% dei cattolici adesso approva l’operato di Trump.

Si capisce dunque la riluttanza della Conferenza episcopale e di Papa Leone XIV di indirizzare frecciate direttamente a Trump per non inasprire i rapporti con la Casa Bianca. Ciononostante alcune voci dell’amministrazione hanno reagito dandoci un’idea della posizione del governo. La prima è stata quella di Tom Homan, considerato lo zar della campagna di deportazione, il quale ha semplicemente detto che la Chiesa si sbaglia. Inoltre Abigail Jackson, vice portavoce della Casa Bianca ha dichiarato che il presidente Trump “sta mantenendo la sua promessa di deportare i criminali alieni illegali”.

Il problema della reazione della Jackson è che tutte le informazioni venute a galla ci indicano che la stragrande maggioranza degli individui deportati non sono criminali. Le retate hanno anche coinvolto individui con cittadinanza americana che sono stati trattati come criminali. Inoltre per cercare di raggiungere i milioni di deportati promessi in campagna elettorale gli arresti avvengono quasi dappertutto, incluso luoghi pubblici, posti di lavoro, e persino fuori dalle aule dei tribunali dove i migranti si recano per completare le loro pratiche di residenza legale. I numerosi video in circolazione ci danno un’idea della disumanizzazione discussa dai vescovi e da Papa Leone. Il Pontefice ha riconosciuto che se ci sono “persone negli Usa senza diritto legale, ci sono misure appropriate. Ci sono i tribunali. C’è un sistema giudiziario”. In effetti, il Papa ha giustamente additato al problema fondamentale della politica sui migranti di Trump. Con l’approvazione della Corte Suprema i diritti civili e umani non vengono rispettati poiché gli individui arrestati vengono condannati dagli agenti senza nessun rispetto dei diritti invocati dal Papa.




Addio a Ornella Vanoni

premio marisa bellisario

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ORNELLA VANONI

Se n’è andata Ornella Vanoni, una delle artiste più riconoscibili e amate della musica italiana. La cantante è morta nella sua abitazione di Milano, dove un arresto cardiocircolatorio l’ha colpita nella tarda serata. Con lei scompare una figura che, con la sua voce vellutata e la sua personalità brillante, ha attraversato generazioni lasciando un’impronta indelebile nella cultura popolare.

GLI ESORDI E LA CARRIERA

Nata a Milano il 22 settembre 1934, Vanoni ha debuttato nel 1956 avviando una carriera lunghissima, segnata da continue trasformazioni e da una presenza scenica capace di rinnovarsi senza perdere autenticità. Cantante, attrice, volto televisivo: la sua eleganza interpretativa e la capacità di raccontare emozioni con poche note l’hanno resa una figura cardine della musica leggera.

Ornella Vanoni al Festival di Napoli del 1964

Nel corso di oltre settant’anni ha pubblicato più di cento progetti discografici fra album, EP e raccolte, raggiungendo oltre 55 milioni di copie vendute e consolidando il suo ruolo fra le artiste italiane di maggior successo.

I GRANDI SUCCESSI

La sua carriera è costellata di brani che sono diventati classici: ‘Senza fine’, ‘Che cosa c’è’, ‘L’appuntamento’, ‘Tristezza’, ‘Una ragione di più’, ‘Io ti darò di più’ e ‘La musica è finita’, presentata al Festival di Sanremo nel 1967. Una voce immediatamente riconoscibile, capace di essere insieme morbida e incisiva, elegante e profondamente emotiva.

COLLABORAZIONI E SPERIMENTAZIONI

Dalle Canzoni della mala agli arrangiamenti jazz, dalla bossa nova al pop d’autore, Vanoni ha sperimentato generi diversi con naturalezza. Indimenticabile la collaborazione con Toquinho e Vinicius de Moraes nell’album ‘La voglia, la pazzia, l’incoscienza, l’allegria’ del 1976.

Nel corso degli anni ha lavorato con artisti italiani come Gino Paoli (suo grande amore), Paolo Conte, Fabrizio De André, Ivano Fossati, Lucio Dalla, Renato Zero e Riccardo Cocciante, fino ad arrivare a collaborazioni più recenti con Bungaro, Pacifico e Francesco Gabbani.

TELEVISIONE E PERSONALITÀ

Oltre alla musica, Vanoni è diventata un volto amato della televisione italiana. Negli ultimi anni le sue apparizioni, soprattutto nei talk show e nei programmi di intrattenimento, da Fabio Fazio in poi, l’hanno fatta conoscere alle nuove generazioni per la sua ironia irresistibile, le confessioni spontanee, la sincerità disarmante. Una presenza capace di trasformare ogni intervento in momento di leggerezza e verità.

SANREMO E I RICONOSCIMENTI

Otto partecipazioni al Festival di Sanremo, un secondo posto e tre quarti posti con brani rimasti nella memoria collettiva.

Nel 1999 è stata la prima artista a ricevere il Premio Città di Sanremo alla carriera. Ha conquistato inoltre due Premi Tenco e una Targa Tenco, e nel 2022 ha ricevuto un Premio Tenco Speciale, istituito appositamente per celebrarne la carriera.

agenzia Dire – www.dire.it




Il MAIE presenta un nuovo Progetto di legge sulla cittadinanza

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merlo borghese tirelli camerSi è svolta , presso la Sala stampa della Camera dei Deputati, la presentazione di una proposta di legge sulla cittadinanza targata Maie depositata in Parlamento dall’On. Franco Tirelli, deputato del Movimento Associativo Italiani all’Estero eletto nella ripartizione America Meridionale. Nel corso dell’incontro il Presidente del Maie Ricardo Merlo  ha spiegato come questa proposta si proponga di modificare il decreto legge emanato recentemente dal Governo sulla cittadinanza. “Questa è una proposta equilibrata e alternativa che l’Italia deve accogliere anche perché, con la crisi demografica, avremo un Paese multiculturale ma senza italiani”, ha sottolineato Merlo riferendosi al fatto che l’attuale legge restringe la platea fra gli italiani all’estero che possono acquisire e trasmettere la cittadinanza . Merlo ha anche ribadito che la proposta è stata pensata insieme al deputato Franco Tirelli e al senatore Mario Borghese. Dal canto suo il deputato Tirelli ha ricordato che con la nuova proposta tornerebbe la possibilità del riconoscimento della cittadinanza italiana indipendentemente dal luogo di nascita ma con il vincolo dell’acquisizione del certificato B1 di conoscenza della lingua italiana. “Questo progetto è una risposta a quanti chiedevano una riformulazione di questa legge”, ha aggiunto Tirelli citando anche il possibile intervento della Corte costituzionale su questa norma. Il sentore del Maie Mario Borghese, eletto nella ripartizione America Meridionale,  ha spiegato che si tratta di una proposta di legge equilibrata perché difende i diritti degli italiani all’estero e al contempo la promozione della lingua italiana, il cui apprendimento dovrebbe essere almeno di livello B1 per l’ottenimento della cittadinanza: il tutto considerando anche che ciò valorizzerebbe ancora di più la rete degli istituti e delle scuole che divulgano la lingua italiana nel mondo. Borghese ha anche invitato a copiare il modello di crescita positivo che c’è ad esempio nella vicina Spagna dove sempre più italiani vanno a vivere. Segnalato anche il problema, soprattutto in Sud America, della registrazione dei minori presso i consolati su cui il senatore ha auspicato una possibile proroga della data ultima fissata per maggio 2026. “Sappiamo che la legge si doveva cambiare ma non in questo modo: andava aggiornata ma senza queste limitazioni inopportune anche per la questione demografica”, ha spiegato Merlo criticando anche la scelta di usare per questa materia lo strumento del decreto legge. Secondo il Presidente del Maie l’elaborazione di questa legge   avrebbe dovuto coinvolgere Comites e Cgie, ma soprattutto passare per il Parlamento senza la  modalità del decreto d’urgenza. In sostanza la proposta del MAIE vorrebbe il riconoscimento automatico della cittadinanza per la prima e la seconda generazione, a prescindere dal luogo di nascita degli attori chiamati in causa, mentre a partire dai pronipoti occorrerebbe presentare il livello B1di conoscenza della lingua italiana. “È incredibile che ci possano essere famiglie nelle quali un fratello è italiano e l’altro no”, ha sottolineato Merlo segnalando anche il problema di come la legge abbia introdotto in qualche modo anche lo“ius soli”, nel momento in cui determina il luogo di nascita come discrimine. (Inform)




Al Senato l’incontro “Italiani nel mondo: cittadinanza e identità – Come cambiano regole, tutele e servizi”

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cittadinanzadiscendenza“Italiani nel mondo: cittadinanza e identità – Come cambiano regole, tutele e servizi”, questo il tema del convegno che si è svolto a Roma presso la Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro del Senato. L’incontro è stato organizzato, su iniziativa del senatore del Maie Mario Borghese (ripartizione America Meridionale), in collaborazione con l’Associazione Europa Mediterraneo ETS e l’Associazione Il Sud del Mondo ETS. A moderare gli interventi è stato chiamato Raffaele Barberio, Direttore di IF – Italia nel Futuro. Nel suo intervento introduttivo il senatore Borghese ha rilevato come la tematica della cittadinanza riguardi milioni di connazionali all’estero e di discendenti italiani. Secondo il senatore la nuova norma sulla cittadinanza, entrata in vigore nel maggio 2025,  rischia di penalizzare allo stato attuale i nostri connazionali all’estero. Borgese si è anche detto fiducioso sulla possibilità di modificare questa norma, segnalando come in proposito si stia lavorando per sensibilizzare il governo e tutto il Parlamento.

A seguire è intervenuto Armando De Bonis, Presidente di “Europa Mediterraneo ETS”, che ha ricordato come questo sodalizio nasca con l’obiettivo di promuovere progetti sociali, culturali e scientifici, in grado di ridurre le diseguaglianze e contrastare le forme di emarginazione. “Operiamo prevalentemente – ha precisato De Bonis – nell’area Euro-Mediterranea, considerato da sempre un crocevia di popoli, culture e storie che si intrecciano. Oggi abbiamo l’occasione di riflettere insieme su questioni fondamentali: come stanno cambiando le regole sulla cittadinanza? Quali tutele sono garantite a chi vive, lavora e costruisce la propria identità al di fuori dell’Italia? Come migliorare servizi e rappresentanza per una comunità italiana nel mondo sempre più vasta, dinamica e complessa? In quest’ottica, l’Associazione Europa Mediterranea ha avviato un percorso di ricerca e divulgazione sulla cittadinanza”. De Bonis, dopo aver rilevato che l’attuale quadro normativo sulla cittadinanza sta cambiando, ha segnalato alcune novità della nuova legge come ad esempio il riordino delle norme sulla trasmissione della cittadinanza per discendenza con l’introduzione del limite alla seconda generazione, e la possibilità di revoca della cittadinanza in caso di condanne per reati particolarmente gravi, misura prevista esclusivamente per le naturalizzazioni. Ha poi preso la parola Giuseppe Galati, Responsabile Scientifico de “Il Sud del Mondo ETS”: “Abbiamo inteso organizzare insieme con l’associazione Europa Med questa iniziativa – ha spiegato Galati – perché l’introduzione di questo decreto del governo del 27 marzo 2025 ha aperto un dibattito che ovviamente vede da una parte chi lo ritiene restrittivo, mentre per l’esecutivo rappresenta un modo per stabilire un legame più stretto sulla cittadinanza”. Galati ha anche segnalato come il limite alla seconda generazione per la trasmissione della cittadinanza abbia inciso sulle aspettative dei discendenti all’estero.

Nel corso del suo intervento il deputato del Pd Toni Ricciardi, eletto nella ripartizione Europa, ha sottolineato la necessità di modificare l’attuale legge sulla cittadinanza che va incidere anche sui principi fondamentali della rappresentanza. Il deputato, dopo aver espresso rammarico sul fatto che oggi si cerchi di intervenire su questa legge “dopo che i buoi sono scappati”, ha rilevato come durante l’ter del provvedimento sia stato introdotto qualche miglioramento al testo, ad esempio per la tempistica di registrazione dei nuovi nati. Ricciardi ha anche criticato la scelta del governo che ha utilizzato per la regolamentazione di questa materia la strada del decreto legge d’urgenza. Il deputato si è anche detto contrario all’introduzione per le richieste della cittadinanza del solo modello cartaceo.  Ricciardi ha inoltre dato diponibilità a sostenere una proposta di legge di modifica della norma sulla cittadinanza che provenga anche da una forza di maggioranza, purché non vi siano distingui o differenziazioni territoriali nel testo e si possa fare fronte comune su tutto. A seguire è intervenuta la Segretaria Generale del Cgie Maria Chira Prodi che ha in primo luogo illustrato la struttura del Consiglio Generale, ricordando come questo organo di rappresentanza sia chiamato a dare pareri obbligatori su tutti i temi di interesse degli italiani all’estero. Un parere che non è stato preventivamente richiesto nel caso del decreto legge sulla cittadinanza. “In quel periodo – ha ricordato Prodi – il Consiglio Generale aveva già messo tra i punti prioritari della propria azione la modifica della legge di cittadinanza, perché non era una novità per nessuno che vi fosse un tema da risolvere”.  “Siamo poi arrivati a giugno alla nostra Plenaria con una proposta in favore di una legge che prevedesse una cittadinanza consapevole, basata anche sulla conoscenza della nostra lingua”, ha proseguito la Segretaria Generale ricordando poi le aperture avute dal Capo dello Stato e dal Ministro Tajani su possibili modifiche alla legge sulla cittadinanza. Prodi ha inoltre  sottolineato come il Cgie abbia oggi una postura di attesa speranzosa verso possibili interventi di modifica della nuova legge sulla cittadinanza da parte del Parlamento e della Corte Costituzionale.  Per quanto riguarda invece la scarsa attenzione della stampa non specializzata per le questioni degli italiani all’estero, la Segretaria Generale ha sottolineato come, a fronte di un’emigrazione che rappresenta ormai 12% della popolazione nazionale, questa realtà dovrebbe essere trattata serenamente a livello mediatico nazionale.

A seguire è intervenuto il Vice Segretario Generale Cgie per l’America Latina Mariano Gazzola che ha rilevato come in uno stato di diritto sia impensabile che un discendente con identità italiana non possa essere anche cittadino. Gazzola ha poi auspicato, dicendosi speranzoso, che nuova legge sulla cittadinanza, che non tiene conto del vincolo identitario e affettivo, venga cambiata dalla politica prima che dai tribunali.   Il Vice Segretario ha inoltre ricordato che i Paesi che ospitano il più alto tasso di discendenza italiana si trovano in sud America, ovvero il Brasile e Argentina.

“La cittadinanza, e dobbiamo capirlo perché è il principio da cui partire, – ha affermato Silvana Mangione, Vice Segretario Generale Cgie per i Paesi Anglofoni extraeuropei – è una questione di diritti e di doveri. Finora la possibilità di riconoscimento ha riconosciuto maggiormente, scusate il gioco di parole, i diritti che abbiamo. E questa è stata una limitazione che ha creato una discussione e una comprensione anche negativa di quanto stava succedendo”, alla luce di una fruizione anche utilitaristica della cittadinanza che però ha riguardato solo alcuni casi. La Vice Segretaria Generale ha inoltre ricordato il prezioso contributo dato al Sistema Italia dai nostri connazionali grazie alla fruizione dei buoni prodotti italiani. Magione, dopo aver rilevato che la questione dei “cervelli in fuga abbia finito per oscurare l’antica storia dell’emigrazione italiana,  ha segnalato il rischio che l’Italia possa creare un mondo di apolidi di origine italiana che non abbiano la possibilità di essere cittadini. Nel suo intervento Ricardo Merlo, Presidente del Maie e consigliere del Cgie, ha sottolineato come la nuova legge sulla cittadinanza, proprio in un momento di forte calo demografico in Italia, riduca la possibilità per i discendenti nati all’estero di acquisire la cittadinanza italiana. Merlo, pur riconoscendo la necessità di modificare la precedente legge sulla cittadinanza, ha evidenziato però come questa nuova norma non tenga in considerazione la storia di tanti emigrati all’estero che hanno molto aiutato l’Italia. L’ex Sottosegretario ha infine segnalato la presentazione da parte del deputato Tirelli del Maie di un disegno di legge volto a migliorare l’attuale normativa sulla cittadinanza. Dal canto suo Delfina Licata, ricercatrice e curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, ha spiegato come il RIM cerchi di descrivere quelle persone migranti che dovrebbero essere al centro della politica, anche in considerazione del fatto che la situazione della mobilità italiana è ad oggi poco conosciuta. Licata ha inoltre sottolineato come l’Italia sia un Paese di mobilità plurima dove l’immigrazione e l’emigrazione non si sono mai fermate, facendo vivere al nostro Paese un’epoca migratoria fluida. La ricercatrice ha anche evidenziato come non si possa parlare solo di “cervelli in fuga”, poiché il 66% delle persone che oggi vanno all’estero possiedono un titolo di studio medio- basso. Tra gli altri interventi segnaliamo quello di Benedetto Della Vedova , Segretario di Presidenza della Camera dei Deputati. “Sono rimasto molto stupito quando è arrivato il decreto legge sulla cittadinanza.  – ha affermato l’ex Sottosegretario agli Esteri  – Sapevo che c’era materia su cui intervenire, c’erano alcune norme che non potevano andare avanti così, ma si è passati dal niente al tutto”. Della Vedova ha anche  rilevato come, a fronte della crisi demografica italiana che i politici fingono di non vedere, le nuove regole restrittive sulla cittadinanza per gli italiani all’estero impongano una riflessione che consenta di rimediare alla scelta fatta. (Nicolina Di Benedetto- Inform)

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Il MAIE a Congresso in Costarica. Odoguardi: “Vinceremo le elezioni Comites e quelle politiche nel 2027”

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odoguardi colosseoPer la prima volta nella storia, la Costa Rica ospiterà il Congresso del MAIE (Movimento Associativo Italiani all’Estero), un appuntamento che riunirà rappresentanti, leader comunitari e coordinatori del continente americano il prossimo 23 novembre 2025.

A questo importante evento sarà presente naturalmente il presidente del Movimento, Ricardo Merlo, oltre al vicepresidente MAIE Vincenzo Odoguardi. Ci saranno inoltre il Coordinatore del MAIE per l’America Centrale, Giuseppe Cacace (anche presidente del Comites locale) e la coordinatrice nazionale MAIE CR, Paola Ceccon.Il Congresso accoglierà i coordinatori MAIE del Nord e Centro America: Enrico Bombarda (Cuba), Andrea Cecchi (Bahamas), Antonio Mariniello (Messico), Giuseppe Viji ed Eduardo Brocato (Honduras), Dennis Casco (Florida), Jorge Gallo (Canada), Sebastian Marcucci (Guatemala).

Giuseppe Cacace
Giuseppe Cacace

“Il Congresso – spiega Paola Ceccon, coordinatrice nazionale MAIE CR – sarà una piattaforma per discutere temi cruciali come la cittadinanza, i servizi consolari, la promozione della cultura italiana all’estero e il futuro politico degli italodiscendenti nel continente”.

Paola Ceccon
Paola Ceccon

“Il MAIE – dichiara il vicepresidente Odoguardi – nasce dalla comunità ed è al suo servizio. Questo congresso è un segnale chiaro della nostra vicinanza agli italiani nel mondo. Soprattutto, è una tappa fondamentale del percorso che ci porterà ad essere più che preparati alle sfide che verranno: per esempio, le elezioni dei Comites e poi quelle politiche che – a scanso di imprevisti – si terranno nel 2027. In quelle occasioni, siamo convinti fin d’ora di raggiungere l’obiettivo che ci siamo preposti: la vittoria”, conclude Odoguardi.

L’evento includerà inoltre saluti istituzionali in videoconferenza da parte di importanti figure della politica italiana, tra cui l’On. Maurizio Lupi (Presidente Noi Moderati), il Senatore e Vicepresidente MAIE Mario Borghese, il deputato MAIE Franco Tirelli e Antonio Iachini, Coordinatore MAIE delle Americhe.

Secondo quanto dichiarano gli organizzatori, il Congresso MAIE in Costa Rica sarà “un momento fondamentale per la rappresentanza degli italiani all’estero”. Ricordiamo che in Costa Rica in occasione delle ultime elezioni, sia quelle Politiche che quelle dei Comites, il MAIE ha ottenuto ottimi risultati, essendo in assoluto la forza politica più votata dagli italiani residenti e conquistando il Comites.

da italiachiamaitalia.it




Conferenza Internazionale dell’Italofonia, Maria Chiara Prodi (CGIE): La sinergia tra le istituzioni e le comunità all’estero rappresenta una ricchezza straordinaria

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italofonia prodi immagine18Nel corso della Tavola rotonda “Italofonia come comunità di valori e dialogo” svoltasi nell’ambito della Conferenza Internazionale dell’Italofonia ha preso la parola la Segretaria Generale del Cgie Maria Chiara Prodi. “Delle volte in Italia – ha affermato la Segretaria Generale – noi siamo capaci di grandi intuizioni e poi ci dimentichiamo di essere stati degli innovatori. Ecco allora voglio segnalarvi che nel 2026 festeggeremo 40 anni dall’istituzione dei Comites, ovvero il primo livello di rappresentanza delle comunità italiane all’estero, In qualsiasi circoscrizione consolare ci siano almeno 3000 connazionali, allora troviamo i Comitato degli Italiani all’Estero con un gruppo di volontari eletti. I Comites poi eleggono i rappresentanti del Consiglio generale degli italiani all’estero, un organismo che compirà 35 anni e che rappresenta le nostre comunità nel mondo presso tutti coloro che mettono in atto delle politiche per gli italiani all’estero”. Prodi, dopo aver sottolineato l’importanza di mettere la diaspora italiana al servizio delle relazioni internazionali del nostro paese e della promozione della lingua e della cultura italiana, ha segnalato l’interesse di Kaja Kallas, l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, per la trasmissione del senso di cittadinanza europea attraverso le diaspore fuori dall’Unione Europea. “Noi abbiamo avuto questa grande capacità – ha aggiunto Prodi – di istituzionalizzare le comunità all’estero e l’abbiamo fatto proprio per cercare di renderle attive e operative rispetto alle nostre istituzioni di tutti i livelli, ovvero non solo il Parlamento o il ministero ma anche i comuni, le regioni. E è proprio questa sinergia tra le istituzioni e le comunità all’estero in tutta la loro diversità che fa questa ricchezza straordinaria”. La Segretaria Generale ha poi sottolineato come la legge sui Comites di 40 anni fa abbia permesso di avere informazioni su eventuali problematiche o fattispecie positive delle varie aree del mondo e di avviare di concerto progetti specifici. “Penso che la lingua e la cultura – ha poi rilevato Prodi – siano proprio quegli strumenti che possono dare nuovo slancio anche di partecipazione e di educazione alla pace e alla convivenza, come è stato ricordato da quasi tutti questa mattina.. Per quanto riguarda l’incontro odierno – ha continuato il Segretario Generale – pensavo all’immagine dei cerchi concentrici: i cittadini italiani che vivono in Italia, i cittadini italiani che vivono all’estero, poi quelli che sono appunto italofoni e che imparano la nostra lingua e si aggiungono al cerchio precedente attraverso l’amore per la lingua, fino ai famosi italici evocati da Piero Bassetti, coloro che amano la cultura italiana magari senza conoscere la nostra lingua. Avere questa immagine per me è molto promettente perché abbiamo cerchi concentrici che si alimentano nelle relazioni gli uni con gli altri, in una idea di complessità, complementarietà, collaborazione e sinergia che probabilmente può essere veramente una chiave di successo e di collaborazione dal punto di vista progettuale. Ecco, io credo – ha aggiunto Prodi – che una giornata come quella di oggi ci dia uno slancio verso obiettivi a cui tendere tutti insieme, attraverso strumenti di collaborazione che tengano a mente le specificità di ciascuno”. “In questo ambito vorrei veramente invitarvi – ha poi aggiunto la Segretaria Generale – a guardare il potenziale degli italiani all’estero come immediatamente disponibile, intrecciato con le altre comunità e i potenziali italofoni”. Dopo aver ribadito l’importanza di uno spazio istituzionale per una diaspora che comunque oggi è molto cambiata grazie alla facilità di viaggiare e alle nuove tecnologie di comunicazione, Prodi ha evidenziato: “dopo 40 anni siamo ancora capaci di essere un progetto innovativo e di esempio per il mondo. Vorrei incoraggiare anche chi magari ha diaspore inferiori alla nostra – che raggiunge ormai 7 milioni e 300 mila persone, quindi il 12% della popolazione italiana – di muoversi in questa direzione perché veramente in questo mondo interconnesso e complesso le persone in mobilità sono poi quelle che spesso hanno anche uno sguardo di costruzione di un mondo di pace, Nell’esperienza migratoria – ha concluso la Segretaria Generale – c’è grande prospettiva e penso che sia un contributo del quale non si possa fare a meno. Un’esperienza che mettiamo al servizio delle istituzioni”. (Nicolina Di Benedetto- Inform)




AIRE, sanità e “rientri strategici”: la verità sulla zona grigia che nessuno vuole affrontare

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Negli ultimi giorni, dopo l’avvio della discussione parlamentare sulla proposta di legge che imporrebbe 2.000 euro l’anno agli italiani iscritti all’AIRE residenti in Paesi extra-UE per poter accedere al Servizio Sanitario Nazionale, è esplosa una domanda molto semplice e molto scomoda:

«E se rientrassi in Italia, riprendessi la residenza, mi facessi curare,
e poi tornassi all’estero senza reiscrivermi all’AIRE?»

È la domanda che circola nelle chat degli italiani in America Latina, Africa e Asia. Una domanda che nasce dalla paura di una misura percepita come punitiva nei confronti di chi vive in Paesi dove gli stipendi medi sono di poche centinaia di dollari al mese.

Ma questa domanda merita una risposta onesta, non ideologica.

La residenza “di ritorno”: un’area grigia che esiste davvero

La legge italiana è chiara: per essere residenti bisogna avere dimora abituale in Italia.
Eppure, nella pratica, migliaia di persone rientrano ogni anno per:

  • operazioni programmate,
  • visite specialistiche,
  • cure oncologiche,
  • riabilitazioni,
  • o per ottenere farmaci molto costosi.

Una volta riacquisita la residenza, si rientra automaticamente nel SSN e si ha diritto a tutte le cure necessarie, senza ticket aggiuntivi.

Questo accade perché il sistema sanitario italiano non è un’assicurazione privata:
non chiede “prova di presenza”, non controlla quanto tempo vivi davvero nel Paese, non revoca retroattivamente le prestazioni già erogate.

Dopo le cure, molti ripartono. E il sistema non se ne accorge.

Il punto centrale, il vero nodo politico, è questo:

Se ricevi cure mentre sei residente, quelle cure rimangono valide anche se dopo riparti e non torni più.

Il massimo che può accadere, a distanza di mesi:

  • il Comune ti cancella la residenza perché non ti trova;
  • l’ASL chiude il medico di base per irreperibilità;
  • oppure ti arriva una comunicazione che ormai non leggerai nemmeno, perché vivi all’estero.

Ma:

Le cure già ricevute non vengono annullate.
Nessuno ti chiede indietro visite o interventi ordinari.
Non esiste un recupero automatico dei costi.

Solo in casi eccezionali (trapianti, oncologia avanzata, interventi costosissimi) l’ASL può attivare accertamenti – ma riguarda numeri microscopici.

La verità, scomoda per lo Stato, è che il sistema non ha strumenti per impedire che questo accada.

Perché la proposta della quota annuale è nata?

Proprio perché migliaia di italiani nel mondo già utilizzano questa “zona grigia”.

Il legislatore vede:

  • chi rientra per operarsi,
  • chi sfrutta la residenza temporanea,
  • chi dopo le cure riparte.

E quindi tenta una misura rigida e generalizzata:
far pagare 2.000 euro l’anno a tutti gli italiani AIRE dei Paesi extra-UE.

Una sorta di “assicurazione obbligatoria” retroattiva.

Ma questa proposta ignora completamente due realtà:

1. Gli stipendi nei Paesi extraeuropei

In Repubblica Dominicana, come in gran parte dell’America Latina, uno stipendio comune oscilla fra 200 e 500 dollari al mese.
Non esiste possibilità concreta di pagare 2.000 euro all’anno.

2. La mobilità reale degli italiani nel mondo

Molti vivono all’estero, ma la loro “casa di cuore”—e spesso la loro unica possibilità sanitaria per malattie serie—rimane l’Italia.

Un rischio politico: colpire i più deboli, non i furbi

Chi già “approfitta” della residenza di ritorno continuerà a farlo: basta rientrare per qualche mese, riattivare la residenza, curarsi e poi ripartire.

Chi invece verrebbe punito dalla quota annuale?

  • i pensionati in America Latina,
  • i lavoratori a basso reddito,
  • gli italiani che vivono in Paesi con sanità carente,
  • chi ha malattie croniche e non può permettersi assicurazioni private.

La vera stortura è che si tenta di colpire un fenomeno complesso con un martello invece che con un bisturi, creando una nuova ingiustizia invece di risolvere quella precedente.

La domanda finale è politica, non burocratica

Lo Stato italiano vuole davvero spingere milioni di cittadini AIRE:

  • a rientrare “di corsa” per non pagare?
  • a cancellarsi temporaneamente dall’AIRE?
  • a tornare residenti solo per non essere tassati per la sanità?

O vuole creare una sanità a pagamento solo per gli italiani all’estero più poveri?

Perché, tolte le parole, questa legge rischia di fare proprio questo.

Il dibattito non può ignorare la realtà:

La residenza temporanea per cure esiste.
Il SSN non revoca cure già erogate.
Chi non potrà pagare cercherà comunque soluzioni alternative.
Una tassa fissa di 2.000 euro colpirebbe i più deboli, non i “furbi”.

Se l’Italia vuole davvero tutelare i suoi cittadini nel mondo, deve costruire un sistema equo, sostenibile e moderno, non punitivo.

Perché gli italiani all’estero non sono un costo:
sono una risorsa che lo Stato non può permettersi di perdere

 




Al via oggi la prima Conferenza dell’Italofonia

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prima conferenza internazionale italofonia 768x432Si apre oggi a Villa Madama la prima Conferenza dell’Italofonia, un nuovo appuntamento pensato per consolidare il ruolo internazionale della lingua italiana come veicolo di cooperazione e crescita condivisa.

Il Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani, assieme al Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, al Presidente della Società Dante Alighieri Andrea Riccardi e al Sottosegretario di Stato per l’Istruzione e il Merito Paola Frassinetti, accoglierà oggi alcuni amici internazionali della lingua italiana, quali il Capo del Dipartimento Federale degli Affari Esteri della Svizzera Ignazio Cassis, il Direttore Generale dell’AIEA Rafael Mariano Grossi, il Vice Primo Ministro sloveno Matej Arčon, il Ministro degli Esteri romeno Oana Toiu, il Ministro degli Esteri kosovaro Donika Gërvalla Schwarz, il Ministro degli Esteri somalo Abdisalam Abdi Ali, il Presidente della NIAF Robert Allegrini e l’Inviato ONU per la Sicurezza Stradale Jean Todt.

L’iniziativa mira a riunire istituzioni e realtà culturali con l’obiettivo di dare vita a una rete stabile che valorizzi l’italiano nei campi della diplomazia, della cultura e dell’economia.

Nel corso dei lavori verrà presentato il documento che istituirà formalmente la nuova Comunità dell’Italofonia, un quadro di collaborazione che mira a rafforzare il dialogo tra i Paesi coinvolti e a sostenere chi promuove lo studio dell’italiano nel mondo. La Conferenza conferma la volontà dell’Italia di far della propria lingua non solo un patrimonio culturale, ma anche uno strumento di pace, intesa e sviluppo.




L’addio alla vita e le ultime volontà delle Kessler

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gemelle kessler 1Hanno danzato per tutta la vita una a fianco all’altra e così hanno chiuso gli occhi insieme e le loro ceneri riposeranno nella stessa urna. All’indomani della scomparsa di Alice ed Ellen Kessler, a 89 anni, fa discutere tutto il mondo la loro scelta di dire addio alla vita “in un passo a due”, in modo consapevole e dignitoso. Per farlo, si erano rivolte alcuni anni fa alla principale associazione tedesca che si occupa di suicidio assistito, pratica a cui l’Italia è lontana anni luce. Ma non la Germania, il paese delle gemelle più famose del globo. “Siamo un’organizzazione per i diritti civili e la tutela dei pazienti che, fin dalla sua fondazione nel 1980, si impegna a tutelare il diritto all’autodeterminazione dell’individuo per tutta la vita”: così si presenta sinteticamente la Dghs, acronimo di “Deutsche Gesellschaft fuer humanes Sterben”. La sua portavoce, Wega Wetzle, racconta su “Repubblica” come la morte assistita sia stata l’esito di un lungo percorso compiuto da Alice ed Ellen.

IL MEDICO E IL LEGALE, LA ‘PROCEDURA’

“Avevano fatto la domanda anni fa ed erano state seguite da un legale e da un medico perché dovevamo essere certi che la loro decisione fosse libera e responsabile”: entrambi i professionisti erano presenti ieri, nella residenza delle due donne al momento della loro morte congiunta. E anche la data dell’addio alla vita era stata scelta da tempo: non che il 17 novembre rappresentasse qualcosa in particolare per le gemelle Kessler, ritiene Wetzle, piuttosto perché “è la procedura per il suicidio assistito che ha bisogno di tempo. E in questo periodo le persone che hanno fatto la scelta vengono seguite da un legale e da un medico che decidono insieme se ci sono i presupposti”. Ecco appunto, la ‘procedura’. Sta tutto in questa parola il senso del suicidio assistito scelte dalle due ex show girl: non è stato certo un gesto d’impulso ma è stato meditato, preparato, programmato.

LE VISITE

E la procedura è fatta di una prima visita di un legale che ha lo scopo di assicurarsi che la decisione sia maturata in un tempo “sufficiente” e che vi siano i presupposti: ovvero che sia una scelta libera, non influenzata da malattie psichiatriche. Quindi segue la visita di un medico, sempre finalizzata a comprendere che la scelta sia maturata come “decisione libera e responsabile”. Ed è anche quello che prevede la sentenza della Corte costituzionale che ha legalizzato il suicidio assistito. Dopo queste prime due visite, Alicia ed Ellen sono state seguite anche successivamente dai due professionisti per accertarsi che nel corso della ‘procedura’ non insorgessero dubbi o ripensamenti.

L’ULTIMA DOMANDA, L’INIEZIONE FATALE E L’ARRESTO CARDIACO

Quindi, una volta arrivato il giorno scelto dalle Kessler, medico e legale sono arrivati insieme nella residenza delle donne. “È il medico a preparare l’infusione, ma deve essere rigorosamente il paziente a girare la valvola perché le venga iniettata”, spiega Wega Wetzle. Prima dell’iniezione, per l’ultima volta, viene posta la fatidica domanda: se si è consapevoli di quello che si sta per fare e se si è intenzionati davvero a farlo. Si fa quindi una prova con la soluzione salita e – solo ala fine- si procede alla iniezione legale, fatta autonomamente. Così la somministrazione endovenosa del farmaco anestetico ad alto dosaggio, il tiopentale, in breve tempo porta all’arresto cardiaco e circolatorio. Senza sofferenze. Le sorelle Kessler si sono semplicemente addormentate per l’ultima volta. La procedura prevede quindi che il medico accerti la morte e poi viene chiamata la polizia per darne comunicazione.

“IN GERMANIA SI PUÒ MORIRE CON DIGNITÀ”

Alla domanda sul perché le due gemelle abbiano scelto di morire tramite suicidio assistito, Wetzle risponde vaga: “Credo avessero preso questa decisione per vari motivi”. E che questa notizia abbia avuto una tale risonanza è importante, sottolinea la portavoce: “Magari farà capire a molti che non è necessario andare in Svizzera, che si può morire con dignità anche in Germania”.

IL TESTAMENTO REDATTO 20 ANNI FA, COSA PREVEDE

Secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco Bild, nell’aprile del 2024, le gemelle avevano espresso in una intervista le loro ultime volontà: “Un giorno vorremmo essere sepolte nella stessa urna”. Non solo: l’urna doveva essere quella che conteneva anche le ceneri della loro madre Elsa e del loro cane Yello, un barboncino biondo. Le stesse volontà sono state messe su carta già 20 anni fa: “È quello che abbiamo disposto nel nostro testamento”, ha specificato Ellen Kessler. Si presume quindi che ora verranno rispettati i loro desiderata. Incluse le questioni di eredità, confermate nel testamento e anche in un libro recente, Goldene Jahre (anni d’oro), dove hanno spiegato a chi avrebbero destinato il loro patrimonio. Non avendo figli, né nipoti, hanno designato come eredi diverse Ong: Medici senza Frontiere, la Missione Cristoffel per i ciechi, Gut Aiderbichl, l’Unicef e i Malteser. Tutti gli averi delle gemelle più famose del mondo finiranno così in beneficenza.

(photo credit: danzaeffebi/web)

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La carbonara-fake al market del Parlamento Ue, Lollobrigida chiede controlli

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carbonara fake 1024x576“Sorvolando sulla pancetta nella Carbonara… tutti questi prodotti rappresentano il peggio dell’Italian Sounding. È inaccettabile vederli sugli scaffali del market del Parlamento Europeo. Ho chiesto di avviare subito le verifiche”. Lo scrive sui social il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida che proprio nella giornata di ieri ha partecipato a Bruxelles al Consiglio dei ministri europei dell’Agricoltura e della Pesca.

Il post è accompagnato da diverse foto scattate tra gli scaffali dell’esercizio commerciale interno al Parlamento Ue: il ministro del Made in Italy mostra così barattoli di sugo alla Carbonara e all’Arrabbiata e persino alla ‘Bolognaise’ griffati da improbabili bollini tricolori e scritte dal calibro di “italiaanse pancetta” e “aux dignos de Calabria”.

LA DENUNCIA DEL MASAF: “DANNI ALL’IMMAGINE DELLE PRODUZIONI ITALIANE”

La segnalazione sui social del ministro dell’agricoltura, della Sovranità alimentare e della Foreste è stata poi ripresa da una nota istituzionale del Masaf che ha sottolineato come la presenza di tali prodotti all’interno del market del Parlamento Europeo “possono confondere i consumatori e danneggiare l’immagine delle produzioni italiane”.
Si tratta inoltre di una violazione grave perchè “a livello normativo, quando un prodotto venduto in un paese europeo usa bandiera tricolore o richiami all’Italia pur non essendo italiano, può configurare una presentazione ingannevole ai sensi del Reg. 1169/2011 art. 7”, spiega il ministero. E “in questi casi l’ ICQRF può intervenire tramite segnalazione iRASFF alle autorità europee competenti”, prosegue il dicastero agricolo.
Lollobrigida quindi “ha chiesto verifiche immediate per scongiurare ogni forma di evocazione impropria dell’italianità che danneggi la reputazione del vero Made in Italy agroalimentare”, conclude la nota Masaf.

COLDIRETTI: LO SCANDALO ‘ITALIAN SOUNDING’ COSTA AL PAESE 120 MLD

Lo scandalo dei falsi prodotti italiani costa al nostro Paese la somma di 120 miliardi di euro all’anno, con il paradosso che i maggiori falsificatori delle eccellenze tricolori sono i paesi industrializzati. A denunciarlo è la Coldiretti nel commentare il post del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida sul fatto che sugli scaffali del market del Parlamento europeo ha trovato una serie di salse e sughi che richiamano alcune delle più note specialità nazionali, dalla carbonara all’arrabbiata.

NON SOLO CARBONARA E SUGHI

Proprio la carbonara, denunciata dal titolare del Masaf, è una delle ricette più ‘taroccate’ all’estero, dall’uso della panna in Belgio o del bacon al posto del guanciale nei Paesi anglosassoni, fino all’ uso negli Stati Uniti del formaggio Romano al posto del pecorino. Ma desta curiosità anche la presenza sugli scaffali del sugo alla bolognese, una specialità ‘acchiappa turisti’ che nel nostro Paese non ha di fatto una tradizione.
Per colpa del cosiddetto ‘italian sounding’ nel mondo più due prodotti agroalimentari tricolori su tre sono falsi senza alcun legame produttivo ed occupazionale con il nostro Paese, secondo la Coldiretti. In testa alla classifica dei prodotti più taroccati i sono i formaggi a partire dal Parmigiano Reggiano e dal Grana Padano, ma anche la mozzarella, il provolone, il gorgonzola, il Pecorino Romano, l’Asiago o la Fontina. Poi ci sono i nostri salumi più prestigiosi dal San Daniele alla mortadella, ma anche gli extravergine di oliva, le conserve e gli ortofrutticoli come il pomodoro San Marzano.

I PAESI PIÙ ‘COPIONI’ E LA TOP TEN DEI PRODOTTI FAKE

Se gli Stati Uniti sono i ‘leader’ della falsificazione, le imitazioni dei formaggi italiani sono molto diffuse dall’Australia al Sud America, ma anche sul mercato europeo. Una tendenza che è degenerata in alcuni Paesi dove sono stati messi addirittura sul mercato ‘magic box’ per la produzione casalinga dei formaggi, vini e salumi italiani più tipici in pochi giorni.
La top ten dei cibi made in Italy piu’ taroccati: 1. Mozzarella; 2. Parmigiano Reggiano e Grana Padano; 3. Provolone; 4. Pecorino Romano; 5. Salame; 6. Mortadella; 7. Sughi; 8. Vino; 9. Pesto; 10 Olio extravergine di oliva.

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