Addio ad Alice ed Ellen. Sono morte a 89 anni le gemelle Kessler. Avrebbero scelto il suicidio assistito

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gemelle kessler 1024x576Sono morte a 89 anni le gemelle Kessler. Le due donne si sono spente a Grünwald, vicino a Monaco di Baviera. A lanciare la notizia nel pomeriggio è stato il quotidiano tedesco Bild.

Il duo artistico che ha spopolato in Italia era nato il 20 agosto 1936 a Nerchau, in Sassonia. Nel nostro Paese vissero per 24 anni, a partire dal 1962, diventando protagoniste di varietà come Giardino d’inverno, Studio 1, Canzonissima.

Indimenticabili brani come “Da-Da-Umpa” e “La notte è piccola per noi”.

Inseparabili nella vita e sul palco, Alice ed Ellen avevano espresso a Bild il desiderio che le loro ceneri fossero mischiate a quelle della madre Elsa e a quelle del cagnolino Yello. Anche al Corriere della Sera, Ellen aveva spiegato: “Noi abbiamo chiesto di essere cremate e seppellite con nostra madre e il nostro barboncino Yellow. Però non credo sarà possibile perché in Germania c’è una legge molto severa sulla cremazione”.

Secondo quanto scrive Bild, la polizia è arrivata nell’abitazione delle due donne intorno a mezzogiorno, ma ha potuto solo constatare la morte delle 89enni. Gli agenti hanno subito escluso la possibilità che si trattasse di omicidio.

Secondo prime indiscrezioni non confermate, Alice ed Ellen avrebbero optato per il suicidio assistito. Le autorità tedesche non hanno rilasciato commenti al riguardo.




Comuni con poteri limitati: nella Repubblica Dominicana il decentramento resta sulla carta

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93b642bc d330 4f68 974c 2ae390ab3d39Nella Repubblica Dominicana, la legge 176-07 elenca con precisione le competenze dei Comuni.

Sulla carta sembrano molte. Nella realtà, però, è evidente quanto restino limitate rispetto ai bisogni reali di una città moderna.

Ecco cosa stabilisce l’Articolo 19, che definisce le competenze “proprie o esclusive” dei municipi:

  • regolamentazione del traffico urbano e rurale;
  • gestione dello spazio pubblico;
  • prevenzione ed estinzione degli incendi (e finanziamento dei vigili del fuoco);
  • pianificazione urbanistica e gestione del territorio;
  • manutenzione e uso di parchi e aree verdi;
  • norme igieniche e salute ambientale;
  • piccole infrastrutture urbane: pavimentazione urbana, strade rurali, marciapiedi, contenes, cammini vicinali;
  • tutela del patrimonio storico e culturale;
  • costruzione e gestione di mercati, fiere e mattatoi;
  • gestione dei cimiteri e servizi funerari;
  • installazione dell’illuminazione pubblica;
  • pulizia urbana;
  • raccolta e gestione dei rifiuti;
  • regolamentazione del trasporto pubblico urbano;
  • promozione dello sviluppo economico locale.

Letto così, il quadro sembra persino ampio. Ma il problema nasce osservando ciò che manca:
nessuna competenza in sanità, nessuna nel turismo, nessuna nella gestione dell’energia, del porto, della scuola, delle grandi opere, né dei principali servizi che determinano il destino economico e sociale di un territorio.

Le città hanno responsabilità minime e dipendono dal Governo centrale

Le competenze dei Comuni dominicani riguardano attività spesso marginali, quasi sempre di manutenzione o di regolamento, raramente di progettazione strategica.
Il risultato è un sistema amministrativo in cui le città — da Las Terrenas a Puerto Plata, da Santiago a Pedernales — non possono decidere quasi nulla sui grandi temi che contano davvero.

Per un progetto turistico serve il ministero.
Per un ospedale serve il ministero.
Per un ponte, una strada grande, un acquedotto, un porto, un aeroporto, un piano energetico, serve sempre il ministero.

I sindaci possono pulire, asfaltare qualche via, mettere l’illuminazione pubblica, gestire i rifiuti e poco più. Tutto il resto è centralizzato.

Il grande equivoco fiscale

In teoria, i Comuni dovrebbero essere motori di sviluppo.
Ma come, se le tasse locali non restano sul territorio, e la maggior parte delle entrate finisce al Governo centrale?

Il principio del decentramento — applicato in gran parte dei Paesi moderni — è semplice:

chi vive sul posto conosce meglio di chiunque altro ciò di cui la sua città ha bisogno;
e dunque deve poter decidere e gestire il proprio bilancio.

In Repubblica Dominicana, invece, accade l’opposto.

La domanda inevitabile: cos’è, per questo Paese, il “decentramento”?

Guardando la lista delle competenze, viene da chiedersi se il concetto di decentramento sia davvero compreso.
Non basta dire che i Comuni “gestiscono il territorio”: occorre dotarli di risorse, autonomia fiscale e poteri decisionali reali.

Perché senza queste tre condizioni, il decentramento rimane soltanto uno slogan.

Un Paese moderno ha bisogno di città protagoniste

Se la Repubblica Dominicana vuole crescere in modo equilibrato, deve riformare il ruolo dei municipi:

  • destinare ai Comuni una quota maggiore delle tasse prodotte nel territorio;
  • attribuire loro competenze reali in settori chiave come turismo, sanità locale, ambiente, prevenzione del rischio, mobilità e sviluppo economico;
  • permettere loro di pianificare direttamente progetti e investimenti strategici;
  • stabilire controlli trasparenti, per evitare sprechi e clientelismi.

Solo così si potrà parlare di “governo locale” in senso moderno.

Fino ad allora, i Comuni resteranno strutture operative ma non decisionali, con responsabilità minime e poteri insufficienti per guidare il futuro delle loro comunità.




Frana di fango nel goriziano: una persona estratta viva dalle macerie. Si cercano due dispersi

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foto singola sito 2025 11 17t083435.837 1024x576Alle prime luci dell’alba, dopo ore di pioggia intensa, a Brazzano di Cormòns, in Friuli Venezia Giulia, una porzione del Colle San Giorgio ha ceduto, precipitando sulle abitazioni. I media locali riferiscono di una persona estratta viva da sotto le macerie e trasportata d’urgenza all’ospedale di Udine con la frattura di una gamba. Si stanno cercando anche due dispersi: un tedesco di 35 anni e una donna di 80 anni. Sul posto sono intervenuti immediatamente Vigili del Fuoco, Protezione Civile, ambulanze e squadre specializzate USAR. Le operazioni sono rese difficili dalla grande quantità di fango e detriti che ha invaso la zona e che continua a rendere instabile l’intero fronte della frana.

“Le piogge di questa notte hanno causato gravi danni e problemi su tutto il nostro territorio. C’è una massiccia presenza di forze dell’ordine, vigili del fuoco, protezione civile che lavorano incessantemente- scrive sui social il sindaco di Cormons, Roberto Felcaro– Prestate molta attenzione quando vi mettete in auto perché alcune strade risultano ancora allagate e altre sono piene di detriti. Ho disposto la chiusura delle scuole per la giornata di oggi considerate le condizioni di viabilità e di rischio.Ci stiamo tutti adoperando per fronteggiare al meglio la situazione”.

Durante la notte, anche a Cascina Rinaldi, i vigili del fuoco hanno tratto in salvo anche un anziano rimasto bloccato nella sua auto finita in un fossato. Anche all’ospedale di Palmanova si registrano gravi criticità: gli scantinati sono stati invasi da circa mezzo metro d’acqua, costringendo il personale a intervenire per mettere in sicurezza locali e apparecchiature. Non ci sono rischi per i reparti né per i pazienti, ma i disagi rimangono considerevoli.

Secondo quanto riporta Udine Today, “la perturbazione ha colpito con violenza eccezionale la zona tra Palmanova, Manzano, San Giovanni al Natisone, Cormons e Prepotto, dove dalla serata di ieri fino alle 6 di questa mattina sono caduti circa 200 millimetri di pioggia. Sul resto della regione le precipitazioni sono state meno intense, ma la pioggia è proseguita ovunque, con particolare enfasi sulla fascia orientale”.

(Foto da X @Italia24HLive)

agenzia DIRE – www.dire.it




Tajani e Piantedosi alla presentazione del progetto pilota “Turismo delle Radici”

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tajani in missione a monaco e1738332103504 1024x823In vista della presentazione ufficiale degli interventi del “Turismo delle Radici” prevista il 21 novembre a Villa Madama, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi partecipano oggi alle 16:30 in Prefettura ad Avellino alla presentazione del progetto pilota dedicato alla provincia campana.

Il progetto prevede anche la valorizzazione dell’itinerario storico-religioso “Cammino di Guglielmo”, la realizzazione del Polo Museale “Migrantes”, la riqualificazione della Stazione di Avellino e la creazione di un hub intermodale con servizi turistici innovativi, oltre alla rifunzionalizzazione della storica tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio.

Dal 2022 la Farnesina è Amministrazione attuatrice della misura PNRR “Il Turismo delle Radici – Una strategia integrata per la ripresa del settore turistico nell’Italia post Covid-19”, che mira a rafforzare il legame tra circa 80 milioni di italiani all’estero, italo-discendenti e oriundi, e i territori d’origine, promuovendo al contempo un turismo sostenibile nei piccoli borghi e nelle aree rurali.

Sono state anche realizzate guide cartacee e digitali degli Itinerari del Turismo delle Radici (cinque volumi, ciascuno dedicato a quattro regioni) e una Convenzione con la RAI per la produzione di 20 puntate televisive sui piccoli comuni italiani.

Con il progetto pilota “Turismo delle Radici – Ritorno alle Antiche Dimore Irpine tra Conservazione e Innovazione”, si apre oggi una nuova fase, che sarà finanziata dal MAECI sul Fondo Sviluppo e Coesione (FSC) 2021 -2027. L’iniziativa, di cui la Provincia di Avellino sarà soggetto attuatore, propone un modello integrato per riportare in Irpinia le diverse generazioni di emigrati e gli italiani all’estero desiderosi di riallacciare il rapporto con i luoghi della propria storia familiare.

“Il 21 novembre a Roma – ha dichiarato il Ministro Tajani – illustreremo come questo modello verrà esteso ad altri comuni e realtà territoriali, nel Lazio e in Puglia. Il ritorno alle origini deve essere un’esperienza culturale, ma anche un viaggio fisico supportato da infrastrutture e servizi all’altezza dei nostri borghi storici”.




Si rafforza la cooperazione Italia-Messico sulla sicurezza

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modianofotopuntovert«Il partenariato strategico in ambito economico, politico, accademico e scientifico simboleggia concretamente la vicinanza tra Italia e Messico e, nel quadro di questa collaborazione sempre più stretta, risaltano anche le crescenti relazioni militari, che l’Italia desidera rafforzare».

Lo ha detto l’Ambasciatore Alessandro Modiano in occasione della Giornata delle Forze Armate presso l’Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico.

La cooperazione tra l’Arma dei Carabinieri e la Guardia Nazionale messicana —attraverso attività congiunte e addestramento nella lotta alla criminalità organizzata, nella tutela del patrimonio culturale e nella salvaguardia dell’ambiente— sarà ampliata con la presenza presso l’Ambasciata di un rappresentante della Guardia di Finanza italiana, specializzata nell’individuazione di flussi finanziari illeciti e nella lotta al riciclaggio di denaro, ha spiegato il diplomatico.

«Italia e Messico» —ha aggiunto— «sono Paesi alleati nel G20 e nelle Nazioni Unite, con una crescente vicinanza in ambito politico, ulteriormente rafforzata nel 2025 dalla visita in Messico del Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, accompagnato da oltre 120 aziende».

Durante la visita, ha ricordato Modiano, il Ministro Tajani ha incontrato i Ministri degli Esteri, dell’Economia, dell’Interno, della Sicurezza e del Turismo del Messico, oltre a rappresentanti del mondo culturale, accademico e della società civile.

«In questa giornata importante per il nostro Paese» —ha concluso l’ambasciatore— «desidero esprimere la mia particolare gratitudine per il lavoro svolto dall’Addetto Militare, Colonnello Andrea Intermite, e da tutto il personale dell’Addettanza, che con dedizione e spirito di servizio onora ogni giorno la bandiera italiana, rafforzando i legami di cooperazione con il Messico».

A sua volta, l’Addetto Militare, Colonnello dell’Arma dei Carabinieri Andrea Intermite, nel ricordare la dedizione e il sacrificio delle Forze Armate italiane, impegnate in «38 missioni e operazioni internazionali» con oltre 8.500 militari, ha ringraziato le Forze Armate messicane per la continua e professionale collaborazione, citando come momento culminante l’ottava sessione degli staff talks di luglio in Italia, durante i quali sono state gettate le basi per la cooperazione bilaterale nel 2026.

Puntodincontro.mx




Fabrizio Nicoletti è il nuovo Ambasciatore d’Italia in Argentina

fabrizio nicoletti

fabrizio nicolettiFabrizio Nicoletti ha assunto oggi l’incarico di Ambasciatore d’Italia a Buenos Aires. Subentra a Fabrizio Lucentini.

“Italia e Argentina – scrive il neo ambasciatore – sono profondamente legate da rapporti di amicizia e fratellanza. Il mio obiettivo è sviluppare ancora più opportunità per favorire il Sistema Paese”.

Nato a Catania il 3 aprile 1964, Fabrizio Nicoletti si laurea nel 1988 in Scienze politiche presso l’Università “LUISS” di Roma. Entra nella carriera diplomatica nel 1989 e dopo un primo incarico alla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Esteri, nel 1991 è Primo segretario commerciale all’Ambasciata a Mascate (Oman). Nel 1995 assume l’incarico di Console al Consolato a Friburgo in Brisgovia (Germania). Nel 1999 rientra alla Farnesina per prendere servizio alla Direzione Generale per gli Affari Economici e successivamente alla Direzione Generale per i Paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente. Nel 2001 è Console Generale a Karachi (Pakistan). Nel 2003, rientrato al Ministero, è a capo dell’Unità per i rapporti con le Organizzazione sindacali della Direzione Generale per il Personale. Nel 2002 svolge le funzioni di Vice Capo della Delegazione Diplomatica Speciale a Baghdad (Iraq). Rientrato a Roma al termine della missione, diviene Capo Ufficio Concorsi della Direzione Generale per il Personale. Nel 2005 è Capo Ufficio per gli aiuti d’emergenza della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo. Nel 2007 è Capo Ufficio per il bilancio e la programmazione della medesima Direzione Generale. Nel 2008 è Primo consigliere commerciale a Madrid (Spagna). Nel 2011 è nominato Ambasciatore ad Al Kuwait (Kuwait). Dal 2016 è a Roma a capo dell’Unità per la Cooperazione scientifica e tecnologica bilaterale e multilaterale, anche con il ruolo di Coordinatore per lo Spazio, della Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese. Nel 2017 è nominato Vice Direttore Generale per la Promozione del Sistema Paese e Direttore Centrale per l’innovazione e la ricerca. Nel 2021 è Ambasciatore a Panama con accreditamento anche a Basseterre (St. Kitts and Nevis), Port au Prince (Haiti), Saint John’s (Antigua e Barbuda), Bridgetown (Barbados), Roseau (Dominica), St. Georges (Grenada), Georgetown (Guyana), Castries (St. Lucia), Kingstown (St. Vincent e Grenadine), Port of Spain (Trinidad e Tobago), e anche alla ASC Associazione degli Stati Caraibici, CARICOM Caribbean Community e CARIFORUM Caribbean Forum.

Dal 13 novembre 2025 è Ambasciatore d’Italia presso la Repubblica Argentina.

È Cavaliere Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica dal 2006 e Gran Croce dell’Ordine Manuel Amador Guerrero della Repubblica di Panama. (Inform)




Giuditta Giorgio è la nuova Ambasciatrice d’Italia a Panama

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capturaGiuditta Giorgio ha iniziato oggi il mandato di Ambasciatrice d’Italia a Panama. Subentra a Fabrizio Nicoletti.

“Inizio oggi il mio incarico di Ambasciatrice d’Italia presso la Repubblica di Panama con senso di responsabilità ed entusiasmo. Panama e Italia condividono i valori fondanti della democrazia e la vocazione strategica di crocevia di connessioni e scambi tra popoli. Con la ‘squadra Italia’ a Panama, siamo impazienti di costruire nuove opportunità di crescita e di interscambio”.

Nata a Napoli il 21 gennaio 1981, Giuditta Giorgio si laurea nel 2003 in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Trieste. Dopo un Executive MBA alla Scuola di Business della Aalto University (già Helsinki School of Economics) a Seoul nel 2004 intraprende la carriera diplomatica.

Dopo primi incarichi alla Direzione Generale per il Mediterraneo e Medio Oriente e agli Affari Politici Multilaterali e Diritti Umani del Ministero degli Esteri, dove segue tematiche relative ai diritti fondamentali e alla moratoria della pena di morte in ambito Nazioni Unite, nel 2008 è Primo Segretario Commerciale all’Ambasciata d’Italia a Seoul, dove dirige l’Ufficio economico-commerciale e segue, tra l’altro, la conclusione dell’Accordo di Libero Scambio UE-Corea e il G20. Nel 2013 è alla Rappresentanza italiana all’Unione Europea dove è incaricata delle relazioni con il Parlamento Europeo e svolge anche funzioni di Vicepresidente del Gruppo di lavoro “Affari Generali” del Consiglio dell’UE nel semestre di Presidenza italiana (luglio-dicembre 2014). Nel 2016 rientra a Roma: presta servizio all’Ufficio del Consigliere Diplomatico del Presidente del Consiglio per tre anni: lavora sui dossier attinenti all’UE e alle relazioni politiche e commerciali con i Paesi dell’Asia, con focus su Cina, India e Giappone. Nel 2018 rientra alla Farnesina, al Gabinetto del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale: si occupa prevalentemente di preparare discorsi e interventi pubblici del Ministro in Italia e all’estero, in particolare sul versante del commercio internazionale. Nel 2021 è Primo Consigliere all’Ambasciata d’Italia a Washington DC: lavora a stretto contatto con la Capo Missione occupandosi di promozione culturale e di rapporti con il Congresso e politica interna statunitense.

Dal 13 novembre 2025 è Ambasciatrice d’Italia presso la Repubblica di Panama.

Dal 2022 è Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica. (Inform)




La fine dello shutdown: Trump malconcio, i democratici anche ma vedono luci sulle elezioni di midterm

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49627b98ef1ee70858bfbdf60683ce83 xlChuck Schumer “pensava di fratturare l’unità repubblicana ma i repubblicani hanno piegato lui”. Con queste parole Donald Trump ha caratterizzato il leader democratico del Senato che si è arreso, ponendo fine allo shutdown senza ottenere nulla dopo 40 giorni della chiusura dei servizi non essenziali del governo. Trump ha cantato vittoria ma in realtà i repubblicani sono usciti malconci dallo shutdown poiché nonostante la loro resa i democratici ci guadagneranno politicamente.

I sette senatori democratici che hanno votato per porre fine allo shutdown non sono riusciti ad ottenere il ripristino dei sussidi sanitari all’Affordable Care Act (ACA, Obamacare). Con la scadenza di questi sussidi il costo dell’assicurazione medica per una ventina di milioni di americani è raddoppiato e in alcuni casi triplicato. Il compromesso raggiunto include una promessa che i senatori repubblicani permetteranno un voto sui sussidi, in effetti, una briciola di quello che avevano richiesto. Il disegno di legge per eliminare lo shutdown include anche una bella “briciola” per 8 senatori repubblicani che potrebbero denunciare il governo Usa per danni subiti durante le indagini di Jack Smith, il procuratore speciale che aveva indagato Trump sugli eventi dell’insurrezione per ribaltare l’esito elettorale del 2020. Smith avrebbe ottenuto dati privati dei cellulari di alcuni senatori e parlamentari sulle loro comunicazioni prima e dopo l’insurrezione al Campidoglio del 6 gennaio 2021. La promessa del voto sui sussidi non è garanzia di successo al Senato. Peggio alla Camera dove Mike Johnson, lo speaker, non ha nemmeno promesso che permetterà un voto. Ma anche in caso di un voto favorevole al Senato e alla Camera il disegno di legge andrebbe a finire sulla scrivania di Trump che con ogni probabilità imporrebbe il suo veto.

Le possibilità di successo sui sussidi appaiono ovviamente remote anche se alcune voci repubblicane si sono sollevate a suo favore. Alla Camera una decina di parlamentari repubblicani hanno espresso il loro consenso poiché dopotutto la scadenza dei sussidi colpisce anche gli elettori repubblicani. La voce più stridula fra questi è quella di Marjorie Taylor Greene, parlamentare ultra conservatrice della Georgia e fino a poco tempo fa grande sostenitrice di Trump. La Greene però ha iniziato a prendere le distanze soprattutto sulla questione dei sussidi. In parecchie interviste ha dichiarato che i suoi familiari ne faranno le spese poiché i costi della loro assicurazione aumenteranno in maniera stratosferica. La Green ha reiterato che i democratici avevano imposto il “disastro” dell’Obamacare agli americani e che i repubblicani non avevano fatto nulla per risolvere la questione.

Difficile darle torto sulla mancata azione dei repubblicani. Trump e i repubblicani le hanno provate tutte per eliminare Obamacare e rimpiazzarla con un sistema migliore. In realtà non hanno fatto nulla. Persino in uno dei dibattiti presidenziali dell’anno scorso Trump fu costretto ad ammettere che per rimpiazzare Obamacare lui aveva qualche nozione. Pressato a chiarire emerse chiaramente che non aveva nessun piano.

Se i democratici non sono riusciti a cogliere il bersaglio in pieno uscendone sconfitti come hanno dichiarato alcuni progressisti, allo stesso tempo, dal punto di vista politico hanno messo in tasca capitale utile per le future elezioni di midterm. Il blocco dello shutdown ha messo a nudo due cose sull’Obamacare. La prima è che la legge approvata da Barack Obama nel 2010 è divenuta popolare ed infatti essenziale per gli americani. Secondo un sondaggio il 74 percento degli americani supporta l’estensione dei sussidi all’Obamacare. Una cifra altissima che dovrebbe fare paura ai repubblicani che saranno visti responsabili per gli aumenti dei costi. Allo stesso tempo ha messo a nudo il fatto che i repubblicani parlano ma in realtà non concludono nulla e appaiono sempre più il partito dei ricchi. In pieno shutdown che alla scadenza dei sussidi ha incluso la sospensione e poi il ripristino dei buoni pasto SNAP che beneficiano 42 milioni di americani, Trump ha fatto una festa favolosa stile Great Gatsby a Mara-a-Lago. Esempio classico di “qu’ils mangent du gâteau”.

Se Trump può cantare vittoria sullo shutdown le ombre sulle elezioni del midterm dell’anno prossimo si anneriscono ancora di più considerando le sconfitte repubblicane alle recentissime elezioni del 2025. Trump ha riconosciuto la sconfitta repubblicana spiegando che lui non appariva nelle schede elettorali. Il suo nome non apparirà nemmeno nelle schede elettorali delle midterm e ciò dovrebbe preoccuparlo perché, come si sa dalla storia, il presidente in carica ha pessime opportunità di mantenere la maggioranza in una e a volte in ambedue le Camere nelle elezioni di metà mandato. Erick Erickson, noto commentatore di destra ha dichiarato che lo stato “di anatra zoppa” di Trump si avvicinerà più rapidamente. La perdita alle midterm del 2026 appare evidente per Erickson poiché il nome di Trump non “apparirà più nelle schede elettorali”. Anche Steve Bannon, ex stratega del presidente, ha echeggiato i sentimenti di Erickson. Bannon però ha aggiunto che Trump dovrebbe sfidare la costituzionalità che limita a due i mandati presidenziali. Lo farà Trump?




Il MAIE in Sudamerica

merlo maie dito

merlo maie dito“Sull’onda dei recenti congressi svoltisi a Mar del Plata (Argentina), Vitoria (Brasile) e in Patagonia (Argentina) – tutti eventi perfettamente riusciti – e in vista del prossimo grande incontro in Costa Rica, il MAIE presenta la propria roadmap sudamericana per continuare a rafforzare la nostra presenza come comunità italiana nel mondo“.

Così in una dichiarazione congiunta Mariano Gazzola, coordinatore MAIE America Latina, e Antonio Iachini, coordinatore MAIE delle Americhe.

Calendario dei Congressi e delle Attività 2026

  • Marzo: Rosario, Argentina
  • Aprile: Curitiba, Brasile
  • Maggio: Incontro Regionale (Venezuela / Colombia)
  • Giugno: Incontro Regionale (Uruguay / Paraguay)
  • Agosto: Congresso MAIE a La Pampa, Argentina (incluso il Festival del Cinema Italiano)
  • Settembre: Buenos Aires, Argentina
  • Ottobre: Incontro Regionale (Perù / Bolivia)
  • Novembre: Congresso MAIE San Paolo

Dunque il MAIE continua a portare avanti sul territorio la propria agenda, con un calendario 2026 di grandi eventi a cui si è cominciato a lavorare fin d’ora.

A breve verrà presentata la roadmap di Nord e Centro America.

Mentre i partiti romani sono distanti anni luce dalle comunità italiane nel mondo, il Movimento Associativo prosegue nell’impegno di essere davvero vicino agli italiani all’estero.

Dichiarazioni

Mariano Gazzola, coordinatore MAIE America Latina: “Con questo piano d’azione vogliamo continuare a dare voce e rappresentanza a tutte le comunità italiane del Sud America, valorizzando la nostra identità e il legame profondo con l’Italia”.

Antonio Iachini, coordinatore MAIE delle Americhe: “Il nostro impegno è quello di costruire un MAIE sempre più unito, presente e concreto, capace di rispondere ai bisogni reali degli italiani all’estero e di proiettare nel futuro la forza del Made in Italy, della nostra lingua e della nostra cultura, dell’italianità e dei suoi valori.

A breve, insieme al Vicepresidente MAIE Vincenzo Odoguardi, presenteremo anche la roadmap del Nord e Centro America”.

da italiachiamaitalia.it




Black-out nazionale: la Repubblica Dominicana resta al buio e si cercano le cause

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capturaNel pomeriggio di ieri, un vasto e improvviso black-out ha investito l’intera Repubblica Dominicana, causando l’interruzione del servizio elettrico su gran parte del territorio nazionale e paralizzando trasporti, attività commerciali e domestiche.
Secondo la Empresa de Transmisión de Electricidad (ETED), l’avaria si è originata nella sub-stazione di San Pedro de Macorís, e ha provocato l’uscita dalla rete delle unità generatrici della Compañía de Electricidad de San Pedro de Macorís (CESPM) e delle centrali di Central Eléctrica Quisqueya, innescando un effetto “a cascata” che ha sospeso l’alimentazione anche ad altre centrali e linee di trasmissione.
Il blackout ha paralizzato il sistema di trasporto pubblico della capitale: il Metro de Santo Domingo e la linea del teleferico sono rimasti fermi, lasciando migliaia di persone bloccate.
Nel corso della serata il servizio ha iniziato a tornare in modo graduale, in diverse zone del Grande Santo Domingo e del Paese, seguendo il protocollo di riavvio delle centrali e delle linee trasmissione definito da ETED.
Al momento non è stata resa pubblica la causa tecnica esatta del guasto: le autorità hanno avviato un’indagine per chiarire se si tratti di errore umano, guasto tecnico o sovraccarico della rete.
Questo evento rilancia l’attenzione sulle fragilità del settore elettrico dominicano, caratterizzato da infrastrutture sovraccariche, linee di trasmissione vulnerabili e distribuzione che spesso opera con margini ridotti di sicurezza.