Il delivery dominicano prova a volare: a Santo Domingo il primo corridoio per le consegne con droni

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Un drone ha trasportato un ordine dalla Winston Churchill alla Torre WC senza utilizzare la strada. È la prima dimostrazione pubblica di consegna autonoma con droni nella Repubblica Dominicana.

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Il delivery nella Repubblica Dominicana potrebbe avere presto una nuova strada. O meglio, potrebbe non averne più bisogno.

A Santo Domingo è stata realizzata la prima dimostrazione pubblica di una consegna autonoma con drone, con un volo partito da una sede di fast food sull’Avenida Winston Churchill e arrivato alla Torre WC.

Il progetto è stato sviluppato da Crecer LAB, azienda dominicana che lavora nei settori della robotica, dell’intelligenza artificiale e dei droni. Dopo circa due anni di ricerca e con l’autorizzazione dell’Instituto Dominicano de Aviación Civil (IDAC), l’iniziativa ha aperto un primo corridoio aereo destinato alle consegne in aree autorizzate.

Dal ristorante al palazzo senza passare dal traffico

La dimostrazione è avvenuta alle 8:30 del mattino.

Il drone è decollato dal tetto del locale, ha seguito una rotta programmata, ha raggiunto la Torre WC e ha lasciato il pacco a destinazione. Poi è tornato autonomamente al punto di partenza.

L’intero processo è stato automatizzato: decollo, navigazione, arrivo, consegna e ritorno.

È proprio questo l’aspetto che rende interessante l’esperimento. Un ordine destinato a un edificio situato a poca distanza può essere trasportato in linea diretta, senza incontrare semafori, ingorghi o rallentamenti.

Secondo Crecer LAB, le consegne lungo questo tipo di percorso possono essere effettuate in meno di due minuti.

Perché proprio la Winston Churchill

La scelta della Winston Churchill non è casuale.

È una delle principali arterie commerciali del Distretto Nazionale e concentra uffici, attività commerciali e abitazioni. È anche una strada dove il traffico può incidere pesantemente sui tempi delle consegne.

Per un’attività di ristorazione, pochi minuti possono fare la differenza tra un ordine consegnato rapidamente e un cliente costretto ad aspettare.

Il drone prova quindi a risolvere un problema molto concreto: trasformare una parte del percorso urbano da terrestre ad aereo.

I motoristi non spariranno

Questo non significa, almeno per ora, che i droni siano destinati a sostituire i motociclisti che ogni giorno effettuano migliaia di consegne.

Il modello presentato a Santo Domingo è pensato inizialmente per tragitti brevi e predefiniti tra punti specifici. Un ordine destinato a un edificio facilmente raggiungibile dal corridoio autorizzato può essere affidato al drone; per percorsi più lunghi, complessi o verso zone non coperte, la moto continuerà a essere indispensabile.

L’idea, secondo i promotori, è quindi piuttosto quella di utilizzare la tecnologia per alleggerire alcune tratte e lasciare ai repartidores quelle che richiedono maggiore flessibilità.

Sicurezza e regole

Naturalmente, portare un drone autonomo sopra una città è molto diverso dal farlo volare in un’area isolata.

Il progetto opera all’interno dei parametri stabiliti dall’IDAC e, secondo Crecer LAB, ogni volo prevede due piloti certificati e sistemi di sicurezza ridondanti.

La fase attuale è quindi soprattutto una sperimentazione: prima di immaginare centinaia di droni sopra Santo Domingo, occorre verificare come funzionano le rotte, quali sono le procedure di sicurezza e come può essere integrato questo nuovo tipo di traffico nello spazio aereo urbano.

Una possibile nuova fase del delivery

La tecnologia dei droni per le consegne non è una novità assoluta a livello internazionale. In Brasile, per esempio, nel 2026 sono già stati sperimentati corridoi dedicati al trasporto di ordini.

La novità per la Repubblica Dominicana è invece l’adattamento di questo modello alle caratteristiche di una grande città caraibica, dove traffico, densità urbana e tempi di consegna rappresentano problemi quotidiani.

Per ora si tratta di un solo corridoio e di un progetto pilota.

Ma il volo dalla Winston Churchill alla Torre WC potrebbe essere ricordato come il momento in cui il delivery dominicano ha cominciato a guardare verso l’alto.

Se l’esperimento funzionerà, il prossimo passo potrebbe essere quello di collegare altri punti della città e trasformare gradualmente i droni da curiosità tecnologica a nuovo strumento della logistica urbana.




Repubblica Dominicana. Alle 10 scatta il simulacro nazionale per terremoto: niente panico, è una prova

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Martedì 8 settembre alle 10:00 la Repubblica Dominicana metterà alla prova il sistema nazionale di risposta a un terremoto. Potranno suonare sirene e altoparlanti e arrivare un messaggio di allerta sui cellulari.

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Alle 10:00 di questa mattina la Repubblica Dominicana si fermerà per alcuni minuti per simulare uno degli eventi naturali più difficili da prevedere: un terremoto.

Non sarà un terremoto reale e non ci sarà quindi motivo di allarmarsi se contemporaneamente suoneranno sirene, fischietti e altoparlanti oppure se sui telefoni cellulari comparirà un messaggio di allerta.

Si tratta del Simulacro Nacional de Evacuación por Terremoto 2026, organizzato dal Centro de Operaciones de Emergencias (COE) con la partecipazione degli organismi che fanno parte del sistema nazionale di emergenza. L’esercitazione coinvolgerà l’intero Paese.

Una prova che coinvolge tutti

L’obiettivo non è soltanto provare a far uscire le persone dagli edifici.

Il simulacro servirà a verificare se funzionano correttamente i piani di emergenza, le vie di evacuazione, le comunicazioni e il coordinamento tra le diverse istituzioni.

Scuole, uffici, aziende, istituzioni pubbliche e private, comunità e famiglie sono chiamati a partecipare. Anche il Ministero dell’Educazione ha confermato l’adesione di tutti i centri educativi pubblici, delle 18 Regionali e dei 122 Distretti educativi.

Per l’ONesvie, che ha invitato la popolazione a partecipare, il valore dell’esercitazione sta proprio nella possibilità di scoprire prima di un’emergenza reale ciò che non funziona: una via di fuga bloccata, un punto di raccolta sbagliato o una comunicazione che non arriva in tempo possono diventare problemi molto seri durante un terremoto.

Attenzione al cellulare

Una delle novità più importanti di questa esercitazione sarà la prova del sistema di allerta direttamente sui telefoni cellulari.

Alle 10 potrebbe quindi arrivare una notifica o un messaggio di prova. Il COE ha precisato che non sarà necessario scaricare alcuna applicazione.

Il consiglio è semplice: se arriva l’allerta, leggere il messaggio e seguire le istruzioni previste dal simulacro, senza confonderlo con una situazione di emergenza reale.

È un passaggio importante perché, in caso di terremoto, la rapidità delle comunicazioni può fare la differenza. Il sistema di allerta deve infatti riuscire a raggiungere contemporaneamente un numero molto elevato di persone.

Perché è importante partecipare

Un terremoto non può essere programmato e, soprattutto, non avvisa prima di arrivare.

Per questo la preparazione deve avvenire quando tutto è tranquillo. Sapere dove uscire, quale percorso utilizzare, dove riunirsi e come comportarsi nei primi momenti può ridurre il rischio di panico e di incidenti.

Il simulacro serve proprio a trasformare le indicazioni teoriche in comportamenti concreti.

Le autorità invitano quindi la popolazione a prendere sul serio l’esercitazione, pur ricordando che si tratta soltanto di una prova.

Alle 10, dunque, niente panico

Se questa mattina alle 10:00 sentirete una sirena, vedrete persone uscire dagli edifici o riceverete un messaggio sul telefono, non significa che sia appena avvenuto un terremoto.

È il Paese che prova a immaginare quello che potrebbe accadere e, soprattutto, a verificare se sarebbe davvero pronto a reagire.

Perché un simulacro può sembrare una perdita di tempo quando non succede nulla.

Ma se un giorno dovesse succedere davvero, quel tempo potrebbe essere stato investito per salvare vite.




Destra, sinistra o centro? Come funziona davvero la politica nella Repubblica Dominicana

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Per un italiano orientarsi nella politica dominicana non è semplice. Le etichette di destra, centro e sinistra esistono, ma spesso non bastano a spiegare partiti, alleanze e comportamenti elettorali. Qui il peso dei leader personali e delle strategie di potere può essere almeno importante quanto l’ideologia.

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Chi arriva dall’Italia porta con sé un’abitudine quasi automatica: guardare la politica attraverso la tradizionale divisione tra destra, centro e sinistra.

In Italia questa classificazione, pur con tutte le sue trasformazioni, continua a essere uno degli strumenti utilizzati per capire partiti e coalizioni.

Ma cosa succede quando si cerca di applicare lo stesso schema alla Repubblica Dominicana?

La risposta è: funziona soltanto in parte.

I principali partiti dominicani hanno certamente una storia, dei programmi e degli orientamenti politici. Ma le distanze ideologiche tra le grandi formazioni sono spesso meno nette di quanto un osservatore europeo potrebbe aspettarsi.

Uno studio pubblicato nel 2026 da Ciencia y Sociedad parla proprio di bassa polarizzazione partitica e scarsa differenziazione ideologica nelle élite politiche dominicane. Secondo i ricercatori, la competizione politica è stata spesso caratterizzata più dalle strategie elettorali che da grandi contrapposizioni ideologiche.

Il PRM: centro, centrodestra o centrosinistra?

Il partito oggi al governo, il Partido Revolucionario Moderno (PRM), è un buon esempio della difficoltà di applicare le categorie europee.

Il PRM si definisce ufficialmente come un’organizzazione di orientamento democratico, liberale e progressista. Nei suoi riferimenti ideologici compaiono socialdemocrazia, socialismo democratico e progressismo.

Da un punto di vista strettamente ideologico, quindi, sarebbe difficile definirlo semplicemente come un partito di destra.

Nella politica concreta, però, al suo interno convivono sensibilità diverse, comprese posizioni più liberali sul piano economico e posizioni più conservatrici su alcune questioni sociali.

È quindi più utile considerarlo come un grande partito centrista e pragmatico, nel quale convivono correnti differenti.

Il PLD e l’eredità di Juan Bosch

Il Partido de la Liberación Dominicana (PLD) nasce nel 1973 per iniziativa di Juan Bosch, una delle figure più importanti della storia politica dominicana.

Le sue origini sono chiaramente legate a una cultura politica progressista e di sinistra. Con il passare degli anni, tuttavia, il partito si è trasformato.

Durante i governi di Leonel Fernández e successivamente di Danilo Medina, il PLD ha adottato posizioni più pragmatiche sul piano economico e istituzionale.

Per questo oggi viene generalmente collocato nell’area del centrosinistra, anche se la sua storia e la sua pratica di governo sono molto più articolate dell’etichetta.

Fuerza del Pueblo: sinistra o centro?

Ancora più difficile è collocare la Fuerza del Pueblo (FP).

Il partito è nato nel 2019 attorno a Leonel Fernández, dopo la sua uscita dal PLD, e oggi rappresenta una delle principali forze di opposizione.

La FP utilizza un linguaggio fortemente legato al progresso sociale, alla sovranità nazionale, allo Stato di diritto e all’eredità politica di Juan Bosch. Per questo alcune classificazioni la collocano nell’area progressista o di sinistra.

Ma osservando concretamente le sue posizioni e la sua storia di governo, l’immagine è meno netta.

Anche qui troviamo un partito che può assumere caratteristiche differenti a seconda del tema: sviluppo economico, ruolo dello Stato, politica sociale, rapporti internazionali, sicurezza, identità nazionale.

E soprattutto c’è un elemento che non può essere ignorato:

Leonel Fernández.

La sua leadership personale è una componente fondamentale dell’identità politica della Fuerza del Pueblo.

E la destra?

Se cerchiamo nella Repubblica Dominicana una forza equivalente alla destra tradizionale europea, la situazione diventa ancora più complicata.

Storicamente il riferimento più vicino è stato il Partido Reformista Social Cristiano (PRSC), legato soprattutto alla figura di Joaquín Balaguer.

Il balaguerismo ha rappresentato per decenni una componente conservatrice e nazionalista della politica dominicana.

Ma il PRSC di oggi non occupa più lo stesso spazio politico che aveva nella seconda metà del Novecento.

E questo è importante per capire la politica dominicana contemporanea: le vecchie identità ideologiche non sono semplicemente scomparse; in parte si sono frammentate e distribuite all’interno di partiti più grandi.

Quindi dove sono destra, centro e sinistra?

Una rappresentazione molto semplificata potrebbe essere questa:

Area Principali riferimenti
Centro / centro progressista PRM
Centro-sinistra / progressista PLD
Progressista / sinistra Fuerza del Pueblo
Destra conservatrice storica PRSC

Ma questa tabella va letta con molta prudenza.

Perché la politica dominicana non si comporta come una linea retta che va da destra a sinistra.

Il peso dei leader

Ed è qui che arriviamo probabilmente alla differenza più interessante rispetto alla politica italiana.

Nella Repubblica Dominicana la personalizzazione della politica ha avuto storicamente un peso molto forte.

Basta guardare ai grandi partiti del Novecento: Joaquín Balaguer, Juan Bosch e José Francisco Peña Gómez sono stati molto più che semplici dirigenti di partito. Erano leader capaci di costruire attorno alla propria figura identità politiche e fedeltà elettorali.

Gli studi sul sistema politico dominicano hanno evidenziato proprio il rapporto tra leadership personale, fazioni interne e clientelismo. La fedeltà al leader può, in determinate situazioni, risultare più forte della fedeltà a un’identità ideologica.

E questo aiuta a spiegare un fenomeno che a un italiano può apparire sorprendente: politici che cambiano partito o partiti che si alleano con forze apparentemente lontane dal punto di vista ideologico.

Le alleanze possono sembrare strane

In Italia un’alleanza tra partiti molto lontani politicamente richiede normalmente una spiegazione ideologica o programmatica.

Nella Repubblica Dominicana le alleanze elettorali possono essere molto più pragmatiche.

La ricerca sul sistema politico dominicano ha documentato proprio la presenza di trasformismo politico, clientelismo e alleanze costruite anche sulla convenienza elettorale, più che su una perfetta coincidenza ideologica.

Questo non significa che “tutti sono uguali”.

Significa piuttosto che le differenze tra i partiti non possono essere comprese soltanto guardando alla tradizionale scala destra-sinistra.

Ideologia o uomini?

Ed eccoci alla domanda iniziale.

Nella politica dominicana contano le ideologie oppure contano gli uomini?

La risposta più onesta è: entrambi, ma con un peso dei leader personali spesso maggiore di quello a cui è abituato un elettore italiano.

I partiti hanno programmi, statuti e dichiarazioni ideologiche. La stessa Junta Central Electoral pubblica i programmi di governo presentati dalle diverse formazioni alle elezioni.

Ma nella competizione reale entrano in gioco anche la popolarità del candidato, la sua storia personale, le reti politiche, le alleanze e la capacità di mobilitare territori e gruppi sociali.

È per questo che può essere fuorviante chiedere soltanto:

“Questo partito è di destra o di sinistra?”

In molti casi è più utile chiedere:

“Chi lo guida? Qual è la sua storia? Quali interessi rappresenta? Con chi si allea? E quali politiche propone quando arriva al governo?”

Come dovrebbe orientarsi un italiano

Per chi vive nella Repubblica Dominicana e vuole capire la politica del Paese, il consiglio è quindi semplice: non fermarsi al colore della bandiera del partito o all’etichetta ideologica.

Bisogna guardare almeno quattro elementi:

1. La storia del partito.
Da dove nasce e quali leader lo hanno costruito.

2. Il programma.
Che cosa propone realmente su economia, sicurezza, sanità, istruzione, lavoro e rapporti internazionali.

3. Il leader.
Quanto pesa la sua figura personale rispetto alla struttura del partito.

4. Le alleanze.
Con chi si presenta alle elezioni e con chi è disposto a collaborare dopo il voto.

Solo mettendo insieme questi quattro elementi si può capire davvero dove collocare una forza politica dominicana.

Una politica difficile da mettere in una scatola

Forse la conclusione è proprio questa.

Destra, centro e sinistra esistono anche nella Repubblica Dominicana, ma non sono scatole chiuse.

Le idee contano, ma contano anche le persone.

I programmi contano, ma contano anche le alleanze.

E la storia dei partiti continua a pesare, ma non sempre determina il comportamento politico del presente.

Per un italiano abituato alla tradizionale geografia politica europea, comprendere la Repubblica Dominicana significa quindi cambiare prospettiva.

Qui, molto spesso, per capire un partito bisogna guardare non soltanto a dove si colloca sulla linea tra destra e sinistra, ma soprattutto a chi lo guida, da dove viene e dove vuole portarlo.

Fonte: JCE, studi accademici sul sistema politico dominicano e documentazione ufficiale dei partiti.




“Multas fantasma” nella RD: ma chi deve dimostrare che l’infrazione è davvero tua?

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Dopo aver parlato ieri delle “multas fantasma”, emerge una domanda importante: quando un cittadino contesta una multa che sostiene di non aver mai commesso, deve essere lui a dimostrare di essere innocente oppure l’autorità deve poter dimostrare su quali elementi si basa la sanzione? La Ley 63-17 offre alcuni punti di partenza molto chiari.

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Ieri abbiamo parlato delle cosiddette “multas fantasma”: quelle infrazioni stradali che compaiono nei sistemi amministrativi a carico di persone che sostengono di non averle mai commesse.

Il caso più sorprendente è quello di chi scopre una multa pur non avendo mai guidato un’automobile o una motocicletta, oppure si trova associata a un’infrazione commessa in un luogo e in un momento nei quali afferma di non essere mai stato.

Ma c’è una domanda che viene subito dopo.

Se il cittadino contesta quella multa, chi deve dimostrare che l’infrazione è realmente avvenuta e che è stata correttamente attribuita a quella persona?

La domanda non è soltanto teorica.

La legge dice che deve esistere un verbale

La Ley 63-17 de Movilidad, Transporte Terrestre, Tránsito y Seguridad Vial stabilisce che, quando viene accertata un’infrazione, deve essere redatta un’acta de infracción.

E il contenuto dell’atto non è lasciato alla libera interpretazione.

La legge indica una serie precisa di elementi che devono essere riportati: nome dell’infrattore, luogo, data e ora dell’infrazione o della sua verifica, natura dell’atto contestato, identificazione del veicolo e disposizione normativa violata.

Ma c’è un elemento particolarmente interessante.

L’atto deve contenere anche gli altri elementi probatori e identificativi dell’infrazione, compresi, quando disponibili, fotografie e filmati provenienti dai sistemi tecnologici.

In altre parole, una multa non dovrebbe essere soltanto una riga comparsa misteriosamente in un database.

Dovrebbe esserci un atto di infrazione con elementi sufficienti a identificare ciò che è accaduto.

DIGESETT accerta, ma non decide da sola la sanzione

C’è poi un’altra distinzione importante.

La DIGESETT ha il compito di fiscalizzare il traffico e redigere le actas de infracción. È una delle sue funzioni previste dalla legge.

Ma questo non significa che la DIGESETT possa semplicemente dichiarare qualcuno colpevole e chiudere la questione.

Il Tribunal Constitucional della Repubblica Dominicana ha già affrontato il tema, precisando che la DIGESETT non è, di per sé, l’organo autorizzato a imporre la sanzione e sottolineando l’importanza del rispetto del debido proceso.

Questo punto è fondamentale quando si parla di una multa contestata.

E allora cosa deve fare il cittadino?

La Ley 63-17 prevede che il destinatario dell’atto abbia la possibilità di pagare volontariamente la multa oppure impugnarla in giudizio entro il termine previsto. L’articolo 286 indica un termine di 30 giorni dalla commissione dell’infrazione per procedere in una delle due direzioni.

La procedura ufficiale della DIGESETT prevede inoltre servizi per la consultazione delle infrazioni e indica la possibilità di richiedere informazioni relative alle multe e al relativo descargo.

Ma qui nasce il problema pratico.

Immaginiamo che una persona dica: “Questa multa non è mia.”

La domanda dovrebbe essere: “Qual è l’atto di infrazione? Quale veicolo è stato identificato? Dove è stata commessa l’infrazione? A che ora? Chi l’ha rilevata? Esiste una fotografia o un filmato? Qual è l’elemento che collega quella violazione proprio a questa persona?”

Sono domande semplici, ma fondamentali.

Non basta che il computer dica “multa”

Un database può registrare un’informazione.

Ma il database non spiega necessariamente come quell’informazione sia nata.

È qui che la questione delle “multas fantasma” diventa più interessante.

Se un cittadino non ha mai avuto una patente, non possiede un veicolo e si ritrova con una multa associata alla propria identità, non dovrebbe essere sufficiente rispondere: “La multa è nel sistema, quindi esiste.”

Il sistema deve essere in grado di ricondurre quella sanzione a un’infrazione concreta.

E la legge stessa richiede che l’atto di infrazione contenga gli elementi necessari a identificare chiaramente il fatto contestato.

Il cittadino deve provare di non essere stato lì?

Qui arriviamo al punto più delicato.

Dire che il cittadino non deve mai fornire alcuna prova sarebbe semplicistico. Quando una persona impugna una sanzione può certamente presentare elementi a sostegno della propria posizione.

Ma è altrettanto semplicistico sostenere il contrario, cioè che basti una registrazione amministrativa perché il cittadino debba dimostrare di essere innocente.

La questione fondamentale è il procedimento attraverso il quale la sanzione viene accertata e contestata.

E proprio per questo la Ley 63-17 parla espressamente di elementi dell’atto e di possibilità di impugnazione.

Un italiano residente può trovarsi nella stessa situazione?

La domanda interessa anche gli italiani residenti nella Repubblica Dominicana.

Un residente straniero che possiede una cédula dominicana può essere identificato nei sistemi amministrativi del Paese e, come qualsiasi altro cittadino o residente coinvolto in una procedura di traffico, può avere bisogno di verificare la propria posizione.

Per questo il problema delle “multas fantasma” non è soltanto una questione che riguarda la popolazione dominicana.

Può riguardare chiunque venga associato erroneamente a un’infrazione.

E per uno straniero che vive nella Repubblica Dominicana la conoscenza delle procedure può essere ancora più importante.

La domanda giusta è un’altra

Forse, quindi, abbiamo posto male la domanda nel nostro articolo precedente.

Non dovrebbe essere soltanto: “Come posso dimostrare che quella multa non è mia?”

La domanda dovrebbe essere anche: “Quali sono gli elementi sulla base dei quali quella multa è stata attribuita a me?”

Sono due cose molto diverse.

Nel primo caso il cittadino parte dalla posizione di chi deve difendersi.

Nel secondo chiede semplicemente di conoscere il fondamento della sanzione che gli è stata attribuita.

E la Ley 63-17 stabilisce che l’acta de infracción deve contenere proprio gli elementi necessari a determinare chiaramente l’infrazione e gli eventuali elementi probatori.

Una questione di trasparenza

La questione, alla fine, non riguarda soltanto le multe.

Riguarda il rapporto tra cittadino e amministrazione.

Se una sanzione è corretta, deve essere pagata.

Se invece è frutto di un errore, deve esistere un percorso semplice e trasparente per correggerlo.

E soprattutto il cittadino dovrebbe poter conoscere che cosa gli viene contestato e sulla base di quali elementi.

Perché una cosa è ricevere una multa per aver commesso un’infrazione.

Un’altra è scoprire che il proprio nome è associato a un’infrazione che non si riconosce.

In quel caso, prima ancora di chiedere al cittadino: “Dimostra che non sei stato tu”,

la domanda dovrebbe essere: “Queste sono le prove che abbiamo: sei tu la persona responsabile?”

È una differenza piccola nelle parole. Ma enorme nel rapporto tra il cittadino e l’amministrazione.

Fonti: Ley 63-17, DIGESETT, INTRANT e Tribunal Constitucional de la República Dominicana.




La multa che non hai mai preso: il mistero delle “multas fantasma” in Repubblica Dominicana

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Può comparire a tuo nome un’infrazione stradale anche se non hai mai guidato, non possiedi un veicolo o quel giorno ti trovavi in un altro luogo? In Repubblica Dominicana esistono da anni denunce di questo tipo. E per chi scopre una multa che non riconosce, cancellarla può diventare un problema.

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Immaginate di andare a fare un normale procedimento amministrativo e di scoprire, quasi per caso, di avere una o più multe per infrazioni stradali.

Nulla di particolarmente strano, se si è automobilisti.

Il problema nasce quando quella persona non ha mai guidato un’automobile, non possiede una moto e, in alcuni casi, non ha neppure una patente.

Oppure quando la multa risulta registrata in una data e in un luogo nei quali il presunto trasgressore sostiene di non essere mai stato.

È questo il fenomeno che nella Repubblica Dominicana viene ormai indicato con un’espressione particolarmente efficace: “multas fantasma”, le multe fantasma.

Non si tratta di una storia nata sui social. Negli ultimi anni diversi mezzi di informazione dominicani hanno raccolto testimonianze di persone che hanno trovato nel sistema della DIGESETT infrazioni che sostengono di non aver mai commesso.

Quando la multa compare dal nulla

Uno dei casi più recenti ha attirato particolare attenzione.

Nel 2026 sono state riportate le denunce di cittadini che si sono ritrovati con numerose infrazioni registrate a loro nome nonostante non avessero, secondo quanto dichiarato, alcun rapporto con quelle violazioni.

In un caso, un cittadino di San Francisco de Macorís ha denunciato di avere 73 multe nel sistema pur non possedendo né un veicolo né una patente. Un’altra persona, residente a Puerto Plata, ha scoperto un’infrazione nonostante sostenesse di non aver mai guidato.

Sono casi individuali e non dimostrano, da soli, quanto sia esteso il fenomeno.

Ma mostrano che il problema non è nuovo.

Un fenomeno che viene denunciato da anni

Le segnalazioni di questo tipo risalgono almeno a diversi anni fa.

Già nel 2019 cittadini si presentavano davanti agli organismi competenti lamentando di avere nel sistema un numero di multe molto superiore a quelle effettivamente riconosciute.

In alcuni casi venivano contestate infrazioni attribuite a persone che sostenevano addirittura di non aver mai guidato.

Anche negli anni successivi sono emersi nuovi casi.

Nel 2025, per esempio, una donna che non aveva mai guidato e non possedeva un veicolo ha raccontato di aver scoperto due multe quando cercava di ottenere il carnet de aprendizaje. Le infrazioni risultavano associate alla sua identità nonostante, secondo la sua denuncia, non avesse mai commesso quelle violazioni.

La DIGESETT, in casi precedenti, ha dichiarato di aver disposto indagini quando emergevano anomalie e ha spiegato che gli agenti registrano le infrazioni mentre il sistema delle multe viene gestito insieme ad altre istituzioni.

Ma come può succedere?

Questa è la domanda alla quale sarebbe importante dare una risposta definitiva.

Un’infrazione stradale dovrebbe essere associata a un’identità precisa. Ma un errore nell’inserimento dei dati, un’identificazione sbagliata o un problema nella registrazione possono teoricamente fare comparire una sanzione a carico della persona sbagliata.

Il problema è che, per il cittadino, l’errore diventa visibile soltanto quando scopre la multa.

E spesso la scoperta arriva nel momento meno opportuno.

Può accadere quando si deve rinnovare una patente, effettuare una pratica relativa a un veicolo, ottenere un documento o completare un’altra procedura amministrativa.

Il problema non è soltanto la multa

Una multa non pagata non è necessariamente una semplice voce in un archivio.

Secondo le informazioni pubblicate dall’INTRANT, le sanzioni attive non saldate possono impedire diversi procedimenti amministrativi, tra cui il rinnovo della patente, alcune pratiche relative alla targa e al veicolo, l’ispezione tecnica, il marbete, alcune operazioni assicurative e il trasferimento della proprietà di un veicolo. L’INTRANT indica inoltre tra gli impedimenti anche l’ottenimento del certificato di buona condotta.

Ed è proprio questo che rende le cosiddette multe fantasma particolarmente problematiche.

Perché se la multa è corretta, il cittadino deve pagarla.

Ma se la multa non è sua, dovrebbe prima poter dimostrare che il sistema contiene un errore.

E se sei un italiano residente nella Repubblica Dominicana?

Qui la questione interessa anche la comunità italiana.

Un italiano residente legalmente nella Repubblica Dominicana può avere una cédula per stranieri residenti, che costituisce il documento ufficiale di identificazione nel Paese. La Junta Central Electoral prevede infatti specificamente il rilascio della cédula agli stranieri residenti legali.

Questo significa che anche un residente straniero è inserito nel sistema amministrativo dominicano attraverso un’identità ufficialmente riconosciuta.

Per questo, se un italiano residente scopre improvvisamente di avere una multa che non riconosce, la domanda diventa molto concreta: che cosa deve fare per contestarla e ottenere la cancellazione?

Non basta dire “non ero io”. Occorre seguire una procedura.

Il “descargo” della multa

La stessa DIGESETT prevede la possibilità di richiedere il “descargo de multa”, cioè la procedura attraverso la quale il cittadino contesta una sanzione che ritiene non dovuta.

Ed è proprio qui che potrebbe iniziare un percorso tutt’altro che semplice.

La questione fondamentale è capire quali documenti siano necessari, a quale ufficio bisogna rivolgersi, quanto tempo richieda la procedura e chi abbia l’ultima parola sulla cancellazione della sanzione.

Per un cittadino dominicano è già una situazione fastidiosa.

Per un cittadino straniero residente può diventare ancora più complicata, soprattutto se non conosce bene il funzionamento della macchina amministrativa dominicana.

La domanda che resta aperta

Il vero problema, a questo punto, non è stabilire se esistano o meno casi di “multas fantasma”.

Le testimonianze pubblicate negli anni dimostrano che casi di questo tipo sono stati denunciati ripetutamente.

La domanda più importante è un’altra: quante sono realmente?

Quante multe vengono contestate perché attribuite alla persona sbagliata?

Quante vengono cancellate dopo una verifica?

Quante persone le pagano semplicemente perché non possono permettersi di perdere tempo in una procedura amministrativa?

E soprattutto: esiste un sistema per impedire che lo stesso errore si ripeta?

Sono domande alle quali i dati ufficiali potrebbero dare una risposta.

 




Repubblica Dominicana, resta alta l’attenzione per le piogge: diverse province in allerta

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Una vaguada e un’onda tropicale continuano a provocare acquazzoni, temporali e raffiche di vento. Il COE invita alla prudenza soprattutto nelle zone a rischio di inondazioni.

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La Repubblica Dominicana continua a vivere una fase di instabilità atmosferica, con piogge che nelle prossime ore potrebbero interessare numerose zone del Paese.

Il Centro de Operaciones de Emergencias (COE) mantiene infatti quattro province in allerta gialla e altre quattordici province, oltre al Distrito Nacional, in allerta verde, a causa delle precipitazioni associate alla presenza di una vaguada e di un’onda tropicale.

La situazione è il proseguimento del quadro meteorologico che si è sviluppato negli ultimi giorni con l’arrivo dell’umidità associata ai resti di Dolly.

Le province in allerta gialla

Il livello di attenzione più elevato riguarda:

  • El Seibo
  • Hato Mayor
  • María Trinidad Sánchez
  • Samaná

Queste aree potrebbero essere maggiormente interessate dalle precipitazioni e dalle conseguenze del loro accumulo.

Le zone in allerta verde

Il COE mantiene invece l’allerta verde per:

  • Distrito Nacional
  • Bahoruco
  • Duarte
  • Elías Piña
  • Independencia
  • La Romana
  • La Altagracia
  • La Vega
  • Monseñor Nouel
  • Monte Plata
  • San Juan
  • San Pedro de Macorís
  • Sánchez Ramírez
  • Santiago
  • Santo Domingo

L’elenco mostra come il fenomeno possa interessare ampie aree del territorio nazionale, anche se con livelli di rischio differenti.

Pioggia, temporali e raffiche

Secondo le previsioni meteorologiche, la combinazione della vaguada e dell’onda tropicale favorisce la formazione di acquazzoni di diversa intensità, temporali e raffiche di vento isolate.

Le precipitazioni tendono a diventare più importanti soprattutto nel pomeriggio e nelle prime ore della notte.

Il problema non è quindi soltanto la quantità complessiva di pioggia.

Acquazzoni molto intensi concentrati in un periodo relativamente breve possono provocare rapidamente allagamenti urbani e rurali e far aumentare il livello di fiumi, torrenti e canali.

Il rischio maggiore: le inondazioni improvvise

È proprio questo il motivo per cui il COE sta chiedendo particolare prudenza.

L’organismo raccomanda alla popolazione di non attraversare fiumi, torrenti e cañadas quando presentano un’elevata quantità d’acqua.

Una strada apparentemente transitabile può diventare pericolosa in pochi minuti.

Il COE raccomanda inoltre di non utilizzare i balneari nelle province sottoposte ad allerta.

Attenzione anche al mare

La situazione non riguarda soltanto le zone interne.

Per la costa atlantica, il COE raccomanda alle imbarcazioni fragili e alle piccole imbarcazioni di navigare con particolare prudenza, rimanendo vicino alla costa e evitando di allontanarsi in mare aperto.

Sono infatti possibili venti e condizioni del moto ondoso anomale.

Dolly non è più una tormenta, ma la sua eredità continua

È importante fare chiarezza su questo punto.

Dolly non è più una tormenta tropicale.

Il fenomeno che stiamo osservando sulla Repubblica Dominicana non deve quindi essere interpretato come il ritorno della tempesta.

Il problema è che l’umidità associata ai suoi resti si è combinata con altri elementi atmosferici, in particolare un’onda tropicale e una vaguada.

Il risultato è un ambiente ancora molto favorevole allo sviluppo di temporali e forti acquazzoni.

La situazione può cambiare rapidamente

Le autorità invitano quindi la popolazione delle zone interessate a non sottovalutare i bollettini.

Durante la stagione delle piogge tropicali, infatti, le condizioni possono cambiare rapidamente anche nell’arco di poche ore.

Una giornata inizialmente tranquilla può trasformarsi in una situazione di forte pioggia, soprattutto nel pomeriggio.

Per questo è importante seguire gli aggiornamenti del COE e dell’Instituto Dominicano de Meteorología (INDOMET) e prestare attenzione agli eventuali cambiamenti dei livelli di allerta.

Non è un allarme per tutto il Paese

È importante anche evitare allarmismi.

Il fatto che alcune province siano in allerta non significa che tutta la Repubblica Dominicana si trovi nella stessa situazione di rischio.

Il sistema di allerta del COE serve proprio a distinguere le zone nelle quali le probabilità di precipitazioni e conseguenze sono maggiori.

La situazione più delicata riguarda attualmente le quattro province in allerta gialla.

Le altre zone indicate in verde devono invece mantenere attenzione e seguire gli aggiornamenti.

La raccomandazione più semplice resta anche la più importante: non attraversare corsi d’acqua durante le piogge intense.

Un’automobile, una motocicletta o una persona a piedi possono essere trascinate da una corrente molto più rapidamente di quanto si possa immaginare.

La situazione in sintesi

🟡 ALLERTA GIALLA: El Seibo, Hato Mayor, María Trinidad Sánchez, Samaná.

🟢 ALLERTA VERDE: Distrito Nacional, Bahoruco, Duarte, Elías Piña, Independencia, La Romana, La Altagracia, La Vega, Monseñor Nouel, Monte Plata, San Juan, San Pedro de Macorís, Sánchez Ramírez, Santiago e Santo Domingo.

Fenomeni previsti: acquazzoni, temporali, raffiche di vento e possibili inondazioni.

Rischi principali: crescita improvvisa di fiumi, torrenti e cañadas, allagamenti urbani e rurali e condizioni marine difficili.




Dolly si è indebolita, ma la Repubblica Dominicana si prepara alle piogge: attivato il Piano di Contingenza

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Il fenomeno ha perso le caratteristiche di tormenta tropicale, ma la sua onda tropicale potrebbe portare tra 50 e 75 millimetri di pioggia. Il COE prepara il Paese agli effetti previsti da domenica.

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La tormenta tropicale Dolly non esiste più come ciclone tropicale, ma la sua storia non è ancora finita.

I suoi resti si sono trasformati in una onda tropicale attiva che continua a muoversi rapidamente verso ovest e che potrebbe provocare un sensibile aumento delle precipitazioni nella Repubblica Dominicana a partire dalla domenica pomeriggio e soprattutto durante la notte.

Di fronte a questa previsione, il Centro de Operaciones de Emergencias (COE) ha deciso di attivare il proprio Piano di Contingenza.

Non significa che sia in arrivo un uragano.

Significa invece che le autorità si stanno preparando a un episodio di piogge potenzialmente importanti, che potrebbe protrarsi per diversi giorni.

Dolly è diventata un’onda tropicale

La direttrice dell’Instituto Dominicano de Meteorología (Indomet), Gloria Ceballos, ha spiegato che Dolly ha perso le caratteristiche di tormenta tropicale a causa delle condizioni atmosferiche sfavorevoli.

Tra i fattori che hanno contribuito all’indebolimento ci sono aria secca, polvere del Sahara e forte wind shear negli strati medi e alti dell’atmosfera.

Il sistema non possiede più un centro di circolazione ben definito.

Ma questo non significa che abbia smesso di produrre effetti.

Tra 50 e 75 millimetri di pioggia

È questo il dato che maggiormente interessa la Repubblica Dominicana.

Secondo Indomet, l’onda tropicale potrebbe produrre accumuli di pioggia compresi tra 50 e 75 millimetri, equivalenti a circa 2-3 pollici, in diverse zone del Paese.

Le precipitazioni più significative sono previste a partire dalla tarde e dalla notte di domenica, ma potrebbero continuare durante il lunedì e, in alcune zone, anche fino a martedì.

Non è un uragano, ma non va sottovalutato

Questa distinzione è importante.

Dolly non si sta rafforzando.

Anzi, ha perso la propria struttura tropicale.

Non sono quindi previsti i venti e la pressione atmosferica tipici di una tormenta tropicale organizzata.

Il problema è un altro: una grande massa di umidità tropicale può produrre precipitazioni molto intense anche quando il sistema non è più classificato come ciclone tropicale.

Ed è proprio questo che stanno preparando le autorità dominicane.

Il COE attiva il Piano di Contingenza

L’attivazione del Piano di Contingenza significa che il sistema di emergenza nazionale si prepara a coordinare le eventuali operazioni necessarie.

Il COE sta monitorando l’evoluzione dell’onda tropicale e le previsioni di Indomet, in vista dell’aumento delle precipitazioni previsto da domenica.

L’obiettivo è soprattutto quello di essere pronti nel caso in cui le piogge provochino inondazioni urbane, allagamenti, aumento del livello dei fiumi o smottamenti.

Le zone più vulnerabili

Particolare attenzione dovrà essere prestata alle zone dove il terreno è più esposto alle precipitazioni intense.

Le aree montuose sono quelle nelle quali una quantità significativa di pioggia concentrata in poche ore può provocare più rapidamente ruscellamenti, frane e improvvisi aumenti della portata dei corsi d’acqua.

Anche le aree urbane non sono naturalmente esenti da problemi, soprattutto dove il sistema di drenaggio non riesce ad assorbire rapidamente grandi quantità d’acqua.

Domenica sarà la giornata da seguire con maggiore attenzione

Le previsioni attuali indicano una sequenza abbastanza chiara.

Sabato: l’onda tropicale continua ad avvicinarsi alla regione caraibica.

Domenica pomeriggio: iniziano a farsi sentire gli effetti più significativi sulla Repubblica Dominicana.

Domenica notte: possibile intensificazione delle precipitazioni.

Lunedì: il sistema continua a produrre piogge e raffiche di vento.

Martedì: gli effetti residui potrebbero ancora interessare alcune zone del Paese.

Naturalmente, intensità e distribuzione delle precipitazioni potranno cambiare con l’avvicinarsi del sistema.

Le raffiche di vento

Oltre alla pioggia, Indomet prevede anche raffiche di vento associate al passaggio dell’onda tropicale.

Non si tratta però della minaccia di vento di un uragano.

Il rischio principale rimane quello delle precipitazioni e delle conseguenze che possono derivarne.

La lezione di Dolly

La vicenda di Dolly è interessante anche dal punto di vista meteorologico.

In poche ore siamo passati da una possibile tormenta tropicale che sembrava dirigersi verso le Antille a un sistema che ha perso il proprio centro e si è trasformato in un’onda tropicale.

Ma l’indebolimento del ciclone non significa necessariamente la scomparsa del maltempo.

È una distinzione che, soprattutto durante la stagione degli uragani, è importante capire.

Il nome cambia, il rischio di pioggia può rimanere.

Nessun allarmismo, ma preparazione

L’attivazione del Piano di Contingenza non deve essere interpretata come un invito al panico.

Al contrario.

È proprio il compito delle autorità prepararsi prima che arrivino le precipitazioni.

Per la popolazione, il consiglio è semplice: seguire gli aggiornamenti di Indomet e COE, evitare di attraversare strade allagate e prestare particolare attenzione nelle zone vicine a fiumi, torrenti e pendii durante le fasi di pioggia intensa.

Dolly è finita. La sua acqua no

La tempesta tropicale che due giorni fa attraversava l’Atlantico centrale non è più una tormenta.

Ma la grande quantità di umidità che ha contribuito a trasportare verso i Caraibi potrebbe essere sufficiente a provocare diverse giornate di pioggia sulla Repubblica Dominicana.

Ed è per questo che il COE ha deciso di prepararsi in anticipo.

Dolly non arriverà come tormenta tropicale.

Arriveranno però i suoi resti, e con essi la possibilità di piogge importanti.

Da domenica pomeriggio inizieremo quindi a capire quanto sarà concreto l’impatto sull’isola.




Las Galeras sommersa dal sargazo: a Playa Rincón il mare sembra scomparso

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Una gigantesca massa di alghe ricopre la costa di Samaná. Le immagini dei bambini che sembrano camminare sull’acqua fanno il giro dei social.

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A prima vista sembra quasi un’immagine irreale.

Il mare non si vede più e al suo posto compare una gigantesca distesa di sargazo, così compatta da dare l’impressione che alcune persone possano camminarci sopra.

È quello che sta accadendo in questi giorni a Playa Rincón, nella zona di Las Galeras, provincia di Samaná, dove una quantità impressionante di alghe marine ha ricoperto una parte della costa.

Le immagini e i video diffusi sui social mostrano alcuni bambini muoversi nelle acque basse, mentre sotto i loro piedi la superficie del mare è completamente nascosta dal sargazo.

L’effetto visivo è sorprendente.

Ma dietro quelle immagini curiose c’è un problema che per la comunità locale è tutt’altro che divertente.

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Una vera “alfombra” sul mare

La quantità di sargazo accumulata è tale da aver formato quella che alcuni media dominicani hanno definito una vera e propria “alfombra”, una sorta di tappeto galleggiante sul mare.

In alcuni punti la massa di alghe arriva fino alla zona rocciosa della costa, modificando completamente l’aspetto della spiaggia.

I video mostrano persone che si muovono sopra o attraverso l’enorme accumulo e, in alcuni casi, persino giocano a palla.

Una scena spettacolare da vedere.

Ma anche un segnale evidente della dimensione raggiunta dal fenomeno.

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Il problema sono soprattutto gli effetti della decomposizione

Il sargazo, quando arriva sulla spiaggia, non costituisce necessariamente un problema.

La difficoltà nasce quando rimane accumulato per giorni e comincia a decomporsi.

A quel punto produce il caratteristico cattivo odore che molti residenti e visitatori hanno già segnalato a Playa Rincón.

La decomposizione può inoltre liberare sostanze come solfuro di idrogeno e ammoniaca, che possono provocare irritazioni, nausea e mal di testa in caso di esposizione prolungata.

Per questo la questione non riguarda soltanto l’estetica della spiaggia.

Una minaccia per il turismo

Playa Rincón è uno dei luoghi più conosciuti e apprezzati della provincia di Samaná.

La sua bellezza naturale è una delle principali attrazioni della zona di Las Galeras.

Una distesa di alghe che copre la costa può quindi avere conseguenze dirette sull’attività turistica.

Visitatori che arrivano alla ricerca di acqua limpida e spiagge incontaminate possono trovare invece una costa quasi completamente coperta dal sargazo.

E questo può tradursi in meno escursioni, meno visitatori e minori entrate per le attività locali.

Il problema non è nuovo: già negli anni precedenti Playa Rincón e altre zone di Las Galeras avevano registrato importanti accumuli di sargazo.

Un fenomeno che non riguarda soltanto Samaná

Il sargazo è diventato negli ultimi anni una presenza sempre più importante sulle coste caraibiche.

La Repubblica Dominicana è particolarmente esposta, soprattutto lungo le coste orientali e meridionali, ma gli arrivi possono interessare anche il nord e il nord-est del Paese.

Il fenomeno dipende dalle correnti oceaniche, dai venti e dalle condizioni dell’Atlantico.

Quando enormi masse di queste alghe si spostano verso le coste, diventa estremamente difficile prevedere con precisione dove e in quale quantità arriveranno.

A Las Galeras il problema si ripete

La comunità conosce già questo problema.

Anche nell’agosto del 2025 erano state segnalate grandi quantità di sargazo proprio a Playa Rincón, con preoccupazioni per il turismo e per l’economia locale.

La nuova invasione riporta quindi alla ribalta una domanda che a Samaná si ripete da tempo:

come affrontare in maniera permanente il sargazo, invece di intervenire soltanto quando la spiaggia è già invasa?

Quanto ce n’è?

Al momento non è stato comunicato ufficialmente il volume di sargazo presente né l’estensione precisa dell’area interessata.

Le immagini, però, parlano da sole.

La massa è talmente compatta e vasta da nascondere completamente ampie porzioni del mare.

Ed è proprio questa la caratteristica che ha fatto diventare virali le immagini dei bambini che sembrano “camminare sull’acqua”.

Naturalmente non stanno camminando sull’acqua.

Stanno attraversando una gigantesca massa di alghe che galleggia e si accumula nell’acqua bassa.

Una fotografia che vale più di molte parole

C’è anche un aspetto quasi paradossale in questa storia.

Le immagini sono spettacolari.

Un bambino che sembra camminare sul mare è una scena che attira immediatamente l’attenzione.

Ma dietro quella fotografia c’è un problema ambientale che può avere conseguenze concrete sull’ecosistema e sull’economia della zona.

Il sargazo in decomposizione può infatti ridurre l’ossigeno disponibile nell’acqua e creare condizioni sfavorevoli per pesci, coralli e altri organismi marini.

Samaná non può ignorare il problema

Per una provincia nella quale il turismo rappresenta una componente fondamentale dell’economia, la questione non può essere considerata soltanto un inconveniente stagionale.

Las Galeras, Playa Rincón e le altre spiagge della zona sono una delle grandi ricchezze naturali di Samaná.

Proteggerle significa anche proteggere l’economia delle comunità che vivono di turismo, pesca, escursioni e servizi.

E quando il fenomeno si ripete, diventa necessario pensare a soluzioni più strutturate: monitoraggio, raccolta, barriere e sistemi di gestione che permettano di intervenire prima che il sargazo raggiunga quantità difficili da controllare.

Il mare tornerà a vedersi?

La risposta è sì.

Il sargazo arriva, si accumula e poi può essere spostato nuovamente dalle correnti e dalle condizioni del mare.

Ma la questione è quanto tempo rimarrà sulla costa e cosa verrà fatto nel frattempo.

Perché più a lungo resta accumulato, maggiore diventa il problema legato alla decomposizione e agli odori.

Per ora Playa Rincón offre uno spettacolo sorprendente: bambini che sembrano camminare sul mare.

Ma dietro quella scena curiosa c’è il volto di un problema ambientale che Samaná conosce ormai da anni.

E per una delle più belle coste della Repubblica Dominicana, non può essere soltanto una curiosità da social network.

Deve essere un problema da affrontare.




Alla ricerca delle navi di Colombo: l’UNESCO esplora i fondali della Repubblica Dominicana

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Oltre 40 anomalie individuate nella baia di La Isabela. Potrebbero nascondere relitti legati ai viaggi di Colombo.

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C’è qualcosa di affascinante nei fondali della costa settentrionale della Repubblica Dominicana.

Qualcosa che potrebbe riportare gli archeologi indietro di più di cinque secoli, fino agli anni in cui Cristoforo Colombo e i suoi uomini stavano dando inizio alla storia europea nel continente americano.

Una missione internazionale dell’UNESCO, alla quale partecipano anche Spagna e Repubblica Dominicana, ha individuato oltre 40 anomalie nel fondale della baia di La Isabela.

Non significa che siano state trovate le navi di Colombo.

Ma alcune di quelle anomalie potrebbero corrispondere a resti di imbarcazioni o ad altro patrimonio archeologico sommerso.

Ed è proprio questo che rende la ricerca particolarmente interessante.

La Isabela, un luogo fondamentale della storia

Per capire l’importanza della ricerca bisogna tornare al 1493.

Dopo il primo viaggio, Colombo tornò nei Caraibi con una spedizione molto più grande e fondò sulla costa settentrionale dell’isola Hispaniola La Isabela, considerata il primo insediamento permanente spagnolo nelle Americhe.

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La baia si trova nell’attuale Repubblica Dominicana, affacciata sull’Atlantico.

Per gli archeologi rappresenta quindi un’area di enorme interesse.

In quelle acque passarono navi, uomini e merci durante una delle fasi più importanti e controverse della storia mondiale.

E oggi il mare potrebbe conservare ancora alcune tracce di quella vicenda.

Quaranta anomalie sotto il mare

Le esplorazioni sono state condotte nel 2024 e nel 2026.

Le tecnologie utilizzate hanno permesso di individuare più di 40 anomalie nel fondale.

Ma gli esperti invitano alla prudenza.

Un’anomalia non è necessariamente un relitto.

Può trattarsi di una formazione naturale, di materiale sedimentato o di qualcosa che non ha alcun rapporto con l’attività umana.

Come ha spiegato Alejandro Gumá Ruiz, funzionario dell’ufficio regionale UNESCO all’Avana, solo la fase di scavo potrà stabilire se alcune di queste anomalie corrispondano effettivamente a patrimonio culturale sommerso.

Ed è proprio questa la prossima fase della ricerca.

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Potrebbero esserci navi del secondo viaggio?

L’ipotesi più suggestiva riguarda la possibilità che alcuni dei reperti siano collegati alle spedizioni di Colombo.

Le indagini potrebbero infatti portare alla scoperta di antichi galeoni legati al secondo viaggio di Colombo, oppure di relitti appartenenti a epoche successive, tra il XVI e il XVIII secolo.

Quindi non necessariamente si tratta delle navi utilizzate direttamente da Colombo.

Ed è importante sottolinearlo.

La ricerca è ancora in una fase preliminare.

Ma anche un relitto di qualche decennio successivo avrebbe comunque un enorme valore storico, perché permetterebbe di comprendere meglio la navigazione e i traffici nei primi secoli della presenza europea nei Caraibi.

La domanda che tutti si fanno

Naturalmente, davanti a una notizia del genere, la domanda nasce spontanea:

e se sotto quelle acque ci fosse davvero una delle navi di Colombo?

Sarebbe una scoperta archeologica di straordinaria importanza.

Ma bisognerà avere pazienza.

Il mare può conservare per secoli oggetti e strutture che sulla terraferma sarebbero scomparsi.

Allo stesso tempo, però, correnti, sedimenti, organismi marini e fenomeni naturali possono modificare profondamente ciò che resta di un’antica imbarcazione.

Per questo gli archeologi non possono basarsi soltanto sulle immagini del fondale.

Il patrimonio deve rimanere sott’acqua

C’è un altro elemento interessante del progetto.

Gli eventuali reperti saranno sottoposti ai principi della Convenzione UNESCO del 2001 sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo.

L’obiettivo è privilegiare, quando possibile, la conservazione dei reperti nel loro ambiente originario, invece di recuperarli e portarli necessariamente sulla terraferma.

È una filosofia diversa da quella delle vecchie spedizioni alla ricerca di tesori.

Non si tratta di andare sul fondo del mare per recuperare oggetti preziosi.

Si tratta di studiare, documentare e proteggere un patrimonio che appartiene alla storia dell’umanità.

La Repubblica Dominicana protagonista della ricerca

Per la Repubblica Dominicana questa iniziativa ha un significato particolare.

La storia della prima presenza europea in America è profondamente legata al territorio dominicano.

La Isabela è uno dei luoghi nei quali questa storia può essere studiata direttamente attraverso l’archeologia.

Il progetto UNESCO ha inoltre un obiettivo che va oltre la singola scoperta.

Secondo Anne Lemaistre, direttrice della sede regionale dell’UNESCO e rappresentante per Cuba, Repubblica Dominicana e Venezuela, l’iniziativa sta contribuendo a rafforzare le capacità scientifiche dominicane nella ricerca, conservazione e gestione sostenibile del patrimonio subacqueo.

È un investimento nella conoscenza, non soltanto nella ricerca di un relitto.

La Isabela potrebbe diventare Patrimonio Mondiale

Gli eventuali ritrovamenti potrebbero inoltre rafforzare la candidatura di La Isabela a Patrimonio Mondiale UNESCO.

Questo potrebbe dare ulteriore valore a un sito che già oggi rappresenta una testimonianza fondamentale della storia caraibica.

E potrebbe contribuire a sviluppare un turismo culturale diverso da quello tradizionale.

Non soltanto spiagge, mare e resort.

Ma anche storia, archeologia e patrimonio.

Anche il cambiamento climatico è una minaccia

La ricerca ha però anche un’altra finalità.

Il patrimonio archeologico sommerso è sottoposto a rischi che possono aumentare con il cambiamento climatico e l’acidificazione degli oceani.

Studiare ciò che si trova sotto il mare significa quindi anche capire come proteggerlo.

Il tempo non è necessariamente dalla parte degli archeologi.

Quello che oggi può essere individuato e studiato potrebbe diventare molto più difficile da conservare tra qualche decennio.

Il 2027 potrebbe essere l’anno decisivo

Per il momento bisognerà attendere.

All’inizio del 2027 è prevista una commissione mista ispano-dominicana che dovrà definire i finanziamenti necessari per proseguire le operazioni archeologiche.

Sarà allora possibile capire quali delle oltre 40 anomalie meritino ulteriori indagini e quali possano effettivamente essere collegate alla presenza di antichi relitti.

E soltanto dopo gli scavi si potrà sapere se sotto quelle acque si nasconde qualcosa di veramente straordinario.

Una storia che riemerge dal mare

C’è qualcosa di poeticamente affascinante in questa ricerca.

Più di cinquecento anni fa le navi arrivavano dall’Europa attraverso l’Atlantico.

Oggi sono gli archeologi ad arrivare sullo stesso mare, ma con strumenti completamente diversi, cercando di ricostruire ciò che è rimasto di quella storia.

Forse sotto i sedimenti della baia di La Isabela non c’è la nave che tutti sperano di trovare.

Forse ci sono relitti di epoche successive.

Forse ci sono soltanto formazioni naturali.

Ma per saperlo bisognerà andare a cercare.

E se davvero il mare restituisse una delle navi legate ai primi viaggi di Colombo, la Repubblica Dominicana potrebbe trovarsi improvvisamente al centro di una delle più importanti scoperte archeologiche subacquee degli ultimi decenni.

Per ora, dunque, niente tesoro.

Solo più di quaranta misteri sul fondo del mare.

E forse, tra quei misteri, si nasconde una parte della storia che credevamo ormai perduta.




Repubblica Dominicana: quando tramonta il sole, torna il problema degli apagones

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C’è un paradosso che in questi giorni molti dominicani stanno vivendo sulla propria pelle.

Il Paese dispone, sulla carta, di una capacità elettrica superiore ai 7.600 megawatt, quasi il doppio rispetto alla domanda massima registrata.

Eppure, quando arriva la sera, in molte zone della Repubblica Dominicana la luce comincia a mancare.

Non è una contraddizione soltanto apparente.

Il problema è che avere una grande capacità installata non significa necessariamente avere tutta quell’energia disponibile nel momento esatto in cui serve.

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Il momento critico arriva al tramonto

Durante il giorno il sistema elettrico dominicano riesce a disporre di circa 6.600-6.700 MW.

Una parte importante arriva dall’energia solare.

Ma quando il sole tramonta, circa 1.780 MW di produzione solare escono contemporaneamente dal sistema.

Ed è proprio in quel momento che succede qualcosa di apparentemente illogico: la produzione disponibile diminuisce mentre la domanda aumenta.

È l’ora in cui le persone tornano dal lavoro, accendono l’aria condizionata, i televisori, le pompe, gli elettrodomestici.

Il risultato è che l’offerta notturna può scendere a circa 4.400-4.700 MW, proprio mentre il consumo raggiunge il suo massimo.

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Un sistema che ha energia, ma non quando serve

È questa la vera questione.

Non sembra essere semplicemente un problema di quantità complessiva di energia prodotta.

È un problema di disponibilità nel tempo.

Il 31 luglio, alle 21:03, la domanda istantanea ha raggiunto 4.330,80 MW, il terzo massimo storico consecutivo e il sesto record del solo mese di luglio.

E agosto, con il caldo ancora più intenso, non promette certo una diminuzione dei consumi.

In altre parole, il sistema sta incontrando il proprio limite proprio nelle ore serali.

Il clima ha naturalmente un ruolo importante.

Quando le temperature salgono, cresce il ricorso all’aria condizionata.

E in un Paese tropicale come la Repubblica Dominicana questo significa un aumento molto rapido della domanda elettrica.

Ma il caldo non può essere considerato una sorpresa.

L’estate arriva ogni anno.

E quindi la domanda inevitabile è: perché un sistema elettrico che conosce perfettamente il comportamento dei consumi estivi continua a trovarsi in difficoltà proprio durante i mesi più caldi?

Per chi vive nella capitale o nelle altre città dominicane, la questione non è fatta soltanto di numeri.

È fatta di vita quotidiana.

Ci sono residenti che raccontano interruzioni molto lunghe, anche di diverse ore, e continui passaggi tra luce e buio.

In alcuni quartieri del Gran Santo Domingo vengono segnalate situazioni nelle quali l’elettricità arriva e scompare ripetutamente.

Per chi lavora da casa significa interrompere il lavoro.

Per chi ha bambini significa affrontare il caldo senza ventilazione.

Per chi utilizza apparecchiature elettriche significa anche il rischio di danneggiamenti.

E naturalmente c’è il problema del costo.

Alcuni utenti denunciano aumenti molto significativi delle bollette nonostante cerchino di limitare i consumi.

Di fronte alla situazione, il Consiglio Unificato delle Imprese Distribuidoras (CUED) ha invitato i cittadini a ridurre i consumi nelle ore di maggiore domanda.

Tra i consigli: utilizzare meno l’aria condizionata, preferire i ventilatori, non lasciare televisori e apparecchi elettronici in stand-by, scollegare i caricabatterie inutilizzati e limitare l’uso di lavatrici e ferri da stiro tra le 18 e le 21.

Per chi utilizza l’aria condizionata viene consigliata una temperatura di 24-25 gradi.

Sono consigli sensati.

Ma possono anche lasciare una domanda nell’aria.

Quanto può essere chiesto ancora al cittadino di consumare meno quando il problema è soprattutto quello di produrre e distribuire energia nel momento necessario?

Le società di distribuzione sottolineano che non tutti gli apagones hanno la stessa origine.

Edesur, per esempio, ha segnalato problemi tecnici alla sottostazione Baní Matadero, mentre Edeeste sostiene di mantenere livelli di approvvigionamento molto elevati e attribuisce parte delle interruzioni a guasti provocati dall’elevata domanda e agli interventi di manutenzione.

Quindi sarebbe sbagliato attribuire ogni interruzione esclusivamente alla mancanza di generazione.

Il sistema è complesso e comprende produzione, trasmissione e distribuzione.

Quando una di queste componenti presenta problemi, il cittadino vede una sola cosa:

la luce se ne va.

Ed è qui che emerge uno dei problemi più interessanti del futuro energetico dominicano.

La Repubblica Dominicana sta aumentando rapidamente la propria produzione solare.

È una buona notizia.

Ma il sole produce soprattutto durante il giorno.

La domanda, invece, raggiunge il massimo quando il sole è già tramontato.

La soluzione potrebbe quindi essere rappresentata, almeno in parte, dall’accumulo su larga scala.

Batterie capaci di immagazzinare durante il giorno una parte dell’energia solare e restituirla alla rete nelle ore serali potrebbero ridurre questa differenza tra produzione e domanda.

Non sarebbe l’unica soluzione.

Servono anche generazione disponibile nelle ore notturne, reti più efficienti, manutenzione e investimenti nella distribuzione.

Ma il problema della “curva del tramonto” è ormai evidente.

Per noi che viviamo nella Repubblica Dominicana, questa non è una discussione soltanto tecnica.

L’elettricità è una delle infrastrutture fondamentali di un Paese moderno.

Da essa dipendono imprese, alberghi, ristoranti, negozi, ospedali, scuole e naturalmente le famiglie.

E riguarda direttamente anche la qualità della vita degli stranieri che hanno scelto di vivere qui.

Gli italiani residenti nella Repubblica Dominicana conoscono bene il problema.

Molti hanno investito in inverter, batterie, generatori e altri sistemi di emergenza.

Ma non dovrebbe essere questa la soluzione strutturale.

La Repubblica Dominicana ha compiuto enormi progressi nella crescita economica e nella modernizzazione del proprio sistema energetico.

Ma il problema degli apagones dimostra che avere più capacità installata non basta.

Bisogna avere energia disponibile quando serve, trasportarla senza perdite e distribuirla in modo affidabile.

Altrimenti si può arrivare al paradosso di un Paese con migliaia di megawatt installati che, alle nove di sera, continua a lasciare interi quartieri al buio.

Ed è forse questa la domanda che dovrebbe accompagnare il dibattito energetico dominicano:

non quanta energia abbiamo, ma quanta energia abbiamo quando ne abbiamo bisogno.

Perché il sole, ogni sera, fa esattamente ciò che ha sempre fatto.

Tramonta.

La vera sfida è fare in modo che, quando tramonta, non tramonti anche la luce nelle case dei dominicani.