Canale di Panama, la siccità torna a minacciare il commercio mondiale

Il Canale di Panama, una delle principali arterie del commercio internazionale, si trova nuovamente a fare i conti con la scarsità d’acqua. La siccità legata al fenomeno El Niño sta costringendo le autorità panamensi a ridurre il numero di navi che potranno attraversare la via interoceanica nei prossimi mesi.
La questione non riguarda soltanto Panama. Il Canale collega l’Atlantico e il Pacifico evitando alle navi una lunga circumnavigazione dell’America Meridionale e rappresenta quindi un punto strategico per le rotte commerciali tra Asia, Stati Uniti, Europa e America Latina.

Da 36 a 29,5 navi al giorno
Dal 4 settembre l’Autorità del Canale aveva già ridotto il numero massimo dei transiti giornalieri da 36 a 32. Ora la previsione per il nuovo anno fiscale, che inizierà il 1° ottobre, è di una media di 29,5 transiti al giorno.
La riduzione è direttamente collegata alla disponibilità d’acqua. Il funzionamento delle chiuse dipende infatti dall’acqua dolce proveniente principalmente dai bacini di Gatún e Alhajuela. Le precipitazioni inferiori alle attese hanno ridotto le riserve disponibili.
L’Autorità del Canale ha inoltre ridotto i posti disponibili per il transito nelle chiuse Panamax e Neopanamax e ha modificato alcune condizioni operative per cercare di utilizzare l’acqua nel modo più efficiente possibile.
Cinque milioni di tonnellate di merci in meno
Le conseguenze sono già quantificate.
Per l’anno fiscale 2026-2027 il Canale prevede 743 navi in meno rispetto all’esercizio precedente e una riduzione di circa 5 milioni di tonnellate di merci trasportate.
Nel precedente anno fiscale avevano attraversato il Canale quasi 11.500 navi, per un totale di circa 462 milioni di tonnellate di carico.
La riduzione del cosiddetto draft, cioè della profondità massima consentita alle navi, è un altro elemento importante. Una nave che deve rispettare un pescaggio inferiore non può essere caricata alla massima capacità.
Un problema che il mondo aveva già visto
Non è la prima volta che Panama deve affrontare una situazione simile.
Durante la precedente crisi legata a El Niño, nel periodo 2023-2024, il numero dei transiti era arrivato a scendere fino a 22 navi al giorno. La situazione attuale è quindi meno grave di quella crisi, ma dimostra che la disponibilità d’acqua è diventata una questione strutturale per il futuro del Canale.
L’Autorità del Canale sottolinea infatti che il problema non è soltanto quello di una singola stagione secca. Le variazioni del regime delle piogge stanno imponendo una gestione sempre più attenta dell’acqua, che deve essere utilizzata contemporaneamente per il funzionamento del Canale e per l’approvvigionamento della popolazione panamense.
Perché interessa anche l’Europa
Il Canale di Panama gestisce circa il 5% del commercio marittimo mondiale. Una riduzione dei transiti non significa automaticamente una crisi del commercio internazionale, ma può aumentare i tempi di attesa e modificare i costi logistici per alcune rotte.
Le conseguenze possono riguardare soprattutto le merci trasportate tra Asia e costa orientale degli Stati Uniti, ma anche le catene di approvvigionamento che coinvolgono Europa e America Latina. Le navi che non riescono a ottenere un passaggio nei tempi previsti possono essere costrette ad attendere oppure a utilizzare rotte alternative, con conseguenze sui tempi e sui costi.
Il problema arriva inoltre in un momento delicato per il trasporto marittimo internazionale, già condizionato dalle tensioni e dalle interruzioni su altre importanti rotte.
Panama punta sulle infrastrutture idriche
La risposta di lungo periodo non può essere soltanto quella di ridurre il numero delle navi.
L’Autorità del Canale sta lavorando a un programma per aumentare la sicurezza idrica, diversificare le fonti disponibili e ridurre la dipendenza dalle precipitazioni. Tra i progetti considerati c’è anche la realizzazione del lago del Río Indio, destinato a rafforzare la disponibilità d’acqua per la popolazione e per le operazioni del Canale.
Nel frattempo, però, il problema resta quello di ogni anno: quanta acqua arriverà nei bacini?
È una domanda che, nel caso del Canale di Panama, non riguarda più soltanto il clima dell’America Centrale. Riguarda anche la capacità del sistema commerciale mondiale di continuare a utilizzare una delle sue principali scorciatoie marittime.