Comites 2026, ma perché rendere così difficile il voto agli italiani all’estero?

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Gli italiani sono già iscritti all’AIRE e le autorità conoscono chi vive nelle diverse circoscrizioni consolari. Perché allora bisogna chiedere di essere inseriti in un altro elenco, scaricare un modulo, firmarlo e inviarlo per poter semplicemente votare?

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C’è una domanda che, leggendo le istruzioni per le elezioni dei Comites 2026, viene spontanea.

Perché?

Perché un cittadino italiano residente all’estero, regolarmente iscritto all’AIRE, deve fare un’ulteriore richiesta per poter votare?

Le Ambasciate e i Consolati conoscono già i cittadini iscritti all’AIRE. Sanno dove risiedono, conoscono la loro circoscrizione consolare e dispongono degli strumenti amministrativi per verificare chi possiede i requisiti per l’elettorato.

Eppure, per i Comites, il cittadino deve compiere un ulteriore passo. Deve chiedere espressamente di essere inserito nell’elenco degli elettori. Solo dopo questa richiesta riceverà il plico per votare per corrispondenza.

AIRE: allora a cosa serve?

La domanda è inevitabile.

L’AIRE è l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero e costituisce la banca dati fondamentale attraverso la quale lo Stato italiano conosce la propria popolazione residente fuori dai confini nazionali.

La normativa sul voto all’estero prevede inoltre che il Governo, attraverso l’integrazione dei dati dell’AIRE e degli schedari consolari, realizzi gli elenchi aggiornati dei cittadini italiani residenti all’estero destinati alle liste elettorali.

Allora perché, per le elezioni dei Comites, si chiede al cittadino di ripetere una procedura di iscrizione?

La risposta è: perché la legge che disciplina i Comites ha previsto un sistema di “opzione inversa”.

Non è quindi una dimenticanza dell’AIRE. È una scelta legislativa.

Il cittadino deve chiedere di votare

Il sistema è esattamente l’opposto di quello che molti cittadini si aspetterebbero.

Lo Stato sa che sei italiano. Sa che vivi all’estero. Sa dove sei residente. Sa, attraverso i propri archivi, che appartieni a una determinata circoscrizione consolare.

Ma per i Comites ti dice: se vuoi votare, devi dichiararlo espressamente.

Le Ambasciate e i Consolati stanno infatti comunicando che il plico sarà spedito soltanto a chi avrà presentato la richiesta di iscrizione nell’elenco elettorale entro il 4 novembre 2026.

Ma perché non fare il contrario?

Ed è qui che nasce la vera questione.

Perché non predisporre automaticamente l’elenco degli aventi diritto sulla base dell’AIRE e consentire a chi non vuole votare di rinunciare?

In altre parole: perché non utilizzare l’“opzione automatica” invece dell’“opzione inversa”?

Sarebbe molto più semplice. L’Amministrazione possiede già i dati. Chi ha i requisiti viene inserito nell’elenco. Il plico viene spedito. Chi non vuole partecipare non vota.

È esattamente il principio che molti cittadini si aspetterebbero quando esercitano un diritto elettorale.

Il problema della carta

Poi c’è un altro aspetto che merita attenzione.

Per iscriversi all’elenco elettorale bisogna compilare un modulo.

Le sedi diplomatiche pubblicano il documento sui propri siti e prevedono diverse modalità di trasmissione: consegna personale, posta cartacea, e-mail e, dove previsto, PEC.

Ma nella pratica la procedura può diventare complicata.

Per esempio:

Hai un computer e/o un cellulare con internet ma non hai una stampante.

Non è affatto una situazione rara. Soprattutto tra le persone anziane, che rappresentano una parte significativa delle comunità italiane all’estero.

Che cosa dovrebbe fare questa persona? Scaricare il modulo. Trovarne una copia cartacea. Compilarlo. Firmarlo. Fare una copia del documento d’identità. Scansionare tutto oppure fotografarlo correttamente. Inviare la documentazione. E sperare di aver fatto tutto nel modo richiesto.

Per chi è abituato a utilizzare internet può sembrare una cosa banale.

Per chi non lo è, può diventare un ostacolo reale.

E non tutti gli italiani all’estero sono “nativi digitali”

Questo è forse l’aspetto che meriterebbe maggiore attenzione.

Gli italiani residenti all’estero non sono una popolazione omogenea. Ci sono giovani perfettamente abituati ai servizi digitali. Ma ci sono anche migliaia di persone anziane, persone che utilizzano internet soltanto occasionalmente, cittadini che non possiedono una stampante o uno scanner e persone che hanno difficoltà a utilizzare la posta elettronica.

E proprio queste persone rischiano maggiormente di essere escluse.

Non perché non abbiano diritto di voto. Ma perché la procedura per esercitarlo è complicata.

E se una persona non sa usare internet?

Questa è una domanda ancora più importante.

Oggi praticamente tutte le Ambasciate e i Consolati pubblicano le informazioni online.

Ma pubblicare un modulo su un sito web non significa automaticamente rendere quel modulo accessibile a tutti. Un cittadino che non sa usare internet può sapere che ci sono le elezioni? Può sapere che deve iscriversi? Può trovare il modulo? Può stamparlo? Può sapere come inviarlo? E soprattutto: chi lo aiuta? Non tutti hanno figli, amici o conoscenti ai quali chiedere.

E qui arriviamo al paradosso. Lo Stato italiano ha creato l’AIRE proprio per sapere chi sono gli italiani residenti all’estero e dove vivono. I Consolati hanno i dati dei cittadini. I cittadini sono già registrati. I requisiti per votare possono essere verificati. Eppure, per i Comites, si chiede al cittadino di compiere un ulteriore atto burocratico per comunicare: “Voglio esercitare il mio diritto di voto.”

Non sarebbe più semplice che lo Stato dicesse: “Sei un cittadino italiano, sei iscritto all’AIRE, possiedi i requisiti e vivi nella circoscrizione da almeno sei mesi. Ecco il tuo plico elettorale.” ?

E soprattutto: una procedura elettorale dovrebbe favorire la partecipazione o mettere il cittadino davanti a un ulteriore ostacolo burocratico?

Le elezioni dei Comites hanno già storicamente sofferto di una partecipazione limitata.

Se a questo si aggiunge una procedura nella quale il cittadino deve prima informarsi, poi trovare il modulo, compilarlo, firmarlo, allegare il documento e trasmetterlo entro una data precisa, il rischio è che una parte degli aventi diritto non arrivi nemmeno alla fase del voto.

Non perché abbia scelto di non votare. Ma perché non ha saputo che doveva fare qualcosa prima di poter votare.

Ed è una differenza enorme.

Non sarebbe possibile fare molto meglio?

Probabilmente sì.

Una riforma potrebbe, per esempio, prevedere:

1. Iscrizione automatica degli aventi diritto sulla base dell’AIRE.

2. Invio automatico del plico elettorale.

3. Possibilità di rinunciare volontariamente al voto, anziché dover chiedere di votare.

4. Procedura completamente digitale per chi vuole utilizzarla.

5. Modulo cartaceo disponibile gratuitamente presso Consolati, Comites e altri punti di assistenza.

6. Assistenza diretta per gli anziani e per chi non possiede competenze digitali.

7. Possibilità di compilazione assistita senza costringere il cittadino a procurarsi stampante e scanner.

In questo modo la tecnologia diventerebbe uno strumento per semplificare, non un’altra barriera.

La domanda resta

Non è una polemica contro le Ambasciate.

Anzi, le Ambasciate e i Consolati stanno facendo quello che la legge impone loro di fare.

La domanda è rivolta a chi ha scritto e mantiene queste regole.

Perché un cittadino italiano regolarmente iscritto all’AIRE, che possiede tutti i requisiti per votare, deve chiedere allo Stato il permesso di essere inserito nell’elenco degli elettori?

Perché deve scaricare un modulo, quando lo Stato possiede già i suoi dati?

Perché deve stamparlo, quando non tutti hanno una stampante?

Perché deve conoscere internet e la posta elettronica per esercitare un diritto democratico?

E soprattutto: Perché rendere difficile votare proprio a quella parte degli italiani all’estero che avrebbe più bisogno di essere aiutata?

Sono domande alle quali sarebbe interessante che Ministero degli Esteri, CGIE e Parlamento dessero una risposta.

Perché invitare gli italiani all’estero a partecipare alle elezioni è importante. Ma rendere realmente possibile quella partecipazione lo è ancora di più.

E se l’obiettivo delle elezioni Comites 2026 è avere una rappresentanza veramente democratica e rappresentativa delle comunità italiane nel mondo, forse sarebbe arrivato il momento di chiedersi se l’ostacolo più grande non sia proprio il sistema attraverso il quale chiediamo ai cittadini di partecipare.