Repubblica Dominicana, scoppia il caso della “Ley Mordaza”

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Il nuovo Codice penale divide il Paese: giornalisti, giuristi e opposizione denunciano un rischio per la libertà di espressione. Il Governo respinge le accuse.

SANTO DOMINGO – È uno dei temi che più stanno facendo discutere la Repubblica Dominicana. Il nuovo Codice penale, attualmente all’esame del Congresso, ha acceso un duro confronto politico e sociale, tanto da essere ribattezzato dai suoi oppositori “Ley Mordaza”.

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L’espressione, che significa letteralmente “legge bavaglio”, non è il nome ufficiale della riforma, ma è stata adottata da giornalisti, organizzazioni civiche, giuristi e partiti di opposizione per indicare quelle disposizioni che, a loro giudizio, potrebbero limitare la libertà di espressione e scoraggiare il diritto di critica.

Negli ultimi giorni le proteste si sono intensificate con manifestazioni pubbliche, cacerolazos e prese di posizione di numerose associazioni professionali, mentre il dibattito continua ad animare il Parlamento e i mezzi di comunicazione.

Perché si parla di “Ley Mordaza”?

Secondo i critici, alcune disposizioni della riforma potrebbero produrre un effetto intimidatorio nei confronti di giornalisti, cittadini e utenti dei social network. Ecco i punti più contestati.

1. Maggiore tutela penale per funzionari e autorità

Una delle critiche riguarda il mantenimento e il rafforzamento di alcuni reati legati all’offesa nei confronti di funzionari pubblici.

Secondo le organizzazioni che difendono la libertà di stampa, il rischio è che un’inchiesta giornalistica particolarmente dura o una denuncia pubblica contro un rappresentante dello Stato possano trasformarsi più facilmente in un procedimento giudiziario.

I sostenitori della riforma replicano invece che anche i funzionari pubblici hanno diritto alla tutela della propria reputazione e che la legge non impedisce il diritto di cronaca.

2. Diffamazione e ingiuria

Un altro punto particolarmente delicato riguarda i reati di diffamazione e ingiuria.

Molti giuristi sostengono che queste controversie dovrebbero essere risolte esclusivamente in sede civile attraverso richieste di risarcimento e non mediante sanzioni penali.

Secondo i critici, mantenere il rischio di conseguenze penali potrebbe indurre giornalisti e cittadini ad autocensurarsi quando si tratta di denunciare casi di corruzione o cattiva amministrazione.

3. Le norme sui social network

Grande attenzione è rivolta anche alle disposizioni che potrebbero riguardare quanto viene pubblicato sulle piattaforme digitali.

Le associazioni dei giornalisti temono che commenti, video o post particolarmente critici possano diventare oggetto di azioni giudiziarie, con possibili ripercussioni sulla libertà di espressione anche per i semplici cittadini.

Proprio su questo punto si è concentrata gran parte delle proteste.

4. Il timore dell’autocensura

Gli esperti parlano di “effetto raggelante” (chilling effect).

Non è necessario che vi siano numerose condanne perché una legge produca effetti sulla libertà di espressione. Basta il timore di dover affrontare un processo o costose spese legali perché molti giornalisti, blogger o cittadini decidano di evitare argomenti scomodi.

È questo uno degli aspetti che preoccupa maggiormente le organizzazioni che difendono la libertà di stampa.

5. La posizione del Governo

Il Governo respinge però le accuse di voler introdurre una “legge bavaglio”.

Il presidente Luis Abinader ha dichiarato pubblicamente di non aver redatto il testo contestato sulla libertà di espressione e ha preso le distanze dalle disposizioni che hanno suscitato maggiori polemiche.

Parallelamente, la commissione incaricata della riforma ha proposto di eliminare il capitolo dedicato ai social media e di affrontare quell’argomento con una normativa separata.

Ciò dimostra che il testo è ancora oggetto di discussione e potrebbe essere modificato prima dell’approvazione definitiva.

Una questione che riguarda tutta la democrazia

Al di là dello scontro politico, il dibattito tocca uno dei principi fondamentali di ogni sistema democratico: il rapporto tra il diritto di ogni persona a vedere tutelata la propria reputazione e il diritto dei cittadini a esprimere liberamente opinioni, critiche e denunce.

Trovare un equilibrio tra questi due valori non è semplice.

Da una parte vi è l’esigenza di contrastare diffamazione, campagne di odio e disinformazione. Dall’altra vi è il timore che norme troppo severe possano limitare il lavoro dei giornalisti e scoraggiare la partecipazione dei cittadini al dibattito pubblico.

Per questo motivo il confronto sulla cosiddetta “Ley Mordaza” viene seguito con grande attenzione non solo nella Repubblica Dominicana, ma anche dalle organizzazioni internazionali che si occupano di libertà di stampa e diritti civili.

Nei prossimi giorni il Congresso continuerà l’esame del progetto. Sarà allora più chiaro se le disposizioni contestate verranno mantenute, modificate o eliminate.

Quel che è certo è che il dibattito ha già aperto una riflessione profonda sul futuro della libertà di espressione nel Paese.




Repubblica Dominicana: il Senato approva la riforma della Polizia dopo sette mesi di attesa

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Il Senato dominicano ha approvato il progetto di riforma della Polizia Nazionale. La legge passa ora alla Camera dei Deputati e punta a modernizzare il corpo dopo anni di richieste di cambiamento.

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Dopo sette mesi di discussione, rinvii ed esame in commissione, il Senato della Repubblica Dominicana ha approvato il progetto di legge che riforma la Polizia Nazionale, uno dei provvedimenti più attesi del programma di rinnovamento avviato dal presidente Luis Abinader.

Il testo, composto da oltre 300 articoli, ridefinisce l’organizzazione, il funzionamento e la struttura dell’istituzione, con l’obiettivo di renderla più moderna, professionale e orientata al servizio del cittadino. Dopo il voto del Senato, il progetto dovrà essere esaminato dalla Camera dei Deputati prima di diventare legge.

L’approvazione arriva in un momento particolarmente delicato.

Negli ultimi giorni il tema dell’operato della Polizia è tornato al centro del dibattito nazionale dopo il caso del giovane ucciso da un agente e le polemiche sulle presunte esecuzioni extragiudiziali denunciate da organizzazioni per i diritti umani.

Pur trattandosi di vicende diverse, il loro susseguirsi ha rafforzato la convinzione, condivisa da molti osservatori, che la trasformazione della Polizia non possa limitarsi all’acquisto di nuove uniformi o di mezzi più moderni, ma debba riguardare soprattutto la formazione degli agenti, il controllo interno, la trasparenza e il rapporto con i cittadini.

La riforma rappresenta uno dei principali impegni assunti dal Governo Abinader fin dal 2021. L’iter parlamentare, tuttavia, si è rivelato più lungo del previsto, tanto che fino a poche settimane fa il progetto rischiava addirittura di decadere per la fine della legislatura.

Il punto di Fatti Nostri

L’approvazione al Senato è un passo importante, ma non basta.

La vera riforma non si misurerà dal numero degli articoli approvati dal Parlamento, bensì dai risultati che i cittadini vedranno nelle strade.

Ridurre gli abusi, aumentare la fiducia nella Polizia e garantire il rispetto della legge saranno il banco di prova della nuova normativa.

Per gli italiani residenti nella Repubblica Dominicana, come per tutti i cittadini, una Polizia più efficiente e più vicina alla popolazione rappresenta un elemento fondamentale per la sicurezza e per la qualità della vita.

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Caldo record e bollette alle stelle: in Repubblica Dominicana esplode la protesta degli utenti

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La nube di polvere del Sahara e le temperature elevate fanno aumentare l’uso di condizionatori e ventilatori. Crescono i consumi elettrici e con essi le proteste per le bollette.

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La nube di polvere del Sahara continua a interessare la Repubblica Dominicana, portando con sé temperature elevate, aria più secca e un caldo che, soprattutto nelle ore centrali della giornata, diventa difficile da sopportare.

Per milioni di famiglie la risposta è quasi obbligata: accendere il condizionatore o lasciare il ventilatore in funzione per molte ore.

Il risultato è già visibile.

I consumi di energia elettrica stanno aumentando e, con l’arrivo delle prossime fatture, cresce anche il malcontento di molti utenti.

Sui social network si moltiplicano i commenti di cittadini che, davanti a bollette più alte del previsto, si chiedono: “Com’è possibile che abbia consumato così tanto?”, “È un abuso!”, “Questa bolletta è impossibile.”

Una reazione comprensibile.

Ma, almeno in molti casi, la spiegazione potrebbe essere più semplice di quanto sembri.

Un condizionatore acceso per molte ore al giorno può incidere in modo significativo sul consumo mensile di energia. Se a questo si aggiungono ventilatori, frigoriferi che lavorano più intensamente a causa del caldo e altri elettrodomestici utilizzati più spesso, il risultato finale può essere una bolletta sensibilmente più elevata rispetto ai mesi precedenti.

Questo non significa che ogni fattura sia necessariamente corretta.

Gli utenti hanno il diritto di verificare i consumi, chiedere chiarimenti alle società elettriche e contestare eventuali anomalie.

Ma prima di parlare di errori o abusi è opportuno confrontare i consumi reali con quelli registrati nello stesso periodo degli anni precedenti.

Il punto di Fatti Nostri

Ogni estate la scena si ripete.

Arriva il caldo eccezionale, aumentano le ore di utilizzo dei condizionatori e, qualche settimana dopo, arrivano le proteste per le bollette.

La trasparenza da parte delle compagnie elettriche è fondamentale.

Ma lo è anche la consapevolezza dei consumatori: il comfort ha un costo e, durante un’ondata di calore come quella provocata dalla polvere del Sahara, il contatore continua a girare anche quando ce ne dimentichiamo.

Forse la domanda giusta non è soltanto “Perché la bolletta è così alta?”, ma anche “Quante ore al giorno è rimasto acceso il condizionatore questo mese?”




Sanità privata dominicana verso lo scontro: le cliniche minacciano di sospendere i servizi alle assicurazioni

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Le cliniche private della Repubblica Dominicana chiedono un aumento delle tariffe pagate dalle ARS e valutano la sospensione dei servizi. A rischio migliaia di pazienti assicurati.

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foto Diario Libre

Il sistema sanitario privato della Repubblica Dominicana potrebbe entrare in una fase di forte tensione.

L’Associazione Nazionale delle Cliniche Private (ANDECLIP) ha annunciato che l’8 luglio deciderà se sospendere temporaneamente l’assistenza agli assicurati di alcune Amministratrici dei Rischi Sanitari (ARS), accusate di non aver adeguato le tariffe ai costi reali sostenuti dalle strutture sanitarie.

Secondo il presidente di ANDECLIP, Rafael Mena, dall’entrata in vigore della Legge sulla Sicurezza Sociale le tariffe riconosciute alle cliniche sarebbero aumentate di appena il 25%, mentre l’inflazione nel settore sanitario avrebbe superato il 100%. Le cliniche precisano di non chiedere un adeguamento totale, ma l’apertura di una trattativa per ridurre il divario.

Dal canto suo, la Direzione per l’Informazione e la Difesa degli Affiliati alla Sicurezza Sociale (DIDA) ricorda che le strutture sanitarie non possono interrompere l’assistenza agli assicurati per controversie economiche con le compagnie assicurative. Secondo l’ente, il diritto alla salute deve prevalere su qualsiasi conflitto tra operatori del sistema.

Se lo scontro non verrà risolto rapidamente, le conseguenze potrebbero ricadere sui pazienti, costretti a rinviare ricoveri o interventi programmati oppure a cercare strutture convenzionate alternative.

La vicenda riporta inoltre l’attenzione su un problema più ampio: il delicato equilibrio tra la sostenibilità economica delle cliniche private e la tutela del diritto all’assistenza sanitaria.

Il punto di Fatti Nostri

Per gli italiani residenti nella Repubblica Dominicana questa è una notizia da seguire con attenzione.

Molti connazionali utilizzano polizze sanitarie locali o sono affiliati alle ARS. Un eventuale blocco dei servizi potrebbe creare disagi soprattutto per chi ha visite, ricoveri o interventi già programmati.

Al momento non è stata adottata alcuna sospensione: la decisione sarà presa dall’assemblea di ANDECLIP. Resta quindi aperto uno spazio per una soluzione negoziata che eviti ripercussioni sui pazienti.




Repubblica Dominicana: le esecuzioni extragiudiziali tornano sotto accusa

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L’uccisione del giovane Ángel Martínez da parte di un agente della Polizia Nazionale non rappresenta soltanto un grave episodio di cronaca. Ha riaperto un dibattito che da anni accompagna la vita pubblica della Repubblica Dominicana: quello delle presunte esecuzioni extragiudiziali durante gli interventi delle forze dell’ordine.

La gravità del caso è stata riconosciuta dalle stesse autorità.

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foto Listin Diario

Il presidente Luis Abinader ha porto le condoglianze alla famiglia della vittima, mentre il direttore della Polizia Nazionale, visitando la famiglia, ha assicurato che nei confronti dell’agente coinvolto sarà applicato “tutto il peso della legge”. Un gesto istituzionale raro, che testimonia la rilevanza assunta da questo episodio.

Ma il caso va oltre la singola vicenda.

Secondo Manuel María Mercedes, presidente della Commissione Nazionale per i Diritti Umani, negli ultimi anni centinaia di persone sarebbero morte durante operazioni di polizia presentate come intercambios de disparos, gli “scambi di colpi d’arma da fuoco” tra agenti e sospetti. Una formula che, da tempo, alimenta dubbi e polemiche nell’opinione pubblica e nelle organizzazioni che si occupano della tutela dei diritti umani.

Il problema non riguarda la necessità di combattere la criminalità, che nella Repubblica Dominicana rappresenta una sfida reale e complessa.

La questione è un’altra: anche la lotta al crimine deve svolgersi nel rispetto della legge. Ogni cittadino ha diritto che eventuali responsabilità vengano accertate da un tribunale e non sul luogo di un arresto.

Proprio per questo motivo il caso del giovane ucciso assume un valore simbolico.

Le scuse pubbliche del Presidente e l’impegno ad accertare le responsabilità indicano la volontà delle istituzioni di non archiviare l’accaduto come un semplice incidente operativo.

Resta ora da vedere se a questo episodio seguiranno provvedimenti concreti e se la vicenda contribuirà ad accelerare il processo di riforma della Polizia Nazionale, già avviato dal Governo negli ultimi anni.

Per migliaia di italiani che vivono nella Repubblica Dominicana, il tema riguarda non solo la sicurezza, ma anche il funzionamento dello Stato di diritto e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.




Polvere del Sahara: perché ogni estate arriva nei Caraibi e cosa significa per chi vive nella Repubblica Dominicana

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La chiamano semplicemente “Polvere del Sahara”, ma dietro quel cielo lattiginoso che ogni estate avvolge la Repubblica Dominicana si nasconde uno dei fenomeni naturali più sorprendenti del pianeta.

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Ogni anno, tra maggio e agosto, milioni di tonnellate di sabbia e polveri sottili vengono sollevate dai venti nel deserto del Sahara e attraversano l’Oceano Atlantico per oltre 5.000 chilometri, raggiungendo i Caraibi, il Centro America e perfino il sud degli Stati Uniti.

Perché arriva fino ai Caraibi?

Il trasporto è reso possibile dalla cosiddetta Saharan Air Layer (SAL), una massa d’aria molto calda, secca e ricca di particelle di polvere che si muove verso ovest spinta dagli alisei.

Quando raggiunge la Repubblica Dominicana, il cielo perde il suo tipico azzurro intenso e assume una colorazione biancastra o grigiastra. Anche la visibilità può diminuire sensibilmente.

Quali effetti ha sulla salute?

Per la maggior parte delle persone il fenomeno provoca solo un leggero fastidio.

Diversa la situazione per chi soffre di asma, allergie, bronchiti o altre malattie respiratorie. Le polveri fini possono irritare occhi, gola e vie respiratorie, provocando tosse, difficoltà respiratorie e peggiorando patologie già esistenti. Le autorità sanitarie dei Caraibi raccomandano alle persone più vulnerabili di limitare le attività all’aperto durante gli episodi più intensi.

Può influenzare il clima?

Sì.

La presenza della polvere sahariana riduce l’umidità dell’atmosfera e ostacola la formazione delle nuvole temporalesche. Per questo motivo, durante le ondate di polvere del Sahara è frequente osservare giornate molto calde, cielo velato e precipitazioni ridotte.

Secondo gli esperti, questa massa d’aria secca può anche contribuire a limitare, almeno temporaneamente, lo sviluppo di alcuni cicloni tropicali nell’Atlantico.

Ci sono anche effetti positivi

Nonostante i disagi, la polvere del Sahara trasporta minerali come ferro e fosforo che fertilizzano gli oceani e alcuni ecosistemi tropicali.

Si tratta quindi di un fenomeno naturale con effetti sia positivi sia negativi, studiato da meteorologi e climatologi di tutto il mondo.

Come proteggersi

Nei giorni in cui la concentrazione di polvere è elevata è consigliabile:

  • limitare le attività fisiche intense all’aperto;
  • tenere chiuse porte e finestre nelle ore più critiche;
  • bere molta acqua;
  • utilizzare mascherine protettive se si soffre di problemi respiratori e si deve uscire;
  • seguire gli avvisi delle autorità meteorologiche e sanitarie.

Per chi vive nella Repubblica Dominicana, la polvere del Sahara è ormai un appuntamento quasi annuale. Non è un motivo di allarme, ma un fenomeno da conoscere per affrontarlo con maggiore consapevolezza.




Las Terrenas: stop ai nuovi marciapiedi, irregolarità nel progetto del Comune

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Nuovo stop a un’opera pubblica nel comune di Las Terrenas.

La Direzione Generale degli Appalti Pubblici (DGCP) ha disposto la sospensione della procedura di gara relativa alla seconda fase della costruzione di marciapiedi e cordoli, un intervento dal valore di oltre 5,1 milioni di pesos promosso dal municipio.

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La decisione è arrivata dopo un controllo preventivo effettuato dall’organismo di vigilanza, che ha individuato numerose irregolarità nella documentazione e nello svolgimento della procedura.

Secondo la DGCP, mancavano alcuni studi preliminari obbligatori, erano assenti documenti tecnici fondamentali, risultavano richiamate norme ormai superate e il comitato di valutazione non era composto secondo quanto previsto dalla nuova legge sugli appalti pubblici. Sono state inoltre riscontrate incongruenze nella documentazione di gara e nella gestione amministrativa dell’intero procedimento.

La sospensione non significa che l’opera sia stata cancellata, ma che la procedura dovrà essere corretta prima di poter proseguire.

Per i residenti di Las Terrenas, italiani compresi, la notizia rappresenta un nuovo rinvio di interventi attesi da tempo per migliorare la viabilità e la sicurezza dei pedoni in diverse aree del comune.

L’episodio conferma anche il rafforzamento dei controlli sugli appalti pubblici nella Repubblica Dominicana, dove la nuova normativa attribuisce alla DGCP maggiori poteri di verifica per garantire trasparenza e corretto utilizzo delle risorse pubbliche.




Repubblica Dominicana, esplode la protesta sui social contro l’aumento della ritenuta fiscale

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L’aumento della ritenuta dell’Imposta sul Reddito continua a far discutere nella Repubblica Dominicana. Sui social migliaia di utenti criticano la nuova misura fiscale e chiedono chiarimenti al Governo.

L’aumento della ritenuta dell’Imposta sul Reddito (ISR), previsto dalla recente riforma fiscale, continua ad alimentare un acceso dibattito nella Repubblica Dominicana.

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Dopo l’entrata in vigore della misura, i social network si sono riempiti di commenti critici da parte di professionisti, imprenditori e semplici cittadini che contestano l’aumento della pressione fiscale.

Molti utenti sostengono che il passaggio dal 10% al 15% della ritenuta rappresenti un ulteriore aggravio in un momento in cui il costo della vita è già aumentato sensibilmente. Altri temono che il maggiore prelievo finisca per tradursi in un aumento dei prezzi dei servizi professionali e dei canoni di locazione.

Tra i commenti ricorrono soprattutto tre richieste: maggiore trasparenza sull’utilizzo delle nuove entrate fiscali, misure di contenimento della spesa pubblica e un dialogo più aperto con le categorie interessate prima dell’introduzione di nuovi tributi.

Il Governo difende invece la riforma, sostenendo che le nuove misure sono necessarie per rafforzare le finanze pubbliche e garantire maggiori risorse ai servizi dello Stato. Il confronto, però, appare destinato a proseguire anche nelle prossime settimane.

Per gli italiani residenti nella Repubblica Dominicana il dibattito merita attenzione. Al di là delle opinioni espresse sui social, la discussione conferma come il tema fiscale sia oggi uno degli argomenti più sensibili nel Paese e come ogni nuovo provvedimento sia destinato ad avere ripercussioni non solo economiche, ma anche politiche e sociali.




Repubblica Dominicana: da oggi trasferenze bancarie e assegni costano di più

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Da oggi, 3 luglio 2026, effettuare una trasferenza elettronica o emettere un assegno in Repubblica Dominicana costa un po’ di più. Entra infatti in vigore l’aumento dell’imposta previsto dalla Legge 30-26 sulle misure per la crescita economica e la semplificazione fiscale.

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L’aliquota applicata alle trasferenze elettroniche e agli assegni passa dallo 0,15% allo 0,20%. In pratica, per ogni 1.000 pesos trasferiti, l’imposta sale da 1,50 a 2 pesos.

L’aumento interessa sia i privati sia le imprese e fa parte del calendario di attuazione della riforma fiscale approvata dal Governo per incrementare le entrate dello Stato, con l’obiettivo di raccogliere tra 40 e 50 miliardi di pesos.

Per la maggior parte delle operazioni quotidiane l’incremento sarà contenuto, ma chi effettua frequentemente bonifici di importo elevato o utilizza abitualmente assegni noterà un aumento dei costi.

La nuova normativa prevede inoltre altre misure fiscali già entrate in vigore, tra cui procedure di regolarizzazione e accordi di pagamento con l’amministrazione tributaria.

Per gli italiani residenti nella Repubblica Dominicana si tratta di una novità da tenere presente nella gestione delle proprie finanze, soprattutto per chi utilizza regolarmente il sistema bancario locale.

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Repubblica Dominicana, nuovi blackout: guasti e lavori lasciano senza luce decine di zone

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Il mese di luglio si è aperto con una nuova serie di blackout in diverse aree della Repubblica Dominicana. Guasti alle reti elettriche e interventi di manutenzione programmata hanno provocato interruzioni del servizio in numerose province e nel Gran Santo Domingo.

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Secondo la Empresa de Transmisión Eléctrica Dominicana (ETED) e le società di distribuzione Edesur, Edeeste ed Edenorte, le sospensioni dell’energia sono dovute sia ad avarie improvvise sia a lavori destinati a migliorare la rete elettrica nazionale.

Tra le zone interessate figurano il Distrito Nacional, Santo Domingo, Peravia, San Cristóbal, San Juan, Monte Plata, San Pedro de Macorís, La Vega, Santiago, Puerto Plata, Mao, El Seibo, Higüey, Boca Chica, Miches e numerose altre località del Paese.

La ETED ha segnalato un guasto sulla linea di trasmissione Hainamosa-Tamarindo, mentre le tre società distributrici hanno annunciato interventi di manutenzione su linee, sottostazioni e reti di distribuzione. L’obiettivo dichiarato è migliorare l’affidabilità del servizio, ma per migliaia di utenti il risultato immediato resta quello di dover affrontare nuove interruzioni dell’energia elettrica.

Le aziende invitano i cittadini a consultare i propri canali ufficiali per conoscere gli orari degli interventi programmati e gli aggiornamenti sui guasti.

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