Vivere nella Repubblica Dominicana: perché sempre più italiani scelgono di trasferirsi ai Caraibi

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Pensionati, imprenditori e nomadi digitali continuano a scegliere la Repubblica Dominicana. Ecco vantaggi, difficoltà e le località preferite dagli italiani.

Per molti italiani la Repubblica Dominicana continua a essere sinonimo di mare cristallino, spiagge tropicali e vacanze. Ma per migliaia di connazionali è diventata molto di più: una nuova casa.

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Negli ultimi anni il profilo di chi sceglie di trasferirsi è cambiato profondamente. Non ci sono soltanto pensionati in cerca di un clima più mite e di un costo della vita, in molti casi, più contenuto rispetto all’Italia. Sempre più spesso arrivano imprenditori, professionisti che lavorano online e nomadi digitali attratti dalla possibilità di vivere ai Caraibi senza rinunciare alla propria attività.

La Repubblica Dominicana offre collegamenti aerei con Europa e Nord America, una posizione strategica nel cuore dei Caraibi e un’economia che, pur con problemi e contraddizioni, continua a essere tra le più dinamiche della regione.

Non è tutto un paradiso

Chi pensa di trovare un Paese perfetto rischia però di restare deluso.

La burocrazia può essere complicata, il sistema sanitario richiede spesso un’assicurazione privata, il traffico nelle grandi città è intenso e la sicurezza varia molto da zona a zona.

Anche il costo della vita è cambiato. Località come Las Terrenas, Bávaro e Punta Cana hanno visto crescere sensibilmente i prezzi degli immobili e degli affitti negli ultimi anni.

Trasferirsi richiede quindi una scelta ponderata e una buona conoscenza del Paese.

Perché continua ad attirare italiani?

Nonostante tutto, la Repubblica Dominicana conserva caratteristiche difficili da trovare altrove.

Il clima tropicale tutto l’anno.

Un ritmo di vita meno frenetico.

La possibilità di vivere vicino al mare.

Un’accoglienza generalmente positiva nei confronti degli stranieri.

E, soprattutto, una comunità italiana ben radicata, presente da decenni in molte località del Paese.

Le mete preferite

Gli italiani tendono a concentrarsi soprattutto in alcune aree:

  • Las Terrenas, apprezzata per l’atmosfera internazionale.
  • Bávaro e Punta Cana, dove il turismo offre numerose opportunità di lavoro e investimento.
  • Bayahíbe, sempre più richiesta dagli appassionati di mare.
  • Boca Chica, storica meta della comunità italiana.
  • Puerto Plata, Sosúa e Cabarete, molto frequentate anche da chi pratica sport acquatici.
  • Santo Domingo, scelta soprattutto da professionisti e imprenditori.

Ogni località ha caratteristiche diverse e non esiste una destinazione ideale per tutti.

Una scelta di vita

Trasferirsi nella Repubblica Dominicana non significa soltanto cambiare indirizzo.

Significa adattarsi a una cultura diversa, imparare una nuova lingua, affrontare regole e abitudini spesso lontane da quelle italiane.

Per alcuni rappresenta un sogno realizzato.

Per altri, un’esperienza che richiede spirito di adattamento e aspettative realistiche.

Una cosa, però, sembra non cambiare: nonostante le difficoltà, la Repubblica Dominicana continua a esercitare un forte fascino su molti italiani, che ogni anno la scelgono non soltanto per le vacanze, ma per costruirvi una nuova vita.

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Repubblica Dominicana. Attenzione a dove salvate la carta di credito: un clic può costarvi molto caro

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Prenotare un hotel, acquistare un biglietto aereo o fare shopping online è ormai un gesto quotidiano. Ma quella che sembra una semplice comodità può trasformarsi in un rischio.

Sempre più piattaforme internet chiedono agli utenti se desiderano salvare i dati della propria carta di credito per velocizzare gli acquisti futuri. Molti accettano senza pensarci. Ed è proprio qui che può nascere il problema.

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Secondo gli esperti di sicurezza informatica, quando i dati della carta vengono memorizzati sui server di una piattaforma, non sono più custoditi soltanto dalla banca, ma anche dall’azienda che gestisce il sito. Sebbene le grandi società investano milioni nella cybersicurezza, nessun sistema informatico può essere considerato completamente invulnerabile. Attacchi hacker, furti di credenziali o accessi abusivi possono esporre le informazioni finanziarie degli utenti.

Per gli italiani che vivono nella Repubblica Dominicana, dove le prenotazioni online di voli, alberghi e appartamenti sono molto frequenti, il consiglio è semplice: evitare di lasciare memorizzata la carta di credito quando non è strettamente necessario.

Gli specialisti raccomandano inoltre di:

  • eliminare la carta dal sito una volta concluso l’acquisto;
  • utilizzare, se possibile, una carta dedicata esclusivamente agli acquisti online;
  • attivare le notifiche in tempo reale per ogni pagamento effettuato;
  • usare carte virtuali o numeri temporanei messi a disposizione da molte banche;
  • controllare periodicamente l’estratto conto per individuare subito eventuali addebiti sospetti.

Se compare un’operazione non autorizzata, è fondamentale agire immediatamente: bloccare la carta, contattare la banca e avviare la procedura di contestazione dell’addebito.

La comodità della tecnologia è un grande vantaggio. Ma, come ricordano gli esperti, la prima difesa contro le frodi resta sempre la prudenza dell’utente.




Repubblica Dominicana: dal 3 luglio aumenta la tassa sui bonifici bancari

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Nuovo aggravio fiscale per cittadini e imprese nella Repubblica Dominicana. A partire da venerdì 3 luglio entrerà in vigore l’aumento dell’imposta applicata ai bonifici elettronici e all’emissione degli assegni bancari, una delle misure previste dalla nuova Legge 30-26 sul piano fiscale.

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L’aliquota passerà dallo 0,15% allo 0,20% sull’importo di ogni trasferimento. L’obiettivo del Governo è incrementare le entrate fiscali di circa 40-50 miliardi di pesos, risorse che, secondo l’Esecutivo, serviranno a finanziare la spesa pubblica e ad affrontare gli effetti della crisi economica internazionale.

Per i privati l’aumento potrà sembrare modesto sulle singole operazioni, ma per chi effettua frequenti bonifici o movimenta somme elevate il costo complessivo sarà più significativo. L’impatto maggiore riguarderà soprattutto imprese, commercianti, professionisti e lavoratori autonomi, che utilizzano quotidianamente i pagamenti elettronici.

Secondo le stime del Ministero dell’Economia, circa l’80% del gettito di questa imposta proviene dalle aziende. Tuttavia, associazioni del settore finanziario hanno espresso preoccupazione, sostenendo che l’aumento potrebbe scoraggiare l’uso dei pagamenti digitali e favorire un ritorno alle transazioni in contanti, con effetti negativi sulla modernizzazione del sistema finanziario.

Per gli italiani residenti nella Repubblica Dominicana si tratta di una novità da tenere presente. Chi paga stipendi, fornitori, affitti o effettua abitualmente trasferimenti bancari vedrà aumentare, seppur in misura contenuta, il costo delle operazioni.

L’incremento della tassa sui bonifici si aggiunge ad altre misure già entrate in vigore con il nuovo piano fiscale, tra cui l’aumento del contributo di uscita dal Paese per i passeggeri dei voli internazionali.




Piano fiscale 2026: cosa cambia per chi vive e lavora nella Repubblica Dominicana

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La Repubblica Dominicana si prepara a una nuova stagione di cambiamenti fiscali. Il Governo ha approvato il Piano Fiscale 2026, presentandolo come una risposta alle difficoltà dell’economia internazionale e come uno strumento per garantire entrate sufficienti a sostenere i servizi pubblici e la stabilità dei conti dello Stato.

Per molti italiani che vivono stabilmente nel Paese, la domanda è semplice: cosa cambierà nella vita di tutti i giorni?

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Il dibattito non è nuovo. Già nel 2011 e nel 2012 la Repubblica Dominicana aveva adottato importanti riforme fiscali per aumentare le entrate dello Stato. Anche allora il Governo parlò della necessità di finanziare servizi essenziali e garantire la stabilità economica, ma molti cittadini ebbero la sensazione che il peso maggiore fosse ricaduto sulle famiglie e sulla classe media.

Anche questa volta l’Esecutivo assicura che l’obiettivo è proteggere i redditi più bassi, migliorare la qualità della spesa pubblica e reperire nuove risorse senza modificare l’ITBIS, l’equivalente dell’IVA dominicana. Il piano comprende però una serie di misure fiscali destinate ad aumentare le entrate dello Stato, mentre vengono rivisti alcuni sussidi e agevolazioni.

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Per la comunità italiana residente nella Repubblica Dominicana, soprattutto per pensionati, imprenditori e lavoratori autonomi, il tema merita attenzione. Ogni intervento fiscale può avere effetti indiretti sul costo della vita, sui consumi, sui servizi e sull’attività economica.

Chi vive qui da molti anni sa bene che ogni riforma fiscale viene accolta con una certa diffidenza. Non tanto perché si rifiuti l’idea di contribuire alle finanze pubbliche, quanto perché molti cittadini chiedono che ogni nuovo sacrificio sia accompagnato da un reale miglioramento dei servizi.

Le domande sono sempre le stesse: le strade saranno migliori? Gli ospedali più efficienti? L’approvvigionamento idrico più affidabile? Si ridurranno i blackout elettrici? Il traffico diventerà più gestibile?

Sono interrogativi che riguardano anche migliaia di italiani che hanno scelto la Repubblica Dominicana come seconda patria e che ogni giorno condividono gli stessi problemi dei cittadini dominicani.

La storia insegna che una riforma fiscale non viene giudicata soltanto dall’importo delle tasse, ma soprattutto da ciò che lo Stato riesce a restituire ai contribuenti in termini di servizi, infrastrutture e qualità della vita.

È su questo terreno che sarà misurato il successo del Piano Fiscale 2026. Perché i cittadini sono generalmente disposti a fare sacrifici quando vedono risultati concreti. Molto meno quando hanno l’impressione di pagare di più senza ricevere nulla in cambio.




Se New York congela gli affitti, perché a Las Terrenas nessuno parla del problema della casa?

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La decisione del sindaco di New York, Zohran Mamdani, di congelare per due anni gli affitti di circa un milione di appartamenti ha fatto discutere mezzo mondo. C’è chi la considera una misura di giustizia sociale e chi, invece, teme che possa scoraggiare gli investimenti immobiliari.

Ma quella notizia porta inevitabilmente a riflettere anche sulla realtà di Las Terrenas.

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Da anni questa località è una delle mete turistiche più ricercate della Repubblica Dominicana. Nuovi residence, alberghi e complessi turistici continuano a sorgere, attirando investitori e nuovi residenti. Il successo della città è sotto gli occhi di tutti.

Esiste però un’altra faccia della medaglia.

Gli stipendi di gran parte dei lavoratori del turismo oscillano mediamente tra i 300 e i 400 dollari al mese. Eppure trovare una casa in affitto a prezzi compatibili con questi redditi è diventato quasi impossibile.

Per un piccolo appartamento o una modesta abitazione in un barrio vengono richiesti spesso circa 300 dollari mensili. Nei residence i prezzi salgono facilmente a 600 dollari e oltre, cifre che possono superare l’intero stipendio di un lavoratore.

Il problema appare ancora più evidente se si considerano i servizi che la città offre. Molti residenti convivono con frequenti interruzioni dell’energia elettrica dovute ai lavori di manutenzione, che talvolta durano anche dieci ore. In alcune zone basta una pioggia intensa perché le abitazioni si allaghino. L’acquedotto presenta ancora numerose criticità, il traffico è sempre più congestionato e l’ospedale pubblico continua a soffrire di carenze strutturali e organizzative.

Nel frattempo sono in costruzione nuovi complessi turistici che, secondo le previsioni, potrebbero creare circa ottomila nuovi posti di lavoro.

È una prospettiva positiva per l’economia locale. Ma pone anche una domanda inevitabile: dove andranno ad abitare questi nuovi lavoratori?

Se già oggi chi guadagna 300 o 400 dollari al mese fatica a trovare una casa a prezzi sostenibili, cosa accadrà quando migliaia di persone arriveranno a Las Terrenas in cerca di occupazione?

Naturalmente nessuno propone di copiare automaticamente quanto deciso a New York. Le realtà economiche sono profondamente diverse e anche un eventuale blocco degli affitti avrebbe vantaggi e svantaggi che meritano un’attenta valutazione.

Tuttavia il tema della casa è destinato a diventare uno dei principali problemi sociali della città. Lo sviluppo turistico rappresenta una grande opportunità, ma rischia di perdere parte dei suoi benefici se chi lavora negli alberghi, nei ristoranti, nei negozi e nei servizi non riuscirà più a permettersi di vivere proprio nella località che contribuisce a far crescere ogni giorno.

Forse è arrivato il momento di aprire un dibattito serio sull’edilizia popolare, sugli alloggi a prezzi accessibili e su strumenti che permettano di conciliare lo sviluppo turistico con il diritto dei residenti a trovare una casa dignitosa. Perché una città può continuare a crescere soltanto se cresce insieme a chi la fa vivere ogni giorno.




Il “barrilito” divide la politica dominicana: cos’è e perché fa discutere

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Mentre il Governo chiede sacrifici ai cittadini per far fronte all’aumento del costo della vita, torna al centro del dibattito politico dominicano il cosiddetto “barrilito”, il fondo di assistenza sociale assegnato ogni mese ai senatori per finanziare aiuti ai cittadini delle rispettive province.

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Il contributo varia in base alla popolazione della provincia rappresentata e può raggiungere diverse centinaia di migliaia di pesos al mese. Ufficialmente il denaro serve per acquistare medicinali, finanziare borse di studio, sostenere famiglie in difficoltà, contribuire alle spese sanitarie o ad altre emergenze sociali. I senatori devono rendicontarne l’utilizzo, ma da anni il fondo è oggetto di critiche perché molti ritengono che queste funzioni dovrebbero essere svolte direttamente dallo Stato e non dai parlamentari.

La polemica si è riaccesa dopo la proposta del senatore del Distretto Nazionale Omar Fernández, che ha invitato i colleghi a rinunciare temporaneamente al “barrilito” e a destinare quelle risorse ad alleviare gli effetti dell’attuale crisi economica e dell’aumento dei prezzi. Secondo Fernández, se ai cittadini vengono chiesti sacrifici, anche la classe politica dovrebbe dare un segnale concreto.

La maggioranza dei senatori, però, ha respinto la proposta. Diversi parlamentari sostengono che il “barrilito” rappresenti uno strumento indispensabile per aiutare migliaia di persone che non ricevono risposte tempestive dalle istituzioni pubbliche. A loro giudizio, eliminare il fondo significherebbe lasciare senza sostegno molte famiglie che ogni giorno chiedono assistenza per cure mediche, alimenti o altre necessità urgenti.

Il dibattito, destinato a proseguire, mette in luce una questione più ampia: fino a che punto l’assistenza sociale debba essere affidata ai rappresentanti politici e non alle strutture dello Stato. Un interrogativo che, ciclicamente, torna ad animare la vita politica della Repubblica Dominicana e che continua a dividere opinione pubblica e mondo politico.




Forte scossa avvertita in gran parte della Repubblica Dominicana

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Momenti di apprensione oggi nella Repubblica Dominicana, dove una scossa di terremoto di magnitudo 5.0 è stata avvertita in diverse province del Paese, compresa la capitale Santo Domingo. L’epicentro è stato localizzato a circa 52 chilometri a sud di Boca de Yuma, nella provincia di La Altagracia.

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Il sisma, registrato intorno a mezzogiorno, ha provocato l’evacuazione precauzionale di numerosi edifici pubblici, uffici e centri commerciali. Tra le strutture evacuate figurano il Ministero dell’Amministrazione Pubblica, il Consiglio dei Consiglieri Economici del Potere Esecutivo e il centro commerciale Acrópolis, dove dipendenti e visitatori sono stati fatti uscire in via precauzionale.

La scossa è stata chiaramente percepita in gran parte del territorio nazionale e ha suscitato comprensibile preoccupazione, anche perché arriva a pochi giorni dal devastante terremoto che ha colpito il vicino Venezuela. Molti cittadini hanno lasciato spontaneamente abitazioni e luoghi di lavoro seguendo le procedure di sicurezza.

Le autorità dominicane hanno comunque rassicurato la popolazione: non sono stati segnalati danni strutturali né vittime, mentre gli organismi di protezione civile continuano a monitorare la situazione.




Airbnb sfida gli hotel: cambia il turismo dominicano

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La Repubblica Dominicana sta vivendo una profonda trasformazione nel settore turistico. Sempre più viaggiatori scelgono appartamenti e case vacanza prenotati tramite piattaforme come Airbnb, mettendo in discussione il predominio degli alberghi tradizionali e aprendo un acceso dibattito sulla necessità di nuove regole.

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Secondo il Sistema di Intelligenza Turistica (Situr), alla fine del 2025 nel Paese erano disponibili oltre 49.000 proprietà destinate agli affitti brevi, per un totale di quasi 115.000 camere, un numero che supera ormai la capacità ricettiva del settore alberghiero tradizionale. Nel 2025 il 34% dei turisti stranieri ha scelto questa formula di soggiorno.

Il boom degli affitti turistici, tuttavia, solleva interrogativi. Gli hotel sono soggetti a imposte, controlli sanitari, norme di sicurezza e obblighi nei confronti dei dipendenti, mentre gran parte delle strutture offerte sulle piattaforme opera ancora senza una regolamentazione specifica. Secondo la Caribbean Hotel & Tourism Association, questa situazione comporterebbe per lo Stato dominicano un mancato gettito fiscale stimato in circa 10 miliardi di pesos all’anno.

Gli esperti non chiedono di frenare lo sviluppo degli affitti brevi, riconoscendo che hanno ampliato l’offerta turistica e creato nuove opportunità economiche per migliaia di proprietari. Ritengono però indispensabile introdurre regole uguali per tutti, con standard minimi di sicurezza, controlli e un sistema fiscale chiaro, così da garantire una concorrenza leale tra hotel e locazioni turistiche.




Bayahibe: il rogo che riaccende il dibattito sui tetti in cana dei resort

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Per chi conosce la Repubblica Dominicana fanno parte del paesaggio. Reception, ristoranti, bar sulla spiaggia e gazebo con i tradizionali tetti in cana, realizzati con foglie di palma intrecciate, sono uno dei simboli dell’ospitalità caraibica. Ma il devastante incendio che ha colpito il Viva Dominicus Beach di Bayahibe ha inevitabilmente riacceso il dibattito sul loro impiego e sulla sicurezza delle strutture turistiche.

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Le indagini sulle cause del rogo sono ancora in corso e, al momento, le autorità non hanno indicato l’origine dell’incendio. Le prime valutazioni tecniche del Centro de Operaciones de Emergencias (COE), tuttavia, evidenziano che la presenza delle coperture in cana, unita al forte vento, avrebbe favorito la rapidissima propagazione delle fiamme. Si tratta di un elemento che riguarda la diffusione dell’incendio, non la sua causa.

La cana continua a essere ampiamente utilizzata nei resort dominicani, soprattutto nelle aree comuni. Oltre al valore estetico, offre un eccellente isolamento naturale dal calore e contribuisce a creare quell’atmosfera tropicale che milioni di turisti cercano quando scelgono una vacanza ai Caraibi.

Negli ultimi anni, però, molti alberghi di nuova costruzione hanno iniziato a percorrere una strada diversa. Dietro l’aspetto tradizionale si trovano sempre più spesso strutture in cemento o acciaio, rivestite con materiali sintetici che riproducono l’effetto della palma ma garantiscono una maggiore resistenza al fuoco e una manutenzione più semplice. In altri casi, la cana viene utilizzata solo come rivestimento decorativo sopra coperture realizzate con materiali non combustibili.

L’incendio di Bayahibe potrebbe accelerare questa evoluzione. È probabile che, una volta concluse le indagini, il settore turistico e le autorità competenti si interroghino sull’opportunità di aggiornare gli standard di sicurezza, soprattutto per le strutture più datate che utilizzano ancora ampie coperture in materiali naturali.

La cana resta uno degli elementi che rendono inconfondibili i resort della Repubblica Dominicana. La sfida, dopo Bayahibe, sarà capire come continuare a preservare questa immagine senza rinunciare ai più elevati standard di sicurezza per ospiti e lavoratori.




Terremoti, l’allarme degli esperti: il vero rischio per la Repubblica Dominicana sono gli edifici vulnerabili

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Il devastante terremoto che ha colpito il Venezuela riporta l’attenzione su una domanda che da anni preoccupa geologi e ingegneri: la Repubblica Dominicana è davvero pronta ad affrontare un sisma di grande intensità?

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Secondo gli esperti, il pericolo maggiore non è rappresentato soltanto dalla possibilità che un forte terremoto si verifichi, ma soprattutto dalla vulnerabilità di molti edifici, costruiti senza rispettare pienamente i criteri di resistenza sismica o ormai datati rispetto agli standard più moderni.

La geologa dominicana Osiris de León ha ricordato che il territorio nazionale è attraversato da importanti faglie attive e che un terremoto di forte magnitudo può verificarsi in qualsiasi momento. Tuttavia, ha sottolineato che un sisma non provoca automaticamente una tragedia: sono gli edifici progettati o realizzati male a trasformare un evento naturale in un disastro con centinaia o migliaia di vittime.

Gli esperti insistono da tempo sulla necessità di rafforzare il controllo delle costruzioni, aggiornare gli edifici più vecchi e verificare con particolare attenzione scuole, ospedali, uffici pubblici e condomini ad alta densità abitativa. L’obiettivo è ridurre al minimo il rischio di crolli nel caso in cui il Paese venga colpito da un forte terremoto.

Il recente sisma in Venezuela ha dimostrato quanto possano essere devastanti eventi di questa portata. Per questo motivo gli specialisti invitano a non abbassare la guardia e a trasformare l’emergenza vissuta dal Paese vicino in un’occasione per accelerare gli interventi di prevenzione nella Repubblica Dominicana.

Oltre alla sicurezza delle costruzioni, viene considerata fondamentale anche la preparazione della popolazione. Simulazioni di evacuazione, piani di emergenza e campagne di informazione possono fare la differenza nei primi minuti successivi a un terremoto, quando ogni decisione può contribuire a salvare vite umane.

Il messaggio degli esperti è chiaro: i terremoti non si possono evitare né prevedere con precisione, ma è possibile limitarne le conseguenze investendo nella sicurezza degli edifici e nella cultura della prevenzione. È una sfida che riguarda non solo le autorità, ma anche cittadini, progettisti, costruttori e proprietari di immobili.