Cuba, le riforme basteranno? Esperti divisi sul piano economico del governo

u.s. restores diplomatic relations with cuba

Le 176 misure economiche annunciate dal governo cubano per affrontare la più grave crisi degli ultimi decenni continuano ad alimentare il dibattito. Se da una parte l’Esecutivo di Miguel Díaz-Canel parla di una svolta storica ispirata ai modelli di Cina e Vietnam, molti economisti invitano alla prudenza e ritengono che le riforme, da sole, difficilmente riusciranno a rilanciare l’economia dell’isola.

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Tra le novità figurano una maggiore apertura all’iniziativa privata, più spazio agli investimenti esteri, una riduzione del controllo statale su alcuni settori e il progressivo superamento di strumenti come i tetti amministrativi ai prezzi, giudicati dallo stesso governo poco efficaci nel contenere l’inflazione.

Secondo diversi analisti, però, il vero ostacolo resta la difficoltà di trasformare gli annunci in provvedimenti concreti. Negli ultimi anni il governo cubano ha presentato numerosi pacchetti di riforme, ma molte misure sono rimaste solo sulla carta. A questo si aggiungono la carenza di investimenti, l’emigrazione di personale qualificato e il clima di incertezza che continua a frenare gli operatori economici.

Resta inoltre aperto il nodo dei rapporti con gli Stati Uniti. Per molti osservatori, una ripresa economica stabile sarà difficile senza un miglioramento delle relazioni bilaterali e un allentamento delle sanzioni che pesano sull’economia cubana.

Per gli italiani che vivono o operano nei Caraibi, l’evoluzione della situazione cubana merita particolare attenzione. La stabilità economica dell’isola ha infatti riflessi sull’intera area caraibica, dai flussi migratori al turismo fino agli scambi commerciali.