Colombia, il terremoto fa strage: oltre 70 morti e devastazione nel Paese

La Colombia è stata colpita questa mattina da un violentissimo terremoto di magnitudo 7,4, uno dei più forti registrati nel Paese nell’ultimo decennio. Il bilancio, ancora provvisorio, è salito a oltre 70 vittime, mentre decine di persone risultano ferite e i soccorritori continuano a scavare tra le macerie alla ricerca di eventuali sopravvissuti.

La scossa è stata registrata alle 7:34 del mattino, ora locale, con epicentro nei pressi di San José del Palmar, nel dipartimento del Chocó, nella Colombia occidentale. Il terremoto è stato avvertito in una parte molto ampia del territorio nazionale, compresa Bogotá, a centinaia di chilometri dall’epicentro.
Il bilancio continua a salire
Le notizie che arrivano dalle zone colpite sono drammatiche.
Tra le aree maggiormente interessate ci sono Pereira, Cali, Manizales, Quibdó e Buenaventura. A Pereira, nel dipartimento di Risaralda, si concentra una parte importante delle vittime, mentre a Cali sono stati segnalati altri morti, compresi bambini. Diversi edifici sono crollati o hanno riportato gravi danni strutturali.
Le squadre di soccorso stanno lavorando senza sosta. Alcune persone sono rimaste intrappolate sotto le macerie e le autorità hanno mobilitato ulteriori uomini e mezzi dalle principali città del Paese.
Il bilancio è destinato a essere aggiornato man mano che i soccorritori riescono a raggiungere le zone più difficili.
La scossa avvertita anche nei Paesi vicini
L’energia sprigionata dal terremoto è stata tale da far sentire il movimento anche al di fuori della Colombia.
La scossa è stata percepita in Ecuador e Panama e in diverse regioni colombiane molto lontane dall’epicentro. A Bogotá molte persone sono uscite dagli edifici per paura di nuovi crolli.
Sono state inoltre registrate scosse di assestamento, alcune delle quali hanno raggiunto magnitudo significativa. Le autorità mantengono quindi alta l’attenzione nelle aree già danneggiate.
Il Chocó, epicentro della tragedia
L’epicentro è stato individuato nei pressi di San José del Palmar, nel dipartimento del Chocó.
È una regione caratterizzata da una particolare vulnerabilità sismica e da condizioni infrastrutturali che possono rendere difficili i soccorsi. La distanza dai grandi centri urbani e le difficoltà delle comunicazioni rischiano infatti di rallentare la valutazione dei danni.
Ed è proprio questo uno degli aspetti che preoccupano maggiormente le autorità: non tutte le comunità colpite sono facilmente raggiungibili.
Nessun allarme tsunami
Nonostante la violenza del terremoto e la posizione della Colombia sul versante pacifico, non è stato emesso un allarme tsunami.
Il pericolo principale resta quindi quello legato ai crolli, alle infrastrutture danneggiate e alle possibili repliche.
Gli aeroporti di alcune città sono stati temporaneamente interessati da sospensioni o limitazioni operative a causa delle verifiche sulle infrastrutture.
La Colombia torna a fare i conti con la sua fragilità sismica
Il terremoto riporta drammaticamente al centro dell’attenzione il rischio sismico della Colombia.
Il Paese si trova in una delle aree geologicamente più attive del continente, dove interagiscono diverse strutture tettoniche. Le regioni andine e pacifiche sono particolarmente esposte.
Gli esperti ricordano che il rischio non dipende soltanto dalla magnitudo di un terremoto, ma anche dalla qualità delle costruzioni, dalla conformazione del territorio e dalla capacità di intervenire rapidamente dopo una catastrofe.
Ora la priorità sono i soccorsi
In questo momento, però, ogni considerazione passa in secondo piano.
La priorità è raggiungere le persone rimaste isolate, estrarre i superstiti dalle macerie, curare i feriti e fornire assistenza a chi ha perso la propria casa.
Il bilancio di oltre 70 morti racconta già una tragedia enorme, ma la situazione rimane in evoluzione.
La Colombia si trova davanti a una lunga giornata di emergenza.
La terra ha smesso di tremare. Per migliaia di persone, però, comincia adesso una notte molto più lunga: quella della paura, della ricerca dei propri cari e della ricostruzione.
foto ANSA