Nuova scossa di terremoto nella penisola di Samaná: perché la terra continua a tremare?

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Dopo il terremoto di magnitudo 4.5-4.6 registrato la scorsa settimana al largo di Las Terrenas, un’altra scossa ha interessato la stessa area. Questa volta il sisma, di magnitudo intorno a 3.9, ha avuto epicentro nei pressi di El Limón, nella penisola di Samaná. Anche in questo caso il terremoto è stato avvertito dalla popolazione, ma fortunatamente non si segnalano danni a persone o edifici.

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L’episodio ha inevitabilmente riacceso le domande di molti residenti e dei numerosi italiani che vivono tra Las Terrenas, El Limón e Samaná: si tratta di una semplice coincidenza o sta accadendo qualcosa di particolare?

Una delle aree più sismiche dei Caraibi

Gli esperti invitano innanzitutto alla prudenza. La penisola di Samaná si trova lungo una delle zone geologicamente più attive dell’intera regione caraibica, dove la placca caraibica e la placca nordamericana scorrono lentamente una rispetto all’altra accumulando tensioni che, periodicamente, vengono rilasciate sotto forma di terremoti.

In quest’area passano importanti sistemi di faglie, tra cui la Septentrional Fault Zone, responsabile di gran parte dell’attività sismica del nord della Repubblica Dominicana.

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Perché tante scosse ravvicinate?

Secondo i sismologi, non è insolito che un terremoto di moderata intensità venga seguito, nei giorni successivi, da altre scosse più piccole. Si tratta delle cosiddette repliche (aftershocks), che rappresentano il naturale assestamento della crosta terrestre dopo il rilascio di energia provocato dall’evento principale.

Il terremoto di El Limón potrebbe quindi rientrare in questa normale sequenza di assestamento. Tuttavia, è altrettanto possibile che la zona stia semplicemente attraversando un periodo di maggiore attività microsismica, fenomeno frequente nelle regioni poste lungo importanti faglie attive.

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C’è motivo di preoccuparsi?

La risposta degli esperti è rassicurante: no.

Ad oggi non esistono elementi che facciano pensare all’imminenza di un terremoto di forte intensità. La scienza, infatti, non è ancora in grado di prevedere con precisione quando e dove si verificherà un sisma.

Le autorità dominicane e i centri di monitoraggio continuano comunque a seguire costantemente l’evoluzione della situazione attraverso la rete sismica nazionale e internazionale.

Una convivenza inevitabile

Chi vive nella Repubblica Dominicana convive quotidianamente con il rischio sismico, così come con quello degli uragani. Fortunatamente, la maggior parte delle scosse registrate ogni anno ha una magnitudo modesta e provoca al massimo qualche secondo di paura.

Gli specialisti ricordano però l’importanza di conoscere le corrette norme di comportamento durante un terremoto: mantenere la calma, allontanarsi da finestre e oggetti che possono cadere, ripararsi sotto un tavolo robusto o accanto a un muro portante e uscire dagli edifici solo dopo la fine della scossa.

Per la comunità italiana residente nella penisola di Samaná il messaggio è quindi duplice: nessun allarme, ma la consapevolezza di vivere in una delle aree geologicamente più dinamiche dei Caraibi, dove terremoti di lieve e moderata intensità fanno parte della normale attività della crosta terrestre.




Allarme dengue nella Repubblica Dominicana: registrato il primo decesso del 2026

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La dengue torna a far paura nella Repubblica Dominicana. Dopo mesi in cui i contagi erano rimasti relativamente contenuti, le autorità sanitarie hanno confermato il primo decesso del 2026 legato alla malattia, mentre i medici segnalano una circolazione più aggressiva del virus in diverse province del Paese.

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Secondo gli specialisti, l’aumento delle piogge e delle temperature elevate sta creando le condizioni ideali per la proliferazione dell’Aedes aegypti, la zanzara responsabile della trasmissione del dengue. A preoccupare è soprattutto la presenza di forme più severe della malattia, che possono evolvere rapidamente e richiedere un ricovero ospedaliero.

I medici invitano la popolazione a non sottovalutare i sintomi iniziali. Febbre alta improvvisa, forte mal di testa, dolori muscolari e articolari, nausea, vomito ed eruzioni cutanee possono rappresentare i primi segnali dell’infezione. Nei casi più gravi possono comparire emorragie, forti dolori addominali, difficoltà respiratorie e un rapido peggioramento delle condizioni generali, situazioni che richiedono un intervento medico immediato.

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Il Ministero della Salute ha rafforzato la sorveglianza epidemiologica e intensificato le campagne di prevenzione, chiedendo ai cittadini di eliminare tutti i possibili ristagni d’acqua attorno alle abitazioni, dove le zanzare depongono le uova. Secchi, pneumatici usati, grondaie o contenitori lasciati all’aperto possono trasformarsi in pochi giorni in focolai di infestazione.

La Repubblica Dominicana non è l’unico Paese della regione a fare i conti con il dengue. Negli ultimi anni gran parte dell’America Latina e dei Caraibi ha registrato un forte incremento dei casi, favorito dai cambiamenti climatici, dall’urbanizzazione e dalle abbondanti precipitazioni. L’Organizzazione Panamericana della Sanità ha più volte richiamato i governi a mantenere alta l’attenzione per evitare nuove emergenze sanitarie.

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Le autorità sanitarie raccomandano inoltre di evitare l’automedicazione, in particolare con farmaci antinfiammatori come l’ibuprofene o l’aspirina, che possono aumentare il rischio di emorragie nei pazienti affetti da dengue. In presenza di febbre persistente o sintomi sospetti è fondamentale rivolgersi tempestivamente a un medico o a una struttura sanitaria.

Con l’inizio della stagione delle piogge, il messaggio degli esperti è chiaro: prevenzione, controllo dei focolai di zanzare e diagnosi precoce rappresentano le armi più efficaci per limitare la diffusione della malattia e ridurre il rischio di nuovi casi gravi.




Sale la tensione tra Repubblica Dominicana e Nicaragua dopo le parole di Ortega

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Si inaspriscono i rapporti tra la Repubblica Dominicana e il Nicaragua. La decisione annunciata dal presidente Daniel Ortega di eliminare le future elezioni nel Paese ha provocato una dura reazione del governo dominicano, che parla di un grave attacco ai principi democratici e allo Stato di diritto.

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In una nota ufficiale diffusa dal Ministero degli Esteri, Santo Domingo ha espresso «la più ferma condanna» nei confronti delle dichiarazioni del leader nicaraguense, ribadendo che il diritto dei cittadini a scegliere liberamente i propri rappresentanti attraverso elezioni periodiche, libere e trasparenti costituisce uno dei pilastri fondamentali di ogni sistema democratico.

Per il governo dominicano, la prospettiva di cancellare il processo elettorale rappresenta un passo indietro che rischia di compromettere ulteriormente la stabilità politica della regione e di allontanare il Nicaragua dagli impegni assunti nell’ambito del sistema interamericano a tutela della democrazia e dei diritti fondamentali.

La presa di posizione di Santo Domingo arriva in un momento di crescente isolamento internazionale del governo Ortega. Anche numerosi Paesi della regione, insieme alle Nazioni Unite e ad altre organizzazioni internazionali, hanno manifestato forte preoccupazione per una decisione che viene interpretata come un ulteriore irrigidimento del sistema politico nicaraguense.

Pur senza annunciare misure diplomatiche concrete, la Repubblica Dominicana ha scelto di assumere una posizione netta, confermando il proprio sostegno ai valori democratici e al rispetto della volontà popolare. La dichiarazione contribuisce ad alimentare il clima di tensione politica tra Managua e diversi governi latinoamericani, sempre più critici nei confronti dell’evoluzione istituzionale del Nicaragua.

L’episodio conferma come la questione nicaraguense continui a rappresentare uno dei temi più delicati dell’agenda politica centroamericana. Le prossime settimane diranno se lo scontro resterà confinato al piano delle dichiarazioni ufficiali o se potrà avere ripercussioni anche sul piano delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi.




Repubblica Dominicana. Carovita, cresce il malcontento

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L’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari continua a pesare sul bilancio delle famiglie dominicane, costrette a rivedere le proprie abitudini di acquisto.

Fare la spesa è diventato sempre più difficile per migliaia di famiglie dominicane. L’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari continua a pesare sui bilanci domestici e sono soprattutto le casalinghe a lanciare l’allarme, denunciando che acquistare i beni di prima necessità richiede oggi uno sforzo economico sempre maggiore.

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Secondo numerose testimonianze raccolte nei mercati e nei supermercati della capitale, il costo di alimenti essenziali come riso, fagioli, olio, carne, uova e ortaggi è aumentato negli ultimi mesi, costringendo molte famiglie a ridurre le quantità acquistate o a rinunciare a prodotti che fino a poco tempo fa erano presenti abitualmente sulla tavola.

Le donne che ogni giorno amministrano il bilancio familiare raccontano che il denaro destinato alla spesa si esaurisce sempre più rapidamente. In molti casi diventa necessario cercare offerte, cambiare marca o acquistare prodotti meno costosi pur di riuscire a rispettare il budget mensile.

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La situazione preoccupa soprattutto i nuclei familiari con redditi bassi e medi, dove l’incremento del costo della vita si somma alle spese per trasporti, energia elettrica, istruzione e servizi essenziali. Per molte famiglie, mantenere un’alimentazione equilibrata sta diventando una sfida quotidiana.

Le associazioni dei consumatori chiedono alle autorità un monitoraggio più rigoroso dei prezzi e misure che possano contribuire a contenere il costo della canasta básica, evitando che gli aumenti ricadano interamente sui cittadini. Tra le richieste figurano anche maggiori controlli sulla filiera distributiva e iniziative a sostegno delle fasce più vulnerabili della popolazione.

Il tema del carovita continua così a occupare un posto centrale nel dibattito pubblico della Repubblica Dominicana. Per molte famiglie, infatti, la vera sfida non è più soltanto far quadrare i conti alla fine del mese, ma riuscire ogni giorno a mettere in tavola alimenti sufficienti senza sacrificare altre necessità essenziali.




“Intercambio de disparos”: la formula che in Repubblica Dominicana non convince più nessuno

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In Repubblica Dominicana c’è un’espressione che compare con una frequenza sorprendente nei comunicati della Polizia Nazionale: “intercambio de disparos”, cioè “scambio di colpi d’arma da fuoco”.

Ogni volta che una persona muore durante un’operazione di polizia, il comunicato ufficiale racconta quasi sempre la stessa dinamica: gli agenti sarebbero stati attaccati e avrebbero risposto al fuoco. Una formula sintetica, che spesso conclude la ricostruzione dei fatti.

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Ma è davvero sufficiente un comunicato per spiegare la morte di una persona?

Negli ultimi anni giornalisti, avvocati, organizzazioni per i diritti umani e una parte dell’opinione pubblica hanno iniziato a porsi questa domanda con sempre maggiore insistenza. Non perché ogni intervento della polizia sia necessariamente illegittimo, ma perché molti casi meritano accertamenti indipendenti e trasparenti, capaci di ricostruire con precisione ciò che è realmente accaduto.

Quando la stessa espressione viene ripetuta decine di volte, il rischio è che finisca per apparire come una formula standard, quasi automatica. Ed è proprio questo che alimenta dubbi e diffidenza.

In uno Stato di diritto la fiducia nelle istituzioni si costruisce con le prove, le indagini e la trasparenza, non soltanto con un comunicato stampa. Ogni morte provocata durante un’operazione di polizia dovrebbe essere chiarita attraverso inchieste rigorose, affinché siano tutelati sia i diritti dei cittadini sia il lavoro degli stessi agenti quando hanno agito nel rispetto della legge.

La sicurezza è un valore fondamentale. Ma lo è altrettanto la verità. E quando un semplice “intercambio de disparos” non basta più a convincere l’opinione pubblica, forse è arrivato il momento di pretendere qualcosa di più: spiegazioni complete, responsabilità chiare e la certezza che ogni caso venga esaminato senza pregiudizi.




Repubblica Dominicana: la silenziosa invasione haitiana

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Da anni la Repubblica Dominicana convive con un fenomeno che molti definiscono una vera e propria emergenza nazionale: il costante afflusso di cittadini haitiani, alimentato dal collasso economico, politico e sociale del Paese confinante.

La crisi di Haiti, aggravata dal controllo di vaste aree da parte delle bande armate, spinge migliaia di persone a cercare rifugio oltre il confine. Molti entrano regolarmente, altri attraversano illegalmente la frontiera lunga 376 chilometri che divide i due Paesi.

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Secondo il governo dominicano, l’immigrazione irregolare rappresenta una sfida sempre più difficile da gestire. Negli ultimi anni sono stati rafforzati i controlli lungo la frontiera, accelerati i rimpatri degli immigrati senza documenti e proseguita la costruzione della barriera di confine voluta dal presidente Luis Abinader. Le autorità sostengono che queste misure siano necessarie per difendere la sicurezza nazionale, preservare i servizi pubblici e garantire il controllo del territorio.

Dall’altra parte, organizzazioni internazionali e associazioni per i diritti umani criticano le espulsioni collettive e chiedono che ogni caso venga valutato singolarmente, alla luce della gravissima situazione umanitaria che continua a colpire Haiti.

La presenza haitiana è particolarmente significativa nei settori dell’agricoltura, dell’edilizia e dei servizi domestici, dove da decenni costituisce una parte importante della forza lavoro. Questo crea un evidente paradosso: mentre il governo intensifica i controlli sull’immigrazione clandestina, diversi comparti dell’economia continuano a dipendere dal lavoro dei cittadini haitiani.

Il dibattito resta molto acceso. Una parte della popolazione ritiene che il Paese stia subendo una pressione migratoria senza precedenti, con inevitabili ripercussioni sulla sanità, sull’istruzione, sulla sicurezza e sulla spesa pubblica. Altri invitano invece a distinguere tra la necessità di controllare le frontiere e il rispetto dei diritti fondamentali delle persone che fuggono da una crisi umanitaria.

Al di là delle diverse posizioni, un dato appare difficilmente contestabile: finché Haiti non ritroverà stabilità politica, sicurezza e condizioni economiche minime, la pressione migratoria verso la Repubblica Dominicana continuerà a rappresentare una delle principali sfide per il governo di Santo Domingo.




Terremoto al largo di Las Terrenas: tanta paura, nessun danno

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La terra è tornata a tremare davanti alle coste di Las Terrenas, una delle località della Repubblica Dominicana con la più alta presenza di residenti italiani.

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Martedì 14 luglio, alle 11:20 del mattino, un terremoto di magnitudo compresa tra 4.5 e 4.6, secondo le diverse rilevazioni del Servizio Geologico degli Stati Uniti (USGS) e del Centro Nazionale di Sismologia della UASD, è stato registrato nell’Oceano Atlantico, con epicentro a pochi chilometri dalla costa di Las Terrenas. La scossa è stata chiaramente avvertita in tutta la penisola di Samaná, nel Gran Santo Domingo e in numerose altre province del Paese.

Fortunatamente non si registrano feriti né danni a edifici o infrastrutture. Le autorità dominicane hanno confermato che non è stato necessario adottare particolari misure di emergenza e le attività turistiche sono proseguite normalmente.

Perché proprio qui?

Per chi vive da anni nella Repubblica Dominicana, episodi come questo non rappresentano una novità. Il Paese si trova infatti lungo il confine tra la placca caraibica e quella nordamericana, una delle zone geologicamente più attive dell’intera regione.

La penisola di Samaná e tutta la costa nord-orientale sono interessate da importanti sistemi di faglie che periodicamente rilasciano energia sotto forma di terremoti. Nella maggior parte dei casi si tratta di eventi di moderata intensità, come quello di ieri, che raramente provocano conseguenze gravi, ma ricordano quanto sia importante convivere con il rischio sismico.

Cosa fare durante un terremoto

Un terremoto di magnitudo 4.5 può spaventare, soprattutto chi non ha mai vissuto un evento sismico. Gli esperti raccomandano poche ma importanti regole:

  • mantenere la calma;
  • ripararsi sotto un tavolo robusto o vicino a un muro portante;
  • stare lontani da finestre, balconi e oggetti che potrebbero cadere;
  • non utilizzare gli ascensori;
  • uscire all’aperto solo quando la scossa è terminata, evitando edifici, muri e linee elettriche.

Un promemoria per residenti e turisti

Las Terrenas continua a essere una delle mete più sicure e apprezzate dei Caraibi. Il terremoto di ieri non ha provocato conseguenze e non esiste alcun motivo di allarme.

L’episodio rappresenta però un utile promemoria: vivere in un Paese caraibico significa anche convivere con fenomeni naturali come terremoti, uragani e forti piogge. Essere informati e conoscere le corrette norme di comportamento è il modo migliore per affrontarli con serenità.

Per la numerosa comunità italiana residente a Las Terrenas e per i tanti connazionali che ogni anno scelgono questa splendida località per le vacanze, la notizia si è conclusa nel migliore dei modi: tanta paura, qualche secondo di apprensione e, fortunatamente, nessuna conseguenza.




Dopo l’inaugurazione di Blu Terrenas, riflettori su Vincenzo Odoguardi: è sua la visione che sta cambiando il futuro di Samaná

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Alcuni giorni dopo il taglio del nastro di Blu Terrenas emerge il ruolo dell’imprenditore italiano che ha ideato e guidato uno dei più importanti progetti di sviluppo della Repubblica Dominicana.

LAS TERRENAS – L’inaugurazione della prima fase di Blu Terrenas, avvenuta ieri alla presenza dell’ambasciatore d’Italia Sergio Maffettone, del senatore della provincia di Samaná Pedro Catrain, del sindaco di Las Terrenas Eduardo Esteban e di numerose autorità dominicane e italiane, ha rappresentato molto più del completamento di un’importante opera edilizia.

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Dietro questo progetto c’è infatti la determinazione e la visione dell’architetto Vincenzo Odoguardi, CEO di Blu Terrenas e consigliere del sottosegretario agli Affari Esteri con delega agli Italiani nel Mondo, Massimo Dell’Utri, per il Nord America, il Centro America e i Caraibi.

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È stato Odoguardi a credere fin dall’inizio nelle enormi potenzialità di Las Terrenas, trasformando un’idea imprenditoriale in un progetto destinato a incidere profondamente sul futuro della provincia di Samaná.

Blu Terrenas non è stato concepito come un semplice complesso turistico o residenziale.

L’obiettivo è quello di creare una nuova concezione dello sviluppo turistico, nella quale investimenti privati e servizi pubblici convivono in un modello capace di generare benessere per l’intera comunità.

Tra le opere previste figurano una nuova caserma dei Vigili del Fuoco, una scuola di formazione turistica destinata ai giovani della provincia, spazi commerciali, servizi, aree verdi e infrastrutture che resteranno a disposizione anche dei residenti.

È proprio questo l’aspetto che distingue Blu Terrenas da molti altri progetti turistici realizzati nei Caraibi: non un’enclave riservata ai visitatori, ma un intervento pensato per integrarsi con il territorio e contribuire alla crescita di Las Terrenas.

Secondo le stime presentate durante la cerimonia, il progetto creerà circa 3.000 posti di lavoro, offrendo nuove opportunità occupazionali e professionali in una delle aree turistiche più dinamiche della Repubblica Dominicana.

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Per Odoguardi, Blu Terrenas rappresenta una sfida che guarda al futuro: coniugare sviluppo economico, sostenibilità ambientale, qualità architettonica e servizi alla comunità.

La presenza dell’ambasciatore Sergio Maffettone all’inaugurazione ha inoltre sottolineato il valore istituzionale dell’iniziativa, confermando l’importanza che questo investimento riveste anche nei rapporti economici tra Italia e Repubblica Dominicana.

Blu Terrenas è oggi uno dei più significativi investimenti italiani realizzati nel Paese e testimonia come la creatività, la progettazione e la capacità imprenditoriale italiana possano contribuire concretamente allo sviluppo di una nazione amica.

Per Las Terrenas si apre ora una nuova stagione. E dietro questa trasformazione c’è anche la firma di un imprenditore italiano che ha scelto di investire non soltanto in un progetto immobiliare, ma nel futuro di un’intera comunità.




Blu Terrenas, l’Italia firma uno dei più importanti investimenti turistici della Repubblica Dominicana

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Inaugurata la prima fase del progetto a Las Terrenas. Presenti l’ambasciatore d’Italia Sergio Maffettone, il senatore Pedro Catrain e il sindaco Eduardo Esteban. Un investimento destinato a creare circa 3.000 posti di lavoro e a cambiare il volto della provincia di Samaná.

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Autorità dominicane, rappresentanti delle istituzioni italiane e imprenditori presenti all’inaugurazione di Blu Terrenas

 

LAS TERRENAS – È stata inaugurata ieri la prima fase di Blu Terrenas, uno dei più ambiziosi progetti turistici e residenziali mai realizzati nella penisola di Samaná. La cerimonia ha rappresentato un momento di grande importanza non soltanto per Las Terrenas, ma per l’intera Repubblica Dominicana, segnando l’avvio di una nuova visione dello sviluppo turistico del territorio.

All’evento hanno preso parte numerose autorità civili e istituzionali. Tra queste l’ambasciatore d’Italia nella Repubblica Dominicana Sergio Maffettone, il senatore della provincia di Samaná Pedro Catrain, il sindaco di Las Terrenas Eduardo Esteban, oltre a rappresentanti del mondo imprenditoriale, delle istituzioni e della comunità locale.

 

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L’ambasciatore d’Italia nella Repubblica Dominicana Sergio Maffettone (a destra nella foto, con al suo fianco l’architetto Vincenzo Odoguardi), con  durante la cerimonia di inaugurazione della prima fase del progetto.

 

Blu Terrenas non è soltanto un grande investimento immobiliare. Il progetto introduce un nuovo modello di sviluppo turistico, fondato sull’integrazione tra strutture ricettive, residenze, servizi, spazi pubblici e infrastrutture pensate anche a beneficio della comunità di Las Terrenas.

 

Tra le opere previste figurano infatti la nuova stazione dei Vigili del Fuoco e una scuola di formazione turistica, due infrastrutture destinate a rafforzare i servizi del territorio e a creare nuove opportunità di qualificazione professionale per i giovani della provincia.

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Secondo le stime presentate durante la cerimonia, Blu Terrenas genererà circa 3.000 posti di lavoro tra la fase di costruzione e quella di gestione delle attività turistiche, alberghiere e commerciali. Un impatto occupazionale destinato a rappresentare un importante motore di crescita economica per Las Terrenas e per l’intera provincia di Samaná.

Il progetto comprende inoltre la futura realizzazione dell’Almare Beach Resort Curio Collection by Hilton, destinato ad arricchire ulteriormente l’offerta turistica internazionale della località e a consolidarne il posizionamento tra le destinazioni di maggiore prestigio dei Caraibi.

Alla guida di Blu Terrenas vi è l’architetto Vincenzo Odoguardi, CEO del progetto e consigliere per il Nord America, il Centro America e i Caraibi del sottosegretario agli Affari Esteri con delega agli Italiani nel Mondo, Massimo Dell’Utri.

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È stato proprio Odoguardi a credere con determinazione nella realizzazione di questo grande investimento, trasformando un’ambiziosa visione imprenditoriale in un progetto destinato a incidere profondamente sul futuro della penisola di Samaná. La sua iniziativa rappresenta un esempio significativo della capacità dell’imprenditoria italiana di esportare competenze, innovazione e qualità anche oltre i confini nazionali.

La presenza dell’ambasciatore Sergio Maffettone alla cerimonia ha ulteriormente sottolineato il valore istituzionale dell’iniziativa e il ruolo crescente della collaborazione economica tra Italia e Repubblica Dominicana.

Con Blu Terrenas prende così forma un progetto destinato ad andare oltre il tradizionale concetto di villaggio turistico. L’obiettivo,infatti, è anchecreare un nuovo polo, capace di generare occupazione, attrarre investimenti internazionali e offrire servizi anche ai residenti.

Per Las Terrenas si apre così una nuova fase della propria storia. Una fase nella quale turismo, sviluppo sostenibile e imprenditoria internazionale potranno procedere insieme, contribuendo alla crescita di una delle località più dinamiche e promettenti della Repubblica Dominicana.




L’Italia firma uno dei più grandi investimenti turistici della Repubblica Dominicana

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Il presidente Luis Abinader inaugurerà domani la prima fase di Blu Terrenas e darà il via alla costruzione dell’Almare Beach Resort Curio Collection by Hilton. Alla cerimonia saranno presenti anche l’ambasciatore d’Italia Sergio Maffettone e Vincenzo Odoguardi, consigliere del Sottosegretario agli Affari Esteri Massimo Dell’Utri e CEO del progetto.

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Non sarà soltanto l’inaugurazione di un importante complesso turistico. L’appuntamento di domani a Las Terrenas rappresenta anche un momento di grande rilievo per la presenza imprenditoriale italiana nella Repubblica Dominicana.

Con la partecipazione del presidente Luis Abinader sarà inaugurata la prima fase di Blu Terrenas, un investimento interamente italiano destinato a diventare uno dei principali poli turistici e residenziali della penisola di Samaná. Nel corso della cerimonia sarà inoltre posata la prima pietra dell’Almare Beach Resort Curio Collection by Hilton, destinato ad arricchire l’offerta alberghiera internazionale della zona.

L’evento avrà anche un importante significato istituzionale. Accanto al Capo dello Stato dominicano parteciperanno infatti l’ambasciatore d’Italia nella Repubblica Dominicana, Sergio Maffettone, che interverrà nel corso della cerimonia, e Vincenzo Odoguardi, consigliere personale del Sottosegretario agli Affari Esteri Massimo Dell’Utri per i rapporti economici con le comunità italiane del Nord e Centro America e dei Caraibi. Odoguardi è anche il CEO di Blu Terrenas, un duplice ruolo che testimonia il forte legame tra il progetto e il sistema Italia.

Questa frase è importante perché non nasconde il doppio ruolo, lo spiega.

Blu Terrenas rappresenta uno dei più importanti investimenti italiani realizzati negli ultimi anni nella Repubblica Dominicana. Oltre al nuovo hotel della catena Hilton, il masterplan prevede residenze, aree commerciali, spazi culturali, servizi e infrastrutture destinate a creare occupazione e a rafforzare l’attrattività turistica della penisola di Samaná.

La presenza contemporanea del Presidente della Repubblica Dominicana, dell’ambasciatore d’Italia e di un rappresentante del Ministero degli Affari Esteri conferisce all’inaugurazione un valore che va oltre il semplice investimento immobiliare. Blu Terrenas diventa così anche un simbolo della collaborazione economica tra Italia e Repubblica Dominicana e della capacità delle imprese italiane di contribuire allo sviluppo di uno dei Paesi più dinamici dei Caraibi.