Repubblica Dominicana, la crisi energetica presenta il conto: oltre 40 miliardi di pesos per frenare i prezzi dei carburanti

gasolinera urbana con bandera dominicana
Il governo di Luis Abinader continua a sostenere benzina, gasolio e gas per limitare l’impatto dei rincari internazionali su famiglie e imprese. Ma la protezione dei consumatori comporta una spesa pubblica sempre più pesante.
gasolinera urbana con bandera dominicana

La Repubblica Dominicana cerca di proteggere cittadini e imprese dagli effetti della crisi energetica internazionale. Il governo di Luis Abinader continua a destinare ingenti risorse pubbliche ai sussidi sui carburanti, con l’obiettivo di evitare che gli aumenti dei prezzi internazionali si trasferiscano direttamente sui trasporti, sui prodotti alimentari e sulle spese quotidiane delle famiglie.

Secondo i dati pubblicati dalla stampa dominicana, a metà ottobre 2026 le risorse destinate a contenere i prezzi dei carburanti avevano già superato i 40.200 milioni di pesos dominicani. Per la settimana dal 17 al 23 ottobre, l’esecutivo ha previsto ulteriori 1.860,3 milioni di pesos per sostenere i prezzi dei principali combustibili.

Una scelta che mira a evitare nuovi rincari alla pompa, ma che solleva anche interrogativi sulla sostenibilità di un intervento tanto oneroso per le casse dello Stato.

Gasolio e gas al centro degli aiuti

La strategia del governo punta soprattutto sui carburanti che incidono maggiormente sull’economia quotidiana. Il gasolio, utilizzato dal trasporto pubblico e dalle imprese di trasporto merci, rappresenta infatti un elemento fondamentale nella formazione dei costi di numerosi beni e servizi.

Secondo le informazioni diffuse dal Ministero dell’Industria, del Commercio e delle MPMI, il contributo destinato al gasolio utilizzato dal trasporto organizzato può raggiungere i 200 pesos per gallone. Per il gasolio regolare il sostegno arriva a 120 pesos, mentre il gas di petrolio liquefatto (GPL), utilizzato da moltissime famiglie e attività commerciali, beneficia di una sovvenzione di 52 pesos per gallone.

Per la benzina premium, il contributo indicato dal governo è invece di 26 pesos per gallone.

L’obiettivo è limitare gli effetti a catena degli aumenti energetici: se trasportare persone e merci costa di più, infatti, il rincaro rischia di ripercuotersi sui prezzi dei generi alimentari, sui servizi e sull’intero sistema produttivo.

Un’economia in crescita, ma esposta alle tensioni internazionali

La situazione è particolarmente delicata perché la Repubblica Dominicana, pur registrando indicatori economici positivi, dipende dalle importazioni di energia e risente quindi delle oscillazioni dei mercati internazionali.

Secondo le informazioni diffuse dalle autorità economiche dominicane dopo gli incontri con il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale, l’economia del Paese ha registrato una crescita del 4,5% nel periodo gennaio-settembre 2026. Le proiezioni del FMI indicano una crescita del prodotto interno lordo del 4,6% per l’intero anno.

Questi dati, tuttavia, non mettono il Paese al riparo dalle conseguenze dell’aumento dei costi energetici. Le tensioni geopolitiche, le difficoltà nel mercato internazionale dei prodotti raffinati e l’incertezza sui prezzi del petrolio possono rendere più costose le importazioni e aumentare la pressione sui conti pubblici.

Chi paga il conto dei sussidi?

I contributi statali permettono di attenuare gli aumenti e di guadagnare tempo, evitando che ogni variazione dei prezzi internazionali si traduca immediatamente in un rincaro per i consumatori. Ma il costo dell’energia non scompare: una parte viene trasferita dal prezzo pagato alla pompa al bilancio dello Stato.

È qui che nasce il problema. Per quanto tempo il governo potrà continuare a sostenere questa spesa senza ridurre le risorse disponibili per altri interventi, dalle infrastrutture alla sanità, dall’istruzione ai servizi pubblici?

C’è poi un’altra questione: come garantire che gli aiuti raggiungano soprattutto i cittadini e i settori maggiormente esposti ai rincari, evitando che risorse pubbliche ingenti finiscano per sostenere anche consumi meno vulnerabili?

Sono interrogativi che diventano sempre più importanti quando una misura nata per affrontare un’emergenza rischia di trasformarsi in un impegno prolungato.

La sfida del governo

Per il momento, l’esecutivo dominicano ha scelto di assorbire una parte significativa dell’impatto della crisi internazionale, cercando di preservare il potere d’acquisto delle famiglie e la competitività delle imprese.

La scelta può contribuire a contenere l’inflazione e a proteggere l’attività economica nel breve periodo. Nel lungo termine, però, sarà necessario trovare un equilibrio tra la tutela dei consumatori e la salvaguardia delle finanze pubbliche.

La vera sfida non è soltanto mantenere bassi i prezzi dei carburanti, ma impedire che il costo della protezione di oggi diventi un problema finanziario domani. Perché, anche quando il prezzo alla pompa non aumenta, la crisi energetica continua a presentare il conto: e una parte di quel conto viene pagata con il denaro dei contribuenti.

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Nuova cedula, stranieri penalizzati: in Repubblica Dominicana due pesi e due misure?

fila ante la junta central electoral

Ai dominicani quasi un anno per rinnovare il documento e centinaia di centri a disposizione. Agli stranieri residenti legali, invece, soltanto tre sedi in tutto il Paese e meno di sei mesi per mettersi in regola. Perché questa disparità?

fila ante la junta central electoral

La Junta Central Electoral ha avviato il rinnovo della cedula, il documento d’identità dominicano, introducendo un nuovo formato destinato a sostituire quello attualmente in circolazione. Un’operazione importante, necessaria per aggiornare il sistema di identificazione del Paese. Fin qui, nulla da obiettare.

Il problema nasce quando si guarda a come è stato organizzato il servizio per le due categorie interessate: i cittadini dominicani e gli stranieri residenti legalmente nella Repubblica Dominicana.

Per i dominicani il processo è iniziato il 12 aprile 2026 e si concluderà il 31 marzo 2027. La rete di assistenza è estesa a tutto il territorio nazionale, con numerosi centri di cedulazione distribuiti nelle diverse province e località. In pratica, la possibilità di rinnovare il documento è stata portata vicino alla popolazione.

Per gli stranieri residenti legali, invece, la situazione è ben diversa. La procedura è stata organizzata attraverso appena tre centri specializzati: Santo Domingo, Santiago de los Caballeros e Verón, nella zona turistica di Bávaro-Punta Cana. E anche per loro la scadenza indicata è il 31 marzo 2027, ma il tempo utile per completare il rinnovo è molto più breve.

Tre centri per un intero Paese

Proviamo a immaginare la situazione di un residente straniero che vive lontano da queste tre località. Per rinnovare un documento indispensabile nella vita quotidiana potrebbe essere costretto a organizzare un viaggio, sostenere spese di trasporto, affrontare ore di spostamenti e perdere una giornata di lavoro. E tutto questo senza contare eventuali attese, ritardi o la necessità di tornare una seconda volta per completare la procedura.

Non tutti hanno la possibilità di lasciare il lavoro, pagare un viaggio o affrontare lunghi tragitti con la stessa facilità. Per un pensionato, un lavoratore autonomo, un piccolo imprenditore o una persona con difficoltà di mobilità, il problema può diventare ancora più pesante.

E allora la domanda è inevitabile: perché un cittadino dominicano può trovare un centro vicino a casa, mentre un residente straniero deve spesso attraversare mezza Repubblica Dominicana per ottenere lo stesso documento?

La JCE avrà certamente le sue ragioni organizzative e tecniche. Ma proprio per questo sarebbe opportuno che le spiegasse chiaramente, indicando perché non sia possibile ampliare la rete dei centri anche per gli stranieri o almeno predisporre punti temporanei nelle principali province.

La scadenza non conta più?

C’è un aspetto ancora più difficile da comprendere: devono cambiare la cedula anche coloro che ne possiedono una con scadenza fissata molto più avanti nel tempo. In altre parole, anche chi aveva pagato per un documento valido ancora per diversi anni deve ora adeguarsi al nuovo calendario.

Molti stranieri avevano scelto una validità più lunga proprio per evitare di dover tornare periodicamente alla JCE di Santo Domingo, affrontando viaggi, spese e perdite di giornate lavorative. Una scelta ragionevole, fatta sulla base delle condizioni allora previste.

Adesso, però, quelle scadenze sembrano non contare più. E viene spontaneo chiedersi: perché non consentire a chi possiede una cedula ancora valida di utilizzarla fino alla scadenza originaria, programmando la sostituzione in quel momento?

Immaginate una partita di calcio: le squadre iniziano a giocare secondo un regolamento preciso, ma all’inizio del secondo tempo l’arbitro comunica che da quel momento le regole sono cambiate. Che cosa succederebbe? Proteste, contestazioni e inevitabili polemiche.

La situazione non è identica, naturalmente, ma il principio è chiaro: cambiare le regole in corsa può avere conseguenze concrete su chi ha organizzato la propria vita facendo affidamento su quelle regole.

La JCE potrà avere le sue ragioni tecniche per introdurre un nuovo documento. Ma sarebbe stato ragionevole prevedere una transizione rispettosa delle scadenze già assegnate, oppure offrire modalità di rinnovo accessibili anche a chi vive lontano dai tre centri autorizzati.

Perché la modernizzazione è necessaria, ma non dovrebbe trasformarsi in un conto imprevisto da far pagare a chi ha già rispettato le procedure e sostenuto i costi richiesti.

Gli stranieri contribuiscono all’economia dominicana

C’è poi un altro aspetto che non dovrebbe essere sottovalutato. Gli stranieri residenti legalmente non sono una presenza marginale nella società dominicana. Molti lavorano, gestiscono attività commerciali, acquistano immobili, investono capitali, pagano imposte e contribuiscono allo sviluppo economico del Paese.

Nel settore turistico, in particolare, gli investimenti stranieri e la presenza di residenti provenienti da altri Paesi rappresentano una componente importante dell’economia. Alberghi, ristoranti, servizi, attività immobiliari e imprese di ogni dimensione beneficiano anche del contributo di chi ha scelto la Repubblica Dominicana come luogo in cui vivere e lavorare.

Non si tratta di chiedere privilegi, né di pretendere che gli stranieri siano trattati meglio dei dominicani. Si chiede semplicemente che siano messi nelle condizioni di adempiere agli obblighi amministrativi senza ostacoli sproporzionati.

Se il documento è obbligatorio e la sua sostituzione è richiesta entro una data precisa, l’amministrazione dovrebbe organizzare un servizio concretamente accessibile anche a chi non vive nelle tre città individuate.

Perché tempi diversi?

Il calendario solleva un’altra questione. Per i cittadini dominicani il processo si sviluppa su quasi dodici mesi; per gli stranieri, secondo il calendario previsto, la finestra disponibile è inferiore a sei mesi.

Perché questa differenza? Si tratta di una necessità tecnica legata alla gestione dei documenti degli stranieri, di una questione di personale, di procedure biometriche differenti oppure di una scelta organizzativa mai spiegata in modo sufficientemente chiaro?

Sono domande legittime. Non è necessario parlare subito di discriminazione intenzionale per riconoscere che una misura può produrre effetti discriminatori nella pratica, soprattutto quando impone costi e difficoltà molto diversi a persone che devono comunque rispettare la stessa scadenza.

La JCE dovrebbe chiarire anche un altro punto fondamentale: cosa accadrà agli stranieri che, pur volendo rinnovare la cedula entro i termini, non riusciranno a ottenere un appuntamento o non potranno raggiungere una delle tre sedi? Sarebbe ingiusto che eventuali difficoltà generate dall’organizzazione del servizio ricadessero proprio sugli utenti.

E chi, per motivi di salute, non può affrontare un viaggio di diverse ore? Anche queste persone devono poter rinnovare il documento senza essere costrette a mettere a rischio il proprio benessere o a sostenere ulteriori spese per assistenza e trasporto. La JCE ha previsto una procedura alternativa per gli stranieri con gravi problemi di salute o impossibilitati a spostarsi? Anche su questo punto sarebbe necessaria una risposta chiara.

La JCE ascolti anche i residenti stranieri

La Repubblica Dominicana ha tutto l’interesse a modernizzare i propri documenti d’identità e a rendere più efficiente la pubblica amministrazione. Ma modernizzare significa anche rendere i servizi più accessibili, non creare ostacoli aggiuntivi a chi deve utilizzarli.

Per questo rivolgiamo un appello alla Junta Central Electoral: spieghi le ragioni di questa differenza di trattamento e valuti la possibilità di ampliare i centri per la cedulazione degli stranieri, organizzare giornate straordinarie nelle province più lontane o introdurre altre soluzioni che evitino viaggi onerosi e perdite di giornate lavorative.

Chi vive legalmente in questo Paese, contribuisce alla sua economia e rispetta le sue leggi merita un servizio efficiente e ragionevolmente accessibile.

La domanda, in fondo, è semplice: se ai dominicani viene offerta una rete di centri vicini e quasi un anno di tempo, perché agli stranieri non può essere garantita un’organizzazione altrettanto ragionevole?

Non chiediamo corsie preferenziali. Chiediamo buon senso, trasparenza e rispetto per tutti i residenti legali. Perché l’efficienza dello Stato si misura anche dalla capacità di non trasformare il rinnovo di un documento in un viaggio costoso, faticoso e complicato.




Italia e Repubblica Dominicana rafforzano i rapporti: firmata a Roma una nuova intesa strategica

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Tajani e Abinader sottoscrivono il Partenariato Rafforzato per ampliare commercio, investimenti e cooperazione. Ma per gli italiani residenti nei Caraibi resta aperta una questione importante: l’assenza di una convenzione bilaterale contro le doppie imposizioni fiscali.

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Italia e Repubblica Dominicana puntano a rafforzare ulteriormente i loro rapporti politici ed economici. Il 14 ottobre, a Roma, il ministro degli Affari Esteri italiano Antonio Tajani e il presidente dominicano Luis Abinader hanno firmato la Dichiarazione di Partenariato Rafforzato, un documento che definisce le priorità della collaborazione tra i due Paesi e apre la strada a nuove iniziative congiunte.

L’intesa nasce in una fase di crescita delle relazioni commerciali. Nel 2025 l’interscambio tra Italia e Repubblica Dominicana ha raggiunto 595 milioni di euro, con esportazioni italiane pari a 518 milioni e importazioni dominicane per 78 milioni. Rispetto al 2019, il valore complessivo degli scambi è aumentato del 46,2%. L’Italia è oggi il secondo partner commerciale europeo della Repubblica Dominicana, dopo la Spagna.

Dalle imprese alla sicurezza: i settori della cooperazione

La dichiarazione individua diversi ambiti prioritari, a partire dal commercio e dagli investimenti produttivi. L’obiettivo è favorire i contatti tra le imprese, promuovere nuove opportunità per le piccole e medie aziende e valorizzare la complementarità tra la capacità industriale e tecnologica italiana e le esigenze di sviluppo dell’economia dominicana.

Tra i settori indicati figurano turismo e ospitalità, infrastrutture e porti, trasporti aerei civili, costruzioni, agroindustria, macchinari, energia, biomedicina e industria della difesa. La cooperazione riguarderà inoltre la giustizia, la sicurezza e il contrasto alla criminalità organizzata transnazionale, al riciclaggio e ai traffici illeciti.

Un capitolo significativo è dedicato anche alla ricerca scientifica, alle università, agli scambi culturali, allo sport e all’innovazione. Sono previste prospettive di collaborazione in materia di clima, tecnologie spaziali, osservazione della Terra, biotecnologie e cybersicurezza, oltre alla promozione della lingua e della cultura italiana nella Repubblica Dominicana e di quella dominicana in Italia.

Il documento incoraggia inoltre iniziative per favorire nuovi collegamenti e collaborazioni nel trasporto aereo civile, un settore di particolare interesse per due Paesi legati anche da consistenti comunità di residenti e da intensi flussi turistici e familiari.

Un’intesa politica, non un trattato vincolante

La dichiarazione rappresenta un indirizzo politico condiviso, ma non è un accordo internazionale giuridicamente vincolante. Non crea quindi, da sola, obblighi legali internazionali per i due governi.

Il coordinamento delle iniziative sarà affidato alla Farnesina e al Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Dominicana, con verifiche periodiche attraverso i meccanismi bilaterali già esistenti. Il risultato concreto dell’intesa dipenderà pertanto dai progetti che verranno sviluppati, dalle risorse messe a disposizione e dalla capacità di trasformare gli impegni politici in opportunità effettive per imprese e cittadini.

Il nodo fiscale per gli italiani residenti nella Repubblica Dominicana

Accanto alle prospettive di crescita economica, resta un tema di grande interesse per la comunità italiana residente nella Repubblica Dominicana: l’assenza di una convenzione bilaterale generale contro le doppie imposizioni fiscali tra i due Paesi.

La questione è particolarmente rilevante per chi percepisce una pensione italiana, possiede investimenti o ricava redditi dall’Italia dopo essersi trasferito nei Caraibi. In assenza di una convenzione, non esiste un accordo bilaterale che stabilisca in modo specifico quale dei due Stati abbia il diritto di tassare le diverse categorie di reddito e quali agevolazioni siano applicabili.

È tuttavia importante evitare semplificazioni: il trattamento fiscale dipende dalla residenza fiscale effettiva, dalla natura del reddito e dalle norme applicabili nei due Paesi. Non è quindi corretto affermare in assoluto che tutti i redditi esteri siano esenti nella Repubblica Dominicana o che ogni pensionato residente all’estero debba necessariamente essere tassato in Italia allo stesso modo.

Per le pensioni italiane, in particolare, le regole possono variare anche in base alla natura pubblica o privata della prestazione e alla situazione individuale. L’assenza di una convenzione bilaterale rende più difficile ottenere i benefici previsti dagli accordi fiscali internazionali e può richiedere una verifica professionale caso per caso.

Dalla diplomazia ai risultati concreti

La firma del Partenariato Rafforzato conferma la volontà di Roma e Santo Domingo di consolidare una relazione che coinvolge non soltanto governi e imprese, ma anche cittadini, professionisti e comunità residenti nei due Paesi.

La sfida sarà ora passare dalle dichiarazioni ai risultati: più investimenti, nuovi progetti industriali, maggiori scambi culturali e una cooperazione più efficace. Per la comunità italiana nella Repubblica Dominicana, il rafforzamento dei rapporti bilaterali potrebbe rappresentare anche l’occasione per portare all’attenzione delle autorità questioni pratiche che incidono sulla vita quotidiana, compresa quella fiscale.

L’intesa del 14 ottobre costituisce dunque un nuovo punto di partenza. La sua importanza si misurerà nei prossimi mesi, quando sarà possibile verificare quali iniziative saranno effettivamente avviate e quali benefici concreti arriveranno ai due Paesi.




Nella Repubblica Dominicana è già aria di Natale: tra addobbi, musica e la «brisa navideña»

mercado navideño tropical en ciudad colonial

Nei negozi sono comparsi alberi, ghirlande, presepi e decorazioni colorate. Per le strade risuonano le prime canzoni natalizie e, con l’arrivo della brezza più fresca della sera, si respira già l’atmosfera delle feste.

mercado navideño tropical en ciudad colonial

In Repubblica Dominicana il Natale comincia ad arrivare molto prima che il calendario segni dicembre. Non servono ancora le feste ufficiali, né tantomeno il tradizionale conto alla rovescia: basta entrare in un centro commerciale, passeggiare davanti alle vetrine o fare un giro nei negozi per accorgersi che la stagione più attesa dell’anno sta già facendo capolino.

Sugli scaffali sono comparsi alberi di Natale di ogni dimensione, palline colorate, ghirlande, luci intermittenti, fiocchi rossi, presepi e statuine di Babbo Natale. Le vetrine si vestono di rosso, verde e oro, mentre i commercianti preparano le proprie esposizioni per attirare clienti e dare il via agli acquisti natalizi. C’è chi comincia a pensare all’albero da sistemare in casa e chi, ogni anno, non resiste alla tentazione di aggiungere qualche nuova decorazione alla propria collezione.

Anche la musica contribuisce a creare l’atmosfera. Nei negozi e nei centri commerciali si sentono già le prime melodie natalizie, destinate a diventare sempre più frequenti nelle prossime settimane. E in un Paese dove la musica accompagna praticamente ogni momento della vita quotidiana, il Natale non poteva certo fare eccezione.

Quando arriva la «brisa navideña»

Ma il Natale dominicano ha anche un altro segnale caratteristico, che non si trova nelle vetrine e non si ascolta dagli altoparlanti: è la «brisa navideña», la brezza natalizia.

Con l’avvicinarsi della stagione più fresca, soprattutto nelle ore serali e al mattino, una piacevole ventilazione può rendere le temperature più gradevoli. Non bisogna immaginare il freddo delle città europee, i cappotti pesanti o la nebbia che avvolge le strade: qui il Natale arriva tra le palme, con il clima tropicale e quella brezza che invita a trascorrere più tempo all’aperto.

Per molti dominicani, la «brisa navideña» è quasi un annuncio ufficiale delle feste. Quando si comincia a sentirla, il pensiero corre alle riunioni familiari, ai pranzi in compagnia, alle serate con gli amici e alle tradizioni che, ogni anno, tornano puntuali.

Un Natale tra tradizione e allegria caraibica

Il Natale nella Repubblica Dominicana ha un carattere tutto suo. Accanto agli addobbi e agli alberi illuminati, ci sono i piatti della tradizione, le visite ai parenti, le feste e la musica che accompagna le celebrazioni. Merengue e bachata si mescolano alle canzoni natalizie, mentre nelle case si comincia a parlare di menù, regali e appuntamenti da non perdere.

Per i commercianti, l’arrivo anticipato dell’atmosfera natalizia rappresenta anche l’inizio di uno dei periodi più importanti dell’anno. Per le famiglie, invece, è il momento in cui si comincia lentamente a entrare nello spirito delle feste, tra piccoli acquisti, preparativi e il piacere di ritrovare consuetudini che si ripetono di generazione in generazione.

E così, mentre in altri Paesi si aspetta ancora che arrivi il freddo per sentirsi davvero vicini al Natale, nella Repubblica Dominicana bastano una vetrina illuminata, una canzone conosciuta e una leggera brezza serale per cambiare atmosfera.

Perché qui il Natale non porta con sé la neve, ma le palme illuminate, i ritmi caraibici e la «brisa navideña». E, a quanto pare, la voglia di festeggiare è già nell’aria.




Italia e Repubblica Dominicana, oggi a Roma il vertice tra Tajani e Abinader per rafforzare i rapporti economici

encuentro diplomático entre banderas

A Villa Madama un incontro tra istituzioni e imprese dei due Paesi. L’interscambio commerciale ha raggiunto 595 milioni di euro nel 2025, con una crescita del 46,2% rispetto al 2019.

encuentro diplomático entre banderas

Rafforzare la collaborazione economica e aprire nuove opportunità per le imprese italiane e dominicane. È questo l’obiettivo dell’incontro imprenditoriale Italia–Repubblica Dominicana in programma oggi, mercoledì 14 ottobre, a Villa Madama, a Roma, con la partecipazione del ministro degli Affari Esteri italiano Antonio Tajani e del presidente dominicano Luis Abinader.

L’iniziativa riunisce rappresentanti istituzionali, imprenditori e associazioni di categoria dei due Paesi, con l’intento di individuare nuovi settori di cooperazione e favorire relazioni commerciali e investimenti.

 

Al centro il dialogo tra istituzioni e imprese

I lavori si aprono alle ore 11 con gli interventi di Tajani e Abinader. Sono previsti anche i contributi di Giorgio Silli, segretario generale dell’Istituto Italo-Latino Americano (IILA), e di José Ignacio Paliza, ministro della Presidenza della Repubblica Dominicana.

Successivamente, i rappresentanti delle imprese italiane e dominicane avranno l’opportunità di illustrare le caratteristiche dei rispettivi mercati, presentare progetti e individuare possibili forme di collaborazione. L’incontro si concluderà con un momento di networking dedicato allo sviluppo di nuovi contatti professionali e commerciali.

Scambi commerciali in forte crescita

L’appuntamento si svolge in una fase positiva per le relazioni economiche bilaterali. Secondo i dati diffusi dalla Farnesina, il valore degli scambi commerciali tra Italia e Repubblica Dominicana è aumentato del 46,2% tra il 2019 e il 2025, arrivando a un totale di 595 milioni di euro nell’ultimo anno.

Nel dettaglio, le esportazioni italiane verso il mercato dominicano hanno raggiunto 518 milioni di euro, mentre le importazioni dalla Repubblica Dominicana si sono attestate a 78 milioni.

L’Italia rappresenta attualmente il secondo partner europeo della Repubblica Dominicana, dopo la Spagna. Un dato che conferma l’importanza dei rapporti economici tra i due Paesi e lascia spazio a ulteriori sviluppi.

La Repubblica Dominicana guarda ai mercati internazionali

Tra i fattori che rendono il Paese caraibico interessante per gli operatori italiani vi sono la crescita economica e la sua posizione geografica. La Repubblica Dominicana sta infatti consolidando il proprio ruolo di piattaforma logistica per i collegamenti con il Nord America, offrendo potenziali opportunità alle aziende interessate ad ampliare la propria presenza internazionale.

Il confronto di oggi punta quindi a trasformare la crescita degli scambi in nuove occasioni di collaborazione, coinvolgendo direttamente le imprese e favorendo rapporti più strutturati tra i rispettivi sistemi produttivi.

Un’occasione per consolidare i rapporti bilaterali

La presenza congiunta di Tajani e Abinader sottolinea la rilevanza attribuita dai due governi al rafforzamento delle relazioni economiche. L’obiettivo è valorizzare i risultati già raggiunti e creare le condizioni per nuovi investimenti, partnership industriali e iniziative commerciali.

L’incontro di Villa Madama rappresenta così un passaggio importante nel dialogo tra Italia e Repubblica Dominicana, due Paesi legati non soltanto dagli interessi economici, ma anche da rapporti umani, culturali e dalla presenza di comunità che contribuiscono a mantenere vivo il legame tra le due sponde dell’Atlantico.




Repubblica Dominicana, cambio al vertice della Chiesa: Carlos Tomás Morel Diplán è il nuovo arcivescovo di Santo Domingo

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Papa Leone XIV accetta la rinuncia di monsignor Francisco Ozoria Acosta. Il nuovo arcivescovo assume anche la guida dell’Ordinariato militare.

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Cambio ai vertici della Chiesa cattolica nella Repubblica Dominicana. Papa Leone XIV ha accettato la rinuncia di monsignor Francisco Ozoria Acosta al governo pastorale dell’Arcidiocesi metropolitana di Santo Domingo e ha confermato come suo successore monsignor Carlos Tomás Morel Diplán, fino a oggi arcivescovo coadiutore della stessa arcidiocesi.

La comunicazione è stata diffusa dalla Sala stampa della Santa Sede lunedì 12 ottobre 2026. Con questa decisione, Morel Diplán assume la guida della principale circoscrizione ecclesiastica della capitale dominicana, in un passaggio istituzionale che interessa da vicino la comunità cattolica del Paese.

Chi è il nuovo arcivescovo

Monsignor Carlos Tomás Morel Diplán conosce già da vicino la realtà dell’arcidiocesi. Era stato nominato arcivescovo coadiutore con diritto di successione il 18 ottobre 2025, proprio in vista del passaggio di responsabilità alla guida della Chiesa di Santo Domingo.

Il ruolo di coadiutore gli aveva consentito di affiancare il titolare dell’arcidiocesi e di prepararsi alla successione. La nomina di questi giorni formalizza quindi un passaggio già previsto, assicurando continuità nella guida pastorale.

Anche la guida dell’Ordinariato militare

La decisione di Papa Leone XIV riguarda anche l’Ordinariato militare della Repubblica Dominicana. Morel Diplán assume infatti pure l’incarico di ordinario militare, succedendo a monsignor Ozoria Acosta.

Questa funzione riguarda l’assistenza spirituale cattolica nell’ambito delle forze armate e delle strutture militari del Paese, affiancando così alla responsabilità pastorale dell’arcidiocesi un ulteriore incarico ecclesiastico.

Il passaggio di responsabilità

La rinuncia di monsignor Francisco Ozoria Acosta è arrivata pochi giorni dopo il suo settantacinquesimo compleanno, raggiunto il 10 ottobre. Il diritto canonico prevede che i vescovi diocesani presentino al Papa la rinuncia al compimento dei 75 anni; spetta poi al Pontefice decidere se accoglierla.

Con l’accettazione della rinuncia e la successione di Morel Diplán si apre dunque una nuova fase per la Chiesa cattolica nella capitale dominicana.

L’attenzione sarà ora rivolta al lavoro pastorale del nuovo arcivescovo, alle sfide delle comunità parrocchiali e al ruolo della Chiesa nella vita sociale del Paese.

 

 




Italia e Repubblica Dominicana, vertice economico a Roma: Abinader incontra Tajani a Villa Madama

reunión diplomática italia–república dominicana

Il 14 ottobre un incontro imprenditoriale promosso dalla Farnesina riunirà rappresentanti dei due Paesi. Al centro le opportunità per rafforzare gli scambi commerciali e gli investimenti bilaterali.

reunión diplomática italia–república dominicana

Italia e Repubblica Dominicana si preparano a rafforzare il dialogo economico con un incontro istituzionale in programma mercoledì 14 ottobre a Villa Madama, a Roma. L’iniziativa è organizzata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e vedrà la partecipazione del ministro Antonio Tajani e del presidente dominicano Luis Abinader, chiamati ad aprire i lavori nella fascia oraria compresa tra le 11 e le 11.30.

L’appuntamento punta a favorire i rapporti tra i sistemi imprenditoriali dei due Paesi, in una fase in cui la Repubblica Dominicana continua a rappresentare un mercato di interesse per le aziende italiane che guardano ai Caraibi e all’America centrale.

Un’occasione per rafforzare gli scambi

L’incontro imprenditoriale offrirà una cornice istituzionale al confronto sulle possibilità di collaborazione tra Italia e Repubblica Dominicana. Per le imprese italiane, il mercato dominicano può offrire opportunità in diversi comparti, tra cui infrastrutture, turismo, agroalimentare, tecnologie e servizi.

Perché queste opportunità si traducano in risultati concreti, sarà importante favorire contatti diretti tra aziende, conoscere le esigenze del mercato locale e individuare progetti nei quali competenze e prodotti italiani possano incontrare la domanda dominicana.

La Farnesina promuove da tempo iniziative di diplomazia economica con l’obiettivo di sostenere l’internazionalizzazione delle imprese italiane e creare nuove occasioni commerciali.

Il valore strategico della Repubblica Dominicana

La posizione geografica della Repubblica Dominicana, al centro dei collegamenti caraibici, e il peso del turismo nell’economia nazionale contribuiscono a rendere il Paese un interlocutore significativo per le imprese straniere.

L’Italia dispone di competenze riconosciute in settori come la meccanica, le tecnologie industriali, l’agroalimentare, la moda, l’arredamento e i servizi specializzati. Il rafforzamento dei rapporti economici può quindi favorire nuove collaborazioni, anche attraverso investimenti e partnership con operatori locali.

Per le aziende dominicane, allo stesso tempo, una maggiore cooperazione con l’Italia può rappresentare un’opportunità per ampliare i rapporti con il mercato europeo e accedere a competenze tecniche e industriali.

Un appuntamento seguito con interesse dagli italiani in RD

L’iniziativa riguarda anche la comunità italiana residente nella Repubblica Dominicana, composta da imprenditori, professionisti, lavoratori e famiglie che contribuiscono da anni ai rapporti tra i due Paesi.

Un miglioramento delle relazioni economiche può creare nuove occasioni di lavoro e collaborazione, oltre a rafforzare i legami tra le comunità imprenditoriali. Sarà importante capire quali progetti emergeranno dall’incontro e se seguiranno accordi, missioni commerciali o iniziative concrete nei singoli settori.

Al momento, la comunicazione ufficiale della Farnesina conferma l’appuntamento e gli interventi istituzionali di apertura, ma non fornisce un elenco dettagliato dei partecipanti imprenditoriali né anticipa accordi specifici.

L’incontro del 14 ottobre rappresenta dunque un passaggio da seguire con attenzione: il valore dell’iniziativa si misurerà soprattutto nelle opportunità che riuscirà a generare per le imprese e nei risultati che potranno svilupparsi dopo il vertice.

 




Esistenza in Vita: informazione, responsabilità e silenzi

pensione sospesa tra dubbi e scadenze

Il 19 maggio 2026, durante una riunione pubblica del COMITES di Santo Domingo dedicata anche ai servizi previdenziali, Luca Pellegrini annunciò il drastico ampliamento della campagna di Esistenza in Vita: da poche centinaia di interessati si passava a una platea molto più ampia, vicina al migliaio di pensionati, con una nuova scadenza fissata al 15 settembre 2026.

pensione sospesa tra dubbi e scadenze

Alla riunione erano presenti, a diverso titolo, rappresentanti del COMITES, del CGIE, dell’Associazione Emilia-Romagna e dell’altro patronato operante sul territorio.

Come si evince dagli atti della riunione, gran parte dell’attenzione venne però concentrata sulle polemiche riguardanti Pellegrini e sull’attività dell’allora Patronato ENCAL-CISAL, invece di utilizzare quella sede come cassa di risonanza per una notizia che riguardava direttamente le pensioni di centinaia di connazionali.

Poche settimane dopo, il 3 luglio, l’ENCAL-CISAL di Santo Domingo cessò la propria attività, appena quindici giorni prima della scadenza della prima fase del 18 luglio.

Pellegrini continuò comunque il lavoro e, successivamente, con il Patronato SILPA. Il sodalizio tra SILPA e Pellegrini fu reso possibile anche grazie all’intervento della Fondazione Nonna Rina e del suo presidente Aldo Burzatta, sempre attento alle necessità dei connazionali, garantendo così continuità al servizio in un momento particolarmente delicato.

Da allora sono proseguiti comunicati, contatti diretti, raccolta dei moduli e operativi fuori Santo Domingo. Ma raggiungere da soli circa un migliaio di pensionati sparsi sul territorio dominicano in poco più di tre mesi era un compito difficilmente sostenibile senza una vera mobilitazione comune.

Oggi il risultato è evidente: numerosi pensionati si stanno presentando con la pensione sospesa e molti dichiarano semplicemente: «Non lo sapevo».

Non sapevano della seconda fase, della nuova scadenza e delle conseguenze del mancato adempimento.

C’è poi una contraddizione evidente.

Il COMITES ha più volte contestato a Pellegrini una presunta mancanza di chiarezza nei comunicati. Ma allora la domanda è inevitabile: dove sono stati, in questa vicenda, i comunicati del COMITES? Quali campagne informative capillari sono state organizzate per raggiungere i pensionati interessati?

È facile criticare la comunicazione degli altri. Più difficile è spiegare perché, su una questione tanto delicata, l’informazione non abbia raggiunto una parte significativa dei pensionati coinvolti.

Attualmente, inoltre, l’altro patronato risulta non operativo secondo le informazioni raccolte sul territorio, con il conseguente aumento del carico di lavoro su Luca Pellegrini e sul Patronato SILPA, che continuano a ricevere anche pensionati non precedentemente assistiti e casi già sospesi.

Pellegrini, da parte sua, continua a tacere e a lavorare. Non risponde alle continue provocazioni perché non ha né tempo né interesse ad alimentare polemiche e pettegolezzi inutili. Preferisce dedicare quel tempo ad assistere i connazionali in difficoltà.

Quando c’era da discutere di Luca Pellegrini, tempo, attenzione ed energie non sembravano mancare.

Quando c’era da informare i pensionati su una scadenza che poteva determinare la sospensione della pensione, evidentemente molto meno.

Chi ha davvero a cuore il destino degli italiani in Repubblica Dominicana e chi, invece, persegue altri interessi?

 




Haiti rimanda le elezioni a tempo indeterminato: perché la crisi può costare cara alla Repubblica Dominicana

crisi al confine tra haiti e repubblica dominicana

Il voto previsto per dicembre salta e non c’è ancora una nuova data. Haiti resta senza elezioni dal 2016, mentre le bande controllano vaste zone del Paese. Per Santo Domingo aumentano i rischi sulla frontiera, la pressione migratoria, la sicurezza e l’economia

crisi al confine tra haiti e repubblica dominicana

Haiti avrebbe dovuto finalmente tornare alle urne. Dopo anni di crisi politica, violenza delle bande armate e istituzioni sempre più fragili, il calendario elettorale prevedeva per il 13 dicembre 2026 il primo turno delle elezioni presidenziali e legislative, seguito dal secondo turno il 21 febbraio 2027.

Ma anche questa volta il voto è saltato.

Il Consiglio elettorale provvisorio haitiano (CEP) ha annunciato il rinvio delle prime fasi del processo elettorale senza indicare una nuova data. Il calendario sarà modificato, ha fatto sapere il CEP, tenendo conto delle condizioni necessarie per poter organizzare regolarmente le diverse fasi del processo.

È una decisione che racconta meglio di molti discorsi la situazione in cui si trova Haiti: lo Stato non riesce ancora a garantire le condizioni minime per organizzare elezioni nazionali.

E questa situazione non riguarda soltanto Haiti.

Per la Repubblica Dominicana, che condivide con Haiti l’isola di Hispaniola, una crisi haitiana sempre più lunga significa anche nuovi problemi e nuovi costi.

Haiti senza elezioni dal 2016

Per comprendere la gravità della situazione bisogna ricordare un dato: Haiti non celebra elezioni nazionali dal 2016.

L’ultimo presidente, Jovenel Moïse, è stato assassinato nel 2021 e da allora il Paese non è riuscito a ricostruire un sistema politico stabile attraverso il voto. Nel frattempo le bande armate hanno esteso il loro controllo su vaste aree, soprattutto nell’area di Port-au-Prince.

Secondo dati citati recentemente dall’Organizzazione degli Stati Americani, le bande arriverebbero a controllare tra l’80 e il 90% di Port-au-Prince, mentre circa 1,47 milioni di haitiani sono stati costretti ad abbandonare le proprie case a causa della violenza.

In queste condizioni organizzare elezioni diventa estremamente complicato: ci sono zone nelle quali lo Stato non esercita un controllo effettivo, mancano strutture per registrare gli elettori e milioni di persone vivono in condizioni di insicurezza o sono state costrette a spostarsi.

Il rinvio, quindi, non arriva come una sorpresa.

Ma è comunque un altro duro colpo per la possibilità di riportare Haiti verso una normalità istituzionale.

E cosa c’entra la Repubblica Dominicana?

C’entra moltissimo.

La Repubblica Dominicana non può decidere ciò che accade dall’altra parte della frontiera, ma subisce inevitabilmente le conseguenze dell’instabilità haitiana.

Il primo problema è quello della migrazione.

Quando aumenta la violenza e lo Stato haitiano perde capacità di controllo, cresce naturalmente la pressione delle persone che cercano sicurezza e condizioni di vita migliori fuori dal Paese.

Per Santo Domingo questo significa maggiori controlli, maggiori operazioni di frontiera, maggiori costi per le forze di sicurezza e un problema migratorio ancora più difficile da gestire.

La Direzione Generale della Migrazione dominicana ha comunicato, per esempio, che soltanto domenica 4 ottobre sono stati deportati attraverso il posto di frontiera di Dajabón 302 cittadini haitiani, mentre le operazioni effettuate in tutto il territorio nazionale avevano portato al fermo di 1.171 stranieri in situazione migratoria irregolare e alla deportazione di 1.139 persone.

Questi numeri non dimostrano che il rinvio delle elezioni provocherà automaticamente un nuovo esodo. Ma mostrano quanto il tema migratorio sia già importante per la Repubblica Dominicana.

Il problema della sicurezza

C’è poi una questione ancora più delicata: la sicurezza della frontiera.

Più il territorio haitiano rimane fuori dal controllo delle istituzioni, maggiore diventa il rischio che criminalità organizzata, traffici illegali e gruppi armati operino in prossimità della frontiera.

La Repubblica Dominicana ha quindi interesse diretto a che dall’altra parte dell’isola esista uno Stato capace di controllare il proprio territorio.

Non significa che la crisi haitiana debba essere considerata automaticamente una minaccia militare per la Repubblica Dominicana. Significa piuttosto che una frontiera internazionale è molto più difficile da gestire quando uno dei due Paesi attraversa una crisi istituzionale e di sicurezza prolungata.

È un problema che Santo Domingo conosce bene e che richiede risorse.

Anche l’economia può risentirne

C’è poi un aspetto che interessa direttamente il mondo imprenditoriale dominicano.

Haiti è un importante mercato per la Repubblica Dominicana. Commercio, trasporti, attività delle zone di frontiera e rapporti economici dipendono anche dalla possibilità di mantenere aperti canali relativamente normali tra i due Paesi.

Se la crisi politica e la violenza continuano, gli operatori economici devono affrontare maggiori rischi, costi di sicurezza, difficoltà logistiche e incertezza.

Non significa che l’economia dominicana sia destinata a fermarsi. Sarebbe un’esagerazione.

Ma una Haiti sempre più instabile significa necessariamente un vicino con il quale diventa più difficile commerciare, investire e programmare attività economiche.

Non a caso, nelle discussioni bilaterali tra i due Paesi del 3 settembre sono comparsi proprio temi come sicurezza della frontiera, migrazione, commercio e investimenti, cooperazione economica e collegamenti aerei.

La questione umanitaria

Esiste poi un problema che non può essere ignorato.

La crisi haitiana è prima di tutto una tragedia per gli haitiani.

Secondo i dati riportati da Acento sulla base delle informazioni delle Nazioni Unite, dall’inizio dell’anno circa 5.700 persone sono state uccise o ferite in Haiti e quasi 1,5 milioni sono state sfollate.

Quando un Paese precipita in una crisi di queste dimensioni, i Paesi vicini non possono rimanere completamente estranei.

Per la Repubblica Dominicana questo significa affrontare contemporaneamente la difesa dei propri interessi nazionali e la necessità di gestire una situazione umanitaria che si sviluppa a poche decine di chilometri dalla propria frontiera.

È un equilibrio estremamente difficile.

La soluzione non può essere soltanto dominicana

Ed è forse questo il punto più importante.

La Repubblica Dominicana può rafforzare la propria frontiera, controllare l’immigrazione irregolare e difendere la propria sicurezza. Può inoltre mantenere il dialogo diplomatico con Haiti, come sta facendo.

Ma non può risolvere da sola la crisi haitiana.

La stabilizzazione di Haiti richiede istituzioni haitiane funzionanti, sicurezza, elezioni credibili e un sostegno internazionale capace di accompagnare il Paese verso una nuova fase politica.

La comunità internazionale sta già sostenendo una forza internazionale contro le bande, il cui mandato è stato prorogato dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Ma la forza non ha ancora raggiunto l’obiettivo numerico previsto di 5.500 effettivi.

E senza un miglioramento concreto della sicurezza sarà molto difficile organizzare elezioni realmente nazionali.

Hispaniola non può vivere con una frontiera permanentemente in crisi

Per la Repubblica Dominicana la questione, alla fine, è molto semplice.

Due Stati condividono la stessa isola.

Possono avere storie, lingue, culture e sistemi politici completamente differenti, ma non possono ignorarsi.

Una Haiti senza elezioni, con una parte consistente del territorio controllata da gruppi armati e con milioni di persone sfollate, rappresenta una situazione che inevitabilmente produce conseguenze anche sul lato dominicano.

La Repubblica Dominicana ha tutto il diritto di difendere la propria frontiera e di stabilire autonomamente la propria politica migratoria.

Ma ha anche un interesse evidente a vedere nascere, dall’altra parte della frontiera, un Haiti stabile, istituzionalmente legittimo e capace di controllare il proprio territorio.

Il rinvio delle elezioni non significa che Haiti sia destinata necessariamente a un ulteriore deterioramento.

Ma significa che la strada verso una soluzione politica si allunga ancora.

E ogni mese di instabilità in più non pesa soltanto su Port-au-Prince.

Può pesare anche su Santo Domingo.

 




Hispaniola è Haiti?

rivalidad en el estadio de la española

La vittoria di Haiti per 4-1 nella Nations League lascia il posto alle tensioni fuori dal campo. Ingressi forzati allo stadio, la frase controversa del bomber Wilson Isidor e la decisione del Governo dominicano di vietare alla nazionale haitiana di giocare negli impianti del Paese. Port-au-Prince invita però a non trasformare la rivalità sportiva in un problema tra i due Stati.

rivalidad en el estadio de la española

Doveva essere una partita di calcio, una sfida attesa da entrambe le comunità dell’isola. È diventata invece, nel giro di poche ore, un nuovo capitolo delle tensioni tra Repubblica Dominicana e Haiti.

Il 1° ottobre, allo stadio Olimpico Félix Sánchez di Santo Domingo, Haiti ha battuto nettamente la Repubblica Dominicana per 4-1 nella Concacaf Nations League. Una vittoria importante per la nazionale haitiana, che ha visto protagonista l’attaccante Wilson Isidor, autore di una doppietta. Ma il risultato sportivo è passato rapidamente in secondo piano davanti a ciò che è accaduto prima e dopo la partita.

La tensione prima del fischio d’inizio

Lo stadio era gremito e l’attesa per quella che veniva considerata una sfida particolarmente sentita era altissima. I biglietti erano esauriti già nei giorni precedenti e oltre 20.000 spettatori hanno assistito all’incontro.

Poco prima dell’inizio, però, si sono verificati disordini agli ingressi. Una parte dei tifosi ha cercato di entrare quando i cancelli erano già stati chiusi e, in uno degli accessi, una folla ha esercitato una forte pressione sulle porte, riuscendo in alcuni casi a superare le misure di sicurezza. Una delle porte è stata danneggiata.

Le immagini degli ingressi forzati hanno provocato la reazione immediata delle autorità dominicane.

Il ministro dello Sport, Kelvin Cruz, ha definito quanto accaduto «inaccettabile», sottolineando che il Félix Sánchez è un impianto sul quale lo Stato dominicano ha investito ingenti somme. Cruz ha quindi annunciato che la nazionale haitiana di calcio non potrà più disputare partite negli impianti sportivi dominicani.

Una decisione che, poche ore dopo, ha ricevuto anche il sostegno del presidente Luis Abinader, il quale ha dichiarato che la posizione espressa dal ministro dello Sport è quella del Governo.

Poi è arrivato il 4-1

Sul terreno di gioco, tuttavia, la serata è stata dominata da Haiti.

La nazionale haitiana è andata in vantaggio nel primo tempo. La Repubblica Dominicana ha avuto le sue occasioni e il portiere dominicano ha anche parato un rigore a Isidor, ma nella ripresa l’attaccante haitiano ha trovato altre due volte la via della rete.

Dorny Romero ha segnato il gol dominicano del momentaneo 1-2, ma Haiti ha allungato nuovamente e ha chiuso la partita sul 4-1, con la quarta rete firmata da Yassin Fortune. Il successo ha permesso ad Haiti di portarsi in una posizione favorevole nel Gruppo A della Nations League.

Una vittoria netta, dunque, che avrebbe potuto rappresentare semplicemente una importante pagina sportiva per il calcio haitiano.

Invece la polemica era appena cominciata.

La frase di Wilson Isidor

Dopo la partita, Wilson Isidor è finito al centro di una seconda controversia.

Il giocatore è stato ripreso mentre pronunciava la frase «Hispaniola è Haiti», riferendosi all’isola condivisa dalle due nazioni.

Le parole hanno provocato la reazione del presidente della Federazione dominicana di calcio, José Deschamps, che le ha considerate una mancanza di rispetto nei confronti della sovranità dominicana e ha annunciato l’intenzione di presentare una denuncia alla FIFA e alla Concacaf.

La questione potrebbe quindi avere anche uno sviluppo nell’ambito degli organismi calcistici internazionali.

La risposta haitiana: lo sport non deve diventare politica

Da Haiti è arrivato però un messaggio di tono differente.

La Federazione haitiana di calcio, dopo la vittoria, ha celebrato quella che ha definito una serata importante per Haiti e per l’isola condivisa, aggiungendo un messaggio che invitava a separare la competizione sportiva dal rispetto reciproco.

Ancora più esplicita è stata l’Ambasciata di Haiti a Santo Domingo. In una dichiarazione, ha sostenuto che le affermazioni pronunciate nel clima acceso della competizione non rappresentano la posizione del Governo haitiano.

L’Ambasciata ha inoltre ringraziato le autorità dominicane per lo svolgimento dell’evento e ha sottolineato che la rivalità sportiva non dovrebbe mettere in discussione i rapporti di buon vicinato e di rispetto reciproco tra i due Paesi.

Il problema del divieto

La decisione del Governo dominicano apre ora un problema che va oltre la singola partita.

La nazionale haitiana e quella dominicana partecipano alle stesse competizioni regionali e, quando il calendario prevede una partita in casa e una in trasferta, entrambe le squadre devono poter disporre di una sede autorizzata.

Il divieto annunciato da Santo Domingo significa quindi che, qualora Haiti dovesse essere nuovamente chiamata a giocare in territorio dominicano, sarà necessario trovare una soluzione.

Potrebbe trattarsi di una sede alternativa, se prevista e autorizzata dalle competenti organizzazioni sportive, oppure di altre modalità compatibili con i regolamenti.

Ed è proprio qui che la questione diventa delicata anche per la Repubblica Dominicana: la sicurezza degli impianti è una responsabilità dello Stato, ma le conseguenze sportive di una mancata disponibilità dello stadio vengono stabilite dagli organismi calcistici competenti.

Per questo non si può affermare automaticamente che una partita non disputata in territorio dominicano comporterebbe una sconfitta a tavolino. Dipenderebbe dalle circostanze, dal regolamento della competizione e dalle decisioni della Concacaf o degli altri organismi coinvolti.

Una partita che riflette una tensione più grande

La vicenda sportiva arriva in un momento nel quale i rapporti tra Santo Domingo e Port-au-Prince sono già particolarmente delicati.

Immigrazione, sicurezza della frontiera, espulsioni, commercio e la crisi istituzionale e sociale haitiana sono da tempo al centro delle relazioni tra i due Paesi.

Lo sport, inevitabilmente, finisce per riflettere parte di queste tensioni.

Ma proprio per questo diventa importante evitare che un episodio avvenuto dentro o intorno a uno stadio venga trasformato in un ulteriore elemento di contrapposizione tra le due popolazioni.

Gli incidenti agli ingressi devono essere valutati e, se necessario, sanzionati. Anche eventuali dichiarazioni che possano essere considerate offensive della sovranità di uno dei due Paesi possono essere sottoposte agli organismi sportivi competenti.

Ma la rivalità calcistica dovrebbe rimanere, per quanto possibile, una rivalità calcistica.

E adesso?

Il 4-1 resterà negli archivi della Concacaf come una vittoria importante per Haiti. Ma ciò che è accaduto intorno alla partita rischia di avere una vita molto più lunga del risultato.

Da una parte il Governo dominicano ha scelto una linea di tolleranza zero nei confronti degli episodi di disordine negli impianti sportivi. Dall’altra, l’Ambasciata haitiana ha cercato di separare la rivalità sportiva dalle relazioni tra i due Stati.

Ora toccherà anche agli organismi del calcio stabilire quali saranno le conseguenze concrete.

La domanda che resta sul tavolo è semplice ma tutt’altro che banale: come garantire la sicurezza negli stadi senza trasformare una partita di calcio in un nuovo fronte della già complessa relazione tra Repubblica Dominicana e Haiti?

Perché, alla fine, una cosa dovrebbe essere possibile: competere duramente sul campo e rispettarsi fuori dal campo.