Cittadinanza italiana per discendenza: per molti casi la partita potrebbe non essere chiusa

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imagesLa recente sentenza della Corte Costituzionale sulla cittadinanza italiana “jure sanguinis” non avrebbe cancellato definitivamente il diritto alla cittadinanza per discendenza, ma avrebbe piuttosto aperto una nuova fase fatta di interpretazioni giuridiche, ricorsi e valutazioni caso per caso. È questa la posizione dell’avvocato Salvatore Aprigliano, esperto di cittadinanza italiana e fondatore dello studio legale Aprigliano International Law Firm.

Secondo Aprigliano, la Consulta ha confermato la validità generale delle nuove norme introdotte dal cosiddetto “Decreto Cittadinanza”, ma avrebbe lasciato aperti alcuni aspetti molto importanti, soprattutto per gli italiani all’estero e i loro discendenti.

Uno dei punti più delicati riguarda le migliaia di persone che, prima del 27 marzo 2025, avevano cercato di prenotare un appuntamento nei consolati italiani senza riuscirci a causa delle lunghe liste d’attesa e dei problemi del sistema Prenot@mi. In molti Paesi del Sud America e del Nord America ottenere un appuntamento era diventato quasi impossibile.

Per l’avvocato, chi aveva dimostrato concretamente la volontà di avviare la pratica potrebbe essere trattato diversamente rispetto a chi non aveva mai fatto alcun passo. Una recente decisione del Tribunale di Bologna avrebbe già riconosciuto valore legale alla manifestazione di volontà del richiedente anche senza appuntamento consolare effettivamente ottenuto.

Un altro fronte potrebbe aprirsi sul piano europeo. Secondo Aprigliano, alcune limitazioni introdotte dalla nuova legge potrebbero in futuro essere esaminate anche dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, soprattutto se si riterrà che incidano indirettamente sullo status di cittadino europeo.

La riforma del 2025 ha ristretto il riconoscimento automatico della cittadinanza italiana per discendenza, introducendo limiti generazionali più severi e nuove condizioni per i residenti all’estero. Tuttavia, diversi giuristi ritengono che molti aspetti della normativa siano ancora destinati a produrre contenziosi nei tribunali italiani ed europei.

Per milioni di discendenti di emigrati italiani nel mondo, dunque, la questione appare tutt’altro che conclusa. Più che una chiusura definitiva dello “jure sanguinis”, sembra l’inizio di una lunga battaglia legale destinata a continuare ancora per anni.