C’era una volta… L’Uovo di Colombo

cattur

catturGli italiani che sono sbarcati nella Repubblica Dominicana dopo il 2010 sicuramente non lo ricordano, forse ne avranno sentito parlare.

Era il mensile stampato che, per un lustro, ha informato i connazionali di questo Paese sugli avvenimenti e sui problemi di loro interesse nella RD.

Era nato quasi per una scommessa. Prima della nascita dell’Uovo ricordo che l’amico Giovanni Garibaldi aveva dato vita al Corriere dei Caraibi, quotidiano on line che poi si era forse un po’ troppo politicizzato ed era scomparso.

Anche il CTIM, allora con Bianchi e Gussio, aveva provato a fare un giornale, stavolta stampato. Si erano dapprima rivolti a me, poi mi avevano preferito un certo Caporaso. E anche quel tentativo era fallito dopo poco.

Volevo dimostrare, e soprattutto dimostrarmi, che un giornale stampato, se fatto con un certo criterio, poteva sopravvivere sostenendosi esclusivamente con la pubblicità. Che farlo era “l’uovo di Colombo” e da qui il nome.

Vivevo a Santo Domingo, in quel periodo. Meglio detto, mi ero trasferito in capitale proprio per realizzarlo. Conoscevo una avvocatessa dominicana, amica della mia compagna di allora, e l’ho pregata di farmi tutti le pratiche per essere totalmente in regola con la legge dominicana sulla stampa. E così è stato. L’Uovo di Colombo, infatti, è uscito fin dal suo primo numero riportando il numero di registrazione in Interior y Policia, il nome del cittadino dominicano direttore responsabile, avevo voluto aggiungere anche il nome della tipografia dove si stampava: il Nuovo Diario, in via Francia, in capitale. Inviavo anche le copie di legge.

C’era un affiatato gruppetto di amici che scrivevano gli articoli e me li mandavano, io controllavo, impaginavo il tutto e portavo al Nuevo Diario. Il giorno dopo passavo a ritirare le mille copie ordinate. Le dividevo in tanti pacchetti e, attraverso i bus di Caribe Tour, le recapitavo nelle varie città dove erano più numerose le comunità italiane: Boca Chica, La Romana, Bavaro, La Vega, Santiago, Dajabon, Montecristi, Puerto Plata, Las Terrenas, ecc. E dove altri amici collaboratori le ricevevano e le distribuivano.

L’Uovo era in formato tabloid, 12 pagine quasi sempre, tipica carta da giornale, bianco e nero, nessun lusso.  Il colore nella prima e ultima lo abbiamo inserito quando mi sono trasferito a Puerto Plata e lo facevo con l’aiuto degli amici del MIR. Avevo cambiato tipografia. Questa ci forniva i fogli aperti e noi, nell’allora sede del MIR, movimento locale apolitico, li piegavamo e li inserivamo uno dentro l’altro. Poi distribuzione, sempre attraverso Caribe Tour, a livello nazionale.

Poi, dopo cinque anni, come tutte le belle cose che hanno un inizio e una fine, anche l’Uovo ha smesso di uscire. È accaduto che era venuta a mancare la persona che reperiva la pubblicità, rientrata in Italia, non abbiamo trovato un sostituto e senza il sostegno degli annunci commerciali un giornale, ancorché gratuito come L’Uovo di Colombo, non può andare avanti.

Giorni fa l’amico Paolo Dussich mi ha fornito i pdf di tutte, o quasi, le copie dell’Uovo. Ricordo che, nel 2010, gli avevo venduto i diritti e la proprietà del giornale.

Mi ha fatto un gran piacere rivedere il mio Uovo, di cui mi è rimasta appena una copia stampata. E per questo lo ringrazio qui pubblicamente.