Calabresi nel mondo, dopo sette anni riparte la Consulta: dalle radici agli investimenti

Per sette anni si erano incontrati senza poter vivere fisicamente quel rapporto con la Calabria che rappresenta, in fondo, il motivo stesso della loro attività.
Ora la Consulta dei Calabresi nel Mondo è tornata a riunirsi in presenza. Dal 9 al 12 settembre rappresentanti delle comunità calabresi di diversi Paesi, insieme a consultori regionali, Comites, Cgie, associazioni e federazioni, si sono ritrovati in Calabria per rilanciare il rapporto tra la regione e i suoi cittadini sparsi nel mondo.

Ma questa volta il messaggio emerso dagli incontri va ben oltre la nostalgia e il richiamo alle origini.
La Calabria vuole provare a trasformare la propria diaspora in una rete internazionale capace di produrre cultura, turismo, commercio e investimenti.
Non soltanto il turismo delle radici
Il turismo delle radici è stato naturalmente uno dei temi dell’incontro. Milioni di persone nel mondo conservano infatti un legame, diretto o attraverso i genitori e i nonni, con i paesi calabresi dai quali partirono generazioni di emigranti.
Ma l’obiettivo dichiarato dalla nuova Consulta è più ambizioso.
Il presidente Orlandino Greco ha sottolineato la necessità di superare una visione dei calabresi all’estero legata esclusivamente al ricordo. La comunità internazionale può diventare una rete di relazioni, competenze e opportunità per la Calabria.
E qui entra in gioco l’economia.
Dai calabresi all’estero possono arrivare investimenti
Durante gli incontri è stato sottolineato il possibile ruolo dei calabresi residenti all’estero nel favorire nuovi investimenti nella regione.
Il presidente del Consiglio regionale Salvatore Cirillo ha parlato esplicitamente della possibilità di creare occasioni concrete per riportare capitali e imprenditori verso la Calabria. Secondo la Regione, alcuni imprenditori calabresi residenti all’estero hanno già mostrato interesse a investire nella terra d’origine.
La stessa Consulta punta inoltre sull’export.
Un calabrese che vive in Brasile, negli Stati Uniti, in Australia, in Svizzera o in Argentina può infatti essere molto più di un emigrato che mantiene il ricordo della propria terra: può diventare un punto di collegamento per prodotti, imprese e attività calabresi.
È una prospettiva particolarmente interessante per una regione che ha una presenza calabrese in moltissimi Paesi del mondo.
Una rete che supera i confini
Alla Consulta sono arrivati rappresentanti da diverse aree del pianeta. L’obiettivo è costruire una rete stabile tra la Calabria e le comunità all’estero, coinvolgendo non soltanto le associazioni, ma anche università, imprese e istituzioni.
Non è un passaggio secondario.
Per decenni l’emigrazione è stata considerata soprattutto una perdita: persone che lasciavano i piccoli paesi calabresi per cercare lavoro altrove.
Oggi la prospettiva può essere ribaltata.
Chi è partito può diventare un ponte.
Un ponte per far conoscere la Calabria, per attirare visitatori, per creare rapporti commerciali e, in alcuni casi, per tornare a investire.
E i giovani?
C’è poi una questione che riguarda direttamente il futuro della regione: le nuove generazioni.
La Consulta ha indicato tra le proprie priorità anche il rapporto con i giovani calabresi all’estero. È una sfida importante perché molte seconde e terze generazioni hanno un legame affettivo con la Calabria, ma spesso conoscono poco la realtà contemporanea della regione.
Per questo la nuova strategia punta a costruire un rapporto che non sia soltanto fondato sulla memoria degli antenati, ma sulla possibilità di studiare, viaggiare, lavorare, investire e collaborare con la Calabria di oggi.
Quattrocentomila iscritti AIRE
Durante i lavori è stato ricordato un dato significativo: secondo quanto dichiarato dal presidente della Consulta, i calabresi iscritti all’AIRE sono circa 400 mila, mentre considerando anche le generazioni successive la comunità di origine calabrese nel mondo sarebbe mol