Basilicata, l’allarme dei Lucani nel mondo: «Siamo stati dimenticati»

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Le associazioni dei Lucani all’estero lanciano un duro appello alla Regione Basilicata. Secondo il Centro Studi e Ricerche sull’Emigrazione e i Sistemi Regionali (CSERES), le politiche dedicate agli emigrati lucani sarebbero ferme da anni, con gravi ritardi nell’approvazione e nell’attuazione dei programmi previsti dalla legge regionale.

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A denunciare la situazione è Pietro Simonetti, già presidente della Commissione regionale dei Lucani nel Mondo, che parla di uno stallo amministrativo che rischia di compromettere il rapporto tra la Basilicata e le sue comunità sparse nel mondo. Secondo Simonetti, il Piano annuale relativo al 2024 non è mai diventato operativo, quello del 2025 è ancora bloccato nonostante abbia completato l’iter nelle commissioni consiliari, mentre il programma per il 2026 non è stato ancora avviato.

Le conseguenze, sostiene il CSERES, ricadono direttamente sulle associazioni dei lucani all’estero. Borse di studio non erogate, contributi congelati e iniziative sospese stanno mettendo in difficoltà una rete costruita in oltre trent’anni di attività. Oggi le associazioni rappresentano circa 1,2 milioni di lucani e loro discendenti nel mondo, ma molte rischiano di interrompere le proprie attività per la mancanza di sostegno istituzionale.

Tra le critiche figura anche la mancata valorizzazione del patrimonio storico dell’emigrazione lucana. Secondo Simonetti, migliaia di documenti, passaporti storici, fotografie e materiali raccolti nel progetto A.D.E.L.M.O., costato centinaia di migliaia di euro, non sarebbero mai stati resi accessibili al pubblico né alle comunità dei lucani residenti all’estero.

L’allarme assume un significato ancora più forte se si guarda ai dati dell’emigrazione. Negli ultimi anni migliaia di giovani hanno lasciato la Basilicata per cercare opportunità all’estero, alimentando un fenomeno che continua a impoverire la regione sotto il profilo demografico ed economico. Per il CSERES, mantenere vivi i rapporti con i lucani emigrati non rappresenta un semplice richiamo alle tradizioni, ma uno strumento strategico per favorire collaborazioni, investimenti e possibili rientri qualificati.

Per questo motivo il Centro Studi chiede alla Giunta regionale di sbloccare immediatamente il Piano 2025, chiarire le ragioni dei ritardi accumulati, avviare il programma per il 2026 e riaprire un confronto stabile con le associazioni dei Lucani nel Mondo. L’obiettivo è evitare che un patrimonio umano e culturale costruito in decenni di emigrazione venga progressivamente disperso nell’indifferenza delle istituzioni.