Cisgiordania, rientrate in Italia le cinque attiviste fermate dall’esercito israeliano

La Farnesina conferma il rimpatrio: durante la visita consolare le donne sono apparse in buone condizioni fisiche. Erano impegnate, insieme ad altri volontari internazionali, a sostenere gli agricoltori palestinesi durante la raccolta delle olive.

Le cinque cittadine italiane fermate in Cisgiordania sono rientrate in Italia nella mattinata di sabato 24 ottobre. La notizia è stata confermata dalla Farnesina, che ha seguito la vicenda attraverso l’Ambasciata italiana a Tel Aviv e il Consolato generale a Gerusalemme.
Secondo quanto comunicato dal Ministero degli Affari Esteri, funzionari dell’Ambasciata hanno potuto incontrare le connazionali la sera precedente, durante una visita consolare presso l’aeroporto. Le cinque donne sono apparse in buone condizioni fisiche e hanno avuto la possibilità di utilizzare i telefoni cellulari e parlare almeno una volta con il proprio legale.
Il fermo nel sud di Hebron
Le attiviste erano state fermate il 22 ottobre nel villaggio palestinese di al-Bweib, a sud di Hebron, insieme ad altri volontari internazionali. La loro presenza nella zona era legata al sostegno agli agricoltori palestinesi impegnati nella raccolta delle olive, un’attività agricola importante per l’economia locale che, in diverse aree della Cisgiordania, si svolge in un clima di forte tensione.
Dopo il fermo, la Farnesina aveva chiesto chiarimenti urgenti alle autorità israeliane sulle circostanze dell’accaduto e sulla situazione delle cittadine italiane. Il Ministero aveva inoltre attivato i canali diplomatici per ottenere informazioni sulla loro posizione e favorire una rapida soluzione.
Le tensioni intorno alla raccolta delle olive
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di tensioni in Cisgiordania, dove la stagione della raccolta delle olive è spesso accompagnata da restrizioni, episodi di violenza e contrasti tra comunità palestinesi, coloni israeliani e forze di sicurezza.
Nelle stesse giornate erano stati fermati anche altri volontari internazionali. Due cittadini italiani, Alberto e Manuel Tartarotti, padre e figlio, erano stati a loro volta trattenuti ed espulsi da Israele nei giorni precedenti, secondo quanto riportato dalla stampa italiana.
Il caso delle cinque attiviste aveva suscitato l’intervento del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che aveva chiesto il loro rilascio e contestato il fermo, sostenendo che le donne non stessero commettendo alcun reato.
Il lavoro della diplomazia italiana
Con il rimpatrio si conclude la fase immediata della vicenda che riguardava le cinque cittadine italiane. La loro liberazione e il rientro in patria sono arrivati dopo l’intervento della rete diplomatica e consolare italiana.
Resta sullo sfondo la situazione della Cisgiordania, dove la presenza di volontari internazionali impegnati ad accompagnare e sostenere le comunità palestinesi continua a intrecciarsi con le tensioni sul terreno e con le questioni relative alla sicurezza e alla tutela dei civili.