Repubblica Dominicana: quando tramonta il sole, torna il problema degli apagones

C’è un paradosso che in questi giorni molti dominicani stanno vivendo sulla propria pelle.
Il Paese dispone, sulla carta, di una capacità elettrica superiore ai 7.600 megawatt, quasi il doppio rispetto alla domanda massima registrata.
Eppure, quando arriva la sera, in molte zone della Repubblica Dominicana la luce comincia a mancare.
Non è una contraddizione soltanto apparente.
Il problema è che avere una grande capacità installata non significa necessariamente avere tutta quell’energia disponibile nel momento esatto in cui serve.

Il momento critico arriva al tramonto
Durante il giorno il sistema elettrico dominicano riesce a disporre di circa 6.600-6.700 MW.
Una parte importante arriva dall’energia solare.
Ma quando il sole tramonta, circa 1.780 MW di produzione solare escono contemporaneamente dal sistema.
Ed è proprio in quel momento che succede qualcosa di apparentemente illogico: la produzione disponibile diminuisce mentre la domanda aumenta.
È l’ora in cui le persone tornano dal lavoro, accendono l’aria condizionata, i televisori, le pompe, gli elettrodomestici.
Il risultato è che l’offerta notturna può scendere a circa 4.400-4.700 MW, proprio mentre il consumo raggiunge il suo massimo.

Un sistema che ha energia, ma non quando serve
È questa la vera questione.
Non sembra essere semplicemente un problema di quantità complessiva di energia prodotta.
È un problema di disponibilità nel tempo.
Il 31 luglio, alle 21:03, la domanda istantanea ha raggiunto 4.330,80 MW, il terzo massimo storico consecutivo e il sesto record del solo mese di luglio.
E agosto, con il caldo ancora più intenso, non promette certo una diminuzione dei consumi.
In altre parole, il sistema sta incontrando il proprio limite proprio nelle ore serali.
Il clima ha naturalmente un ruolo importante.
Quando le temperature salgono, cresce il ricorso all’aria condizionata.
E in un Paese tropicale come la Repubblica Dominicana questo significa un aumento molto rapido della domanda elettrica.
Ma il caldo non può essere considerato una sorpresa.
L’estate arriva ogni anno.
E quindi la domanda inevitabile è: perché un sistema elettrico che conosce perfettamente il comportamento dei consumi estivi continua a trovarsi in difficoltà proprio durante i mesi più caldi?
Per chi vive nella capitale o nelle altre città dominicane, la questione non è fatta soltanto di numeri.
È fatta di vita quotidiana.
Ci sono residenti che raccontano interruzioni molto lunghe, anche di diverse ore, e continui passaggi tra luce e buio.
In alcuni quartieri del Gran Santo Domingo vengono segnalate situazioni nelle quali l’elettricità arriva e scompare ripetutamente.
Per chi lavora da casa significa interrompere il lavoro.
Per chi ha bambini significa affrontare il caldo senza ventilazione.
Per chi utilizza apparecchiature elettriche significa anche il rischio di danneggiamenti.
E naturalmente c’è il problema del costo.
Alcuni utenti denunciano aumenti molto significativi delle bollette nonostante cerchino di limitare i consumi.
Di fronte alla situazione, il Consiglio Unificato delle Imprese Distribuidoras (CUED) ha invitato i cittadini a ridurre i consumi nelle ore di maggiore domanda.
Tra i consigli: utilizzare meno l’aria condizionata, preferire i ventilatori, non lasciare televisori e apparecchi elettronici in stand-by, scollegare i caricabatterie inutilizzati e limitare l’uso di lavatrici e ferri da stiro tra le 18 e le 21.
Per chi utilizza l’aria condizionata viene consigliata una temperatura di 24-25 gradi.
Sono consigli sensati.
Ma possono anche lasciare una domanda nell’aria.
Quanto può essere chiesto ancora al cittadino di consumare meno quando il problema è soprattutto quello di produrre e distribuire energia nel momento necessario?
Le società di distribuzione sottolineano che non tutti gli apagones hanno la stessa origine.
Edesur, per esempio, ha segnalato problemi tecnici alla sottostazione Baní Matadero, mentre Edeeste sostiene di mantenere livelli di approvvigionamento molto elevati e attribuisce parte delle interruzioni a guasti provocati dall’elevata domanda e agli interventi di manutenzione.
Quindi sarebbe sbagliato attribuire ogni interruzione esclusivamente alla mancanza di generazione.
Il sistema è complesso e comprende produzione, trasmissione e distribuzione.
Quando una di queste componenti presenta problemi, il cittadino vede una sola cosa:
la luce se ne va.
Ed è qui che emerge uno dei problemi più interessanti del futuro energetico dominicano.
La Repubblica Dominicana sta aumentando rapidamente la propria produzione solare.
È una buona notizia.
Ma il sole produce soprattutto durante il giorno.
La domanda, invece, raggiunge il massimo quando il sole è già tramontato.
La soluzione potrebbe quindi essere rappresentata, almeno in parte, dall’accumulo su larga scala.
Batterie capaci di immagazzinare durante il giorno una parte dell’energia solare e restituirla alla rete nelle ore serali potrebbero ridurre questa differenza tra produzione e domanda.
Non sarebbe l’unica soluzione.
Servono anche generazione disponibile nelle ore notturne, reti più efficienti, manutenzione e investimenti nella distribuzione.
Ma il problema della “curva del tramonto” è ormai evidente.
Per noi che viviamo nella Repubblica Dominicana, questa non è una discussione soltanto tecnica.
L’elettricità è una delle infrastrutture fondamentali di un Paese moderno.
Da essa dipendono imprese, alberghi, ristoranti, negozi, ospedali, scuole e naturalmente le famiglie.
E riguarda direttamente anche la qualità della vita degli stranieri che hanno scelto di vivere qui.
Gli italiani residenti nella Repubblica Dominicana conoscono bene il problema.
Molti hanno investito in inverter, batterie, generatori e altri sistemi di emergenza.
Ma non dovrebbe essere questa la soluzione strutturale.
La Repubblica Dominicana ha compiuto enormi progressi nella crescita economica e nella modernizzazione del proprio sistema energetico.
Ma il problema degli apagones dimostra che avere più capacità installata non basta.
Bisogna avere energia disponibile quando serve, trasportarla senza perdite e distribuirla in modo affidabile.
Altrimenti si può arrivare al paradosso di un Paese con migliaia di megawatt installati che, alle nove di sera, continua a lasciare interi quartieri al buio.
Ed è forse questa la domanda che dovrebbe accompagnare il dibattito energetico dominicano:
non quanta energia abbiamo, ma quanta energia abbiamo quando ne abbiamo bisogno.
Perché il sole, ogni sera, fa esattamente ciò che ha sempre fatto.
Tramonta.
La vera sfida è fare in modo che, quando tramonta, non tramonti anche la luce nelle case dei dominicani.





















