ITA Airways lancia il volo diretto Roma–Santo Domingo

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Per la prima volta, la compagnia di bandiera italiana apre una rotta diretta verso la Repubblica Dominicana, rafforzando la sua presenza nelle Americhe e puntando su una destinazione sempre più amata dagli italiani e strategica per chi vive nei Caraibi.

Un segnale chiaro: il traffico tra Italia e area caraibica cresce, e ora arriva una risposta concreta.

  • Dal 30 novembre 2026: un volo a settimana (lunedì)
  • Dal 14 dicembre 2026 a fine marzo 2027: si raddoppia (lunedì e domenica)

Una programmazione pensata per la stagione turistica più forte.

La rotta sarà operata con moderni Airbus A330neo, con tre classi di viaggio:

  • Business
  • Premium Economy
  • Economy

Un’offerta che punta sia ai turisti sia a chi viaggia per lavoro o per ricongiungersi con la famiglia.

Non è solo turismo. Questo collegamento diretto rappresenta un vero ponte tra due comunità: da una parte gli italiani che scelgono i Caraibi, dall’altra chi vive in Repubblica Dominicana e mantiene un legame forte con l’Italia.

Meno ore, meno stress, più connessioni: il Roma–Santo Domingo si candida a diventare una delle rotte più richieste dell’inverno.




Motoconcho, il “taxi su due ruote” dominicano sotto accusa: si parla di riforma

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Per chi invece arriva dall’Italia, il termine può suonare curioso. Il motoconcho è, in sostanza, un taxi informale su motocicletta, veloce, economico e onnipresente. Basta un cenno con la mano e in pochi secondi si sale dietro al conducente per raggiungere qualsiasi destinazione.

Un sistema nato per necessità, diventato nel tempo una vera e propria colonna portante del trasporto locale.

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Si calcola che centinaia di migliaia di dominicani dipendano direttamente o indirettamente da questa attività, che permette di guadagnarsi da vivere anche senza grandi investimenti o formazione.

E soprattutto, arriva dove altri mezzi non arrivano: strade strette, quartieri periferici, zone rurali, orari in cui autobus e taxi non circolano.

In molti casi, è l’unico vero trasporto disponibile.

Negli ultimi giorni, il tema è tornato al centro del dibattito dopo episodi di violenza e problemi legati alla sicurezza.

Alcuni rappresentanti del settore dei trasporti hanno chiesto una riforma urgente del sistema dei motoconchos, proponendo maggiore regolamentazione, controlli più severi, sanzioni per comportamenti irregolari.

L’obiettivo è chiaro: trasformare un sistema nato spontaneamente in un servizio più sicuro e organizzato.

Per un lettore italiano, il motoconcho può essere paragonato a un mix tra taxi, motorino privato, servizio di emergenza.

Con una differenza fondamentale: non esistono regole rigide, tariffe fisse o controlli sistematici.

In Italia, un sistema simile sarebbe impensabile su larga scala. Qui, invece, è la normalità.

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Il problema principale resta la sicurezza.

Caschi assenti o poco utilizzati, traffico caotico, veicoli spesso in condizioni precarie: il motoconcho è rapido, ma non sempre sicuro.

Eppure, eliminarlo non è un’opzione realistica.

Il vero nodo è questo: il motoconcho esiste perché il sistema di trasporto pubblico non è sufficiente.

Finché non esisterà un’alternativa efficiente, economica e capillare, milioni di persone continueranno a utilizzarlo ogni giorno.

Per questo, più che eliminarlo, la sfida sarà regolarlo senza distruggerlo.




Italiani all’estero: prima li tassano, poi li accusano

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diritto sanitarioAl Comites di Santo Domingo c’è chi si scandalizza: alcuni italiani iscritti all’AIRE tornano in patria per curarsi, trasferiscono la residenza, si cancellano temporaneamente e poi ripartono.

Li chiamano furbi. Sbagliato. Sono persone che rifiutano di farsi prendere in giro.

Se uno Stato ti chiede 2.000 euro l’anno per avere accesso alla sanità del tuo Paese, non sta chiedendo un contributo. Sta mettendo un prezzo alla tua salute. E quando la salute diventa un lusso, la dignità diventa un problema.

Chi torna in Italia, si cancella dall’AIRE e si cura, non sta aggirando la legge. La sta usando meglio di chi l’ha scritta. Perché nel momento in cui sei residente, hai diritto alle cure. È semplice. È legale. È incontestabile. Se il sistema fa acqua, non è colpa di chi nuota.

Questa norma colpisce solo i più deboli. Chi vive negli Stati Uniti o in Canada probabilmente non ne ha bisogno. Ha assicurazioni, strutture efficienti, stipendi adeguati.

Chi, invece, vive nei Caraibi o in America Latina spesso guadagna poche centinaia di euro al mese. Per loro, 2.000 euro non sono un sacrificio. Sono una barriera.

E allora succede questo: chi non può pagare si organizza. Rientra. Si cura. Riparte.

E qualcuno, seduto a un tavolo, ha anche il coraggio di indignarsi. È questa la parte più insopportabile: chi giudica senza capire. O peggio: capisce benissimo, ma finge di non sapere.

Il vero abuso non è di chi si difende, è di chi ha firmato una legge che divide gli italiani in base al reddito e al Paese in cui vivono. Una legge che dice, senza dirlo: se sei povero e vivi all’estero, arrangiati.

Qui non c’è furbizia. C’è sopravvivenza.

E finché qualcuno continuerà a indignarsi per chi cerca di curarsi, invece di farlo per una legge ingiusta, il problema non saranno mai i cittadini ma chi li governa.




Il Com.It.Es. di Santo Domingo avvia un ciclo di incontri con la rete consolare sul territorio

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unnamedLa Presidente del Com.It.Es. di Santo Domingo, Licia Colombo, ha incontrato il Console Onorario d’Italia a La Romana, Diego Fernandez, in un momento di confronto dedicato alle esigenze della comunità italiana nella Regione Est della Repubblica Dominicana.
L’incontro ha permesso di approfondire il lavoro svolto sul territorio, dove la presenza della rete consolare rappresenta un punto di riferimento fondamentale per i connazionali. In particolare, nella Regione Est, tale attività ha consentito di accompagnare numerose pratiche consolari, tra cui il rilascio e rinnovo dei passaporti, e di offrire un supporto concreto e continuativo ai cittadini italiani
residenti nelle province di La Romana, La Altagracia, El Seibo, Hato Mayor e San Pedro de Macorís.
È emersa con chiarezza l’importanza di una presenza capillare e vicina ai cittadini, capace di rispondere con tempestività alle necessità della comunità, anche nelle aree più distanti dalla sede consolare. Una presenza, come quella del Console Onorario di La Romana, Diego Fernandez, che negli anni ha contribuito in modo significativo a migliorare l’accesso ai servizi consolari e a garantire un punto di riferimento stabile per la comunità italiana sul territorio.
Questo incontro rappresenta il primo di una serie di appuntamenti che il Com.It.Es. intende realizzare con tutti i membri della rete consolare onoraria presenti nel Paese, con l’obiettivo di valorizzare il lavoro svolto e rafforzare ulteriormente il coordinamento a beneficio della collettività italiana.




Nuova cédula al via nella Repubblica Dominicana, ma non per gli stranieri residenti

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69dd9ca1cfc00Parte il rinnovo del documento per i cittadini dominicani. Gli italiani residenti dovranno attendere.


È partita nella Repubblica Dominicana la nuova operazione di cedulazione, destinata a rinnovare il documento di identità nazionale con un sistema più moderno e digitale.

Il processo riguarda, almeno per il momento, esclusivamente i cittadini dominicani, chiamati nei prossimi mesi a sostituire la vecchia cédula con una nuova versione dotata di tecnologie avanzate, maggiore sicurezza e funzionalità digitali.

Per quanto riguarda invece gli stranieri residenti – tra cui molti italiani – non è ancora arrivato il momento. Le autorità non hanno infatti incluso questa categoria nella prima fase del progetto e, al momento, non è stata comunicata una data ufficiale per l’avvio del rinnovo anche per loro.

Una situazione che interessa da vicino la comunità italiana nel Paese, che continua a utilizzare la cédula attuale legata al proprio status di residenza.

L’operazione rappresenta comunque un passo importante verso la modernizzazione del sistema di identificazione nazionale, ma lascia aperta la questione degli stranieri, che restano in attesa di indicazioni precise.

foto Listin Diario




Santo Domingo. Incontro tra il Com.It.Es. e l’Ambasciata su servizi consolari e progetti futuri

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image 74 e1776070891423 1000x570La Presidente del Com.It.Es. di Santo Domingo, Licia Colombo, insieme al Segretario Flavio Bellinato, ha incontrato l’Ambasciatore d’Italia nella Repubblica Dominicana, Sergio Maffettone, e il Vice Capo Missione, Rodolfo Colaci.

Il confronto, aperto e costruttivo, ha rappresentato un’occasione concreta per fare il punto sulle principali tematiche che riguardano la comunità italiana nel Paese: dai servizi consolari al recente voto referendario, fino ai prossimi progetti del Com.It.Es., con uno sguardo condiviso sulle priorità future.

Particolare attenzione è stata dedicata al tema dell’iscrizione all’AIRE, strumento essenziale per garantire ai cittadini italiani residenti all’estero un accesso completo ai servizi consolari e una corretta gestione della presenza italiana sul territorio. Su questo punto è emersa una piena sintonia sull’importanza di continuare a informare e sensibilizzare la comunità.

Nell’occasione, il Com.It.Es. di Santo Domingo ha confermato la volontà di proseguire una collaborazione attiva e concreta con l’Ambasciata d’Italia, con l’obiettivo di rafforzare i servizi e sviluppare iniziative sempre più vicine alle esigenze della collettività italiana nella Repubblica Dominicana.




Santo Domingo. Jet Set, un anno dopo, 236 morti e una domanda ancora aperta: è stata fatta giustizia?

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69d8582360d93.r d.730 159Un anno fa, nella notte tra il 7 e l’8 aprile 2025, Santo Domingo si svegliava sotto le macerie. Il crollo del tetto della discoteca Jet Set trasformò una serata di festa in una delle più grandi tragedie della storia recente della Repubblica Dominicana: oltre 230 morti e centinaia di feriti.

Oggi, a dodici mesi di distanza, il dolore non si è spento. Ma soprattutto, non si è trasformato in giustizia.

Le indagini hanno parlato chiaro fin dall’inizio: non fu fatalità.
Secondo il Ministero Público, il locale presentava da anni problemi strutturali, ignorati nonostante ripetuti segnali di allarme. Il tetto, appesantito da impianti e modifiche, era diventato una trappola. Eppure quella notte le porte rimasero aperte. La musica continuò. Fino al crollo.

I proprietari della discoteca, i fratelli Espaillat, sono stati arrestati e incriminati per omicidio colposo. Ma a un anno dalla tragedia, il processo non è ancora entrato nel vivo.
Le accuse restano limitate, le udienze vengono rinviate e, soprattutto, molti familiari denunciano una sensazione sempre più diffusa: quella dell’impunità.

Oltre 200 vittime hanno accettato accordi economici per ritirare le denunce, spesso per cifre giudicate irrisorie. E tra chi ha perso tutto, cresce una frase che pesa come una condanna:
“Crediamo nella giustizia divina, non in quella del nostro Paese”.

Quella notte, tra le centinaia di vite spezzate, c’erano anche italiani.

A perdere la vita fu lo chef catanese Luca Massimo Iemolo, 48 anni, trasferitosi nei Caraibi per lavoro e per inseguire una nuova vita. Con lui morì anche una donna dominicana con doppia cittadinanza italiana.

Due storie che ricordano quanto questa tragedia non sia stata solo dominicana, ma internazionale.

Dietro i numeri ci sono volti, storie, famiglie distrutte. Molti bambini sono rimasti orfani, centinaia di persone portano ancora le conseguenze fisiche e psicologiche di quella notte.

E soprattutto, resta una ferita difficile da rimarginare: quella di una tragedia che, per molti, poteva essere evitata.

Un anno dopo, la domanda non è più cosa è successo.
Lo sappiamo.

La domanda è: perché non è ancora successo nulla di decisivo?

Perché, di fronte a oltre 230 morti, la giustizia appare lenta, fragile, quasi paralizzata?

La tragedia del Jet Set rischia di diventare qualcosa di ancora più grave del disastro stesso: il simbolo di un sistema incapace di dare risposte.

E allora, mentre Santo Domingo ricorda le sue vittime, resta un dubbio che pesa più delle macerie: non è solo crollato un tetto.

Sta crollando anche la fiducia nella giustizia?

foto Listin Diario




Bastano poche ore di pioggia e la Repubblica Dominicana va sott’acqua

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Le prime gocce cadono e sembrano quasi una benedizione contro il caldo. Poi il cielo si chiude, la pioggia si fa fitta, insistente. E improvvisamente tutto cambia. Le strade iniziano a riempirsi, i tombini non reggono, l’acqua sale. In pochi minuti, intere avenidas diventano canali improvvisati. Le auto rallentano, poi si fermano. Alcune restano intrappolate, con l’acqua che arriva alle portiere, a volte oltre.

Non succede solo a Santo Domingo. Ma anche a Santiago, a San Cristóbal, a La Vega, Las Terrenas, ovunque.

È come se il Paese intero fosse costruito senza tenere conto della pioggia. Eppure la pioggia, qui, non è un’eccezione. È una costante.

Nei quartieri più vulnerabili, l’acqua entra nelle case senza chiedere permesso. Scende dalle cañadas, porta con sé fango, rifiuti, tutto quello che trova. Le famiglie cercano di salvare il salvabile, sollevano mobili, spostano elettrodomestici, mentre fuori il livello continua a salire. È una scena che si ripete, sempre uguale, sempre con lo stesso senso di impotenza.

E poi c’è il traffico. Chilometri di macchine bloccate, clacson inutili, persone che guardano l’orologio sapendo che non arriveranno mai in tempo. La città si spezza, si divide in isole. Muoversi diventa impossibile.

La cosa più inquietante non è nemmeno il caos. È la familiarità di questo caos. Tutti sanno che succederà.

Perché è un problema antico, strutturale, mai risolto. Da decenni si parla di drenaggi insufficienti, di infrastrutture inadeguate, di urbanizzazione senza controllo. Si sa che le cañadas vanno pulite, che i sistemi di scolo vanno ampliati, che servono investimenti seri e continui. Eppure, ogni anno, tutto resta com’è.

Si interviene dopo, mai prima. Si contano i danni, si promettono soluzioni, si annunciano piani. Poi il sole torna, l’acqua si ritira, e con essa anche l’urgenza. Fino alla prossima pioggia.

Il punto non è che piove troppo. È che il Paese non è preparato a una cosa normale come la pioggia.

E allora la domanda resta lì, sospesa, sempre più difficile da ignorare: com’è possibile che un fenomeno così prevedibile continui a trasformarsi in emergenza?

Finché non ci sarà una risposta concreta, fatta di lavori, manutenzione, pianificazione e responsabilità, la Repubblica Dominicana continuerà a vivere così: con il cielo negli occhi e l’acqua alle ginocchia.




Repubblica Dominicana sotto l’acqua: Santo Domingo paralizzata dalle piogge

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b42aa41a inundaciones 3Ancora una giornata di caos e paura nella capitale dominicana, dove le forti piogge delle ultime ore hanno provocato inondazioni diffuse, strade impraticabili e gravi disagi alla popolazione.

Secondo quanto riportato da Diario Libre, le precipitazioni sono legate alla presenza di una vaguada (area di bassa pressione) che da giorni insiste sul territorio nazionale, generando piogge intense, temporali e raffiche di vento, soprattutto nel Gran Santo Domingo.

Le conseguenze non si sono fatte attendere: interi quartieri della capitale si sono ritrovati con le strade trasformate in fiumi, con veicoli bloccati e traffico completamente paralizzato.

Le autorità dominicane, attraverso il Centro de Operaciones de Emergencias (COE), avevano già lanciato allerta gialla per Santo Domingo e il Distrito Nacional, segnalando il rischio di inondazioni urbane e improvvise.

Le condizioni meteorologiche, infatti, erano considerate favorevoli a fenomeni estremi:

  • piogge da moderate a forti
  • temporali con fulmini
  • raffiche di vento
  • rischio di esondazioni di fiumi e cañadas

Anche Listín Diario aveva evidenziato nei giorni scorsi come la stessa situazione potesse degenerare rapidamente, con precipitazioni in aumento nelle ore pomeridiane e serali.

Il maltempo non ha colpito solo Santo Domingo. In diverse province del Paese si sono registrati:

  • allagamenti di abitazioni
  • comunità temporaneamente isolate
  • interruzioni nei servizi idrici

In alcune zone, secondo i rapporti precedenti del COE citati da Diario Libre, si è arrivati perfino a evacuazioni preventive e acquedotti fuori servizio, lasciando decine di migliaia di persone senza acqua.

Quello che colpisce, ancora una volta, è che non si tratta di un evento eccezionale. Le immagini di Santo Domingo sommersa dall’acqua si ripetono con inquietante regolarità.

Le cause sono note:

  • sistema di drenaggio insufficiente
  • urbanizzazione caotica
  • accumulo di rifiuti che ostruiscono le cañadas
  • scarsa manutenzione delle infrastrutture

Ogni pioggia intensa si trasforma così in emergenza.

Mentre le autorità monitorano la situazione e mantengono i livelli di allerta, la popolazione vive tra preoccupazione e frustrazione, consapevole che, passata l’emergenza, il problema resterà.

E come spesso accade nei Caraibi, non è la pioggia il vero disastro, ma l’incapacità di gestirla.




Semana Santa tragica: 18 morti e centinaia di incidenti nella Repubblica Dominicana

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whatsapp image 2026 04 06 at 120043 am 8c8d98ae focus 0 0 896 504Si aggrava il bilancio della Semana Santa 2026 nella Repubblica Dominicana.
Secondo i dati ufficiali diffusi dal Centro de Operaciones de Emergencias (COE), le vittime sono salite a 18, in gran parte a causa di incidenti stradali.

Un dato che conferma, ancora una volta, come questo periodo di vacanza e spostamenti massicci si trasformi spesso in una delle settimane più critiche dell’anno sul fronte della sicurezza.

La maggior parte dei decessi — 14 su 18 — è legata a incidenti di traffico, mentre gli altri casi sono dovuti a annegamenti.

In totale, si sono registrati oltre 160 incidenti, con più di 200 persone coinvolte sulle strade del Paese.

Le motociclette restano il mezzo più esposto, confermandosi come il fattore di rischio principale durante queste giornate.

Oltre agli incidenti, le autorità hanno segnalato un numero elevato di emergenze sanitarie legate agli eccessi:

  • più di 400 casi di intossicazione da alcol
  • quasi 200 casi di intossicazione alimentare

Numeri che riflettono un quadro preoccupante, soprattutto considerando la presenza anche di minori tra le persone coinvolte nei giorni precedenti.

Il conteggio delle vittime è aumentato progressivamente nei diversi bollettini diffusi durante la settimana:

  • primi giorni: pochi casi isolati
  • metà settimana: crescita significativa degli incidenti
  • fine del periodo: forte aumento dei decessi

Nelle ultime 24 ore si è registrato il picco, con diversi nuovi casi che hanno portato il totale a 18.

La Semana Santa, momento di pausa e tradizione, continua a essere segnata da numeri pesanti.

Tra traffico, distrazione e comportamenti a rischio, il prezzo delle vacanze resta troppo alto.

E, puntualmente, ogni anno, il Paese si ritrova a fare i conti con lo stesso interrogativo:
si poteva evitare?

Foto Diario Libre