Carta d’Identità Elettronica: stesso diritto, ma non la stessa utilità per tutti

Quando parliamo della Carta d’Identità Elettronica (CIE) per gli italiani residenti all’estero, credo sia necessario fare una distinzione importante.

La CIE è un diritto per tutti i cittadini italiani, indipendentemente dal luogo di nascita.
Ma una cosa è il DIRITTO ad averla, un’altra è la sua UTILITÀ CONCRETA nella vita quotidiana.
Faccio il mio esempio.
Io sono nato, cresciuto e ho lavorato in Italia. Questo significa che esiste uno storico della mia vita presso diverse istituzioni italiane: Comune, Agenzia delle Entrate, INPS e altre amministrazioni pubbliche.
Per una persona nella mia situazione la CIE non è semplicemente una carta d’identità.
Con la CIE posso infatti accedere a numerosi servizi che riguardano direttamente la mia storia personale.
Posso entrare nella mia posizione previdenziale, consultare l’estratto conto contributivo, controllare i contributi versati negli anni e verificare informazioni importanti anche in vista della pensione.
Posso accedere alla mia posizione fiscale e ai servizi telematici dell’Agenzia. Per chi ha vissuto in Italia possono esserci dichiarazioni, contratti registrati, proprietà, questioni fiscali e altri rapporti amministrativi che continuano ad avere importanza anche dopo essersi trasferiti all’estero.
Chi ha famiglia, proprietà o interessi economici in Italia può trovarsi a dover affrontare successioni, pratiche immobiliari e altri adempimenti. Avere un’identità digitale italiana diventa quindi estremamente utile.
La CIE permette anche di utilizzare CieSign per apporre una Firma Elettronica Avanzata sui documenti per i quali questo tipo di firma è ammesso.
Per chi vive a migliaia di chilometri dall’Italia, poter firmare determinati documenti a distanza non è un dettaglio: può significare evitare viaggi, appuntamenti e perdite di tempo.
La CIE consente di identificarsi digitalmente e di utilizzare i servizi online delle amministrazioni che permettono l’accesso tramite “Entra con CIE”.
È inoltre uno strumento che collega in maniera sicura la propria identità ai servizi dello Stato italiano e al proprio codice fiscale.
Esiste anche una tutela poco conosciuta che non dipende semplicemente dal possesso della CIE: in determinate condizioni, gli iscritti AIRE con status di emigrato, cioè nati in Italia, che rientrano temporaneamente e non dispongono di altra copertura sanitaria possono avere diritto alle prestazioni ospedaliere urgenti gratuite per un massimo di 90 giorni nell’anno solare.
Ed è proprio da tutto questo che nasce la mia riflessione.
Un cittadino italiano per discendenza, nato e sempre vissuto all’estero, che non ha mai lavorato in Italia e non possiede una posizione contributiva INPS, rapporti fiscali, immobili, contratti o altri interessi amministrativi nel Paese, potrebbe avere OGGI un bisogno concreto della CIE molto diverso dal mio.
Questo non significa assolutamente che sia un cittadino italiano “meno italiano” o che debba avere meno diritti.
Al contrario.
Quello che cambia è la NECESSITÀ e l’UTILITÀ PRATICA del documento.
Per un italiano nato e sempre vissuto all’estero, oggi la CIE può rappresentare principalmente un documento d’identità italiano e uno strumento che potrà diventare importante in futuro.
Per chi invece è nato, ha vissuto e lavorato in Italia, la CIE può essere molto di più.
Può essere la chiave che permette di continuare a gestire a distanza una vita di contributi, rapporti fiscali, pratiche amministrative, proprietà, successioni, documenti e diritti costruiti in Italia.
Per questo, quando parliamo delle esigenze degli italiani all’estero, dovremmo tenere conto delle diverse realtà che compongono la nostra enorme comunità.
Non tutti abbiamo lo stesso percorso e, di conseguenza, non tutti abbiamo le stesse necessità.
La CIE è un diritto per tutti.
Ma per alcuni italiani all’estero è anche uno strumento fondamentale per continuare a mantenere un rapporto concreto, quotidiano e digitale con l’Italia