In fuga negli Usa dopo gli abusi su una bimba di 6 anni: incastrato su Whatsapp e arrestato

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Si era rifatto una vita a Huntsville, città da 180 mila abitanti dell’Alabama, con una nuova identità e l’avrebbe fatta franca, se la sua foto non fosse apparsa su un profilo whatsapp. Alberto Palla, 63 enne romano, era stato condannato a 10 anni di carcere per le violenze sulla figlia della sua ex convivente di appena sei anni, ma di lui, poco dopo la sentenza, si erano perse le tracce, cinque anni fa.
Dopo una lunga attività investigativa invece è stato rintracciato negli Stati uniti e riportato in Italia, dove finalmente sconterà la sua pena.

LE INDAGINI

La sua fuga è dunque finita: è stato scortato dagli agenti dell’Immigrazione americana, espulso dal territorio degli Stati Uniti, è atterrato infatti all’aeroporto internazionale Leonardo da Vinci di Fiumicino. La ricerca di Palla è iniziata all’indomani della notifica di un ordine di carcerazione, quando l’uomo non è stato trovato nell’ultimo suo indirizzo, a Roma, in cui scontava i domiciliari. Sono allora partite le ricerche da parte dei Carabinieri di Bravetta che sono risaliti alle persone e ai luoghi da lui frequentati, nel comune di Cerveteri e successivamente nel comune di Civitavecchia.

QUELLA FOTO SUL PROFILO WHATSAPP DI UNA DONNA

Il punto di svolta si è avuto quando i militari sono risaliti all’utenza intestata a una donna con cui Palla aveva allacciato una relazione sentimentale. Infatti sul suo profilo Whatsapp appariva una foto proprio del ricercato. L’analisi del traffico telefonico ha permesso quindi di individuare dove fosse localizzata quell’utenza, ovvero gli Stati uniti. Una serie di accertamenti incrociati sul canale social Facebook hanno permesso di risalire al profilo della donna intestataria dell’utenza che risultava registrata nel territorio statunitense di Huntsville, in Alabama.
È scattata la collaborazione con la Direzione centrale della Polizia Criminale e l’Fbi che ha consentito all’arresto dell’uomo per immigrazione irregolare. Palla è stato così detenuto e poi espulso per arrivare infine in Italia con destinazione finale nel carcere di Civitavecchia dove dovrà scontare la pena definitiva insieme a quelle per una serie di reati patrimoniali.

CONDANNATO PER VIOLENZA SESSUALE SU MINORE, TRUFFA E FURTO

Palla era stato riconosciuto colpevole nel 2020 dalla terza sezione penale della Corte d’appello di Firenze per i reati di violenza sessuale su minore, appropriazione indebita, sostituzione di persona, truffa e furto, reati commessi tra Prato e Roma tra il 2002 e il 2008.

agenzia DIRE – www.dire.it




Bosnia, Milano apre un’inchiesta sui presunti “safari della morte”

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hunter 3781224 1280 1 1024x650“I safari della morte” o i “cecchini del weekend”: così titolano i giornali, italiani e bosniaci, sull’inchiesta aperta dalla Procura di Milano su presunti crimini avvenuti oltre trent’anni fa nell’ambito della guerra in Bosnia degli anni Novanta. Tutto è partito da un’inchiesta del giornalista Ezio Gavazzeni, secondo il quale durante l’assedio di Sarajevo – dal 1992 al 1996 – cittadini italiani avrebbero pagato tra gli 80mila e i 100mila euro per poter sparare contro i civili indifesi grazie ad intermediari che offrivano tale “servizio” sfruttando il caos del conflitto.

La procura ha aperto ora un’inchiesta contro ignoti per omicidio volontario aggravato dalla crudeltà. Trattandosi di presunti crimini di guerra, tali reali non andranno in prescrizione.

Il giornalista, che ha presentato esposto in Procura, si è basato anche sulle testimonianze dell’allora sindaco di Sarajevo, Benjamina Karic, che ha parlato di “ricchi stranieri innamorati di imprese disumane” che, come ricorda l’emittente Ntv.ba, aveva chiesto l’apertura di un’indagine nel 2022 mai avviata dalla magistratura serba.

Già un articolo del Corriere della Sera nel 1995 descriveva il fenomeno, mentre nel 2022 è uscito il documentario “Sarajevo safari” del regista Miran Zupanic, co-prodotto da Aljazeera Balkans, secondo cui durante il conflitto di quegli anni “solo pochi eletti erano a conoscenza del fatto che l’assedio di Sarajevo coinvolgesse non solo l’esercito serbo-bosniaco, volontari e mercenari, ma anche un altro piccolo gruppo clandestino. Si trattava di ricchi stranieri che pagavano cifre elevate per avere la possibilità di sparare contro gli abitanti della Sarajevo assediata”.

La pellicola contiene anche le testimonianze di un ex agente, rimasto anonimo, che racconta di aver visto una persona prendere di mira un bambino nelle braccia della madre. Secondo i testimoni, i bambini infatti sarebbero “costati di più”.

Tale pratica, stando all’esposto depositato ora in procura, avrebbe interessato persone provenienti da Milano, Torino e Venezia che, una volta arrivate a Trieste, si sarebbero appostate tra le colline della capitale della Bosnia ed Herzegovina, dove passava la linea del fronte. Nel testo si citano anche possibili contatti tra l’intelligence bosniaca ed italiana. In particolare, si parla di un’informativa trasmessa agli 007 italiani nel 1993 secondo cui “Sulle colline sopra Sarajevo, italiani da Trieste sono venuti a sparare ai civili”. L’esposto conterrebbe anche il racconto di un ex ufficiale dell’esercito bosniaco a cui un volontario serbo appena catturato avrebbe raccontato di aver accompagnato un gruppo di turisti stranieri “tra cui tre italiani” presso una postazione dei cecchini vicino Grbavica.

Al quotidiano La Repubblica, che per primo ha dato la notizia, Gavazzeni ha detto: “Questa vicenda scoperchia una parte della società che nasconde la sua verità sotto al tappeto”, e ha aggiunto: “ho raccolto le prove per denunciare l’indifferenza del male”.

agenzia Dire – www.dire.it




Tajani risponde sul rientro dei giovani talenti italiani

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tajani al senato 696x492Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha risposto nell’Aula di Montecitorio all’interrogazione della deputata Federica Onori (Azione – ripartizione Europa) in cui si chiedeva quali iniziative “si intenda mettere in atto per rafforzare l’attrattività del Paese per i professionisti qualificati provenienti dall’estero e favorire contestualmente il rientro dei giovani talenti italiani, anche valorizzando il ruolo della rete diplomatica e consolare per la promozione di connessioni strategiche con il sistema economico, accademico, scientifico e culturale nazionale, nell’ottica di sostenere la crescita e la competitività internazionale dell’Italia”. Nell’illustrare l’interrogazione in Aula Onori ha segnalato come “nel 2024 siano aumentati del 4% gli italiani che si sono iscritti all’Anagrafe degli italiani all’estero: più 243.000. Sempre nel 2024, gli italiani rimpatriati sono scesi del 14% rispetto all’anno precedente. Sempre nel 2024, i permessi di studio per studenti non comunitari sono calati del 27%. Inoltre si stima , – ha aggiunto la deputata – che la popolazione in età lavorativa si ridurrà del 34% entro 35 anni, quattro volte più velocemente di quanto accade se guardiamo la media OCSE, senza contare il tasso di fecondità che è fermo a 1,2 figli per donna ed è tra i più bassi d’Europa”.  “Rafforzare l’attrattività internazionale dell’Italia – ha affermato nel suo intervento il Ministro Tajani – è una priorità strategica per il futuro del Paese, su cui il Governo è fortemente impegnato. L’attrazione del capitale umano è una delle componenti principali della diplomazia della crescita. L’obiettivo che abbiamo è quello di rafforzare ulteriormente il nostro tessuto economico e imprenditoriale e dare nuova linfa al sistema accademico, scientifico e culturale. Lo facciamo favorendo innanzitutto il rientro di talenti italiani: il Governo offre, infatti, da tempo diversi tipi di incentivi, a partire da una tassazione agevolata dei redditi da lavoro. Abbiamo, inoltre, stanziato, nel corso dell’anno, 50 milioni di euro per il rientro in Italia di scienziati e ricercatori e una parte significativa è destinata, ovviamente, alle regioni del Mezzogiorno. Un altro tassello fondamentale – ha proseguito Tajani – è l’attrazione di professionisti qualificati e ricercatori stranieri. Puntiamo a valorizzare le migliori intelligenze per poterle mettere al servizio dello sviluppo tecnologico e della crescita del nostro Paese. Con questo spirito lo scorso settembre ho riunito a Napoli la nostra rete degli addetti scientifici e spaziali nel mondo. Il loro lavoro è cruciale per individuare le eccellenze all’estero del mondo accademico, della tecnologia e dell’innovazione. Il Governo sta anche investendo in centri o infrastrutture di ricerca come mai fatto prima: con un investimento da 11 miliardi di euro abbiamo dato vita a cinque centri nazionali di eccellenze in settori strategici quali agritech, supercalcolo, mobilità sostenibile, biodiversità e terapie geniche. Con il Ministro Bernini – ha continuato il Ministro –  ho adottato una strategia finalizzata alla internazionalizzazione delle nostre università. In tale ambito rivestono un ruolo fondamentale le borse di studio che abbiamo significativamente aumentato negli ultimi anni. Si tratta di uno strumento importante per attrarre giovani talenti stranieri. Lo facciamo anche con programmi di alta formazione come Invest your talent in Italy, che unisce percorsi universitari e tirocini in imprese italiane. Li promuoviamo grazie anche alle nostre ambasciate, in coordinamento con i principali atenei internazionali”. “Ovunque io vada – ha poi rilevato Tajani – incontro menti brillanti, studiosi e giovani innovatori che guardano all’Italia con interesse, attratti dal nostro sapere e dalle opportunità che il Paese offre, come ad esempio in India dove, insieme al Ministro Bernini, abbiamo firmato un memorandum che rafforza la mobilità dei ricercatori in settori strategici e, da ultimo, durante la mia recente missione in Africa subsahariana. Il sistema dei visti è un ulteriore strumento per attrarre capitale umano di eccellenza; professionisti qualificati e investitori accademici possono avvalersi di specifiche categorie di visti a loro dedicati. Il Governo, comunque, – ha concluso il Ministro – continuerà a investire nel capitale umano per creare un ambiente favorevole all’attrazione e alla valorizzazione dei talenti. È anche così che si sostiene la competitività internazionale del nostro Paese. Naturalmente, continueremo a fare tutto ciò che è necessario anche per far rientrare i nostri migliori talenti”. In sede di replica la cofirmataria dell’interrogazione Giulia Pastorella (Azione) ha sottolineato la necessità di aumentare l’attrattività del nostro Paese lavorando sul miglioramento dei salari e della produttività. Auspicata inoltre, al fine di attrarre i talenti dal mondo, una procedura meno complessa e disomogenea per il riconoscimento dei titoli di studio esteri. (Inform)




Groenlandia. Connazionale vittima di incidente aereo

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110508738 2bc87802 6186 4491 a27d 50d53572e9cdNella giornata di sabato 25 ottobre un cittadino italiano è rimasto vittima di un incidente aereo nei pressi di Nuuk, in Groenlandia, mentre era a bordo del proprio velivolo da turismo proveniente dal Canada.

Allertata dalle autorità locali, l’Ambasciata d’Italia a Copenaghen ha seguito il caso, in raccordo con il corrispondente consolare.

Le autorità locali hanno individuato il relitto nella giornata di ieri, insieme al corpo del connazionale.

L’Ambasciata d’Italia a Copenaghen è in contatto con i familiari della vittima.




Cinque alpinisti italiani ritrovati vivi in Nepal: il dramma e il sollievo nell’Himalaya

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capturaDopo giorni di angoscia per il gruppo disperso, il Nepal annuncia che cinque italiani sono stati contattati – restano purtroppo confermate tre vittime italiane e altri dispersi.

Un respiro di sollievo per la comunità degli alpinisti italiani: il Ministero degli Esteri ha comunicato che è stato ristabilito il contatto con cinque alpinisti italiani che si trovavano nelle montagne nepalesi, dopo che nei giorni scorsi erano risultate perse le comunicazioni con loro.

I cinque — secondo quanto riferito — provengono dalla provincia di Como e stavano compiendo una spedizione nei dintorni del Monte Yalung Ri, nella zona del distretto di Dolakha.
La notizia arriva in un contesto di grande emergenza in Nepal, dove un’ondata di maltempo e valanghe ha colpito più spedizioni, causando almeno nove morti e diverse persone disperse.

Il dramma:
Le autorità nepalesi hanno confermato la morte di tre alpinisti italiani — Alessandro Caputo, Stefano Farronato e Paolo Cocco — vittime delle valanghe.

Almeno altri sette italiani risultavano inizialmente “mancanti di notizie”, generando forte apprensione in Italia.
Tra questi sette, ora risulta che cinque sono stati contattati e risultano “in buone condizioni”, e intendono far ritorno in Italia da Kathmandu l’8 novembre.
Purtroppo, per gli altri (tra cui figuravano Marco Di Marcello e Markus Kirchler) le speranze sono ora ridotte a causa delle condizioni estreme e della difficoltà dei soccorsi.

Le cause dell’emergenza:
Le valanghe e le nevicate intense sono state causate da un’improvvisa ondata di maltempo legata al ciclone “Montha”, che ha colpito la regione himalayana nei giorni scorsi.  Le condizioni sono andate peggiorando rapidamente, rendendo estremamente pericoloso il movimento in quota.

Cosa succede ora:
Le autorità italiane, tramite il consolato in Calcutta e l’ambasciata a Kathmandu, hanno rinforzato i contatti con le agenzie locali e i tour operator che avevano curato la spedizione.

 Il rientro dei cinque contattati è previsto nei prossimi giorni. I soccorsi per gli altri dispersi continuano, ma la speranza è debole.

Foto The Guardian




Nepal. Stabilito contatto con 5 connazionali impegnati in un trekking

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due dispersi 1024x576Non si avevano più notizie di loro da giorni, poi il gruppo di cinque escursionisti partiti da Como con destinazione Valle del Khumbu, in Nepal, si è rimesso in contatto con il ‘mondo’. A rassicurare che almeno questi escursionisti italiani non sono in pericolo è la stessa Farnesina, in una nota diramata questa mattina, giovedì 6 novembre.

IL GRUPPO PROSEGUE IL TREKKING: TRA DUE GIORNI IL RIENTRO A KATHMANDU

“ll Consolato Generale a Calcutta rischierato in Nepal ha ricevuto conferma che l’agenzia di Milano e l’agenzia nepalese sono riuscite a comunicare con il gruppo dei cinque escursionisti della provincia di Como con cui da giorni non si avevano contatti”, riferisce il ministero degli Esteri italiano. “I connazionali hanno riferito di stare bene- continua la comunicazione ufficiale- e che proseguiranno il loro programma, con rientro a Kathmandu in data 8 novembre”. Il primo contatto con gli escursionisti impegnati nel trekking di una delle regioni più spettacolari dell’Himalaya Nepalese è arrivato questa mattina: “Siamo tutti vivi e stiamo bene”, hanno rassicurato.
Già ieri, Daniele Tonani, titolare di Himalaya Travel, tour operatore che ha organizzato il viaggio del gruppo, aveva spiegato sui social che l’interruzione di comunicazioni non avrebbe dovuto destare eccessive preoccupazioni: “Sapevamo che ci sarebbe stato un vuoto comunicativo di otto giorni e gli otto giorni terminano domani- ha tranquillizzato Tonani- Se ci fossero stati problemi le autorità locali l’avrebbero detto”.

GLI ALTRI DUE GRUPPI CON ITALIANI TRAVOLTI DALLE VALANGHE

Dopo l’allarme rientrato del gruppo di Como, il bilancio della tragedia degli ultimi giorni sul Tetto del mondo- attraversato da bufere e valanghe- è al momento di tre italiani morti e due dispersi.

STEFANO E ALESSANDRO, LE DUE VITTIME SUL PANBARÌ

I corpi senza vita di Stefano Farronato, tecnico forestale 50enne di Bassano del Grappa, e Alessandro Caputo, 28 anni, maestro di sci e studente universitario di Milano, sono stati ritrovati sul Panbari, sepolti sotto tre metri di neve a oltre 6mila di quota. La valanga li ha travolti mentre dormivano in tenda. Erano entrambi alpinisti esperti. Scampato per miracolo invece il loro capo spedizione, Valter Perlino, veterinario 64enne di Pinerolo. Sopravvissuto perché un dolore al piede gli ha impedito di proseguire e si è trattenuto al campo base.

PAOLO HA TROVATO LA MORTE SULLO YALUNG RI, SI CERCANO I DUE COMPAGNI

Altre vette poco più in là, sullo Yalung Ri a 5.600 metri un’altra valanga e un’altra tragedia: Paolo Cocco, abruzzese di 41 anni, di Fara San Martino, non ce l’ha fatta. I suoi compagni di scalata italiani, Marco Di Marcello, biologo di Teramo, e Markus Kirchler, 29enne di San Genesio, in Altoadige, risultano tuttora dispersi. Oggi, giovedì 6 novembre, dall’eliporto di Kathmandu una squadra di soccorso italiana raggiungerà la zona dello Yalung Ri in cui si svolgeva la scalata, con l’obiettivo di tentare di recuperare i due alpinisti. Il team si unirà alle ricerche della squadra di ricerca e soccorso già sul campo delle guide di montagna nepalesi.

IL FRATELLO DI MARCO DI MARCELLO: “IL SUO LOCALIZZATORE SI MUOVE, CE LA FARÀ”

Le speranze di trovarli vivi sono “scarse”, per la Farnesina, ma i familiari di Di Marcello hanno fatto sapere che il suo localizzatore è stato registrato in movimento. “Siamo convinti che Marco sia vivo e che stia cercando con i mezzi a disposizione di farsi trovare”, ha detto il fratello Gianni. “Sono sicuro che abbia messo il rilevatore in richiesta di soccorso perché ha trasmesso diverse posizioni e con un frequenza più breve di aggiornamenti. Vediamo che si sposta in continuazione- ha continuato- lo ha fatto in salita di quota e a una distanza di 500 metri da dove era in precedenza, poi torna indietro e noi crediamo che abbia trovato un cunicolo, abbia scavato una specie di riparo, almeno questa è la nostra speranza, dove raccogliersi per affrontare temperature e notte. Lui è forte, ce la farà”.

(nella foto di apertura: a sinistra Marco di Marcello, a destra Markus Kirchler)

agenzia DIRE –  www.dire.itdue dispersi 1024x576




È musulmano il nuovo primo cittadino di New York

zohran kwame mamdani politico statunitense

zohran kwame mamdani politico statunitense

È la prima volta che New York ha un sindaco musulmano: la vittoria del socialista Zohran Mahmood Mamdani segna una novità importante per l’America. E Madmani, incoronato stanotte come del resto era ampiamente previsto, non solo è musulmano. È anche giovanissimo (appena 34 anni, quindi a tutti gli effetti un millennials) ed è figlio di immigrati. La mamma è indiana (è una famosa regista), il papà è cresciuto in Uganda, dove Zohran Mamdani è nato: è cresciuto però di fatto in America, dove è arrivato all’età di sette anni, ma è cittadino americano solo dal 2018. Stanotte – con i seggi chiusi quando in Italia erano le 3 – è diventato primo cittadino di New York. Non è dunque servito lo spiacevole appello anti Mamdani lanciato dal presidente Usa Donald Trump, che aveva detto: “Un ebreo che vota per Mamdani, che odia gli ebrei, è uno stupido” alla vigilia del voto. Mamdani ha vinto le elezioni con un ampio scarto, battendo sia l’ex governatore dell’Empire State Andrew Cuomo (contro cui aveva già vinto alle primarie) sia il repubblicano Curtis Sliwa. A New York si sono recati alle urne oltre due milioni di cittadini, un record dal 1969.

 

CHI È ZOHRAN MAMDANI

Prima di entrare in politica, è stato consulente per l’edilizia abitativa (si occupava di prevenire i pignoramenti, dando assistenza ai proprietari di case a basso reddito nel Queens) e anche produttore musicale. Di più, ha fatto pure il rapper: il nome ‘di battaglia’ era Mr. Cardamom. E inevitabilmente, con la sua candidatura, i video che aveva girato sono tornati a circolare (e sono diventati virali). Tra i vari pezzi del sindaco c’era anche un rap dedicato alla nonna e intitolato “Nani“. Oltre che rapper, è stato anche assistente alla regia per la sua mamma, regista

A NEW YORK DA QUANDO AVEVA 7 ANNI

Intrapresa la strada della politica, è diventato famoso per il suo attivismo: ha preso parte a uno sciopero della fame insieme ai tassisti per ottenere oltre 450 milioni di dollari di riduzione del debito e si è battuto per maggiori investimenti nel trasporto pubblico. La madre di Mamdani è la nota regista Mira Nairn nata in India e laureata ad Harvard e residente: tra i suoi c’è c’è la pellicola “Salaam Bombay!”, candidato all’Oscar come miglior film straniero e “Monsoon Wedding” con cui ha vinto il Leone d’oro a Venezia nel 2001. Il padre di Madmdani, originario dell’Uganda, è professore alla Columbia University: insegna antropologia e studi africani. Zohran Mamdani è nato in Uganda: i suoi genitori infatti si sono conosciuti lì. I genitori si sono conosciuti in Uganda, visto che la madre si trovava lì per fare ricerche per un suo film. Mamdani è arrivato a New York all’età di sette anni ed è diventato cittadino americano solo nel 2018.

 

agenzia DIRE – www.dire.it




Dopo Melissa, calma sull’Atlantico. Ma la stagione degli uragani è davvero finita?

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capturaDopo Melissa, l’oceano si è calmato, ma la stagione non è ancora finita. Meglio considerarla una pausa di respiro, non un epilogo definitivo.

Dopo il passaggio di Melissa, che ha raggiunto la categoria 5 e lasciato il segno sulle mappe e nella memoria, il grande Atlantico sembra tornato tranquillo. Nessuna tempesta in formazione, nessun sistema tropicale minaccioso all’orizzonte. Ma la domanda che tutti si pongono è inevitabile: la stagione degli uragani è davvero finita?

L’apparente quiete

Da giorni i satelliti mostrano solo distese d’acqua e nubi innocue. Il Centro Nazionale Uragani (NHC) di Miami non segnala alcuna perturbazione degna di nota, e i meteorologi parlano di “assenza di minacce imminenti” in tutto il bacino caraibico.
Un sollievo, certo, soprattutto dopo le settimane di tensione che hanno accompagnato l’evoluzione di Melissa. Ma la prudenza resta d’obbligo.

atl season 2025La stagione non è ancora chiusa

Perché, tecnicamente, la stagione degli uragani nell’Atlantico termina il 30 novembre. E sebbene le previsioni a breve termine siano incoraggianti, il mare resta più caldo della media — condizione che potrebbe ancora generare sistemi tropicali tardivi.
Gli esperti della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) ricordano che il 2025 è stato finora un anno “sopra la media”, con numerose tempeste nominate e almeno cinque uragani di rilievo. Un contesto che invita a non abbassare la guardia troppo presto.

Nessun allarme, ma serve attenzione

Per la Repubblica Dominicana e i Caraibi, ciò significa che il rischio non è azzerato, anche se le probabilità di nuovi uragani diminuiscono col passare delle settimane.
“Non bisogna confondere calma con fine della stagione,” spiegano i meteorologi. “Le acque restano calde e le correnti possono ancora cambiare repentinamente.”
Insomma, meglio restare informati, monitorare gli aggiornamenti del NHC e non smontare del tutto le misure di prevenzione.

forecasted sst anomalies in the atlantic for august october 2025 according to the cansips modelUn 2025 anomalo ma istruttivo

L’anno in corso ha mostrato un mix di fattori contrastanti: la scomparsa del fenomeno El Niño, che di solito frena l’attività ciclonica, e le temperature superficiali record nel Mar dei Caraibi e nell’Atlantico centrale. Elementi che, combinati, hanno favorito una stagione più attiva del previsto.
Melissa, in questo quadro, ha rappresentato il culmine di un periodo intenso, ma non necessariamente l’ultimo capitolo.

Cosa aspettarsi ora

Le settimane di novembre potrebbero trascorrere senza nuovi allarmi — e tutti lo sperano. Tuttavia, gli esperti ammoniscono: “Una sola tempesta tardiva può cambiare le statistiche di un’intera stagione.”
Il messaggio resta quindi chiaro: tranquillità sì, ma senza distrazioni.

Per gli italiani residenti nei Caraibi, a Miami, o nelle coste atlantiche dell’America Centrale, è il momento di tirare un sospiro di sollievo, ma tenendo d’occhio i bollettini ufficiali.




Un sottomarino attraversava l’Atlantico con a bordo tonnellate di cocaina

sottomarino

sottomarinoQuattro uomini sono stati arrestati nelle Azzorre a bordo di un sottomarino artigianale carico di 1,7 tonnellate di cocaina. Dopo l’interrogatorio davanti a un giudice istruttore a Ponta Delgada, sull’isola di Sao Miguel, per tutti è stata disposta la custodia cautelare in carcere. L’operazione è stata condotta dalla Polizia Giudiziaria portoghese, che ha intercettato il sommergibile in acque atlantiche al largo dell’arcipelago. Secondo le prime ricostruzioni, il mezzo era stato costruito in modo rudimentale per il trasporto di grandi quantità di stupefacente, una tecnica sempre più diffusa nei traffici transoceanici di droga.

Le autorità portoghesi stanno ora cercando di risalire alla rete internazionale dietro l’operazione, che secondo fonti investigative potrebbe collegare Sud America ed Europa in una delle principali rotte del narcotraffico atlantico. Il carico era destinato al mercato iberico.




Nepal: morti cinque alpinisti italiani

alpinisti italiani dispersi in nepal ricerche in corso

alpinisti italiani dispersi in nepal ricerche in corsoTempeste di neve e una valanga sulle vette himalayane del Nepal hanno ucciso 9 persone, tra cui 5 alpinisti italiani. I decessi si sono verificati in due incidenti separati avvenuti da venerdì.

Sul Panbari sono morti Alessandro Caputo e Stefano Farronato, dispersi da venerdì.

Farronato aveva 51 anni, originario di Bassano del Grappa. Era uno scalatore di esperienza, con un curriculum che includeva 18 spedizioni in luoghi remoti del pianeta e numerose escursioni alpinistiche in Ecuador, India e Cina. Caputo, 28 anni, era invece un maestro di sci, originario del Milanese.

fotografo disperso in nepal sindaco speriamo in un miracoloAltri 3 connazionali sono morti sullo Yalung Ri, nel Nepal centrale. Il sovrintendente di polizia Gyan Kumar Mahato – citato dai media locali – ha identificato i tre come Paolo Cocco, Marco Di Marcello (entrambi abruzzesi) e Markus Kirchler.

Sono invece stati estratti dalla neve due francesi, Isabelle Solange Thaon e Didier Arman Berton, e tre sherpa. E sono stati proprio loro in ospedale a riferire di ritardi nei soccorsi.

L’incidente è avvenuto nell’impervia valle di Rolwaling, cui gli elicotteri possono accedere solo con diverse autorizzazioni governative. E questo ha bloccato i soccorsi per ore, nonostante le ripetute chiamate da terra.

Lo sherpa Nima Gyalzen, uno dei sopravvissuti, ha riferito dal suo letto d’ospedale a Kathmandu di aver aspettato oltre 24 ore per l’evacuazione. “Molti dei nostri compagni hanno pianto per ore, implorando soccorso”, ha raccontato.

Un pilota di soccorso ha confermato che i voli nella zona hanno bisogno dell’approvazione dei ministeri del turismo, dell’Interno e della Difesa, oltre che dell’autorità per l’aviazione civile. “Questa catena di autorizzazioni provoca ritardi critici”, ha detto il pilota. Tanto che il via libera è arrivato dopo quasi otto ore, quando le condizioni meteorologiche erano così peggiorate da impedire il decollo dei mezzi.

Il Consolato Generale a Calcutta, anche per il tramite del Consolato Generale Onorario a Kathmandu, e in stretto raccordo con la Farnesina, sta seguendo direttamente l’evoluzione della situazione in contatto con le autorità locali e con i familiari dei connazionali.