Canadà. Trois-Rivières, la Città dei MultiVersi

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unnamed«Tu sei la mia latitudine, la mia longitudine, il mio luogo privilegiato»/Tu es ma latitude, ma longitude, mon lieu privilégié.”

Le parole della poetessa quebecchese Michèle Lalonde accolgono il visitatore da una targa affissa alla facciata di una casa storica nel cuore di Trois-Rivières. È una delle 400 targhe poetiche disseminate lungo pareti, percorsi guidati e angoli di strada di questa cittadina lungo il fiume San Lorenzo, a metà strada tra Montréal e Québec City. Incise con versi spesso d’amore, firmati da poeti canadesi e internazionali — le targhe compongono la “Promenade de la poésie”, la testimonianza più tangibile di quanto profondamente la poesia sia innestata nel tessuto urbano.

Siamo arrivati a Trois-Rivières in luglio, tre mesi prima del Festival International de la Poésie. I preparativi erano ancora in corso, ma ciò che abbiamo trovato ci ha permesso di cogliere quanto un investimento civico nella poesia possa trasformare una comunità. Da oltre quarant’anni, infatti, la città intreccia la poesia alla propria identità culturale, facendone un motore di vita collettiva.

Tutto iniziò negli anni Ottanta, quando la casa editrice locale Écrits des Forges puntò sulla promozione di nuove voci poetiche. In quegli anni Gaston Bellemare, musicista convertito alla poesia, divenne l’anima del Festival, che ha diretto artisticamente fino all’anno scorso. «La sua intuizione fu quella di portare i poeti tra la gente, offrendo letture gratuite nei luoghi della quotidianità — bar, caffè, ristoranti, biblioteche», racconta Évelyne Charland, che oggi, come nuova direttrice artistica, ha raccolto il testimone di Bellemare.

Ogni ottobre, un centinaio di poeti provenienti da tutto il Canada e da cinque continenti si danno appuntamento a Trois-Rivières. «Le poesie vengono presentate nella lingua originale, con traduzioni in francese e inglese curate dal Festival», spiega Charland. «È sempre l’autore a leggere il proprio testo: il che privilegia la voce del poeta e la sua autenticità». Francese e inglese si intrecciano con altre lingue, creando una vibrante polifonia. «Applichiamo una griglia che garantisce la rappresentanza delle minoranze linguistiche, incluse quelle di poeti indigeni e stranieri», precisa Charland. I visitatori arrivano non solo dal Québec e dall’Ontario, ma anche dall’Europa e dagli Stati Uniti, attratti da una città dove la parola scritta e parlata diventano atti di diplomazia. Ascoltare una poesia nella lingua originale, anche senza comprenderla affatto, permette comunque di coglierne ritmo, afflato e umanità.

I poeti leggono in spazi raccolti — caffè, pub, ristoranti, biblioteche pubbliche, gallerie d’arte — trasformando il pubblico in parte attiva delle performance, spesso accompagnate da musica dal vivo. Le conversazioni proseguono sui marciapiedi, si intrecciano con i ritmi della città e talvolta raggiungono “La corda delle poesie” (La corde à poèmes), l’installazione che letteralmente “stende” poesie in parchi, piazze e luoghi di passaggio. I versi oscillano nell’aria, sorprendendo i passanti e invitandoli a fermarsi, sollevare lo sguardo e attraversare la città con occhi nuovi, in chiave poetica.

In un’epoca in cui i social media tendono a dividere e polarizzare le opinioni pubbliche, Trois-Rivières ha scelto un’altra strada: investire fondi pubblici e privati per trasformarsi in una vera e propria piazza della poesia. «Non abbiamo molti partner privati. Il principale è Québecor (TVA, Vidéotron), che ci offre sia un contributo economico sia visibilità», spiega Étienne Poirier, co-direttore esecutivo e direttore amministrativo. «Riceviamo inoltre contributi dal Canada Council for the Arts, dal Book Fund, dal Ministero del Patrimonio canadese, dal Conseil des arts et des lettres du Québec, dal Ministero del Turismo del Québec e naturalmente dalla Città di Trois-Rivières».

Charland guarda già al futuro: «Vogliamo coinvolgere pubblici diversi. Stiamo preparando serate tematiche, poesia performativa, poesia umoristica, elettro-poesia e persino appuntamenti dedicati alla poesia erotica». Queste iniziative mostrano come, a Trois-Rivières, la poesia sia tutt’altro che confinata in una torre d’avorio: è un’arte viva, in trasformazione, parte integrante della vita cittadina.

Raphaëlle B. Adam, responsabile della comunicazione del Festival internazionale di poesia di Trois-Rivières, QC (Foto: Arianna Dagnino)

Il modello offerto da Trois-Rivières dimostra anche come le città possano diventare veri laboratori di convivenza culturale. Il Festival invita esplicitamente poeti indigeni e nuovi arrivati, bilanciando voci locali e internazionali. Per l’edizione 2025 (3–12 ottobre), accanto a Catherine Lalonde — poetessa e performer — Timothée-William Lapointe, vincitore del Prix de poésie des Cégepiens con la raccolta Une vie bien dormie, e alla pioniera delle nuove avanguardie Nicole Brossard, il pubblico incontrerà autori da tutto il mondo: Maram Al-Masri (Siria/Francia), Amadou Lamine Ba (Senegal), Viviane Ciampi (Italia), Pilar González (Spagna), Armando Maldonado (Honduras), Yuyutsi Sharma (Nepal), Zhao Si (Cina) e molti altri.

In un mondo in cui le città competono presentandosi come poli tecnologici o offrendo mega-eventi sportivi, Trois-Rivières ha scommesso sulla poesia — e la scelta funziona. Attira turisti, alimenta lo spirito civico, proietta la cultura del Québec sulla scena internazionale e, soprattutto, crea uno spazio dove le parole contano e le persone si incontrano per ascoltare, non per alimentare conflitti.

Due cose ci hanno colpito durante il nostro soggiorno a Trois-Rivières:

La continuità: quarant’anni di impegno ininterrotto hanno generato un tessuto culturale capace di resistere ai cicli politici e alle fluttuazioni dei finanziamenti, pubblici e privati.

L’identità del luogo: una città può essere qualcosa di più di un palcoscenico; può diventare parte attiva nella creazione artistica — farsi infrastruttura pubblica al servizio dell’immaginazione.

Trois-Rivières mostra ai canadesi e ai visitatori stranieri che ascoltare i poeti non è solo un passatempo raffinato, ma un vero e proprio atto civico. I poeti sono le antenne della società: segnalano paure, gioie e zone d’ombra. Possono fungere da specchi, ma anche da torce che illuminano percorsi non ancora battuti o rivelano pericoli nascosti. «Ci rivolgiamo ai poeti non per ricevere slogan, ma per identificare nuovi vocabolari — modi inediti di nominare emozioni e visioni politiche che sfuggano al frullatore dei titoli ad effetto e dei feed mediatici», spiega Poirier, lui stesso poeta.

Con un nuovo Festival ormai alle porte, non possiamo che augurarci che Trois-Rivières trovi degli emuli. Perché una città che fa della poesia il fulcro della sua anima culturale non si limita ad abbellirsi — si trasforma. E in questo processo, eleva non solo chi la abita ma anche chi la visita.